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| INCONTRI e INIZIATIVE |
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Il Gruppo si incontra il una volta al mese (tranne modifiche) a Trento.
incontri svolti:
nel 2008:
- sabato 13 docembre (messa)
- venerdì 7 novembre
-venerdì 17 ottobre
- venerdì 4 aprile (veglia)
- sabato 8 marzo (messa e pizza assieme)
- venerdì 15 febbraio
per il 2007:
- Venerdì, 21 dicembre 2007
- Venerdì, 9 novembre 2007
- Venerdì, ottobre 2007
- Venerdì 20 aprile, ore 20.30, Trento
- Venerdì 23 febbraio, ore 20.30, Trento
- Venerdì 12 gennario, ore 20.30, Trento
per il 2006:
- Venerdì 1 dicembre, ore 20.30, Trento
- Venerdì 17 novembre, ore 20.30, Trento
- Venerdì 13 ottobre, ore 20.30, Trento
- 14 settembre, pizza
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(René Magritte – Gli Amanti 1928)
VEGLIA DI PREGHIERA - Gruppo Ressa
Trento 4 aprile 2008
L’identità s-velata
1. Immagine
Dal Libro di Isaia:
“Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima”.
(prendiamo a turno tra le mani l’icona)
- Davanti a Te, Signore, pongo la mia vita. I Tuoi occhi nei miei, le tue labbra, la tua fronte, le tue rughe si danno al mio sguardo ed io con che sguardo Ti accolgo?
- Ho nascosto il mio volto mille volte. Ho avuto paura, Signore. Ho paura! Chi mi osserva? Cosa pensano di me?
- Mi conosci intimamente, Padre mio, è così terribile il mio aspetto? Così funesta la mia presenza nel mondo? Che male ho fatto?
- Mio Dio, in Te mi rifugio, non ha pace l’anima mia.
- Ho bisogno di essere riconosciuto per il valore che sento di avere. Non di meno, non di più. Il mio autentico valore.
- Che fine ha fatto la mia ispirazione all’amore? Basta così poco per rinnegare ogni cosa.
- I miei genitori, i miei colleghi, intorno a me è un brulicare di pregiudizi, mi lascio così trascinare nell’ombra, io mi lascio trascinare…
Per riflettere assieme: Secondo lo studioso Goffman, assegnamo a certe persone, una sorta di identità sociale virtuale, che contiene attribuzioni puramente speculative, per nulla confrontabili coi fatti. Si tratta di proiezioni di stereotipi spesso mediate anche da sentimenti di paura e di inferiorità, che vengono riversati sulle persone estranee in modo acritico. "Nella nostra mente, viene così declassato da persona completa e a cui siamo comunemente abituati, a persona segnata, screditata". (D. Groffman “Stigma. L’identità negata”)
Meditazione personale
2. Luce
Dalla Genesi:
“E Dio disse: Sia la luce! E la luce fu. E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. E Dio chiamò la luce "giorno", e le tenebre "notte". Così fu sera, poi fu mattina: e fu il primo giorno”.
(attingiamo la luce dal cero, dopo l’invocazione)
- Mi hai costruito come un’opera meravigliosa, hai soffiato nel cuore il Tuo spirito ed io sono venuto alla luce. Grazie per questo dono, non lo dimenticherò.
- Sconfiggo la paura coltivando in me la luce dell’amore: confrontandomi con gli amici, rispettando la diversità di ognuno e la mia, chiedendo rispetto, non vergognandomi per ciò che sono.
- Ero nel deserto e sei venuto a cercarmi, ero nella palude delle mie recriminazioni e mi hai fatto conoscere il Tuo abbraccio, come potrò sdebitarmi? A chi potrò comunicare questa meraviglia? Fammi ardere di questo bene profondo.
- Ho sentito la violenza entrare dentro di me, prendere piede, spodestare la sicurezza, il coraggio, l’orgoglio, la dignità. Ho fermato la violenza ogni volta che ho ricordato la mia appartenenza al divino. In me è il germe dell’universo, da me partono nuovi orizzonti.
