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RICORDA...
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Era vicino l’inizio della stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio scavava buchi
nel suo giardino.
"Che cosa stai facendo?", gli chiese il vicino.
"Pianto alberi di mango", egli rispose.
"Pensi di riuscire a mangiarne i frutti?"
"No, io non vivrò abbastanza a lungo, ma gli altri si."
"L’altro giorno ho pensato che per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri.
Questo è il mio modo di dimostrare loro la mia riconoscenza."
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SOMMARIO

Ricordate: Non parlate più delle cose che non vanno nella vostra vita - tanto nessuno vi
aiuterà nel modo in cui voi desiderate - pertanto, a cosa serve parlarne? Parlate invece con
entusiasmo delle piccole cose che vanno e vi sentirete meglio!"
"Le cause di ogni nostro conflitto interiore, disagio ed inquietudine sono sempre e
soltanto le proiezioni della mente e non il fatto in se! Quello che ci fa star male non sono
mai le condizioni esterne che, per lo più, non possiamo cambiare , ma quello che la nostra
mente ci trama sopra, causando malessere."
"C'è differenza tra essere soli e sentirsi soli! Essere soli è un fatto (ciò che è)
sentirsi soli è opera della mente che ama creare drammi. Se stai bene con te stesso,
allora tu starai bene con l'Universo intero e non avrai più bisogno di una persona in
particolare per sentirti appagato."
(Heidi Sigrun Puchala)
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Per poter vivere insieme a lungo e felici, affinché l’amore e la comprensione possano
svilupparsi e approfondirsi costantemente, noi facciamo voto di osservare e praticare quanto
segue:
Quando sono arrabbiato mi impegno a:
Astenermi dal dire o fare qualsiasi cosa che possa causare ulteriore danno, o
intensificare l’ira.
Non reprimere la mia rabbia.
Praticare la respirazione e prendere rifugio nella mia isola interiore.
Con calma comunicare, entro 24 ore, a chi mi ha fatto arrabbiare, che mi sono irritato e mi sento sofferente.
Chiedere un appuntamento, per un successivo giorno della settimana, per discutere la questione in modo più esauriente.
Non dire: Io non sono arrabbiato. Va tutto bene. Non sto soffrendo. Non c’è motivo di
essere arrabbiato, niente che meriti di suscitare la mia ira.
Scusarmi immediatamente, non appena mi rendo conto di una mia mancanza di tatto e di
consapevolezza.
Posticipare l’appuntamento con quella persona, nel caso non mi senta abbastanza calmo
per incontrarla.
Praticare la respirazione e guardare in profondità nella propria vita quotidiana, per
vedere:
1. i modi in cui anch’io, a volte, sono stato maldestro;
2. come ho ferito l’altra persona a causa delle mie tendenze abituali;
3. come il seme della rabbia, che è presente in me, sia la causa primaria della mia ira;
4. come la sofferenza dell’altra persona, che innaffia la mia ira, sia invece la causa
secondaria;
5. come l’altra persona non stia cercando altro che il sollievo dalla propria sofferenza;
6. che io non potrò essere davvero felice fino a che l’altra persona continua a soffrire.
(Tratto da Toccare la pace di Thich Nhat Hanh, Ubaldini Editore - Roma).
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Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?" "Gridano perchè perdono la calma"
disse uno di loro. "Ma perchè gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente
il pensatore "Bene, gridiamo perchè desideriamo che l'altra persona ci ascolti"
replicò un altro discepolo.
E il maestro torna a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò:
" Voi sapete perchè si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.
Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro.
D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano,
parlano soavemente. E perchè? Perchè i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è
piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano solamente sussurrano.
E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi.
I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si
avvicinano."
In fine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri
cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un
giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."
(Mahatma Gandhi)
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Durante una spedizione all’interno di una foresta in Africa, un gruppo di ricercatori, per
arrivare nel punto prestabilito avendo delle scadenze piuttosto rigide da rispettare,
camminarono per alcuni giorni molto velocemente insieme ai portatori che avevano pagato per
portare i loro macchinari. Una mattina però i portatori si rifiutarono di muoversi:
ogni tentativo per convincerli fu vano. Dopo una intera giornata di riposo, il mattino dopo,
quando ormai i ricercatori avevano perso ogni speranza, i portatori si fecero trovare pronti
per partire.
Stupiti gli chiesero allora: "Come mai avete cambiato idea?"
Risposero: "Per alcuni giorni avete fatto correre, correre, correre i nostri corpi, e le
nostre anime erano rimaste indietro. Ci siamo fermati ad attenderle, ora siamo di nuovo
completi e possiamo ripartire!".
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Re Hatim Tai era sordo, o almeno così si pensava da molto tempo, ma un giorno di mattina
presto, quando la sala del concilio era ancora quasi deserta, in un angolo della stanza
cominciò a sentirsi un rumore sommesso, simile a un ronzio. Hatim Tai si alzò, dirigendosi
verso quel suono. Il Re trovò una mosca che si dibatteva in una ragnatela. Al sole del
mattino i fili della ragnatela luccicavano come zucchero filato, forse la mosca li aveva
scambiati per un dolce? Hatim si rivolse allora alla mosca "Oh tu che sei intrappolata dal
desiderio resta ferma! Adesso sai che non trovi cose dolci ovunque, in qualche angolo le
trappole ti stanno aspettando! Un attimo dopo il ragno guizzò in avanti e il ronzio si spense. Hatim si voltò con un sorriso triste sul volto.
