Direzionale in stampo


Sarà capitato a molti di osservare modelli le cui superfici sono state realizzate in ‘stampo’.La finitura è solitamente eccezionale e spesso lo sono anche le caratteristiche di volo, grazie alla precisione della realizzazione aerodinamica e alla leggerezza e penetrazione di questi modelli.
Questo certamente non sminuisce il valore dei modelli le cui superfici sono state realizzate convenzionalmente, cioè con la ben più abbordabile tecnica del sotto-vuoto, ma tanto mi è bastato per farmi venire la voglia di  provarci in qualche modo.
E’ ben noto a tutti che questa tecnica richiede soprattutto per le ali una precisione ottenibile solo creando stampi a partire da blocchi di alluminio o, più economicamente, da alcuni tipi di plastiche rigide, che richiedono comunque l’utilizzo e i conseguenti costi di frese a CNC. Questo rende virtualmente impossibile o quasi al modellista anche abbastanza evoluto di affrontare questa tecnica per ovvie ragioni di complicazioni tecniche ed economiche.
Mentre sono tuttora in attesa di provare a realizzare ali e superfici mobili con una tecnica basata su un discreto compromesso tra precisione ed economia, che un amico mi ha detto che era già ben nota ad alcuni modellisti francesi dal 1983 (…nihil sub sole novi…), ho voluto almeno provare a testare il principio di base di questo sistema su una superficie piccola e non critica, cioè la parte mobile del direzionale. Avevo giusto da rifare proprio quella sul mio fido Quasar, che porto ovunque e che quindi più facilmente torna a casa malconcio.
Il fondamento di questo semplice ed economico metodo è l’utilizzo con funzione di stampo delle controsagome in polistirolo, dopo averle rivestite internamente di una plastica rigida, sottile e perfettamente liscia, quale è appunto il mylar.
Talvolta non è sempre facile reperire i materiali che vorremmo e che tanto sentiamo nominare ed  infatti in questo caso ho banalmente recuperato delle vecchie radiografie da un laboratorio RX presso cui mi ero fatto fare una bella RMN alla schiena in toto. Non tutto il male vien per nuocere, mi sono detto, ed eccomi lì a chiedere al medico se avevano delle vecchie lastre della massima dimensione possibile e soprattutto spessore, che è quello che garantisce una buona precisione del risultato, riuscendo a ridurre al massimo l’ondulazione residua della superficie, che invariabilmente è causata dalle inevitabili differenze di densità del polistirene che siamo costretti ad usare. Ho parlato di polistirene perché solo con l’estruso (e di buona qualità) si può pensare di fare qualcosa di decente, anche se in questo esempio ho usato del buon polistirolo bianco da 25 kg/m3.
Quanto alle controsagome, data la non perfetta aderenza ad un profilo (p. es. NACA 0009) richiesta ad una parte mobile del direzionale, ho persino potuto utilizzare le controsagome di un altro direzionale (Schweizer 1-26E, 3 m AA), che poteva contenere quello del Quasar.
Lascio ora alle foto ed ai brevi commenti la spiegazione di quanto ho fatto.

 Qui vediamo il vecchio direzionale malconcio che pesava 35 gr, includendo il suo fissaggio in fusoliera, e le due controsagome utilizzate, opportunamente isolate dalla resina con pellicola trasparente da alimenti (Domopack).

 

Un sapiente (…) uso dell’onnipresente nastro di carta da carrozzieri permette di ancorare saldamente i due fogli di mylar (radiografie) alle controsagome, mentre ho pensato bene di utilizzare una terminale di canna da pesca rotta per ottenere un economico e perfetto b.e. della nostra parte mobile. Occorre solo misurare per bene i diametri necessari alla radice ed alla tip e trovare un terminale di diametro adeguato alla radice. Quasi certamente la conicità necessaria non la si troverà nel terminale recuperato, ma basterà tagliare con la vibro il terminale nel senso della lunghezza e deviare progressivamente dalla perfetta mezzeria q.b. per ottenere il diametro richiesto alla tip. Come si vede è utile tenere un tratto di terminale eccedente per maneggiare meglio il pezzo, così come due spilli, piegati ed attaccati con ciano, permetteranno il fissaggio sulle pareti laterali delle controsagome.

