Era inverno, aveva nevicato molto in montagna.
Giacomo decise di andare a sciare.
Mentre sciava vide un cervo con le corna d'oro e d'argento.
Lo sciatore rimase scioccato e stupefatto così
tanto che restò immobile come una statua.
Rimase impalato per giorni e giorni al freddo e al
gelo; diventò un uomo di ghiaccio, era pieno di campanili gelati.
Restò immobile per tutto l'inverno.
Menomale che arrivò il sole primaverile che
sghiacciò Giacomo!
Lo sciatore tutto dolente, ma felice di essere vivo,
ripartì per cercare il cervo magico.
Scese dal monte senza accorgersi che la neve si stava
sciogliendo.
Ad un tratto gli apparve il cervo.
Restò confuso nel rivedere l'animale, ma lo
fu ancora di più quando si accorse che gli parlava:
- Non ti meravigliare se non sono un cervo come gli
altri! Io sono un cervo magico, se tu saprai mantenere il segreto, esaudirò
un tuo desiderio!
- Ti prometto che non svelerò il tuo segreto
però desidero diventare magico come te!
disse l'uomo.
Allora il cervo chinò la testa e muovendola,
mandò la polverina d'oro e d'argento sui capelli di Giacomo che
diventò magico.
- Non posso più sciare, perchè la neve
si è sciolta!
- VOGLIO VOLARE!!!
Giacomo si alzò in volo con gli sci verso il
cielo.
- Che felicità sciare sulle nuvole.
Sono così soffici che sembrano di zucchero
filato!
Giacomo ora saliva, ora scendeva, si tuffava nella
bambagia e faceva le capriole.
Ad un tratto sentì il suono dei campanacci e
volò verso quella direzione.
Mentre faceva le pazzie sui suoi sci si scontrò
contro un nuvolone nero carico d'acqua e, perdendo l'equilibrio, precipitò
in mezzo alle mucche che brucavano l'erba sul colle.
Sapete cosa successe?
Giacomo si ritrovò, con gli sci ai piedi, a
cavallo di una mucca che impaurito, lo scaraventò per terra a pancia
in giù.
Le mucche gridarono:
- Muuu, muuu, che cos'è piovuto dal cielo?
Caterina, la mucca più anziana disse:
- Forse è un uccello-brucante, mi sembra di
averne sentito parlare dalla maestra Lucia quando andavo a scuola!
Giacomo, per il colpo, si era svenuto e gli erbivori
incominciarono a leccarlo con le loro lunghe lingue rosse.
Il movimento delle lingue faceva suonare i campanacci.
L'uomo fu svegliato da un concerto rock per muggiti
e campanacci e incominciò a ballare scatenandosi così tanto
che le mucche, spaventate, scapparono giù dal colle.
Rimase solo e gridò:
- VOGLIO VOLARE!!!
ma la magia non funzionò; precipitando dal
cielo perse tutta la polverina d'oro e d'argento.
Dimenticandosi che sul colle la neve non c'era, tentò
di scivolare ma gli sci si piantarono nel prato e, ruzzolando, arrivò
in pianura.
Andò a cadere sopra una delle zucche che brontolò
scocciata:
- Levati di sopra, mi stai facendo diventare una sottilletta!
- Scusami ma io sono il protagonista di una storia
che non riesco più a capire!
Ho affrontato tante avventure e ora me ne vorrei tornare
a casa!
Le zucche esclamarono:
- Speriamo che i bambini che ti hanno inventato ti
ci mandino, così staremo anche noi in pace!
Giacomo ritornò a casa perchè i bambini,
pur essendosi divertiti, si erano stancati di scrivere e le loro penne
si erano esaurite, non avevano più l'inchiostro.
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