sito della federazione provinciale di caserta del partito della rifondazione comunista

DIBATTITO

dal 7 novembre 2007 al 30 aprile 2008


Una sinistra di governo

LA SINISTRA l'ARCOBALENO DI PARETE: “CONTINUARE IL PERCORSO UNITARIO PER COSTRUIRE UNA GRANDE SINISTRA DI GOVERNO”.

La delusione elettorale non deve fermare il processo unitario della sinistra italiana. Queste le conclusioni emerse dall’analisi del voto de La Sinistra l’Arcobalenodi Parete che ribadisce, anche ai quadri dirigenti dei partiti interessati, di non avere alcuna voglia di fare passi indietro nel cammino comune intrapreso. Il coordinamento cittadino è convinto che il progetto della Sinistra unita debba andare avanti, iniziando finalmente a rinnovare, piuttosto che i simboli ed i contenitori, i contenuti della proposta politica. La società moderna impone un’organizzazione diversa del mondo del lavoro, della famiglia e della società e va analizzata con strumenti nuovi rispetto a quelli del XIX secolo, che appaiono ampiamente superati. Anzi, proprio da un rinnovato esame della società moderna bisogna ripartire per non cadere nella presunzione, reiterata più volte nel corso degli ultimi anni, di conoscere il mondo reale e comprenderne le molteplici esigenze, errore che ha condotto spesso i partiti a percorrere teorie politico-didattiche astratte e lontane dalle istanze sociali. Il mondo sta cambiando, indubbiamente. Eppure, pare che non sia modificabile la struttura capitalistica che lo regge nonostante che essa generi indiscutibilmente fenomeni inflazionistici, disoccupazione giovanile, depressione delle energie produttive e, più in generale, malessere sociale. Il nuovo soggetto unitario di sinistra, dunque, deve essere in grado di carpire gli elementi propositivi che pullulano nelle relazioni socioeconomiche e fornire, laddove ne sussistano le urgenze, adeguati strumenti di tutela. In questo senso appare dirimente il “salto di qualità” generato dall’unità delle forze sociali, che devono associare alle esigenze di crescita del nuovo mondo le attenzioni dovute ai suoi fattori “critici”: insomma, è necessario un “patto di sinistra” moderno che si preoccupi delle classi deboli senza, tuttavia, trascurare le energie produttive del sistema, troppo spesso lasciate in balia del proprio destino. Il fallimento di una micro-impresa è il fallimento dell’intero sistema economico: la spesa pubblica deve assistere indistintamente il lavoratore e l’imprenditore “precario”, laddove, nel proprio distinto ambito, vivano difficoltà di “tenuta”. Vanno riscritte le basi dell’Amministrazione pubblica, de-burocratizzando i procedimenti e snellendo i modelli di scelta: la giustizia sociale si misura in base alla trasparenza ed al buon andamento della P.A.. Bisogna salvaguardare l’identità delle grandi forze sindacali, puntando tuttavia, e nel rispetto delle prerogative costituzionali, a riformarne gli assetti interni, affinché anche in quelle strutture sia consacrata la democraticità delle scelte. E’ il caso di rivedere le politiche del lavoro, e sostituire ai “no” preconfezionati dei “si” costruttivi, capaci finanche di immaginare e disciplinare le cd. forme di lavoro flessibile, naturalmente solo quando le stesse siano accompagnate da “correttivi di sistema” - di assistenza sociale - costruiti su modelli (i quali, pur finalizzati all’efficienza complessiva dell’organizzazione statale, salvaguardano prioritativamente il benessere delle classi più deboli). Vanno modificate le dinamiche stantie della formazione, che spesso mascherano improduttivi finanziamenti alle imprese, educando le giovani leve all’idea di gestione cooperativa delle ricchezze che possa, in un futuro non lontano, a fronte del fallimento dello statalismo di tipo sovietico e del neocapitalismo occidentale, proporre le basi per un terzo modello di gestione dei rapporti tra capitale e lavoro. Un modello in cui siano presenti realtà imprenditoriali democratiche che gestiscono, collettivamente, risorse di proprietà pubblica in un sistema altamente concorrenziale. Va rivisitata la realtà scolastica, di modo che si restituisca dignità ed entusiasmo alla classe docente e si impieghino meno anni per la formazione delle donne e degli uomini del domani: un mondo migliore ha bisogno di un’istruzione scolastica che, mossa da nuove pulsioni, educhi all’idea delle arti pratiche senza rinunciare alla formazione teorica, filosofica e antropologica innanzitutto. Va recuperato il rapporto preistorico con l’ambiente, mediante una politica che rinunci al nucleare e rispolveri, da subito, i principi del rispetto per la natura mediante la cultura del riciclo, la lotta per le specie in via d’estinzione, il rispetto del prossimo. E nell’ambiente vanno trovate quelle regole di appartenenza dell’uomo ad un’unica razza che rinneghino, definitivamente, il concetto di “diversità”. Bisogna aprire il sistema Italia alle ricchezze umane provenienti dagli altri mondi, offrendo garanzie e diritti, e riservare tuttavia rigorose sanzioni nei confronti di quanti finiscono nelle trame del crimine organizzato. E’ necessario, infine, ristabilire il primato della pace, riempiendo di contenuti concreti i principi trascritti dai padri della Costituzione, e restituire all’Italia la dignità di un grande Stato impegnato, in seno alle Nazioni Unite, a preservare la supremazia dell’arte diplomatica sull’idiozia della guerra. Per il perseguimento di questi brevi spunti programmatici è necessario, innanzitutto, aprire i partiti alla gente, raccogliere le istanze della strada, le idee dei cittadini, praticare una democrazia reale, confrontarsi con quanti si sono allontanati dalla politica. E, ancora, superare le barriere di “partito” imposte dai dirigenti, coscienti che questo può rendere frutti e consensi in tutto quel panorama politico che, fino a qualche mese fa, veniva definito “centrosinistra”. Le grandi sfide del futuro necessitano di una forza politica che aspiri a governare piuttosto che a condannare se stessa ad un’eterna, incomprensibile, opposizione ideologica: l’unità della sinistra, in questo senso, è un primo, importante, passo!

