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| BLACK UHURU "DINASTY" -
RAS |
Dopo
la sordida figuraccia che i rinnovati (?) Black Uhuru hanno fatto di recente in
Italia, a ben poche persone passerebbe per la mente di acquistare il loro ultimo
album, ma il Reggae a volte è proprio strano, difatti questo loro nuovo lavoro
intitolato ‘Dinasty’, non è poi così malaccio, anche se sono presenti
molte note dolenti, in parte già evidenziate dalle loro apparizioni dal vivo
(‘dal vivo’ si fa per dire, ah ah) . Ma procediamo con ordine. Sin da un
primo sguardo buttato alle note di copertina ci rendiamo conto che anche in
questo caso il gruppo non ha voluto rinunciare ad una delle sue piu’ peculiari
caratteristiche: quella di perdere i pezzi per strada. Infatti i Black Uhuru,
capeggiati dall’indomito (o imperterrito?)
Duckie Simpson (che adesso si fa anche chiamare Gong, mah!) no sono
piu’ un trio, avendo perso la voce femminile Jennifer Nyah, ma bensì un duo,
col giovane e talentuoso Andrew Bees ai lead vocals. Sempre grazie alle note di
copertine notiamo, pero’, è questa non è una sorpresa, che i Black Uhuru
sono tornati a far musica insieme a Sly & Robbie e questo, e il sound del
disco lo dimostra, non puo’ essere che un bene. Pero’ è innegabile che
anche questo album, come tutti quelli usciti dopo la defezione dal gruppo, orma
lontanissima nel tempo, di Junior Reid (o forse addirittura dalla defezione di
Michael Rose) in fondo sa un po’di minestra riscaldata ed è un vero peccato
perché questa volta Duckie ha fra le mani un cantante giovane e di talento con
una voce davvero particolare, come non gli capitava da Junior Reid, appunto, che
potrebbe fare grandi cose se solo la piantasse un po’con tutti quei “Aiwooi!”
e “Stananetewoy!; certo, questi vocalismi di scuola Waterhouse fanno parte del
‘sound’ riconoscibile del trio, ma si ha l’impressione che mai come questa
volta, Duckie Simposn si sia messo d’impegno per ottenere un’imitazione
pedissequa dei Black Uhuru di Michael Rose, convinto forse che questa sia
l’unica ricetta vincente per il suo gruppo. Non è un caso, ad esempio, che il
pur bello ‘Mother of Iration’ sia cantato sulla base della mitica ‘Leaving
to Zion’.
In ogni caso, lo ripetiamo, i brani cantati da Andrew Bees comunque sono
accattivanti e mostrano un vocalist cool e promettente , sicuramente da tenere
d’occhio. Altra cosa che Duckie dovrebbe cortesemente evitare di fare è
quella di cantare! Difatti, se sono i pezzi di Bees a mantenere alto il ritmo e
l’attenzione, ad un certo punto del disco si rischia un colpo di sonno
micidiale grazie ai brani cantati da Simpson presenti in scaletta.Yawn! Duckie
rimane pero’ un grande songwriter , come nel caso della bella ‘Dread to be
Rasta’ (cantata da Bees), un inno di filosofia nyabinghi che recita <<
You haffi dread to be rasta, some likkle man a impostor>> e <<Rasta
a soldier so no crossover>>…ogni riferimento a ‘Don’t haffi dread’
dei Morgan Heritage è ,naturalmente, puramente voluto.
RasWalter
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