Questo è come si presenterà il ’panino’ richiuso, che include con precisione il nostro b.e., grazie ai riferimenti a pennarello, presenti anche all’interno sia per la linea di b.e che di b.u. ..

Ora ci basta incerare per bene il nostro ‘stampo’ …….

  

…. E verniciarlo brutalmente con una volgare bomboletta, che tanto il risultato non dipenderà più dalla nostra mano inesperta, ma dalla perfetta finitura superficiale della radiografia !

A questo punto breve excursus indesiderato….mi sono trovato infatti sprovvisto (di domenica, naturalmente ….) di quei bei cilindretti asolati di plastica da avvitare su una madrevite da 3 mm che preferisco da tempo adoperare per agganciare i cavetti del tira-tira alla parte mobile del direzionale. Me li sono fatti con un pezzetto di tubetto di ottone (dia. 4 x 3 mm), un foglietto di lamierino di ottone ed un pezzetto di compensato di betulla da 0.6 mm. Naturalmente ho dovuto prima crearmi il filetto da 3 MA all’interno del tubo (troppo largo…)  colando un goccio di 5 minuti nel tubetto attraversato da una vite sporcata di vaselina. Nel frattempo ho tagliato il lamierino a misura per due attacchi, inframezzando il compensato per dare un minimo di spessore al tutto.

                

  Ecco il risultato finale dopo un’oretta, avendo stretto le alette durante l’incollaggio con la pinza della foto precedente. E’ possibile che maneggiando le cose le alette si aprano, ma un goccio di ciano rimedia in un istante a molte cose …

Ora è il momento di preparare un piccolo sostegno di legno duro per l’attraversamento del perno su cui saranno ancorati i cavetti del tira-tira. Anche qui un goccio di ciano sistema provvisoriamente il tutto nel punto esatto dove i cavi uscenti dalla fuso ‘indicano’ sulla parte mobile.
 Bene, si comincia… ma di fatto siamo già alla fine ! Avendo preparato prima le pezze di tessuto, è un giochetto stenderle sui due fogli di mylar, impregnandole di epoxy. Nel caso in esame ho tagliato prima con cura uno strato di tessuto di vetro da 80 gr/m2 all’esterno seguito da uno da 160 all’interno per ciascuna faccia del direzionale. Prima di impregnarli ho pensato bene di dare una mano di resina appena addensata col talco per evitare che si vedesse la trama del tessuto sotto la vernice. Data la brevità del lavoro (circa 3 dm2 di superficie) ho potuto persino usare un catalizzatore rapido da soli 15 minuti !  Visto che il peso ci interessa, non dimentichiamo di asciugare l’eccedenza di resina con un foglio di scottex ….

Resta solo da addensare ulteriormente la restante resina con talco per stendere lo stucco leggero risultante con la spatolina da scultore laddove il tessuto dovrà aderire al b.e. e al blocco del tira-tira. Anche qui basta pochissimo materiale: già questa semplice esperienza mi dice che quello che ho messo io è già fin troppo ….

Orientativamente preparate circa 1.5 gr/dm2 o poco più di resina epoxy per l’impregnazione e lo stucco. Nel mio caso ne ho fatti 12 gr per 6 dm2 e ne è avanzata parecchia.

