Un colpo di mano

 

Il governo deve fare cassa e i tentennamenti vengono messi da parte.

Di punto in bianco hanno detto basta alla farsa “democratica” della XI commissione del senato dove si stava cercando da tempo una soluzione che riducesse i benefici pensionistici per l’amianto e la spesa statale corrispondente, ma che non scatenasse però reazioni furiose tra gli operai avvelenati.

Ci avevano tentato i governi di centro sinistra, ci stava tentando il governo di centro destra. Tutti contro gli operai.

La crisi dei conti pubblici e le pressioni degli industriali hanno forzato la mano all’attuale governo.

La banda Berlusconi e gli uomini “d’ordine” che l’affiancano, con Tremonti in testa, alla fine si sono decisi ed hanno sferrato il colpo.

Così, con un semplice articolo del decreto legge anticipatore della prossima finanziaria, l’art. 47 (morto che parla), si stabilisce:

n  che a decorrere dal primo ottobre 2003 il coefficiente di rivalutazione dei benefici previdenziali dell’art. 13, comma 8 della legge 257, è ridotto da 1,5 a 1,25, cioè è dimezzato. In pratica da 6 mesi si passa a 3 mesi per anno di esposizione;

n  che il “predetto coefficiente si applica ai soli fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime”. Quindi, gli esposti riconosciuti non andranno più in pensione prima, ma, una volta raggiunte le condizioni normali per accedere alla pensione, si vedranno aggiunti, dal solo punto di vista retributivo, gli anni in più spettanti per l’amianto. L’unica cosa che verrà loro concessa sarà un aumento dei soldi della pensione, per altro, solo raramente corrispondente ad un quarto degli anni di esposizione riconosciuti. In pratica, i pensionamenti anticipati sono aboliti e al posto loro si vogliono dare solo 4 soldi!

n  i “benefici” così stabiliti sono “concessi esclusivamente ai lavoratori iscritti all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, gestita dall'Inail”. Vengono così esclusi tutti quei lavoratori, che pur essendo stati esposti all’amianto, risultano non iscritti perché i loro padroni hanno eluso l’obbligo. Vengono anche esclusi i dipendenti pubblici, come i ferrovieri e i lavoratori marittimi.

n  Inoltre l’esposizione deve essere stata “per un periodo non inferiore a dieci anni”, “in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno”. Cosa che non è mai possibile dimostrare da parte del lavoratore dopo gli anni trascorsi. Gli esposti restano così in balia dell’Inail, a cui, per decreto viene affidato il compito di accertare sussistenza e la durata dell'esposizione;

n  il termine ultimo per ottenere il riconoscimento dei benefici da parte dei lavoratori, “compresi quelli a cui è stata rilasciata certificazione Inail prima del primo ottobre 2003”, scade dopo 180 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale attuativo della presente “riforma”. Dopo questa data, tutti quegli operai che scopriranno di essere stati esposti a loro insaputa all’amianto resteranno tagliati fuori;

n  i lavoratori già in possesso di certificazione Inail, in virtù degli atti di indirizzo ministeriali, incappano completamente in questi assurdi parametri di esposizione, in quanto nel decreto si parla di “concessione” dei benefici e si ribadisce che anche a questi lavoratori è dato l’obbligo di presentare la domanda all’Inail. Potrebbe così tranquillamente accadere che l’Inail competente, sulla base delle nuove normative, decida di negare la sussistenza dell’esposizione.

Questo è quanto.

Se come operai esposti non daremo una dura e massiccia risposta, sull’amianto siamo definitivamente fregati.

Non è possibile affidarsi solo all’iniziativa dei sindacati, che finora hanno sempre sostenuto la necessità di una “riforma” in senso restrittivo della vecchia e già miserabile 257.

Non si può credere che il governo muti nella sostanza le sue decisioni per qualche breve e sporadico blocco stradale o per una rituale manifestazione a Roma.

E’ necessaria la ripresa dell’iniziativa autonoma degli operai esposti. Bisogna puntare a collegarsi direttamente e a coordinare le lotte. Come primo passo, lanciamo così l’appello per portare a Roma la nostra protesta. Andiamoci in massa e facciamo vedere come la pensiamo.