Riflessioni


RIFLESSIONI
..........................................................................................................................................................................................................................................................
In questa pagina trovi, articoli, spunti e commenti del gruppo che ci sembrano interessanti da condividere... se anche tu hai dei commenti o delle pagine da inviarci, saremo ben contenti di inserirle!!

GRAZIE:-)


PREGHIERA DAL PROLOGO DI GIOVANNI
celebrazione del 13.12.2005



Siamo in attesa di una grande novità, siamo in attesa di qualcosa che ci riscaldi il cuore e ci confermi che l’amore è la cosa più importante. L’amore… Abbiamo vagato a lungo o Dio, abbiamo intrapreso un cammino tortuoso, spesso contraddittorio e scomodo. Non sempre abbiamo scelto la via più diretta. Spesso ci siamo complicati la strada da soli. Per arrivare fin qui quante energie sono andate in fumo, sentiamo la nostalgia di una presenza profonda. La paura, quale grande potere ha la paura su di noi.

«In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l`hanno accolta».

Questo buio è così potente, o Dio, da imprigiona spesso le nostre mani e i nostri desideri.
Hai scelto la notte per visitare l’umanità, perché la notte è dove ci rintaniamo, hai scelto la notte e sei venuto alla luce.
Aiutaci ad illuminare il nostro cuore, illumina la nostra stanchezza, la nostra fragilità, facci accogliere i nostri limiti, non per esserne schiacciati ma per tentare altre vie di rinascita.

«A quanti però l`hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati».

Quanti padri abbiamo avuto, padri spesso minacciosi o pieni di regole, padri che ci hanno giudicato, padri che ci hanno anche pietrificato. Ma anche padri che hanno compreso la nostra importanza, che ci hanno dato fiducia, che sono stati presenti nel dolore e ci hanno aiutato ad essere veri nella gioia. Quanto ci riconosciamo in queste figliolanze? E cosa significa essere figli di Dio? Non è il sangue a legarci, non è la carne, non è l’uomo, ma forse quell’anelito di speranza, di trascendenza, di libertà autentica, di corresponsabilità reciproca, quell’essere umanità che tende a qualcosa di grande… Quante volte ci accontentiamo di piccole briciole di immediatezza, anziché alzare lo sguardo verso il cielo.

«Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia».

I doni dello Spirito sono immensi, i doni di un cuore in ricerca, i doni di un amore che si plasma, che si piega, che si fa fuoco e arde nei momenti del silenzio del cielo. La grazia di un incontro inaspettato, ma anche di un incontro cercato, coltivato, sofferto e ora tra noi. Insegnaci la perseveranza, insegnaci a non mollare, o Dio. Insegnaci che non è il sentimentalismo la nostra ricompensa, insegnaci che sperare è in sé un dono del Padre.

«Dio nessuno l`ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato».

Siamo noi quel bambino Gesù, siamo noi testimoni del Padre, siamo noi chiamati alla luce, siamo noi eredi della pienezza, siamo noi fratelli tra i fratelli, siamo noi custodi dell’amore, siamo noi artefici di prodigi, siamo noi l’accento di Dio su un mondo silenzioso, siamo noi, o Dio, così piccoli e fragili, giganti nella speranza.
Gad Lerner: Il sacro e la libertà
Tratto da “la Repubblica”, 11 settembre 2006

