Incantesimi alla terra

e altre poesie di Michelangelo Rossato

MIGNON RESURRECTION

Mi sembrava di aver vinto
una partita inutile,
e il sorriso mi pesava
sulla bocca…


COMME UNE PLUMME

Ora che il mondo 
ci ha lasciati 
soli,
potremmo fotografare 
un viaggio
che ci porterà
ai limiti dell’infinito?
Io non so come dirti addio,
ogni volta che…
…è impossibile lasciarti,
non vorrei lasciarti
mai più.
Teneramente tuo
mi sento tuo:
lascia cadere le tue trecce
lascia salire un principe,
a nuotare con te.
Con ostinazione sei inciampata
nella nostra passione,
e siamo stati felici
di essere insieme.
Come una piuma 
sento il tuo respiro soffiare su di me
e sollevarmi senza più ansie,
e cammino sulle nuvole
sulla tua schiena bianca,
voglio baciare ancora
la tua fronte candida;
e sento solo il tuo profumo
quando navigo nel tuo sonno:
sono io il tuo sogno dolce,
sono io il tuo calmo desiderio.
Perché l’attrazione non ha vie di fuga.


BINARIO 11

Anche se abbiamo fatto in tempo
a salutarci
scambiando insolite 
occhiate,
ho sentito ugualmente 
l’eco dei binari
e un nodo alla gola…
…e non riuscivo a respirare…


MIGNON IL RITORNO

A quante tempeste hai assistito,
mia piccola morte,
e a quante dovrai ancora assistere?


INCANTESIMI ALLA TERRA

Mentre cullavo
quel mucchio di stoffa
le vipere mi allargavano 
le vene…
…vorrei baciare il mio bambino
e percepire il suo odore
di latte ed infazia impregnata di giochi e 
carezze.
Osservavo cecamente 
i mesi avvenire
e udivo l’eco di 
spinosi rimpianti.
E la domanda giusta
gli indugi 
i tradimenti
mi permetteranno di essere
felice?
…vorrei abbracciare il mio cuscino
e sentire il mio dolore
di dispotica finzione e lacrime impregnate di sale
e pungenti incantesimi alla terra.
La pioggia mi sfiorava
e il vento delicatemente
sollevava il mio pulsante
sarcasmo
Di ciò che vorrei fare
e non farò,
di tutti quei giorni in cui
ho provato a
distruggermi.
Non riesco a spegnermi
e nessuno mai comprenderà
la mia aridità,
la mia magia,
stregoneria,
la mia piccola mente
strega i sensi.
…riuscirò ad insegnare
a leggere le favole
a comprare i regali di Natale
a curare le sue ferite
a stringerlo a me
a fargli capire che
nulla è ciò che sembra?
Le ultime righe le conservo
per lui, mentre la notte mi terrorizza,
e temo con angoscia che la mia vita
estingua il suo compito.


NON SANGUINERAI PIÙ 

Riesco a mettermi
in soggezzione
anche quando 
dovrei ammettere che
nessun altro come me
vive le vita.
Mi vedo un po’
sofisticato
non guardato,
in disparte
con aria 
insipida,
cronica.
Trasudo nostalgico
trasporto,
mi metto in competizione
senza significato. 
e dovrei rendermi conto che
c’e gente che muore.
Signore delle tenebre,
abbandoneresti la tua fame di rabbia?
Perché io non ho voglia di
udire
la tua rauca voce
e non sento il bisogno 
di ammettere
quello che mi rattrista
terribilmente. 


L’ORCHESTRA

La cosa che suona dentro me
scoppia nella polvere di fata.
Sono nato grande
e non ne sono fiero,
ma non mi fermerò.
Malgrado la rabbia
la sciocca saccenza
lo stereotipo gretto
l’ovvia indecenza.
La pace sognata,
la libertà attesa,
la tetra vendetta,
la giustizia arresa.
Con tutto il mio volere
riuscirò a bloccare?
Anche se mi rendo conto
che la mia volontà
è povera di carisma…


L’ULTIMO TRAMONTO

Per quanto tempo
ho aspettato…
Sapevi che mi sarei ribellato
ma non cercavo
l’istinto di combattere.
Troppo spesso
ho trattenuto 
con difficoltà
la voglia di infliggerti.
Ho sofferto fino all’ultimo tramonto
che tagliava il respiro
e l’ultimo tuo sguardo
ha bruciato come carbone.
Mi sembrava di ingoiare
sangue,
e tu mi hai spinto 
senza chiedere.
Con facilità
ho sgorgato
la sensazione di ucciderti.


