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I FANTA STICI QUATTRO





VOTO





QUANTITA' DI MOSTARDA


zero




Trama:
Un gruppo di astronauti durante una missione in orbita viene accidentalmente esposto a radiazioni cosmiche. Reed Richards acquisterà il potere di allungare il proprio corpo a dismisura, Sue Storm otterrà il dono dell’invisibilità, Johnny Storm avrà la capacità di controllare il fuoco, e Ben Grimm si trasformerà in un essere di pietra dalla forza sovrumana. Uniti nella lega dei Fantastici Quattro dovranno affrontare il Dottor Doom e i suoi malefici piani di dominio.


Recensione:
La cattiva strada del digitale (e due!)
Mancavano solo loro, ed ora eccoli, i Fantastici 4 sbarcano finalmente su grande schermo. Il genere dei film tratti da fumetti conta ormai decine di titoli che si dividono essenzialmente in due filoni: da una parte le pellicole in grado di aggiungere un tocco personale all’originale cartaceo, e dall’altra i film “copia-e-incolla” che sfruttano il nome degli albi per spingere il pubblico a pagare il biglietto. “I Fantastici 4”, purtroppo per i fan del fumetto, appartiene più al secondo che non al primo tipo.

C'è da fare una premessa: non era facile portare sul grande schermo il fumetto di Stan Lee e Jack Kirby per almeno due motivi (ci aveva già provato la factory di Corman nel '92). Primo, la franchigia dei Fantastic Four è la prima ad aver introdotto nel lontano 1961 la figura del moderno supereroe con superproblemi quindi il confronto con l’originale è ancora più difficile. Secondo, dopo gli straordinari successi degli “X-Men”, “Spiderman” e le uscite di tutti gli altri film fumetto è difficile produrre ancora qualcosa di originale, soprattutto quando la formula di base è sempre la stessa. L’enorme attesa per la trasposizione del primo successo di Stan Lee può avere quindi influito sulla travagliata lavorazione del film. Inizialmente la regia era stata affidata a Peyton Reed, e solo in un secondo momento è subentrato Tim Story (“The barbershop”, “Taxi”). Anche la sceneggiatura è passata di mano in mano fino a giungere a Michael France (“The Punisher”, “Hulk”) e Mark Frost (co-creatore della serie “Twin Peaks”). Senza un regista e uno sceneggiatore sicuro alla fine sono stati i 100 milioni di dollari di budget a decidere per tutti: meglio puntare subito sulla computer grafica, sulle scene spettacolari, e sulle belle facce del cast e il resto sarebbe venuto da sé.

La storia è purtroppo la parte dolente della pellicola. I quattro amici variamente assortiti (lo scienziato timido, la bella dottoressa, lo sbruffone e il bruto dal cuore d’oro) trasformati loro malgrado in supereroi reagiscono diversamente alla loro nuova condizione. Il giovane del gruppo (Chris Evans) pensa solo a mettersi in mostra e a rimorchiare, lo scienziato (Ioan Gruffudd) è perseguitato dal senso di colpa, la bella (Jessica Alba) sfrutta l’invisibilità per sottrarsi all’inseguimento dei fan, mentre l’uomo-roccia (non ci posso credere il commissario Scali! alias Michael Chiklis) soprannominato La Cosa è sfuggito da tutti. A peggiorare le cose ci si mette il cattivo, ex-capitano della missione e sfortunato spasimante della bella dottoressa, che dopo essere stato estromesso dalla società per cui lavora si scopre dotato di superpoteri devastanti. A questo punto la storia si dipana in sottotrame che illustrano i singoli personaggi alle prese con i nuovi poteri e le tensioni che si generano all’interno del gruppo (culminanti in un salvataggio collettivo su un ponte, e in una mega-rissa tra La Cosa e La Torcia Umana). Ma i Fantastici Quattro simbolo dei quattro elementi fondamentali alla vita (aria, acqua, terra e fuoco) non possono che riunire le forze per sconfiggere il loro ex-finanziatore che nel frattempo si è trasformato in Dottor Doom e vuole dominare il mondo.

Tutto questo vi suona familiare? No, è semplicemente l’ingrediente base di ogni film fumetto che si rispetti. Quello che fa di una sequenza di inquadrature in computer grafica e attori ben vestiti un film indimenticabile è il talento del regista. È sufficiente prendere in considerazione l’opera di Burton con “Batman” o di Raimi con “Spiderman” per rendersene conto. Purtroppo per noi la regia dei “Fantastici 4” non è firmata da nessuno dei suddetti, e la macchina da presa di Story non fa altro che mettere insieme i pezzi di una sceneggiatura che sembra scritta a tavolino e priva di una vera anima. Questa mancanza di coesione si riflette anche sul registro al quale accordare la vicenda. Story è un regista che proviene dalla commedia e predilige decisamente i momenti leggeri, ma d’altra parte la moda dei film sui supereroi impone una componente dark a cui nessuna pellicola sembra potersi sottrarre. Fin da subito si capisce che il film non riuscirà ad approfondire come dovrebbe i mille risvolti dei personaggi e tutte le possibilità drammatiche della loro condizione. Story punta tutto sulle gag di Chiklis (un uomo si sta buttando da un ponte, Ben lo guarda e gli fa: “E tu pensi di avere problemi? Dai un’occhiata a me!”), sulla piacioneria di Evans e sulle forme di Jessica Alba. Il grande assente del film è proprio il cattivo. Il personaggio interpretato da Julian Macmahon rimane letteralmente nell’ombra, le sue motivazioni vaghe, e lo scontro finale con gli eroi occupa solo gli ultimi venti minuti della pellicola. Certo Julian Macmahon non è Dafoe né Jack Nicolson, ma la genesi e la caratterizzazione del mostro meritavano un approfondimento e una messa in scena più accurati.

Quello che rimane, a parte lo spot dello snowboard e del motocross, è l’impatto spettacolare. Ecco l’unico potere in grado di salvare le superproduzioni. Story ammette candidamente di non aver mai avuto nulla a che fare con gli effetti speciali prima di questo film, e la mancanza di esperienza in questo settore si fa decisamente sentire. Le scene in digitale non sono eccezionali, si è visto di molto meglio. Il make-up di Ben Grimm rimane la cosa (è proprio il caso di dirlo!) più riuscita del film, non è niente di speciale intendiamoci, ma almeno la pelle di pietra è verosimile e il personaggio non sembra uscito da un videogioco. Anche dal punto di vista tecnico quindi niente mostarda. Il film di Story può divertire, accattivare per i personaggi modaioli, ma al di là di questo ci si aspettava e si poteva fare di meglio.

Curiosità: non manca neanche questa volta il cammeo di Stan Lee, è il postino che consegna le buste a Reed.
Dopo l’uscita del film “Gli incredibili” la produzione ha deciso di sopprimere la scena in cui La Cosa scuoteva un albero per far cadere un gatto, sarebbe risultata troppo simile.
(10/08/2005, Massimiliano Troni)

DATA DI USCITA: 14 SETTEMBRE


2005
TIM STORY

nazione:
USA
genere:
FANTASCIENZA DA FUMETTO
IMMAGINI
CAST TECNICO
ARTICOLI

































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