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REGOLAMENTO - Ma che succederebbe in caso di arrivo a pari punti al primo posto? La domanda è lecita considerando il 2-1 per il ......... dell’andata e l’1-0 .................di ieri. Il regolamento prevede - per l’assegnazione dei titoli sportivi, scudetto compreso - i seguenti criteri: punti scontri diretti (............. e ............. 3 a testa); differenza reti scontri diretti (2-2, quindi nuova parità, non valgono le reti in trasferta); differenza reti generale (in questo momento il ............ vanta un +33, la ................ +31)

SUPERLEGA RIMANDATA, DAL 2018 NASCE LA CHAMPIONS 2.0 CHE SCONTENTA TUTTI

9,2

Appuntamento rimandato per la Superlega. In attesa di varare la Nba o la Nfl del pallone, le grandi d’Europa rinviano a denti stretti la nascita del campionato europeo di club sul modello americano, e sanciscono la “tregua armata” con l’Uefa. Via libera, intanto, alla nuova Champions League. Venerdì, a Nyon, sono stati comunicati i dettagli del nuovo format della Champions, che verrà posto in vigore dall’edizione del 2018-2019.

La Champions League 2.0, come qualcuno già l’ha ribattezzata, sarà formata da 8 gruppi da 4 squadre (32), con 26 squadre direttamente ai gruppi (quattro a testa Inghilterra, Spagna, Germania e Italia; due a testa Francia e Russia; una per Portogallo, Ucraina, Belgio e Turchia più le vincitrici di Europa League e Champions) alle quali aggiungere quattro squadre dai playoff per campioni e due dai playoff per “non” campioni. Poi i premi, 2.4 miliardi di euro che verranno così suddivisi: 15% market pool; 30% partecipazione; 25% risultati stagionali; 25% ranking storico.

In buona sostanza, l’Italia avrà quattro posti, ma il fattore determinante sarà sempre e comunque il ranking: dovesse scendere al quinto posto, i posti per il nostro Paese si dimezzerebbero e tornerebbero ad essere 3. Ecco perché la nuova Champions League non nasce sotto i migliori auspici ed anzi rimangono forti le perplessità di federazioni di primo piano come la Liga spagnola e la Premier League inglese, secondo le quali la nuova formula non garantisce la svolta auspicata. L’Inghilterra voleva e vorrebbe una formula in grado di portare nella competizione Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, senza dimenticare il Liverpool, mentre il rischio è quello di tornare ad avere due o tre di questi top club fuori dai giochi a vantaggio del Leicester di turno che evidentemente non ha lo stesso appeal mediatico né tanto-meno simile spessore “politico”. Analogo malumore è stato palesato dalla Spagna, dove Real Madrid e Barcellona spingono per la Superlega ritenendo che le potenzialità economiche e i fatturati realizzabili siano nettamente superiori alla Champions League attuale o anche a quella rivisitata.

Nonostante, in definitiva, non si sia ancora concretizzato il piano per la Superlega le liste d’accesso per le piccole si faranno sempre più restrittive ed è questo il segnale forte che la Uefa ha voluto dare alle grandi del calcio europeo per convincerle ad archiviare, o per meglio dire a rimandare, il progetto di un mega-torneo a compartimento chiuso. Ma Inghilterra e Spagna restano in trincea e la sensazione è che anche Germania e Italia nei prossimi mesi torneranno a ripensare gli scenari. La Superlega per adesso va nel congelatore, ma saranno i numeri e gli incassi che saprà determinare la nuova formula a dire quanta vita avrà la Champions League 2.0. In caso di flop, dal 2020 i giochi potrebbero riaprirsi: l’American dream del pallone è una tentazione che resta forte.

7,3

 

 

 21 agosto 2016,Medagliere Rio De Janeiro 2016

 

Qualificazioni Mondiali 2018, l'Italia pesca la Spagna

Gli azzurri contro i fortissimi spagnoli in un girone che comprende anche Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein

 

E

 

JUVENTUS E CALCIOPOLI, LA SPADA DI DAMOCLE DELLA CLAUSOLA COMPROMISSORIA

22.3

http://iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it/

juventus-e-calciopoli-la-spada-di-damocle-della-clausola-compromissoria/

 

 

Esplode Football Leaks, tutti gli affari segreti del calcio: nel mirino Mourinho ma anche Inter, Juve e Milan(02-12-16)
 

Stadi vuoti, mai così male da 10 anni

Invenduta quasi la metà dei biglietti

19,2

 

Spettatori in calo nelle prime due giornate del massimo campionato italiano che vede il 49% di biglietti invenduti e una contrazione dell'8% rispetto all'affluenza dell'ultimo decennio. Strutture vecchie un'unica squadra che vince a mani basse e poche stelle in campo non favoriscono questi numeri. Più nel dettaglio, gli spettatori che in questo esordio di campionato hanno seguito la propria squadra allo stadio sono stati 426.388, l'affluenza più bassa mai registrata nei primi due turni degli ultimi dieci anni, in flessione del 5% rispetto alla scorsa stagione, quando i tifosi sugli spalti erano 446.782, e del 9% rispetto al campionato 2014-2015 (con 466.640 spettatori)....(leggi tutto)

 

Dalla farsa alla presa per il culo bella e buona: in chiaro l'ultima pantomima (su TV8 sul canale 8 del DGT) di una delle più disastrose partecipazioni europee degli ultimi trent'anni.