- Sono stato ferito, ma sono ancora qui. Sono stato messo da parte, ma ancora cammino. Sono stato dimenticato, ma ho amato molto. Sono così fragile, come la luce di una candela.
- La mia forza è la libertà di amare ed essere amato, la mia arma la consapevolezza, la mia vittoria la gioia di essere ciò che sono.
- Apro il mio buio alla luce, apro le mie labbra alla verità, il mio cuore alla speranza.
Per riflettere assieme: "Essere gay o lesbica non è deprecabile o straordinario, ma solamente uno dei tanti possibili modi di essere. E’ una delle tante possibilità date agli esseri umani per vivere in modo appagante la propria affettività e le relazioni interpersonali. Solamente superando le barriere che fanno ritenere che l’omosessualità sia qualcosa di non ordinario, e per questo condannabile, gli individui possono superare la propria omofobia"...(A. Montano - psicologa e antropologa)
Meditazione personale
3. Parola
Lettera ai Corinzi:
“Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”.
(mettiamo a turno un sassolino nel vaso)
- Fragile come un vaso di creta, invoco il Tuo amore, invoco lo Spirito, le mie parole siano come una pietra scagliata con tutta la mia forza.
- Precario ma tenace, non ho taciuto il mio desiderio di vita, quante volte ho gridato un dolore, una speranza.
- E’ il silenzio che a volte sento dentro di me, un velo di impotenza che ho voglia di strappare!
- Chi dite che io sia? Non lo chiedevi anche Tu ai tuoi persecutori? Non mi arrendo, non resterò in silenzio.
- Pronunciare le parole della verità, pronunciare parole nuove.
- Sono stanco di ipocrisia, di bugie, di mezze verità, sono stanco!
- Ho nel cuore un cantico nuovo, non lo tacerò.
Per riflettere assieme: Quando Gesù di Nazareth annuncia ai suoi amici, nel momento del congedo, che avrebbe mandato loro lo Spirito di verità. (Giovanni 15,26), egli introduce nella vita della comunità un «elemento incontrollabile», un´autentica «dinamite», una «realtà rivoluzionaria», incontenibile, come il vento, come il fuoco, come l´amore.
Ce lo ricordano gli Atti degli Apostoli, descrivendo la Pentecoste così: «Venne all´improvviso dal cielo un rombo, come di vento impetuoso... e apparvero loro lingue come di fuoco...» (2,2-3).
Già allora si è compiuto qualcosa del tutto nuovo: i discepoli passano dalla paura alla gioia condivisa, dalla chiusura allo spalancamento degli ideali e delle prospettive legate all´annuncio della salvezza.
Si potrebbe perfino dire che da uomini di parte, essi diventano uomini universali; da custodi della legge, essi si aprono alle richieste di una storia del tutto nuova, non ancora condizionata dal passato; da eredi di una tradizione chiusa e omogenea, essi sono capaci di accogliere le istanze di una universalità, coinvolgente l´intera famiglia umana; da cultori di una «religione del libro», essi diventano adoratori di un Dio, che «non fa preferenza di persone» e che offre a tutti salvezza: uomini e donne, ebrei e pagani, santi e peccatori, credenti e cercatori di lui o di ogni brandello di umanità possibile, che possa essere redenta, salvata. (Marcello Farina, l’Adige giugno 2003)
4. Fiore
Dal Vangelo di Luca:
" L`anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l`umiltà della sua serva.
D`ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l`Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre".
(a turno raccogliamo un rametto dopo l’invocazione)
- Sogno, ho un sogno Signore: che le persone abbandonino i vecchi abiti di paura e pregiudizio, che si rivestano di accoglienza e ascolto.
- L’anima mia ha conosciuto qualcosa di profondo, di luminoso, di caldo, di questo ho nostalgia, finché non lo riavrò tra le mani lo custodirò nel cuore.
- Come torna la primavera così la speranza germina nel mondo, quanti giovani hanno abbandonato le aridità dei loro padri, ho fiducia, Signore, in questa nuova messe.