 

Non ci resta che chiudere il ‘libro’ e sistemarci sopra qualche peso. Oltre alla lastra di cristallo da 10 mm ho aggiunto non più di  1 kg di pallini di piombo in sacchetti ben distribuiti sopra b.e. e b.u. . Nel tagliare il blocco originale di poli, così come i due fogli di mylar e le pezze di tessuto, allo scopo di ottenere un b.u affilatissimo e perfettamente dritto senza ondulazioni è necessario e sufficiente eccedere di 1 cm oltre la linea teorica del b.u. . Si ottiene così che le due controsagome sotto il peso pinzeranno perfettamente e linearmente il tessuto sul b.u. durante la catalizzazione. Semplice  e perfetto al tempo stesso !

 Ragazzi, è passata solo una notte ed è già arrivato Natale ? E già, è tempo di aprire il pacco regalo ….!

Questa è l’immagine confortante che si presenterà ai vostri occhi dopo che le vostre tremanti ed eccitate manine avranno sgusciato il pacco. Non ci resta che staccare i due fogli di mylar e già l’eccitazione è da orgasmo imminente …

 

Guardate che splendore da una volgarissima bomboletta !

Se avete incerato per bene, i due fogli si staccheranno con estrema facilità, come se fossero solo appoggiati, ed ora non ci resta che usare il cutter ed il tampone per rifilare il tutto con precisione.

 

Quali cardini per far ruotare la parte mobile, dopo aver incollato col ciano le due centine di radice ed estremità in balsa da 3 mm, ho deciso di inserire un blocchettino di balsa  in alto ed in basso, e li ho attraversati tutti con pezzetti da 1 cm di tubetto di plastica in grado di alloggiare un filo di acciaio armonico da 1 mm. Questo và piegato ad U ed inserito per un paio di cm nella parte fissa ed in quella mobile. Nel mio caso, ma credo sia bene sempre, ho incollato col ciano anche un pezzetto di balsa sottile con funzione di distanziale tra le due facce della parte fissa del timone per ca 10 cm sopra all’elevatore, dove non dovrò mai smontarlo per la manutenzione di quest’ultimo. Così facendo ho anche risparmiato il peso delle vitine adoperate in precedenza ….

Questo è il risultato finale. Quella che vedete alla base sono solo ditate e polvere … che volete farci, sono fatto così !

Un ultimo dettaglio: una piccola scanalatura sulla parte fissa permetterà di affossare il perno superiore nella stessa, bloccandolo a quest’ultima con una goccia di ciano, mentre in basso è sufficiente un pezzetto di nastro trasparente per permettere lo smontaggio ed un risultato estetico soddisfacente.

Come avrete constatato, io, invece, sono uno che si accontenta di poco in questo campo …. ! 8-)))))))))))))))))))

 

 

Il risultato mi sembra mooolto promettente, sia per la qualità complessiva del lavoro, certamente superiore ai miei std usuali, estetici ed aerodinamici, che per il  peso complessivo, che è stato ridotto di un buon 30% rispetto all’originale in balsa ! E scusate se è poco …. Infatti la bilancia dice che l’assieme pesa complessivamente 25 gr, inclusi i cardini, il chè mi permetterà di risparmiare, oltre a questi 10 gr in coda, almeno altri 30 gr in punta di piombo. Niente male come inizio !
Alla luce del risultato ottenuto, ricordando la sorpresa per la poca robustezza della medesima parte di un Pike, quando quest’estate in vacanza all’Alpe di Siusi ho avuto ‘il privilegio di accarezzarla’, posso tranquillamente dire che, usando grammature di tessuto più basse e riducendo ancor più la resina adoperata, mi aspetto di scendere ancora di almeno 2-3 grammi.
In ultimo il calibro mi dice che il b.u. è davvero sottile: Non vi affetterete le dita maaaa….3 decimi di b.u., per di più perfettamente DIRITTO, vi bastano ?
 

Tullio Bonfiglio

 HOME PAGE    |   SLOPE FLYING    |   WHERE TO FLY |   MODELS & MODELERS   |  ARTICLES AND TIPS |   DYNAMIC SOARING   |  DOWNLOAD   |  LINKS