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Questo punto è creato
nel '600 per decorare le fodere di tela usate per ricoprire i mobili di
casa.
I disegni si ispirano alla
decorazione dei tessuti del tempo, come broccati, damaschi, velluti.
Nel diciassettesimo secolo
i ricami erano formati da linee geometriche che incorniciavano frutta e
fiori. Nel '700
si aggiungono nuovi motivi con figure, uccelli, panneggi ed ornati diversi.
Il Bandera decade per riapparire
alla fine dell' '800 grazie a due gentildonne piemontesi, la contessa Sofia
di Bricherasio e la signora Lampugnani.
Per la realizzazione del
Bandera si utilizzano tessuti robusti a trama evidente come il rigatino,
nido d' ape, mandorlina di colore grezzo, naturale e un filato ritorto
che sostituisce egregiamente quello di lana utilizzato un tempo.
I punti di ricamo usati sono
il punto raso, stuoia, risparmiato, erba, fitte
righe a punto catenella lavorate le une vicine alle altre in gradazione
di colore.
Le tinte variano dal giallo
al blu al rosso al verde con tutte le loro sfumature, ma sempre con tonalità
calde e vissute.
Museo Tessile di Chieri (Torino)
Interessante raccolta di
lavori, attrezzature e fotografie sul Bandera
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E' il ricamo Bandera tipico
della Valsusa, più rustico rispetto a quello classico e con disegni
meno elaborati.
I fili ed i colori sono quelli
del Bandera coi filati di lana divisibili nei toni caldi ed un po' invecchiati
del blu, giallo, rosso, verde, rosa.
I disegni comprendono volute,
fiori (rose, peonie, tulipano anche doppio, garofano, cifre ed ultimamente
anche frutta (melograno, fichi, uva, mele, pere, "puciu") ispirandosi ai
lavori della Scuola di Intaglio del legno del Melezet, famosa per le volute
e i mazzi di frutta.
I punti usati per questo
lavoro sono il punto catenella, raso, lanciato, nodi.
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Deve il suo nome al paese
Bricco di Cherasco (Cn) in cui la nobildonna Tarsilla Petiti di Roreto
all' inizio del '900 fondò una scuola chiamata "Ricami di Bricco".
Questo lavoro utilizza tela
piuttosto robusta per il fondo e filati di cotone colorato.
Si utilizzano punti quali
il passato, l' erba, la catenella, i nodini, lo smerlo, fatto spesso molto
rado per disegni in cui sono presenti stemmi, fiori stilizzati, pavoni,
uccelli, volute decorative.
I filati solitamente sono
di un' unica tinta.
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E' una trina della Valsesia
risalente al '500, scoperta e resa famosa dalla Regina Margherita.
Si tratta di un pizzo fatto
ad ago, lavorato con filato sottile il cui nome deriva dal dialetto piemontese
in cui "ponc" significa "punto".
Bellissimi sono i costumi
tradizionali della Valle, ornati di sproni, colletti e polsini a puncetto,
ma le applicazioni del pizzo sono varie: tovaglie, lenzuola, asciugamani,
tende, fazzoletti.
La trina è formata
da nodi ad ago in giri di andata e ritorno, lavorati sempre sul diritto
del lavoro.
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Questo lavoro è
stato creato dalla Signora Cavandoli e fa parte delle trine a nodi.
E' un punto molto semplice
che può essere appreso facilmente anche da bambini in tenera età.
Si tratta di un tessuto compatto
composto da avvolgimenti di filo in due colori (uno di fondo e l' altro
che fa il disegno).
Il Cavandoli si presta per
borse, cinture, scatole, frange per asciugamani, poltrone, tende.
Il disegno per realizzare
questo punto va ripreso da motivi molto semplici a punto croce come
disegni geometrici, fiori, foglie, figure ed animali stilizzati.
Il fondo risulta a punti
orizzontali mentre il disegno a punti verticali.
Il dietro del lavoro è
pulito e senza nodi.
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E' un ricamo tipico torinese
che si è sviluppato in seguito lungo il bacino del fiume Po.
Il colore usato è
esclusivamente il rosso bordeaux ed il tessuto è rustico e robusto.
si usa un perlè n.3
come filo di trascinamento, fermato da tre fili di moulinè a formare
"fili di erba"
(ma non è punto erba
perchè quest' ultimo si fa da sinistra verso destra, mentre il punto
Po si fa da destra a sinistra). Il ricamo è rigido ed il disegno
può essere mutuato dal punto di Palestrina.
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Il lavoro di Lanzo fa
parte di quella tecnica comunemente nota come "riporto", ma, invece di
usare tessuti preziosi, passamanerie, cordonetto in filo d' oro, si usano
parti lavorate all' uncinetto con fili e lane diversi e di diffrenti colori
fissate su un supporto di tela a punti nascosti.
Questo lavoro nasce nel 1909
per opera di una gentildonna piemontese di origine nizzarda Elena Mars
in Albert ed ha il suo momento di massima fioritura alla fine degli anni
'20.
Nella scuola domenicale da
lei fondata, le ragazze producono piccoli fiori policromi molto semplici
nell' esecuzione e foglie verdi di forme differenti che vengono cuciti
sulle tele solide operate o segnate da sottili righe rosa od azzurre.
Si producono tende, ombrelloni
da giardino, cuscini, pannelli, borse, tovaglie, copriletti, tappeti, arazzi.
I teli così decorati sono tutti pezzi unici e le decorazioniisi
evolvono in composizioni floreali, vegetali, paesaggistiche o da astratti
arabeschi.
Le tele erano alte 70 cm.
e le giunte servivano come supporto ad una decorazione che imitasse la
passamaneria.
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La signora Teresa Lampugnani
di Novara, ha ideato un lavoro a base di punto filza che prende il suo
nome. Questo ricamo
può essere eseguito su qualsiasi tessuto.
Le applicazioni sono molto
varie. I disegni, ideati dalla stessa signora, sono geometrici oppure si
ispirano a farfalle, fiori, uccelli. Le tinte sono vivaci con magnifici
effetti di chiaroscuro.
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Antico merletto piemontese
a fuselli che si ispira alle trine ad ago francesi e di Fiandra, con un
fondo a retini esagonali su cui si stagliano fiorellini sparsi e piccole
foglie, con una fitta lavorazione che ricorda la "mignardise".
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