Alasdair MacIntyre: 

un filosofo americano di origine scozzese.

Ha senso parlare di dovere se obbliga l'uomo 

a conoscere e perseguire il bene 

e a conoscere ed evitare il male 

Vita di MacIntyre

MacIntyre, nato il 12 gennaio 1929, è originario della Scozia, cioè della «Europa continentale»: qui ha incontrato e conosciuto le «tradizioni», che lo hanno accompagnato nel suo crescere, al cui studio si è dedicato con passione, che sono state per lui continuo riferimento e che poi lo hanno reso spirito inquieto. È cristiano secondo la confessione presbiteriana, diventa anche marxista. Approda infine alla fede cattolica.
È «
uno spirito moderno», almeno per questo: non si rassegna né si adagia ad essere un laudator o un professor delle Tradizioni ereditate ed accolte; ma, essendo queste per lui un fatto vivo e per la vita, le contempla nel nascere, nel crescere, ma soprattutto nel loro svilupparsi, trasformarsi e realizzarsi. Di fronte ad esse si pone per scoprirne la capacità di «giustificare» e realizzare in maniera garantita la vita, contemplandole con attenzione, rispetto e senso critico.
Incontra le
Tradizioni e le scopre come «luoghi della vita», e non solo quelle classiche, ma anche quelle più recenti e recentissime. Da esse si lascia conquistare soprattutto per la parte di verità di cui sono veicolo.

MacIntyre è attento alle radici della sua cultura e della Tradizione in cui è nato e maturato: vuole approfondire e conoscere la «storia» della Scozia per scoprire e conoscere sempre meglio se stesso. «Educato in un ambiente ispirato al modello tradizionale tipico delle comunità celtiche, ne sente profondamente il fascino e l'appartenenza, mostrandosi fin dall'inizio desideroso di scoprire le radici. Lo stupisce la ricchezza morale di queste comunità, raccolte dal perseguimento comune di beni umani in un contesto di collaborazione reciproca».
«Non è un caso che MacIntyre rivaluti - all'interno di un personale percorso religioso molto travagliato e sicuramente non superficiale - la ragionevolezza della fede cristiana, la quale ha a che fare con eventi vissuti come parte di un dramma in cui il credente si trova a recitare la sua parte».

Non ha paura di cambiare strada quando scopre su un'altra una luminosità più intensa della verità che cerca.
Questo cambiamento può essere visto come segno di lealtà verso la verità, e a me, francamente, piace
leggerlo così, soprattutto prendendo atto, nella lettura delle sue opere più significative, della sua capacità non-emotivista di assumere il cammino della ricerca morale. Qualcuno, invece, forzando, ha letto diversamente. Afferma, infatti, il prof. Robert George della Princeton University: «Anche nel dibattito politico ci sono state notevoli conversioni intellettuali, come, per esempio, la famosa serie di conversioni di Alasdair MacIntyre: dal positivismo al marxismo, poi secolarismo e, infine, al tomismo e al cattolicesimo. È stata quasi un'odissea verso il cattolicesimo e speriamo che si fermi qui».

Cos'è la giustizia? C'è una giustizia? Quale giustizia?

La «lente marxista» fu decisiva per convincerlo «della radice ideologica del liberalismo, inteso come maschera mistificatoria e auto-mistificatoria di certi interessi sociali». Dirà: «Apprezzavo del marxismo soprattutto la sua critica al liberalismo». In nome della libertà, infatti, il liberalismo esprime e s'impone come un dominio silenzioso ma pervasivo che, nel tempo, tende a disarticolare i legami umani tradizionali e ad impoverire la rete dei rapporti culturali e sociali.
I liberalisti, infatti, da un lato cercano di proporre di sé l'immagine di gente che si preoccupa di proporre regimi politici basati sulla libertà, sull'idea che chiunque è libero di perseguire qualsiasi obiettivo che ritenga utile per se stesso, per un altro verso, però, dopo averli ammaliati con quel tipo di proposta, privano la maggioranza degli uomini della possibilità di capire ed impostare la propria vita come ricerca e raggiungimento del bene.

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