a mercoledì, aprile 30, 2008 0 commenti

La sinistra e il governo

MI sembra interessante pubblicare uno scritto del Laboratorio Mille Piani di Caserta uscito prima della catastrofe (esattamente l'11 aprile).

"La sinistra non è questione di governo” (G. Deleuze)
a cura del Laboratorio Sociale Millepiani

La campagna elettorale che termina in questi giorni non ci ha affatto entusiasmato. Non abbiamo mai pensato che i cambiamenti sociali possano avvenire grazie alle elezioni, ma nonostante questo molti e molte di noi sono corsi a votare per Prodi alle scorse elezioni, scommettendo sul ruolo di pungolo a sinistra di Rifondazione Comunista. Doveva essere il partito che avrebbe posto fine all’esistenza di tutti i partiti a sinistra rilanciando la scommessa di una alternativa di società, piuttosto che il rituale di un’alternanza di governo. Nessuno di noi si era illuso che potessero esistere governi “amici” o governi di sinistra, ma il governismo ha prevalso ugualmente in quel che resta della sinistra istituzionale.

Con l’esperienza del governo Prodi si chiude finalmente un’illusione - retaggio del novecento ed è ora di dirlo chiaramente: non ci sarà un governo “di sinistra”, date le condizioni imposte alla società dalla globalizzazione neoliberista e dalle sue varianti regolazioniste. Potranno esserci governi sensibili a certe proposte, a certi temi, a certe battaglie, ma un governo di sinistra, un governo cioè che abbia a cuore il progetto di una trasformazione sociale non esiste e forse non esisterà mai più. Prendiamoci governi, prendiamoci amministrazioni locali, giochiamo a stare dentro le istituzioni, utilizziamo pure tutti gli strumenti offerti dalla rappresentanza politica, ma non illudiamoci che governo possa oggi significare trasformazione sociale.

La sinistra istituzionale è ormai solo un insieme di slogan ideologici privi di nessi reali di rapporto con i soggetti del lavoro precario: un progetto di sinistra sociale dovrebbe oggi porsi innanzitutto il problema di ricostruire un tessuto di lotte, una relazione sociale costituente con i nuovi soggetti del lavoro precario, con i/le migranti, con gli/le studenti/esse. Non si può pensare che possa esistere un’ipotesi di via di uscita a sinistra dalla crisi economica e sociale del neoliberismo, senza investire prima che sulle elezioni e sulla conquista di posti di potere nel palazzo tutte le proprie energie, umane e intellettuali, nella ricostruzione di percorsi di lotta sociali, di democrazia reale, dal basso. In poche parole, senza lotte niente rappresentanza, senza movimento, senza fermento, senza democrazia dal basso, le elezioni sono un contenitore vuoto: se non c’è chi dedica le proprie energie a costruire le possibilità di contrastare quotidianamente le offensive ai diritti sociali e di rilanciare le lotte a favore di nuovi diritti sociali di cittadinanza, non c’è voto utile che possa reggere l’urto dello scontro sociale sempre in atto tra dominanti e dominati, tra sfruttatori e sfruttati. Ma certo, ci si dirà, la sinistra arcobaleno va nelle istituzioni proprio per offrire sponde istituzionali alle lotte, per aprire spazi di agibilità politica all’interno, nel cuore del palazzo. E’ vero, non c’è dubbio, che questo è stato il ruolo e la generosità di alcuni/e singoli/e compagni/e che hanno concepito il proprio stare nelle istituzioni come una funzione di servizio nei confronti delle lotte, delle istanze sociali e delle rivendicazioni, e soprattutto rimettendo continuamente il proprio mandato alle comunità in lotta, alle assemblee in fermento, dalla Val di Susa, a Vicenza, passando per Caserta e le lotte per il Macrico (do you remember consiglio comunale?). Non è stata però questa la bussola che ha orientato la linea politica della sinistra di governo, tutt’altro. Se oggi Bertinotti dice di voler essere l’opposizione a Veltroni e a Berlusconi, lo fa solo perché è nelle cose, perché è stato scaricato, perché solo così può ancora ricavarsi una nicchia di azione politica nella rappresentanza. Nessuna illusione: ci spieghino infatti, i compagni e le compagne della Sinistra Arcobaleno, come mai sono ancora lì a reggere le sorti delle giunte regionali, provinciali e comunali, complici del disastro sociale, ambientale ed economico della Campania?

