FAVOLA PER LEOLUCA ORLANDO

"Allora, Geraldina, raccontami una storia, ma guarda che la voglio piena di avventure, cavalieri e fanciulle da salvare".
"Va bene, Rosalia, ne ho in mente una che fa per te, ma invece di una fanciulla salveremo un'altra cosa":

"In una terra molto, ma molto lontana, c'era una strana città, in cui nulla si muoveva. Tutti gli abitanti avevano subìto un incantesimo e quelli che non c'erano ne venivano contagiati varcandone le sue porte.
Era così immobile e spettrale che a poco a poco la selva la stava inghiottendo: cartacce, immondizia, automobili, un disastro, insomma.
In realtà non era stata sempre così; ma in quella terra, in tempi remoti, era successa una cosa terribile.
Un'enorme piovra, che nuotava davanti ai suoi antichi palazzi affacciati sul mare, un giorno aveva deciso di impossessarsene, e con i suoi estesi e robusti tentacoli, l'aveva avviluppata".
"Geraldina, e che vuol dire avviluppata ?"
"Vuol dire che non la lasciava più vivere, né respirare; i suoi abitanti non potevano più
svolgere le loro attività, la gente non voleva più passeggiare per le strade perché impaurita, e chi voleva semplicemente fare il proprio lavoro doveva rendere conto e ragione a quell'animalaccio che con le sue braccia lunghe lunghe voleva mettere le mani dappertutto. Capisci bene, Rosalia, che così non si poteva andare avanti. Ed era pure famelica e vorace quella piovra, tant'è vero che appena qualcuno si ribellava, con un guizzo usciva dall'acqua e se lo pappava in solo boccone, lui, i suoi amici e tutti quelli che trovava accanto".
"Geraldina, questa favola è orribile, sembra un film del terrore, ed io che volevo cavalieri ed avventure..."
"Abbi fede, Rosalia, che ora arrivano, anche se quello che accadde a quella città supera ogni immaginazione...e allora, dov'eravamo rimaste?"
"Allo schifoso polipo che si mangia tutti quelli che vogliono salvare quel paese..."
"...i suoi abitanti non sapevano più come difendersi, anche perché ogni qual volta si tentava di carpire il segreto della sua potenza e invincibilità, nessuno sapeva niente, nessuno aveva né visto, né sentito. Un disastro. Stranamente l'animalaccio si fece alcuni amici, che con lei spadroneggiavano per la città: ce n'erano alcuni che sembravano contadini, come Totò 'u curto, ed altri che invece, ricchi ed eleganti, che si travestivano da persone per bene, mentre erano a capo di loschi e segreti traffici.
Così, i pochi che rimasero, si chiusero in un bozzolo, rifiutando la realtà. Non uscirono più di casa, non andarono più a lavorare, non si divertivano con la propria famiglia, e quel posto assunse, a poco a poco, l'aspetto di un luogo spettrale, fino a lasciarsi lentamente morire".

"Ma com'era fatta, questa città, Geraldina?"
"Era bellissima, piena di palazzi antichi e di ville sontuose che costeggiavano un viale ombreggiato dai platani. Fiorivano i commerci e le arti di tutti i tipi. Vi era persino un teatro stupendo, uno dei più grandi d'Europa e tutti i cantanti facevano a gara per venire ad esibirsi".

"I palazzi? le ville? il teatro?, ma che? mi prendi in giro???"
"Ti assicuro, Rosalia, ed alcune delle cose che ti ho descritto le ho viste anch'io, quand'ero bambina".

"E che fine hanno fatto? La piovra si è mangiata anche quelle?"
"In un certo senso sì, perché quegli uomini in doppio petto, ingordi di soldi e di potere, hanno permesso che tutto andasse in rovina, abbattendo le case più belle per far costruire al loro posto palazzoni brutti e vergognosi. Ed anche il teatro, lo hanno fatto chiudere con la scusa di volerlo rifare più bello, e nessuno ne ha saputo più nulla, ricoperto com'era dalla polvere e dal mistero".

"Senti, Geraldina, ma non si poteva fare qualcosa?"
"Tranquilla, Rosalia, ché finalmente è arrivato il cavaliere senza macchia che tanto volevi nella tua storia.

Era un appassionato di storia e di legge, un idealista e un sognatore che pensava che, con un po' di buona volontà, tutto poteva cambiare. Ed allora si mise alla testa di un piccolo drappello di valorosi, con cui aveva concertato un piano d'azione. Sembrava, più che altro, l'armata di Brancaleone, e fu subito al centro di frizzi e di lazzi per le scelte un po' strane che fece: mandò un buffo baffone, che in realtà guariva la gente, a curare tutti i più bei palazzi del centro con siringhe di ottimismo, buon senso e onestà, poi ne prese un altro, abituato ad ascoltare il cuore della gente, perché col cuore la facesse divertire intrattenendola con concerti e balletti, ed ancora una donna, che stesse dalla parte dei bambini, aggiustando le scuole e adottando monumenti. Ti lascio immaginare, Rosalia, quanto fu criticato e sfottuto, e cosa dissero di lui gli scettici e i detrattori un poco invidiosi, ma lui, niente, imperterrito, decise di chiedere aiuto ad un santo, antico ed efficace, che lo potesse aiutare a scacciare il nemico.
Si chiamava Benedetto ed era scuro di pelle e con gli occhi fiammeggianti; e con lo stesso furore del moro, nello sguardo, riaprì il teatro fendendo le ragnatele a colpi di spada; quindi trovò, sepolto dall'incuria di anni, un luogo di delizie ormai dimenticato, dove non vi era il tetto ed un albero maestoso cresceva al posto del pavimento"

"E dov'è questo posto?"
"E' vicino ad un grande pianoro dove si riuniscono giocolieri e saltimbanchi, in un quartiere bellissimo che si chiama Kalsa; e poi ancora, il sabato sera ha rubato la città alle stelle e ha permesso ai suoi abitanti di andare in giro per il cassaro, a sentire spettacoli e musica, e passa le sue ore ad ascoltare i loro problemi, anche nei giorni delle feste comandate, e poi..."

"Ma, insomma, è un matto, un martire o un santo?"
"E' solo un uomo che ha voglia di fare il proprio dovere, cara Rosalia, si chiama Leoluca, e vive al servizio della città, sperando che un giorno si possa salvare".

"Ed èriuscito a svegliare i suoi abitanti dal loro torpore?"
"Ci sta tentando, cara Rosalia, con una tenacia che sembra d'acciaio".

"La tua favola è bella, Geraldina, ma non ci sono storie d'amore, in questo racconto..."
"E come credi si possa definire un rapporto intenso e passionale come quello di Leoluca con Palermo? Anzi, tu sei troppo piccola per una storia così ardente, fila a letto, che è ora di andare a dormire".



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