IL PROGRAMMA DI MILANO


IL MANIFESTO DELLA CONFERENZA CHE SEGNO' L'UNIFICAZIONE DELLE CORRENTI COMUNISTE DEL PSI

ottobre 1920, da L'Ordine Nuovo del 30 ottobre 1920

 

 

Le diverse componenti di ispirazione comunista che militavano nel Partito Socialista si ritrovarono in una conferenza a Milano il 15 ottobre 1920. Da questa riunione ne uscì il seguente manifesto che può essere considerato l'atto di costituzione della frazione comunista che si sarebbe riunita in una sorta di congresso a Imola il mese successivo.

 

Ai Compagni e alle Sezioni del Partito Socialista Italiano

La crisi che travaglia da tempo il nostro Partito e sulla quale la vostra attenzione è stata sempre più richiamata così dai recenti avvenimenti d'Italia che dai deliberati del Secondo Congresso della Terza Internazionale, rende necessario ed urgente, nell'approssimarsi del Congresso del Partito, uno sforzo concorde degli elementi di sinistra del Partito stesso per uscire finalmente da una situazione intollerabile e contrastante colle esigenze della lotta rivoluzionaria del proletariato italiano.

Tutto ciò ci ha indotti a farci iniziatori di un movimento di preparazione del Congresso, e di concorde intesa fra tutti quei compagni che sentono veramente la necessità che il Congresso indichi una soluzione definitiva ed energica del grave problema.

Non ci dilungheremo nel ricordarvi quale sia la situazione del nostro paese. Le condizioni nelle quali esso ha partecipato ed è uscito dalla grande guerra mondiale, e gli episodi di questo turbato periodo di dopo guerra, dimostrano perfino ai nostri avversari i sintomi molteplici della disorganizzazione irrimediabile dell'attuale regime e la incapacità di esso a lottare contro le conseguenze rivoluzionarie del proprio intimo disfacimento.

Dall'altra parte il fremito, il sentimento, lo slancio ribelle delle masse di tutti gli strati del proletariato crescono ogni giorno di più e si manifestano nelle continue agitazioni, nell'ardore con cui le battaglie della lotta di classe vengono condotte, nell'aspirazione, sia pure indistinta, che esse si conchiudano nella vittoria finale della rivoluzione proletaria.

La borghesia, pure essendo conscia della propria impotenza a fronteggiare il dissesto del suo regime sociale, concentra le ultime energie nella sua difesa contro questa avanzata delle masse rivoluzionarie. Da un lato essa organizza corpi regolari e irregolari per la repressione armata dei moti operai, dall'altra svolge un'astuta politica di apparenti concessioni e di mentite benevolenze verso i desideri delle masse.

Gli organismi che conducono l'azione proletaria e a cui spetterebbe il compito di svolgere una opposizione vittoriosa a questa politica di conservazione borghese, hanno più e più volte dimostrato all'evidenza le deficienze. L'organizzazione sindacale raccoglie ogni giorno più estese schiere di lavoratori, ma mentre questi nelle agitazioni e negli scioperi dimostrano di sentire la necessità di allargare il campo della lotta e di spingersi verso conquiste rivoluzionarie, la burocrazia dirigente dei sindacati imprime a tutta l'azione i caratteri tradizionali delle lotte corporative, chiudendola nei limiti di un vano perseguimento di miglioramenti graduali delle condizioni di vita del proletariato.

Quanto al Partito politico della classe operaia, al Partito Socialista che avrebbe il compito di riassumere in sé le energie rivoluzionarie di avanguardia, di imprimere un nuovo carattere e un nuovo indirizzo ai metodi di lotta per il conseguimento dei massimi fini del comunismo, esso anche si rivela inadatto alla sua funzione.

E' ben vero che la maggioranza del Partito, adottando a Bologna il nuovo programma massimalista e dando la sua adesione alla Internazionale di Mosca, credeva di aver risposto alle esigenze del problema storico che, dopo lo scioglimento della grande guerra aveva dovunque poste di fronte le due antitetiche concezioni della lotta proletaria: quella social-democratica disonorata nel fallimento della Seconda Internazionale e nella complicità con la borghesia; e quella comunista, forte delle originarie affermazioni marxiste e delle esperienze gloriose della rivoluzione russa, che, organizzata nella nuova Internazionale, lanciava al proletariato'le sue parole d'ordine rivoluzionarie: lotta violenta per l'abbattimento del potere borghese, per la dittatura proletaria, per il regime dei Consigli dei lavoratori.

