sito della federazione provinciale di caserta del partito della rifondazione comunista
DIBATTITO
dal 7 novembre 2007 al 30 aprile 2008
LA SINISTRA l'ARCOBALENO DI PARETE: “CONTINUARE IL PERCORSO
UNITARIO PER COSTRUIRE UNA GRANDE SINISTRA DI GOVERNO”.
La
delusione elettorale non deve fermare il processo unitario della
sinistra italiana. Queste le conclusioni emerse dall’analisi del
voto de La Sinistra l’Arcobalenodi Parete che ribadisce, anche ai
quadri dirigenti dei partiti interessati, di non avere alcuna voglia
di fare passi indietro nel cammino comune intrapreso. Il
coordinamento cittadino è convinto che il progetto della Sinistra
unita debba andare avanti, iniziando finalmente a rinnovare,
piuttosto che i simboli ed i contenitori, i contenuti della proposta
politica. La società moderna impone un’organizzazione diversa del
mondo del lavoro, della famiglia e della società e va analizzata con
strumenti nuovi rispetto a quelli del XIX secolo, che appaiono
ampiamente superati. Anzi, proprio da un rinnovato esame della
società moderna bisogna ripartire per non cadere nella presunzione,
reiterata più volte nel corso degli ultimi anni, di conoscere il
mondo reale e comprenderne le molteplici esigenze, errore che ha
condotto spesso i partiti a percorrere teorie politico-didattiche
astratte e lontane dalle istanze sociali. Il mondo sta cambiando,
indubbiamente. Eppure, pare che non sia modificabile la struttura
capitalistica che lo regge nonostante che essa generi
indiscutibilmente fenomeni inflazionistici, disoccupazione giovanile,
depressione delle energie produttive e, più in generale, malessere
sociale. Il nuovo soggetto unitario di sinistra, dunque, deve essere
in grado di carpire gli elementi propositivi che pullulano nelle
relazioni socioeconomiche e fornire, laddove ne sussistano le
urgenze, adeguati strumenti di tutela. In questo senso appare
dirimente il “salto di qualità” generato dall’unità delle
forze sociali, che devono associare alle esigenze di crescita del
nuovo mondo le attenzioni dovute ai suoi fattori “critici”:
insomma, è necessario un “patto di sinistra” moderno che si
preoccupi delle classi deboli senza, tuttavia, trascurare le energie
produttive del sistema, troppo spesso lasciate in balia del proprio
destino. Il fallimento di una micro-impresa è il fallimento
dell’intero sistema economico: la spesa pubblica deve assistere
indistintamente il lavoratore e l’imprenditore “precario”,
laddove, nel proprio distinto ambito, vivano difficoltà di “tenuta”.
Vanno riscritte le basi dell’Amministrazione pubblica,
de-burocratizzando i procedimenti e snellendo i modelli di scelta: la
giustizia sociale si misura in base alla trasparenza ed al buon
andamento della P.A.. Bisogna salvaguardare l’identità delle
grandi forze sindacali, puntando tuttavia, e nel rispetto delle
prerogative costituzionali, a riformarne gli assetti interni,
affinché anche in quelle strutture sia consacrata la democraticità
delle scelte. E’ il caso di rivedere le politiche del lavoro, e
sostituire ai “no” preconfezionati dei “si” costruttivi,
capaci finanche di immaginare e disciplinare le cd. forme di lavoro
flessibile, naturalmente solo quando le stesse siano accompagnate da
“correttivi di sistema” - di assistenza sociale - costruiti su
modelli (i quali, pur finalizzati all’efficienza complessiva
dell’organizzazione statale, salvaguardano prioritativamente il
benessere delle classi più deboli). Vanno modificate le dinamiche
stantie della formazione, che spesso mascherano improduttivi
finanziamenti alle imprese, educando le giovani leve all’idea di
gestione cooperativa delle ricchezze che possa, in un futuro non
lontano, a fronte del fallimento dello statalismo di tipo sovietico e
del neocapitalismo occidentale, proporre le basi per un terzo modello
di gestione dei rapporti tra capitale e lavoro. Un modello in cui
siano presenti realtà imprenditoriali democratiche che gestiscono,
collettivamente, risorse di proprietà pubblica in un sistema
altamente concorrenziale. Va rivisitata la realtà scolastica, di
modo che si restituisca dignità ed entusiasmo alla classe docente e
si impieghino meno anni per la formazione delle donne e degli uomini
del domani: un mondo migliore ha bisogno di un’istruzione
scolastica che, mossa da nuove pulsioni, educhi all’idea delle arti
pratiche senza rinunciare alla formazione teorica, filosofica e
antropologica innanzitutto. Va recuperato il rapporto preistorico con
l’ambiente, mediante una politica che rinunci al nucleare e
rispolveri, da subito, i principi del rispetto per la natura mediante
la cultura del riciclo, la lotta per le specie in via d’estinzione,
il rispetto del prossimo. E nell’ambiente vanno trovate quelle
regole di appartenenza dell’uomo ad un’unica razza che
rinneghino, definitivamente, il concetto di “diversità”. Bisogna
aprire il sistema Italia alle ricchezze umane provenienti dagli altri
mondi, offrendo garanzie e diritti, e riservare tuttavia rigorose
sanzioni nei confronti di quanti finiscono nelle trame del crimine
organizzato. E’ necessario, infine, ristabilire il primato della
pace, riempiendo di contenuti concreti i principi trascritti dai
padri della Costituzione, e restituire all’Italia la dignità di un
grande Stato impegnato, in seno alle Nazioni Unite, a preservare la
supremazia dell’arte diplomatica sull’idiozia della guerra. Per
il perseguimento di questi brevi spunti programmatici è necessario,
innanzitutto, aprire i partiti alla gente, raccogliere le istanze
della strada, le idee dei cittadini, praticare una democrazia reale,
confrontarsi con quanti si sono allontanati dalla politica. E,
ancora, superare le barriere di “partito” imposte dai dirigenti,
coscienti che questo può rendere frutti e consensi in tutto quel
panorama politico che, fino a qualche mese fa, veniva definito
“centrosinistra”. Le grandi sfide del futuro necessitano di una
forza politica che aspiri a governare piuttosto che a condannare se
stessa ad un’eterna, incomprensibile, opposizione ideologica:
l’unità della sinistra, in questo senso, è un primo, importante,
passo!
a mercoledì, aprile 30, 2008 0 commenti
MI sembra interessante pubblicare uno scritto del Laboratorio
Mille Piani di Caserta uscito prima della catastrofe
(esattamente l'11 aprile).
"La sinistra non è questione
di governo” (G. Deleuze)
a cura del Laboratorio Sociale
Millepiani
La campagna elettorale che termina in questi giorni
non ci ha affatto entusiasmato. Non abbiamo mai pensato che i
cambiamenti sociali possano avvenire grazie alle elezioni, ma
nonostante questo molti e molte di noi sono corsi a votare per Prodi
alle scorse elezioni, scommettendo sul ruolo di pungolo a sinistra di
Rifondazione Comunista. Doveva essere il partito che avrebbe posto
fine all’esistenza di tutti i partiti a sinistra rilanciando la
scommessa di una alternativa di società, piuttosto che il rituale di
un’alternanza di governo. Nessuno di noi si era illuso che
potessero esistere governi “amici” o governi di sinistra, ma il
governismo ha prevalso ugualmente in quel che resta della sinistra
istituzionale.
Con l’esperienza del governo Prodi si chiude
finalmente un’illusione - retaggio del novecento ed è ora di dirlo
chiaramente: non ci sarà un governo “di sinistra”, date le
condizioni imposte alla società dalla globalizzazione neoliberista e
dalle sue varianti regolazioniste. Potranno esserci governi sensibili
a certe proposte, a certi temi, a certe battaglie, ma un governo di
sinistra, un governo cioè che abbia a cuore il progetto di una
trasformazione sociale non esiste e forse non esisterà mai più.
Prendiamoci governi, prendiamoci amministrazioni locali, giochiamo a
stare dentro le istituzioni, utilizziamo pure tutti gli strumenti
offerti dalla rappresentanza politica, ma non illudiamoci che governo
possa oggi significare trasformazione sociale.
La sinistra
istituzionale è ormai solo un insieme di slogan ideologici privi di
nessi reali di rapporto con i soggetti del lavoro precario: un
progetto di sinistra sociale dovrebbe oggi porsi innanzitutto il
problema di ricostruire un tessuto di lotte, una relazione sociale
costituente con i nuovi soggetti del lavoro precario, con i/le
migranti, con gli/le studenti/esse. Non si può pensare che possa
esistere un’ipotesi di via di uscita a sinistra dalla crisi
economica e sociale del neoliberismo, senza investire prima che sulle
elezioni e sulla conquista di posti di potere nel palazzo tutte le
proprie energie, umane e intellettuali, nella ricostruzione di
percorsi di lotta sociali, di democrazia reale, dal basso. In poche
parole, senza lotte niente rappresentanza, senza movimento, senza
fermento, senza democrazia dal basso, le elezioni sono un contenitore
vuoto: se non c’è chi dedica le proprie energie a costruire le
possibilità di contrastare quotidianamente le offensive ai diritti
sociali e di rilanciare le lotte a favore di nuovi diritti sociali di
cittadinanza, non c’è voto utile che possa reggere l’urto dello
scontro sociale sempre in atto tra dominanti e dominati, tra
sfruttatori e sfruttati. Ma certo, ci si dirà, la sinistra
arcobaleno va nelle istituzioni proprio per offrire sponde
istituzionali alle lotte, per aprire spazi di agibilità politica
all’interno, nel cuore del palazzo. E’ vero, non c’è dubbio,
che questo è stato il ruolo e la generosità di alcuni/e singoli/e
compagni/e che hanno concepito il proprio stare nelle istituzioni
come una funzione di servizio nei confronti delle lotte, delle
istanze sociali e delle rivendicazioni, e soprattutto rimettendo
continuamente il proprio mandato alle comunità in lotta, alle
assemblee in fermento, dalla Val di Susa, a Vicenza, passando per
Caserta e le lotte per il Macrico (do you remember consiglio
comunale?). Non è stata però questa la bussola che ha orientato la
linea politica della sinistra di governo, tutt’altro. Se oggi
Bertinotti dice di voler essere l’opposizione a Veltroni e a
Berlusconi, lo fa solo perché è nelle cose, perché è stato
scaricato, perché solo così può ancora ricavarsi una nicchia di
azione politica nella rappresentanza. Nessuna illusione: ci spieghino
infatti, i compagni e le compagne della Sinistra Arcobaleno, come mai
sono ancora lì a reggere le sorti delle giunte regionali,
provinciali e comunali, complici del disastro sociale, ambientale ed
economico della Campania?
A questo punto, sapere chi andrà al
governo poco ci importa: chiunque vada - Veltroni o Berlusconi - si
troverà a dover affrontare i rigurgiti della crisi finanziaria ed
economica in corso, non potendo far altro che macelleria sociale:
comprimere i diritti e i salari per salvare la competitività delle
imprese e la realizzabilità del profitto.
Ma c’è un altro
motivo di fondo che ci interessa porre all’attenzione: sappiamo
infatti che in molti ci diranno che così, non andando a votare, si
fa vincere la destra, si fa tornare Berlusconi al governo per altri
cinque anni. Ci siamo caduti un po’ tutti in questa gabbia. Ma ora,
dopo l’esperienza del governo Prodi, chi lo sostiene pecca davvero
di ingenuità o di malafede. Tutti noi intendiamo i compagni e le
compagne dei movimenti, dei centri sociali, delle associazioni, ecc.
- siamo andati a votare nelle scorse elezioni con la puzza sotto al
naso, pur di scongiurare l’ipotesi di un governo di destra. Per
questo motivo una parola in difesa dell’astensionismo consapevole è
necessario spenderla: la cultura di destra vince non certo perché ci
sia l'astensionismo, ma per l'assenza di un progetto di
rappresentanza "di sinistra". L'astensionismo, almeno
quello di sinistra, è una conseguenza dell'incapacità della
sinistra di governo, e solo in seconda battuta può essere la causa
della vittoria della destra. Che non si inverta l’ordine delle
cause. Se la destra vince è perché la sinistra è incapace di dar
voce ai bisogni sociali.
E questa riflessione apre ad un
secondo interrogativo che ci poniamo da qualche tempo: abbiamo sempre
considerato come verità degna del vangelo l’ipotesi che i governi
cosiddetti progressisti siano sempre e comunque meglio di quelli
esplicitamente conservatori e reazionari. La motivazione che ci siamo
sempre dati era piuttosto semplice e comune: un governo progressista
offre spazi di agibilità politica comunque più ampi di un governo
liberticida. La domanda che vorremmo ora rivolgere a tutti e a tutte
è se oggi sia ancora vero questo assunto: noi non sappiamo più
rispondere con sicurezza! Abbiamo visto una società in fermento
sotto il governo Berlusconi, con manifestazioni e scioperi quasi ogni
mese e i movimenti in azione costante. Abbiamo visto in piazza
milioni di persone. E abbiamo invece assistito a come la parte più
viva della società italiana abbia annaspato durante i due anni di
governo Prodi, tra tentativi timidi di tirare con una mano qualche
ceffone e le scuse pronte nell’altra.
Per chiudere senza
concludere, diciamo che in realtà il vincitore di queste elezioni
già c’è e non è né Veltroni, né Berlusconi: sarà come al
solito l’italiano medio, il moderato, quello, per intenderci, che
affolla le statistiche e i sondaggi. L’uomo-massa. E come disse
Nietzsche a proposito della massa: Che se la porti via il diavolo e
la statistica!
Occorre formare moltitudine per uscire dalla
dittatura di tutti su ognuno, esito tragicomico della democrazia
rappresentativa e vero serbatoio elettorale del duopolio
veltrusconiano. Riprendere in mano l’organizzazione delle lotte
sociali e solo a partire da queste costruire ipotesi di
rappresentanza.
E’ l’indicazione - la nostra ipotesi di
lavoro politico - per i mesi a-venire .
Laboratorio Sociale
Millepiani -
ex caserma sacchi
Caserta
a mercoledì, aprile 30, 2008 0 commenti
di Gabriele Vedova
ti scrivo nella speranza che ciò che
leggerai non sarà strumentalizzato da nessuno...scrivo solo a
te...deciderai tu se inoltrare o meno agli altri... non vorrei fare
questa premessa ma con i tempi che corrono, anche nel nostro partito
purtroppo sento un'atmosfera strana, il dibatttito rischia di essere
falsato, a tutti livelli, da presunti improbabili ed improvvisati
schieramenti che impediscono una discussione libera da
condizionamenti e pregiuzi...e non dovrebbe essere così, visto
quanto è delicato il momento...a tal proposito devo confesso che
trovo disgustoso il modo e la faciltà, neanche a volte celata, con
cui si strumentalizza l'argomento del necessario ricambio dela classe
dirigente, approfittandone, a tutti i livelli, anche a quello
provinciale, per cercare invece di sostituirsi, in maniera anche
maldestra, a chi "comandava"...una finzione...una lunga
notte da lunghi coltelli in cui come al solito l'interesse non è
quello dichiarato ma uno diverso e subdolo...sappiamo tutti che, per
evidenti motivi...così come i nostri elettori sono in fuga, non
abbiamo certo folle oceaniche di nuovi dirigenti pronti a sostituire
il "vecchio"..."se non mandiamo a casa giosuè ora non
lo faremo mai più"...follia... scusami la
premessa/sfogo...rispetto il sentimento di tanti compagni che in
questo momento trovano la forza di ricominciare, da se stessi, "dalla
amata bandiera, dalla sconfitta che cancella dal parlamento per la
prima volta la sinistra...dalla necessità di scendere nelle
piazze"...rispetto questo sentimento ma devo confessarti che
non lo sento mio...ti sembrerà molto duro quello che ti sto
scrivendo ma ti devo la massima sincerità...quel volantino manifesto
dei compagni di calvi è secondo me illuminante...sembra uno dei
nostri manifesti di circe dieci anni fa... Secondo me, in una
tragedia del genere, continuare a parlare solo di noi stessi, degli
errori della sinistra al governo (mi sembra quasi la tesi del PD, un
pò rivista, quasi come se gli errori al governo siano imputabili
solo alla sinistra, se il governo cade, se non cade, se non parla al
popolo, se il popolo vota berlusconi, sempre e solo colpa
nostra...che pure invece rappresentavano una porzione ridotta della
società)...della necessità di scendere nelle piazze, o peggio, di
come e quando la nostra classe dirigente deve andare a casa,è un
errore strategico. Il berlusconi pensiero continua ad
imperversare...questa è la cosa che dovrebbe preoccupare...è
vero...la sinistra viene cancellata dal parlamento...ma il pd è
staccato di nove punti...insomma la grande operazione culturale
avviata dal novantaquattro continua...e non c'è alcuno
spiraglio...lo abbiamo detto e stradetto...pd e pdl fotocopia ed
originale...e fra i due tanto meglio votare l'originale...visto che
la fotocopia...in questi dieci anni ha saputo solo balbettare su temi
strategici sui quali invece la destra aveva posizioni radicali...ho
riflettuto anch'io come tutti su cosa non ha funzionato ma poi sento
che sitratta di qualcosa che è immensamente più grande di noi, di
qualcosa in cui paradossalmente la scomparsa dei partiti di sinistra
è solo un dettaglio...noi paghiamo secondo me vari fattori...tutti
splendidamente enunciati da vari compagni (legge elettorale, progetto
di unità affrettato, mancato rinnovamento della classe dirigente,
mancanza di un progetto politico credibile...)...poi però vedo le
grandi piazze di grillo affollate di giovani, grillo che pure ho
sempre strenuamente criticato, ma che dovrebbero far riflettere...per
i temi che tratta più che per come li tratta, poi guardo alla
cattolicissima spagna, dove zapatero vince per la seconda volta,
sollevando temi che pure il nostro giornale vanta come vittorie...poi
guardo in germania...dove die linke viaggia sulle due cifre...insomma
non vorrei...questa la mia paura...che i pur leggittimi sentimenti
dei compagni di riappropriarsi...di aggrapparsi alla nostra amata
bandiera...siano in sè una prospettiva...non vorrei che lo
smarrimento di questi giorni si pietrificasse in un salto indietro di
dieci anni...offuscando la necessità di interrogarsi su cosa
vogliamo essere...su cosa succede in altre parti dell'europa...sulle
alternative visibili che forse non vogliamo vedere...sulla necessità
di pensare a una nuova sinistra...perfino a una nuova sinistra di
governo...a quella alternativa chiara...ma anche nuova, diversa dal
passato e credibile...(quella che per intenderci e sgomberare il capo
da equivoci, che non ha mai saputo essere e non sarà mai il PD),
alle politiche della destra... "tornare nelle piazze"...caro
giosuè...ieri ad aversa siamo tornati in piazza con una splendida
mostra fotografica sulla resistenza...circa una quindicina di
militanti...roba di lusso per questo momento...ma oltre a qualche
vecchietto nostalgico che si fermava distrattamente...la città era
completamente vuota...e qualcuno ci è venuto anche a chiedere se si
raccoglievano le firme per grillo...voglio dire...la lega
mobilita..."rubando" strati di elettorato non suoi...grillo
mobilita...su temi...non tutti certo...propri della sinistra...e
mobilita giovani...noi invece che obbiettivo vogliamo darci?
recuperare i nostri militanti disillusi? con la forza della nostra
bandiera? scusami il modo in cui ti scrivo, forse un pò confuso, ma
lo scoramento è più forte se mi guardo intorno e guardo le nostre
risposte...addirittura entusiaste... ciao gabriele
a sabato, aprile 26, 2008 7 commenti
di Giosuè Bove
Due precisazioni.
La prima è
che le mie non sono dimissioni "posticce" e dunque stiano
tranquilli quelli che...
La seconda è che da "bertinottiano
di ferro" (così ero definito...) ti dico che il treno l'abbiamo
perso nel 2001, quando non abbiamo avuto il coraggio che l'ex SED,
poi PDS ha avuto, di aprire la propria struttura ai movimenti e
decidere insieme ad essi la linea politica. Se fino ad allora
andavano bene le fascinazioni, le mosse del cavallo, e i nuovi
alfabeti, lì si sarebbe dovuto osare per davvero, senza "chiacchiere
e distintivi". Del resto sai che sul percorso unitario la nostra
federazione ha osato tanto. Nel 2001 a Genova tutto quello che avevo
sempre pensato (dal '77 in poi) sembrava assumere forma: non più “il
partito unico” dei lavoratori, ma una costellazione di soggettività
politiche e sociali, specchio di quella multiformità della
composizione sociale. Una “politica” sempre meno “politicante”,
una possibilità di “camminare insieme” e di “camminare
domandando”. Allora già pensavo che il partito stesso, per uscire
dalla separatezza e dalla crisi della politica, dovesse diventare
“territorio accogliente” delle diverse esperienze. Restando
partito, organizzazione tra le altre, già allora necessaria ma non
sufficiente. Già prima del 2001, e soprattutto dopo, Rifondazione a
Caserta fu un laboratorio estremamente avanzato di questo
ragionamento: il primo forum sociale si organizzò proprio da noi, e
poi subito dopo il 2003 cominciò quel lavorio per la costruzione
della sinistra alternativa. Ma vorrei anche ricordarti come fu
accolta allora dalla nostra dirigenza "bertinottiana" la
"fuga in avanti" di Caserta del 2004-2006, fuori della
linea del partito che "ricettava" invece sulla sinistra
europea, affastellando ai nostri ceti politici altri ceti politici.
Gli slogan da vecchio autonomo ringalluzzito, affascinato dalla
Germania e dall'America Latina "un comitato in ogni luogo di
lavoro, un collettivo in ogni scuola, un centro sociale in ogni
città" e su questo, non sulle formule della geometria politica,
inventarsi il percorso unitario... non erano giudicate come
opportune: forse giuste, ma da dosarsi con la necessaria ipocrisia.
La conseguenza pratica fu che al primo strafalcione giornalistico
(capitano a tutti, e quella volta, sul Corrierone, fu effettivamente
grave) beccai un sonoro rimprovero da Gennaro Migliore e Franco
Giordano non venne a chiudere la campagna elettorale del 2006. Ma non
si poté fare di più: quella linea del primato della società sulla
politica e della politica sulle istituzioni (per cui il problema non
era se stare o meno in una giunta, ma come la società che si
organizzava con contenuti antagonisti poteva rapportarsi con la
nostra politica e la nostra presenza istituzionale... che secondo me
è ancora uno dei temi dell'oggi, la chiave per affrontare in maniera
non politicista il rapporto con le istituzioni)... bhé quella linea
un po' eretica, tra l'autonomo e il democristiano (erano le accuse da
me volentieri ricevute) portava risultati elettorali e di
rappresentanza istituzionale. Ma anche qui non riuscimmo a tenere
l'equilibrio e a difendere il primato della società sulla politica e
di questa sulle istituzioni: anche da noi via via si capovolgeva la
piramide...