A questo punto, sapere chi andrà al governo poco ci importa: chiunque vada - Veltroni o Berlusconi - si troverà a dover affrontare i rigurgiti della crisi finanziaria ed economica in corso, non potendo far altro che macelleria sociale: comprimere i diritti e i salari per salvare la competitività delle imprese e la realizzabilità del profitto.

Ma c’è un altro motivo di fondo che ci interessa porre all’attenzione: sappiamo infatti che in molti ci diranno che così, non andando a votare, si fa vincere la destra, si fa tornare Berlusconi al governo per altri cinque anni. Ci siamo caduti un po’ tutti in questa gabbia. Ma ora, dopo l’esperienza del governo Prodi, chi lo sostiene pecca davvero di ingenuità o di malafede. Tutti noi intendiamo i compagni e le compagne dei movimenti, dei centri sociali, delle associazioni, ecc. - siamo andati a votare nelle scorse elezioni con la puzza sotto al naso, pur di scongiurare l’ipotesi di un governo di destra. Per questo motivo una parola in difesa dell’astensionismo consapevole è necessario spenderla: la cultura di destra vince non certo perché ci sia l'astensionismo, ma per l'assenza di un progetto di rappresentanza "di sinistra". L'astensionismo, almeno quello di sinistra, è una conseguenza dell'incapacità della sinistra di governo, e solo in seconda battuta può essere la causa della vittoria della destra. Che non si inverta l’ordine delle cause. Se la destra vince è perché la sinistra è incapace di dar voce ai bisogni sociali.

E questa riflessione apre ad un secondo interrogativo che ci poniamo da qualche tempo: abbiamo sempre considerato come verità degna del vangelo l’ipotesi che i governi cosiddetti progressisti siano sempre e comunque meglio di quelli esplicitamente conservatori e reazionari. La motivazione che ci siamo sempre dati era piuttosto semplice e comune: un governo progressista offre spazi di agibilità politica comunque più ampi di un governo liberticida. La domanda che vorremmo ora rivolgere a tutti e a tutte è se oggi sia ancora vero questo assunto: noi non sappiamo più rispondere con sicurezza! Abbiamo visto una società in fermento sotto il governo Berlusconi, con manifestazioni e scioperi quasi ogni mese e i movimenti in azione costante. Abbiamo visto in piazza milioni di persone. E abbiamo invece assistito a come la parte più viva della società italiana abbia annaspato durante i due anni di governo Prodi, tra tentativi timidi di tirare con una mano qualche ceffone e le scuse pronte nell’altra.

Per chiudere senza concludere, diciamo che in realtà il vincitore di queste elezioni già c’è e non è né Veltroni, né Berlusconi: sarà come al solito l’italiano medio, il moderato, quello, per intenderci, che affolla le statistiche e i sondaggi. L’uomo-massa. E come disse Nietzsche a proposito della massa: Che se la porti via il diavolo e la statistica!

Occorre formare moltitudine per uscire dalla dittatura di tutti su ognuno, esito tragicomico della democrazia rappresentativa e vero serbatoio elettorale del duopolio veltrusconiano. Riprendere in mano l’organizzazione delle lotte sociali e solo a partire da queste costruire ipotesi di rappresentanza.

E’ l’indicazione - la nostra ipotesi di lavoro politico - per i mesi a-venire .

