Maat - Conoscere la storia per creare il futuro

| STORIA | FILOSOFIA | RELIGIONE | SCIENZA | ECONOMIA |
| SINCRONIA | TAVOLE GENEALOGICHE | CARTOGRAFIA STORICA |
| MAPPA DEL SITO | LIBRI | MULTIMEDIA | COLLEGAMENTI | COMUNICAZIONI | RICERCHE | PAGINA INIZIALE |
| ENGLISH VERSION |

 

 

1187: Gli Occidentali espulsi da Gerusalemme

 

 

Nel 1099 i Crociati avevano liberato i Luoghi Santi della vita e della morte di Cristo.

Nel 1187 un generale siriano, di origine curda, dominatore di Siria e di Egitto, attaccò con un imponente esercito il Regno di Gerusalemme.

Tra la fine di giugno e l'inizio di luglio si compì ad Hattin la disfatta dell'esercito cristiano.

Tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre la città di Gerusalemme venne riconquistata dai musulmani.

Tutti gli Occidentali furono espulsi.

Mentre la colonna di italiani, francesi, tedeschi, inglesi usciva dalla Porta di Giaffa, un'altra colonna si apprestava ad entrare: quella degli ebrei invitati dai musulmani a rientrare in al-Quds. Saladino venne acclamato dal popolo di Israele come il nuovo Ciro.

 

LocalitÓ: Palestina - Regno di Gerusalemme

Epoca: Luglio - Ottobre 1187 d.C.

 

Carte storiche vettoriali: Cliccare sopra la carta. La visualizzazione sarà effettuata con Acrobat Reader. Se non disponete di Acrobat potrete scaricarlo cliccando qui. La visualizzazione sarà effettuata in una nuova pagina. Potrete ingrandire l'area di vostro interesse e spostare la carta storica con gli strumenti appositi di Acrobat. Per ritornare alla presente pagina sarà sufficiente chiudere la pagina con la carta storica.


La battaglia di Hattin

Sabato 4 luglio 1187 ad Hattin, nei pressi del lago di Tiberiade, Saladino sultano di Egitto e di Siria, sconfisse Guido di Lusignano, re di Gerusalemme.

Non si trattò di una semplice sconfitta, ma della disfatta completa dell'esercito cristiano. Re Guido aveva impiegato nella battaglia tutte le risorse militari a sua disposizione. Chi non venne ucciso nella battaglia venne fatto prigioniero. Pochissimi furono coloro che riuscirono a portarsi in salvo.

Questo il ricordo della battaglia di Imad ad-Din (1125-1201), segretario di Saladino.

"Io passai accanto a loro, e trovai le membra dei caduti gettate ignude sul campo di battaglia, disperse in pezzi sul luogo dello scontro, dilacerate e disarticolate, coi capi spaccati, i colli troncati, i lombi spezzati, le cervici triturate, i piedi in pezzi, i nasi mutilati, le estremità strappate, le membra smembrate, le parti tagliuzzate, gli occhi cavati, i ventri sventrati, le chiome tinte di sangue, i precordi tagliati, le dita affettate, i toraci spaccati, le costole schiacciate, le articolazioni dislocate, i petti frantumati, le gole spezzate, i corpi tagliati a metà, le braccia maciullate, le labbra contratte, le fronti sfondate, i ciuffi invermigliati, i pettorali insanguinati, le costole trapassate, i cubiti slogati, le ossa rotte, i veli strappati, i volti spenti, i danni patenti, le epidermidi scorticate, i pezzetti decimati, i capelli sciolti, i dorsi sbucciati, il corpo disfatto, i denti spezzati, il sangue sparso, l'ultimo fiato di vita sopraffatto, le cervici cadenti, le giunture mollate, le pupille liquefatte, i colli pendenti, i fegati sbriciolati, le cosce recise, le teste fracassate, i petti scorticati, gli spiriti involati, i fantasimi frantumati: come pietre fra pietre, esempio per chi sa vedere".

Imad ad-Din, citato in Storici arabi delle crociate (a cura di F. Gabrieli), p. 134

A difendere le città, le piazzeforti e i porti della Terrasanta, da Tiro a Gaza, da Gerusalemme ad Aqaba, rimasero alcune decine di cavalieri e i circa 3000 fanti dell'avanguardia di Raimondo di Tripoli. Si concentrarono a Tiro dove, oltre al conte, arrivarono anche Baliano di Ibelin e Rinaldo di Sidone.