A proposito: la notte dei lunghi coltelli a livello
provinciale non credo cominci adesso. Anche per questo il congresso
lo affronterà non da segretario provinciale, perché devo essere
libero di dire tutto, senza l'equilibrio al quale è tenuta una
figura di sintesi.
Adesso dopo la sconfitta siamo sottoposti ad
una violenta e opposta tensione: da un lato la costituente dei
comunisti dall'altra, per semplificare, la costituente della
sinistra. Entrambe ingegnerie politiche destinate ad alimentarsi
reciprocamente, ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi
ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla
cultura politica dei soggetti stessi. Entrambe le strade non
incrociano sul serio il problema del reinsediamento sociale, della
crisi della politica e delle forme assai diversificate di militanza
che caratterizzano la sinistra diffusa. Entrambi questi progetti
prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del
suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza, di
innovazione.
Invece io sostengo con nettezza che bisogna
ripartire da rifondazione, necessaria per oggi e per domani, ma già
come ieri, non sufficiente. Rifondazione deve essere già essa
territorio accogliente e deve sviluppare una grande autocritica. La
presunzione di autosufficienza, l'autoreferenzialità sono i nostri
grandi mali. Ci vuole una comunità politica reale per essere capaci,
la prossima volta che passa quel treno, (che per fortuna ripassa, e
probabilmente ripasserà presto, forse già questo autunno o il
prossimo, spazzando via opportunismi politicisti e qualunquismi
grillisti) per "afferrarlo al volo", questa volta: per
misurare nella dinamica concreta della composizione e della lotta di
classe quali sono gli strumenti più adeguati alla fase storica e
dove devono stare i comunisti, e cioè il partito dei comunisti.
Naturalmente, il partito, ma senza mitizzazioni e con molta
laicità.
Solo così puoi affrontare il tema dello spostamento a
destra dell'asse politico, solo così puoi affrontare il necessario
confronto con il popolo del PD e con lo stesso partito. Se oggi
riesci non genericamente a scendere in piazza (anche se male non fa,
anche se incontri solo poca gente, adesso) ma come provi a
trasformare l'organizzazione che hai da puro apparato politico
neanche tanto efficiente in "partito ad elevata utilità
sociale", con i circoli che diventano sportelli sociali, le
strutture politiche che si evolvono in organizzazioni di servizio e
di promozione della autorganizzazione sociale dappertutto, con i
rappresentanti istituzionali che "servono", con tutte le
difficoltà e i problemi, dialettizzandosi pienamente con questa
dimensione della politica e della società.
Giosuè
26 aprile 2008 5.31
Sempre da Giosué.
Avevo dimenticato di dirti (a
te e a tutti che avranno la pazienza di leggere) che proprio perché
sono d'accordo con te sulla necessità di un dibattito non falsato
"da presunti improbabili ed improvvisati schieramenti che
impediscono una discussione libera da condizionamenti e pregiudizi"
sono stranito a leggere la posizione di Vendola (l'intervista sta sul
nostro sito nello spazio "ricominciare : il dibattito nazionale"
raggiungibile dalla prima pagina. Io sono stato sempre più
Bertinottiano che Vendoliano: di Nichi non mi aveva convinto in
passato le posizioni sul governo Dini, sulla rottura del '98... però
era uno che aveva sempre criticato il politicismo dei congressi, il
voler per forza spaccare il capello in quattro su tutto e non
permettere un dibattito che sulle tesi fondamentali di linea politica
permettesse di definire "il piano di lavoro" senza
costringere in una camicia di forza il confronto tra le culture... La
sua intervista sul Manifesto, le parole che usa per bollare come una
furbizia l'unica cosa sensata che si può fare oggi per evitare che
questo congresso sia semplicemente una conta o peggio una primaria
sul nome del segretario, e cioè il congresso a tesi, è una prova
che anche nei migliori c'è una "sindrome da padroni di casa",
una sensazione da "lesa maestra".
Robe da contrastare,
al pari di quello strano negazionismo a cui si è sottratto soltanto
Alfonso Gianni, di cui ammiro la grande capacità di analisi e di
chiarezza. Una proposta di superamento di rifondazione comunista non
era mica una bestemmia. Che l'abbia sostenuta Bertinotti,in maniera
peraltro intelligente e per niente becera, è una realtà che può
essere "scaricata" dalle decine e decine di siti che
riportano la sua intervista alla Stampa del 10 aprile (basta cercare
su google "comunismo come tendenza culturale" e sei
servito). C'era bisogno di negare l'evidenza come fosse una gaffe,
una battuta, come se a pronunciarla fosse uno qualsiasi? Il problema
- per dirla tutta - non era che Bertinotti avesse sostenuto questa
tesi (che uno può condividere io meno) ne che pezzi di gruppo
dirigente pensassero, prima del risutlato elettorale, ad un congresso
di scioglimento "chi ci sta, ci sta". Il problema è che
subito dopo, vista la mala parata si sono messi a negare tutto,
sottoponendo peraltro la stessa figura di Bertinotti ad una
esposizione esagerata, come di uno che avesse parlato a vanvera,
senza condividere il suo pensiero con nessuno. Io credo che se
vogliamo davvero ripartire da rifondazione è necessario non solo
come dice il saggio Acerbo "buttare acqua sul fuoco", ma
provare a considerare tutte le proposte legittimamente interne al
percorso del dibattito. Per me la proposta di Bertinotti, che non
condivido, è però dentro questo dibattito. Lo stalinismo non
consisteva solo nel tagliare le teste, ma anche nel cancellarle dalle
fotografie. Giosuè
26 aprile 2008 6.11
da Gabriele Vedova
..."E´ necessario
superare qualunque pratica di corto respiro del processo
congressuale, atteggiamenti asfittici, maggioranze frutto della
furbizia che nascono contro e non per determinare una strategia. Il
congresso a tesi mi pare assolutamente interno a questa lunga catena
di furbizie.
Vorrei dire a tanti autorevoli pensatori del
comunismo: come si fa a immaginare che da una parte c´è la cultura
politica e dall´altra la linea politica? Posso decidere che sulla
cultura politica sto con Ferrero e sulla linea con Grassi, ma lo
potrei fare dentro a una dinamica politicistica. Non è di questo che
il partito ha bisogno. Non abbiamo bisogno di guerre guerreggiate, di
troppi livelli di verità per cui oggi diamo in pasto alla platea del
Prc il boccone di un immaginario nemico fatto di pezzi di gruppo
dirigente che stavano per sciogliere il partito. Quella che si è
formata al Cpn è un union sacrée di tutti - anche di quelli che
hanno duramente osteggiato il tema della nonviolenza
contro un
nemico immaginario. Un congresso così non produce il rilancio di
Rifondazione, produce un partito di acchiappafantasmi".
Ecco
il pezzo incriminato che tu chiami addirittura "da padroni di
casa"..." la sensazione da lesa maestà"...io invece
ne ho data un'altra interpretazione...ma forse sono un pò più
tifoso...e non mi sento ancora a congresso...il richiamo ad un
congresso a mozioni, evitando furbizie che portino a "farmi
stare sulla cultura con ferrero e sulla linea con grassi" mi
sembra invece un chiaro richiamo all'unità della vera ex maggioranza
del prc...in una prospettiva politica un pò meno finta di quella che
qualunque essere umano possa immaginarsi che esca fuori fa ferrero e
grassi...una prospettiva in cui si si dica chiaramente ad esempio che
la scelta della non violenza sia un passaggio strategico per noi dal
quale non si torna indietro; mi sembra voglia dire precisamente
questo. E addirittura caro giosuè, sulle prospettive politiche mi
sembra addirittura più cauto di qualche giorno fa...e questo è un
segnale incoraggiante, non da considerare come "scomparsa di
fotografie..." o come il voler negare quello che si era
detto...un compagno mi ha chiesto stamattina perchè secondo me
Vendola avesse scritto che il congresso si doveva fare subito...è
effettivamente il punto che meno condivido...ma capisco che in questo
clima da congresso se uno solo della ex maggioranza di Vendola e
Giordano chiedesse lo spostamento (come anche io inizialmente
auspicavo) di un solo giorno del congresso, ci si affretterebbe a
bollare immediatamente la proposta come "paura di perdere il
congresso" o roba simile…
Ed ecco il secondo pezzo
incriminato…
"…in ogni caso— spiega Bertinotti—,
l'Italia ha bisogno di una sinistra, di una sinistra del futuro. E io
immagino un soggetto unico, democratico e partecipato, fondato come
un'organizzazione politica unitaria con le sue regole, una sua
democrazia, un suo gruppo dirigente". "Questa Sinistra
arcobaleno — continua Bertinotti — dovrà essere innovativa anche
nelle forme, abbandonando leaderismo e personalizzazione, secondo un
principio di collegialità. In ogni caso, spezzando la logica
verticistica del leader e dando luogo a una costruzione della
partecipazione, oppure non vive". All'interno di questo soggetto
unitario, dice il candidato premier di Sa, "ci saranno tendenze
politico-culturali: vivrà la tendenza comunista, quella ecologista,
quella femminista; fintanto che non si costruiranno nuove tendenze.
Ma ripeto, tendenze culturali e un solo soggetto politico, unitario e
plurale".
Evidentemente "l'immaginare" di
Bertinotti fa ancora riferimento alla sinistra arcobaleno, essendo
stata l'intervista rilasciata prima delle elezioni, ma la sinistra
del futuro, caro Giosuè, la immagino anch'io così, immagino anch'io
che i comunisti debbano essere solo una parte, un filone, all'interno
di un progetto più ampio, di una sinistra ampia e diffusa…in cui
convivano impostazione politiche diverse…mi sembra proprio questo
il punto…anche nell'intervista di Vendola mi sembra che il punto
non sia quando e come superare rifondazione, ma quale prospettiva
darsi, con quale respiro affrontare il futuro…ed una sconfitta, per
quanto storica che sia, non è sufficiente secondo me per rassegnarsi
ad avere rifondazione comunista non come semplice ed ovvia base di
ripartenza, ma come prospettiva per il futuro…non è sufficiente
per rassegnarsi alla finzione di una finta maggioranza fra
impostazioni politiche così distanti come quelle di ferrero e
grassi…
26 aprile 2008 12.29
A Gabriele da Giosuè
Se ci pensi, però, il tuo
ragionamento non tiene: se è sulle culture che
si deve fare la
linea politica, allora non sarebbe mai possibile fare
una
qualsiasi politica unitaria a sinistra: e ciò sarà sempre più vero
perché la complessità sociale tende a produrre intelligenze
autonome e dunque
differenze. Al contrario proprio la linea
politica deve necessariamente
essere il frutto del confronto
libero tra culture anche diverse.
Altrimenti è una linea unica
(non unitaria), un partito unico e qualche
volta anche un unica
persona, comunque condannata al minoritarimo, anche
se moderato.
E
il ragionamento non tiene neanche sul soggetto unitario:
Vendola
(molto più di Bertinotti) si è iscritto all'ordine degli
ingegneri
politici e infine vede il problema sempre nell'ambito
dell'unità della politica. Il problema della sinistra del futuro, a
parer mio, o si affronta dal lato della utilità sociale, cioè della
capacità di "camminare insieme" a
pezzi di società
autorganizzata, ognuna con la propria cultura, oppure
saremo
sempre al di qua delle reali necessità storiche. E dentro
quella
rete è necessaria - e qui c'è la differenza, e non è
poca - non una
semplice linea di tendenza o un filone culturale,
ma esattamente un
partito organizzato "per il comunismo".
In ogni caso non solo secondo me "l'ingegneria politica"
comunque non è
una soluzione, né quella di Bertinotti, né
quella di Diliberto. Quello
che però svela l'arcano sulla lesa
maestà è che - ti prego di non fare
lo gnorri con me - questi
qui dopo le elezioni alle domande in meirto
hanno risposto. "ma
quando mai... chi ha detto questo..."
Non mi dire niente,
preferisco l'onestà intellettuale di Alfonso
Gianni.
26 aprile 2008 12.33
da Gabriele
...non faccio lo gnorri...sai che sono
circa due anni che, in un clima da vero e proprio
accerchiamento...fra molteplici accuse di "essere di destra"
sto dicendo, non da solo in realtà, che un soggetto diverso a
sinistra andava costruito molto prima...che non sarebbe dovuto
partire dalla semplice aggregazione dei partiti esistenti...che
rifondazione comunista stava esaurendo la sua spinta propulsiva
iniziata quindici anni fa e ci si doveva porre l'obbiettivo di
superarla...ed in ogni caso leggo nell'intervista di vendola:"Allora
ha ragione Ferrero che dice: al massimo possiamo fare una federazione
tra soggetti diversi? No, abbiamo di fronte a noi un compito più
grande: la ricostruzione del campo della sinistra. Come? Non possiamo
fare una disputa metodologica infinita. Costituente, federazione,
sono parole allusive. Dire che l´esito finale sarà necessariamente
un nuovo partito è far prevalere la noia sulla gioia della
creazione. Non è questa l´unica dinamica possibile. Io non so
indicare adesso il plastico del nuovo soggetto unitario e plurale. So
che ho passato trent´anni nel Pci a criticare la forma partito. E
poi noi un partito ce l´abbiamo, Rifondazione. Ma la sua forza è
sempre stata quella di mettersi in gioco sul terreno dell´innovazione
politica e culturale". Questo non mi sembra proprio voler fare
ingeneria politica...tutt'altro...mi sembra invece che, in questo
momento, chi proponga soluzioni da buon padre di famiglia,
tranquillizzante per i propri figliuoli/militanti, da tenere sempre
uniti sotto "l'amata bandiera", sia invece
ferrero...ripartire da rifondazione...la federazione come unica
possibilità futura...(ironia della sorte vuole che questa sia in
realtà la proposta lancia quasi 4 anni fa da diliberto...tutto
torna, a vedere le nuove alleanze nel partito). In ogni caso mi
sembra che tu voglia continuare a portare il discorso su ciò che è
stato detto...in un contesto politico non ancora così
drammaticamente mutato come quello di oggi...avendo già prefigurato
in mente il futuro scenario..."questi qua" è un
espressione che sta a indicare che c'è già chi sta di qua e chi sta
di là...irrimediabilmente...spero di avere ancora abbastanza
entusiasmo e passione per scegliere, in questa via obbligata, da che
parte stare...
ciao
gabriele
27 aprile 2008 5.31
di Giosuè Bove
Alle compagne e ai compagni del comitato politico della federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista
...e a tutte le compagne e i compagni con o senza tessera interessati
Care compagne, cari compagni,
rimetto a voi il mandato di segretario provinciale. Credo sia un atto dovuto di fronte al disastro sancito dal voto del 13 e 14 aprile. Naturalmente, come ho già avuto modo di dirvi, senza fughe. Resto a disposizione del partito, perché quando una nave affonda non si scappa, pronto a fare quello che la comunità di compagne e compagni che costituisce rifondazione comunista deciderà.
Ci riuniremo entro la fine del mese per una discussione collettiva formalizzata. Ma prima credo sia opportuno organizzare discussioni dovunque sia possibile e quanto più ampie e partecipate. Dobbiamo aprirci, non chiuderci e dobbiamo capire dove sono gli errori veri. Il disastro è davvero grande e l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una discussione da ceto politico, piena di sottintesi, di ripicche, di dispetti. E sono convinto che questa “messa a disposizione” non sarà isolata, perché altri dirigenti politici e rappresentanti istituzionali, assessori e consiglieri, sicuramente vorranno seguire questo percorso.
Il disastro elettorale de LA SINISTRA L'ARCOBALENO è frutto di molte cose: sicuramente l'esperienza di governo, la delusione profonda delle aspettative che si è manifestata con un astensionismo diffuso, militante e popolare, e che ha colpito quasi totalmente la sinistra arcobaleno (si stimano quasi 2 punti percentuali). Abbiamo perso poco, troppo poco, verso le liste che si richiamano al comunismo, (poco più della tradizionale “dispersione” sulle altre “falce e martello” nelle precedenti elezioni): più rilevante della dispersione a sinistra è stata addirittura quella a destra, verso IDV e al Nord verso la Lega. E invece abbiamo pagato pesantemente la dinamica del voto utile, che è stata esercitata come una clava in particolare contro la sinistra proprio dal partito di Veltroni (si stimano due milioni di voti, più di 4 punti percentuali). Ma il combinato disposto di tutte queste condizioni ha costituito l'imbuto attraverso cui è venuta allo scoperto e si è disvelata una tendenza di lungo periodo della crisi delle forme della politica. E non mi riferisco alle forme generiche della politica, ma a quelle particolari e specifiche della “nostra” politica che vuole trasformare l'esistente. I partiti “borghesi” hanno avuto la loro crisi della forma-partito e l'hanno affrontata trasformando le organizzazioni di massa in apparati centralizzati e strutture periferiche leggere, in altri termini in “partiti di opinione”, che costruiscono consenso con la gestione del potere. L'idea di imitare questo modello è impraticabile, perché il nostro esistere come realtà politica nazionale ha senso, per noi, ma prima di tutto per il blocco sociale di riferimento, se intanto continuiamo ad essere “per la trasformazione radicale della società” (perché se “scoloriamo”, diventa più coerente sostenere il PD); e poi: se possiamo incidere realmente nelle scelte politiche a favore dello stesso blocco sociale (insomma “se portiamo a casa qualcosa”). Ma, e qui sta l'ingrippo, non è possibile fare entrambe le cose se non dentro una ricostruzione di soggettività politica che, in altre forme adeguate all'oggi, presenti la stessa cifra di partecipazione che nella fase precedente presentavano i partiti di massa.
Nella differenza, spesso notevole, tra i dati alle politiche e quelli alle amministrative si può leggere quasi una equazione: più vicina più partecipata, più vissuta era la proposta elettorale, maggiore è stato lo scarto. Leggere insieme entrambe le serie di dati rafforza la mia convinzione: dobbiamo prendere atto che il tentativo della Sinistra l'Arcobaleno è fallito. Ma che, sebbene piena di fascino non è, non sarebbe utile una proposta di semplice sussistenza e sopravvivenza identitaria. La passione in questo momento è necessaria, ma non basta. C'è bisogno di esercitare la nostra intelligenza collettiva e di riprendere il filo di una ricerca che proprio il nostro partito ha sviluppato, purtroppo senza metterne in pratica i pur evidenti insegnamenti. Penso in altri termini che non si possa né propugnare lo scioglimento del partito e contro ogni evidenza (con il pdci che si sfila e apre la costituente dei comunisti e i verdi che vanno a congresso straordinario) continuare a sostenere che bisogna andare avanti con la Sinistra l'Arcobaleno, che nei fatti è ormai solo il simulacro di un progetto, né pensare che basterà richiuderci nel nostro fortilizio, avvolti nelle nostre bandire e resistere. Rifondazione Comunista deve continuare a vivere proprio perché è l'organizzazione che più ha pensato l'innovazione delle forme della politica, ed è indispensabile, oggi e domani.
C'è stato sempre, anche nel movimento operaio e comunista, chi di fronte ai cambiamenti epocali della composizione e dei rapporti di forza tra le classi, ha continuato a guardare, per quanto riguarda le forme della politica, al passato. E però alla fine l'ancoraggio al mitico “ieri” è stato superato nei fatti. All'inizio del secolo il partito dei rivoluzionari di professione si è dovuto sostituire alla rete associativa tipica dell'ottocento; nel secondo dopoguerra, di fronte agli spazi di democrazia e al sistema fordista-taylorista, ai grandi aggregati proletari, alla forza del movimento operaio, i partiti della sinistra di classe si sono dati una organizzazione di massa, del tutto diversa da quella di inizio novecento. Dalla fine degli anni '70 la composizione e i rapporti di forza hanno cominciato a mutare: dopo l'89 questo cambiamento ha subito una forte accelerazione. Il crollo del socialismo reale, la rivincita dell'imperialismo occidentale, la scomposizione tecnica delle figure produttive, la rivoluzione informatica presenta da tempo una situazione in cui l'organizzazione politica dei comunisti non può essere uguale alla fase precedente. Del resto le esperienze politiche in Europa dicono con chiarezza che non funziona né l'assemblaggio di ceti politici, come Izquerdia Unida in Spagna (molto simile alla nostra Sinistra l'Arcobaleno) né tanto meno va bene la deriva identitaria in Francia, scenario probabile se si prendesse la strada della chiusura settaria. In Germania la situazione è molto diversa: Die Linke nasce dalla fusione del PDS (Partito del Socialismo Democratico) tedesco e del movimento WASG (Lavoro e Giustizia Sociale – Alternativa elettorale), fondato da Oskar La Fontaine nel 2005. Il PDS tedesco (ex SED della Germania orientale) è un partito di ispirazione comunista ma profondamente contaminato, soprattutto dal 2000 in poi, dalle culture di movimento, organizzato in modo pluralistico “a rete” e aperto anche a tendenze culturali radicalmente diverse, come quelle dei punk. Il PDS si incontra nel 2005 con la WASG, movimento meno radicale ma con la medesima idea di partito aperto. Die Linke, che nasce definitivamente nel 2007, è un partito/non partito, una rete molecolare, plurale per forme organizzative e culture che è riuscita a rimettere al centro della politica tedesca la sinistra ed il vasto blocco sociale di riferimento imperniato sulle lavoratrici e i lavoratori dipendenti.
Che fare, in Italia? Le esperienze dei paesi a noi simili per composizione e rapporti di classe non devono naturalmente per forza essere presi a modello ne è detto che siano ripetibili. Ma certo sono indicativi. Sarà questo il cuore del dibattito nei prossimi mesi, dentro un percorso di confronto profondo sul passato e soprattutto sul futuro.
Ma che fare nell'immediato? Io penso che la sconfitta che abbiamo subito alle elezioni già pesantissima rischia di aggravarsi per il processo di dissoluzione politica dei gruppi dirigenti e per il disorientamento e la perdita di senso dell'impegno politico. Da questo punto di vista ho già avuto modo di dire che c'è bisogno di un grande senso di responsabilità. Ci aspetta un durissimo lavoro, perché dobbiamo ripensare daccapo tutto il processo di costruzione dell'alternativa di società e della sinistra. Siamo all'anno zero e dobbiamo ripartire. E non ci aiuta scaricare la nostra avversione rispetto al progetto di Veltroni di sterilizzazione politica della sinistra sugli enti locali: è esattamente quanto quello che vorrebbe il PD, o almeno parte di esso, ed è l'esatto contrario di quel che vogliono gli elettori che in questo sfacelo hanno comunque alle amministrative segnato una differenza e fatto sopravvivere la sinistra. In una situazione dove si affacciano tentazioni e derive autoritarie e un sicuro restringimento degli spazi di democrazia gli enti locali dovranno essere “presidi democratici” e la nostra presenza in essi è essenziale, anche perché adesso c'è bisogno di una svolta profonda nella loro gestione. D'altro lato non ci aiuta la babele delle proposte che arrivano a raffica e tra queste le due ipotesi opposte che oggi appaiono in campo, lo scioglimento dei partiti esistenti ed un nuovo partito della sinistra da un lato e dall'altro l’unità dei comunisti. Se andassero avanti sarebbero destinate a realizzarsi in parallelo ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla cultura politica dei soggetti stessi. Entrambi questi progetti prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza, di innovazione. Una scelta che, peraltro, non farebbe i conti con il problema del reinsediamento sociale della sinistra, con la crisi della politica e con le forme assai diversificate di militanza che caratterizzano la sinistra diffusa.