Laboratorio Sociale Millepiani -

ex caserma sacchi
Caserta

a mercoledì, aprile 30, 2008 0 commenti

sabato 26 aprile 2008

Caro Giosuè

di Gabriele Vedova
ti scrivo nella speranza che ciò che leggerai non sarà strumentalizzato da nessuno...scrivo solo a te...deciderai tu se inoltrare o meno agli altri... non vorrei fare questa premessa ma con i tempi che corrono, anche nel nostro partito purtroppo sento un'atmosfera strana, il dibatttito rischia di essere falsato, a tutti livelli, da presunti improbabili ed improvvisati schieramenti che impediscono una discussione libera da condizionamenti e pregiuzi...e non dovrebbe essere così, visto quanto è delicato il momento...a tal proposito devo confesso che trovo disgustoso il modo e la faciltà, neanche a volte celata, con cui si strumentalizza l'argomento del necessario ricambio dela classe dirigente, approfittandone, a tutti i livelli, anche a quello provinciale, per cercare invece di sostituirsi, in maniera anche maldestra, a chi "comandava"...una finzione...una lunga notte da lunghi coltelli in cui come al solito l'interesse non è quello dichiarato ma uno diverso e subdolo...sappiamo tutti che, per evidenti motivi...così come i nostri elettori sono in fuga, non abbiamo certo folle oceaniche di nuovi dirigenti pronti a sostituire il "vecchio"..."se non mandiamo a casa giosuè ora non lo faremo mai più"...follia... scusami la premessa/sfogo...rispetto il sentimento di tanti compagni che in questo momento trovano la forza di ricominciare, da se stessi, "dalla amata bandiera, dalla sconfitta che cancella dal parlamento per la prima volta la sinistra...dalla necessità di scendere nelle piazze"...rispetto questo sentimento ma devo confessarti che non lo sento mio...ti sembrerà molto duro quello che ti sto scrivendo ma ti devo la massima sincerità...quel volantino manifesto dei compagni di calvi è secondo me illuminante...sembra uno dei nostri manifesti di circe dieci anni fa... Secondo me, in una tragedia del genere, continuare a parlare solo di noi stessi, degli errori della sinistra al governo (mi sembra quasi la tesi del PD, un pò rivista, quasi come se gli errori al governo siano imputabili solo alla sinistra, se il governo cade, se non cade, se non parla al popolo, se il popolo vota berlusconi, sempre e solo colpa nostra...che pure invece rappresentavano una porzione ridotta della società)...della necessità di scendere nelle piazze, o peggio, di come e quando la nostra classe dirigente deve andare a casa,è un errore strategico. Il berlusconi pensiero continua ad imperversare...questa è la cosa che dovrebbe preoccupare...è vero...la sinistra viene cancellata dal parlamento...ma il pd è staccato di nove punti...insomma la grande operazione culturale avviata dal novantaquattro continua...e non c'è alcuno spiraglio...lo abbiamo detto e stradetto...pd e pdl fotocopia ed originale...e fra i due tanto meglio votare l'originale...visto che la fotocopia...in questi dieci anni ha saputo solo balbettare su temi strategici sui quali invece la destra aveva posizioni radicali...ho riflettuto anch'io come tutti su cosa non ha funzionato ma poi sento che sitratta di qualcosa che è immensamente più grande di noi, di qualcosa in cui paradossalmente la scomparsa dei partiti di sinistra è solo un dettaglio...noi paghiamo secondo me vari fattori...tutti splendidamente enunciati da vari compagni (legge elettorale, progetto di unità affrettato, mancato rinnovamento della classe dirigente, mancanza di un progetto politico credibile...)...poi però vedo le grandi piazze di grillo affollate di giovani, grillo che pure ho sempre strenuamente criticato, ma che dovrebbero far riflettere...per i temi che tratta più che per come li tratta, poi guardo alla cattolicissima spagna, dove zapatero vince per la seconda volta, sollevando temi che pure il nostro giornale vanta come vittorie...poi guardo in germania...dove die linke viaggia sulle due cifre...insomma non vorrei...questa la mia paura...che i pur leggittimi sentimenti dei compagni di riappropriarsi...di aggrapparsi alla nostra amata bandiera...siano in sè una prospettiva...non vorrei che lo smarrimento di questi giorni si pietrificasse in un salto indietro di dieci anni...offuscando la necessità di interrogarsi su cosa vogliamo essere...su cosa succede in altre parti dell'europa...sulle alternative visibili che forse non vogliamo vedere...sulla necessità di pensare a una nuova sinistra...perfino a una nuova sinistra di governo...a quella alternativa chiara...ma anche nuova, diversa dal passato e credibile...(quella che per intenderci e sgomberare il capo da equivoci, che non ha mai saputo essere e non sarà mai il PD), alle politiche della destra... "tornare nelle piazze"...caro giosuè...ieri ad aversa siamo tornati in piazza con una splendida mostra fotografica sulla resistenza...circa una quindicina di militanti...roba di lusso per questo momento...ma oltre a qualche vecchietto nostalgico che si fermava distrattamente...la città era completamente vuota...e qualcuno ci è venuto anche a chiedere se si raccoglievano le firme per grillo...voglio dire...la lega mobilita..."rubando" strati di elettorato non suoi...grillo mobilita...su temi...non tutti certo...propri della sinistra...e mobilita giovani...noi invece che obbiettivo vogliamo darci? recuperare i nostri militanti disillusi? con la forza della nostra bandiera? scusami il modo in cui ti scrivo, forse un pò confuso, ma lo scoramento è più forte se mi guardo intorno e guardo le nostre risposte...addirittura entusiaste... ciao gabriele