Saladino decise la sorte dei cristiani catturati:

- la schiavitù per i fanti; verranno venduti al miglior offerente sul mercato di Damasco; il prezzo degli schiavi crollò; si poteva comprare una persona per tre dinari ed una intera famiglia (padre, madre, tre figli e due figlie) per diciotto dinari; il dinaro, dal latino denarius, era una moneta d'oro da 4,25 gr., il peso del solido bizantino; il dirham, dal greco dracma, era una moneta d'argento da 2,92 gr.

- la prigionia per il re, i dignitari ed i cavalieri laici; potranno essere riscattati dietro il pagamento di un compenso adeguato all'importanza del prigioniero;

- la morte per Reginaldo di Châtillon, reo di aver osato avventurarsi nel Mar Rosso e di essere arrivato sulle coste della penisola arabica fino a circa 100 chilometri da Medina, città sacra per gli islamici; Reginaldo verrà colpito personalmente da Saladino e finito da una delle guardie;

- la morte per i cavalieri-monaci dell'Ordine del Tempio e dell'Ordine degli Ospitalieri; i più fanatici nella fede islamica si contenderanno la soddisfazione di poter uccidere di propria mano un cavaliere-monaco.

"Al mattino del lunedì diciassette rabì secondo, due giorni dopo la vittoria, il sultano fece cercare dei prigionieri Templari e Ospitalieri, e disse: 'Purificherò la terra di queste due razze impure' ... Egli ordinò fossero decapitati, preferendo ucciderli al farli schiavi ... Quante infermità curò col rendere infermo un Templare ... quante miscredenze uccise per dar vita all'Islam, e politeismi distrusse per edificare il monoteismo".

Imad ad-Din, citato in Storici arabi delle crociate (a cura di F. Gabrieli) p. 137

 

La strategia di Saladino

Dopo la vittoria di Hattin Saladino aveva due possibilità:

- dirigersi verso la costa per impedire l'arrivo di rinforzi ai cristiani; questa opzione sarebbe stata la più adeguata sul piano militare;

- dirigersi verso Gerusalemme per soddisfare le esigenze religiose islamiche; questa opzione era sicuramente attraente sul piano personale.

Saladino scelse una via di mezzo e i cristiani rimasero in Terrasanta per altri cento anni, anche se confinati nella zona costiera.

Resa di Tiberiade

Domenica 5 luglio Saladino si diresse verso Tiberiade. Eschiva, la moglie di Raimondo, conte di Tripoli, che fino ad allora aveva resistito nella cittadella, si arrese a condizione di aver salva la vita e di poter raggiungere il marito. Saladino, che aveva fretta di raggiungere la costa, accettò.

Resa di Acri

Martedì 7 luglio Saladino marciò su Acri. L'8 luglio il cittadino Pierre Brice offrì la resa a condizione che venissero garantiti la vita e i beni degli abitanti. Il 10 luglio Saladino entrò in Acri.

I mercanti cristiani fuggirono dalla città. I musulmani si impadronirono di tutti i magazzini pieni di ricche mercanzie. Della spartizione del bottino si occupò al-Afdal, il figlio di Saladino. La grande fabbrica di zucchero fu saccheggiata da Taki ed-Din.

Gli emiri conquistano le città

Saladino inviò i suoi emiri a conquistare le diverse città del Regno di Gerusalemme. Muzaffer al-Din Keukburi prese Nazareth, Saffuriya, La Fève, Daburya, Tabor e Zar'in. Husam al-Din Muhammad prese Sebastiya e Nablus. Badr al-din Dildirim prese Haifa, Arsuf e Cesarea.

Conquista di Giaffa

Un esercito egiziano, alla cui guida era al-Adil, fratello di Saladino, venne inviato a risalire la costa da sud. Venne posto l'assedio a Giaffa, che cadde dopo una eroica difesa. Tutti gli abitanti, uomini, donne e bambini, furono ridotti in schiavitù e venduti sul mercato di Aleppo.

Tiro resiste

Il 14 luglio a Tiro era arrivato dall'Europa il marchese Corrado di Monferrato con alcuni rinforzi. Corrado era fratello di Guglielmo dalla "lunga spada", primo marito di Sibilla, sorella del defunto re Baldovino IV.

Corrado, non sapendo nulla di Hattin, aveva tentato di sbarcare ad Acri, già in mano ai musulmani. Era riuscito a riprendere il mare con le sue navi e si era diretto verso il porto di Tiro. L'arrivo dei crociati diede nuovo impulso alla difesa della città.