- Con quante persone ho parlato, con quanti ho discusso, quanti mi hanno conosciuto e quanti hanno sorriso e pregato con me. Da questo qualcosa nascerà.
- Un fiore, cosa vuoi che sia un fiore. Un po’ di colore, un po’ di profumo, un attimo del futuro racchiuso in così poco.
- Mi hai ricolmato di beni, come potrò ringraziarti? Il tuo dono ha bisogno di cure, di attenzioni quotidiane, di tenerezza, solo così potrà durare.
- Ricorda Padre, coloro che hanno condiviso questa festa con noi, ricordaci e sostienici, aiuta la nostra primavera appena sbocciata.
Padre Nostro…
AMEN |
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INCONTRO 23 Febbraio 2007
Riflessioni di inizio Quaresima
Dal Vangelo di Marco (1,15-20)
"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo". 16 Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17 Gesù disse loro: "Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini". 18 E subito, lasciate le reti, lo seguirono. 19 Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. 20 Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.”
1. E’ iniziato un periodo che per molti cristiani ha un valore quasi superiore al Natale e ad ogni altro periodo dell’anno liturgico. Ma per i più è un periodo di passaggio tra una festa e un’altra, tra le abbuffate carnascialesche e quelle pasquali. Soffermarsi è difficile, difficile interrompere o rallentare le attività quotidiane, dare uno spazio privilegiato all’ascolto e alla meditazione. E’ prezioso quel tanto di raccoglimento che permette di riprendere il filo della giornata e dare un po’ di senso agli avvenimenti, sentirsi parte di un tutto e non isolate marionette sempre in movimento sul palcoscenico di una commedia che ci è sempre più estranea.
-Avete mai la sensazione che le cose scivolino su un piano inclinato, sempre più in fretta, sempre meno afferrabili e non ci diano il tempo di capire, di sentirci partecipi delle cose che facciamo?
-L’abitudine, forse, o la confusione di intenti, quando non capiamo più il ‘perchè’ andiamo avanti in una direzione, mai provato tutto questo?
-Dove sono le mie passioni? Che spazio do’ ai miei propositi, al mio impegno sociale, alle mie grandi domande esistenziali? Alla condivisione con amici e persone che mi circondano?
E’ proprio bello potersi fermare, placare la corsa e i rivoli infiniti di pensieri e preoccupazioni per un momento e dire ‘oggi mi dedico al silenzio’, oggi mi dedico a recuperare le energie, a distaccarmi dai ‘doveri imposti’, a prendere atto che sono una creatura amata, che la solitudine che mi opprime a volte è l’ingordigia di un tempo affamato di motivazioni alte, che ce le strappa di dosso.
E Dio chiama proprio me, umile pescatore… lascia le tue reti, i tuoi affanni quotidiani, ‘fermati e seguimi’. Fermati, lascia l’inutile in cenere e rinascerai.
Ceneri – Umberto Saba
Ceneri
di cose morte, di mali perduti,
di contatti ineffabili, di muti
sospiri;
vivide
fiamme da voi m'investono nell'atto
che d'ansia in ansia approssimo alle soglie
del sonno;
e al sonno,
con quei legami appassionati e teneri
ch'ànno il bimbo e la madre, ed a voi ceneri
mi fondo.
L'angoscia
insidia al varco, io la disarmo. Come
un beato la via del paradiso,
salgo una scala, sosto ad una porta
a cui suonavo in altri tempi. Il tempo
ha ceduto di colpo.
Mi sento,
con i panni e con l'anima di allora,
in una luce di folgore; al cuore
una gioia si abbatte vorticosa
come la fine.
Ma non grido.
Muto
parto dell'ombre per l'immenso impero.
2. Il Vangelo dà risposta al nostro vuoto: carità.
Non è un capriccio amare, non è un peccato essere se stessi, non è un limite vivere nella carne di cui Dio ci ha fatti. Ci scontriamo con l’ottusità e il pregiudizio, perchè, se autentici cristiani, siamo persone che testimoniano, una speranza di fede che destabilizza: preferire la riconciliazione alla disputa, il perdono al giudizio, la dinamica della relazione profonda al ritualismo e al mero suggello sociale… persone scomode, presenze inquiete. Diamo la nostra vita tutti i giorni per rigenerare la vita stessa. Diamo il nostro contributo tutti i giorni per aprire le menti e le coscienze. Amore, Carità… nessun’altra risposta, per la violenza, il vuoto, la morte.