Al contrario io penso che in questa situazione terremotata si debba ripartire con laicità, con senso del limite, ma anche con passione e con intelligenza da Rifondazione Comunista. Rimettere, nel contesto di valorizzazione dei rapporti unitari a sinistra, in pieno funzionamento il nostro partito, come territorio aperto e accogliente. Ripartire senza rinchiuderci, sia come corpo collettivo, che come capacità di proporre un indirizzo politico grazie al quale uscire dal pantano. Con l'obiettivo di ricominciare a lavorare ad un processo di unità della sinistra senza scorciatoie politiciste ed organizzative, che metta in primo piano il lavoro di radicamento sociale e una lettura adeguata della società italiana. Io penso da tempo che Rifondazione Comunista, spogliata dal politicismo e dal settarismo, possa – come peraltro avevamo immaginato alla conferenza di Massa – reinventare l'essere partito dentro l'esperienza di contaminazione delle forme dell'associazionismo e del movimento. Dunque nessuno scioglimento, ma nemmeno nessuna conservazione o ibernazione: al contrario sperimentazione avanzata del superamento delle forme escludenti della politica e ricerca aperta dentro ma soprattutto fuori di noi, tra le associazioni, i movimenti, le/i singole/i; nelle piazze, nei quartieri, davanti ai luoghi di lavoro.
E per questo è bene in ogni caso attivare al più presto sedi di discussione politica dovunque, per ragionare collettivamente su quanto è successo, per evitare o quantomeno limitare il ripiegamento e il ritorno a casa delle compagne e compagni, con o senza tessera di partito. In questo senso propongo di cominciare subito, partecipando all'assemblea di Firenze di sabato 19 , promossa quasi un mese fa “per una sinistra unita e plurale” e che sarà il primo appuntamento a sinistra e di movimento, dopo il crollo elettorale del 13 e 14 aprile, e dunque un momento sicuramente importante.
Ripartire da Rifondazione Comunista e dal movimento, con laicità e passione, per ricominciare.
a giovedì, aprile 17, 2008 2 commenti
19 aprile 2008 5.27
1 maggio 2008 11.38
Lunedì scorso Michele è volato giù dal ponteggio, davanti a tutti, nel cuore della città, corso Trieste, Caserta. Ucciso, sul lavoro, dal lavoro insicuro. Il sangue di Michele ha disegnato una grande macchia rossa nel salotto buono della città. Tutte e tutti hanno visto, tutti hanno fatto i conti, di colpo, con l’assurdità di morire così a nemmeno quarant’anni, uscendo la mattina per andarsi a guadagnare il pane della giornata per i figli, per la famiglia. “Per recare il proprio contributo produttivo al Paese”, dando forma e concretezza all’adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà che la nostra Costituzione richiede, nella seconda parte dell’articolo 2, a ciascuna/o di noi, e vedendosi negati, per sempre, quei diritti inviolabili solennemente declamati nell’apertura dello stesso articolo. Questa volta, però, l’ennesimo “omicidio bianco”, di quella tragica lista che ogni anno si allunga di oltre un morto al giorno, senza contare gli infortuni più o meno gravi, non potrà essere ignorato, dimenticato, espunto, proprio perché è successo lì, davanti agli occhi di un’intera comunità. Nessuno potrà voltare la testa, perché chiunque ha visto cosa significhi una tavola di legno non fissata. Chiunque ha visto cosa vuol dire che manca la cintura salvavita, la rete di protezione, o altre misure analoghe. D’improvviso, chiunque ha incluso Michele nella tremenda contabilità del sangue sul lavoro, associandolo agli operai della Thyssenkrupp bruciati vivi e a tutti gli altri che hanno segnato nello stesso modo una geografia della “morte per profitto”, da Molfetta a Teramo, da San Candido a Mugnano, da Marcianise a Bergamo, da Macerata Campania a Taranto. Ora, inevitabilmente, l’elaborazione del lutto per l’intera collettività, a partire dalle istituzioni, dovrà fare i conti con ciò che facciamo e ciò che non facciamo per la sicurezza del lavoro. A nessuno sarà consentito chiamarsi fuori, perché ciò facciamo è davvero, scandalosamente, poco. Circa un anno fa, veniva presentato alla Camera dei Deputati il rapporto Eurispes intitolato «Infortuni sul lavoro: peggio di una guerra», in cui si sottolineava come gli incidenti sul lavoro in Italia avessero causato più morti della seconda Guerra del Golfo nei quattro anni dall’invasione americana in Iraq, così facendo balenare il tremendo pensiero che la “civiltà del lavoro” si riveli sovente come “civiltà di morte” alla stessa stregua del disvelamento della “civiltà d’occidente” come “civiltà di guerra”. Eppure, non più di qualche settimana fa, in occasione del varo definitivo del nuovo Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, i rappresentanti della più autorevole associazione imprenditoriale non hanno trovato di meglio che scagliarsi contro “sanzioni troppo punitive”. Incredibile, ma vero ! Da sole, tuttavia, le leggi non bastano. Anzi, non è questione di leggi, che ci sono e sono anche ben articolate e sanzionate, con l’entrata in vigore del citato Testo Unico, ben 304 articoli, corredato da oltre una quarantina di Allegati. Occorrono cinque cose essenziali, ed ogni istituzione, organizzazione, associazione deve fare la sua parte. Primo, occorre costruire fin dalle scuole e dall’insegnamento, la cultura e la formazione permanente della prevenzione e della sicurezza del lavoro. Secondo, occorre intervenire, scardinandolo, sul sistema ribassista degli appalti e dei subappalti, che generano malaffare, che sono di fatto un portafoglio della criminalità organizzata nonché uno dei varchi più frequentati di interscambio e reciproca regolazione di interessi con la malapolitica e la malamministrazione, sotto il nero dominio dell’irregolarità, dell’insicurezza e del sommerso. Terzo, occorre cooperazione tra le istituzioni politiche, amministrative, di controllo e repressive, affinché si realizzino e si implementino banche-dati, sistemi di monitoraggio sul territorio, programmazione e coordinamento di ispezioni e controlli, come già si sta facendo nel nostro territorio grazie al tavolo operativo di Prefettura, Procura, Provincia, AA.SS.LL., Direzione-Ispettorato del lavoro, Inps, Inail e forze dell’ordine. Quarto, bisogna dare poteri effettivi, sia di controllo che di intervento ostativo, ai lavoratori incaricati della funzione di “rappresentanti della sicurezza”, ma bisogna anche proteggerli da ricatti, minacce, condizionamenti e provvedimenti punitivi che troppo spesso imprenditori senza scrupoli gli scaricano addosso per impedirne di fatto l’attività: è evidente che nessun controllo sarà mai veramente efficace se non parte, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, dall’interno dei luoghi di lavoro, dei cantieri, delle fabbriche, e se non può vertere sulle fasi, sui ritmi, sui mansionari, sulla composizione e sulle modalità dei processi produttivi. Quinto, occorrono più controlli, più personale, più formazione, più risorse. Senza di ciò, ogni altro discorso è vano, e rischia di diventare puro esercizio retorico. Fatta base cento ad indicare la quantità necessaria di controlli nel nostro territorio (che pure in Campania ha conosciuto il più alto numero di cantieri sequestrati, soprattutto grazie all’intervento dei Carabinieri), oggi siamo a sette. Nel penultimo concorso, sotto il governo di centrodestra, di mille nuovi ispettori nessuno venne assegnato ai territori meridionali. Neppure gli ulteriori trecento, stavolta col governo di centrosinistra, sono destinati a varcare i confini meridionali, nonostante gli impegni assunti dal ministro competente. Stiamo letteralmente escogitando ogni possibile meccanismo che ci metta in condizione di formare nuovo personale per i controlli ed inviarlo in trincea. Non sappiamo ancora come riusciremo a farlo, mancando le necessarie risorse, ma sappiamo che occorre farlo, altrimenti, nelle condizioni date, la lotta è impari. Non bisogna arrendersi. Lo dobbiamo a Michele, ai suoi figli e alla sua compagna, e a tutti gli altri sacrificati sull’altare del profitto, italiani, tunisini, marocchini, pakistani, rumeni, di qualunque paese, cittadini del mondo, vittime di vili egoismi e di sistematica insicurezza. Ma soprattutto lo dobbiamo ai giovani che si affacciano oggi ad un lavoro disperatamente precario e insicuro, sottopagato anche quando allineato alle tabelle contrattuali, privato di dignità e diritti: glielo dobbiamo perché non è giusto che siano derubati della speranza, del futuro, della vita.
Caserta, 4 aprile 2008 Enrico Milani - Assessore al Lavoro e alla Formazione della Provincia di Caserta -
a domenica, aprile 06, 2008 0 commenti
Assunto il 10 aprile 1990 con contratto di formazione, riconfermato con contratto a tempo indeterminato dopo 24 mesi. rappresentante sindacale dal 1992 poi anche rappresentante per la sicurezza 626/94 dal 1995 fino alla data del licenziamento: il 5 novembre 2007. Queste le date della “storia di un licenziato”: e, in mezzo ad esse, la passione dell'impegno politico e sindacale, con la tessera di Rifondazione (giòà segretario del circolo di Capua, la sua città) e quella della Fiom sempre a portata di mano.
La situazione precipita a maggio 2007. Viene diagnosticata ad Angelo Vinciguerra, in seguito ad un malore in servizio dai medici del pronto soccorso una epicondilite omerale dell’arto destro (infiammazione tendinea causata dalle vibrazioni degli utensili in dotazione). Dopo innumerevoli richieste di visita, il medico competente (dichiaratosi incompetente in materia) gli prescrive una serie di accertamenti, che non screditano la diagnosi iniziale. Ciò nonostante lo stesso “medico competente” (pagato dall'azienda), pur riconoscendo la patologia, continua a negare che le cause siano legate al tipo di attività svolta. Angelo, a quel punto non ha altra scelta che fare ricorso, avverso il medico competente, al collegio giudicante dell’ASL, tre medici legali molto competenti, che non solo confermano la diagnosi ma obbligano anche l’azienda a ricollocarlo temporaneamente con una mansione diversa. Nel frattempo, a causa del ritardo della consegna di un certificato medico inerente la patologia in oggetto e relativo alla cura prescritta dal medico competente l’OMA SUD procede al licenziamento, in applicazione dell'articolo 25 lettera F del CCNL “assenze ingiustificate per oltre 4 giorni”. Eppure il certificato era stato consegnato ad un collega tempestivamente e per una mera dimenticanza da quest'ultimo non trasmesso all'azienda, come del resto testimoniato dall'invio della copia all'INPS. Eppure l'azienda era stata scrupolosamente avvisata telefonicamente del prolungamento della malattia. Eppure il medico legale dell’INPS aveva visitato di nuovo Angelo, su richiesta della stessa OMA SUD , confermando la necessità dell'ulteriore riposo.
Adesso ad Angelo, che già nel 2005 aveva avuto un grave infortunio sul lavoro che gli ha rovinato un piede, non resta che attendere il lento iter legislativo: al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere i ricorsi di urgenza sono complicati per i lavoratori e si rischia di perdere ogni possibilità di far valere i propri diritti e allora si è scelta la strada del ricorso ordinario. E così sta cercando di tirare avanti con la moglie e due bambini, un maschietto di 3 anni ed una femminuccia di 6 mesi: complicato farcela con un assegno di disoccupazione di 800 euro mensili che scade a luglio 2008. Mentre nell'OMA SUD il caso di Angelo è portato ad esempio, per terrorizzare chi osa protestare o far valere i propri diritti.
Ma c'è qualcosa che fa ancora più male. Sul suo licenziamento è stato steso un silenzio assordante e Angelo alla fine, è rimasto solo. Nonostante il suo impegno di quasi venti anni nel sindacato e in politica, nonostante i proclami, i toni da comizio, gli impegni sbandierati nei primi giorni, davanti ai cancelli della fabbrica.
Non possiamo consentire che questa solitudine continui: è necessario rompere il silenzio, non lasciare solo Angelo e la sua famiglia, fare chiarezza sulle complicità politiche e sindacali che hanno consentito alla OMA SUD un così grave comportamento nei confronti di un delegato sindacale, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Perché Angelo possa tenere, come sempre ha fatto e continua a fare, la testa alta, e perché lo possano fare anche gli altri lavoratori.
PRIMI FIRMATARI
18/03/08 Amedeo La Peruta (delegato FIOM, segretario del circolo di Capua del PRC)
18/03/08 Giosuè Bove (iscritto FIOM, segretario della federazione provinciale di Caserta del PRC)
19/03/08 Maria Emilia Cunti (insegnante precaria, segreteria provinciale PRC)
19/03/08 Francesco Rozza, (insegnante, iscritto Cobas-scuola e al circolo di Caserta del PRC)
19/03/08 Norberto Nicola Celentano (precario, coordinamento provinciale di Caserta Giovani Comunisti)
19/03/08 Giovanni Capobianco (vicesindaco Capodrise, segreteria provinciale PRC)
19/03/08 Vincenzo Sisto (segretario del circolo Prc di Piedimonte Matese)
a venerdì, marzo 21, 2008 39 commenti
21 marzo 2008 6.58
21 marzo 2008 7.23
21 marzo 2008 7.27
21 marzo 2008 7.51
21 marzo 2008 8.20
21 marzo 2008 8.46
21 marzo 2008 9.01
21 marzo 2008 9.35
21 marzo 2008 10.29
21 marzo 2008 11.54
21 marzo 2008 12.12
22 marzo 2008 2.29
22 marzo 2008 2.35
22 marzo 2008 6.27
22 marzo 2008 7.13
22 marzo 2008 7.13
22 marzo 2008 7.32
22 marzo 2008 10.12
22 marzo 2008 19.21
23 marzo 2008 1.03
23 marzo 2008 1.15
23 marzo 2008 1.19
23 marzo 2008 1.40
23 marzo 2008 2.21
23 marzo 2008 2.45
23 marzo 2008 10.05
23 marzo 2008 11.57
23 marzo 2008 11.59
23 marzo 2008 12.01
23 marzo 2008 12.05
23 marzo 2008 12.08
23 marzo 2008 12.23
24 marzo 2008 10.10
25 marzo 2008 13.27
26 marzo 2008 13.01
28 marzo 2008 5.27
1 aprile 2008 23.59
2 aprile 2008 0.00
8 aprile 2008 3.35
di Francesco dell'Ovo
Non voglio più essere un
dirigente di Rifondazione Comunista.
Mi dimetto da questo
incarico che per cinque anni ho rivestito con entusiasmo ma anche con
difficoltà.
Non cerco “mostrine”, piuttosto voglio
riconoscere il merito delle tante donne e uomini che hanno
accompagnato l’esperienza politica sparanisana degli ultimi anni.
A
loro dobbiamo l’ottenimento degli straordinari risultati
elettorali, quello del referendum sull’art.18, delle primarie; il
merito di avere eletto dopo anni un consigliere comunale e
provinciale.
Con quegli stessi compagni però oggi mi ritrovo a
condividere la scelta di lasciare la dirigenza del Partito.
Le
mie dimissioni da segretario di circolo sono la reazione fisiologica
di un vissuto politico nella mia Città; nient’altro che
questo.
Non mi hanno mai appassionato quelle valutazioni
pretestuose utilizzate contro i nostri rappresentanti istituzionali,
sia provinciali che regionali. Se così avessi fatto avrei certamente
ottenuto maggiori notizie rispetto al trasversalismo che prende piede
anche nella nostra Città.
Credo di avere sempre rispettato,
seppur non condividendo, le scelte della dirigenza del mio Partito
anche quando si richiamava fuori da ogni sorta di responsabilità
politica con la gestione commissariale dei rifiuti in Campania.
Tuttora, animato dalla stessa convinzione, rispetto la scelta di
“preconfezionare” i candidati nelle liste della Sinistra
l’arcobaleno.
Dovremmo però condividerne i propositi cercando
di non esprimere contraddizioni.
Da anni contestiamo il vigente
sistema elettorale. In ogni parte del Paese, anche nella nostra
Città, con la “coniazione” di questa legge, ossessivamente
voluta dalla destra, realizzammo iniziative che denunciavano la
ricaduta verso una democrazia sottoposta alle regole dei partiti,
alle loro insindacabili scelte.
Scendemmo nelle strade discutendo
con le persone, “denunciando” che la deriva berlusconiana non
avrebbe remore nel destabilizzare gli organi istituzionali del nostro
Paese.
In questi giorni però l’organo nazionale del nostro
Partito, scegliendo i nomi da collocare tra i primi posti delle
liste, si è calato esattamente nella logica della preponderanza
partitica.
Consapevole di aver avuto una responsabilità politica
innanzitutto relativa al territorio di mia appartenenza, in questi
giorni, ho consultato i compagni del circolo, riscontrando una
“perdita di entusiasmo”.
Nessuno di noi ha fatto riferimento
alla stupida visibilità politica che il Partito avrebbe dovuto
concedere al nostro territorio, piuttosto alla particolare
indifferenza del Presidente della commissione ambiente del Senato,
Tommaso Sodano, verso le istanze ambientali da noi
presentate.
Abbiamo parlato di discariche, diossina, ecoballe,
centrali, elettrosmog cercando di convincere che il significato
ambientale di questi progetti non appartiene soltanto al “target
movimentista” di alcune zone del napoletano.
L’alto casertano
in questi anni ha offerto l’opportunità per approfondire le
condizioni ambientali persino con l’esistenza di una centrale
nucleare da dismettere con i metodi sperimentali della SOGIN.
Nessuna
qualificazione parlamentare è stata mai concessa.
Io, come molti
altri, sono convinto che il gruppo parlamentare che produce istanze
per la salvaguardia del “lupo italiano” dovrebbe richiamare la
stessa sensibilità verso le comunità che vivono a ridosso di un
ecomostro termoelettrico che emette milioni di tonnellate ogni anno
di diossina.
Certamente con amarezza abbiamo appreso che l’unica
posizione parlamentare contraria al malaffare delle lobby energetiche
presenti nell’agrocaleno è stata assunta da Forza Italia e AN,
particolarmente dal senatore Emidio Novi: lo stesso persecutore del
movimento di lotta all’insediamento della centrale
termoelettrica.
L’importanza di questi argomenti è stato
persino richiamata da Roberto Saviano nei documenti pubblicati
recentemente nel suo blog; così come risulta avere una crescente
diffusione la notizia che nelle nostre zone esiste un tasso di
incidenza tumorale dieci volte superiore quello nazionale.
Avverto
certamente il dovere di esprimere la massima riconoscenza nei
confronti del segretario Provinciale, Giosuè Bove, e del
responsabile di area, Sergio Raucci, come coloro che hanno sempre
manifestato la giusta vicinanza verso il nostro territorio.
Con
loro però vorrei commentare che non è stato utile “tappare” la
questione dell’agrocaleno nel dibattito provinciale. I fatti hanno
costretto noi a meditare su questo inspiegabile silenzio.
Ho
continuato a mettere in discussione il mio ruolo di dirigente di
questo Partito quando, mesi fa, a torre dell’ortello ci hanno
accusato di essere stati gli unici a non esprimere, dall’alto delle
nostre competenze parlamentari, una autentica contrarietà a chi
voleva realizzare una megadiscarica a ridosso delle aziende bufaline.
Sono straconvinto che il dibattito politico dell’agrocaleno
sarà incentrato ancora una volta sugli stessi argomenti; le
tematiche ambientali si ripresenteranno come i “nodi di sempre”,
così come il giornalismo televisivo di questi giorni richiama
l’appello di una intera comunità sottoposta ad una vera e propria
iattura ambientale.
Ogni giorno vengono fornite occasioni e
testimonianze di un territorio che sembra rassegnarsi nel credere che
la politica può esprimere la più grave indifferenza rispetto alle
problematiche collettive.
Insieme a Giosuè Bove vorrei
condividere il desiderio che lui ha espresso qualche giorno fa:
vedere il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo nelle liste della
sinistra arcobaleno; e, infine, chiedere a questo Partito di imparare
ad ascoltare affinché gli uomini e le donne siano liberate dalla
crudele regola della testimonianza passiva.
Grazie di
tutto
FRANCESCO DELL’OVO
a martedì, marzo 11, 2008 2 commenti
12 marzo 2008 8.15
12 marzo 2008 23.00
di Silvio Izzo
Se sei tra quelli che vorrebbero votare la
Sinistra arcobaleno ma pensano di sacrificarsi con un voto “utile”
al Partito Democratico, allora è importante che tu legga questo
articolo. Con questa legge elettorale non esiste “voto utile” che
possa tenere Berlusconi lontano dal Governo della Repubblica
Italiana. Non solo: per come è fatto il “Porcellum”, votare la
Sinistra Arcobaleno in alcune regioni sottrae senatori al Popolo
delle Libertà. I possibili esiti delle elezioni di aprile sono due:
il Popolo delle Libertà vincerà in entrambe le camere, oppure ci
sarà un pareggio perché al Senato mancherà una chiara maggioranza.
Come insegna l’esperienza di Prodi, per governare non basta il
premio di maggioranza alla Camera dei Deputati.
Riflettiamo
un attimo sulla prima ipotesi. Il PD ha voluto “correre da solo”
ed è partito con un abisso di voti che lo dividevano da Berlusconi.
In queste settimane ha recuperato, ma i sondaggi sembrano confermare
un distacco ancora molto ampio che difficilmente potrà essere
colmato. Allora, visto che chi vince si prende il premio di
maggioranza del 55 % e gli altri si spartiscono il resto, perché
tapparsi il naso e dare i propri voti al Partito Democratico? Il PD
si rafforzerebbe a scapito della Sinistra Arcobaleno e ciò sarebbe
una beffa per chi ha fatto un “sacrificio” per cercare di salvare
l’Italia da Berlusconi.
Passiamo all’altro esito
possibile: il pareggio. Sul Sole 24 Ore del 26/02/2008 e del
02/03/2008 il professore Roberto D’Alimonte ha pubblicato due
articoli nei quali spiega che, cifre alla mano, c’è una
significativa probabilità che venga fuori un “Senato zoppo”.
Scrive: “ In sintesi, la presenza di diverse liste fuori dai due
poli principali, Pd-Idv e Pdl-Lega, cambia la natura della
competizione mettendo ancor più a rischio il conseguimento di una
vera maggioranza al Senato ”. Questo accade perché “ il
risultato finale non dipende solo da quante regioni si vincono ma
anche da come si perde nelle regioni in cui vincono gli altri ”.