Macchia Europa L. e problema FFP. L'Uefa non fa sconti. La classifica dopo Atalanta-Inter 2-1 del 23-10-16:

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pazza Inter, le 8 migliori rimonte

 dell’ultimo decennio (leggi in sez. sport)

SERIE A: CATANIA-INTER 2-3, 3 marzo 2013

E’ storia recente. Il primo tempo più brutto della stagione dell’Inter fa posto a una ripresa tutta cuore e carattere. Al Massimino, la formazione nerazzurra entra in campo senza testa, e dopo nemmeno di venti minuti di gioco va sotto 2-0 per via delle reti di Bergessio e Marchese. Stramaccioni inserisce Stankovic e Palacio nella ripresa e ribalta il risultato con la doppietta dell’argentino ex Genoa e con il primo gol stagionale di Alvarez.

Il tabellino

Catania: Andujar; Alvarez, Spolli, Rolin, Marchese; Biagianti (32' st Almiron), Lodi; Izco, Castro, Gomez; Bergessio (40' st Cani). All. Maran
Inter: Handanovic; Zanetti, Chivu, Juan Jesus, Pereira; Guarin (32' st Cambiasso), Kuzmanovic (1' st Stankovic), Gargano; Schelotto, Rocchi (1' st Rocchi), Alvarez. All. Stramaccioni

Reti: 7' Bergessio, 19' Marchese, 7' st Alvarez, 25' st e 47' st Palacio.

PARLA NURSANTO IL TRADE

 D'UNION TRA THOHIR E

 MORATTI NEL 2013.

Conosce bene Thohir ed anche Moratti, che nel 2010 gli regalò due biglietti per assistere alla finale di Champions di Madrid. Nursanto non ha dubbi: «Erick si è stufato dell’Inter. Vuole venderla». I perché sono tanti: problemi di Borsa, il crollo del prezzo del carbone (affare di una sua società), i 173 milioni di dollari che Rosan Perkasa Roeslani deve rimborsare all’azienda di cui era direttore generale (la Brau). Un crac che ha fatto mancare un sostegno vitale alle casse nerazzurre.

Entong racconta: «Tre anni fa Erick era all’apice della ricchezza: i valori di Borsa avevano raggiunto picchi inimmaginabili. Lui ed i suoi amici, Rosan fra questi, erano disposti a investire un miliardo in un club di prim’ordine. Quando Moratti chiese solo 300 milioni per il 70% dell’Inter, pensarono ad uno scherzo. Erano convinti di aver fatto l’affare della vita: se ci costa così poco, dicevano, in qualche anno facciamo degli utili e andremo alla grande. Cresceremo e vinceremo. E invece…».

Invece non è andata così: «O meglio, sembrava potesse succedere. Il primo anno è stato perfetto: Erick ha avuto una grandissima esposizione mediatica, lui è il più vanitoso della sua famiglia e non a caso si occupa di media e comunicazione.Sulla carta aveva un piano perfetto, ma in realtà si è trovato a sborsare ogni anno somme sempre più ingenti senza un ritorno. E non sa come fare: la famiglia ha meno cash per via del crollo dei titoli, l’unica azienda dei Thohir che funziona è la Adaro, ma è di proprietà di Garibaldi, il fratello. Non brilla nulla, in questo momento: pensate che ha dovuto fare un’opa sulle sue reti radiofoniche incassando la miseria di cinque milioni di dollari. E perde peso anche la sua rete televisiva, Jak Tv, che ha puntato tutto sul basket: ma chi guarda il basket in Indonesia?. Erick pensava che l’Inter lo facesse diventare più potente anche in patria e invece qui gli rimproverano di aver investito finora più o meno 380 milioni per un club straniero, invece di metterli nello sport indonesiano. E sapete quanto valgono questi soldi da noi? In più si aggiunge la perdita di appeal del calcio italiano: i tifosi vogliono vedere in tv e comprare le maglie del Manchester City, Chelsea e Arsenal. Poi vengono le due spagnole: dell’Inter importa a pochi. Lui ha cercato di far crescere l’interesse per la squadra comprando un quotidiano, Topskor, ma i risultati sono modesti». Così ecco il perché della ricerca di nuovi investitori, assicura Nursanto: «Si sta guardando intorno e se troverà un acquirente venderà. Ha capito che mai e poi mai guadagnerà un dollaro con il calcio italiano e con l’Inter. Ma lo ha capito troppo tardi».Xavier Jacobelli, sul sito di Tuttosport, ha confidato di aver sentito una confidenza di una persona vicina a Massimo Moratti, che avrebbe confermato la volontà dell’ex presidente di tornare a capo del club: “Domenica sera, a Milano, un importante interlocutore dell’ex presidente, che ne conosce bene umori e passioni interiste, si è lasciato scappare una confidenza: “Massimo non vede l’ora di tornare al comando in società, ma dipende soltanto da Thohir”. Il presidente del Triplete, galvanizzato anche dalla rimpatriata di Mourinho, ufficialmente ripete che nell’Inter continua a stare benone, quale azionista di minoranza nella misura del 29,50 per cento e supertifoso, ma viene dipinto come fortemente preoccupato per la piega che gli eventi stanno prendendo. Per Thohir si profila questo scenario: o la squadra vince almeno la corsa al terzo posto per tornare in Champins, sia pure passando sotto le forche caudine del preliminare o il signore indonesiano dovrà cedere il club, se non sarà riuscito trovare in Asia i partner che cerca”.