Vuoto d'amore - Alda Merini
Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d'amore.
3. Ho paura, mio Dio, cosa mi stai chiedendo? Non sono degno, non ne ho la forza, sono inciampato già mille volte e il senso di colpa mi opprime. Non riesco ad essere così come mi vogliono, non riesco ad uscire dal mio stesso perbenismo ipocrita. Finirò i miei giorni nell’abbandono e nella insoddisfazione? Mio Dio, liberami, mio Dio soccorrimi, quante notti ho già perduto nel cercare un nome al mio essere, quante mattine mi sono alzato, grato di poter dimenticare queste notti per poi alla sera ripiombare nell’oscurità.
Ho paura, mio Dio, quale sacrificio mi chiedi? Che olocausto posso offrirti per placare il mio animo? Mio Dio, mio Dio, perchè ‘mi sento’ abbandonato?
Donaci, Signore, un tempo di ripensamento, un tempo di pace, di rinuncia al male, al male che sentiamo nel profondo. Donaci, Signore, l’istinto dell’animale selvatico, che sa attendere il tempo del risveglio, dandosi i giorni del silenzio e del digiuno.
Donaci la forza di testimoniare la tua carità. Non permettere che ci lasciamo inaridire il miracolo che hai tracciato dentro di noi, che hai voluto per noi, che hai sognato con noi. Amico che non tradisce, Anima che ascolta, Padre che non disprezza l’opera delle sue mani, donaci un cuore grande, donaci braccia aperte per accogliere, donaci il desiderio di riempire il mondo di Te, della nostalgia del tuo Amore.
Generalizzando - Giorgio Caproni
Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo piú
Né da chi né che sia.
Soltanto, ne conserviamo
- pungente e senza condono -
la spina della nostalgia.
PADRE NOSTRO…
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INCONTRO 12 Gennaio 2007
Riflessione sulle attese
Le due venute di Cristo
Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo(Cat. 15, 1. 3; PG 33, 870-874)
Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n'è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l'altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l'altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi.
Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti.
Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell'altra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria.
Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Così andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9).
Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: Tu hai agito così, io non ho aperto bocca (cfr. Sal 38, 10).
Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale.
Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene... Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3).
Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E' apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo.
Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine.
Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell'ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.
Tracce per la riflessione personale e di gruppo:
1. La Storia ha davvero una meta? Se sì, come ciò si esplicita nella mia vita?
2. E la mia storia personale ha una meta?
3. Quale meta perseguo?
4. Chi e cosa aspetto e mi aspetto? |
INONTRO DEL 1 DICEMBRE 2006:
"CHE IMPORTANZA HA ESSERE OMOSESSUALI?"
Padre nostro
Bluvertigo
Sono=Sono
Avrei potuto essere un famoso pianista
sarei potuto diventare un d.j.
giuravo che avrei fatto il portiere
era l'unico a differenziarsi
pensavo che non fosse della squadra
era vestito meglio e stava fermo
e quando io sto fermo
è perché ho qualcosa in mente
sono come sono
sono cosa sono
sono come sono
sono come suono
avrei potuto fare l'ingegnere chimico
o semplicemente terminare gli studi
sarei riuscito a costruirmi la casa
invece così mi devo fidare
e quando mi fido
non serve che ti fidi tu
sono come sono
sono cosa sono
sono come sono
forse neanche buono
Salmo 139
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.
Parole in libertà
* Ti capita di fingere? Dove, quando, perché?
* Sei libero nei confronti della tua omosessualità?
* Nei rapporti affettivi ti capita di voler mostrare ciò che non sei per ottenere ciò che vuoi?
* Accogli le diversità degli altri?