Berlusconi e Veltroni lo sanno e per questo un giorno si e uno no
parlano di possibili larghe intese o grandi coalizioni dopo il voto.
Ciò accadrebbe anche se il PD non riuscisse a guadagnare altri voti
dagli indecisi e dipende dal fatto che il Pdl non ha più con sé il
centro (UDC e Rosa Bianca).
D’Alimonte aggiunge che “ il
vero rischio per il Cavaliere viene paradossalmente dalla Sinistra
Arcobaleno ”, perché dove vincerà il PD il Popolo delle Libertà
dovrà spartirsi il rimanente 45% dei seggi con la Sinistra e le
altre forze che supereranno lo sbarramento. Quindi è anche
importante che la Sinistra Arcobaleno superi la soglia dell’ 8% al
Senato!
Ho sentito molti che sono indecisi tra ascoltare il
cuore , e votare a sinistra, o la testa , votando il PD per fermare
Berlusconi. Alcuni hanno cercato di convincere queste persone con
altri argomenti, in questo articolo ci provo con freddi ragionamenti
di meccanica elettorale. Ritengo però che quest’altre
argomentazioni a favore del voto a sinistra siano altrettanto valide,
come l’importanza della sopravvivenza della sinistra e la
possibilità che un Arcobaleno forte possa influenzare le posizioni
del PD (come sta avvenendo in Germania) o frenare eventuali
“inciuci”. Se si mettono insieme tutti questi vari argomenti, non
rimane alcun motivo per un “voto utile” al Partito Democratico:
si può votare Sinistra Arcobaleno anche ascoltando la testa.
Sul
blog della Sinistra Aurunca troverai il programma completo della
Sinistra Arcobaleno, potrai partecipare al sondaggio sulla Sinistra
Arcobaleno e partecipare alle
discussioni
http://sinistraaurunca.blogspot.com/
a sabato, marzo 08, 2008 0 commenti
di Enrico Parente
La mia riflessione ruota intorno a
tre questioni che ritengo, al momento prioritarie vale a dire:
il
programma politico con il quale ci presentiamo alle elezioni
politiche, la percezione e la realtà dell'identità politica del
nostro partito e infine il rapporto con il Partito
Democratico.
Cominciamo dalle elezioni, facendo però un passo
indietro alla precedente campagna elettorale del 2006: In
quell'occasione, la parola d'ordine cardine, era rappresentata
efficacemente da un manifesto diffuso qualche tempo prima, che diceva
suppergiù cosi" manca troppo stipendio a fine mese",
rappresentando chiaramente, la difficile condizione economica e
sociale di una consistente fetta della popolazione Italiana. Vi erano
senz'altro altri temi importanti, dalla guerra ai diritti, ma non c'è
dubbio che la questione economica era la principale. Su quello e su
altro avemmo i consensi e l'obbligo morale di rappresentarli in
Parlamento. Non sempre ciò è avvenuto, sia perché i rapporti di
forza sono quelli che determinano poi i risultati delle battaglie
politiche e sia perché non abbiamo in taluni casi individuato
chiaramente le priorità che buona parte dell'elettorato che ci aveva
scelti, riteneva fondamentali. E anche e non ultimo, perchè non
abbiamo colto repentinamente i segnali che provenivano dalle forze
politiche nostre alleate, già al momento della formazione del
governo Prodi ( penso ad esempio che la scelta come Ministro
dell'economia di Padoa Scioppa , avrebbe dovuto farci capire, che
ancora una volta come nel 96, il presunto risanamento avrebbe
preceduto l'ipotetica –sic- redistribuzione , inducendoci di
conseguenza ad assumere comportamenti politici e parlamentari forse
diversi). Perché dico questo? Perché è evidente che in questa
campagna il tema della povertà e delle enormi difficoltà in cui
versano una buona fetta delle famiglie, sia ancora il problema più
drammatico, sul quale noi ,nella nostra esperienza di governo,
abbiamo inciso troppo poco.
Forse, lo dico sommessamente, in
alcuni casi abbiamo alzato la voce, per questioni che rappresentavano
meno il malessere della società Italiana , andando ad incidere su
target e fasce di popolazione minoritarie e non siamo stati in grado
di imporre concretamente i drammi e i bisogni del lavoro e del
salario, tranne con un tentativo di recupero nell'ultimo periodo
della legislatura.
Adesso non è semplice recuperare il dialogo
con chi continua a vivere nel disagio e non sente di essere stato
sufficientemente rappresentato. Il programma quindi DEVE tener conto
in primis dell'emergenza salari e della condizione di precarietà
emotiva e relazionale come naturale conseguenza di quella economica
,di una fascia notevole di società Italiana ,soprattutto giovanile.
I temi etici e delle libertà individuali , dell'ambiente, della
pace,del rilancio della sanità e dell'Istruzione pubblica devono a
mio avviso, rappresentare gli altri spunti programmatici delle nostre
liste.
Tutto però, deve essere proposto con grande senso della
realtà e della concretezza; battaglie possibili, perché la gente
chiede dalla politica il miglioramento della propria condizione di
vita e non discorsi e sogni che soddisfano l'ego e l'identità di
qualcuno.
E proprio sull'identità che vorrei proporre delle
considerazioni. Stiamo assistendo in questi giorni, al lamento di
numerosi compagni riguardo all'assenza della falce e martello sul
simbolo elettorale: La questione e allo stesso tempo seria e
grottesca perchè muove i sentimenti e le emozioni di quanti si
identificano con un logo e però contemporaneamente perdono di vista
l'essenza delle cose. Nel secolo scorso il comunismo inteso sia come
analisi teorica che come rappresentazione e governo delle dinamiche
economiche e sociali, ha vissuto la sua parabola di nascita e piaccia
o meno, di morte. Nel suo nome sono avvenute straordinarie battaglie
di progresso e di civiltà, ma sono stati commessi anche ignominie
senza fine. In ogni caso è un processo che si è inevitabilmente
chiuso e che forse và lasciato alla valutazione storica più che
politica.
La politica infatti è, o dovrebbe essere , la capacità
di dare risposte con il bagaglio di idee e di proposte nel nostro
caso di "sinistra" ai bisogni e ai problemi della gente. Le
analisi peraltro spesso teoricamente forbite, che vengono proposte da
compagni di grande spessore all'interno della nostra Federazione, non
sempre mi convincono, sia sulle valutazioni che vengono fatte
riguardo alle dinamiche sociali e sulle conseguenze di queste, e sia
per quel che concerne i rapporti che il popolo di sinistra e le fasce
sociali di riferimento principale per il PRC, hanno con la politica e
le richieste che ad essa indirizzano. Credo che il miglioramento "QUI
ED ORA" delle condizioni economiche e lavorative, la conquista
di maggiori spazi di libertà individuale e relazionale e il
miglioramento della qualità della vita, siano le effettive e
prioritarie esigenze della popolazione.
La paura di perdere la
propria identità, è legata psicoanaliticamente al terrore di
crescere e di scoprire nuove possibilità. La falce e il martello e
la loro simbologia taumaturgica possono e forse debbono, restare come
una preziosa risorsa per capire il lungo filo che lega l'oggi alla
nostra storia passata e come un emozione del cuore, ma dubito che
possano servire da bussola per comprendere e rispondere alle ansie e
ai bisogni delle persone e alla complessità dei rapporti
macroeconomici e sociali, relazionali e in ultima analisi al
desiderio di realizzazione personale.Il processo di costruzione di
una SINISTRA che sappia guardare avanti e tentare di interpretare le
contraddizioni che sono ancora più stridenti, paradossalmente,di un
tempo (basti pensare al conflitto uomo-ambiente) ma che richiedono
risposte e analisi affatto uguali , deve essere irreversibile.
D'altro canto già da circa tre anni che le straordinarie spinte al
cambiamento e al superamento di una identità di nicchia e nei fatti
politicamente non utile alle classi subalterne, sono state
rappresentate da Bertinotti e dalle sue analisi politiche, quali ad
esempio il tema della non violenza, la scelta di assunzione di
responsabilità di governo, la Sinistra Europea e quant'altro, fino a
questa esperienza politico-elettorale della Sinistra arcobaleno.
Andare avanti su questa strada, è necessario indipendentemente dal
risultato delle urne, investendo in termini politici in un progetto
che di fatto richiede tempi lunghi e il superamento di antistoriche
forme di micro-partiti, ognuno di loro con l'unica ricetta vera in
tasca. Dico questo, perché già vedo in atto tentativi di spiegare
un'eventuale risultato elettorale deludente, come la logica
conseguenza della scelta di concorrere al governo Nazionale e locale,
tentando di fatto di sospingere nuovamente e stavolta credo
fatalmente, verso la marginalità politica il PRC salvando però, le
nobili anime di puristi e soloni.
Arrivo cosi a parlare
dell'ultimo punto , cioè il rapporto con il P.D.. In questi giorni
ho sentito delle analisi alcune giuste e condivisibili che rilanciano
una legittima competizione programmatica con il PD, con l'obbiettivo
più che dell'egemonia di Gramsciana memoria di cui si parla forse
azzardatamene, perlomeno di indurre il popolo che guarda a Sinistra e
in generale le nostre fasce di riferimento che in molti realtà non
ci guardano affatto( basti pensare ai numerosi operai che al nord
votano lega e con i quali bisogna dialogare) a considerare una
diversa visione dello sviluppo economico e sociale e una diversa
prospettiva di trasformazione sociale.. Altre valutazioni invece le
ritengo profondamente sbagliate e nel solco del tentativo di cui
sopra di riportare la Sinistra ad un ruolo di pura e inutile
testimonianza. Arrivare ad affermare, come pure ho sentito che il PD
è esclusivamente un partito di centro se non addirittura di
centro-destra, credo sia sbagliato, e anche contraddittorio, rispetto
alle iniziali richieste della la Sinistra Arcobaleno di allearsi con
loro ( cosa che non avremmo neanche dovuto prendere in considerazione
di allearci con un partito di centro.centro) e alle realtà dove
siamo in maggioranza insieme nei Governi locali e Regionali e in
ultimo, considerando anche che lo stesso Bertinotti non più tardi di
alcuni giorni orsono, abbia rilanciato certo per il domani, un nuova
possibile alleanza per governare i complessi processi delle società
del xxi secolo.. Certamente le differenze programmatiche e anche di
ricetta di società possibile sono divergenti, e quindi la battaglia
politica è necessaria e strategica per riorganizzare un idea e una
prospettiva di Sinistra autonoma, matura e forte, e soprattutto per
parlare al popolo di Sinistra che vota per il PD, con al quale è
necessario proporre un programma alternativo ma fattibile e chiaro,
favorendo cosi la riflessione e una scelta di campo . la complessità
della scena politica , non ci deve indurre a formulare analisi comode
e non comprensibili.
La realtà e molto ma molto più articolata ,
di come spesso sento descrivere in alcuni settori di questo partito
con analisi dogmatiche e che tentano di rassicurare chi le propone,
più che di capire.
La laicità non è un concetto da declinare
solo riguardo all'esperienza religiosa, ma è antitetica rispetto ad
ogni palingenesi culturale e politica.
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a venerdì, febbraio 29, 2008 1 commenti
29 febbraio 2008 4.48
di Giosuè Bove
Giovedì 28 sera (alle 20,00) con la
segreteria allargata e Venerdì pomeriggio (alle 18,00) con la
conferenza dei segretari di circolo affronteremo la questione delle
"nostre" candidature per la Sinistra l'Arcobaleno nella
lista per la Camera per il collegio Campania 2 (Caserta, Benevento,
Avellino e Salerno) e nella lista per il Senato nel collegio
regionale della Campania. Come federazione dobbiamo esprimere dalle 4
alle 6 disponibilità per la lista alla Camera e dalle 3 alle 4
disponibilità per la lista al Senato: in complesso una decina di
indicazioni. Le teste di lista, cioè la fascia delle candidature ai
"primi" posti utili (considerando un risultato tra l'8% ed
il 10%) saranno decise dal livello nazionale. L'ipotesi più
probabile è la riconferma degli uscenti, nel rispetto, però, della
democrazia paritaria di genere (una donna, un uomo), con l'eccezione
di chi ha già svolto due legislature "piene" e la
incompatibilità tra funzioni esecutive regionali e nazionali. A Roma
dovrà essere composto un puzzle complesso, che dovrà tener conto,
inoltre, dei rapporti tra i partiti costituenti (45% al PRC, 19% a
verdi e pdci, 17% a SD). Ad eccezione, dunque, dei "gruppi di
testa" (dai 3 ai 4 candidati) il resto delle liste saranno
composte a livello regionale sulla base delle indicazioni delle
federazioni provinciali.
Ho provato a immaginare come vorrei
che fosse la lista de La Sinistra l'Arcobaleno. E mi è venuto in
mente il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Vorrei una lista così:
nessun segretario, nessun assessore, nessun consigliere: ma piuttosto
operai che stanno nelle lotte insieme ad altri operai, giovani che
animano le lotte per gli spazi sociali, donne, studenti, precari,
protagonisti delle lotte di comunità, pensionati. Una lista in cui,
insomma, l'accento fosse messo sui rappresentati, cioè su coloro che
devono essere protagonisti della politica altra, dell'alternativa di
società, e non sui rappresentanti, che invece ci sono già dentro la
politica, Con le facce, le parole, i pensieri di questa umanità,
come in quella immagine che ha costituito un pezzo di storia del
movimento operaio: non i dirigenti, ma le donne e gli uomini in carne
ed ossa, con i loro drammi, le loro preoccupazioni, la loro umiltà
ma anche la riconquistata dignità, la testa alta e gli sguardi fieri
e la forza in quei passi fermati dall'olio. Una lista di lavoratori,
precari, donne, studenti, pensionati: una lista di "persone
normali" e "di parte". Che decidono di stare dentro un
percorso importante di costruzione della sinistra, con spirito di
servizio, disponibili a candidarsi anche all'ultimo posto, perché
appunto coscienti di un progetto collettivo e della costruzione di
una nuova comunità, sebbene su questa base sarà possibile una
battaglia forte affinché proprio queste figure abbiamo una adeguata
rilevanza.
Abbiamo vissuto in questi mesi un passaggio
storico:: è saltato lo schema delle due sinistre, perché di fronte
alla ricomposizione in basso della classe, il riformismo classico,
quello che ha la testa rivolta verso la classe ma i piedi posati
dentro il sistema capitalistico, non aveva già da tempo più spazio.
E' costretto, anche suo malgrado, a declinare il verbo del liberismo
e a sottomettersi anche formalmente alla grande borghesia. Questo
processo, arrivato a piena maturazione, ha prodotto anche il suo
passaggio formale con la nascita del PD.
Il PD non è un
partito socialdemocratico non perché non vuole esserlo, ma perché
non può esserlo. Innanzitutto perché c'è una impossibilità a
redistribuire le briciole dei profitti e a integrare nel sistema
pezzi consistenti delle classi subalterne. Oggi anche la
rivendicazione salariale è "immediatamente" politica,
perché mette in discussione il meccanismo della accumulazione
generale. C'è da dire che proprio questa situazione rende
improponibile anche l'interclassismo "buonista"
inizialmente agitato da Veltroni e quella via "americana"
basata sulla integrazione di alcuni e sulla esclusione totale di
altri, modello che sta alle corde negli stessi USA in conseguenza
della crisi economica. Sempre più il PD sarà costretto dai fatti a
mettere l'accento sulla esclusione. E i prodromi si sono visti
dall'entusiasmo "democratico" sul pacchetto sicurezza, che
è il primo e più caratterizzante progetto di legge del loro
programma. Del resto se si parla tanto, soprattutto nelle cupole dei
poteri forti, della necessità della "grande coalizione" è
proprio perché c'è timore che la dinamica della crisi costruisca le
condizioni per un nuovo ciclo di lotte generali, in Italia e in
Europa. E che, dunque, bisognerà blindare i governi ed avere il
"pugno forte", meglio se "coperto" dalla dizione
"democratico".
Il PD non può essere
socialdemocratico perché, insomma, non c'è spazio sufficiente per
la mediazione tra gli interessi senza mettere in discussione pezzi
rilevanti della logica del sistema: la valorizzazione del capitale,
come processo economico e sociale dipende sempre più dal sistema
complessivo (infrastrutture, formazione, ricerca, sanità) che dalle
ore immediatamente regalate dall'operaio al padrone; ed anzi lo
sfruttamento non si limita all'orario di lavoro ma pervade i tempi di
vita, gli affetti, i corpi, i territori, il consumo diretto
dell'ambiente. Lo schiacciamento verso il basso delle condizioni
economiche di tutti i settori del lavoro dipendente e la precarietà
divenuta dimensione non più solo lavorativa ma pienamente
esistenziale della grande parte della popolazione, sono oggi
caratteristiche essenziali di un processo di proletarizzazione (non
vi sono termini altrettanto efficaci per dirlo) e di polarizzazione
sociale.
E però il proletariato, questo "nuova classe
operaia", fatta di precari, pensionati, operai, impiegati,
tecnici, insegnanti, medici precari, giovani, studenti, disoccupati,
declinata sempre più (e molto più di prima) al femminile, aggregata
sempre meno dalla fabbrica e sempre più dal territorio è comunque
davvero orfana di un partito socialdemocratico. Su questa nostalgia
si gioca la partita del voto utile. Nostalgia infondata, è vero,
perché il PD sarà costretto ad essere sempre più il partito degli
Ichino e dei Colaninno e la distanza con le destre si ridurrà
proprio sul terreno della politica economica. Per la verità già
oggi è estremamente ridotta, ed anzi quella del PD appare più
"ferocemente" convinta del taglio alle spese sociali, delle
liberalizzazioni e delle privatizzazioni. Ma nostalgia sincera,
passaggio necessario, perché una classe sociale deve provare fino in
fondo l'impossibilità dello sforzo minimo per decidere, poi, il
grande e complesso lavoro della trasformazione sociale.
Questa
sinistra, la Sinistra l'Arcobaleno, può, deve provare ad essere una
forza che supplisca all'assenza, che permetta "l'elaborazione
del lutto": una rete con una trama chiara, con orizzonti
definiti. Ha un patrimonio che nonostante tutto è vivo e che nel
mese di ottobre ha attraversato quei 10 giorni, dal 10 al 20 che
hanno visto di nuovo un protagonismo di massa e di piazza, dal
referendum sull'welfare alla grande manifestazione di Roma. Una rete
che sia di "sinistra": rinnovando il progetto della
liberazione della persona umana, e che sia "di parte", con
un legame reale con gli interessi proletari. Che abbia, o che almeno
voglia avere, un profilo di massa, potenzialmente maggioritario nel
mondo che intende rappresentare. E che però non pretenda di
riproporre la forma partito tradizionale, proprio perché deve avere
la possibilità di declinare i diversi linguaggi che la composizione
sociale della classe propone e perché non deve diventare una
prigione per le diverse identità e linee di ricerca, e dunque, per
quanto ci riguarda, per il percorso della rifondazione comunista. E'
assolutamente necessario che una forza dichiaratamente comunista viva
ed operi nella sua forma organizzata e strutturata, perché essa è
necessaria alla lotta di classe e alla storia dell'uomo: l'orizzonte
di una società liberata dallo sfruttamento e di un pianeta salvato
dalla distruzione dell'industria non si dà se non dentro il processo
rivoluzionario che permette il cambio di passo della storia umana,
sostituendo lo scambio con il dono.
Bisogna offrire sulle
questioni decisive un punto di vista ed una forza in grado di
portarlo avanti. Nel processo generale questa sinistra deve dare il
suo contributo in positivo con lezioni di costume, creatività
organizzativa, profondità culturale, autorevolezza propositiva: le
nuove armi della critica sono queste. E alzare il tiro è l'unico
modo per cogliere il bersaglio. Questo significa oggi stare dentro,
pienamente dentro la discussione ed il percorso unitario de La
Sinistra l'Arcobaleno senza rinunciare alla propria autonomia: anzi
rilanciando la battaglia politica sui contenuti. Il purismo
minoritario, che merita tutto il rispetto per il forte carico etico e
politico, non ha in questa fase la possibilità di intercettare una
dimensione tale da essere incidente e dunque utile alla lotta di
classe. E' necessario, all'opposto, un fronte ampio, con una
impostazione maggioritaria ed una "lotta di lunga durata":
e dentro questo percorso la ricostruzione della possibilità, ma
anche dell'attualità del comunismo.
Per questo confermo
l'idea e la proposta: facciamo una lista che sia una istantanea dei
mondi che intendiamo rappresentare. Per dare la maggiore forza
possibile al progetto ed al percorso unitario, sottolineando la
scelta di parte e di classe sulla quale investiamo.
Abbiamo un
grande lavoro da fare: davanti alle fabbriche, nelle piazze, nelle
università, nei luoghi del lavoro diffuso, nei bar e nelle case,
riscoprendo i comizi ed il porta a porta. Per farlo abbiamo bisogno
di tutti. La situazione è difficile e si misurano oggi i livelli
reali di dirigenza e di militanza, le possibilità della innovazione.
Da questa difficoltà può nascere, però, la grande opportunità di
una rappresentanza autonoma della classe. Ce la dobbiamo mettere
tutta.
a giovedì, febbraio 28, 2008 0 commenti
"E' saltato il vetusto, e oscuro, schema delle due sinistre - scrive Mario Tronti - Si profila un partito di centro-sinistra e un partito di sinistra. Il partito della sinistra ha come compito primario quello di riportare il valore del lavoro al centro dell’agenda politica".
Ragioniamo su questo passaggio di crisi politica. Cerchiamo di individuarne le cause nascoste.
Spesso accade che si prendano per cause quelle che sono conseguenze e viceversa. Di qui, l’attuale confusione strategica, la vera madre di tutte le sconfitte tattiche. Sgombriamo il campo dalla tentazione di dire che siamo a un passaggio decisivo, che si tratta della crisi finale di qualcosa che c’è stato fin qui. Non è vero. Non c’ è nessuno stato d’eccezione. C’è una normalità che stancamente si ripete, senza che uno scarto, un’eccedenza, un esodo, un che di incomprensibile, irrompa sulla scena pubblica domandando di essere appreso col pensiero. E’, se possibile, sobriamente che dobbiamo ragionare. Ad esempio: questo terrore di un cambio di governo, francamente non riesce, con tutta la buona volontà, ad innescare qualcosa di oscuramente perturbante. Per lo stesso motivo per cui l’altra, appena trascorsa, esperienza di governo non ha suscitato qualcosa di particolarmente affascinante. Piuttosto dovremmo imparare a utilizzare i passaggi dentro una prospettiva, a strumentalizzare il momento per pensare l’altro da questo.