IL MANIFESTO e Calcio e Politica

Krz-Attack (The Councelor)

CALCIOPOLI, EX-CIRIELLI ED ASSOCIAZIONI A DELINQUERE: DA DEI DELITTI E DELLE PENE ( Beccaria, 1764) A DEI DELITTI E DELLE PACCHE (SULLE SPALLE)

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Societa ed economia Interna

Mediaset, Vivendi punta al 30%

I francesi vanno alla guerra totale e continuano a rastrellare in Borsa. Nessun accordo dopo gli incontri con i vertici di Fininvest(21-12-16)

Vivendi vuole salire fino al 30% del capitale, vicino quindi alla soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale. La quota sarebbe, comunque, sufficiente per bloccare ogni accordo di Mediaset con un'altra società estera. Di fatto Mediaset si trova bloccata con Fininvest senza nessuna via d'uscita, perché se volesse consolidare la propria posizione con acquisti sul mercato incorrerebbe nell'obbligo di lanciare un'offerta su tutto il capitale, un'operazione che ai valori attuali di Borsa è di 4,2 miliardi di euro.

Dopo l'incontro tra Pier Silvio Berlusconi e l'ad di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, in cui non è emersa alcuna volontà di trattare, i francesi hanno deciso di andare allo scontro totale. In precedenza avevano fatto sapere di voler salire fino al 20%. Ora alzano l'asticella. Lo scontro tra le due media company è nato dal mancato accordo per la cessione da parte di Mediaset Premium ai francesi. Vivendi aveva presentato una offerta, ma poi si era defilata. E Fininvest aveva lanciato un'offensiva legale, senza giungere ad una conciliazione. Da qui la mossa ostile dei francesi. In una recente intervista De Puyfontaine ha dichiarato di voler comprare titoli in BOrsa per potersi sedere a un tavolo e trattare. 

Leggi: Lo straniero alle porte e l'inutile linea del Piave di M. GIANNINI

Al nuovo rastrellamento di azioni, Fininvest ha risposto chiedendo l'intervento della Consob, l'Authority che vigila sul corretto andamento degli scambi in Borsa. In un comunicato la controllante Fininvest ha fatto sapere di aver presentato un esposto per manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate nei confronti di Vivendi. L'atto fa seguito alla denuncia presentata da Fininvest alla procura di Milano il 13 dicembre scorso e inviata per conoscenza anche alla Consob. Nell'esposto odierno, si chiede alla commissione di esercitare i poteri che le norme le attribuiscono in materia (art.187-Octies d.Lgs. 24 Febbraio 58/1998).

A difesa del gruppo italiano ha provato a schierarsi anche l'Agcom, l'authority che vigila sul mondo delle comunicazioni, sostenendo che Vivendi, già azionista di controllo di Telecom Italia, non può avere una quota dominante in Mediaset, altrimenti violerebbe i limiti della legge Gasparri sulla raccolta delle risorse pubblicitarie.

L'assemblea di Rcs dà il via all'era di Urbano Cairo(29-09-16)

L'editore alessandrino ha conquistato quasi il 60% del gruppo delCorriere della Sera e viene confermato presidente dall'assemblea che ha rinnovato i vertici e allargato il cda a 11 componenti

 

Monte Paschi, lascia l’ad Fabrizio Viola
Goldman Sachs, il report che aiuta Renzi
Vince il no? Salvataggio banche a rischio
(8 settembre 16)

Gli Agnelli lasciano l'Italia, l'assemblea di Exor approva il trasferimento in Olanda
ECONOMIA E FINANZA

Gli Agnelli lasciano l'Italia, l'assemblea di Exor approva il trasferimento in Olanda,3 settembre 2016

Elkann: "Non è un escamotage
per pagare meno tasse"

Banche, sindacati sul piede di guerra sui maxi-tagli ipotizzati da Renzi

Banche, sindacati sul piede di guerra sui maxi-tagli ipotizzati da Renzi

Minacce di sciopero se non verranno convocati dall'esecutivo

 

Elicottero monetario: così la Bce potrebbe “regalarci” 1.300 euro a testa. Si tratta del cosiddetto QE per il popolo invece che per le banche.