LA LUCE SCIVOLA DALLA FINESTRA

Campanule di primavera
suonano
sul tuo viso.
Sono ancora le favole
che popolano i sogni
che ti fanno pensare a me.
Sensuali fantasie,
impertinenti utopie
suggestivi rapporti immorali,
insidiano
le regole
di una vita imposta
e annebbiano la mente
di chi razzola male.
Con garbo e delicatezza
affini stratagemmi
per corrompermi.
Ti sfiorerò la pelle;
un baciamano si può definire
elegante,
ma non è nulla in confronto
ai miei baci:
sono come le fragole
che assaporavi,
come i frutti di bosco
il miele e la crema
e ora scivolano
sulla tua pelle
morbida.
Di quegli archi
che suona la neve,
tanti ricordi volano via.
Soffro mentre ti vedo
distante,
e cammini languidamente
sul mare
con fascinose movenze.
Osservo le tue mani
che giocano con l’acqua.
Sei riuscita ad entrare
con sottile raffinatezza
dentro la mia testa,
e non voglio lasciarti…
Voglio un tuo fiato
e baciarti ancora,
voglio il tuo respiro
per cantarti un’altra volta.
Un’istintiva carezza
che nasconde
la necessità
di abbracciarti…
Disprezzo la volgare
lussuria,
ma con te è diverso
e non penso più
alle lacrime necessarie
e al sarcasmo.
Un nuovo giorno.
Un nuovo mondo
con te,
mia dolce bambina,
l’alba illumina già
i nostri volti.
E il rumore delle onde
assomiglia al nostro amore,
il nostro amore
che può volare oltre
le montagne
e nei deserti che abbiamo
scoperto insieme,
dentro le nuvole;
quell’amore forte
pungente e delicato
che ci toglie il respiro
per un poco.
Quell’amore che unisce
gli universi
e corre selvaggio nelle praterie,
cavalcando il vento.
Quell’amore
saturo della nostra
incessante passione
calda e pulsante,
che fa vibrare i violini
che fa piangere gli alberi
e sbriciolare le montagne.
Mi hai concesso
le più romantiche effusioni
e tu, solamente tu
mi hai donato la gioia infinita,
mi hai conquistato con intenso trasporto,
e mi ami ancora.
Prenditi cura di me,
mia affabile amante,
amami sempre più.
Sei tu il fuoco che arde in me,
l’orchestra che fantastica
le mie poesie,
sei la ninfa che vuole catturarmi,
le stelle che stentano ad apparire.
Sognado la tua voce
che rischiara il vuoto,
i tuoi occhi illuminano
il buio.
Fatti toccare,
perché ho la tendenza a sedurti,
fatti venerare tra le mie braccia
perché ho la necessità di sentire il calore
delle tue mani.
Il silenzio,
solo il nostro respiro
e morire per amore non provoca
dolore.
Potrei morire mille volte.
Accosta il tuo orecchio
al mio petto:
sentirai il mio lusinghiero cuore
battere per te,
solo per te.
Tu, mio dolcissimo amore,
incantevole fiore d’inverno,
ed io,
tuo desiderio peccaminoso,
infondiamo piacere
ai nostri corpi
alle nostre menti
ai nostri sogni
ai nostri risvegli.
Celebriamo attenti
e miti sospiri.
Sono cosciente
e percepisco.
Godiamo all’esemplare contatto.
Lecite tenerezze
mi rapiscono:
la luce scivola dalla finestra
dipingendo il tuo viso assopito,
ti guardo e chiudo gli occhi,
sapendo che il sonno
non può
dividerci.
Domani ci aspetta
un nuovo giorno.
Un nuovo mondo.


AMARO DOLCIASTRO

Ti giuro che 
non ho mai conosciuto
qualcuno come te.
Mentre parlavo
e sorridevo
disinvolto
sentivo il coraggio 
che non ho mai avuto
di dire le cose
che mi invecchiano
e la depressione.
Volavamo tra le parole
e nessuno prima di te
mi ha sollevato
con tanto garbo.
Ed è stato tanto
piacevole.
Sento per la prima volta
il sapore
amaro dolciastro 
dell’amicizia.
Spiegando
le aspettative,
il nano da giardino,
amado mio,
di tute gialle a strisce nere
e di somiglianze…
…avrei voluto 
stringerti le mani.
Sperando di vederti sempre
di parlare,
sfogando la rabbia repressa,
vorrei viaggiare con te.
Perché sei un’amica 
che non sembra reale
e mi sembri solo un bel sogno.
Ma esisti
per mia fortuna,
e non abbandonarmi
come gli altri…

(ad Erica)

Ibridi,ragazze animali e metamorfosi