Il 17 luglio Saladino salpò da Acri diretto a Tibnin, assediata dal nipote Taqi al-Din. Saladino conquistò la città e poi si diresse verso Tiro, difesa da Rinaldo di Sidone e da Corrado.

Saladino portò davanti alle mura di Tiro Guglielmo di Monferrato, padre di Corrado, e minacciò di farne uno scudo umano se la città non si fosse arresa.

Corrado rispose che il padre aveva già vissuto abbastanza e che sicuramente non avrebbe approvato la resa. Poi scese dalle mura. Il colloquio con Saladino era terminato.

Resa di Sidone e Beirut

Dopo questi eventi Saladino rinunciò all'assedio di Tiro e si diresse su Sidone che il 29 luglio si arrese senza tentare alcuna resistenza. Beirut si arrese, dopo breve resistenza, il 6 agosto.

Conquista di Ascalona

Il 23 agosto Saladino si presentò davanti ad Ascalona, accompagnato da due illustri prigionieri: il re Guido di Lusignano e Gerardo di Ridefort, Gran Maestro dei Templari. I due invitarono la città alla resa, in cambio della loro libertà. I cittadini risposero con bordate di insulti.

Il 4 settembre la disperata difesa cessò. Ai cittadini venne concessa salva la vita. Il 5 settembre furono deportati ad Alessandria in attesa del loro rimpatrio in territorio cristiano.

Resa di Gaza

Davanti a Gaza si ripeté la triste scena della richiesta di Gerardo di Ridefort di consegnare la città senza combattere. La guarnigione era costituita da cavalieri Templari che non potevano che obbedire al loro Gran Maestro. Un emiro di Saladino entrò in città.

Baliano d'Ibelin

Dopo aver conquistato in due mesi quasi tutta la costa, con la notevole eccezione di Tiro, Saladino decise di rivolgersi verso Gerusalemme.

In città era arrivato, da Tiro, Baliano di Ibelin, che aveva avuto il comando della retroguardia ad Hattin. Baliano aveva avuto da Saladino il permesso di portare via da Gerusalemme la propria moglie Maria Comnena, della famiglia imperiale bizantina dei Comneni, vedova del re Amalrico.

I cittadini lo pregarono di organizzare la difesa di Gerusalemme. Saladino consentì alla richiesta di Baliano di rimanere e fornì un salvacondotto per Maria Comnena e per i suoi figli.

I giovani cavalieri

A Gerusalemme non erano rimasti che due cavalieri sfuggiti alla strage di Hattin. Baliano concesse il titolo a tutti i ragazzi nobili al di sopra di 15 anni e promosse anche 40 borghesi al rango di cavaliere. Ovviamente avere il titolo non equivaleva ad avere anni di addestramento ed esperienza. Con questi soldati non si poteva difendere la città.

I nemici interni

Baliano, non solo non aveva truppe adeguate alla difesa, ma aveva anche nemici interni. Infatti i cristiani ortodossi di origine greca, chiamati Melchiti, non tolleravano la loro dipendenza dalla chiesa di Roma e avrebbero visto con soddisfazione l'arrivo di Saladino, che avrebbe consentito loro di tornare a dipendere da Costantinopoli. Nello stesso stato d'animo erano i cristiani armeni e siriani. Baliano non poteva aspettarsi nessun aiuto da parte di questi gruppi di cristiani ostili a Roma e all'Occidente.

I difensori

All'epoca Gerusalemme aveva circa 60.000 abitanti compresi donne e bambini. Forse 20.000 avrebbero potuto combattere, ma solo 6.000 potevano essere considerati combattenti effettivi.

Baliano si ritrovò con pochi cavalieri inesperti e con qualche migliaio di soldati.

In vista dell'assedio vennero accumulati viveri dalla regione circostante.

L'oro e l'argento delle volte delle chiese di Gerusalemme venne fuso per battere moneta da destinare alle truppe, che erano prevalentemente indigene.

L'assedio di Gerusalemme

A metà settembre arrivarono le avanguardie dei musulmani. Il 20 arrivò Saladino e si accampò tra la Torre di Tancredi e la Torre di David.

L'assalto venne portato contro le mura occidentali. Per cinque giorni gli islamici non riuscirono a far valere il loro numero preponderante. I difensori avevano anche effettuato una vittoriosa sortita contro una colonna musulmana sulla strada tra Ramla e Gerusalemme.