Si chiama ‘elicottero monetario’, ed è la declinazione di quel famoso Quantitative Easing invocato per il popolo invece che per le banche, con l’obiettivo di nutrire una ripresa finora oggettivamente refrattaria agli stimoli profusi dalle banche centrali.

“Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock” – ha detto Mario Draghi a Washington a margine del Fondo Monetario – “è necessaria un’azione determinata dei governi con politiche fiscali più orientate alla crescita, dando la priorità agli investimenti pubblici e alla riduzione delle tasse sul lavoro”. E se i governi non si muovono, la banca centrale è pronta ad azionare l’arma del denaro a pioggia, invadendo il terreno della politica fiscale. Se i canali tradizionali non funzionano, l’alternativa è una sola: far arrivare direttamente i soldi in tasca ai cittadini, aggirando l’intermediazione delle banche.

Secondo i calcoli di Nordea, la prima banca scandinava, la Bce potrebbe permettersi di stanziare 444 miliardi euro per la distribuzione di liquidità direttamente ai consumatori. Tenendo conto che nella zona euro gli abitanti sono 340 milioni, si tratterebbe di 1.300 euro a testa. Un bel regalo che potrebbe essere fatto in contanti o acquistando titoli di Stato direttamente all’emissione e non sul mercato secondario come avviene oggi. E per evitare che la politica dei tassi negativi finisca per innescare una corsa alla liquidità da parte dei risparmiatori, le banche centrali potrebbero decidere di passare a una ‘fantasy monetary policy’: stampare denaro per finanziare tagli di tasse allo scopo di uscire dalla spirale deflazionistica.

 

Financial Times: con il no al referendum conseguenze per la crescita dell'Italia e per l'Eurozona

 

Produzione industriale, i numeri di un disastro che non ha precedenti

Dal dopoguerra non s’era mai visto un crollo come quello degli anni scorsi. E con Renzi? L’indice in ventotto mesi è passato da 91,6 a 91,8: l’Italia non riparte

Due elettori mediani commentano il fatto politico del giorno: “Hai visto che scandalo? Poi dicono che c’è la crisi! Ma il problema è che se sò magnatitutto…”. L’amico, sconsolato: “Che ci vuoi fare: ogni popolo ha i politici che si merita…”. Su queste parole i due si congedano, ebbri di assolutoria autocommiserazione. Ognuno di noi ha assistito a simili siparietti. Qualcuno invece potrebbe essersi perso un fatto che apparentemente non ha nulla a che vedere con quanto precede. Il 5 agosto scorso, alle 12:19, l’Ansa ha twittato: “Istat, economia frena, meglio ultimi mesi”. Frenare, in italiano, significa diminuire la propria velocità. Letto così, il lancio sembrerebbe indicare che l’economia italiana cresca di meno (freni), ma che negli ultimi mesi la situazione stia migliorando (cioè si stia tornando a crescere di più). Nei dati leggiamo che a giugno l’indice della produzione industriale (Ipi) è diminuito dello 0,4%, mentre a maggio la diminuzione era stata dello 0,6%.

L’Ansa ha ragione: la velocità dell’economia italiana è diminuita. Quindi tutto bene? Non me ne voglia l’agenzia di stampa, ma direi di no. Non stiamo andando “meglio” (crescendo di più): stiamo andando “meno peggio” (diminuendo di meno). Non stiamo frenando: stiamo andando a marcia indietro, e questa non è una sfumatura, ma un fallimento epocale.

Renzi è in carica dal febbraio 2014, quando l’indice della produzione industriale era a 91,6. Ventotto mesi dopo l’indice è a 91,8: un aumento dello 0,2%, e questo mentre l’Unione Europea, nostro principale cliente, è ripartita, passando dall’1,4% al 2% di crescita fra 2014 e 2015. Certo, nessuno si aspetta che oggi la produzione industriale possa raddoppiare in un decennio, come al tempo del miracolo economico (fra 1955 e 1965), con un paese da ricostruire. Ma il -18% del decennio 2005-2015 è una catastrofe senza precedenti.

Negli ultimi 64 anni le due annate più infauste per l’Ipi sono state il 2009 (-19%) e il 1975 (-9%). La terza ce l’ha regalata Monti (-6% nel 2012), riportando l’indice ai valori di 26 anni prima (ma questo i media ce l’hanno taciuto, vantando i successi delle “riforme”). Da quando siamo nell’euro, un anno su due è stato in rosso (ci verrebbe un bel titolo, che nessun giornale ha mai scritto).