Insomma, per venire a parlare di cose comprensibili: è proprio vero che il nostro bipolarismo politico non funziona per via delle cattive leggi elettorali? Questa leggenda, che ci assilla da inizio anni Novanta, non sarebbe ora di mandarla in soffitta, insieme ai manichini dei referendari? Il bipolarismo non funziona, perché non ci sono i poli. Sono finti, sono virtuali, second life , nulla di socialmente reale, la prima vita delle persone sta fuori. Le coalizioni non sono troppo piene di sigle, sono troppo vuote di soggetti. Appunto, la causa non è la frammentazione politica, questa è la conseguenza di una frammentazione sociale. Le coalizioni la descrivono, la rappresentano passivamente, la subiscono territorialmente, senza la capacità di leggerla, interpretarla, ordinarla politicamente. Perché le coalizioni non sono “forze politiche,” come erano un tempo i partiti. Sono aggregazioni di interessi particolari, prima ancora che di ceti politici, di ceti sociali. Questa è una società cetuale. Con la scomparsa delle grandi classi, si è passati a una società di piccole caste, di corpi miniaturizzati, di famiglie-azienda in crisi. E’ la “mucillagine sociale”, di cui ci ha parlato l’ultimo Rapporto Censis, il “sociale selvaggio” di cui parla il più avvertito pensiero femminista, o la “coriandolizzazione” sociale che ha ripreso monsignor Bagnasco.
E’ un’altra leggenda quella della politica scollata e lontana dalla società. In verità, è troppo intrisa in essa e troppo da essa condizionata. Le somiglia troppo. La cosiddetta casta politica è anch’essa un prodotto di questo corporate capitalism in sedicesima. Corpi e strati sono diffusi, favori e privilegi sono richiesti, questa virtuosa società di individui è in realtà un aggregato frantumato e informe di corrosi particolarismi. La società va messa in forma, e in forma politica. E in una storia come la nostra di Stato debole, sono necessarie organizzazioni politiche forti. L’aveva capito quel ceto politico di eccellenza, che aveva scritto la Costituzione repubblicana. Non l’ha più capito questo ceto politico di risulta della cosiddetta seconda repubblica, che si è lasciato processare sulle piazze, dopo aver dilapidato un’eredità, quella eredità, senza investire nulla in qualcosa d’altro. La crisi attuale è grave perché va oltre la messa in questione del primato della politica, passa ad attaccare con successo l’autonomia della politica. Il combinato disposto di economia, finanza, tecnica e comunicazione si è saldato, qui da noi, con un devastante senso comune di massa antipolitico.
Badate. Questa è la conseguenza vera di quel cambio di egemonia culturale da sinistra a destra, che si è realizzato dalla seconda metà degli anni Ottanta. La crisi italiana della politica nasce lì. Perché, qui da noi, in un paese politicizzato al massimo, se non è presente sulla scena pubblica un’istanza di grande trasformazione, portata e praticata da una forza organizzata, la politica entra in crisi. E produce questo presente riduzionismo tecnicistico: la funzione dell’intellettuale ridotta a servizio di staff, l’attività politica ridotta a rito elettorale, la democrazia ridotta a conta quantitativa, per di più truccata da leggi-truffa. E non da ultimo, anzi per primo, l’azione di governo ridotta ad amministrazione di impresa. Se non mettiamo a tema che la crisi della politica, prima ancora che di carattere morale, è di carattere culturale, non riusciremo a riafferrare il bandolo della matassa.
La crisi grave chiede risposte serie. La soluzione non va cercata in una falsa coesione nazionale, ma in un buon conflitto sociale. Le alternative politiche devono ristrutturarsi su punti di vista alternativi circa il modello sociale che propongono. La competizione è su quale tra i punti di vista, parziali non particolari, sia in grado di dare rappresentazione di un interesse generale. Le proposte hanno oggi bisogno di essere prima di tutto chiare. Bene ha fatto il Partito democratico a decidere di andare da solo. Per una ragione di fondo: perché ha bisogno, qui e ora, di misurare la sua forza nel paese reale. Solo sulla base di questa verifica potrà progettare il senso, storico non solo politico, di una sua missione, se sarà in grado di darsene una. Credo che abbia il diritto della prova. E dobbiamo darglielo. Sia benvenuta la morte dell’insipido Ulivo parisiano e la fine della confusissima Unione prodiana. L’importante è che non si cambi solo schema elettorale, ma che si metta in campo una sfida strategica. La destra segue, un po’ oggi, un altro po’ domani. E che segua, è già un passo su quel cammino per un nuovo cambio di egemonia, che rimane l’obiettivo di fondo: forse più importante del risultato dell’immediato confronto elettorale. Tenere l’iniziativa conta di più che vincere di misura. E comunque: ristrutturare il campo delle forze politiche è l’unico varco che permette a questo punto di uscire, in avanti, da questa vera e propria crisi repubblicana. Chi saprà farlo prima, avrà un vantaggio più duraturo.
Questo vale, forse tanto più, per quello che si muove a sinistra del Pd. Salta il vetusto, e oscuro, schema delle due sinistre. Si profila un partito di centro-sinistra e un partito di sinistra. Non è una semplificazione, è una razionalizzazione più che mai opportuna. Non serve a nulla, e non fa capire nulla, dire polemicamente: quello è il centro, noi siamo la sinistra. Anche qui devono emergere le differenze vere. In quasi tutti i sistemi di occidente, una vocazione maggioritaria si declina ormai o come centro-destra o come centro-sinistra. Questa è la condizione – formale - che costringe la sinistra a ripensare se stessa. Deve differenziarsi da un centro che guarda a sinistra e da una sinistra che guarda al centro. Non è la stessa cosa che differenziarsi da una socialdemocrazia. E’ una condizione nuova. Lo spazio è più stretto. Ed è più stretto perché la condizione – materiale – spinge la sinistra ad arroccarsi, ad autoemarginarsi, a considerarsi residuale e testimoniale. Mentre costruisce il suo nuovo esperimento, la sinistra deve combattere contro questo “destino”. Il lavoro, che non è più universo ma pluriverso: è questa la difficoltà vera, dura, della sinistra politica, oggi. Sul punto, è necessario un grosso approfondimento, di analisi e di pensiero. Il lavoro è in frantumi, non più solo per la postazione del lavoratore singolo nel processo produttivo, ma per lo stato della
condizione lavorativa nel rapporto sociale. Un lavoro socialmente frantumato non è politicamente visibile. Bisogna farlo vedere. Questa è la visione di cui si deve far carico la nuova sinistra. Portare alla luce questo nascondimento della condizione umana del lavoratore.
Esattamente quello che il partito di centro-sinistra non può fare. Non è che non vuole farlo, non può. Per questo è partito democratico e non socialdemocratico. Con una sinistra che si rapporta al centro, vuole rappresentare, con molte ragioni di realtà, quell’opinione di sinistra, con consistenza di massa, che non ha più come riferimento il valore politico del lavoro. Questo ruolo gli va lasciato.
Però, allora, il partito della sinistra ha come compito primario quello di riportare il valore del
lavoro al centro dell’agenda politica. Per farlo, ha bisogno di riportarlo per prima cosa al centro del suo progetto politico. Questa non è una pratica escludente di tutti gli altri temi, e non è nemmeno includente. Si tratta di offrire un fuoco intorno a cui aggregare per articolare. Basta sapere a chi si parla, scegliere il proprio campo di ascolto, costruire soggettività sociali certe e con esse e per esse elaborare cultura politica alterativa. Sinistra unita, sì, ma in che senso plurale? Bisogna intendersi. La ricchezza di esperienze, movimenti, associazioni ha da trovare punti e spazi, magari inediti, di organizzazione, stabile, in lotta contro il tempo. La rete deve rendere visibile una trama. Anche qui, il pluriverso sociale va unificato politicamente. Non serve il circo Barnum. Bisogna offrire, sulle questioni decisive, un punto di vista e una forza in grado di portarlo.
Io non so se la prossima sarà una legislatura costituente. Mi pare di capire che la prossima sarà una campagna elettorale costituente. Si presentano forze politiche nuove in corso d’opera. E’ positivo che si presentino nella forma partito: un passo importante per cominciare a reagire alla, ripeto, devastante ondata antipolitica. Il confronto e il risultato saranno una sorta di monitoraggio per ognuno dei soggetti in campo. Dopo, ognuno saprà meglio come procedere. Nel processo generale, il partito della sinistra deve dare il suo contributo in positivo, con lezioni di costume, creatività organizzativa, profondità culturale, autorevolezza propositiva. Le nuove armi della critica sono di questo tipo. Alzare il tiro a volte è l’unico modo per cogliete il bersaglio.
Tratto da "Il Manifesto", 10 febbraio 2008
a domenica, febbraio 24, 2008 0 commenti
1. Sul Trasporto Pubblico Locale (TPL) su gomma. La nota
dolente dell'ACMS (Azienda Consortile Mobilità e Servizi)
Il
destino dell'ACMS, consorzio di enti pubblici (comuni e provincia)
che gestisce il residuo trasporto pubblico in provincia di Caserta,
era già segnato al suo atto di nascita: al momento dello
scioglimento del precedente consorzio, nel 2001, data di costituzione
del nuovo consorzio ACMS, alla "parte pubblica casertana"
restarono solo le tratte meno remunerative, mentre il CTP (consorzio
pubblico napoletano) assunsero la gestione delle tratte della zona a
più alta intensità abitativa della provincia, quella aversana,
mentre ben 20 privati si divisero le linee più appetitose, spesso
anche in sovrapposizione a quelle offerte da ACMS. Nonostante la
riduzione massiccia dei chilometri il personale rimase lo stesso e
così il sistema dei servizi (manutenzione, assistenza, ricambi): il
centro destra che allora governava la provincia gestì nella maniera
più clientelare ed inefficace possibile questa fase. L'ACMS ha
erogato così sempre in perdita un servizio praticamente inesistente
e di scarsissima qualità, lasciando così un enorme spazio alla
concorrenza dei privati e aprendo una vera e propria voragine
economico-finanziaria. Tra il 2001 ed il 2007 ha accumulato 40
milioni di debiti, di cui 30 riguardano i lavoratori: 11 di mancati
versamenti all'INPS e all'erario, ben 16 di TFR, e 3 per stipendi non
pagati. Anche se pagassero tutti i creditori (ben 15 milioni di
crediti verso i soci, provincia e comuni, che non pagano),
resterebbero comunque 25 milioni di debiti: un record farlo in soli 5
anni.
Quando la gestione del centro destra dell'ACMS è arrivata
al capolinea, dopo le elezioni del 2005, gli amministratori uscenti
hanno tentato di nascondere l'indebitamento reale: si parlava a metà
2005 prima di 250 mila euro, poi di 2 milioni, poi 5 milioni, poi 6
milioni a fine estate 2006, all'inizio del 2007 di 40 milioni.
Probabilmente dietro questo atteggiamento c'era superficialità forse
vergogna, forse dolo. In quel periodo era insistente la voce di un
inciucio in corso con settori dell'area moderata della coalizione: si
puntava in sostanza ad uno “spezzatino” all'italiana: un bel
“fallimento” e poi una equa divisione della torta: tante piccole
ditte private, casomai amici e amici degli amici, che si prendono
ciascuna una quota, anche piccola, del business, licenziando,
frazionando il personale, spremendo i lavoratori e precipitando
ancora più in basso la qualità del trasporto pubblico.
Di fronte
a questo rischio, per bloccare il tentativo insidioso dello
spezzatino, la coalizione di centro sinistra, all'inizio del 2007,
prese finalmente in considerazione la proposta che invano la allora
Sinistra Alternativa (prc, pdci, verdi e movimenti) aveva avanzato
già dal 2005: raggruppare tutti i km di trasporto pubblico
esercitati nella nostra provincia (Acms, CTP e ben 20 aziende
private) in un nuovo piano di bacino e affidare il servizio ad un
unico gestore. La nostra proposta, però, prevedeva un affidamento
“in house” dell'intero bacino ad una holding pubblica regionale.
In altri termini avevamo avanzato l'ipotesi di un salvataggio
dell'ACMS attraverso la sua inclusione, insieme a CTP e ANM, nella
holding regionale EAV (Ente Autonomo Volturno), proprietaria di
Alifana, Circumvesuviana e Sepsa e con partecipazioni in altre
società e agenzie strategiche del trasporto locale, come Campania
Navigando, Logica e City Sightseeing Napoli. L'allargamento della
holding al trasporto pubblico su gomma “periferico” avrebbe
potuto consentire la costituzione di una nuova articolazione
societaria della stessa holding finalizzata alla gestione per
affidamento diretto “in house” del trasporto pubblico
casertano.
La situazione dell'ACMS, molto più grave di quel che
appariva nel 2005 e che solo nel 2007 si è potuto conoscere nei
particolari, costituì un macigno sul percorso da noi immaginato. E
dentro la maggioranza prese piede l'idea di una gara
internazionale
Ciò nonostante continuammo a lavorare per una
interlocuzione politica con la Giunta Provinciale e con l'Assessorato
Regionale ai trasporti per esplorare possibilità per un affidamento
diretto e “in house” alla holding regionale pubblica. E intanto
ponemmo nella elaborazione della gara condizioni per scongiurare il
rischio dello spezzatino e vincoli precisi di sostenibilità
ambientale, sociale e occupazionale. Sostenibilità ambientale,
garantendo investimenti per mezzi alimentati a metano e per navette
elettriche: sostenibilità sociale, con il biglietto unico
autobus-metrò anche per il bacino casertano, articolando pacchetti
di gratuità e di agevolazioni per determinate categorie di persone;
sostenibilità occupazionale, affinché il soggetto gestore debba
farsi carico per legge di assumere tutti i dipendenti delle aziende
che attualmente gestiscono il servizio (Acms, Ctp e privati).
La
gara internazionale è stata indetta, con grande clamore, ma con
risultati nulli. E' andata deserta, il termine è stato prorogato ma
all'orizzonte (peraltro non lontanissimo, la gara scade alla fine del
mese di marzo) non si vede una soluzione positiva e rischia di
rientrare dalla finestra lo “spezzatino” che avevamo cacciato
dalla porta. La gara deserta e l'incombente fallimento dell'ACMS
possono portare in questa direzione.
Per questo è necessario
rilanciare l'unica ipotesi difficile ma realistica, visto che la
realtà si è incaricata di fare giustizia delle ipotesi
apparentemente più semplici, ma nei fatti irrealizzabili. Si tratta
oggi di rilanciare con forza l'ipotesi della holding regionale. E di
organizzare su questo non solo l'interlocuzione politica, ma anche
una mobilitazione dei lavoratori e degli utenti: per garantire il
carattere pubblico dei servizi, l'occupazione ed una nuova qualità
del trasporto pubblico.
2. Trasporto Intermodale
Ferro-Gomma: integrare le aree interne
Il “Tavolo Tecnico”
dell’Assessorato ai Trasporti e Mobilità della Provincia di
Caserta sta operando, in sinergia con i Comuni e le Società
proprietarie e di gestione competenti, per la definizione degli
interventi già programmati e/o in corso di attuazione per il
rilancio del trasporto intermodale ferro-gomma.
In relazione a
ciò, è derivata la necessità di ridefinire con la Regione Campania
(cui spettano, sempre in base alla L.R. 3/2002 , le competenze per il
T.P.L. ferroviario) il Piano Regionale dei Trasporti attraverso un
processo di investimenti (quali la costruzione della Metropolitana
Leggera Capua – Grazzanise- Villa Literno- Aversa , il recupero del
vecchio tracciato dimesso della Sparanise-Gaeta per la realizzazione
della Metropolitana leggera Nord Occidentale Sparanise-Sessa
Aurunca-Cellole-Baia Domizia , il completamento della parte superiore
del Metro Campania Nord-Est- (ex-Alifana ) tale da ampliare ed
integrare l’attuale assetto previsto per la Metropolitana Regionale
, penalizzante per la nostra Provincia relativamente alla rete
ferroviaria programmata , in modo da coinvolgere anche i territori
(Area del Matese e del Monte Santacroce, ai confini rispettivamente
con il Molise e con il Lazio, e l'area dell'agro Caleno e del Monte
Maggiore) posti oltre la cd. “conurbazione casertana” interessata
dalla Metropolitana Capua-Caserta-Maddaloni e portare in tal modo una
reale integrazione del territorio provinciale con il Centro Capoluogo
e rendere contemporaneamente disponibile e raggiungibile l’enorme
patrimonio architettonico, artistico, ambientale e storico che
rappresenta la vera risorsa economica della Provincia di
Caserta.
Anche l'organizzazione intermodale potrebbe essere
favorita da un maggiore protagonismo di una holding regionale per sua
origine intermodale, in quanto partecipata anche da importanti
aziende di trasporto su ferro.
3. Grandi Opere Logistiche:
c'è una unica grande opera utile. La bonifica
Un tema sul
quale restano perplessità e differenze è quello relativo alla reale
utilità e validità delle grandi opere connesse alla logistica ed ai
grandi corridoi Nord-Sud ed Est- Ovest, su cui è concentrata spesso
l'attenzione sia delle Istituzioni che degli Operatori economici.
Tali grandi opere, in parte già previste nella programmazione
regionale e nazionale (l’ aeroporto di Grazzanise , l’interporto
di Marcianise-Maddaloni , i collegamenti stradali quali la Telesina o
il prolungamento del corridoio Adriatico-Tirreno attraverso
l’ammodernamento della ex-SS 430 ecc) non hanno ad oggi le risorse
necessarie per la loro ottimizzazione, e soprattutto rientrano in una
logica che noi contestiamo alla radice: l'idea che la Campania ed in
particolare la sua area settentrionale sia destinata ad essere
sostanzialmente una piattaforma logistica. Questa idea è fortemente
avversata dalla Sinistra l'Arcobaleno, che individua il possibile
futuro della provincia nello sviluppo autocentrato dell'agricoltura e
dell'industria leggera (alimentare, tessile e elettronica) il cui
rilancio è possibile non se vi saranno più strade o snodi logistici
o gigantesche aree commerciali, ma se, piuttosto, sarà realizzata la
sola grande opera utile a questo territorio: la bonifica integrale
dei regi lagni, del litorale e della piana campana.
a sabato, febbraio 23, 2008 0 commenti
di Giosuè Bove
Fausto Bertinotti, candidato premier della
Sinistra Arcobaleno, rispondendo alla domanda di un giornalista, ha
osservato che, si! è possibile che elettori di sinistra votino per
il PD. Ed è così, perché la questione del "voto utile"
sta penetrando in vaste aree di opinione pubblica. Anche tra
lavoratori, pensionati, studenti, disoccupati, donne. Eppure mai come
questa volta il voto al PD è sostanzialmente “inutile”, almeno
se per "voto utile" si intende quello per battere la destra
politica e sociale. Ci troviamo, infatti, dopo la rottura unilaterale
e irresponsabile del PD con la sinistra, di fronte ad una formazione
politica che ha rinunciato a qualsiasi contenuto di sinistra e ha
imbarcato il giustizialismo ipocrita dell'Italia dei Valori, partito
che a sua volta sta riassumendo (lo ha sempre avuto, ma era stato
costretto parzialmente a nasconderlo) un volto sempre più di destra.
Il PD è in sostanza, un partito di centro (dal punto di vista
sociale) che guarda a destra (dal punto di vista politico ed
elettorale), chiedendo però i voti a sinistra in nome di un
antiberlusconismo che peraltro ripudia. Il programmi di PD e PDL sono
fotocopie una dell'altro. Meno tasse e più salari, dicono entrambi:
in concreto vuol dire che invece di dare ai salari togliendo a
profitti e rendite con una tassazione sempre più efficace e giusta,
si vogliono recuperare i soldi con i tagli alla spesa sociale (il PD
lo ha detto chiaramente nei 12 punti): per i ricchi “no problem”;
per lavoratori, pensionati e studenti “un guaio serio” perché
oltre all'ingiustizia di qualche spicciolo in più in busta paga e
invece milioni e milioni a padroni e redditieri, c'è pure la beffa
dell'aumento delle spese per la scuola, la sanità, i trasporti.
Senza considerare che in questo modo va a farsi friggere anche la
speranza di dotare finalmente l'Italia di un sistema di ricerca,
sviluppo e innovazione che sia degno di un paese civile. Sulla
precarietà propongono entrambi di renderla “garantita
permanentemente”: i 1000 euro al mese, lo sanno bene i precari,
sono una bella fregatura, perché non aggiungono niente a chi ha già
contratti interinali, anzi rischiano di ridurre i salari già
erogati, e non affrontano la questione di fondo, che è la continuità
del reddito e la lotta, soprattutto nel Mezzogiorno, contro il lavoro
nero e la disoccupazione. In omaggio a sua maestà la confindustria
PD e PDL non intendono aggredire il nodo vero della liberalizzazione
del mercato del lavoro, e cioè la legge 30; meno che meno intendono
ragionare di garanzia del salario ai disoccupati. Entrambi PD e PDL
parlano più o meno allo stesso modo dello sviluppo economico, e i
nuovi fedeli fanno a gara con i vecchi sacerdoti del "privato è
bello", lasciando che le multinazionali del commercio
distruggano ogni tessuto produttivo: basta guardare cosa sta
succedendo da noi, in Campania, ma non è diverso anche in altre
regioni. Non si distinguono certo sul terreno dei diritti: PD e PDL
dicono in coro "non si parli della 194, delle coppie di fatto":
una parola chiara significherebbe immediatamente per entrambi
divisioni e imbarazzi. Sono uniti sulla idea della crescita
sviluppista, che privilegia quantità e omologazione e distrugge
l'ambiente: tav, ponti (forse anche sullo stretto), mega impianti di
produzione di energia e altre tante grandi opere inutili, mentre la
vera opera utile sarebbe organizzare una grande bonifica integrale
dei territori devastati da questo modello di sviluppo, e non solo in
Campania. E parlano nello stesso modo anche di politica
internazionale: tutti schierati a fianco della grande superpotenza
americana che di pace "eterna" se ne intende. Inciuciano
ampiamente sulla riforma istituzionale e non intendono "scontrarsi"
sul conflitto di interessi.
E allora, siamo condannati? PD o PDL è la stessa cosa, vincerà uno di loro e per noi saranno guai? Certo la situazione è difficile, ma possiamo dire che questo dipenderà da quanta forza avrà la sinistra arcobaleno. E non lo dico per fare propaganda: è così, nei fatti. Che peso avranno i lavoratori, di disoccupati, i precari, i pensionati, gli studenti, le donne, gli immigrati nelle politiche del futuro governo non dipenderà tanto, paradossalmente, da chi governerà, ma da quanta forza avrà la sinistra finalmente unita e quanta forza riusciremo a mettere nelle piazze. Anche rispetto alla stessa posizione del PD. L'esempio della Germania è davanti agli occhi di tutti: lì il partito di centro destra e quello di centro sinistra hanno fatto la grande coalizione, ma l'opposizione forte e decisa de La Sinistra (si chiama proprio così il corrispondente tedesco della sinistra arcobaleno italiana, Die Linke) è riuscita in Parlamento e nel paese a porre un argine all'offensiva del padronato e della destra. E alla fine lo stesso partito tedesco di centro sinistra, è stato costretto, suo malgrado, a fare concessioni alle classi sociali meno abbienti.