Ma in realtà il Partito, illuso forse del legittimo compiacimento pel fatto d'aver tenuto durante la guerra un contegno ben diverso da quello di altri partiti della Seconda Internazionale, non intese la necessità che ad un cambiamento formale del programma si accompagnasse un rinnovamento profondo della sua struttura e della sua azione.

I successivi avvenimenti hanno dimostrato attraverso circostanze che è superfluo rammentare quanto il Partito fosse ancora lontano dall'esser pari al compito rivoluzionario che la situazione storica gli confidava.

Esso non ha modificato essenzialmente i criteri della sua politica; la sua azione soprattutto parlamentare, adagiandosi ai metodi tradizionali dell'anteguerra, ha spesso fatto il gioco del governo borghese. Nei momenti in cui occorrevano risoluzioni decisive restarono arbitri della situazione uomini sorpassati a cui il Partito non seppe togliere la dirigenza dell'azione sindacale e parlamentare, e si ricadde così nei vecchi metodi di accomodamento e di transazione. Le masse del proletariato, deluse, si volgono quindi in parte ad altre correnti rivoluzionarie militanti fuori del Partito, come i sindacalisti e gli anarchici, che a concezioni del processo rivoluzionario in cui i comunisti non possono concordare, uniscono giustissime critiche ad un atteggiamento così contrastante colle esigenze rivoluzionarie e collo stesso linguaggio rivoluzionario dei capi del Partito. E' per le ragioni che abbiamo ricordato e per tutte quelle altre che in molte occasioni sono state più ampiamente prospettate dagli elementi di sinistra, che il Partito Socialista Italiano si é rivelato inadatto al suo compito, è per queste ragioni che il Congresso Internazionale di Mosca, accogliendo le richieste dei compagni italiani di tendenza più avanzata, ha stabilito di porre con chiarezza e con fermezza la questione del rinnovamento del nostro Partito, ed ha fissato le basi su cui il prossimo nostro Congresso dovrà lavorare per conseguire tale scopo.

Quali dunque i compiti del prossimo Congresso? Quali gli obbiettivi che dobbiamo proporci per far si che esso, anziché esaurirsi in vane logomachie ed in accorte manovre di corridoio, affronti coraggiosamente il male e -vi apporti i più radicali rimedi? Noi crediamo che questi obbiettivi e questi propositi possano e debbano essere comuni a quanti compagni condividono, assieme ai principi fondamentali del comunismo, l'intendimento di applicare nel modo più energico alla costituzione ed alla attività del partito le deliberazioni di Mosca. Queste costituiranno la piattaforma comune di azione per quei gruppi e quelle correnti di sinistra, che pur distinguendosi su particolari concezioni di certi problemi di dottrina e di tattica, si sono incontrati nelle critiche svolte, dal punto di vista rivoluzionario, alla insufficienza dell'azione del Partito.

Il programma d'azione comune che noi vi prospettiamo in vista del Congresso può, a parer nostro, essere compendiato nei seguenti caposaldi principali:

1. Cambiamento del nome del Partito in quello di Partito Comunista d'Italia (Sezione dell'Internazionale Comunista).

2. Rielaborazione del programma votato a Bologna, alcune particolari affermazioni del quale devono essere rese più conformi ai principi della Terza Internazionale, per contrapporlo ancora una volta al programma socialdemocratico di cui è partigiana la destra del Partito.

2. Conseguente e formale esclusione dal Partito di tutti gli iscritti e gli organismi, i quali si sono dichiarati e si dichiareranno contro il programma comunista attraverso il voto delle Sezioni o del Congresso o con qualunque altra forma di manifestazione.

3. Modifica degli statuti interni del Partito per introdurvi criteri di omogeneità, di centralizzazione e di disciplina che sono la base indispensabile della struttura del Partito Comunista (adottando, fra le altre innovazioni, il sistema del periodo di candidatura per i nuovi iscritti al Partito, e quello delle Revisioni periodiche di tutti gli iscritti, la prima delle quali dovrà immediatamente seguire il Congresso).