Le recessioni, naturalmente, ci sono sempre state: il problema è che oggi non ci sono le riprese. Questo non è un caso: è il cambio rigido, che in caso di crisi costringe a tagliare i salari per recuperare competitività. Rendere i lavoratori ricattabili col Jobs act facilita il compito. Incassata questa “riforma” la Confindustria ricambia il favore al governo: i suoi economisti elogiano la riforma costituzionale, con uno studio sbriciolato daMassimiliano Tancioni sul “Menabò di etica ed economia” (cosa che la stampa allineata non credo vi abbia detto). Quanto agli industriali, poverini, loro proprio non arrivano a capire che dipendenti sottopagati sono clienti col braccino corto: distruggere il mercato interno per inseguire quello estero non è una buona idea, e il fallimento di Renzi è tutto in questa frase (che lui non capirebbe, e che chi lo circonda, occupato a mettersi in salvo, non ha tempo di spiegargli).

I danni dell’euro sono ormai conclamati. L’ultimo rapporto sui mercati esteri del Fondo monetario internazionale, pubblicato il 27 luglio, è cristallino: a 17 anni dall’adozione, l’euro è ancora troppo forte di circa il 5% per Italia e Francia, e troppo debole di circa il 15% per la Germania (nessun giornale italiano ve l’ha detto, ma ai francesi ne ha parlato il Figaro). Non a caso il 29 aprile il dipartimento del Tesoro americano ha messo la Germania nella lista dei manipolatori di valute (cosa che avete letto solo qui). I nostri media, però, continuano tetragoni a ripeterci che ci siamo scelti degli ottimi compagni di strada (sarebbero quelli della Volkswagen, per capirci), e che se non ce la facciamo è colpa nostra.

Il grafico è eloquente: gli episodi di contrazione prolungata dell’Ipi sono tre, e coincidono con l’entrata nel Sistema Monetario Europeo (inizio degli anni ’80), con il suo irrigidimento (inizio degli anni ’90) e con l’entrata nell’euro (dal 1999). È naturale che in un paese esportatore come il nostro l’eccessiva rigidità del cambio porti con sé de-industrializzazione. Porta anche accresciuta mobilità dei capitali, che fa molto comodo all’industria finanziaria. Insomma: alle banche.

Come dimostra Luigi Zingales sul blog dell’Università di Chicago, queste controllano in vari modi i giornali, con l’unica eccezione del Fatto Quotidiano (ipse dixit). Sarà per questo che qui ogni tanto trovate notizie non allineate. Torno al punto: per scegliere bene i politici, gli elettori hanno bisogno di informazioni corrette, senza le quali la democrazia non funziona.

Se siamo nei guai, quindi, non è solo per colpa dei politici che ci siamo scelti noi (e che quindi ci meriteremmo), ma anche per colpa dei media che ci hanno scelto le banche (e che forse non ci meritiamo). Non è insomma colpa loro se, bombardati dal messaggio che “va tutto bene”, gli italiani non riescono a scegliere politici che facciano anche i loro interessi, e non solo quelli della finanza internazionale. Parafrasando Brecht: “Sventurata lademocrazia che ha bisogno di blogger”.

 

Vivendi non compra più il 100% di Mediaset Premium e riduce offerta al 20%. Il titolo del Biscione crolla in Borsa,26-07-16

Vivendi intende "acquistare soltanto il 20% del capitale di Mediaset Premium e arrivare a detenere in tre anni circa il 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile". E' quanto si legge in una nota diffusa da Mediaset, secondo la quale il gruppo francese "elude un riscontro puntuale ad un'intimazione rivoltale da Mediaset ad adempiere ai propri obblighi contrattuali, finora inadempiuti". Un dietrofront secco rispetto all'offerta fatta lo scorso aprile, che prevedeva invece l'acquisto del 100% di Premium e la possibilità di arrivare al 5% di Mediaset in tre anni. Una vera e propria doccia fredda per l'azienda della famiglia Berlusconi e per i suoi azionisti. In Borsa il titolo, sospeso per alcuni minuti dalle contrattazioni, ha perso il 14%. "Ieri, 25 luglio, l'amministratore delegato di Vivendi ha verbalmente comunicato che Vivendi non intende comunque onorare il contratto stipulato": ha scritto Mediaset riferendosi al' a.d. di Vivendi Vincent Bollorè. Per Mediaset questo costituisce "una novita' assoluta e non concordata", e "rappresenta una palese contraddizione con gli impegni assunti da Vivendi mediante il contratto firmato l'8 aprile scorso". Pertanto, il cda Mediaset (convocato il 28 luglio) prendera' "ufficialmente posizione su detta proposta e sulla gravissima comunicazione" dell'a.d. di Vivendi. La societa' di Cologno Monzese si dice "fermamente determinata a far valere ogni proprio diritto in ogni sede".

Il gruppo di Cologno Monzese ha anche spiegato di aver ricevuto ieri uno schema alternativo dell'operazione. In sostanza Vivendi, confermato lo scambio del 3,5% del capitale di Vivendi e del 3,5% del capitale di Mediaset, propone di acquistare soltanto il 20% del capitale di Mediaset premium e di arrivare a detenere in tre anni circa il 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile.

