La Quadratura del Cerchio: segue a
"Principi di Geometria Fondamentale", capitoli I-V
Capitolo VI: La geometria del compasso
Quando i matematici moderni parlano del compasso, in
realtà non sanno come funziona, perché non ne hanno riconosciuto la vera
descrizione data da Archimede nella prima delle sue definizioni nel trattato
"Sulle spirali", che è la seguente ed è anche il nostro comma
successivo:
19°) Se una retta tracciata su un piano ruota con
velocità uniforme intorno a un estremo, che rimane fisso, e torna continuamente
alla posizione da cui è partita, e se, nello stesso tempo che la retta ruota,
un punto si muove con velocità uniforme lungo la retta cominciando dall'estremo
che rimane fisso, il punto descriverà una spirale nel piano.
Dal momento che i moderni, matematici o fisici che siano,
non hanno occhi per vedere, non si sono accorti che il comunissimo loro compasso
non ha solo un movimento di rotazione, ma ne ha anche un altro lineare di apertura.
Se, invece di far solo ruotare lo strumento per tracciare dei cerchi, lo
avessero usato con entrambi i movimenti a velocità uniforme, si
sarebbero stupiti a "vedere" finalmente sul loro foglio da disegno -
invece di un cerchio - la spirale, appunto, che chiamiamo "di
Archimede", e che ha passo costante, perché il raggio è proporzionale
all'angolo di rotazione. La punta esterna del compasso si muove precisamente
lungo una retta nel movimento di apertura e questa retta ideale ruota con lo
strumento, mentre questo continua ad aprirsi.
Abbiamo così trovato il giusto compasso per dimostrare il
teorema del comma che segue, senza nulla di nostro (salvo le peculiarità del
procedimento seguito), ma sulla base esclusiva delle scoperte matematiche
del grande Archimede. Sarà perfettamente inutile tirare in ballo le conclusioni
di Lindemann (1882) sulla trascendenza di pi greco, che riguardano i
cerchi fatti col compasso dei "ciechi" e non la spirale di Archimede. Tuttavia quello del compasso non è il solo problema,
come vedremo tra poco.
20°) TEOREMA: Con l'uso del compasso, come descritto da
Archimede, e di
una squadra qualsiasi, è possibile "rettificare" una circonferenza di
raggio dato e
quindi, con procedimenti già noti, "quadrare" il cerchio.
Dopo avere stabilito che il compasso da usare non deve
servire preliminarmente per fare cerchi ma per tracciare una spirale, si entra
su un secondo terreno minato. E' vero, infatti, che Archimede dopo quella
definizione dimostra coi teoremi 18, 19 e 20 che la sua spirale permette
di rettificare la circonferenza (e, ovviamente, noi ci limitiamo qui a
richiamare quei teoremi, già assolutamente dimostrati). Ed è altrettanto vero
che i moderni, pur avendo equivocato sulla funzione del compasso, conoscono
senz'altro la dimostrazione di Archimede, che i lettori troveranno citata e
descritta nel fascicolo dedicato ad Archimede da "LE SCIENZE", nella
serie "I grandi della scienza". Ma sussiste ancora una difficoltà che sembra insuperabile nella fase della costruzione geometrica, pur
effettuato il tracciamento della spirale col compasso ridefinito: cioè quella
di determinare la tangente - indispensabile per il procedimento - in un punto
della spirale, il che Archimede fa solo teoricamente. Giustamente Pier Daniele
Napolitani, autore del fascicolo ora citato, là dove dice: "Archimede
determina la rettificazione della circonferenza", aggiunge: "o,
meglio, riduce il problema della rettificazione a quello di tracciare la
tangente alla spirale". Faccio allora presente che, per il
procedimento particolare che ora descriverò, è sufficiente tracciare la
tangente non in un punto dato della spirale, il che è impossibile con gli
strumenti in causa, ma in uno non predeterminato, il che si può fare, come vedremo
subito.
