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LA CROCE

Quando io nacqui, mi disse una voce
"Tu sei nato a portar la tua croce".
Io piangendo la croce abbracciai
Che dal cielo assegnata mi fu;

Poi guardai, guardai, guardai...
Tutti portan la croce quaggiù.
Vidi un re tra baroni e scudieri
Sotto il peso di cupi pensieri;

E al valletto che stava alla porta
Domandai: a che pensa il tuo re?
Mi rispose: la croce egli porta,
Che il Signore col trono gli diè!

Vidi un giorno tornare un soldato
Dalla guerra col braccio troncato:
Perché mesto, gli chiesi, ritorni?
Non ti basta la croce d'onor?
Ei rispose: passaro i miei giorni,
Altra croce mi ha dato il Signor.

Vidi al letto del figlio morente,
Una ricca signora piangente,
E le dissi: dal cielo conforto
D'altri figli a te, o donna, verrà...
Mi rispose: contenta mi porto
Quella croce che il cielo mi dà.

Vidi un uomo giulivo nel volto,
In mantello di seta ravvolto,
E gli dissi: a te solo, o fratello,
Questa vita è cosparsa di fior?
Non rispose, ma aperse il mantello...
La sua croce l'aveva nel cor.

Più e più allor mi abbracciai la fatica.
Ch'è la croce dei poveri amica.
Del mio pianto talor la bagnai:
Ma non voglio lasciarla mai più.

O fratelli, guardai e guardai...
Tutti portan la croce quaggiù.
(Don Pietro Paolo Parzanese)

(nato ad Ariano Irpino l'11 novembre 1809
e deceduto a Napoli il 29 agosto 1852).

Riflessione

SI DICE: Se ognuno di noi portasse la propria croce in piazza, dopo aver visto quella degli altri, riporterebbe a casa ancora la propria.

Dio prima ti prepara le spalle e poi ci mette la croce.

Se la tua croce pesa non è perchè essa è pesante ma perchè tu non hai le spalle abbastanza forti per sopportarla. Non hai dentro di te sufficiente fede.

E com'è la croce di Gesù? E' il sabato Santo, ed eccomi qui in chiesa a portare il mio bacio a Gesù.
Eccomi qui a chiedermi: cosa gli dico? che preghiera gli rivolgo? Gli parlo dei miei problemi? già li conosce! Gli racconto la mia vita? già la conosce! Gli dico che la mia croce pesa? già lo sa glielo detto tante volte.

E mentre la mia mente riflette mi è tornata alla memoria una storiella che un prete raccontò durante una sua omelia.
Disse che quando i suoi genitori erano fidanzati suo padre andava spesso a trovare sua madre, ma era talmente stanco per il duro lavoro che si addormentava. Ma a sua madre non spiaceva questo, anzi era contenta che il suo amore era li accanto a lei, perchè se anche dormiva almeno erano insieme e lui le faceva compagnia.

Anche voi, disse il sacerdote, quando venite in chiesa potete essere distratti, potete dormire (speriamo di no!). Ma l'importante è che siete qui a fare compagnia c a Gesù. Siete qui insieme a Gesù.

Ebbene nel silenzio di quella chiesa ero li con Gesù. E adesso? Non avevo sonno ma non sapevo cosa dire. Così stando in silenzio ho cominciato ad osservare. E osservando a pensare. Quella croce, per esempio. Quella croce che ho sempre visto in verticale con Gesù appeso, quella croce grande e posta in alto, perchè tutti la possano vedere.

Quella croce che porta Gesù col capo reclinato e insanguinato. E perchè una persona reclina la testa? Lo fa un adulto con un bambino per guardarlo meglio negli occhi e per essere visto meglio da lui.

Lo fa una persona che ha fatto tutto quello che doveva fare. Gesù da quella croce non arla. Non c'è più nulla da dire. Ha già parlato quando era in vita. Gesù ascolta. Ascolta tutti coloro che gli raccontano i propri problemi, le proprie preoccupazioni, le proprie disgrazie. E non si stanca mai di ascoltare.

Gesù spogliato di tutto, sofferente e abbandonato alla volontà di Dio. E' li per ognuno di noi da oltre 2000 anni, fisso nella stessa posizione (Crocefisso). Nel Vangelo di S. Giovanni è scritto: "<> E, chinato il capo, spirò". (Gv.19,30)

E quelle ginocchia piegate? Sotto i piedi di Gesù c'è una parte di croce vuota e se gli appoggiassimo un inginocchiatoio avremmo un Gesù inginocchiato, col capo reclinato, con le braccia aperte. E mi vedo nella mia piccolezza di fronte a lui; nella mia sofferenza di fronte alla sua, vedo lui che da quella posizione di totale abbandono alla volontà di Dio mi guarda sorridendo e, se potesse, se non avesse le mani inchiodate mi abbracciarebbe forte rendendo la mia croce più leggera.

Ma a Pasqua no. A pasqua la croce è orizzontale. E' deposta. Gesù non mi guarda più dall'alto è li che aspetta il mio bacio. E com'è il mio bacio? E' un bacio traditore come quello di Giuda? E' un bacio pieno d'amore? E' un bacio di chi chiede perdono perchè ha sbagliato? E mi chiedo quante volte con i miei pensieri, parole o azioni volontariamente o non ho frustato Gesù, facendo soffrire un mio simile, pur non avendo una frusta.
Quante volte ho detto: "Signore come pesa la mia croce!" senza pensare alla sua.

Gesù che non mi guarda più dall'alto della croce, Gesù che è disteso vicino a me. Con la sua sofferenza si è avvicinato alla mia. Ha sempre il capo reclinato. Ma da sdraiato la sua testa sporge, è più alta del resto del corpo sembra stia guardando proprio me e sorridendo sembra dica " vieni e baciami, non importa quale sia il tuo bacio".

Mi alzo, gli porgo il mio bacio e torno a casa. A Pasqua quella croce tornerà in verticale Quella croce che è un crocifisso perchè Gesù è fisso in croce da sempre. Ogni giorno da oltre 2000 anni. Qualunque cosa succeda, lui è li crocifisso. E io che dico: "come pesa la mia croce! Quando finirà? Non ce la faccio più..."

E lui sempre li ad ascoltare e qualunque peso abbia la tua croce lui sorridendo dice: "Guarda me!".

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