
IL GALLO CEDRONE
FAVOLA PER ANTONELLO ED ANNAMARIA
C'era una volta una fattoria modello,
in una landa sperduta, sotto il giogo di una certa Giovanna, donna energica
e molto possessiva. Tutto funzionava come un orologio, ed i suoi abitanti
si impegnavano affinché nessuno avesse dei problemi.
Il più attivo di tutti era Antonello, gallo cedrone al quale ogni
tanto un bersagliere di passaggio strappava qualche piuma dalla coda. Antonello
si occupava della contabilità, e siccome era di buon carattere, non
si lamentava mai.
Per fortuna le sue grigie giornate erano allietate dal momento della conta
delle uova.
E fra tutte le fattrici AnnaMaria era quella che gli piaceva di più.
Faceva le uova più buone e più grosse, ed Antonello, cotto
a puntino, la guardava di sottecchi con gli occhi innamorati. Anna Maria
aveva poi una curiosa caratteristica: ogni volta che sfornava un uovo cantava
un brano d'opera, per annunciarlo all'intera fattoria, E siccome Antonello
era un patito della lirica, la ascoltava incantato e pensava: "Che
brava, se potessi la porterei al teatro Massimo".
La vita scorreva monotona
e grama, quando, un bel giorno, si presentò loro un'occasione da
non perdere. Il buon Michele, garzone della fattoria, aveva lasciato incustodito
il furgone, adibito al trasporto delle uova, ed un grosso cesto, coperto
da un fazzolettone a quadri rossi, occhieggiava con aria complice.
Antonello e AnnaMaria non seppero mai se Michele era stato semplicemente
sbadato o li aveva voluti aiutare, ma detto e fatto, con uno zompo, salirono
a bordo.
Cammina cammina ad un certo punto il motore tacque ed i due innamorati,
con aria circospetta, si affacciarono dal loro rifugio. Davanti a loro una
grande montagna di roccia e sterpaglie, in basso un cancello un po' sgangherato,
e dietro un giardino lussureggiante, un bel prato all'inglese, qualche palma,
e tutto quanto sarebbe bastato per renderli felici.
Un altro zompo e subito giù dal furgone per correre a perdifiato
verso quel paradiso.
Ma ecco, uno strano fenomeno li stregò: pian piano le penne andarono
cadendo e portate dal vento svolazzarono lievi, le zampe si trasformarono
in lunghe gambe che reggevano un corpo assai diverso da quello che si erano
abituati a vedere.
ERANO UMANI! E l'incantesimo che li aveva tenuti stregati in quei corpi
da pennuti, era svanito. Si guardarono, si piacquero e decisero di mettere
su famiglia alle falde di quella montagna, che a ricordo del loro incontro
e di quel brutto momento passato, chiamarono Monte Gallo.
AnnaMaria, continuando a cantare, sfornava dei piccoli, che pur avendo ormai
aspetto umano, trattava come pulcini. Ed ecco Giovanna, e Titti, ed ancora
Enrica e poi Federico, che nonostante fosse un bambino, aveva, nel sangue,
le mosse da gallo cedrone del babbo. Ed ancora ora, se passate da quel giardino,
sotto quella montagna, sbirciando attraverso le sbarre del cancello un po'
sgangherato, potrete vedere questa famiglia felice.
E dire che sono passati ormai venticinque anni...