Dobbiamo, insomma, fare come in Germania: una sinistra unita e autonoma, che proponga una propria idea di società e che raccolga le forze, anche dall'opposizione, per costruire la prospettiva di un governo "per un alternativa di società". Oggi è tutto più difficile, per la scelta fatta dal PD. Ma è anche tutto più possibile.
a domenica, febbraio 17, 2008 0 commenti
Venerdì 15 febbraio si è svolta nel pomeriggio una
riunione della segreteria provinciale del PRC a cui poi è seguita
una riunione di gruppo di lavoro del comitato provinciale della
sinistra arcobaleno sulla organizzazione della campagna
elettorale.
Riportiamo in sintesi dibattito e
conclusioni:
SEGRETERIA DELLA FEDERAZIONE PROVINCIALE DI
CASERTA DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA:
Ente
provincia. Rispondiamo con forza agli attacchi all'assessore Milani e
rilanciamo: per la nuova giunta almeno 4 donne ed un rinnovato patto
programmatico
1. Sugli attacchi subiti dall'assessore
provinciale Milani in merito alle scelte relative allo staff e ai
dirigenti dei centri per l'impiego si approvano i comunicati del 14 e
del 15 febbraio (allegatO "POLEMICAMILANI.DOC") del
segretario provinciale ed anche la scelta dei tempi di risposta,
avvenuta dopo il chiarimento sul prosieguo della consiliatura e
dunque fuori da ogni surrettizia interpretazione. Tali comunicati
saranno inviati a tutti i compagni affinché siano informati e
possano reagire nel migliore dei modi agli attacchi.
2.
Sull'apertura della verifica in provincia la segreteria si dichiara
d'accordo a proseguire nella linea già tracciata: non è possibile
pensare di costruire la nuova giunta senza garantire la presenza di
almeno 4 donne, rispettando l'impegno solennemente assunto da De
Franciscis e da tutta la coalizione in campagna elettorale e, in ogni
caso, il rimpasto non può "essere a freddo", ma deve
essere conseguenza o perlomeno costruzione contemporanea della
verifica del programma e della rifondazione, assolutamente
necessaria, di un nuovo patto programmatico. Su questo si chiede al
Segretario provinciale di intervenire pubblicamente in tempi
brevi
Alla Regione, così come nei grandi Comuni lanciamo il
cuore oltre l'ostacolo
3. Sul rimpasto in regione la
segreteria esprime un giudizio di insufficienza: non è stato toccato
il nervo scoperto della Sanità, lasciando l'attuale assessore al suo
posto, né si è preso atto della fine del ciclo politico e della
necessità di ridare "la parola al popolo" nei tempi
possibili, dettati dal superamento della fase acuta dell'emergenza
rifiuti e dalla costruzione di una prospettiva di alternativa delle
forze democratiche e di progresso. E però vero che nella percezione
diffusa, soprattutto dentro il partito, la fuoriuscita dalla
maggioranza e dalla giunta in questo momento sarebbe poco
comprensibile, rischierebbe, in una fase di grande difficoltà, di
aggiungere ulteriori problemi piuttosto che risolverli. La nomina ad
assessore all'ambiente di Walter Ganapini, presidente di Greepeace
Italia; così come dell'economista neo-kenesiano Mariano D'Antonio al
Bilancio, del sociologo Domenico De Masi al Turismo e ai Beni
Ambientali, del ricercatore Nicola Mazzocca all'Università e della
docente Alfonsina De Felice alle Politiche Sociale al posto di Andrea
Abbamonte e Luigi Nocera coinvolti nell'inchiesta giudiziaria
sull'Udeur, delle democratiche Rosetta D'Amelio e Teresa Armato che
si candideranno al Parlamento e del socialista Marco Di Lello, il cui
partito ha abbandonato la maggioranza in Consiglio Regionale,
costituiscono indubbiamente una sfida a cui è difficile dire di no.
E soprattutto appare oggi necessario "lanciare il cuore oltre
l'ostacolo": dopo le elezioni politiche si aprirà un grande
dibattito nel partito e nella sinistra, che culminerà, per quanto
riguarda rifondazione, nel congresso di autunno. E lì che dovremo
definire sulla base di una analisi approfondita, serena e che
coinvolga davvero l'intero partito, il nostro posizionamento e la
nostra strategia in questa Regione. Nell'immediato inoltre è
necessario evitare di far precipitare le differenze di posizione e di
giudizio che esistono, in un senso e nell'altro, tra i partiti della
sinistra arcobaleno sul processo unitario: le scelte immediate ancora
risentono del ciclo politico che si è appena chiuso, e non possiamo
adesso pretendere una unica linea su tutto, né gli altri possono
pretenderla da noi.
4. Sulle situazioni di sofferenza nei grandi
Comuni si approva lo schema di ragionamento proposto dal segretario:
nei luoghi dove il livello di degenerazione raggiunto dal partito
democratico è irrecuperabile, ovvero dove è maturato un giudizio
definitivo di inadeguatezza politica e amministrativa della attuale
coalizione, bisogna avere il coraggio di dichiararlo con chiarezza e
di lavorare ad aggregare intelligenze e forze democratiche e di
progresso per costruire una prospettiva ed un orizzonte di
alternativa. Dove invece è mutato il giudizio politico e vi fossero
possibilità per continuare o riprendere il rapporto con il PD sulla
base di novità importanti e percepibili chiaramente dai nostri
iscritti, simpatizzanti e referenti sociali, va accettata la sfida.
Cambiamenti di comportamento e di linea, in un senso o nell'altro,
vanno discussi con l'intero corpo del partito e dei simpatizzanti, ma
dopo le elezioni: come nel caso della Regione, va "lanciato il
cuore oltre l'ostacolo", dando al congresso di autunno il senso
anche di una verifica delle posizioni sul piano locale. Anche sul
piano locale è assolutamente necessario evitare di far precipitare
le differenze di posizione e di giudizio che esistono, in un senso e
nell'altro, tra i partiti della sinistra arcobaleno sul processo
unitario, né tantomeno lo devono chiedere gli altri a noi: le scelte
immediate ancora risentono del ciclo politico che si è appena
chiuso, e non possiamo adesso pretendere una unica linea, né gli
altri possono pretenderla da noi. Se c'è totale condivisione, bene,
altrimenti nella sinistra arcobaleno dobbiamo "fare liberamente
insieme le cose che è possibile fare liberamente insieme",
delineando liberamente insieme un giudizio ed una prospettiva. E,
dove è necessario, costruire la prospettiva di una alternativa
"democratica e progressista" al sistema di potere del
PD.
Una segreteria provinciale sempre aperta per costruire
partecipazione e militanza e misurare sul campo l'innovazione
possibile
5. L'impossibilità di tenere il congresso e,
adesso, la conferenza di organizzazione, ci ha privato di strumenti
di discussione che avrebbero permesso di affrontare in termini
definitivi il tema degli assetti politici ed organizzativi. Ciò
nonostante è necessario intervenire immediatamente sul funzionamento
della federazione provinciale in vista della campagna elettorale.
Questa battaglia elettorale, estremamente difficile ed il cui esito è
estremamente importante per la sopravvivenza di rifondazione e della
sinistra in Italia, necessita la costruzione di un livello di
elaborazione, partecipazione e militanza che sia adeguato all'altezza
della sfida. Per questo si decide che la segreteria sarà riunita
sempre, salvo casi eccezionali, in forma aperta, innanzitutto alle
sensibilità di minoranza e poi a tutte/i le/i compagne/i che
vorranno volontariamente contribuire al lavoro della federazione in
questa campagna elettorale. In questo modo sul campo potremo misurare
insieme la capacità di superare i problemi e la possibilità della
innovazione.
GRUPPO DI LAVORO DEL COMITATO
PROVINCIALE DI CASERTA DELLA SINISTRA ARCOBALENO
Si è
svolta venerdì 15 alle ore 19 la riunione del gruppo di lavoro
aperto (costituito come numero minimo dai segretari provinciali e dai
responsabili di organizzazione dei partiti della sinistra arcobaleno)
in preparazione dell'assemblea del comitato provinciale della
sinistra arcobaleno che si terrà Lunedì 18 febbraio, alle ore 18,00
c/o la sede della federazione provincaile di Caserta del PRC nella
quale sarà approvato il calendario provvisorio delle assemblee
territoriali per l'elaborazione della carta programmatica, la
discussione dello statuto e l'elezione dei delegati alla riunione
degli Stati Generali del 21 e 22 marzo, l'appello per un processo dal
basso nel percorso unitario e le linee generali di organizzazione
della campagna elettorale.
ASSEMBLEE TERRITORIALI
In
merito alle assemblee territoriali si è deciso di dividere
indicativamente la provincia in 10 distretti: Santa Croce
(Teano-Mignano), Litorale (Mondragone, Cstelvolturno, Villa
Literno), Monte Maggiore (Caiazzo-Alvignano), Capua e Agro
Caleno, Aversa, Agro Aversano (da Lusciano a Casal
di Principe), Maddaloni e Valle di Suessola, Marcianise e
dintorni, Basso Matese (Piedimonte- Alife) e Alto Matese.
Nonostante il tempo ristretto dovremmo mantenere l'impegno, con
"laicità e senza isterismi" a discutere di statuto,
dichiarazione d'intenti e carta programmatica, come momento di
costruzione della stessa campagna elettorale (il cui elemento di
novità, del resto, per noi è costituito esattamente dal profilo
unitario della sinistra) ed eleggere i delegati alla riunione degli
stati generali della sinistra arcobaleno del 21 e 22 marzo.
I
responsabili di organizzazione dei quattro partiti si incontreranno
lunedì 18 un ora prima della assemblea per definire il dettaglio
della proposta di calendario, sentendo in questi 2 giorni i territori
e verificando dove e quando tenere le iniziative. Sono già pervenute
disponibilità ad organizzare iniziative a Castel Volturno il 28
febbraio, a San Marco Evangelista e a Orta di Atella.
Enzo Falco è
stato incaricato di rivedere la bozza di carta programmatica, mentre
Franco Nigro di redigere l'appello per un processo dal basso del
percorso unitario anche dentro la definizione delle candidature e
soprattutto dopo nella strutturazione dei canali di comunicazione con
i rappresentanti.
CENTRALE OPERATIVA ELETTORALE
Si
propone di organizzare una centrale operativa elettorale a Caserta,
presso la sede della federazione provinciale PRC con un ufficio
dotato almeno di 3 computer, 2 linee telefoniche fisse ed una serie
di cellulari, un fax, 2 stampanti, di cui una f.to
A3 a colori ed una fotocopiatrice (? FORSE NO, COSTA TROPPO). A
lavorarci sarà n nucleo di base di 4 compagne/i, di cui una/un
responsabile, che riceveranno un rimborso orientativo di 1500 euro
cadauno oltre tutti i volontari disponibili, con il compito di
coordinare l'intera campagna elettorale sia dal punto di vista
informativo, con la messa a disposizione modulistica e istruzioni,
gestione sito web dedicato, accompagnamento operativo che dal punto
di vista organizzativo, con la costruzione rete mail ed sms di
iscritti e simpatizzanti alla sinistra arcobaleno, gestione agenda,
ufficio oratori, gestione sale e piazze, ivi incluso energia, palchi,
amplificazioni, permessi. I responsabili di organizzaizone lunedì
pomeriggio devono provvedere a segnalare le 4 persone che possono
impegnarsi a tempo pieno ed i volontari. (VEDI PREVENTIVI
ALLEGATI)
UFFICIO STAMPA PROVINCIALE
Alla
centrale operativa sarà affiancato un ufficio stampa costituito da
tutti gli operatori che volontariamente vorranno farne parte ed
autogestito, con una direzione di garanzia in capo ai 4 segretari
provinciali dei partiti, che curerà l'elaborazione di specifici
contenuti programmatici locali e i rapporti con giornali, radio e
televisioni.
CAMPER, FURGONI, AUTO
La
distribuzione itinerante dei materiali e il punto di raccordo sui
territori sarà costituito da 5 camper (o furgoni o auto attrezzate)
con amplificazioni, tavolino, sedie, gazebo, che gireranno ognuno in
2 dei 10 distretti sotto individuati, coprendo ogni comune e
raccogliendo contatti, informazioni, proposte che trasmetteranno
immediatamente all'ufficio elettorale centrale.
SEI PER
TRE E MANIFESTI DA-TZE-MBAU
Siamo riusciti a opzionare
20 cartelloni 6 x 3 con una spesa complessiva per 14 giorni di 2.400
euro (120 euro per localizzazione). Si propone il sei per tre
allegato. Si è deciso inoltre di fare subito un manifesto tipo
da-tze-mabau,(allegato in .doc ed in .pdf) che sarà fornito bianco
per stampare contenuti autonomamente, scriverci sopra con il
pennarello o attaccarci fotocopie ingrandite. Ne stampiamo 5000 (con
la possibilità di stamparne altri, se servono) e di questi 500 già
li ristampiamo con una cosa su 194 e coppie di fatto (allegato in
.doc ed in .pdf). La prossima sarà su lavoro e
precarietà.
PREVENTIVO DI SPESA
Per la
campagna elettorale si è provvisoriamente stimato un budget
provinciale di 15 mila euro per il funzionamento della centrale
operativa e la realizzazione dei materiali preliminari (sei per tre e
manifesto da-tze-bau). Quelli propriamente di campagna elettorale ci
arriveranno dal nazionale dopo il 3 marzo. Restano da stimare i costi
per camper (o furgoni o auto) attrezzate e delle persone che ci vanno
dentro. Potrebbe essere conveniente più che fittare i mezzi
coinvolgere compagne/i che hanno questi mezzi (camper, furgoni o auto
grandi) attrezzandoli con amplificazioni e dotandoli dei materiali e
prevedendo un rimborso adeguato per l'utilizzo del mezzo e per il
tempo impiegato (intorno ai 3 mila euro cadauna squadra composta da
2-3 persone). Grosso modo siamo sull'ordine dei 15 mila euro. In
totale la spesa dovrebbe ammontare a 30 mila euro, con un carico
pro-quota di 7.500 euro. Si è deciso di utilizzare il conto corrente
già utilizzato per la festa e cominciare a versare su quel conto
ogni settimana 1000 euro cadaun partito, sperando che i 4 nazionali
si muovano a pietà e che ci mandino qualcosa.
a sabato, febbraio 16, 2008 0 commenti
Berlusconi e Veltroni uniti nella lotta per riconfermare il
dominio di finanza, industria e vaticano sull'Italia. Non ci facciamo
fregare: per difendere ambiente, lavoro e diritti c'è bisogno di una
sinistra unita e plurale
La scelta da parte dei poteri
forti (banche, confindustria, gerarchie vaticane) di interrompere il
lavoro del Governo Prodi, proprio nel momento in cui poteva aprirsi
la stagione del risarcimento sociale e dei diritti, con la
detassazione dei salari e la tassazione delle rendite finanziarie,
sta proiettando la sua logica sulla costruzione di questa campagna
elettorale. Partito Democratico e Popolo delle Libertà sono entrambi
facce di una medesima strategia e si uniscono nell'inciucio con
l'obiettivo comune di ridurre al silenzio la sinistra che intende
ancora rappresentare autonomamente le ragioni dei lavoratori, dei
pensionati, degli studenti, delle donne, delle comunità. Per questo
utilizzeranno le armi del clientelismo e quelli della convinzione,
parleranno entrambi all'unisono del voto utile, chiesto ufficialmente
l'uno per sconfiggere l'altro, ma in realtà per ridurre la
democrazia a simulacro dentro cui ricomporre le contraddizioni tra le
classi dirigenti e proprietarie di questo paese, escludendo le classi
subalterne.
E' un tentativo possente e per la sinistra la
situazione diventa estremamente complessa e precipita verso un bivio:
o la costruzione di un polo autonomo, ambientalista e di classe,
legato cioè alle comunità territoriali e al mondo del lavoro,
oppure la dissolvenza delle forme organizzate. E dentro questa
alternativa netta c'è un ulteriore rischio: che, per fare in fretta,
si butti via il bambino con l'acqua sporca e che si cancelli
simbolicamente la storia delle lotte ambientali e del lavoro. La
falce ed il martello sono un simbolo importante, non tanto per
l'identità politica, ma per la carica alternativa e di antagonismo
che esprime. Così come i simboli dell'ambientalismo e della
democrazia. Smontare per via simbolica il tessuto militante sarebbe
un errore simmetrico a quello opposto delle tentazioni settarie o del
reducismo, che finirebbero per dividerci, rendere debole, inutile e
marginale la presenza delle forze di sinistra. Bisogna al contrario
unire dal basso gli attivisti, con un vero processo costituente,
partecipato e democratico, per un soggetto unitario e plurale, che
non soffochi identità e pratiche politiche.
Dobbiamo fare subito
una federazione, insomma, che sia l'espressione di una unità vera e
non la riproduzione stanca di un interpartitico dove contano solo i
segretari ai vari livelli: per la sfida grande che abbiamo davanti
sarebbe davvero insufficiente. C'è bisogno di chiarezza sui temi
della laicità dello Stato e dei diritti civili (dai Pacs-Dico alla
legge Bossi-Fini) su cui Veltroni tace, sui temi del salario, su cui
Veltroni imbroglia (parla di più salari e meno tasse, ma se vuole
ridurre, come dice, le tasse al profitto e alla rendita finanziaria.
allora non ci saranno risorse per i salari), sui temi del risanamento
ambientale, sui cui Veltroni mischia le carte (l'ultimo è il colpo
di mano sui CIP6), sui temi della pace, su cui Veltroni è allineato
agli americani che di pace (eterna) degli altri se ne
intendono.
Bisogna offrire protagonismo ad una nuova soggettività
politica: a partire dai lavoratori, abbandonati, strumentalizzati,
presi in giro dal partito di Berlusconi e da quello di Veltroni,
entrambi subalterni alle medesime logiche di confindustria. A partire
dalle lotte delle comunità a difesa del territorio devastato dalle
politiche neo-liberiste praticate da centro destra e, anche dal
centro sinistra, come è evidente qui in Campania; a partire dagli
studenti, dai pensionati, dalle donne.
In altri termini la
Sinistra Arcobaleno, quella che chiamano la “cosa rossa”, deve
immediatamente aprirsi, includere le rappresentanze sociali e quelle
intelligenze che la sinistra, anche quella moderata, ha prodotto e
che oggi sono emarginate dallo spostamento al centro del partito
democratico, dalla sua fisionomia piegata agli interessi delle grandi
lobbies finanziarie e industriali, dal profilo locale, quasi sempre
baronale e clientelare. Nei luoghi dove il livello di degenerazione
raggiunto dal partito democratico è irrecuperabile bisogna avere il
coraggio di dichiararlo con chiarezza e di lavorare ad aggregare
intelligenze e forze democratiche e di progresso per costruire una
prospettiva ed un orizzonte di alternativa. Su questo ci possono
essere ancora timidezze nei partiti, spesso influenzati dalle
collocazioni all'interno di maggioranze amministrative: bisogna
essere determinati e allo stesso tempo comprensivi, evitando di
rompere sulle scelte immediate che ancora risentono del ciclo
politico che si è appena chiuso, facendo insieme le cose che è
possibile fare insieme e però, delineando insieme un giudizio ed una
prospettiva. E dove è necessario essere e costruire l'alternativa al
sistema di potere del PD.
Per farlo bisogna cogliere l'occasione
di questa drammatica urgenza e con coraggio aprire la fase del
tesseramento: non per gli iscritti ai partiti promotori, che sono
automaticamente iscritti anche alla Sinistra Arcobaleno, ma per
quelli che non hanno tessera e che però sono la gran parte del
popolo della sinistra, quelli che hanno segnato con un milione di NO
il referendum sull'welfare e che 10 giorni dopo hanno fatto grande la
manifestazione di Roma del 20 ottobre.
Una campagna di adesione
che sia promossa da comitati provvisori “aperti”, costituiti da
rappresentanti dei partiti promotori, ma anche da individualità non
legate ai partiti. Bisogna fare uno sforzo affinché questo percorso
si articoli in tante assemblee territoriali, comunali o
intercomunali, in cui si prendano in esame le carte costituenti (la
bozza di statuto, la dichiarazione di intenti, la carta
programmatica) e si discutano, si cambino, infine si approvino. E in
cui si eleggano i delegati, su scheda bianca e voto segreto, a
prescindere dalle appartenenze.
La grande assemblea che prevediamo
di fare il 21 e 22 di marzo con l'inizio della primavera sarà, come
è del tutto evidente, anche un evento elettorale. Ma deve restare
necessariamente anche la riunione degli Stati Generali della Sinistra
Arcobaleno, che nel fare concretamente il proprio dovere nella
battaglia elettorale, fa nascere il nuovo soggetto unitario e
plurale, polo autonomo della sinistra pacifista, ambientalista, di
classe e di movimento.
a lunedì, febbraio 11, 2008 0 commenti
Appello ai Segretari Nazionali di Sinistra Democratica,
Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani.
La crisi
politica apertasi con il voto di sfiducia al Senato della Repubblica
apre una fase completamente nuova della vita politica del Paese. Non
finisce solo un governo, né una maggioranza, ma si ridefiniscono
tutti i termini lungo i quali si era finora dipanata la transizione
politico-istituzionale iniziata tra il 1992 e il 1994. Le modalità
con le quali si è giunti alla disarticolazione dell’Unione,
rendono evidenti, infatti, sia la tentazione all’autosufficienza
che permea il progetto del Partito Democratico, sia la sua illusione
di poter imporre il bipartitismo, con l’eventuale sostegno di Forza
Italia.
Contro questa prospettiva che nega alla radice la
possibilità di un’autonomia ideale, politica e organizzativa della
sinistra italiana, che consegna inevitabilmente alla destre il
destino del Paese per molte delle prossime legislature, riteniamo più
che mai opportuno non fermare, ma anzi rilanciare il processo per una
sinistra unitaria e plurale, ponendoci immediatamente l’obiettivo
di costruire una lista comune in vista delle prossime elezioni
politiche. Riteniamo che questa decisione sia un passaggio obbligato:
per dare continuità all’iniziativa federativa apertasi a Roma
nello scorso dicembre, ma anche per allargarne i confini a tutte le
forze di progresso, da quelle di ispirazione socialista, fino a
quelle ambientalista e comunista, con l’ambizione — inoltre —
di incrociare, attrarre, rappresentare le tante culture critiche, i
soggetti associativi, i movimenti che animano la società italiana.
È
giunto il momento, di uscire da se stessi, di mettere in campo un
nuova partenza; di farlo con coraggio e volontà di contaminare le
nostre diverse tradizioni, per rifondare le ragioni della liberazione
umana, coniugando i valori di un nuovo umanesimo socialista,
pacifista e ambientalista.