Raggi dell'amore di Dio
Aiutami a diffondere dovunque il tuo profumo, o Gesù. Dovunque io vada. Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita. Diventa padrone del mio essere in modo così completo che tutta la mia vita sia un'irradiazione della tua. Perché ogni anima che avvicino possa sentire la tua presenza dentro di me. Perché guardandomi non veda me, ma te in me. Resta in me. Così splenderò del tuo stesso splendore e potò essere luce agli altri.
Padre nostro |
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Incontro del 13 ottobre: riflessione tratta da 'Acqua di Fonte' (gruppo la Fonte, Milano)
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Il naturale disagio del cristiano
Disperso, straniero e pellegrino: tre parole che dipingono bene la condizione dei credenti in Gesù
La Prima Lettera di Pietro, che quest’anno la Chiesa italiana ha scelto come testo di riferimento per il proprio convegno ecclesiale, è indirizzata a «eletti pellegrini della dispersione» (1,1); gli stessi destinatari sono chiamati più avanti «stranieri e pellegrini» (2,11). La cosa ci interessa perché quella lettera è stata scritta anche per noi, e del resto non è neanche l’unico testo in cui la condizione del cristiano venga descritta in questo modo.
A una prima lettura non si tratta di qualifiche molto consolanti. Chi è pellegrino sperimenta una situazione di instabilità che, se può andar bene all’inizio, alla lunga sfianca. Chi è straniero rischia di sentirsi isolato e abbandonato, perché la casa cui tutti aspiriamo non sono soltanto quattro muri, ma anche una cultura, una lingua, una sensibilità in larga misura condivisa, e chi è straniero è un “senza casa”. Infine, il vivere nella dispersione aggrava, se possibile, le prime due situazioni. L’isolamento è garantito, e l’isolamento fa quasi sempre male. L’unica qualifica che sembra positiva in questa descrizione del credente è quella di essere “eletto”. Il vocabolo eklektós significa “tirato fuori”, estratto, così come il termine ekklesia, la chiesa, indica il gruppo di quelli “chiamati fuori”. Questo essere scelti, però, non è per essere collocati in una posizione superiore di privilegio, ma è un essere “fatti uscire” che ha come effetto l’essere proiettati nella dispersione, nell’estraneità, nel pellegrinaggio. È dunque bene mettere in testa a questa breve riflessione il principio per cui l’essere scelto (che poi deve sempre diventare anche un nostro scegliere) significa appunto un essere chiamati a venir fuori da una massa per far parte di un nuovo popolo che però, proprio perché “nuovo”, si trova ad essere anzitutto forestiero e disperso, in una condizione di “pellegrinaggio”, cioè di “senza fissa dimora”.
Come capita sempre, la prima maniera di comprendere quello che sembra un linguaggio ecclesiastico, comunque derivato dalla Bibbia, è di realizzarne la verità psicologica. Non credo di dover fare grandi giri di parole per segnalare da subito che chi vive una condizione affettivamente, socialmente, ecclesiasticamente minoritaria, sa benissimo nella sua pelle cosa significhi sentirsi estraneo, disperso, quasi privo di appigli. Se si sovrappone questa esperienza fatta nella carne viva alla condizione del cristiano come la descrive la lettera di Pietro forse si può cominciare a capire che non è tutto un guaio. Può essere addirittura provvidenziale sapere e essere convinti che tale “estraneità” non è e non deve essere superata a tutti i costi, ma va mantenuta.