I cristiani non latini

Saladino fece pervenire proposte ai cristiani ortodossi, siriani e giacobiti. Dichiarò apertamente che la sua guerra santa era rivolta solo contro i latini. Perchè loro dovevano continuare a combattere per la chiesa latina?

Saladino cambia tattica

Dopo una settimana di inutili assalti Saladino cambiò tattica. Spostò l'esercito di fronte alle mura settentrionali, dalla posterla di San Lazzaro, adiacente al lebbrosario, alla porta di Santo Stefano e alla posterla di Santa Maria Maddalena, fino alla porta di Giosafat.

Saladino aveva capito che doveva attaccare esattamente dove erano passati i Crociati nel 1099, ossia tra la posterla di Santa Maddalena e il barbacane. Il posto era segnalato da una imponente croce a ricordo dell'avvenimento.

Il bombardamento

Il 26 settembre i musulmani occuparono il Monte degli Olivi. Quaranta mangani cominciarono a rovesciare pietre e fuoco greco sulla città.

La breccia

Genieri e sterratori di Aleppo e Khorasan si misero all'opera per scavare cunicoli sotto le mura portanti. Per impedire una sortita cristiana che bloccasse il lavoro dei genieri Saladino aveva schierato 10.000 cavalieri di fronte alla porta di Santo Stefano.

Venne scavata una galleria di una trentina di metri sotto il barbacane. La galleria era sostenuta da pali. Quando venne dato fuoco ai pali l'angolo nord-orientale delle mura crollò insieme con la grande croce commemorativa.

La trattativa

La breccia era difficilmente difendibile. Se i musulmani fossero entrati combattendo in città ci sarebbe stato un massacro. Baliano decise di trattare la resa. Si recò da Saladino accampato nella valle del torrente Cedron.

Saladino rifiutò per due volte di riceverlo. La terza volta comunicò che avrebbe preso la città con la forza e avrebbe fatto un massacro.

Mentre procedeva la discussione, sulle mura nord-orientali comparve la bandiera musulmana. Saladino disse sprezzante "Perché mi offri una città che è già nelle mie mani?". Ma in quel momento i cristiani contrattaccarono e lo stendardo di Saladino venne precipitato dalle mura. Le trattative vennero interrotte e rinviate al giorno seguente.

Nel campo di Saladino

La posizione di Saladino era rigida. Aveva giurato di mettere a ferro e fuoco la città.

Ma i suoi emiri non la pensavano allo stesso modo. L'esercito di Saladino aveva costi elevatissimi. Ad Acri Saladino aveva distribuito le ricchezze della città ad amici e sostenitori. Gli emiri non avevano potuto beneficiare del bottino. La cosa non doveva ripetersi.

Se Gerusalemme fosse stata conquistata con la forza, si sarebbe combattuto nelle strade e nelle case, distruggendo beni di grande valore. Il saccheggio dei soldati avrebbe comportato gravi perdite economiche.

Nella città cristiana

A Gerusalemme, nella notte, si moltiplicarono le scene di devozione religiosa. Vennero fatte processioni lungo le mura portando le sacre reliquie. Si vedevano a poca distanza gli innumerevoli fuochi dei bivacchi dei musulmani.

Ripresa della trattativa

Al mattino Saladino accolse immediatamente Baliano. Il difensore di Gerusalemme disse che se non si fosse giunti ad una resa onorevole avrebbe ordinato di combattere fino alla morte e di distruggere la città prima che i musulmani potessero entrarvi.

Lo storico arabo Ibn al-Athir (1160-1233), testimone oculare delle imprese di Saladino, riporta il discorso di Baliano:

"Sappi, o Sultano, che noi siamo in questa città in gran numero, che Dio solo conosce: tutti sono ora tiepidi a combattere per la speranza di aver salva la vita, credendo di ottenerla da te così come ad altri l'hai concessa: e ciò per ripugnanza alla morte e amore della vita. Ma se vedremo inevitabile la morte, in nome di Dio, noi uccideremo i nostri figli e le nostre donne, e bruceremo le nostre ricchezze, di cui non vi lasceremo far bottino d'un solo dinaro né d'una dracma, né catturare e far schiavo un uomo né una donna sola. Poi ridurremo in rovina il Santuario della Roccia e la Moschea al-Aqsa e gli altri luoghi sacri, ammazzeremo i prigionieri musulmani che abbiamo, e sono cinquemila, non lasceremo una cavalcatura e un animale presso di noi senza ucciderlo, e poi usciremo tutti contro di voi a combattervi, come chi si batte per la vita, quando l'uomo prima di cadere ucciso uccide i suoi simili; e morremo con onore, o nobilmente vinceremo!".