È un papa tragico quello che dalla sua Baviera ci sorprende con un’omelia acuminata. Un intellettuale europeo pessimista ma ambizioso che rivolge il suo sguardo all’islam, all’Asia e all’Africa: quasi prefigurando un nuovo "asse globale del sacro" nel nome del timore di Dio, contrapposto alla globalizzazione cinica, materialista e utilitarista di matrice occidentale. A leggere tra le righe la meditazione sconsolata di Benedetto XVI, pare addirittura che il fanatismo religioso vada riconosciuto come reazione speculare alla caduta dei nostri codici morali, alla corruzione dei nostri costumi. Un occidente afflitto da "debolezza d’udito nei confronti di Dio", e incapace perciò di fare buon uso delle sue prestazioni tecniche, della sua scienza, della sua malintesa libertà. Neppure la piaga dell’Aids può essere debellata solo con la prevenzione e i farmaci se non si propugna - è sottinteso - il ripristino di una morale sessuale che valorizzi la castità e il divieto dei rapporti extraconiugali. Una ricerca scientifica spregiudicata e il libertinaggio, nella visione pontificia, rappresenterebbero il tallone d’Achille della nostra civiltà destinata alla perdizione. Non sono certo temi nuovi per Joseph Ratzinger. Ricordiamo la cupa via crucis del 2005 in cui denunciava: "La superbia di pensare che siamo in grado di produrre l’uomo ha fatto sì che gli uomini siano diventati una sorta di merce, che vengano comprati e venduti, che siano come un serbatoio di materiale per i nostri esperimenti". Mentre nell’enciclica "Deus caritas est" ci metteva in guardia contro la degenerazione di un "eros" disgiunto dall’"agape", cioè dall’amore divino. Pericoli reali, come negarlo, che il papa tedesco enfatizza però fino a tracciare un affresco inquietante: un occidente triste perché in larga misura già blasfemo, geneticamente modificato, pornografico. Dunque in imminente pericolo di scristianizzazione, disumanizzato. La novità dell’omelia di Monaco è nello sguardo che Ratzinger volge all’"altro mondo". L’islam adirato per le offese recate al suo Profeta. Un’aspirazione al sacro che, estromessa dall’occidente, invece si esprimerebbe nelle pulsioni collettive dell’Asia e dell’Africa. Ma ne siamo sicuri? Possiamo davvero leggere come empito al trascendente l’integralismo islamico, induista, le credenze animiste? La ricerca scientifica contemporanea necessita senz’altro di codici morali e controllo democratico. La libertà sessuale, è vero, produce anche un’illusoria mercificazione della ricerca del piacere. Ma l’una e l’altra rappresentano conquiste irrinunciabili dell’uomo e della donna contro cui l’integralismo ha scatenato una guerra oscurantista e liberticida. La scienza e la medicina del terzo millennio non sono riducibili alla cinica caricatura che sembra proporne il vertice della Chiesa di Roma. Così come il piacere della seduzione e la liberazione dei rapporti sessuali da vincoli repressivi, non possono essere denigrati come impudicizia e mercimonio. In altre parole: nessuno, neanche il papa, potrebbe mai sostenere che la biancheria sexy pubblicizzata sui nostri cartelloni stradali legittimi la reazione del burqa nel mondo islamico. La descrizione apocalittica di un occidente laico che calpesta la vita nascente e sprofonda nelle sabbie mobili del libertinaggio appare ingenerosa nei confronti della nostra società, e non aiuta certo a frenare il cinismo che effettivamente la corrode. Bisognerebbe semmai denunciare, non certo assecondare, la falsa rappresentazione del nostro modo di vivere e della nostra libertà su cui insiste la predicazione dei capi integralisti. Non è certo un caso che la libertà femminile sia il loro primo bersaglio, e le donne siano le prime vittime del conflitto di civiltà che tentano di scatenare. Negare così disperatamente i valori - e sì, diciamolo, anche i bisogni e i desideri - che contraddistinguono il nostro vivere, favorisce semmai le reazioni di cinismo che tanto preoccupano il pontefice. Ho tra le mani il romanzo "Troppi paradisi" (Einaudi) di Walter Siti, curatore delle opere di Pier Paolo Pasolini. Dove l’omosessualità viene elevata a emblema narcisistico, nucleo immaginario dell’occidente. "Sono l’Occidente perché odio le emergenze e ho fatto della comodità il mio dio", scrive. "Sono l’Occidente perché detesto i bambini e il futuro non mi interessa". Una deformazione uguale e contraria della nostra realtà. La mitizzazione parossistica del piacere erotico che giunge fino a proporlo come arma: "Il sesso è uno dei grimaldelli più potenti per l’Occidente: precettare le letterine di Passaparola e spedirle nelle celle dei terroristi catturati". Ma noi non siamo la nuova Sodoma, così come i nostri camici bianchi non sono trafficanti di organi. Descrivendo i nostri nemici come uomini di fede spaventati da un occidente che "oscura Dio", minacciati "non da Cristo ma dal dileggio del sacro", Benedetto XVI si cimenta in un’analisi suggestiva. Ma rischia di fare ai fanatici un regalo che non si meritano. Il dialogo tra le fedi può dare un contributo decisivo alla pace nel mondo, ma non sarà la sacra alleanza delle comunità religiose a preservare le nostre libertà.
La dinamite della libertà dello spirito. (Marcello Farina, giugno 2003)