Vivendi in una nota in risposta a quella diffusa da Mediaset, si legge, "desidera chiarire che il suo ceo, Arnaud de Puyfontaine, in una lettera datata 21 giugno ha informato Mediaset circa differenze significative nella analisi dei risultati di Mediaset Premium, per i quali le due società sono attualmente in trattative". Inoltre, prosegue la nota, "il gruppo ha effettuato ieri una proposta per raggiungere un nuovo accordo, in termini diversi, in modo da proseguire le trattative". Vivendi, conclude la nota "conferma la sua volontà di costruire una grande alleanza strategica con Mediaset e Mediaset Premium".

 

Mediaset: accordo fatto con Vivendi, Premium passa ai francesi(8-4-2016)

Il cda del Biscione ratifica l'intesa.Mediaset Premium alla francese Vivendi
 

Bce a sorpresa azzera tutti i tassi - diretta tv ,10 marzo 2016
Draghi: piano contro stallo crescita e inflazione

 

LA DECRESCITA PERENNE di Bifo Berardi

Con il crollo della Cina, termina il "sogno" degli economisti "eterni"

Mario Draghi ripete l’esorcismo estremo: «Whatever it takes». Ma il pericolo attuale non è più quello di un collasso finanziario come nel 2008. Il pericolo è quello di una crisi di sovrapproduzione globale, e di una stagnazione di lungo periodo. Il crollo delle borse non è che un segnale. Da sei anni le banche centrali prestano denaro a costo zero, e da un paio di anni il petrolio scende ininterrottamente. Cionostante la domanda cala, e la stagnazione persiste, si aggrava, tende a divenire recessione.

Il 10 gennaio il New York Times ha pubblicato un articolo di Clifford Kraus dedicato agli effetti che il calo della domanda cinese produce sull’economia globale: «Per anni la Cina s’è ingozzata di ogni tipo di metalli e di energia perché la sua economia si espandeva rapidamente; le grandi aziende hanno ampliato aggressivamente le loro operazioni di estrazione e produzione, scommettendo sulla prospettiva che l’appetito cinese sarebbe continuato per sempre. Adesso tutto è cambiato. L’economia cinese si contrae. ........(leggi l'articolo)

I suoi 500.000mila euro erano diventati 800
Piccolo azionista Pop Vicenza si suicida


Adusbef: ‘Complicità Consob-Bankitalia’. La disoccupazione risale all'11,7 per cento(31-05-16)Il ministero delle Riforme, da cui dipende l’attuazione del programma, non vuole dare dati. E allora abbiamo fatto i conti noi. Da febbraio 2014, cioè dall’arrivo a Palazzo Chigi, il governo Renzi ha approvato in tutto 339 provvedimenti legislativi che, con effetto a cascata, hanno prodotto 831 decreti a cui dare attuazione. Dopo la consultazione di tutto il materiale disponibile online sui siti ufficiali, mancano all’appello 484 (831-347) provvedimenti indispensabili a far decollare le riforme, anche le più importanti e sbandierate. A cui si aggiungono i duecento ereditati dai due governi precedenti. Al suo arrivo, il premier promise di velocizzare la macchina.

Piattaforma Christo Lago d'Iseo 675

"USAMI COME VUOI" 
("E PER IL TEMPO CHE TI SERVE")

La lettera-zerbino di Christine Lagarde

 a Nicolas Sarkozy che imbarazza

 il Fondo Monetario Internazionale 
BLOG Armeni: "Lagarde-Sarkozy, il

 bondage del potere" 


Concorso scuola, Giannini: E' passato chi era preparato su metodi di insegnamento

Concorso scuola, Giannini: "E' passato chi era preparato su metodi di insegnamento"

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Craco la città fantasma che ha stregato il cinema

LE IMMAGINI

Craco la città fantasma
che ha stregato il cinema

 

"Bomba d'acqua" paralizza Roma -   foto   code, strade bloccate, Metro allagata

"Bomba d'acqua" paralizza Roma - foto 
code, strade bloccate, Metro allagata
,31 agosto 2016

 

Maltempo: nubifragio su Milano foto 
evacuata una scuola, guasti nel metrò

Strade e cantine allagate, circolazione in tilt
RepTv Prigionieri dell'acqua nell'auto in panne

Rep tv Germania, quattro morti per inondazioni nel sud-ovest

30 maggio 2016

E' salpata la Harmony of the Seas 6.300 passeggeri, è la più grande

CROCIERE / LE IMMAGINI

E' salpata la Harmony of the Seas
6.300 passeggeri, è la più grande

Video La presentazione del "gigant

Sull'ultimo treno di bambù sopravvissuto ai Khmer Rossi

Sull'ultimo treno di bambù
sopravvissuto ai Khmer Rossi

Il lago Urmia è uno specchio rosa Tutta colpa dell'estrema siccità

LE IMMAGINI / IRAN

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Siria, Isis distrugge il Tetrapilo di Palmira e facciata teatro romano  foto prima/dopo

Siria, Isis distrugge il Tetrapilo di Palmira
e facciata teatro romano foto prima/dopo