Non abbiamo piccole, esangui rendite di
posizione, insignificanti nicchie da difendere. Abbiamo, invece,
ancora l’ambizione di poter cambiare alla radice i rapporti tra gli
uomini, le donne e il vivente non umano. Per farlo, però, è
necessario avere il coraggio di affrontare un viaggio difficile e
pericoloso, abbandonando cautele e riserve. Certo correndo il rischio
di naufragare, ma anche quello di poter scoprire un nuovo mondo,
nominandolo con le parole della libertà e dell’eguaglianza
sociale.
Crediamo che sia una sfida che valga la pena di
raccogliere, ad iniziare dalla prossima prova elettorale.
Primi
firmatari
Giosué Bove (segr. prov. PRC)
Maria Carmela Caiola
(assessore prov.le Caserta – Verdi – Sinistra Arcobaleno)
Gianni
Cerchia (esecutivo prov.le Caserta Sinistra Democratica)
Giacomo
De Angelis (Parlamentare PdCI)
Luca De Rosa (resp. Amiente e
Territorio, segr. reg.le PdCI Campania)
Giuseppe Di Gregorio
(segr. prov.le Caserta Sinistra Democratica)
Enzo Falco (segr.
prov.le Caserta Verdi)
Mario Fusco (capogruppo Sinistra
Democratica Mondragone - CE-)
Biagio Napolano (coordinamento
prov.le Sinistra Democratica)
Francesco Nigro (segr. prov.le
Caserta PdCI)
Amilcare Nozzolillo (consigliere prov.le Caserta PRC
– Sinistra Arcobaleno)
Enzo Mataluna (consigliere prov.le
Caserta PRC – Sinistra Arcobaleno)
Enrico Milani (assessore
prov.le PRC- Sinistra Arcobaleno)
Angelo Papadimitra (segreteria
CGIL Caserta)
a lunedì, febbraio 04, 2008 0 commenti
A chi ci critica e ci considera irresponsabili perché in
consiglio regionale abbiamo detto "presto alle urne", a chi
si stupisce che a Caserta abbiamo detto: "o c'è una svolta, a
partire dai rifiuti, oppure ce ne andiamo", rispondiamo che ci
dispiace, ma che è necessario elaborare fino in fondo il lutto per
un ciclo che si è chiuso definitivamente: a Napoli e in Campania
sotto il peso dell'immondizia, a Roma sotto i colpi dei centristi e
delle lobbies confindustriali e vaticane. E c'è un forte tratto in
comune che non è costituito, semplicemente, dalle vicende
giudiziarie di Mastella. Piuttosto da un impianto politico e
programmatico che invece di puntare decisamente a dare risposte alla
grande massa di popolo che vive di salari, stipendi e pensioni (l'80%
degli italiani), ha provato la strada di un compromesso con la grande
borghesia finanziaria e industriale.
A Napoli e in Campania questo
compromesso ha assunto la sostanza di una gestione privatistica di
settori vitali della pubblica amministrazione (rifiuti, bonifiche,
acque, trasporti, sanità, programmazione economica...). I risultati
sono sotto gli occhi di tutti: ottimi affari per le imprese
interessate, un disastro per i cittadini. Immondizia dappertutto,
commissariamenti a raffiche, voragini finanziarie, desertificazione
industriale e gigantismo commerciale; e una politica troppo spesso
ridotta solo a gestione clientelare della pubblica amministrazione.
A
Roma il risultato del compromesso è stata prima una finanziaria
lacrime e sangue che ha scontentato tutti e poi la timida apertura al
tema della redistribuzione. Ma appena si è parlato concretamente di
restituire, attraverso la detassazione un pò di reddito a salari e
pensioni, il governo è immediatamente cascato. Così abbiamo fatto
il lavoro scomodo di "risanare il paese" e rischiamo di
consegnarlo bell'e pronto alle destre.I compromessi, quando si
governa, sono generalmente necessari. Ma bisogna farli per costruire
alleanze politiche e sociali affidabili. L'alleanza lobbistica con i
centristi e con i poteri forti, l'abbiamo visto, è inaffidabile.
Oggi è urgente un'altra alleanza: tra una politica che vuole tornare
ad essere "forte e pulita" e che intende fare "riforme
di struttura" e il "blocco sociale" di lavoratori
dipendenti, pensionati, precari e disoccupati, piccoli artigiani e
commercianti, lavoratori autonomi e partite iva, e, soprattutto nel
sud, last but not least, contadini. Questo blocco sociale,
naturalmente, non si costruisce con le chiacchiere ma spostando le
risorse: detassando i salari e tassando le rendite, riducendo
precarietà e insicurezza del lavoro, dando certezze previdenziali e
ammortizzatori sociali alle figure del lavoro autonomo schiacciate
dal gigantismo commerciale, proteggendo e rilanciando
l'agricoltura.Per questo non è più il tempo di tergiversare. Né a
Roma, né a Napoli, né a Caserta. Per questo c'è bisogno di un
nuovo soggetto della sinistra, unitario e plurale, per il quale
Rifondazione è impegnata fino in fondo.
Mercoledì 30 c'è il
Consiglio Provinciale e il giorno prima c'è la riunione della
maggioranza: noi ci aspettiamo che il lavoro già svolto
dall'assessora provinciale all'ambiente, che non è poco, in merito
alla emergenza rifiuti, venga innanzitutto valorizzato dentro un
percorso che veda l'immediata attivazione di un tavolo permanente di
crisi, composto dalle migliori risorse professionali della provincia
, guidato dal Presidente e dalla stessa assessora e partecipato dai
presidenti delle commissioni interessate. Si tratta di strutturare la
Provincia rispetto al ritorno ai poteri ordinari, elaborando il piano
provinciale dei rifiuti, accompagnando i comuni nell'applicazione
della riduzione, nella raccolta differenziata, nel passaggio da tassa
a tariffa e nella introduzione del bilancio ambientale, organizzando
la gestione dell'umido e della frazione indifferenziata, con idonei
impianti e lavorando ad un accordo di programma per le bonifiche e la
depurazione delle acque. Ci aspettiamo un investimento adeguato di
risorse economiche: abbiamo proposto 2 milioni di euro finalizzate al
piano ma anche alla comunicazione di base, attraverso l'istituzione
immediata di un numero verde e una campagna di informazione sul ciclo
dei rifiuti, volta a coinvolgere i cittadini in una grande
mobilitazione popolare.
Ci aspettiamo almeno questo.
a lunedì, gennaio 28, 2008 0 commenti
Il comitato regionale campano del Partito della Rifondazione
Comunista approva la relazione del segretario Peppe de Cristofaro e
le conclusioni del compagno Francesco Ferrara. Si riconosce altresì
nel contributo offerto alla discussione dal segretario nazionale
Franco Giordano e redige il seguente dispositivo conclusivo,
invitando tutte le organizzazioni del partito campano ad agire col
massimo impegno in questi mesi decisivi, puntando ad un più ampio
insediamento sociale e sviluppando con grande determinazione il
processo unitario per la costruzione de “la sinistra,
l'arcobaleno”.
DISPOSITIVO CONCLUSIVO
La situazione
ambientale in Campania è estremamente grave: montagne di spazzatura
ancora per le strade, altre migliaia e migliaia di tonnellate
collocate in siti di trasferenza approntati alla meglio, milioni di
ecoballe da riaprire e differenziare, centinaia e centinaia di ettari
ancora da bonificare.
L'emergenza rifiuti è una minaccia reale e
incombente per la salute pubblica. Essa impone come assolutamente
prioritario lo sforzo per fronteggiare disastro. Un numero adeguato
di discariche provvisorie deve essere attivato, dialogando con le
popolazioni, fornendo garanzie tecniche precise e fissando con
chiarezza tempi e quantità. Al tempo stesso, vanno urgentemente
approntati idonei centri di compostaggio, anche prevedendo una
riconversione degli attuali CDR, e soprattutto occorre avviare
ovunque la raccolta differenziata porta a porta. Vanno anche
predisposti interventi normativi per la riduzione a monte della
produzione di rifiuti e agili meccanismi premiali per incentivare la
filiera del riuso e del riciclaggio.
Il PRC si impegnerà a tutti
livelli per contribuire a una soluzione positiva dell'emergenza
rifiuti. Ma per sostenere, con possibilità di successo, una reale
progressione in avanti è necessario ricostruire un clima di fiducia
con le popolazioni della nostra regione, dando a tutti il senso di
una nuova fase politica ed istituzionale. Il distacco sempre più
grave fra cittadini e politica deve essere affrontato con parole
chiare, offrendo una prospettiva credibile di ricostruzione del patto
fiduciario tra istituzioni e popolo.
Questa consiliatura regionale
non può muoversi con le dinamiche dei tempi normali. E’
nell'ordine delle cose che non proceda fino alla sua scadenza
naturale. Noi lo diciamo apertamente, interpretando l'urgenza di
risanare con il voto la frattura con la società, e pensiamo che vada
pienamente recepita una simile intenzione politica. La restituzione
della parola al popolo rappresenta l'architrave per un rilancio
democratico e per la ripresa complessiva di una iniziativa politica
all'altezza delle difficoltà che abbiamo di fronte.
Si lavori
intanto, da subito, nell'attività immediata del governo regionale,
ad individuare alcuni punti stringenti, non solo, come è ovvio, per
quanto riguarda le tematiche ambientali, ma anche sui temi del
lavoro, dei diritti e della trasparenza degli atti amministrativi. Un
atto di necessaria discontinuità deve essere costruito, a nostro
avviso, nella gestione della sanità in Campania, che deve essere
sottratta alle logiche spartitorie, alle spinte privatistiche e, più
in generale, alla drammatica crisi di qualità che è sotto gli occhi
di tutti.
Occorre, inoltre, che tutti abbiano chiaro come la crisi
della politica tragga continuo alimento, nella nostra regione, anche
dalla sostanziale assenza di vere politiche di sviluppo. Alla
sofferenza sociale non si può rispondere semplicemente con gli
ipermercati e il gigantismo della distribuzione. Occorre invece una
ripresa dell’intervento industriale e, soprattutto, una nuova,
inedita capacità di connettere sviluppo economico e contenuti di
civiltà, dando corpo a proposte realmente innovative: dal “ciclo
breve” di produzione e consumo allo sviluppo di un piano
complessivo per le energie ecosostenibili, dalla valorizzazione dei
luoghi del sapere al rilancio del nostro enorme patrimonio ambientale
e culturale.
In questa ridefinizione complessiva dell'azione del
centrosinistra nella nostra regione, occorre anche dichiarare con
nettezza la incompatibilità, con la nuova fase politica, dei
comportamenti assunti dall’Udeur. La magistratura deve poter fare
la propria parte senza condizionamenti; e per noi vale comunque la
presunzione di innocenza. La questione che poniamo non è perciò
giudiziaria, ma politica e morale. Una gestione della cosa pubblica
che non metta al centro l’interesse generale è destinata a pesare
come un macigno nel dialogo, già così difficile, con i cittadini
campani. Il PRC è disponibile a dare il proprio contributo per una
nuova fase. Ma la questione decisiva è che la fase deve essere
effettivamente nuova: nei programmi come nei comportamenti.
Napoli,
25 gennaio 2008
a lunedì, gennaio 28, 2008 0 commenti
Sono rimasto molto colpito nell'aver letto che è stato approvato
un documento dei Giovani Comunisti, io che a quel coordinamento ho
partecipato.
Ho pensato allora di mettere a disposizione del
dibattito dei GC e del partito queste mie riflessioni, che, se anche
da non tutti condivisibili, fanno luce e chiarezza su alcuni aspetti
della vita politica dei Giovani Gomunisti.
Il coordinamento di cui
si è parlato si è svolto con gli stessi metodi di “de-costruzione”
dei Giovani Comunisti degli ultimi anni.
Alla discussione erano
presenti solo quattro compagni del coordinamento stesso, frutto
ovviamente del fatto che le discussioni in quell'organismo sono
spesso monche e prive di stimoli per gli stessi compagni che ne fanno
parte.
Una discussione ed un documento che sono totalmente
appiattiti su una visione solo organizzativa della nostra struttura
giovanile.
I compagni che fanno riferimento all'area della
coordinatrice sono spesso assenti, alcuni non li abbiamo mai
visti.
Questo succede perchè come al solito, invece di pensare
alla costruzione materiale e politica, alla costruzione di un
sostrato di idee che possa far in modo che i Giovani Comunisti di
tutta la provincia possano crescere e radicarsi nei luoghi di studio
e di lavoro, si pensa di utilizzare alchimie organizzative come unico
metodo per superare difficoltà che sono tutte politiche, e che ci
teniamo a precisare vengono anche dalla gestione della scorsa
conferenza dei GC basata ancora una volta solo sui numeri e non sulle
idee.
La coordinatrice utilizza la cosiddetta seconda convocazione
come una “clava ammazza-dibattito” ! Chiedo ai compagni che
stanno leggendo queste righe: dove si è mai visto che viene indetta
una prima convocazione, da cui, pur non essendo mai iniziata,
scaturisce una seconda convocazione? Ma i compagni dell’area di
maggioranza all’interno del coordinamento stanno scherzando, oppure
ci stanno dando una esemplare lezione di democrazia?
Quando la
coordinatrice lavora, le discussioni ovviamente non si fanno, ma
quando invece le discussioni devono essere fissate in giorni e orari
in cui si è consapevoli che non tutti possono venire, le riunioni
vengono indette, incuranti delle esigenze dei 13 compagni del
coordinamento. Questa cosa vale in maniera trasversale e colpisce
molti dei compagni del coordinamento stesso.
Il documento che i
compagni vogliono far passare come una nuova spinta per
l’innovazione, è in realtà il frutto di pratiche politiche
antidemocratiche che hanno come unica via di attuazione quella
dell’eliminazione di una discussione franca e che parli ai bisogni
dei giovani.
Un coordinamento di quattro compagni su tredici
(nemmeno un terzo), con una discussione fissata con metodi
escludenti, e sopratutto priva di ogni senso politico, NON PUO'
ARROGARSI IL DIRITTO DI DECIDERE PER GLI OLTRE 300 ISCRITTI GC DI
QUESTA PROVINCIA!
Alla votazione hanno partecipato 3 compagni
perchè il sottoscritto, come unico presente che faceva riferimento
all’area FalceMartello, pur essendo contrario, ha dichiarato prima
che si votasse che quella votazione era completamente nulla e quindi
di non poter votare!
Invece di proporre lo scioglimento ancora una
volta di una qualche supposta capacità organizzativa e politica che
dovremmo avere, inizino a proporre una discussione politica seria sui
problemi dei giovani comunisti e da lì, anche tutti insieme potremmo
lavorare per la crescita sui territori come a livello provinciale. Ci
si chiede di accettare un documento che non dice, non analizza, non
propone alcuna riflessione sul perché i giovani comunisti non sono
in grado di incidere, nel partito e tra la popolazione della nostra
provincia! I compagni dai circoli parteciperanno alle nostre
iniziative solo se saremo in grado di lavorare insieme sui reali
bisogni della gente.
La prossima conferenza di organizzazione sarà
un momento alto di discussione e di confronto politico, in cui tutto
il partito potrà imparare e crescere con se stesso. Spero vivamente
che i compagni abbiano il coraggio di accettare il FATTO che questo
documento è illegittimo e in quanto tale non valido, e che
propongano se lo ritengono necessario, una discussione seria e
speriamo risolutiva per quanto riguarda l’agire politico in questa
provincia.
Finiamola con le barzellette, facciamo le persone serie
che è l'unica cosa di cui le migliaia di giovani precari di questa
provincia hanno bisogno!
Saluti Comunisti
Gianluca Limatola
a lunedì, dicembre 24, 2007 0 commenti
Il documento che segue è stato
approvato giovedi' 20 dicembre dal coordinamento provinciale dei
Giovani Comunisti e vuole costituire un segnale in direzione della
partecipazione, del decentramento e dell'innovazione, un tentativo di
ampliare, migliorare, potenziare e far crescere il lavoro dei Giovani
Comunisti sul territorio provinciale.
Non
si è entrati nello specifico delle questioni politiche proprio
perchè si è ricercata una possibilità di creare uno spazio
pubblico dove la discussione in merito alle questioni politiche e la
relativa pratica che ne consegue fosse sviscerata e condivisa con
tutti i giovani comunisti del territorio, e non esaurita all'interno
dell'autoreferenzialità del coordinamento (anch'esso in fase di
innovazione). Questo documento sarà inoltre uno dei nostri
contributi alla discussione della prossima conferenza di programma
che a breve vedrà protagonista il nostro partito. Intanto, in attesa
di quest'ultima, il LABORATORIO DEI/DELLE GIOVANI COMUNISTI/E
inizierà già a funzionare con l'anno nuovo e sarà preceduto da un
attivo provinciale dei/delle Giovani Comunisti/e in cui si darà il
via a questa scommessa di democrazia che è il Laboratorio.
Documento del Coordinamento
Provinciale dei/delle Giovani Comunisti/e di Caserta
La
fase politica che la società tutta, e quindi anche il nostro
partito, attraversa in questo momento storico è particolarmente
delicata e quanto mai difficile da affrontare. La crisi della
politica acuta come non mai, lo stato di atomizzazione del soggetto
di classe e la relativa solitudine dell’individuo alienato dai suoi
bisogni in un contesto di totalizzazione del rapporto di capitale, la
guerra globale e permanente e, in definitiva, la generale
ristrutturazione determinata dal passaggio del sistema fordista a
post fordista hanno mutato radicalmente la natura del conflitto
sociale e l’identità sociale stessa. Tale cambiamento non ha
configurato un modello di conflitto ed una identità sociale
ridefinita, ma gli stessi appaiono come processi in continua
ridefinizione che assumono come perno centrale il ripensamento dei
connotati fondamentali della democrazia nello stesso momento in cui
mette in discussione l’insostenibilità del modello
neoliberista. Dinanzi alla materialità degli eventi ed alla velocità
con cui i processi la testimoniano, abbiamo bisogno di ricercare
nuovi strumenti che rideclinino il nostro agire e lo rendano
realmente efficace all’interno della storia. Insomma, abbiamo
bisogno di reinventare noi stessi per continuare ad esistere e per
farlo serve la determinazione e il coraggio del “qui ed ora” che
un comunista dovrebbe avere dinanzi al processo dialettico della
storia. Lo abbiamo cominciato a fare partendo da Seattle, Genova,
dalla determinazione della politica della non violenza e dalla
ridiscussione della democrazia di genere e dalla contaminazione coi
movimenti. E’ ora però di dare concretezza strutturale a tutto ciò
e per farlo c’è bisogno di indagare il passato e l’esistente ed
interrogare il futuro abbandonando ogni residuo di separatezza dalla
realtà e ogni presunzione di autoreferenzialità di cui purtroppo la
politica è malata in particolar modo quando si manifesta nella forma
partito.
I giovani comunisti sono una componente fondamentale di
questo processo di innovazione. Essi hanno il dovere di porsi come
spinta propulsiva del cambiamento, come realtà che ha in se le
caratteristiche fondamentali per recepire l’evoluzione dialettica
dello stesso e che ha il coraggio di trasformare il conflitto in
pratica sociale non ideologizzata ma aderente alla storia.
All’interno del nostro partito i giovani comunisti, sebbene
limitatamente e a volte forse in maniera discontinua, hanno avuto il
coraggio per primi di tentare di imparare la lingua dell’innovazione,
e i vari inciampare e claudicare lungo il percorso non sono stati
altro che la testimonianza dell’inizio del cammino. Sperimentazione
è la parola d’ordine che ha consentito di poter dare gambe e voce
al bruciante bisogno di tutti quei compagni e compagne che,
consapevoli della urgente rilettura della realtà in cui la propria
persona, la propria famiglia, i propri amici, i propri compagni, la
propria vita si trovano ad esistere, avvertono il senso di
sopraffazione derivante dall’inadeguatezza degli strumenti per
cambiarla.
Ed è per questo che urge anche qui a Caserta la
necessità di avviare la sperimentazione di una nuova forma di
partecipazione dal basso, che non sia la mera riproposizione degli
schemi propri della forma partito rigida, statica e anacronistica e
che trova giustificazione in se stessa, ma un nuovo modo di
interpretare l’agire politico rendendo il luogo della
partecipazione uno spazio pubblico che abbia come protagonisti i
territori. Ciò perché innovare non significa solo creare nuovi
dirigenti su base anagrafica e di genere ma significa articolare un
processo molto più complesso in cui la sfida da affrontare è
principalmente quella di ripensare le forme di organizzazione ,creare
strumenti efficaci che veicolino i contenuti e non aver timore della
più ampia partecipazione possibile per riscrivere un nuovo alfabeto
della politica.
Proponiamo perciò un tipo di organizzazione che
nella sua ossatura contenga i germi del processo di cambiamento tutto
da attuare. La differenza tra ieri ed oggi sarà che a decidere di
questo processo non sarà più l’autoreferenzialità di pochi, ma
la creatività e la volontà dei/delle giovani comunisti/e esistenti
sul territorio.
Promuoviamo un LABORATORIO PROVINCIALE DEI/DELLE
GIOVANI COMUNISTI/E che si riunirà su convocazione della portavoce
provinciale su tematiche specifiche. I circoli saranno chiamati a
delegare di volta in volta due compagni che parteciperanno alla
discussione. I compagni delegati dai circoli dovranno essere coloro
che si impegneranno a seguire la specifica tematica sul territorio.
Il ruolo del coordinamento provinciale sarà quindi oltre a quello di
promozione della discussione, anche quello di coordinamento della
stessa.
Il Laboratorio si propone così di diventare un luogo
pubblico dove convergeranno, si confronteranno, si promuoveranno e
verranno verificati i lavori dei territori.
Coordinamento
Provinciale GC Caserta
a sabato, dicembre 22, 2007 0 commenti
Commissione per il regolamento:
Adriana
D'Amico, Maria Emilia Cunti, Angelo Papadimitra, Giovanni Savino,
Umberto di Benedetto, Giovanni Capobianco, Franco Rozza. Ai lavori ha
chiesto di partecipare Alessandro Conte di Villa di Briano (081
5041607)
Commissione politica:
Marina
Zaccaria, Franco Rozza, Antonio Erpice, Enrico Parente, Giosuè Bove,
Antonio Dell'Aquila, Luigi Grassia
Le commissioni sono
convocate il giorno 9 gennaio 2008 per l'approvazione del regolamento
e delle proposte di documenti da presentare al comitato politico del
11 gennaio 2008.
a sabato, dicembre 22, 2007 0 commenti
Mercoledì 19 dicembre, alle ore 18,30 a Caserta preso la sede della federazione PRC si riunisce, in seconda convocazione, il comitato politico federale sugli ordini del giorno (1. nomina nuov@ tesorier@; 2. discussione e votazione nuovo regolamento per la gestione economica della federazione) non esauriti nella prima convocazione. Ma, e questa è la novità, preliminarmente verrà presentato un ordine del giorno "per una conferenza straordinaria programmatica e di organizzazione", Tale ordine del giorno, se eventualmente ricevesse la maggioranza dei voti, comporterebbe l'accantonamento dei due ordini del giorno "ufficiali" ereditati dall'ultimo CPF e che sarebbero rinviati al primo comitato politico utile dopo la conferenza di organizzazione.