E´un mondo strano il nostro: c´è bisogno di freschezza e di leggerezza e ti mettono addosso tutti i pesi possibili; c´è bisogno di libertà e ti fanno crescere intorno il reticolo delle costrizioni; c´è bisogno di verità e ti abbindolano con gli specchietti per le allodole; c´è bisogno di umanità e la sostituiscono con ciò che è convenzionale, meccanico, scontato; c´è bisogno di una fede «essenziale» e ti propongono un´infinità di devozioni; c´è bisogno di ricuperare il primato delle coscienze e ti senti dire che è meglio obbedire ai capi; c´è un grande bisogno di «pulizia morale» e ti offrono il «politicamente corretto», cioè la mera attinenza alla lettera della legge.
La cappa è opprimente; lo scontento cresce; il mugugno abbonda; e i furbi fanno i loro affari, protetti da una densa cortina di omertà. Ciò che delude è il fatto che molti non sono «furbi», solo perché «non possono», cioè non sono nelle condizioni pratiche di esercitare quell´astuzia deprimente, ma se un giorno potessero... allora tutti gli ideali crollerebbero di colpo ed essi invocherebbero solo una legge, che li salvi da una «colpa» puramente legale!
Quante azioni vengono affidate alla «coscienza della legge» invece che alla «legge della coscienza»!
La grande conquista della modernità, da Lutero alla Rivoluzione francese, fino al Vaticano 2°, sta naufragando miseramente sotto i colpi di una rinnovata prepotenza, di un rigurgito di legalismo, degno di miglior causa!
Non ho niente contro la legge, ma, da credente, domani, celebro la festa dello «Spirito», cioè della freschezza, della leggerezza, della libertà, della verità, della fede «essenziale», del primato della coscienza; del rispetto, ma anche della presa di distanza, da tutto ciò che è già confezionato, prestabilito, fissato una volta per tutte, fossero anche dogmi e riti secolari; anch´essi andrebbero coinvolti, infatti, in quel movimento di «novità», di «riscoperta continua» che solo lo «Spirito» è capace di produrre infaticabilmente dentro la storia comune.
Quando Gesù di Nazareth annuncia ai suoi amici, nel momento del congedo, che avrebbe mandato loro «il Consolatore..., lo Spirito di verità...» (Giovanni 15,26), egli introduce nella vita della comunità un «elemento incontrollabile», un´autentica «dinamite», una «realtà rivoluzionaria», incontenibile, come il vento, come il fuoco, come l´amore.
Ce lo ricordano gli Atti degli Apostoli, descrivendo la Pentecoste così: «Venne all´improvviso dal cielo un rombo, come di vento impetuoso... e apparvero loro lingue come di fuoco...» (2,2-3).
Già allora si è compiuto qualcosa del tutto nuovo: i discepoli passano dalla paura alla gioia condivisa, dalla chiusura allo spalancamento degli ideali e delle prospettive legate all´annuncio della salvezza.
Si potrebbe perfino dire che da uomini di parte, essi diventano uomini universali; da custodi della legge, essi si aprono alle richieste di una storia del tutto nuova, non ancora condizionata dal passato; da eredi di una tradizione chiusa e omogenea, essi sono capaci di accogliere le istanze di una universalità, coinvolgente l´intera famiglia umana; da cultori di una «religione del libro», essi diventano adoratori di un Dio, che «non fa preferenza di persone» e che offre a tutti salvezza: uomini e donne, ebrei e pagani, santi e peccatori, credenti e cercatori di lui o di ogni brandello di umanità possibile, che possa essere redenta, salvata.
Non si può celebrare la Pentecoste, cioè il giorno delle Spirito Santo, impunemente, come una tappa scontata, un passaggio obbligato del calendario delle feste della comunità cristiana. Inevitabilmente, infatti, «l´affievolimento» dello Spirito porta con sé la prevaricazione della «materia», della legge, dell´istituzione, della religione esteriore, della tradizione imbalsamata, in una parola di tutto ciò che è fisso, fermo, prestabilito, rituale, abitudinario, stantio, vecchio, dogmatico, nel senso di irrimediabilmente pietrificato in formule e parole senza vita.
Ciò significa, ad esempio, per la Chiesa, la ricerca della sua visibilità, della sua potenza, anziché del suo mistero, del suo farsi serva per il Regno di Dio; significa privilegiare l´organizzazione intorno a se stessa, invece che intorno a Dio, di tutto ciò che fa riferimento alla fede, alla ricerca religiosa, o anche alla promozione di ogni umanità.
Tre grandi tentazioni la circuiscono con insistenza: quella di diventare (o continuare ad essere) una «chiesa clericale», quella della «uniformità teologica» e quella della «omologazione culturale», che sono autentici ostacoli al dialogo, al confronto, all´umile ascolto dell´altro.
Come scrive una donna attenta alla situazione attuale della comunità cristiana, Cettina Militello, «noi seguitiamo a vivere la nostra vita come se i valori di riferimento fossero gli stessi della «societas christiana» delle generazioni passate. Seguitiamo ad autocelebrarci, a fare delle nostre liturgie spettacoli.
Seguitiamo a crogiolarci in bagni di folla che, pur cospicui, sono statisticamente irrilevanti. Seguitiamo a pensare a improbabili mutazioni di tendenza solo perché c´è un lievissimo incremento delle vocazioni al ministero o alla vita consacrata.
Seguitiamo a pensarci in termini di ambienti rassicuranti quali parrocchie, associazioni, movimenti, magari investendo su questi ultimi, vista la loro carica d´efficienza presenzialista.
Siamo paghi delle nostre chiese in apparenza, della nostra brava gente il cui livello d´informazione religiosa non oltrepassa l´asilo infantile. Non ci rendiamo conto che rischiamo di restare fuori dal corso della storia».
Che lo Spirito, davvero, non ci abbandoni!
BIBLIOGRAFIA::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