Ibn al-Athir, Kamil at-tawarikh, vol I, p. 700 e ss.

Saladino comprese e iniziò a trattare con Baliano.

L'accordo

Dopo lunghe trattative, venne raggiunto il seguente accordo:

- i cristiani non sarebbero stati ammazzati;

- la città doveva essere abbandonata dai cristiani;

- i cristiani sarebbero stati dichiarati schiavi, ma avrebbero potuto riscattarsi al prezzo di dieci dinari per gli uomini, cinque per le donne e due per i bambini; da notare che una ventina di dinari a famiglia era il reddito di uno o due anni;

- per 7.000 nullatenenti venne fatto uno sconto e il prezzo venne fissato a 30.000 dinari;

- i termini di pagamento vennero fissati a quaranta giorni;

- chi pagava poteva uscire dalla città e ottenava un salvacondotto;

- chi si fosse trovato in città oltre i 40 giorni stabiliti sarebbe stato ridotto in stato di schiavitù;

- i cristiani potevano portare via i beni mobili, anche se venivano incoraggiati a venderli ai musulmani (a quale prezzo si può immaginare) per ottenere i soldi per il riscatto.

Ovviamente i cristiani greco-ortodossi e i siriani giacobiti potevano rimanere e acquistare i beni dei latini. A loro verrà imposta la tassa che i musulmani imponevano di pagare ai non-musulmani.

In seguito Saladino avrebbe fatto venire a Gerusalemme anche gli ebrei, che avrebbero finito per acquistare gli ultimi beni dei latini e le loro imprese commerciali.

Esazione del riscatto

Molti furono gli interessi privati a danno dello stato musulmano. Scrive Ibn al-Athir:

"Saladino stabilì ad ogni porta della città un emiro fiduciario per riscuotere dalla popolazione la somma di riscatto loro fissata; ma costoro fraudolentemente adempirono all'incarico di fiducia loro affidato e si divisero tra loro il denaro che andò disperso, mentre se fosse stato fedelmente rimesso avrebbe riempito le casse dello stato e ne avrebbero tutti beneficiato.

... Un certo numero di emiri sostenne che alcuni sudditi dei loro feudi risiedevano in Gerusalemme, e loro li mettevano in libertà riscuotendone essi la tassa. Altri emiri vestivano i Franchi in abito di soldati musulmani, li facevano uscire dalla città, e ne riscuotevano loro una tassa da essi stabilita. Altri chiesero in dono a Saladino un certo numero di Franchi, ed egli li donò loro, ed essi ne riscossero la tassa. Insomma alle casse del sultano non pervenne che una piccola somma".

Ibn al-Athir, XI, 361-366, citato in Storici arabi delle Crociate (a cura di F. Gabrieli), p. 141

Il fatto è confermato da Imad ad-Din:

"A ogni porta fu deputato un emiro e un gran capo che doveva fare la conta degli uscenti e degli entranti. Chi di loro pagò uscì e chi non soddisfece il suo debito se ne stette senza scampo in prigione. E se quel denaro fosse stato serbato come si doveva, il pubblico tesoro ne avrebbe avuta amplissima parte. Senonché vi fu piena negligenza e generale imbroglio. E chiunque rifilò una mancia filò via, e i fiduciari deflessero dalla retta via grazie alle mance. Ci fu chi fu calato dalle mura con le corde, e chi fu portato via nascosto tra i bagagli, chi fu travestito e uscì in abito di soldato, e chi fruì di una autorevole intercessione a cui non si può dire di no.

... Il sultano aveva organizzato un certo numero di uffici, ognuno con un certo numero di luogotenenti egiziani e siriani. Chi prendeva una ricevuta del compiuto pagamento da uno di questi uffici se ne andava libero con i rilasciati, esibendo la sua ricevuta ai fiduciari e addetti che erano alle porte. E persona delle cui asserzioni non dubito mi disse di essersi trovata in uno di questi uffici e d'avervi osservato come andavano le cose. Spesso scrivevano una ricevuta a gente il cui denaro era andato in tasca loro, restando oscuro quel loro imbroglio.

... Con tutto ciò il Tesoro incassò quasi centomila dinari".