Se infatti è vero, come è vero, che rimanere dispersi, stranieri e pellegrini non sembra costituire un ideale appagante di vita, è altrettanto chiaro che molti tentano disperatamente di superare tale situazione, obiettiva fonte di disagio, mediante la costituzione di gruppi in cui ci si sente un insieme compatto, come a casa, e già padroni del traguardo. È un rischio da tener presente, ma questa operazione che intende cancellare la dispersione, l’estraneità e il cammino è l’anticamera di tutti i fondamentalismi, sociali, religiosi, culturali, ecc. Il cristiano, per entrare nel concreto, ha certo momenti aggregativi, primo fra tutti l’eucaristia domenicale, in cui gli è dato, se va bene, di sentirsi a casa, ma la sua vita feriale è nella dispersione, dove non è raro che si senta “straniero” perché poche delle cose in cui crede e di cui vive sono condivise da chi gli attorno. Cosa sia del resto questa estraneità lo precisa la stessa Lettera di Pietro là dove scrive: «vi esorto affinché, come pellegrini e stranieri sulla terra, vi asteniate dagli impulsi passionali della carne che fanno guerra all’anima» (2,11). È appena il caso di precisare che “carne” «non definisce le passioni carnali in senso sessuale, ma indica globalmente tutte quelle tendenze umane che deviano dal bene, ancorano al mondo e conducono fuori dalla rivelazione e dalla grazia» (M. Mazzeo), in altri termini, come rende la traduzione interconfessionale, “i desideri egoistici che spingono alla rovina”.
Se l’estraneità è parte della vocazione cristiana essa va dunque mantenuta e coltivata. Il problema di restare in tensione non è di facile soluzione. Ma almeno si sappia che tale estraneità deve stare lontana sia dalla versione che farebbe dell’eccentricità capricciosa un ideale, sia dal patetico e patologico bisogno di approvazione, di essere folla, di essere sicuri! In senso più profondo essa vuole dire relatività radicale di qualunque forma di aggregazione. Non possiamo stare sempre seduti attorno all’altare a cantare le lodi Dio! Lì possiamo trovare gioia e risorse, ma ci attende sempre il pellegrinaggio sulle strade del mondo.
La seconda qualifica merita pure qualche annotazione. Essere pellegrini non significa essere erranti senza meta. Il pellegrino è sì in viaggio, ma sa di avere davanti un traguardo. E dunque come l’estraneità non è assoluta (è in effetti definita in riferimento a una “patria”, che è altra da quella di qui), così non lo è neanche il pellegrinaggio. Come l’estraneità non è né eccentricità né sistematica opposizione, così il pellegrinaggio non è né inquietudine né volubilità. Bisogna, al contrario, avere il senso della direzione, e ricuperarlo in continuazione perché rischia sempre, come l’estraneità, di entrare in crisi per mancanza di consenso, che diventa mancanza di supporto.
Si crea alla fine una salutare dialettica tra i momenti, rari, di aggregazione, familiarità e pausa nel viaggio, e quelli molto più numerosi in cui si sperimenta la dispersione, l’estraneità e la precaria mobilità di chi è in cammino. Solo la tensione è dinamica, e una sana alternanza non può che farci crescere. Anzi, si scopre alla fine, ancora una volta, l’aspetto paradossale della fede, per cui le tre parole, che all’inizio sembravano avere solo connotazioni negative, acquistano in verità un significato positivo. Come?
La dispersione diventa, alla lettera, disseminazione (questo è il senso etimologico del termine “diaspora”); l’estraneità diventa contestazione alternativa a una serie di modi di essere e di pensare che soffocano la forza del vangelo; il pellegrinaggio diventa dinamismo di chi sa di non essere mai arrivato, di chi si muove perché affascinato da un traguardo sempre più grande delle proprie realizzazioni.
C’è dunque, alla fine, un chiaro invito ad assumersi in prima persona la responsabilità della propria fede così come della propria vita. Ricordando anzitutto che, dispersi in un mondo che non sempre li capisce o li accoglie, i cristiani hanno come vocazione primaria il compito di suscitare e provocare speranza (1Pietro 3,15). Proprio per questo non si rassegnano mai di fronte ai fallimenti e sentono di dovere a tutti un debito di coraggio e di fiducia. Questa è l’alternativa che li rende estranei, ma di quella estraneità che è uno spiraglio di luce in un orizzonte buio. Cercano di costruire speranza possibilmente insieme, ma testimoniando anche da soli se è il caso. E soprattutto non dimenticando mai quel traguardo di finale pacificazione che sta oltre e davanti, e verso il quale camminano, con passo alacre e gioioso, nel tempo del pellegrinaggio. Beatamente consapevoli che, come dice la Lettera a Diogneto (II sec.), «ogni terra straniera è per loro patria, e ogni patria terra straniera». |
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