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Amedeo Modigliani (Livorno 1884-Parigi 1920) Chaim Soutine (1917) |
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BIN CAVANI TURI
Bin ha pubblicato a Firenze, nel 1997, un romanzo molto bello, “La bolognese”, che racconta la vita di una donna nel secondo dopoguerra emigrata con la famiglia in Argentina.
Di questo romanzo faro’, appena possibile (in questo momento mi manca il testo) una recensione, perche’ a mio avviso merita di esser letto, e non solo perche’ e’ scritto molto bene ed e’ la storia di una donna coraggiosa, ma anche perche’ l'opera e’ un piccolo spaccato della societa’ italiana del dopoguerra in Emilia; quindi di Buenos Aires e dell’Argentina dall’epoca di Peron fino ai tragici eventi del “Proceso militar” ed oltre.
Per il momento riporto di Bin due poesie dolorose, ma molto belle, che Ella mi invia da Buenos Aires, appunto.
VERSI ESTREMI
Crepuscolo intenso,
spesso come pece
macchiata di sangue,
viscido come mota
appiccicata alla scarpa
che ostacola il cammino.
C'era pioggia,
ma uno sbiadito sole é apparso
sulla campagna tetra
e il cielo si riflette
sulle strade fangose
di neve calpestata,
d'acqua torbida, macchiata
da residui incrostati
sul sentiero.
Crepuscolo di vita.
Cielo grigio, rosso, azzurro
come gli attimi dell'esistenza.
Poi verrà il buio,
come gli occhi
che si chiudono alla luce,
che non dànno più scampo
alla vita,
stanchi del niente.
Crepuscolo d'ansia,
di speranza,
di voglia d'essere, d'esistere,
di fare, vivere e sentire,
di luce e di colore.
Solo é crepuscolo!
Crepuscolo d'amore
ormai scomparso
per dar luogo al rancore :
preludio della morte.
OCEANO
Acque che mi circondano,
acque calme dal profondo nero
acque tristi, acque pensose,
acque lattiginose senza sorriso.
Acque che accompagnano
con pensiero spettrale
nubi nere, nubi gravide
di cocenti lacrime.
Alba triste di una notte amara.
-25.07.04: pubblico altre due poesie di Bin, delle quali io trovo molto bella la prima, mentre la seconda mi pare un po' sovrabbondante e didascalica. Ne apprezzo tuttavia soprattutto il finale.
VITA E MORTE
L’essere è cosa vaga e inconsistente.
Muoiono insieme il fior, l’uccello e l’uomo,
sia genio, delinquente o galantuomo
ad ogni età la morte è la vincente.
Anche se brilla in cielo, il sol scompare
al crepuscolo triste della sera.
Nulla perdura, illudersi è chimera.
E allora perché vivere ed amare ?
Ridere non si può senza soffrire
poiché dopo la gioia ecco il dolore.
Ed è follia un sentimento ambire
come folle è voler donare amore.
La vita è sogno senza mai dormire,
e la morte è dormir senza sognare.
LA BIBLIOTECA
Gelosa custode
dello scibile umano
la biblioteca attende le mie mani
per aprire lo scrigno del sapere.
E le dita accarezzano
quei volumi vetusti
quasi con voluttà
come la pelle liscia di un amante
che occulta sospirate delizie
all’ansia del sapere,
o del saputo già
che pur rinnova noti piaceri
che paion sempre nuovi all’alma inquieta.
Catullo raffinato, risonanza e armonia
di un tempo ito,
che di Sirmione serbò grato ricordo
e dell’amata Lesbia,
sofferenza e rottura dolorosa
che lo portò alla prematura morte.
Tagore, presenza del divino
in ogni cosa,
nella natura, nelle vicende umane
ponte di poesia che dall’oriente
all’occidente dona,
colma d’amore
visione positiva, ove il desio
dell’ infinito e più ancor dell’assoluto
é unica cosa di bellezza
e presenza naturale.
E l’arte etrusca, con i suoi misteri,
da Veio, a Cerveteri ed a Felsina,
aspirazioni e limiti
di un mondo familiare ellenizzante.
Ma ancora Grecia, Egitto
e civiltà scomparse
e il Medio Evo e gli Unni,
Leonardo e Michelangelo,
Rinascimento, Tiepolo e il Canova,
Vivaldi tanto amato ed il Barocco,
Paganini con Pascoli e Carducci,
D’Annunzio e Pirandello, Enrico Fermi,
sino agli odierni giorni.
E gli scaffali
paion piegarsi al gran sapere umano,
ma l’intelletto sente l’impotenza
di raccoglier nei meandri
del cervello
tanta ricchezza,
frutto di studio e genio
e resta attonito a rimirar,
sconvolto,
l’oceano di parole
e di esperienze
che racchiudono i libri.
Prendi coscienza, essere umano,
delle grandi limitazioni
della mente.
La biblioteca é muta spettatrice
dei secoli che vanno,
del tuo affannarti
per sapere tutto
e del tuo stringer solamente
un niente. |
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Bin mi invia dall'argentina, e io lo leggo oggi con molto ritardo (29.08.04) questo bellissimo "Cuentito con moraleja" che pubblico cosi' comne lo ricevo per chi ama lo spagnolo
!que sorpresa!
Una chica estaba esperando su vuelo en una sala de espera
de un gran aeropuerto. Como debía esperar un largo rato, decidió comprar
un libro y también un paquete con galletas. Se sentó en una sala del aeropuerto
para poder descansar y leer en paz.
Asiento de por medio, se sentó un hombre que abrió una revista y empezó a leer.
Entre ellos quedaron las galletas.
Cuando ella cogió la primera, el hombre también tomó una. Ella se sintió indignada,
pero no dijo nada. Solo pensó: "¡Qué descarado;
si yo fuera más valiente, hasta le daría una bofetada para que nunca lo olvide!".
Cada vez que ella cogia una galleta, el hombre también tomaba una.
Aquello le indignaba tanto que no conseguía concentrarse ni reaccionar.
Cuando quedaba solo una galleta, pensó: "¿qué hará ahora este aprovechado?".
Entonces, el hombre partió la última galleta y dejó media para ella.
Ah! No!. Aquello le pareció demasiado!. ¡Se puso a resoplar de rabia!.
Cerró su libro y sus cosas y se dirigió al sector del embarque.
Cuando se sentó en el interior del avión, miró dentro del bolso y para su sorpresa,
allí estaba su paquete de galletas. intacto, cerrado.
¡Sintió tanta vergüenza!. Sólo entonces se dio cuenta de lo equivocada que estaba.
¡Había olvidado que sus galletas estaban guardadas dentro de su bolso!.
El hombre había compartido las suyas sin sentirse indignado, nervioso, consternado o alterado.
Y ya no estaba a tiempo ni tenia posibilidades para dar explicar o pedir disculpas.
Pero sí para razonar: ¿cuántas veces en nuestra vida sacamos conclusiones cuando debiéramos observar mejor?
¿cuántas cosas no son exactamente como pensamos acerca de las personas?.
Y recordó que existen cuatro cosas en la vida que no se recuperan:
Una piedra, después de haber sido lanzada;
Una palabra, después de haberla dicho;
Una oportunidad, después de haberla perdido;
El tiempo, después de haber pasado. |
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Modigliani, Margherita (1916) |
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Munch, Autoritratto:l'uomo che passeggia di notte (1923-24). |
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Modigliani, Mario. (1919) |
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Hieronymus Bosch (1453-1516), Il figliuol prodigo |
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