Si tracci col compasso, così come
descritto da Archimede, una spirale con origine nel polo O. Dopo il primo
giro e prima del termine del secondo ogni raggio della spirale sarà diviso in
due segmenti: il minore all'interno, con estremo nel polo, e il maggiore
all'esterno, con estremo sulla spirale. Il segmento maggiore è il
"passo" costante della spirale. Si tracci una semiretta OH con
origine nel polo, che attraversi la spirale tra il primo e il secondo giro. Si muova la squadra PQR
lungo OH da H verso O fino al punto B di tangenza
del cateto PQ con la spirale (Archimede,"Sulle spirali",
teorema 13). Tracciato il raggio OB, si prolunghi la
tangente PBQ fino al punto T di incontro con la sottotangente,
ossia con la perpendicolare ad OB in O. Sul raggio OB il
segmento CB è il passo della spirale. Da C si conduca la
parallela a BT fino all'incontro con la sottotangente in D. Dai
teoremi 18, 19 e 20 di Archimede si dimostra che il
segmento DT è la circonferenza rettificata di raggio OB. Riportato quindi sulla sottotangente il segmento OV=DT,
si tracci il segmento BV. Sulla semiretta OB sia dato il raggio a
piacere di una circonferenza da rettificare: per esempio, ON. Condotta da
N la parallela a BV fino all'incontro con la sottotangente in M,
sarà OM il segmento che rettifica la circonferenza data, per evidente
legge di proporzionalità. Con procedimenti già noti si passerà quindi a
costruire prima il rettangolo OEFG equivalente al cerchio dato e poi il
quadrato OXYZ di pari area.
Si è così realizzata la visione di Dante nell'ultimo canto
della Divina Commedia, quando si paragona al "geomètra che tutto s'affige
/ per misurar lo cerchio, e non ritrova, / pensando, quel principio ond'elli
indige". Dopo sette secoli, il principio è stato ritrovato.
Napoli, 12 novembre 2001
NOTA 1. L'argomento del capitolo VI
ha in comune solo il titolo con l'opera matematica di Lorenzo Mascheroni
(1750-1800), riguardando qui il compasso di Archimede - come detto sopra - e non
quello incompleto dei matematici moderni.
Il compasso dei "ciechi" (i matematici moderni)
Il compasso del Creatore (definito da Archimede)
Biblioteca Nazionale di Vienna, Bibbia del XIII secolo, da Losapevi dell'arte,
Electa Mondadori
NOTA 2. Il compasso normale
(il primo), usato per il solo movimento circolare, non può rettificare la
circonferenza, né - di conseguenza - quadrare il cerchio, così come ha
dimostrato matematicamente Lindemann, e potrebbe stare nelle mani dei Ciechi del
famoso quadro di Brueghel. Il secondo, invece, presenta anche il regolo per l'apertura lineare, secondo la
precisa definizione fatta da Archimede nel trattato Sulle spirali, e
quadra esattamente il cerchio col procedimento dello stesso Archimede e nostro
(comma 20°).
NOTA 3. Il "compasso del Creatore" -
o di Archimede - non è uno strumento solo teorico, utile esclusivamente a
quadrare il cerchio, ma è usato in modo continuo e necessario dalla natura come guida
fisico-geometrica di tutte le strutture circolari, che ruotano gravitazionalmente con i loro punti di intensità lungo spirali di Archimede (La
Fisica Unigravitazionale e l'Equazione Cosmologica, sez. III, cap. IV a), §§
5 e 12 sgg.; nel libro, pagg. 89 e 98 sgg.). Ne diamo due immagini,
relative rispettivamente alla materia cosiddetta inerte e a quella biologica:
La Fisica e l'Atomo, Le spirali di
crescita su un cristallo di carburo di silicio, Zanichelli editore Bologna
Enciclopedia Italiana, "Dattiloscopia",
Schemi di impronte digitali