
IL PINO DI NOME FRANCUCCIO
(favola per Franco Nuccio)
Parole chiave: pineta, sangria, compleanno.

'era una volta una bellissima pineta,
arrampicata sul crinale di una montagna; era formata da pini maestosi, alti
alti, dritti dritti, con i rami protesi verso il cielo quasi a volerlo toccare.
In mezzo a loro viveva Francuccio, pino spontaneo, di una specie mediterranea,
piccolo e stortignaccolo, ma resistentissimo a tutte le avversità
della natura.
Non aveva complessi di sorta; sapeva benissimo che crescere a dismisura
era solo uno spreco di energie, e che al primo forte temporale il fulmine
avrebbe certamente colpito quello più alto e non lui. Ma forse erano
solo scuse.
Si faceva la sua vita, dando ombra ora ad un coniglio di passaggio, ora
ospitando un bruco sui suoi rami e gli altri pini lo lasciavano in pace,
quasi commiserandolo un po'.
Ma avvenne un fatto che rivoluzionò la sua vita.
Era il compleanno di uno dei più importanti elfi del bosco, quando,
proprio sotto le sue fronde, organizzarono una festa, con tanto di torta
e sangria. Ballavano e cantavano, gli elfi, e sembrava non volessero finirla
più, quando ad uno di loro, certamente un po' alticcio, cadde per
terra tutta la brocca col vino.
Non vi dico il dispiacere di dover interrompere la loro festa!
Anche perché la terra bevve avidamente fino all'ultima goccia quel
buon liquido rosso. E fu allora che Francuccio provò uno strano formicolio
alle radici, ed un solletico che non riusciva a placare. Si dimenò,
scosse i suoi rami provocando solo una disastrosa calvizie, e disperato
si guardò intorno.
Ma perché adesso tutti i suoi compagni di pineta sembravano così
piccoli e minuti, che gli stava succedendo?
Scosse la testa e si accorse di avere riacquistato tutte le foglie, financo
sul fusto, quasi a sembrare un barbone; tutte di un bel verde scuro, altro
che quegli aghetti filiformi che aveva prima!
Allora capì. Certamente nella sangria degli elfi doveva esserci qualche pozione magica, che a contatto con le radici lo aveva trasformato in un maestoso baobab, solido e rassicurante, cosicché guardò il cielo, ora molto più vicino, gli sorrise, lo ringraziò, e morbidamente si appisolò.