a sabato, aprile 26, 2008 7 commenti

di Giosuè Bove
Due precisazioni.
La prima è che le mie non sono dimissioni "posticce" e dunque stiano tranquilli quelli che...
La seconda è che da "bertinottiano di ferro" (così ero definito...) ti dico che il treno l'abbiamo perso nel 2001, quando non abbiamo avuto il coraggio che l'ex SED, poi PDS ha avuto, di aprire la propria struttura ai movimenti e decidere insieme ad essi la linea politica. Se fino ad allora andavano bene le fascinazioni, le mosse del cavallo, e i nuovi alfabeti, lì si sarebbe dovuto osare per davvero, senza "chiacchiere e distintivi". Del resto sai che sul percorso unitario la nostra federazione ha osato tanto. Nel 2001 a Genova tutto quello che avevo sempre pensato (dal '77 in poi) sembrava assumere forma: non più “il partito unico” dei lavoratori, ma una costellazione di soggettività politiche e sociali, specchio di quella multiformità della composizione sociale. Una “politica” sempre meno “politicante”, una possibilità di “camminare insieme” e di “camminare domandando”. Allora già pensavo che il partito stesso, per uscire dalla separatezza e dalla crisi della politica, dovesse diventare “territorio accogliente” delle diverse esperienze. Restando partito, organizzazione tra le altre, già allora necessaria ma non sufficiente. Già prima del 2001, e soprattutto dopo, Rifondazione a Caserta fu un laboratorio estremamente avanzato di questo ragionamento: il primo forum sociale si organizzò proprio da noi, e poi subito dopo il 2003 cominciò quel lavorio per la costruzione della sinistra alternativa. Ma vorrei anche ricordarti come fu accolta allora dalla nostra dirigenza "bertinottiana" la "fuga in avanti" di Caserta del 2004-2006, fuori della linea del partito che "ricettava" invece sulla sinistra europea, affastellando ai nostri ceti politici altri ceti politici. Gli slogan da vecchio autonomo ringalluzzito, affascinato dalla Germania e dall'America Latina "un comitato in ogni luogo di lavoro, un collettivo in ogni scuola, un centro sociale in ogni città" e su questo, non sulle formule della geometria politica, inventarsi il percorso unitario... non erano giudicate come opportune: forse giuste, ma da dosarsi con la necessaria ipocrisia. La conseguenza pratica fu che al primo strafalcione giornalistico (capitano a tutti, e quella volta, sul Corrierone, fu effettivamente grave) beccai un sonoro rimprovero da Gennaro Migliore e Franco Giordano non venne a chiudere la campagna elettorale del 2006. Ma non si poté fare di più: quella linea del primato della società sulla politica e della politica sulle istituzioni (per cui il problema non era se stare o meno in una giunta, ma come la società che si organizzava con contenuti antagonisti poteva rapportarsi con la nostra politica e la nostra presenza istituzionale... che secondo me è ancora uno dei temi dell'oggi, la chiave per affrontare in maniera non politicista il rapporto con le istituzioni)... bhé quella linea un po' eretica, tra l'autonomo e il democristiano (erano le accuse da me volentieri ricevute) portava risultati elettorali e di rappresentanza istituzionale. Ma anche qui non riuscimmo a tenere l'equilibrio e a difendere il primato della società sulla politica e di questa sulle istituzioni: anche da noi via via si capovolgeva la piramide...
A proposito: la notte dei lunghi coltelli a livello provinciale non credo cominci adesso. Anche per questo il congresso lo affronterà non da segretario provinciale, perché devo essere libero di dire tutto, senza l'equilibrio al quale è tenuta una figura di sintesi.
Adesso dopo la sconfitta siamo sottoposti ad una violenta e opposta tensione: da un lato la costituente dei comunisti dall'altra, per semplificare, la costituente della sinistra. Entrambe ingegnerie politiche destinate ad alimentarsi reciprocamente, ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla cultura politica dei soggetti stessi. Entrambe le strade non incrociano sul serio il problema del reinsediamento sociale, della crisi della politica e delle forme assai diversificate di militanza che caratterizzano la sinistra diffusa. Entrambi questi progetti prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza, di innovazione.
Invece io sostengo con nettezza che bisogna ripartire da rifondazione, necessaria per oggi e per domani, ma già come ieri, non sufficiente. Rifondazione deve essere già essa territorio accogliente e deve sviluppare una grande autocritica. La presunzione di autosufficienza, l'autoreferenzialità sono i nostri grandi mali. Ci vuole una comunità politica reale per essere capaci, la prossima volta che passa quel treno, (che per fortuna ripassa, e probabilmente ripasserà presto, forse già questo autunno o il prossimo, spazzando via opportunismi politicisti e qualunquismi grillisti) per "afferrarlo al volo", questa volta: per misurare nella dinamica concreta della composizione e della lotta di classe quali sono gli strumenti più adeguati alla fase storica e dove devono stare i comunisti, e cioè il partito dei comunisti. Naturalmente, il partito, ma senza mitizzazioni e con molta laicità.
Solo così puoi affrontare il tema dello spostamento a destra dell'asse politico, solo così puoi affrontare il necessario confronto con il popolo del PD e con lo stesso partito. Se oggi riesci non genericamente a scendere in piazza (anche se male non fa, anche se incontri solo poca gente, adesso) ma come provi a trasformare l'organizzazione che hai da puro apparato politico neanche tanto efficiente in "partito ad elevata utilità sociale", con i circoli che diventano sportelli sociali, le strutture politiche che si evolvono in organizzazioni di servizio e di promozione della autorganizzazione sociale dappertutto, con i rappresentanti istituzionali che "servono", con tutte le difficoltà e i problemi, dialettizzandosi pienamente con questa dimensione della politica e della società.
Giosuè

26 aprile 2008 5.31

Anonimo ha detto...

