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66 Franco
La Polla, in Star Trek al cinema, Editrice PuntoZero, Bologna, 1999,
chiarisce questo aspetto con una similitudine astronomica: la tematizzazione
del tempo che passa è il "movimento di traslazione", che insieme alla
rotazione (la caratterizzazione dei personaggi e tutto ciò che crea
la continuità della saga) e alla rivoluzione (la capacità di espandersi
in altri media) caratterizza il "pianeta" Star Trek.
67 Cfr.
Gloria-Ann Rovelstad, "The Psychology of Mr. Spock's Popularity", in
The Best of the Best of Trek, Part One, cit. L'autrice afferma che il
segreto della popolarità di Spock risiede nei sentimenti contrastanti
che le sue inibizioni emotive - paragonate nell'articolo a quelle di
un gentiluomo dell'era vittoriana - suscitano nello spettatore moderno:
"We would like to see him freed, as we also would like to have fewer
emotional inhibitions. We admire him, yet we can feel sympathy for him
(which makes for a good hero in any story or play)." Ma nello stesso
tempo, vedere il proprio desiderio soddisfatto deluderebbe lo spettatore,
distruggendo il fascino del personaggio: "In most of the stories where
Spock shows human emotions, it isn't through any fault of his own. In
this way, the writers can show us glimpses of Spock's inner self yet
not spoil the portrayal of the character, who is supposedly so logical
and unemotional". .
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4.2 I PERSONAGGI

L'Ammiraglio James T. Kirk (William Shatner)
In ben 130 minuti di pellicola quasi interamente
incentrati sul suo personaggio, Shatner ha modo di sviscerarne alcuni
aspetti che sarebbero risultati fuori
luogo nella Serie Classica, e che per certi aspetti lo riavvicinano
alla figura di Christopher Pike: si tratta
di un vero e proprio ridimensionamento della "leggenda vivente" Kirk,
imposta dall'innegabile invecchiamento
fisico dell'attore (66) ma trasformata da una
sceneggiatura avveduta nel punto di forza
principale del film.
Kirk ha ricevuto una promozione, ma a prezzo della
rinuncia al comando dell'Enterprise: l'eroe che nel corso della missione
quinquennale aveva fatto a pugni con
alieni, robot e persino dei è ridotto ad un burocrate
stimato ma un po' anacronistico, chiaramente a
disagio nell'uniforme di rappresentanza che il suo nuovo grado gli
impone.
Tutti i comportamenti di Kirk nel corso del film sono riconducibili
alla cocciuta volontà di sfuggire alla
malinconica consapevolezza del tempo che passa: dall'escamotage con
cui ottiene il comando della
missione alla competizione un po' infantile nei confronti
di Decker, la cui presenza gli riesce irritante poiché
gli ricorda se stesso qualche anno prima.
Se, da una parte, The Motion Picture mostra Kirk al suo peggio - testardo,
puerile ed egocentrico come mai lo
era stato nella Serie Classica - dall'altra gli offre la
possibilità di riscattarsi, ammettendo il proprio torto ed accettando
che, per una volta, possa essere un altro a conquistare la bella fanciulla
aliena e a salvare il genere umano dalla distruzione.
Questa tormentata maturazione di Kirk è resa in maniera graduale e
credibile, e costituisce il trait-d'union ideale tra
il baldo pioniere sciupafemmine della Serie Classica ed il veterano
disincantato e un po' ironico dei film successivi: l'alone di malinconia
che circonda il personaggio, pur lasciandone trasparire gli aspetti
più familiari, costituisce
il merito principale di questo contraddittorio film.

Spock (Leonard Nimoy)
Il Vulcaniano si ricongiunge all'equipaggio dell'Enterprise
quando la crisi è già in atto, e la sua entrata in scena costituirebbe
potenzialmente un evento dall'alto impatto emotivo sia per i personaggi
che per lo spettatore, che
nelle sue "orecchie a punta" vede ormai il simbolo stesso della saga.
Il condizionale è d'obbligo, perché Spock fa di tutto
per sopprimere la reazione spontanea dei vecchi colleghi come pure
dei fans: il suo atteggiamento è freddo,
formale e distaccato; agli amici di sempre non rivolge neppure un
saluto o un cenno di riconoscimento, precipitandosi invece alla sua
vecchia postazione per riprendere immediatamente servizio.
Questa riunione così anticlimatica tende ad irritare
persino i più affezionati ammiratori del Vulcaniano,
abituati a veder spuntare qualche sprazzo di intensa
umanità dall'esasperante logica dell'alieno: in fin dei
conti, come sottolinea Gloria- Ann Rovelstad in un suo articolo sul
personaggio, "noi, in quanto umani,
vogliamo vederlo mostrare le sue emozioni."(67)
Ciò che consente di mantenere intatta la simpatia per il signor Spock
è la consapevolezza del fallimento che
pesa su di lui: non essendo riuscito a sopprimere definitivamente
il suo lato umano, egli si è visto
rifiutare il pieno reintegro nella società del suo pianeta,
ossia ciò che più desiderava ottenere.
L'amarezza del Vulcaniano lo porta a rischiare la vita
per tentare la fusione mentale con V'ger, la macchina senziente che
ragiona secondo schemi puramente logici:
ma anziché trovare un maestro, Spock scopre un essere limitato e desolatamente
solo.
"V'ger ha una conoscenza che ricopre tutto l'universo... eppure, con
tutta la sua logica, V'ger è freddo.
Desolato. Niente mistero, né bellezza.
Avrei dovuto saperlo", esclama, con insolita autoironia, appena dopo
essersi ripreso dal trauma del contatto.
E, poco dopo: "Io so soltanto
che lui ha bisogno... ma,
come molti di noi, non sa di che cosa."
In realtà, Spock ha capito benissimo di cosa V'ger ha bisogno, come
anche lui stesso: nel momento in cui
Ilia e Decker si uniscono alla macchina, donandole
sentimenti e passioni umane, egli ammette che
"Abbiamo assistito a una nascita... forse di un altro
gradino nella nostra evoluzione". E anche se il
Vulcaniano non rinuncia alle vecchie schermaglie
verbali con il dottore, la sua convinzione della
superiorità della pura logica è stata infranta: il
personaggio è maturo per la sua "morte" nel film
successivo, e per il ritorno nel terzo capitolo
cinematografico - espediente che consentirà a Spock di rimanere quello
di sempre malgrado la significativa
lezione ricevuta.
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