La città rioccupata dai jihadisti a dicembre. Mosul sembrava cadere da un momento all'altro, ed invece l'Isis ha dimostrato capacità rigenerative tenendo la capitale ed addirittura riconquistando territori perduti come Palmira....(20-01-2017)

 

   
 

 

 
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BATTAGLIA DI MOSUL. Iraq, sembrava proseguire  l’avanzata irachena verso
Mosul, ma questa HA SUBITO UN BRUSCO STOP.  L’Isis cosi' apre nuovo fronte a ovest
e sud ovest per  alleggerire la pressione RIOCCUPANDO CLAMOROSAMENTE PALMIRA, persa nel marzo 2016.(22-12-16)

A Kurdish peshmerga fighter shoots during an operation to attack Islamic State militants in the town of Naweran, near Mosul, October 23, 2016. REUTERS/Azad Lashkari

•STRAGE DELL’ISIS: UCCISI 284 CIVILI. CADAVERI GETTATI IN FOSSA COMUNE

•AL JAZEERA E CHANNEL4: GUERRA SENZA FILTRI IN DIRETTA SU FACEBOOK.

La cripto-coalizione all'assalto nel tentativo di strappare il qUINTO snodo chiave dopo palmira, raqqa, ramadi e falluja (23-10-16)

 

STRAGE DI BERLINO DEL 19 DICEMBRE 2016: nove morti ad un mercatino di Natale ad opera di un delinquente tunisino radicalizzato che dopo aver ammazzato l'autista polacco di un TIR si è scagliato addosso alle bancarelle col mezzo falciando una cinquantina di persone. Poi è riuscito incredibilmente a fuggire. Il 14 luglio a Noizza furono falciate novanta persone con la medesima modalità.

Il terrorismo e le morti che esso causa non sono mai terminati. Il fatto è che le bombe che cadono sui bambini siriani, afghani, pakistani o irakeni non sono piene di cioccolato ma di esplosivi devastanti. Sovente anche di fosforo bianco, una sostanza che brucia lentamente come un acido fino a corrodere le ossa. Come definire in maniera alternativa da “terrorismo” quei crimini, ordinati per procura, che ha dovuto subire il popolo siriano negli ultimi anni? Chi ha appoggiato i ribelli anti Bashar al Assad? Buona parte dell’Europa, Qatar, Arabia Saudita e ovviamente gli Stati Uniti. Chi era la frangia più incisiva dei ribelli? Al Nursa e l’Isis cioè i famigerati terroristi finanziati dai Paesi occidentali per eliminare un presidente eletto.Un presidente che si era permesso nel 2009, di rigettare (ed è probabilmente questa la vera ragione della guerra) la proposta di un gasdotto (Qatar-Turkey pipeline) voluto da Qatar, Arabia, Turchia e dai manovratori Usa le cui multinazionali svolgono sempre il ruolo predominante. Al Assad non ha voluto tradire gli interessi dell’alleato russo che per questa ragione lo difende; Putininfatti, aiutandolo, tutela il tornaconto del proprio Paese.

I mass media ci stanno ripetendo del gesto di un bambino di 12 anni colpevole di aver portato un pacchetto bomba con all’interno dei chiodi in un mercato tedesco. Un pacchetto che verosimilmente non sarebbe potuto esplodere. Ci rendiamo conto? Un bambino di 12 anni salito agli altari della cronaca mondiale per la sua “radicalizzazione”, mentre per anni è calato un imbarazzante silenzio, per esempio, sulle terribili cluster bomb made in Usa che stanno devastando Paesi non allineati come Libia, Siria, Iraq, Afghanistan. I morti e i feriti negli ultimi anni sono stati milioni.

Sono 20 anni che le élite dominanti nei Paesi occidentali adoperano in larga scala il terrorismo contro i Paesi arabi. La religione è una scusa. Il fine è accaparrarsi fonti energetiche e accontentare la brama di guadagno della potentissima industria degli armamenti. La medesima lobby che ha imposto al nostro Paese l’acquisto dei difettosi F-35, capitali spesi per strumenti di morte che invece potrebbero essere usati per istruzione, trasporti e sanità.

Ma se un giorno il nostro Paese dovesse avere un governo che davvero fa gli interessi dei cittadini e non delle lobby che governano la politica, allora sul serio dovremmo temere il terrorismo. E non mi riferisco al terrorismo di qualche deviante o folle islamico non integrato in occidente, ma un terrorismo ben più pericoloso, come già lo abbiamo avuto in Italia (si pensi Bologna), che subito spingerebbe l’opinione pubblica a dichiarare guerra ai fantasmi del terrore.

Vorrei rammentare che furono gli Usa a partire dalla fine degli anni ’70, a finanziare il radicalismo islamico in Afghanistan per volontà di Zbigniew Brzezinski consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Jimmy Carter. Finanziando Bin Laden e compagni, volutamente si fece cadere nella trappola l’Urss che invase l’Afghanistan subendo una dolorosa sconfitta. “L’Afghanistan diventerà il loro Vietnam”, auspicò Brzezinski. Furono le armi statunitensi e i fiumi di dollari a far vincere i jihadisti, quelli che poi Ronald Reagan equiparò ai padri fondatori Usa. Quei “combattenti per la libertà” che invitò persino alla casa Bianca.