Sempre da Giosué.
Avevo dimenticato di dirti (a te e a tutti che avranno la pazienza di leggere) che proprio perché sono d'accordo con te sulla necessità di un dibattito non falsato "da presunti improbabili ed improvvisati schieramenti che impediscono una discussione libera da condizionamenti e pregiudizi" sono stranito a leggere la posizione di Vendola (l'intervista sta sul nostro sito nello spazio "ricominciare : il dibattito nazionale" raggiungibile dalla prima pagina. Io sono stato sempre più Bertinottiano che Vendoliano: di Nichi non mi aveva convinto in passato le posizioni sul governo Dini, sulla rottura del '98... però era uno che aveva sempre criticato il politicismo dei congressi, il voler per forza spaccare il capello in quattro su tutto e non permettere un dibattito che sulle tesi fondamentali di linea politica permettesse di definire "il piano di lavoro" senza costringere in una camicia di forza il confronto tra le culture... La sua intervista sul Manifesto, le parole che usa per bollare come una furbizia l'unica cosa sensata che si può fare oggi per evitare che questo congresso sia semplicemente una conta o peggio una primaria sul nome del segretario, e cioè il congresso a tesi, è una prova che anche nei migliori c'è una "sindrome da padroni di casa", una sensazione da "lesa maestra".
Robe da contrastare, al pari di quello strano negazionismo a cui si è sottratto soltanto Alfonso Gianni, di cui ammiro la grande capacità di analisi e di chiarezza. Una proposta di superamento di rifondazione comunista non era mica una bestemmia. Che l'abbia sostenuta Bertinotti,in maniera peraltro intelligente e per niente becera, è una realtà che può essere "scaricata" dalle decine e decine di siti che riportano la sua intervista alla Stampa del 10 aprile (basta cercare su google "comunismo come tendenza culturale" e sei servito). C'era bisogno di negare l'evidenza come fosse una gaffe, una battuta, come se a pronunciarla fosse uno qualsiasi? Il problema - per dirla tutta - non era che Bertinotti avesse sostenuto questa tesi (che uno può condividere io meno) ne che pezzi di gruppo dirigente pensassero, prima del risutlato elettorale, ad un congresso di scioglimento "chi ci sta, ci sta". Il problema è che subito dopo, vista la mala parata si sono messi a negare tutto, sottoponendo peraltro la stessa figura di Bertinotti ad una esposizione esagerata, come di uno che avesse parlato a vanvera, senza condividere il suo pensiero con nessuno. Io credo che se vogliamo davvero ripartire da rifondazione è necessario non solo come dice il saggio Acerbo "buttare acqua sul fuoco", ma provare a considerare tutte le proposte legittimamente interne al percorso del dibattito. Per me la proposta di Bertinotti, che non condivido, è però dentro questo dibattito. Lo stalinismo non consisteva solo nel tagliare le teste, ma anche nel cancellarle dalle fotografie. Giosuè

26 aprile 2008 6.11

Anonimo ha detto...

da Gabriele Vedova
..."E´ necessario superare qualunque pratica di corto respiro del processo congressuale, atteggiamenti asfittici, maggioranze frutto della furbizia che nascono contro e non per determinare una strategia. Il congresso a tesi mi pare assolutamente interno a questa lunga catena di furbizie.

Vorrei dire a tanti autorevoli pensatori del comunismo: come si fa a immaginare che da una parte c´è la cultura politica e dall´altra la linea politica? Posso decidere che sulla cultura politica sto con Ferrero e sulla linea con Grassi, ma lo potrei fare dentro a una dinamica politicistica. Non è di questo che il partito ha bisogno. Non abbiamo bisogno di guerre guerreggiate, di troppi livelli di verità per cui oggi diamo in pasto alla platea del Prc il boccone di un immaginario nemico fatto di pezzi di gruppo dirigente che stavano per sciogliere il partito. Quella che si è formata al Cpn è un union sacrée di tutti - anche di quelli che hanno duramente osteggiato il tema della nonviolenza

contro un nemico immaginario. Un congresso così non produce il rilancio di Rifondazione, produce un partito di acchiappafantasmi".



Ecco il pezzo incriminato che tu chiami addirittura "da padroni di casa"..." la sensazione da lesa maestà"...io invece ne ho data un'altra interpretazione...ma forse sono un pò più tifoso...e non mi sento ancora a congresso...il richiamo ad un congresso a mozioni, evitando furbizie che portino a "farmi stare sulla cultura con ferrero e sulla linea con grassi" mi sembra invece un chiaro richiamo all'unità della vera ex maggioranza del prc...in una prospettiva politica un pò meno finta di quella che qualunque essere umano possa immaginarsi che esca fuori fa ferrero e grassi...una prospettiva in cui si si dica chiaramente ad esempio che la scelta della non violenza sia un passaggio strategico per noi dal quale non si torna indietro; mi sembra voglia dire precisamente questo. E addirittura caro giosuè, sulle prospettive politiche mi sembra addirittura più cauto di qualche giorno fa...e questo è un segnale incoraggiante, non da considerare come "scomparsa di fotografie..." o come il voler negare quello che si era detto...un compagno mi ha chiesto stamattina perchè secondo me Vendola avesse scritto che il congresso si doveva fare subito...è effettivamente il punto che meno condivido...ma capisco che in questo clima da congresso se uno solo della ex maggioranza di Vendola e Giordano chiedesse lo spostamento (come anche io inizialmente auspicavo) di un solo giorno del congresso, ci si affretterebbe a bollare immediatamente la proposta come "paura di perdere il congresso" o roba simile…

Ed ecco il secondo pezzo incriminato…

"…in ogni caso— spiega Bertinotti—, l'Italia ha bisogno di una sinistra, di una sinistra del futuro. E io immagino un soggetto unico, democratico e partecipato, fondato come un'organizzazione politica unitaria con le sue regole, una sua democrazia, un suo gruppo dirigente". "Questa Sinistra arcobaleno — continua Bertinotti — dovrà essere innovativa anche nelle forme, abbandonando leaderismo e personalizzazione, secondo un principio di collegialità. In ogni caso, spezzando la logica verticistica del leader e dando luogo a una costruzione della partecipazione, oppure non vive". All'interno di questo soggetto unitario, dice il candidato premier di Sa, "ci saranno tendenze politico-culturali: vivrà la tendenza comunista, quella ecologista, quella femminista; fintanto che non si costruiranno nuove tendenze. Ma ripeto, tendenze culturali e un solo soggetto politico, unitario e plurale".

