di Alessandro
Fiorillo
Numerose sono le
persone che nel corso degli anni, soprattutto sul finire dell’Ottocento e fino
a tutta la prima metà del Novecento, hanno abbandonato la terra marsicana,
nella legittima ricerca di condizioni di vita migliori, coltivando il sogno di
raggiungere altrove quella prosperità che qui il destino sembrava negargli.
Sappiamo dai racconti degli stessi emigranti, che queste persone, nella maggior
parte dei casi, hanno sempre sentito l’esigenza di voltarsi indietro, almeno
idealmente, per tornare a percorrere i sentieri e i vicoli dei paesi dai quali
partirono, e dove lasciarono gli affetti. Come si possono, infatti, recidere
quelle radici che legano visceralmente una persona alla propria terra. Un
patrimonio di usi, costumi, comportamenti, attitudini che sono il riflesso della
stratificazione interiore di secoli di vita, di legame intenso, nel bene o nel
male, con la terra natia. Queste persone hanno portato altrove, spesso
lontanissimo, il contributo e la sostanza del proprio patrimonio esistenziale,
il patrimonio interiore di un popolo. La maggior parte di loro sono vissute
coltivando sempre, nel proprio intimo, il sogno di tornare un giorno a calcare
la propria terra, per rivedere i cari e le persone che si lasciarono tanto
tempo prima. E sono tantissimi gli emigranti che hanno percorso la propria
parabola esistenziale senza riuscire ad esaudire questi loro reconditi desideri
interiori. Eppure qualcosa, un sottilissimo filo lega ancora i discendenti dei
nostri emigranti con le terre dalle quali i loro antenati partirono.
Lo
spunto per questo articolo nasce da una e-mail e da un messaggio lasciato sul
guestbook (il libro degli ospiti) del sito internet del paese di Cappadocia
(1), spazio web che ho creato e gestisco. Un avvocato brasiliano, sig. Domingos
Lollobrigida jr, ricercando le proprie origini italiane, è giunto fin sul sito
di Cappadocia, e mi ha raccontato le affascinanti vicende relative
all’emigrazione, nel 1891, della sua bis-nonna, Giovanna Ciccarelli. Giovanna
era nata a Cappadocia, all’incirca attorno al 1869, figlia di un mulattiere,
Cirillo Ciccarelli, marito di Benedetta Ciccarelli.
Conobbe e si innamorò
di Luigi Lollobrigida, un ragazzo di Subiaco, si sposarono e si trasferirono a
Roma, dove nacquero i loro primi due figli, Giulia e Adele, ma poi decisero di
partire per il Brasile, nella speranza di trovare lì delle condizioni di vita
migliori. Cirillo, Benedetta ed altri familiari tentarono in tutti i modi di
convincere Giovanna a desistere dall’intento di partire per un posto tanto
lontano, ma il suo amore per Luigi fu più forte di tutto, ed insieme, con le
due figlie, partirono da Genova nell’anno 1891, imbarcandosi su una nave
chiamata “Sirio”, nota come la nave della speranza, la nave degli emigranti. Il
20 settembre 1891 giunsero nel porto di Rio de Janeiro. Giovanna Ciccarelli
aveva 22 anni, Luigi Lollobrigida 28, le figlie Adele 2 anni e mezzo, Giulia 8
mesi. Dopo alcuni giorni partirono per la città di San Paolo, e qui furono
colpiti da un triste lutto, in quanto morì la piccola Giulia, a causa di una
malattia contratta sulla nave. Ma presto un evento felice giunse a rasserenare
gli animi di Giovanna e Luigi, in quanto a San Paolo nacque il primo dei loro
figli “brasiliani”, che in omaggio alla città fu chiamato Paulo. Sempre a San
Paolo nacque poi Caetana Lollobrigida, e nella regione brasiliana di Minas
Geiras (2), dove la famiglia si spostò, nacquero ancora Francisca Lollobrigida,
Vicente Ciccarelli Lollobrigida, José Lollobrigida, Joao Lollobrigida, Cecilia
Lollobrigida, un altro José Ciccarelli Lollobrigida, e nel paese di Cruzìlia,
sempre a Minas Geiras, l’ultimo figlio della coppia, Cirillo Ciccarelli
Lollobrigida. Furono in tutto 11 figli, 2 morirono ancora bambini (Giulia e il
primo José). In Brasile Giovanna, oltre ad allevare i figli, lavorò come
commerciante e come levatrice, e furono molti i brasiliani che videro la luce
grazie alle sue “mani”. Giovanna era conosciuta anche come Joanna Ciccarelli, o
Dona Joanna Parteira (donna Giovanna Levatrice). Giovanna desiderò sempre, in
cuor suo, di tornare un giorno a rivedere la sua terra e i suoi cari, di cui
sentì sempre la mancanza, ma non vi riuscì. Morì infatti il 28 aprile del 1945
a 76 anni., nel paese di Conceicao do Rio Verde, provincia di Minas Geiras.
Oggi in Brasile ci sono circa 700 discendenti di Giovanna Ciccarelli. Questo
affascinante racconto che ci consente di recuperare un “pezzo” di memoria
storica relativo alle vicende di una figlia della nostra terra che partì nel
lontano 1891 alla volta del Brasile, lo dobbiamo alla memoria lucida del nonno
di Domingos Lollobrigida, l’unico figlio di Giovanna ancora in vita, un anziano
di 94 anni il cui nome è José Ciccarelli Lollobrigida.
