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Patti è entrata nella storia diplomatica della Sicilia alla fine dell'undicesimo secolo, con il diploma di Ruggero il Normanno del 6 marzo 1094, che disponeva di edificare un monastero di monaci benedettini in Patti, dipendente da quello di Lipari. Ancor prima della venuta dei Normanni, dunque, esisteva il nucleo di Patti, che ebbe una storia nota e ininterrotta a partire da quella data. I pattesi hanno amato ripetere che la loro città ha raccolto l'eredità dell'antica Tyndaris, distrutta dai Saraceni, a quanto si dice, nell'anno 836. Tale tesi è contenuta nei titoli del Libro Rosso, conservato al Comune, la cui compilazione fu iniziata nel 1561 (ivi si parla della "magnanima città un tempo chiamata Tindari ora Patti"). Nel 1131, l'Abazia unita di Lipari e Patti venne elevata a vescovato dall'antipapa Anacleto (su proposta del re Ruggero I) e l'abate delle due comunità fu consacrato vescovo. Tra gli anni 1164 e 1171, sotto il papa Alessandro III, il vescovato fu riconosciuto dalla Santa Sede. Inizialmente dipendente dall'abate (poi vescovo), al quale il conte Ruggero concedeva "cento villani di Patti", la località cominciò ad acquistare importanza e, divenuta un piccolo centro d'affari, attirava gente che veniva ad abitarla, al punto da potersi considerare "città", come testimoniano le firme di quattro pattesi ("civis pactarum") su un documento del 1251 e la sottoscrizione di un notaio ("civitatis Pactarum publici notarii") e di due giudici ("iudices Pactarum") in un atto del 1253, dai quali si rileva già avvenuta la sua indipendenza dal potere del vescovo. Durante il periodo svevo (1186-1265), Patti, incitata dal vescovo Filippo, seguì l'esempio di Palermo e si sollevò contro Manfredi (1254) che governava la Sicilia a nome di Corradino; ma l'arrivo delle truppe comandate dal conte di Catanzaro Pietro Ruffo convinse i pattesi a sottomettersi. Insofferente del domino degli Angioini (1266-1282), anche questa volta su istigazione del suo vescovo Bartolomeo Varellis, la città insorse nel 1282 cacciando i francesi. Nella lotta tra gli Aragonesi e gli Angioini (1282-1302), i Pattesi si schierarono con Federico d'Aragona, ma furono costretti ad abbandonare la città (1296), per l'arrivo delle forze francesi che la saccheggiarono e quasi la distrussero; poterono tornarvi in seguito al trattato di Caltabellotta (1302) che prevedeva un regno di Trinacria affidato a Federico III° d'Aragona. « Il 5 maggio 1312 si consacrarono in atto pubblico le consuetudini con le quali l'università di Patti desiderava moderarsi, governarsi e vivere per l'avvenire... e... presentate al re Federico per farle accettare e ratificare. E infatti furono ratificate con privilegio dato in Messina a 11 luglio 1312. In quel giorno Patti ebbe il battesimo ufficiale di città demaniale, benché i suoi vincoli col vescovato fossero stati infranti nel 1251». Nel 1399, rendendosi difficile al vescovo l'adempimento del suo ministero per l' accresciuta popolazione, il papa Bonifacio IX° separò i due vescovati di Patti e Lipari. Durante il governo degli Spagnoli (1496-1713), la città ottenne dal vicerè Ferdinando Gonzaga nel 1537 il titolo di "Magnanima", in considerazione dei suoi antichi privilegi, dei servizi resi alla Corona dai suoi concittadini e dalle ripetute elargizioni fatte all'imperatore Carlo V. Assalita nel 1544 dal corsaro Ariadeno Barbarossa, Patti fu saccheggiata e incendiata, risorgendo poi ed espandendosi maggiormente fuori dalla cinta muraria. Nel Parlamento generale celebrato in Palermo nel 1612, la città ebbe il titolo di "Spettabile". Venduta al duca don Ascanio Ansalone nel 1655, i cittadini impegnarono una lotta, che durò quindici anni, per impedirne la consegna, riuscendo perfino a pagare il prezzo enorme del riscatto alla Corte di Madrid. In questo periodo "fu istituita la festa e la processione di S. Febronia, concittadina, alla cui intercessione ritenne il popolo pattese doversi la salvezza della città". La dominazione sabauda (1713-1719) e quella austriaca (1720-1734) non lasciarono grandi segni. Già nella seconda metà del Settecento s'incrementava l'espansione urbanistica verso sud-est (quartiere di S. Leonardo, mentre il governo borbonico (1735-1860), con la legge 8.12.1816, portava una radicale trasformazione negli organi amministrativi e giudiziari. Nei moti rivoluzionari del 1848 e del 1860, la città diede il suo contributo per la causa nazionale, come testimoniano le lapidi commemorative ancora esistenti. Durante il regno d'Italia, Patti ebbe enormi vantaggi perchè fu scelta come sede di diversi uffici statali. A cominciare dalla fine del secolo scorso, si ebbe una ulteriore espansione verso nord che continua a tuttoggi. (Da "Il centro storico di Patti…" di Riccardo Magistri) |