Imad ad-Din, citato in Storici arabi delle crociate (a cura di F. Gabrieli), p. 157

 

La partenza

Baliano pagò i 30.000 dinari per 7.000 poveri con i soldi che Enrico II d'Inghilterra aveva affidato all'Ordine degli Ospitalieri e all'Ordine dei Templari.

Rimasero 15.000 poveri, uomini donne e bambini, non in grado di pagare.

Il patriarca Eraclio pagò per il clero cristiano, organizzò un convoglio con tutto l'oro e l'argento delle chiese e uscì dalla città dimenticandosi degli infelici che sarebbero stati condannati alla schiavitù.

La partenza avvenne con tre colonne: una guidata dai Templari, una guidata dagli Ospitalieri ed una da Baliano.

Contingenti di musulmani scortarono le tre colonne per impedire gli attacchi dei beduini.

Una volta che i cristiani erano stati spogliati dei loro beni e non essendo possibile in base all'accordo con Baliano ridurli in schiavitù, i poveretti erano divenuti, per i musulmani, solo scomodi prigionieri di cui occorreva disfarsi velocemente obbligando altri cristiani ad accettarli nelle loro città o riuscendo a farli imbarcare su delle navi cristiane dirette in Occidente.

In viaggio

Coloro che si diressero a nord non ebbero particolare fortuna. Tiro accettò solo coloro che erano in grado di combattere. Un cavaliere rinnegato, Raimondo di Niphim, attaccò i disgraziati e li depredò delle poche cose che erano loro rimaste. Solo chi riuscì a raggiungere Antiochia poté trovare buona accoglienza.

Coloro che si diressero a sud poterono essere trasportati in Europa da navi italiane. Tuttavia i capitani furono costretti dalle autorità egiziane ad accettare i passeggeri senza alcun compenso.

La celebrazione della vittoria

Saladino entrò in Gerusalemme venerdì 2 ottobre, corrispondente al 27 ragiab dell'Anno dell'Egira. Era la festa del viaggio notturno di Maometto a Gerusalemme.

Saladino sfruttò al massimo la conquista di Gerusalemme. Il suo segretario Imad ad-Din scrisse 70 lettere a tutti i sovrani musulmani per comunicare la riconquista della città.

Il 9 ottobre venne tenuta una solenne celebrazione.

Le congratulazioni dei bizantini

L'imperatore bizantino Isacco II Angelo mandò le suo congratulazioni a Saladino per aver liberato Gerusalemme dai latini. Nel 1190 Isacco cercherà inutilmente di fermare l'esercito di Federico Barbarossa che andava alla terza crociata.

La reazione del califfo di Baghdad

Invece di avere elogi per la sua impresa Saladino ricevette una missiva particolarmente dura dal califfo abbaside di Baghdad.

Saladino venne accusato di:

- aver usurpato il titolo di al-Nasir, di cui solo il califfo poteva fregiarsi;

- avere incoraggiato le tribù turcomanne e curde dell'Iraq a mettere in discussione la loro fedeltà al califfo.

Il califfo concludeva:

"Per quanto riguarda le tue manifestazioni di giubilo per la conquista di Gerusalemme non è stata forse opera delle truppe del califfo che agivano sotto le sue bandiere?".


Riferimenti:

Armstrong K.

Gerusalemme

Mondadori

Bordonove G.

La vita quotidiana dei templari nel XII secolo

Rizzoli

Bordonove G.

Le crociate e il regno di Gerusalemme

Rusconi

Demurger A.

Vita e morte dell'ordine dei Templari

Garzanti

Gabrieli F. (a cura di)

Storici arabi delle Crociate

Einaudi

Gatto L.

Le crociate

Newton

Imad ad-Din, al-Asfahani

Conquête de la Syrie e de la Palestine par Saladin

Inscriptions et Belles Lettres

Maalouf A.

Le crociate viste dagli arabi

SEI

Norwich J. J.

Bisanzio

Mondadori

Ostrogorsky G.

Storia dell'Impero Bizantino

Einaudi

Partner P.

I templari

Einaudi

Read P. P.

La vera storia dei Templari

Newton

Regan G.

Il Saladino

ECIG

Runciman S.

Storia delle crociate

Einaudi

Tyerman C.

L'invenzione delle crociate

Einaudi

 

 
PRIMA PAGINA STORIA   INIZIO PAGINA

 


MAAT FORUM
Per esprimere la vostra opinione cliccare su


MAAT
CONOSCERE LA STORIA PER CREARE IL FUTURO