Artide, composizione musicale di Pollastri Elena


L'unicorno

Prologo
Correvo, correvo, correvo e ancora correvo ma sempre quando mi voltavo indietro li avevo alle calcagna: quel gruppo di scienziati mi volevano, volevano la mia carne, il mio corno, i miei zoccoli, ero l'unico del regno di Ximen e sarei divenuto la cavalcatura di Lee; io ero e sono:

 l' Unicorno.
 

Ricordo...
Una  bambina, una ragazzina... mi fermai; non so perché lo feci, forse perché qualcuno lo aveva voluto dall'alto, forse perché quella ragazzina, Lee, era destinata a diventare la mia padrona.
Giunto all'età di 240 anni le forze cominciano a mancarmi e ho deciso di dettare a Dischin quello che devo far sapere ai posteri; il seguente testo è stato messo sotto ambra per conservarlo per secoli sperando che voi abbiate già tradotto la mia lingua, grazie ad altri testi scritti in vitillico.
 
Innanzitutto credo sia opportuno iniziare dall'inizio.
Io ero un unicorno, creatura della mitologia greca, cavallo con un corno posto al centro della testa.
Uno scienziato appassionato del popolo greco aveva creato con l'ingegneria genetica sirene, satiri, lamie, centauri ed altri esseri ispirandosi agli antichi miti greci ma le sue strane creature riuscivano a vivere solo per poco sino a che non cominciò a fare degli unicorni; fu un successo, vinse numerosi premi e i suoi unicorni furono venduti a vari ricconi per molti soldi, quei cavalli con il corno vivevano sui 30 anni circa ed erano diventati il simbolo dei progressi dell'ingegneria genetica.
Il mio creatore era diventato ricco ma non si accontentava di ciò che aveva fatto, così, nel DNA degli unicorni ne mise un po' di quello umano creando me; mi tenne come animale da compagnia perché mi si era affezionato e sono stato felice con lui fino a che non morì per una terribile epidemia nata da un incauta manipolazione genetica di un comune virus influenzale; questa epidemia aveva fatto moltissime vittime e ogni scienziato aveva cercato di trovare un vaccino per bloccarla ma aveva momentaneamente fermato altri studi un meteorite che secondo i calcoli degli astronomi doveva passare solo vicino alla terra e invece la colpì in pieno; l'umanità già prostrata dalla malattia a causa di quel meteorite che con le sue polveri aveva oscurato la terra diminuì ulteriormente di numero; gli uomini rimasti dovettero tornare a una civiltà simile a quella medievale perché anche se avevano macchine, computers e tutte le risorse tecnologiche non riuscivano ad usarle per la scarsità di manodopera, i pochi rimasti si riunirono in villaggi con un capo eletto da uomini e donne, si sforzarono di non perdere il sapere che avevano prima della catastrofe in attesa di un aumento della popolazione, ma in poche generazioni molte conoscenze si persero.
Degli  scienziati fecero un importante scoperta: gli unicorni erano dotati di un corno che poteva fornire energia elettrica per anni e anni; al mondo però esistevano pochissimi unicorni, tutti per giunta di sesso maschile e lo scienziato che li aveva fatti era morto prima di aver potuto rivelare appieno il segreto della loro creazione; tentarono allora di farli accoppiare con delle cavalle per farli aumentare di numero ma come i muli, scoprirono che i cavalli col corno così generati non erano capaci di procreare, inoltre il loro corno produceva solo un decimo circa dell'energia di un unicorno e appena morti perdeva tutta l'energia elettrica, indispensabile per far funzionare le macchine lasciate dai vecchi prima della catastrofe.
Ridotti ormai alla disperazione gli scienziati pensarono allora di levare il corno ai pochi unicorni rimasti, cosa però che ne provocava invariabilmente e in breve tempo la morte.
Io ero comunque deciso a sopravvivere, così per levarmi il corno avrebbero dovuto prima prendermi e ammazzarmi: stavo scappando alla velocità di 50 chilometri circa inseguito da scienziati su vecchie moto quando, non so ancora il perché, mi fermai di fronte a Lee nonostante il pericolo che correvo.
Così gli scienziati mi presero.
- Che fortuna, il nostro villaggio diventerà ricco! - Esclamò uno di loro.
- Bambina, hai assistito all'inizio della fortuna del nostro paese: adesso avremo ben 50 anni di energia che unita a quella del vicino villaggio col quale abbiamo buoni rapporti commerciali garantirà a noi e a loro molti anni di agiatezza -
- Che cretinata l'energia per 50 anni e poi che farete? Questo unicorno poveretto garantirà la vostra ricchezza per poco -
- No ragazzina, anche quelli dell' altro villaggio hanno trovato un unicorno morto da poco che manteneva ancora energia per circa 13 anni -
- Ma povero unicorno! - replicò la bambina
- Suvvia, è un animale non una persona, ha un cervello più piccolo del nostro e poi centinaia di persone saranno ridotte in povertà se non gli leviamo il corno -
siccome ero un animale molto fiero del volume del mio cervello mi arrabbiai - Che cavolo dici? il mio cervello è sviluppato quanto il tuo se non di più! -
- Tu parli... - disse uno di quelli che mi avevano preso
- È Magia Sabiri andiamo via! -
- Stupido! È sicuramente un alieno! -
seppi cogliere l'occasione e dissi: - Se non mi liberate l'ira della mia specie si scatenerà su di voi, e dire che avevamo intenzioni amichevoli nei vostri confronti, ma ora... -
non potei continuare perché i miei inseguitori erano scappati, rimaneva la ragazzina con me, mi guardava impaurita, sarebbe voluta scappare ma dal terrore non riusciva a correre o ad urlare.
Ragazza dalla pelle olivastra, occhiali, capelli bruni a caschetto così era o almeno così mi si presentava.
 
Ci incontrammo in questo modo; lei pensava che l'energia degli unicorni ritardasse solo per poco la decadenza del genere umano, orfana, vagabondava per i villaggi, sapeva leggere e scrivere e conosceva la matematica meglio di un adulto, a volte si arrabbiava per cose futili ma era simpatica e anche buffa.
Tanto che la volli aiutare, il mio creatore aveva un astronave che sapevo pilotare anch'io con i miei zoccoli; il pianeta  Gav x1 era sicuramente abitato, se gli abitanti fossero stati più intelligenti di noi e disposti ad aiutarci la civiltà terrestre sarebbe ritornata fiorente come una volta, bisognava provarci; così io e Lee partimmo verso Gav x1.

Sul pianeta Gav x1

Indice delle puntate


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