La storia è bella e
commovente, l’ho riletta più volte fin quando mi è tornata alla mente una cosa
curiosa: mi sono infatti ricordato di un vecchio cd musicale che acquistai anni
fa a un mercatino, dove vi sono contenute le canzoni popolari di fine 800 inizi
900, le canzoni delle emigrazioni, del lavoro, delle lotte sociali. Una è
intitolata “Il Sirio”, il nome della nave che da Genova partiva per le Americhe
(la stessa con la quale Giovanna e Luigi raggiunsero il Brasile). L’ho
ascoltata, una bellissima melodia e belle parole, che parlano della speranza e
dei sogni di coloro che partivano sulla “Sirio”, immaginando una vita migliore
al di là dell’oceano. Ma il Sirio compì il suo ultimo viaggio il 4 agosto 1906,
quando affondò al largo delle coste spagnole. Vi perirono molti emigranti
italiani. Queste le parole della canzone:
E da Genova, il Sirio partivano
per l'America varcare, varcare i confin
e da bordo cantar si sentivano
tutti allegri del suo, del suo destin
E fra loro (lerì) un vescovo c'era (lerà)
dando a tutti (lerì) la sua benedizion
di tanta gente la mise, la misera fin.
Padri e madri bracciava i suoi figli
che sparivano tra le onde, le onde del mar
E fra loro (lerì) un vescovo c'era (lerà)
dando a tutti (lerì) la sua benedizion
E fra loro un vescovo c'era
dando a tutti la sua be..., la sua benedizion
Con il computer ho ricavato una versione in
formato mp3 di questa canzone, e l’ho inviata a Domingos, con la posta
elettronica. Mi ha risposto il giorno dopo, e mi ha raccontato della sua
commozione nel riascoltare una canzone che parlava della stessa nave dove partì
la bis-nonna Giovanna, spedita da una persona legata al lontano paese di
Cappadocia, lo stesso paese che Giovanna lasciò a 22 anni e non rivide più.
Oggi a Cappadocia ci sono ancora i discendenti di Giovanna Ciccarelli, e
ricordano, dai racconti dei genitori, la storia di Giovanna. Ora stiamo
cercando di metterli in contatto con Domingos, il “cugino” brasiliano. Potenza
di Internet, un lontano discendente della nostra terra è riuscito a ritrovare
le proprie origini, riallacciando un legame con i lontani parenti italiani.
Chissà che non sia soltanto il primo di una lunga serie di nuovi “contatti” con
i discendenti abruzzesi che numerosi sono sparsi per il mondo. E grazie ai
ricordi di José Ciccarelli Lollobrigida, un “pezzo” di memoria storica può
dirsi recuperata, strappata all’oblio.
NOTE:
(1): L’idea di costruire un
sito web dedicato al paese di Cappadocia mi soggiunse qualche anno fa,
considerando il fatto che oggi possiamo disporre di uno strumento utile e
potente quale quello rappresentato dalla “rete”, da internet. Questo spazio
virtuale l’ho immaginato come un contenitore all’interno del quale raccogliere
tutte quelle notizie e tutti quegli elementi necessari e utili alla conservazione
e promozione del patrimonio storico, tradizionale e culturale delle genti di
Cappadocia. Uno spazio che tentasse, in qualche maniera, di porre un argine al
progressivo avanzare di quelle istanze, legate ai processi di globalizzazione,
tesi a far scomparire quelle peculiarità che sono proprie di un luogo, che
rappresentano il patrimonio culturale di un popolo. Pertanto, dopo un adeguata
raccolta e rielaborazione di tutto il materiale utile allo scopo, in data 4
settembre 2002 il sito internet di Cappadocia è ufficialmente nato. Suo scopo,
oltre quelli già elencati, è anche quello di porsi come uno spazio a
disposizione di coloro che, nel mondo, usufruendo di uno strumento a tale
scopo indispensabile quale appunto internet (la “Net” nelle parole di Domingos)
sono alla ricerca delle proprie origini, in quanto discendenti di quegli
abruzzesi e cappadociani che a più riprese emigrarono dai loro paesi. Altro
scopo è quello di mettere a disposizione di appassionati e studiosi tutto quel
materiale, storico e fotografico, attraverso il quale trovare spunti per altri
studi e approfondimenti. Oltre ai miei sforzi e al mio lavoro il sito si avvale
della collaborazione di altre persone, che col tempo sono riuscito a
coinvolgere nel progetto. Ritengo doveroso citarne alcune: i sigg. Mario
Cosciotti e Loreto Romani, che con passione ed entusiasmo si occupano della
parte del sito relativa alla raccolta delle parole e delle espressioni del
dialetto locale, il sig. Bruno Tocci, cui devo la maggior parte del materiale fotografico
d’epoca pubblicato sul sito, il sig. Mario Ferrazza, appassionato conoscitore
della storia locale che mi ha fornito diverso materiale storico, e il sig.
Gerardo Rosci, il cui contributo, in vario modo prestato, si è rivelato sempre
molto prezioso. Il sito è raggiungibile dalla url: www.cappadociaweb.it . Con lo
stesso spirito ho realizzato anche il sito del quartiere romano nel quale
risiedo, il Prenestino-Labicano (la url del sito è: www.prenestino.135.it ) , l’ “approdo”
naturale per gli abruzzesi che a più
riprese emigrarono a Roma, e che oggi rappresentano la maggioranza dei
residenti di questa porzione di territorio romano. Questo mio secondo lavoro mi
è valso l’assegnazione del Premio “Periferia” 2003 – sezione: Impegno per la
Cultura, assegnatomi dall’Associazione Culturale “Viavai” per il rilancio della
periferia est, dalla rivista “EcoRoma”, e dal giornale “La tua Città”.
(2): Stato sud-orientale della Repubblica Federale del
Brasile, è considerato il principale centro di arte coloniale brasiliana
Articolo pubblicato dalla rivista
trimestrale Aequa