Ma un giovane soldato che era lì vide la scena e disse: "Sire, come facevate a sapere
della mosca? Io a stento la sentivo da qui, il vostro udito sembra dunque migliore del mio,
perchè vi chiamano dunque sordo?"
"Sei un ragazzo intelligente" disse Hatim Tai "Credimi, è molto meglio essere
considerati sordi che dover ascoltare vuote lusinghe. Vuoi che ti racconti come ha avuto
inizio la mia sordità? E' cominciata il giorno in cui mi accorsi di essere circondato da
persone che coprivano con i complimenti ogni mia manchevolezza. Ero intrappolato in una
ragnatela di adulazioni e lodi, e a dire il vero sia il mio carattere che il mio giudizio
stavano peggiorando. Decisi allora di far credere alle persone che non ero più in grado di
udirli e poco alla volta smisero di provare a influenzarmi con le lusinghe. Coloro che si
riuniscono con me in queste sale ora non hanno più paura di accennare alle mie pecche, da
quando pensano che non sono in grado di sentirli.
E se non sono contento di quanto dicono di me, cerco allora di cambiare il comportamento
che ha provocato le loro parole. Nell' insieme la sordità mi è stata molto utile: mi ha
salvato per tutti questi anni dai vizi che accompagnano la vanità. Potresti farlo anche tu
un giorno, ragazzo mio, non laciare che le funi delle lodi ti trascinino sul ciglio di un
baratro senza fondo. Sii sordo, come Hatim e presta ascolto alle tue manchevolezze.
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Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne... All'improvviso il ragazzino
inciampò, cadde e, facendosi male, urlò: "AAAhhhhhhhhhhh!!!". Con suo gran stupore il bimbo
sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva: "AAAhhhhhhhhhhh!!!" Con curiosità, egli
chiese: "Chi sei tu?" e ricevette la risposta: "Chi sei tu?" Dopo il ragazzino urlò: "Io ti
sento! Chi sei?" e la voce rispose: "Io ti sento! Chi sei?"
Infuriato da quella risposta egli urlò: "Codardo". E ricevette la risposta: "Codardo!"
Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: "Papà, che succede?" Il padre gli sorrise
e rispose: "Figlio mio, ora stai attento".
Gridò: "Tu sei un campione!" e la voce rispose: "Tu sei un campione!".
Il figlio era sorpreso ma non capiva.
Allora il padre gli spiegò: "La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.
La Vita, come un'eco, ti restituisce quello che tu dici o fai. La vita non è altro che il
riflesso delle nostre azioni. Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel
tuo cuore; se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo. Questo
principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò
che tu hai dato ad essa. La nostra Vita non è un insieme di coincidenze: è lo specchio di
noi stessi."
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Un tempo tutti gli uomini erano Dei. Ma abusarono a tal punto del prezioso dono della
divinità da indurre Brahma a decidere di sottrarre loro la potenza divina, nascondendola
dove non avrebbero mai potuto trovarla.
Il problema era individuare il rifugio adatto, e quando gli Dei minori furono chiamati a
consiglio per discutere la delicata questione proposero di seppellire la divinità dell’uomo
in fondo alla terra: Brahma, dopo aver meditato, rispose: "Non è un posto sicuro, perché
l’uomo scavando, rovisterà le viscere della terra e la troverà".
Allora gli Dei incalzarono: "La riporremo nelle profondità dell’oceano", ma Brama
replicò: "No, perché prima o poi l’uomo esplorerà i fondali di ogni mare e la scoverà".
Allora gli dei si arresero "Non sembra esistere un luogo sufficientemente sicuro!".
E Brahma: "Ecco cosa faremo, la nasconderemo nel suo cuore, dove non penserà mai di
cercarla!".
.. E da allora, l’uomo è andato su e giù per la terra, esplorando, arrampicandosi, scavando,
alla disperata ricerca di qualcosa che è già dentro di lui.
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Un ricco industriale del Nord rimase sconvolto quando vide un pescatore del Sud
tranquillamente appoggiato alla barca, intento a fumarsi la pipa.
"Perché non sei uscito a pesca?" gli chiese l’industriale. "Perché per oggi ho pescato a
sufficienza" rispose il pescatore. "E perché non peschi più del necessario?" insistette
l’industriale "E che cosa farei con i pesci in più?" chiese a sua volta il pescatore.
"Guadagneresti più soldi", fu la risposta, "in questo modo potresti dotare la tua barca
di un altro motore, spingerti più al largo, e pescare più pesci. Così facendo, guadagneresti
quel che ti basterebbe per comprarti una rete di nylon, con cui avresti ancora più pesci e
più soldi. In men che non si dica potresti permetterti due barche, anzi una vera e propria
flotta. Diventeresti ricco come me".
"E a quel punto che cosa farei?" tornò a chiedere il pescatore.
"Potresti startene seduto e goderti la vita, fu la risposta dell’industriale. "E che cosa
credi che stia facendo in questo preciso momento?" rispose soddisfatto il pescatore.
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C’era una volta una gara ... di ranocchi. L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.
Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro. Cominciò la gara. In realtà, la
gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto
quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena !!! Non ce la faranno mai!
I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la
cima e la gente continuava:
"... Che pena !!! Non ce la faranno mai!..."
E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava
ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande
sforzo, raggiunse alla fine la cima. Gli altri volevano sapere come avesse fatto.
Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la
prova. E scoprirono che... era sordo! ...Non ascoltare le persone con la pessima abitudine
di essere negative... derubano le migliori speranze del tuo cuore! Ricorda sempre il potere
che hanno le parole che ascolti o leggi. Per cui, preoccupati di essere sempre POSITIVO !
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