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Questo
concerto ha certo illustri predecessori: lo storico tour "Assolo" e
il più recente "Incanto".
Il primo si svolse, però, in una dimensione spaziale enorme: gli stadi.
Un solo artista al centro di un pubblico composto da migliaia di persone,
con il sostegno della sola tecnologia per dare voce a tutti gli
strumenti.
Il secondo, ospitato dai più prestigiosi teatri italiani, ha maggiori
affinità con Dieci Dita. Un solo artista e i suoi strumenti acustici a
dare forma allo spettacolo. Ma con una differenza sostanziale, la lontananza
dagli spettatori, a volte separati dal palco anche dalla buca
dell'orchestra.
Questa volta le distanze sono state azzerate.
Il pubblico contorna il palco e lo spettacolo si svolge tra gli
spettatori.
Come un menestrello, è lo stesso Claudio, chitarra a tracolla, a
percorrere il palco e la platea ed ad interagire con il pubblico.
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Un "One man show", tra parole e musica, calembour e aneddoti a far da
intermezzo alle canzoni, di durata record, oltre tre ore.
La vicinanza dona una dimensione sconosciuta allo spettacolo.
La musica nasce vicino, a pochi metri.
Gli occhi incrociano lo sguardo e leggono le labbra, lo sforzo e'
palpabile sul viso alla fine dell'esecuzione, quando le mani si staccano
dai tasti.
Gli arrangiamenti acustici danno risalto all'abilità di musicista.
"Vivi" e "L'ultimo omino" hanno permesso, poi, di apprezzare anche
la già nota bravura di chitarrista di Giovanni.
Un abbinamento voce e chitarra da brividi.
Con "Noi no" l'essenza della musica: nessuno strumento. La voce
di Claudio e del pubblico tutto, con il solo battito delle mani a dare suono
all'Auditorium.
Entusiasmante.
La sola esecuzione di "Tamburi lontani", "Pace" e "Io dal mare" sarebbe
bastata a ripagare il prezzo del biglietto.
Ma il nostro ha saccheggiato il suo vasto repertorio, riempiendo le ore
con note e versi di brani poco eseguiti dal vivo, in una cavalcata nella
memoria collettiva che ha riscosso lunghe ovazioni.
Ci mancherà questo "Dieci dita". Irripetibile!
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