5. Obbligo di tutti i membri del Partito alla completa disciplina di azione verso tutte le decisioni tattiche del Congresso Internazionale e del Congresso Nazionale, la cui osservanza sarà demandata con pieni poteri al Comitato Centrale designato dal Congresso.

6. Le direttive dell'attività del Partito si ispireranno alla realizzazione dei criteri stabiliti dal Congresso di Mosca e saranno principalmente le seguenti:

a) Preparazione,dell'azione insurrezionale del proletariato utilizzando tutte le possibilità di propaganda legale, e organizzando nello stesso tempo sistematicamente il lavoro illegale, per realizzare tutte le indispensabili condizioni dell'azione e assicurarne i mezzi materiali

b) organizzazione in tutti i sindacati, le leghe, le cooperative, le fabbriche, le aziende, ecc., di gruppi comunisti collegati alla organizzazione del Partito, per la propaganda, la conquista di tali organismi, e la preparazione rivoluzionaria

c) azione nelle organizzazioni economiche per conquistare la direzione di esse al Partito Comunista, Appello alle organizzazioni proletarie rivoluzionarie che sono fuori della Confederazione Generale del Lavoro perché vi entrino per sorreggere la lotta dei comunisti contro l'attuale indirizzo e gli attuali dirigenti di essa. Denunzia del patto d'alleanza tra Partito e Confederazione inspirato ai criteri social-democratici della parità di diritti tra sindacati e Partito, per sostituirlo coll'effettiva direzione delle organizzazioni economiche proletarie da parte del Partito Comunista, attraverso la disciplina dei comunisti che lavorano nei Sindacati agli organi direttivi del Partito. Distacco della Confederazione, appena conquistata alle direttive del Partito Comunista, dal Segretariato di Amsterdam, e sua adesione alla Sezione Sindacale della Internazionale Comunista, colle modalità previste dallo Statuto di questa

d) lotta per la conquista da parte del Partito Comunista della direzione del movimento cooperativo, per liberarlo dalle attuali influenze borghesi e piccolo borghesi e renderlo solidale col movimento rivoluzionario di classe del proletariato

e) partecipazione alle elezioni politiche ed amministrative con carattere completamente opposto alla vecchia pratica social-democratica e con l'obbiettivo di svolgere la propaganda e l'agitazione rivoluzionaria, e di affrettare il disgregamento degli organi borghesi della democrazia rappresentativa. Revisione da parte degli organi del Partito sotto la direzione del Comitato Centrale, della composizione di tutte le rappresentanze elettive del partito nei Comuni, nelle province e nel Parlamento, con la facoltà di scioglimento di tali organismi. Controllo e direzione permanente da parte del Comitato Centrale, dell'attività di quelli che saranno conservati. Il Gruppo Parlamentare sarà considerato come l'organo designato a compiere una specifica funzione tattica secondo le indicazioni della Centrale del Partito. Esso non avrà facoltà di pronunciarsi come corpo deliberante su questioni che investono la politica generale del Partito

f) controllo di tutta l'attività di propaganda da parte del Comitato Centrale; e specialmente disciplinamento di tutta la stampa del Partito, i cui Comitati di direzione e di redazione saranno nominati o confermati dalla Centrale, che ne controllerà l'opera sulla base delle direttive politiche dei Congressi

g) stretto contatto col movimento giovanile, secondo i criteri contemplati nello statuto dell'Intemazionale Comunista: intensificazione della propaganda fra le donne.

Noi confidiamo che queste linee generali del programma d'azione comune raccoglieranno il consentimento di tutti i comunisti, e che questi vorranno contribuire attivamente ad assicurarne il trionfo nelle assisi del Partito attraverso una larga agitazione e la organizzazione di tutte le forze che si porranno su questo terreno. Al lavoro dunque, o compagni, perché trionfi, al di sopra dei falsi sentimentalismi unitari, come di misere questioni di persone, la causa della rivoluzione comunista.

 

 

Milano, ottobre 1920

Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga, Brano Fortichiari, Antonio Gramsci, Francesco Misiano, Luigi Potano, Umberto Terracini

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