AA.VV. (a cura di Teresa Franzosi), Bibbia e omosessualità, Claudiana Editrice, 2002

AA.VV., Fede cristiana e omosessualità, Quaderni di Agape n° 6, 1980

AA. VV., Il posto dell'altro. Le persone omosessuali nelle chiese cristiane, Edizioni La Meridiana, 2001

AA.VV., La sessualità umana, Edizioni Queriniana, 1979

AA.VV., I diritti umani nella chiesa cattolica, Claudiana Editrice, 1981

F. BARBERO, Il Giubileo di ogni giorno, Associazione Viottoli, 1999

F. BARBERO, Il dono dello smarrimento, Associazione Viottoli, 2000

F. BARBERO, L'ultima ruota del carro, Associazione Viottoli, 2001

F. BARBERO, I. BATTAGLIA, T. MAZZINELLI, Tonificanti profumi di eresia, Associazione Viottoli, 2001

J: BOSWELL, Alla scoperta dell'amore, Croce editore, 1999

M. CONSOLI, Ecce homo. L'omosessualità nella Bibbia, Kaos Edizioni, 1998

W. COUNTRYMAN, Sesso e morale nella Bibbia, Claudiana Editrice, 1998

C. DEMUR - D. MULLER, L'omosessualità. Un dialogo teologico, Claudiana Editrice, 1995

F. LONG, Protestanti e sessualità, Claudiana Editrice, 1998

G. LETTINI, Omosessualità, Claudiana Editrice, 1999

J. MCNEILL, La chiesa e l'omosessualità, Mondadori, 1979

J. MCNEILL, Scommettere su Dio. Teologia della liberazione omosessuale, Edizioni Sonda, 1994

J. MCNEILL, Libertà, gloriosa libertà. Un cammino di spiritualità e liberazione per omosessuali credenti, Edizioni Gruppo Abele, 1996

L.KUSHNER, Con gli occhi della mente, Egig, 2000

D. PEZZINI, Alle porte di Sion. Voci di omosessuali credenti, Monti editore, 1998

M. POLITI, La confessione, Editori Riuniti, 2000




*** *** *** *** *** *** *** ***


ARCHIVIO M. CONSOLI, Bandiera gay, Croce editore, 1999

M. BARBAGLI, A. COLOMBO, Omosessuali moderni, Il Mulino, 2001

M. BONACCORSO, Mamme e papà omosessuali. Primo saggio italiano sulla famiglia omosessuale, Editori Riuniti, 1994

D. CIRIELLO, Oltre il pregiudizio, Il dito e la luna, 2000

G. e P. DALL'ORTO, Figli diversi. Come vivere serenamente l'omosessualità in famiglia, Edzioni Sonda, 1999 (4a edizione)

D. DANNA, Matrimonio omosessuale, Erre Emme, 1997

R. DEL FAVERO, M. PALOMBA, Identità diverse. Psicologia dell'omosessualità, ed. Kappa , 1996

R. DEL FAVERO, M. PALOMBA, Essere e vivere la diversità, ed. Kappa

M. DE SANTIS, Il nuoro, ed. Coopers

E. FUCHS, Desiderio e tenerezza, Claudiana Editrice, 1988

F. GNERRE, L'eroe negato, Baldini&Castoldi, 2000

G. IACULO, Le identità gay, Croce editore, 2002

R.A. ISAY, Essere omosessuali, ed. Cortina, 1996

D. MCWILLIAMS, C. JAFFE, B. SMITH, Piccoli gay crescono, Feltrinelli, 1996

E. MENZIONE, Diritti omosessuali, edizioni Enola, 2000

A.MONTANO, ... E la notte non rimasero divise. L'omosessualità femminile in Italia, Mursia, 1997

A.MONTANO, Psicoterapia con clienti omosessuali, McGraw - Hill, 2000

P. RIGLIANO, Amori senza scandalo. Cosa vuol dire essere lesbica e gay, Feltrinelli, 2001

V. RUSSO, Lo schermo velato, Baldini&Castoldi, 1999

P. PATERLINI, Ragazzi che amano ragazzi, ed. Feltrinelli, 1998 (3a edizione)

M. PALOMBA, G. MARTINO, Chat to chat, ed. Kappa, 2000

M. ROTHBLATT, L'apartheid del sesso. Manifesto delle nuove libertà di genere, Il Saggiatore, 1997