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Kwame Prime

“Artisti giamaicani, venite a registrare in Africa’.  E’ l‘appello del cantante ghanese, fra i personaggi emergenti dell’african reggae style

(articolo di RasWalter)

(english version here)

BIO INTERVISTA 
Il Reggae Africano, fuori com’è dalle dancehall e da altri circuiti ‘abituali’ di questa musica, non è fra i suoi sottogeneri più seguiti. Almeno qui in Italia (al contrario della Francia, ad esempio). Forse perché è troppo legato alla tradizione (Marley, Tosh e Cliff) ed è pertanto caratterizzato da un sound che per alcuni può essere scontato e demodè. Nondimeno, è un genere a cui spesso si è fatto ricorso, specie dal vivo, quando non è stato possibile accedere ai grossi nomi del reggae giamaicano o inglese. Aldilà di qualche star di primissima grandezza (Alpha Blondy, Lucky Dube, Tiken Jah Fakoly), è di questo che campano ancora oggi molti cantanti di origine africana: di concerti (spesso di piazza o fuori contesto) in cui di frequente attingono al repertorio di Bob Marley per accontentare un po’ tutti. In tempi recenti, si è fatto avanti fra i cultori europei dell’african reggae style il cantante Kwame Prime, 46 anni, originario del Ghana. Kwame, attivo musicalmente fra Germania e paese natio (dove è popolare) si è fatto inizialmente conoscere per la sua somiglianza fisica sconcertante con Marley e per le affinità vocali. Ottiene sempre un discreto successo, in Germania, il suo ‘Bob Marley Show’. Il suo ultimo album ‘For Your Life’, caratterizzato da un sound elettronico un po’ bizzarro, ma piacevole, che fa da cornice al suo stile Marleyano, è stato fra i candidati, sulla rete, al titolo di miglior reggae album tedesco, ed è stato apprezzato anche in Inghilterra, dove è stato spesso selezionato nel circuito radio underground. Proprio con Kwame Prime, abbiamo avuto la possibilità di fare un reasoning sulla difficile realtà dell’african reggae.

Parlaci un po’ di te e della tua storia.

Sono nato ad Accra, la capitale del Ghana. Da ragazzi ascoltavamo tanta musica, specie il reggae, per i messaggi che portava con sé. Queste canzoni parlavano della nostra vita di tutti i giorni, e venendo da situazioni povere, era facile associarle ai nostri desideri di una vita migliore.

La tua somiglianza fisica e vocale con Marley ti ha aiutato lungo la strada?

Io apprezzo moltissimo certi paragoni. Però devo dire che questi spesso mettono in secondo piano i miei progressi personali. Per quanto io ami la Leggenda, preferisco che si parli della mia musica e non del mio aspetto. In ogni caso, mi sento molto onorato quando mi si chiede di prendere parte a qualche spettacolo tributo a Marley. Per me è sempre un onore suonare la musica di Bob.

Il tuo reggae è comunque peculiare. C’è una particolare definizione per il tuo stile?

Credo che l’essere me stesso sia alla base della mia musica. Certo, ci sono delle influenze, ma questo è perché ognuno di noi ha un eroe, un esempio…qualcuno che è capace di infilarsi nei tuoi pensieri con realismo. Non è necessario poi che questa persona ti sia vicina fisicamente. Pensa a quanta gente crede in Gesù Cristo, o Maometto. Quel credo influenza i loro pensieri e le loro azioni.

Secondo te quali sono le differenze fra il reggae africano e quello giamaicano?

I giamaicani sono stati impiegati nell’industria musicale per moltissimo tempo. Il premio di tanto impegno è la diffusione mondiale della loro musica. Ciò consente loro anche di capitalizzarla. Si sa, le tendenze del reggae vengono dalla Giamaica. Il reggae giamaicano ha attirato l’attenzione di grosse compagnie discografiche che ci hanno investito sopra. Questo è quello che manca al reggae africano: l’attenzione delle grosse case discografiche. Ciò che davvero mi dispiace è che in giro ci sono alcuni artisti davvero bravi, ancora in attesa di essere scoperti. In termini di produzione, il reggae africano è buono quanto quello giamaicano. Ciò che manca sono solamente i grossi discografici interessati ad investirci.

Eppure pare che molti produttori, promoters ed ascoltatori, stiano guardando anche al di fuori della Giamaica per del buon reggae su cui puntare. Alcune recenti uscite discografiche lo dimostrano…Nasio Fontaine, African Bush Doctor etc…

Se è così, non so da che parte stia guardano questa gente. Ho avuto a che fare con dei promoters che snobbano gli artisti reggae africani perché non sono di origine giamaicana, ed io sono una vittima. Gli artisti africani hanno bisogno dei promoters per crescere. La loro musica è bella ed originale, ed ogni cosa bella è tale solo se può essere condivisa. Secondo me nel reggae giamaicano c’è troppa ripetitività nell’uso dei ritmi. Uno stesso ritmo è usato da centinaia di artisti. D’altro canto, c’è un gran sviluppo nel reggae negli altri paesi. Il reggae è davvero diventato internazionale.

Parlaci della scena reggae nel Ghana.

La scena reggae ghanese è in grosso fermento. Questa musica adesso è suonata da tutte le maggiori radio. La stessa Rita Marley ha fatto del Ghana la sua casa. La Tuff Gong International e la fondazione Marley hanno base anche qui.

Pensi che registrerai qualcosa in Giamaica?

Può darsi, prima o poi. Per il momento ho un mio studio di registrazione qui ad Accra, ed è fondamentale perché così posso registrare quando voglio. Inoltre in Africa abbiamo un sacco di musicisti pronti a suonare per altri cantanti. Vogliamo che gli artisti giamaicani vengano a registrare in Africa, la loro terra d’origine.

Parlaci di un ricordo particolare, riferito alla tua lunga carriera

Mi piace ricordare quando mi esibii in Svizzera per la prima volta, anni fa. Il pubblico era piuttosto numeroso e fu davvero entusiasta. Io ero molto eccitato. E’ un episodio che risale a diversi anni fa ma ancora mi emoziona.