 

 In arrivo qualcosa come 600.000 persone dal Nord Africa e Medio Oriente, 31 agosto 2016:

Migranti, in arrivo ondata di settembre
e già 145mila sono arrivati in Italia

 

Il governo: "Allarme, ma niente emergenza" 
Papa dirigerà personalmente interventi vaticani
 
Video A decine si gettano in mare a vista soccorsi

Lampedusa, la lunga notte degli sbarchi 
A Taranto mille in arrivo su una nave video

 

Mondo

 

BATTAGLIA DI MOSUL. Iraq, prosegue l’avanzata irachena verso
Mosul. Ma l’Isis apre nuovo fronte a ovest
per cercare di alleggerire la pressione.

A Kurdish peshmerga fighter shoots during an operation to attack Islamic State militants in the town of Naweran, near Mosul, October 23, 2016. REUTERS/Azad Lashkari

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Migranti, la Gran Bretagna costruirà  un muro di due chilometri a Calais

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Foto  Asia Ramazan Antar,  morta in battaglia a 20 anni la combattente curda

Foto Asia Ramazan Antar,
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e marchiato. Madre: “Usato
come se fosse una lavagna”

 

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Siria, Turchia: 'No alla tregua con i curdi   voluta da Usa'. Convocato ambasciatore

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Iraq, forze irachene a Falluja   video   -   foto   battaglia contro l'Is per riconquistarla

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L'isis attacca Turchia, Francia e Germania: killer-kamikaze in attacchi simultanei ad Ankara, Nizza e monaco di Baviera(luglio 2016)

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Strage di Monaco, semplicistico spiegare il problema con la ‘follia’

Venerdì 22 luglio. Tardo pomeriggio. La tv ed i giornali ci informano dell’ennesima strage. È come un film che si ripete. Parigi, Nizza, Monaco.......

 La narrazione intorno all’evento assume una forma imprevista. Il terrorismo di matrice jihadista sembra non c’entri nulla. Ne segue disorientamen

Nei giorni seguenti leggiamo pagine che tentano di correre ai ripari rispetto al vuoto di significato che lascia l’assenza della diagnosi di terrorismo. L’ipotesi cavalcata è quella della follia. I problemi psichiatrici del diciottenne Ali Sonboly, insieme alle sua lunga esperienza di vittima di bullismo, sembrano svolgere egregiamente la funzione di sedare l’ansia da incomprensibilità del fenomeno, semplificandolo al punto da non lasciare nulla alla riflessione critica.

Parlare dell’autore della strage come di uno “squilibrato” e definire gli eventi come strage della follia sembra avere l’esito di abdicare alla comprensione di quanto avvenuto. Ricorrere alle diagnosi psichiatriche sembra rappresentare la difficoltà culturale di pensare e comprendere i fenomeni di marginalità e violenza di cui stiamo parlando.

Lo squilibrato è tale ovunque si trovi, è solo, fuori da qualunque rapporto che possa rendere intellegibile gli eventi, fuori dalla storia, indipendente dal contesto di appartenenza, dai luoghi in cui è cresciuto e quelli in cui sogna di andare. Squilibrato è il nome che diamo all’impensabile, può essere definito tale solo se si fa fuori il contesto e quando questo avviene, per illudersi di comprendere non resta che aggrapparsi disperatamente alle più variopinte descrizioni dei deficit individuali che non spiegano ma descrivono semplificando.

Nelle pagine scritte sulla strage, timidamente compare il contesto ma solo come sfondo, non sembra entrare nell’analisi del fenomeno. In un dialogo, il giovane killer tedesco-iraniano dichiara la sua appartenenza ad un’area chiamandola Hartz IV, zona periferica di Monaco di Baviera, il cui nome deriva da misure di welfare entrate in vigore nel 2005 relative al sussidio pubblico e all’indennità di disoccupazione. Parla di esperienze di violenza vissute a scuola, utilizza la parola “bullismo” forse con l’ipotesi di fornire nessi causalistici tra la propria violenza e quella subita, dice anche diessere “in cura psichiatrica” ed urla invettive contro gli stranieri. Con questo quadro credo che parlare di follia e del disturbo depressivo diagnosticato al giovane rappresenti la decisione di non voler capir

ATTACCHI A BRUXELLES. COLPITI AEROPORTO E METRO ALL'ORA DI PUNTA(22-03-2016)

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Diario di un anno(2 giugno 1943-10 giugno 1944). Milano, Garzanti,1947. in-8, pp. XL,208,bross. Prima edizione, rara ed autorevole testimonianza di ciò che avrebbe dovuto rappresentare l'insurrezione partigiana nei confronti degli Alleati.

COSTO 15 EURO -- 
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