Evidentemente "l'immaginare" di Bertinotti fa ancora riferimento alla sinistra arcobaleno, essendo stata l'intervista rilasciata prima delle elezioni, ma la sinistra del futuro, caro Giosuè, la immagino anch'io così, immagino anch'io che i comunisti debbano essere solo una parte, un filone, all'interno di un progetto più ampio, di una sinistra ampia e diffusa…in cui convivano impostazione politiche diverse…mi sembra proprio questo il punto…anche nell'intervista di Vendola mi sembra che il punto non sia quando e come superare rifondazione, ma quale prospettiva darsi, con quale respiro affrontare il futuro…ed una sconfitta, per quanto storica che sia, non è sufficiente secondo me per rassegnarsi ad avere rifondazione comunista non come semplice ed ovvia base di ripartenza, ma come prospettiva per il futuro…non è sufficiente per rassegnarsi alla finzione di una finta maggioranza fra impostazioni politiche così distanti come quelle di ferrero e grassi…

26 aprile 2008 12.29

Anonimo ha detto...

A Gabriele da Giosuè
Se ci pensi, però, il tuo ragionamento non tiene: se è sulle culture che
si deve fare la linea politica, allora non sarebbe mai possibile fare
una qualsiasi politica unitaria a sinistra: e ciò sarà sempre più vero perché la complessità sociale tende a produrre intelligenze autonome e dunque
differenze. Al contrario proprio la linea politica deve necessariamente
essere il frutto del confronto libero tra culture anche diverse.
Altrimenti è una linea unica (non unitaria), un partito unico e qualche
volta anche un unica persona, comunque condannata al minoritarimo, anche
se moderato.
E il ragionamento non tiene neanche sul soggetto unitario: Vendola
(molto più di Bertinotti) si è iscritto all'ordine degli ingegneri
politici e infine vede il problema sempre nell'ambito dell'unità della politica. Il problema della sinistra del futuro, a parer mio, o si affronta dal lato della utilità sociale, cioè della capacità di "camminare insieme" a
pezzi di società autorganizzata, ognuna con la propria cultura, oppure
saremo sempre al di qua delle reali necessità storiche. E dentro quella
rete è necessaria - e qui c'è la differenza, e non è poca - non una
semplice linea di tendenza o un filone culturale, ma esattamente un
partito organizzato "per il comunismo".
In ogni caso non solo secondo me "l'ingegneria politica" comunque non è
una soluzione, né quella di Bertinotti, né quella di Diliberto. Quello
che però svela l'arcano sulla lesa maestà è che - ti prego di non fare
lo gnorri con me - questi qui dopo le elezioni alle domande in meirto
hanno risposto. "ma quando mai... chi ha detto questo..."
Non mi dire niente, preferisco l'onestà intellettuale di Alfonso
Gianni.

26 aprile 2008 12.33

Anonimo ha detto...

da Gabriele
...non faccio lo gnorri...sai che sono circa due anni che, in un clima da vero e proprio accerchiamento...fra molteplici accuse di "essere di destra" sto dicendo, non da solo in realtà, che un soggetto diverso a sinistra andava costruito molto prima...che non sarebbe dovuto partire dalla semplice aggregazione dei partiti esistenti...che rifondazione comunista stava esaurendo la sua spinta propulsiva iniziata quindici anni fa e ci si doveva porre l'obbiettivo di superarla...ed in ogni caso leggo nell'intervista di vendola:"Allora ha ragione Ferrero che dice: al massimo possiamo fare una federazione tra soggetti diversi? No, abbiamo di fronte a noi un compito più grande: la ricostruzione del campo della sinistra. Come? Non possiamo fare una disputa metodologica infinita. Costituente, federazione, sono parole allusive. Dire che l´esito finale sarà necessariamente un nuovo partito è far prevalere la noia sulla gioia della creazione. Non è questa l´unica dinamica possibile. Io non so indicare adesso il plastico del nuovo soggetto unitario e plurale. So che ho passato trent´anni nel Pci a criticare la forma partito. E poi noi un partito ce l´abbiamo, Rifondazione. Ma la sua forza è sempre stata quella di mettersi in gioco sul terreno dell´innovazione politica e culturale". Questo non mi sembra proprio voler fare ingeneria politica...tutt'altro...mi sembra invece che, in questo momento, chi proponga soluzioni da buon padre di famiglia, tranquillizzante per i propri figliuoli/militanti, da tenere sempre uniti sotto "l'amata bandiera", sia invece ferrero...ripartire da rifondazione...la federazione come unica possibilità futura...(ironia della sorte vuole che questa sia in realtà la proposta lancia quasi 4 anni fa da diliberto...tutto torna, a vedere le nuove alleanze nel partito). In ogni caso mi sembra che tu voglia continuare a portare il discorso su ciò che è stato detto...in un contesto politico non ancora così drammaticamente mutato come quello di oggi...avendo già prefigurato in mente il futuro scenario..."questi qua" è un espressione che sta a indicare che c'è già chi sta di qua e chi sta di là...irrimediabilmente...spero di avere ancora abbastanza entusiasmo e passione per scegliere, in questa via obbligata, da che parte stare...
ciao
gabriele

