Alasdair MacIntyre: 

un filosofo americano di origine scozzese.

Ha senso parlare di dovere se obbliga l'uomo 

a conoscere e perseguire il bene 

e a conoscere ed evitare il male 

Bibliografia di MacIntyre

«Poiesis e Praxis»

La pratica non è la poiesis né la praxis aristoteliche, prese in maniera separata.
Secondo Aristotele, l'agire dell'uomo in quanto uomo deve essere considerato da due prospettive differenti: la prospettiva produttiva (
poiesis), e la prospettiva pratica (praxis). Infatti, afferma: «Chiunque produce qualcosa la produce per un fine, e la produzione non è fine a se stessa (ma è relativa ad un oggetto, cioè è produzione di qualcosa), mentre, al contrario, l'azione morale è fine in se stessa, giacchè l'agire moralmente buono è un fine, e il desiderio è desiderio di questo fine». E ancora: «Il fine della produzione è altro dalla produzione stessa, mentre il fine dell'azione no: l'agire moralmente bene è un fine in se stesso».
L'
agire tecnico (poiesis), o produttivo, è quello   proprio dell'artigiano: esso è guidato dall'idea (eidos) o modello dell'oggetto da produrre e trova la sua perfezione nell'abilità (techne) operativa posseduta. L'azione in questo contesto è solo il mezzo necessario al raggiungimento del fine, ma non è il fine stesso; in questo caso infatti il fine è il prodotto, diverso dall'azione, il quale prodotto comincia ad esistere solo al termine dell'azione.
L'
agire praticopraxis) ha, invece, il fine immanente all'azione, è, cioè, rappresentato dall'azione stessa che viene compiuta; anch'esso è guidato da un ideale (il bene) e può realizzarsi tramite una disposizione interiore (la phronesis), capacità di decisione prudente e consapevole; l'azione, cioè, viene compiuta per se stessa e per la sua intrinseca bontà e il suo compiersi rappresenta il raggiungimento del fine. È vero, però, che i giudizi emessi guidati dalle phronêsis possono essere errati, ma ciò che rende oggettivamente valida la praxis è l'agire preoccupati del bene e del meglio.
«Nel cercare di formulare giudizi ispirati alla
phronêsis su casi particolari, posso commettere degli errori. I miei giudizi possono essere falsi o veri. Un giudizio falso sarà un giudizio che non identifica correttamente il bene o i beni che sono in gioco in questa particolare situazione, o perché ho frainteso la situazione, oppure perché la mia comprensione del bene o dei beni rilevanti, per esempio della giustizia, è inadeguata. Ne consegue che i giudizi veri saranno quelli che presentano o presuppongono una concezione corretta del bene o dei beni corrispondenti, della loro validità rispetto a questa particolare situazione, e della situazione stessa. Cosí, il passaggio da una minore a una maggiore capacità di formulare giudizi veri richiederà una concezione sempre più adeguata del bene e del meglio per gli esseri umani e di quella serie di beni, come la giustizia, che sono parti costitutive del bene e del meglio».
In una società modellata sulla
poiesis, l'agire è finalizzato al raggiungimento di risultati nel mondo, e, dunque, i soggetti sociali vengono ridotti ad oggetti di applicazione della manipolazione.
Al contrario, in una società modellata sulla
praxis, centrale non è la modificazione di stati di cose, ma l'orientamento dell'agire: il soggetto agente non è posto davanti ad un mondo di oggetti, ma al proprio agire, di cui è responsabile.
La
pratica di cui parla MacIntyre, invece, ingloba in sé sia la dimensione della poiesis (àl'agire tecnico e produttivo), sia la dimensione della praxis (l'agire pratico), ambedue attualizzate nella dimensione sociale, storica, culturale e comunitaria.

La pratica

È «qualsiasi forma coerente e complessa di attività umana cooperativa socialmente stabilita,
mediante la quale valori insiti in tale forma di attività vengono realizzati nel corso del tentativo di raggiungere quei modelli
che appartengono ad essa e parzialmente la definiscono.
Il risultato è un'estensione sistematica
delle facoltà umane di raggiungere l'eccellenza
e delle concezioni umane dei fini e dei valori impliciti».
[
After Virtue, p. 225].

La pratica
che ci presenta MacIntyre, la quale non è minimamente confondibile con ciò cui usualmente si allude con questa parola, cioè l'alternativa alla teoria, comprende l'agire umano nella sua globalità, e in questo va oltre Aristotele il quale si ferma alla praxis e alla poiesis, tentando di semplificare in queste due categorie i tipi di agire umano.

Se questa semplificazione è stata mai valida e possibile, non più oggi.

I tipi differenti di pratica sono forme di attività umana [...] con i suoi propri fini immanenti e con un modo specifico di intendere i beni raggiungibili. […] Molto spesso la pratica è valorizzata principalmente per i beni esterni ad essa collegati. Così, per esempio, può accadere che qualcuno valorizzi l'agricoltura esclusivamente come mezzo per far soldi.. [...] Nella misura in cui la pratica è valorizzata per i suoi beni esterni e non per quelli interni e ad essa immanenti, tende a corrompersi. Eppure la pratica frequentemente rivela la sua capacità di rigenerarsi, anche in ambienti come quelli della società moderna, in cui i beni predominanti sono il denaro, la posizione sociale, la gloria e il potere. Perché è importante tutto questo? Perché la struttura morale della pratica può essere compresa adeguatamente solo in termini aristotelici. [...] Se si cerca di raggiungere il telos, è necessario rendersi conto che la pratica ha un telos, e rendersi conto che viene richiesta una educazione alle virtù [per raggiungerlo], intese esattamente come le intendeva Aristotele.

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