La discussione, peraltro, non potrà limitarsi a questo: l'assemblea della sinistra e degli ecologisti tenuta a Roma l' 8 e il 9 dicembre e il documento che ne è scaturito (la lettera d'intenti) è al centro dell'attenzione delle compagne e dei compagni, e il dibattito sul percorso unitario, già avviato in diversi circoli e coordinamenti territoriali, oltre che in alcune specifiche iniziative, come quella di Alife, per la costituzione di comitati promotori de “La Sinistra, l'Arcobaleno” appare opportuno che si svolga anche nel Comitato Politico nei suoi termini generali e nelle sue articolazioni specifiche in provincia di Caserta. Infine bisognerà ricordare a tutti che il 31 dicembre finisce non solo il 2007 (prima sicuramente ci vedremo per il tradizionale brindisi di fine d'anno) ma anche il tempo per consegnare le tessere alla federazione provinciale, che entro il 15 gennaio deve a sua volta tassativamente spedirle al Regionale e al Nazionale.
La conferenza straordinaria
programmatica e di organizzazione
Al centro della conferenza
programmatica e di organizzazione i temi politici (il percorso
unitario, la questione del governo e dei governi), programmatici
(ambiente e rifiuti, sanità, trasporti e servizi pubblici, beni
comuni e conoscenza, critica ai modelli di sviluppo e de-crescita,
agricoltura, crisi industriali...) e organizzativi (decentramento,
innovazione, democrazia di genere, separatezza dei gruppi
istituzionali, cultura del fare, critica ed autocritica dei processi
di autoriforma). Il dibattito dovrebbe partire subito dopo le feste,
dopo l'approvazione del regolamento e dei documenti da parte del
comitato politico federale, con le conferenze territoriali e
tematiche e concludersi entro la metà di febbraio con una due giorni
provinciale. Per il suo svolgimento si potrebbe prendere a
riferimento il regolamento dell'ultima conferenza nazionale di
organizzazione, ove applicabile, garantendo però la possibilità
della presentazione di documenti anche diversi o contrapposti, brevi
e sintetici che consentano il dibattito nelle conferenze ed una
composizione per delegati della conferenza provinciale espressi dalle
conferenze territoriali. Pur non avendo valore congressuale né
potendo sostituirsi ai poteri sovrani garantiti statutariamente al
comitato politico, la conferenza straordinaria programmatica e di
organizzazione così organizzata esprimerà indicazioni politicamente
incidenti sulla discussione successiva nel comitato politico sulla
iniziativa politica ed istituzionale della federazione e sugli
assetti politici ed organizzativi interni che il comitato politico
vorrà darsi per affrontare la complessa fase politica ed il lungo
periodo pre-congressuale.
La sinistra, l'arcobaleno
Partiti
distinti, ognuno con i propri simboli e la propria organizzazione, si
riconoscono reciprocamente dentro un percorso in cui, senza
sciogliersi, danno vita ad un soggetto politico nuovo in cui potrà
"contare" anche chi non ha tessera, e decidere
democraticamente linea politica e gruppi dirigenti unitari, senza
vincoli di appartenenza, partendo dalla valorizzazione delle
esperienze e dai territori. Un soggetto politico unitario e plurale
che dovrà essere di massa e di classe, perché in Italia si è
riaperta la possibilità di una rappresentanza reale ed autonoma del
proletariato, nella sua accezione più ampia. Un soggetto politico in
cui all'interno si potrà e si dovrà lavorare alla unità dei
comunisti e dei rivoluzionari, sapendo che la storia non è finita e
che le condizioni per l'alternativa di società sono sempre più
mature ed è dunque necessario non solo mantenere ma potenziare la
soggettività che pensa al superamento del capitalismo e al comunismo
del XXI secolo.
Su queste basi si potrebbe decidere di lanciare
sul territorio provinciale, insieme alle altre forze promotrici
(verdi, pdci e sinistra democratica), una campagna di adesione al
progetto de “la sinistra, l'arcobaleno”, diretta in particolare a
quelle compagne e compagni “senza tessera”, e articolata
inizialmente con un manifesto provinciale (entro la fine del mese
corrente), poi con una assemblea provinciale (gennaio 2008) che lanci
una serie di assemblee territoriali (febbraio 2008), attraversate da
attività e lavori di gruppo sulle piattaforme programmatiche
(sanità, ambiente e rifiuti, agricoltura, beni comuni, carattere
pubblico dei servizi ...); infine con gli stati generali della
sinistra e degli ecologisti (da tenersi entro marzo 2008) che
promuovano, tra l'altro, le liste unitarie alle prossime
amministrative.
Il tesseramento
Le tessere vanno
tassativamente consegnate entro il 31 dicembre 2007. Le consegne
effettuate dopo tale data non avranno alcuna validità. Le tessere
vanno pagate entro la medesima data: il mancato versamento della
quota tessera comporta l'impossibilità a rilasciare la tessera
stessa, ovvero l'annullamento di essa. Nel caso in cui le tessere
fossero state pagate dagli iscritti al responsabile del circolo
(segretario, tesoriere, responsabile di organizzazione o del
tesseramento) e questo non avesse provveduto a consegnare l'importo
alla responsabile del tesseramento provinciale, il responsabile del
circolo sarà passibile di sanzioni di sospensione o allontanamento
dal partito, mentre gli iscritti che hanno regolarmente pagato la
tessera mantengono tutti i diritti previsti dallo statuto. Nel merito
si raccomanda di verificare la quantità di tessere ricevute,
consegnate pagate, non pagate e le eventuali giacenze riportate nel
prospetto
provvisorio del tesseramento. Vanno inoltre sanate le
irregolarità relative al versamento delle quote tessere alla
federazione da parte dei circoli negli anni precedenti, verificando
la contabilizzazione dei crediti vantati dalla federazione e
riportati nella nota allegata al bilancio
consuntivo 2006 e definendo, in accordo con la responsabile
provinciale del tesseramento e dell'organizzazione, un piano di
rientro che deve azzerare le esposizioni dei circoli entro il mese di
giugno del 2008, al fine di regolarizzare la situazione ed evitare
antipatiche procedure disciplinari.
a lunedì, dicembre 17, 2007 0 commenti
Ordine del giorno per il Comitato Politico federale del 19 dicembre 2007
Il comitato politico federale
PREMESSO
che in diverse situazioni le modalità e i contenuti del dibattito nel comitato politico federale hanno evidenziato le difficoltà in cui si trova il partito nella gestione di alcuni aspetti decisivi della propria vita politica;
che quella che dovrebbe essere una lotta aperta su diverse opzioni e strategie è diventata a volte una discussione portata avanti a colpi di accuse personali e recriminazioni reciproche mentre invece la battaglia dentro la federazione dovrebbe essere fatta sulla base di chiare posizioni politiche;
che in questo modo si rischia di accendere una lotta funzionale solo al controllo e alla gestione della federazione e delle istituzioni, mentre al contrario la gestione della federazione e della presenza istituzionale dovrebbe essere finalizzata alla crescita del partito e non al mantenimento di gruppi di potere;
che si può determinare una fase di degenerazione e di blocco reale della discussione in un momento in cui, invece, c'è la necessità di un dibattito sulla fase politica profondo e che coinvolga tutto il gruppo dirigente e tutti gli attivisti;
che le difficoltà che si registrano nel dibattito hanno un riflesso sia sui dati organizzativi, sia nei rapporti tra federazione e circoli, troppo spesso basati su logiche personalistiche, sia nei rapporti tra partito e rappresentanza istituzionale eletta e nominata del partito;
che non serve nascondere la polvere sotto il tappeto: i problemi e le contraddizioni vanno affrontati, senza doppie verità e senza sconti per nessuno;
che in questo contesto la discussione sul tesoriere e sul nuovo regolamento per la gestione delle risorse rischia di essere inefficace e di non costituire una reale svolta né verso la responsabilizzazione e l'autofinanziamento, né verso un cambio di rotta nell’organizzazione del partito.
RITENUTO
che questi temi debbano invece rientrare in una discussione più complessiva in cui sia possibile determinare:
come gli organismi politici regolarmente eletti dal partito possano e debbano esercitare la loro funzione dirigente nella definizione della linea politica dentro e fuori le istituzioni, sulla base della ricezione ed elaborazione delle istanze dei circoli ;
come il partito possa sviluppare un metodo di autofinanziamento che si basi non solo sul sacrificio, a volte esemplare, dei proprio iscritti, ma anche sulla capacità di costruire attraverso questo terreno un legame economico, politico e sociale con i nostri referenti;
come la critica al governismo non debba essere semplicemente uno slogan, ma il presupposto per diverse pratiche politiche, centrate sull’autonomia economica e politica del nostro partito.
CONSIDERATO
che la scelta del CPN, di rinviare il congresso ci impone di ricavare uno spazio di discussione immediato, non potendo attendere ancora un anno per affrontare questi problemi
che c'è la necessità urgente di dare uno spazio adeguato anche all'esigenza della discussione dei temi politici generali, nazionali, regionali e provinciali;
INDICE
La conferenza straordinaria programmatica e di organizzazione della federazione di Caserta, articolata per conferenze territoriali, con assemblee di più circoli aggregati per zone omogenee, e conferenze tematiche, con una conferenza finale dei delegati eletti dalle conferenze territoriali, da tenersi indicativamente entro la fine di gennaio o l'inizio di febbraio 2008.
Tale conferenza, pur non avendo valore
congressuale né potendo sostituirsi ai poteri sovrani garantiti
statutariamente al comitato politico, esprimerà comunque indicazioni
politicamente incidenti sulla discussione successiva, sulla
iniziativa politica ed istituzionale della federazione e sugli
assetti politici ed organizzativi interni che il comitato politico
vorrà darsi per affrontare la complessa fase politica ed il lungo
periodo pre-congressuale.
PROPONE
la elezione immediata della commissione per il regolamento, di 7 componenti in cui siano comunque rappresentate tutte le sensibilità presenti nella federazione e che lavori sulla base del regolamento dell'ultima conferenza nazionale di organizzazione, ove applicabile, e che definisca, sentiti i circoli, le aggregazioni per zone omogenee, il calendario delle assemblee e le relative indicazioni logistiche, al fine di svolgere le conferenze territoriale;
la elezione immediata di una commissione politica di 7 componenti in cui siano comunque rappresentate tutte le sensibilità presenti nella federazione, che definisca i temi delle conferenze tematiche e verifichi la possibilità di un documento unitario, lasciando, comunque ed in ogni caso, la possibilità di presentazione al comitato politico federale di documenti anche diversi o contrapposti, che siano brevi e sintetici per consentire un reale dibattito nelle conferenze territoriali, tematiche e nella conferenza provinciale;
la indizione di un comitato politico subito dopo le festività natalizie per approvare le proposte di regolamento e prendere atto dei documenti proposti dalla commissione politica o di altri documenti presentati nello stesso comitato politico, avviando così il dibattito nei circoli già dalla seconda settimana di gennaio.
CHIEDE
alle compagne e ai compagni, alle segretarie e ai segretari di circolo, alle e ai componenti del comitato politico un impegno ed uno sforzo straordinario affinché questa discussione, sia allo stesso tempo un momento di bilancio politico, ma anche di rilancio della nostra iniziativa e della nostra organizzazione in questa fase complessa e difficile.
Giosuè Bove, Francesco Rozza,
Antonio Erpice
a lunedì, dicembre 17, 2007 0 commenti
L'operaio capì che l'inferno è sulla terra e il paradiso sono
quelle ali
che ti fanno volare sopra le miserie.
Dall'ultimo
piano, il decimo piano, guardò il cielo, fece per toccare una nuvola
con un dito e precipitò nel vuoto.
Le chiamano morti bianche come
avvenissero senza sangue.
Sono morti inopportune che spesso
avvengono quando l'informazione è già impegnata in altri
eventi.
Sono cadaveri con vite banali, sono numeri decimali che
non incidono sul bilancio.
Sono cani che hanno abbaiato nel
qualunquismo per mestiere,
sono un nome nell'anagrafe che si
cancella come un'impronta nel deserto in pieno vento,
sono i
ricordi sbiaditi del giorno dopo.
Michael Santhers
a martedì, dicembre 11, 2007 0 commenti
Nel 2007 finora 921 morti, in media 3 al giorno. Oltre 921 mila
infortuni, oltre 25 mila nuovi invalidi. Come nel 2006, e ancora nel
2005 e prima ancora. Ogni anno 1000 morti, un milione di feriti, 30
mila invalidi. Una guerra.
“La lotta di classe è finita”, ci
hanno detto. Ma era un imbroglio: i padroni (o come si chiamano
adesso gli imprenditori) hanno continuato a farla riducendo salari,
stipendi, diritti e sicurezza, imponendo ai governi (anche a questo
governo) di tagliare lo stato sociale e di aumentare i finanziamenti
per le imprese.
“Non esistono più le classi, non esiste più il
lavoro”, ci hanno detto: e per convincerci, in questa società
dell'informazione, hanno oscurato il lavoro e la sua maledizione. Le
vite precarie ed invisibili delle lavoratrici e dei lavoratori
acquistano per un attimo la notorietà, a volte per qualche istante
superano anche quella dei gossip o dei litigi dei politici, a
condizione di essere bruciate in un altoforno, schiacciate da un
carrello, precipitate da una impalcatura. Sono le morti bianche, sono
le vite invisibili della enorme maggioranza di questo nostro paese e
di questo nostro pianeta. In Italia su 60 milioni di abitanti, ben 40
milioni fanno parte di famiglie che vivono grazie ai redditi da
lavoro dipendente o da pensione e altri 10 milioni vivono in famiglie
con redditi da lavoro autonomo di fatto subordinato: l'esercito delle
partite Iva e dei piccoli artigiani.
Se fossimo uniti nella lotta
per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori potremmo capovolgere
le sorti di questa guerra che i padroni e quelli che li sostengono
dicono di non fare ma che produce ogni anno precarietà, miseria,
infelicità, morti, feriti, invalidi, orfani, sangue, dolore,
tristezza...
L'equidistanza tra impresa e lavoro sbandierata a
destra e a manca è un trucco: in una guerra o si sta di qua, o si
sta di là. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei
lavoratori, per costruire le ragioni e la forza di una alternativa di
società, del socialismo del XXI secolo, del comunismo dove le
ricchezze del lavoro restino a chi li produce, all'intera società, e
non a chi in nome del profitto sfrutta, uccide, distrugge gli
individui e l'ambiente.
E qui subito chiediamo intanto a questo
governo: più ispettori del lavoro e più ispezioni nelle fabbriche e
nei cantieri, più diritti e maggiori garanzie per i rappresentanti
dei lavoratori per la sicurezza, meno precarietà nei rapporti di
lavoro, più democrazia nelle elezione dei rappresentanti sindacali,
più competenze alle municipalità e alle provincie nella
organizzazione dei controlli sul territorio.
E chiediamo a tutti,
alle lavoratrici, ai lavoratori, agli operatori della informazione,
ma soprattutto a noi stessi, troppe volte avvolti da spirali di
chiacchiere: non dimentichiamo nessuno di questi nostri fratelli
morti. Per ognuno di essi dobbiamo fare giustizia!
LA LOTTA
CONTINUA
a martedì, dicembre 11, 2007 0 commenti
Caserta, 5 dicembre 2007. Comincia abbastanza presto, appena 45 minuti di ritardo rispetto all'orario previsto, (le 18,30). Sostanzialmente un record. L'introduzione del segretario è tutta sulle novità: il rinvio al prossimo autunno del congresso previsto a marzo, proposto dalla Direzione Nazionale (e che il 16 dicembre sarà con molta probabilità deliberato dal comitato politico nazionale) e l'intervista a Bertinotti, che ha dichiarato: “"Il progetto del governo è fallito. Noi siamo già oltre l'Unione", suscitando un vespaio ma anche diversi ed entusiastici “finalmente”. (prosegui la lettura)
a domenica, dicembre 09, 2007 0 commenti
Il percorso di decentramento e innovazione avviato da tempo nella federazione di Caserta e che è stato oggetto nella conferenza di organizzazione dello scorso febbraio di una importante riflessione, deve continuare con forza. La sperimentazione di questi anni ci consegna risultati importanti in termini di crescita del partito, di estensione della sua presenza territoriale e di protagonismo di nuovi gruppi dirigenti giovani.
Ma il decentramento e l'innovazione hanno funzionato lì dove erano sentiti come necessità dai circoli e dai territori, mentre hanno segnato il passo dove erano vissuti come imposizioni o forzature: i coordinamenti territoriali di circolo in alcuni casi sono stati interpretati come sovrastrutture dirigenziali “sui” circoli e semplice occasione di riconoscimento politico per le figure di coordinamento.
Pur segnalando, dunque, l'importanza dei processi di innovazione e decentramento la conferenza dei segretari di circolo ritiene opportuno sancire il superamento, avvenuto già di fatto, degli organismi che in maniera organizzativistica e volontaristica si determinarono, e cioè i coordinamenti di zona con i relativi referenti e la direzione e di rilanciare i processi attraverso il principio della costruzione volontaria, della produzione politica, del saper fare.
In particolare la conferenza ritiene necessario che la federazione sostenga i coordinamenti intercircolo zonali e tematici lì dove si svilupperanno in maniera volontaria su questioni territoriali o tematiche, come ad esempio il coordinamento della zona Aversana intervenuto a Taverna del Re sulla questione dei rifiuti, o come i coordinamenti che si potrebbero sviluppare sulla questione della crisi industriale tra circoli anche lontani (Marcianise, Sessa Aurunca, Aversa ...) o sulla questione del piano regionale per le cave (Caserta, Maddaloni, Monte Santa Croce ...), senza irrigidire tali esperienze in formule organizzativistiche permanenti “per forza”.
La stessa conferenza dei segretari di circolo che decide di riunirsi “su iniziativa” senza definire una periodicità precisa, può diventare un momento importante di decentramento e innovazione: ma non è né deve essere l'ennesimo organismo politico. Piuttosto un gruppo di lavoro, un ambito di dibattito aperto, volontario e “produttivo” dal punto di vista politico, che approfondisce i temi, istruisce ricerche, costruisce pezzi di programma, consente lo scambio delle “buone pratiche”, cioè del “saper fare”, aumentando la circolazione della conoscenza e della esperienza pratica.
Non dunque una sovrastruttura che sostituisce un altra, né altre occasioni di riconoscimento politico per singole figure: il suo ruolo come gruppo di lavoro sarà tanto più forte quanto maggiore sarà il grado di partecipazione volontaria, di approfondimento e di produzione (di pezzi di programma, di buone pratiche, di proposte specifiche).
D'altra parte l'intero partito è impegnato in una grande discussione sul processo unitario a sinistra, che costituisce una priorità assoluta in questa fase. Proprio dai territori e da queste esperienze di decentramento e innovazione possono venire interessanti spunti di riflessione e racconti veri di questo processo, che possono aiutare l'intero partito in questa impresa complessa, difficile, ma necessaria per le classi sociali subalterne.
a giovedì, novembre 15, 2007 0 commenti
... si avverte forte una necessità di cambiamento nel modo di fare la politica, anche dentro il nostro partito: dobbiamo confermare la centralità dei circoli e dei territori nella organizzazione, nella direzione, nella elaborazione della linea politica: non basta il dibattito periodico in federazione, bisogna decentrarlo sui territori, portare la federazione in ogni circolo, perché è nei circoli e nei territori che nascono le vertenze e i conflitti che coinvolgono; e lì che davvero le compagne e i compagni formano il loro essere comunisti. E al tempo stesso favorire il movimento inverso, dei circoli verso la federazione ... (leggi il documento)
a domenica, novembre 11, 2007 0 commenti
di Maria Grazia Valentino
In Regione Campania vi sono
piccoli centri abitati, che non solo svolgono un'opera insostituibile
di presidio e cura del territorio, ma sono portatori di cultura,
saperi e tradizioni, e rappresentano al tempo stesso fattori di
coesione sociale, di inclusione culturale, catalizzatori dei valori
di pace e solidarietà. La presente proposta di legge è volta sia a
tutelare l'ambiente e la qualità della vita dei cittadini e delle
cittadine che in questi centri vivono, valorizzando le risorse e il
patrimonio d'arte e tradizioni che custodiscono, sia a ridurre lo
spopolamento e l'impoverimento di queste piccole realtà
territoriali. (a breve disponibile l'intero documento)
a sabato, novembre 10, 2007 0 commenti
Vorrei intervenire nel dibattito sul
governo partendo dall’ovvia considerazione che le alleanze, così
come i matrimoni e i fidanzamenti, si fanno in due. Perché mai
dobbiamo essere solo noi a lacerarci nel dilemma: governo sì o
no?
un articolo di Domenico
Jervolino
(...) Il centro sinistra è un malato grave, ma porre il
problema di una sua guarigione è un compito che riguarda le due
gambe dell’alleanza. Guardando in giro per l’Europa, non ci sono
altre strategie praticabili nei tempi brevi e medi, se si vuol
evitare la deriva a destra: la situazione tedesca ci dice pur
qualcosa. Forse là dove la Sinistra si è unita e qualcosa si muove
nella Spd, si porrà fra qualche tempo la necessità di un’alleanza.
(continua
la lettura)
a venerdì, novembre 09, 2007 0 commenti
Appunti per una riflessione su governo e conflitto
di Giosuè Bove
Spesso nell'atteggiamento
che assumiamo rispetto alle tematiche specifiche e generali pesa un
pregiudizio (o forse un giudizio maturato senza una analisi
generale), su noi stessi e sulla nostra supposta incapacità a
governare. “Non siamo capaci, sappiamo fare meglio le lotte!”. Io
credo che questa proposizione contenga alcuni elementi di verità
immediate, ma che sia errato il processo di valutazione che lo
supporta e soprattutto il giudizio sia sbagliato in
prospettiva.(continua
la lettura di "appunti su governo e conflitto")
In
allegato: stralci
del saggio:"le casematte del lavoro" di Fausto Bertinotti
a venerdì, novembre 09, 2007 0 commenti
Etichette: sinistra
Documento condiviso dal Cantiere della Sinistra (PRC, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica) di Maddaloni e presentato nel Consiglio Comunale di Maddaloni il 5 novembre 2007 da Rosario Cardillo
a mercoledì, novembre 07, 2007 0 commenti
L'ordine del giorno presentato al Comune di Maddaloni il 5 novembre 2007 dai consiglieri per conto del Cantiere della Sinistra (PRC, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica) di Maddaloni
a mercoledì, novembre 07, 2007 0 commenti