27 aprile 2008 5.31







giovedì 17 aprile 2008

Per ricominciare

di Giosuè Bove

Alle compagne e ai compagni del comitato politico della federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista

...e a tutte le compagne e i compagni con o senza tessera interessati

Care compagne, cari compagni,

rimetto a voi il mandato di segretario provinciale. Credo sia un atto dovuto di fronte al disastro sancito dal voto del 13 e 14 aprile. Naturalmente, come ho già avuto modo di dirvi, senza fughe. Resto a disposizione del partito, perché quando una nave affonda non si scappa, pronto a fare quello che la comunità di compagne e compagni che costituisce rifondazione comunista deciderà.

Ci riuniremo entro la fine del mese per una discussione collettiva formalizzata. Ma prima credo sia opportuno organizzare discussioni dovunque sia possibile e quanto più ampie e partecipate. Dobbiamo aprirci, non chiuderci e dobbiamo capire dove sono gli errori veri. Il disastro è davvero grande e l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una discussione da ceto politico, piena di sottintesi, di ripicche, di dispetti. E sono convinto che questa “messa a disposizione” non sarà isolata, perché altri dirigenti politici e rappresentanti istituzionali, assessori e consiglieri, sicuramente vorranno seguire questo percorso.

Il disastro elettorale de LA SINISTRA L'ARCOBALENO è frutto di molte cose: sicuramente l'esperienza di governo, la delusione profonda delle aspettative che si è manifestata con un astensionismo diffuso, militante e popolare, e che ha colpito quasi totalmente la sinistra arcobaleno (si stimano quasi 2 punti percentuali). Abbiamo perso poco, troppo poco, verso le liste che si richiamano al comunismo, (poco più della tradizionale “dispersione” sulle altre “falce e martello” nelle precedenti elezioni): più rilevante della dispersione a sinistra è stata addirittura quella a destra, verso IDV e al Nord verso la Lega. E invece abbiamo pagato pesantemente la dinamica del voto utile, che è stata esercitata come una clava in particolare contro la sinistra proprio dal partito di Veltroni (si stimano due milioni di voti, più di 4 punti percentuali). Ma il combinato disposto di tutte queste condizioni ha costituito l'imbuto attraverso cui è venuta allo scoperto e si è disvelata una tendenza di lungo periodo della crisi delle forme della politica. E non mi riferisco alle forme generiche della politica, ma a quelle particolari e specifiche della “nostra” politica che vuole trasformare l'esistente. I partiti “borghesi” hanno avuto la loro crisi della forma-partito e l'hanno affrontata trasformando le organizzazioni di massa in apparati centralizzati e strutture periferiche leggere, in altri termini in “partiti di opinione”, che costruiscono consenso con la gestione del potere. L'idea di imitare questo modello è impraticabile, perché il nostro esistere come realtà politica nazionale ha senso, per noi, ma prima di tutto per il blocco sociale di riferimento, se intanto continuiamo ad essere “per la trasformazione radicale della società” (perché se “scoloriamo”, diventa più coerente sostenere il PD); e poi: se possiamo incidere realmente nelle scelte politiche a favore dello stesso blocco sociale (insomma “se portiamo a casa qualcosa”). Ma, e qui sta l'ingrippo, non è possibile fare entrambe le cose se non dentro una ricostruzione di soggettività politica che, in altre forme adeguate all'oggi, presenti la stessa cifra di partecipazione che nella fase precedente presentavano i partiti di massa.

Nella differenza, spesso notevole, tra i dati alle politiche e quelli alle amministrative si può leggere quasi una equazione: più vicina più partecipata, più vissuta era la proposta elettorale, maggiore è stato lo scarto. Leggere insieme entrambe le serie di dati rafforza la mia convinzione: dobbiamo prendere atto che il tentativo della Sinistra l'Arcobaleno è fallito. Ma che, sebbene piena di fascino non è, non sarebbe utile una proposta di semplice sussistenza e sopravvivenza identitaria. La passione in questo momento è necessaria, ma non basta. C'è bisogno di esercitare la nostra intelligenza collettiva e di riprendere il filo di una ricerca che proprio il nostro partito ha sviluppato, purtroppo senza metterne in pratica i pur evidenti insegnamenti. Penso in altri termini che non si possa né propugnare lo scioglimento del partito e contro ogni evidenza (con il pdci che si sfila e apre la costituente dei comunisti e i verdi che vanno a congresso straordinario) continuare a sostenere che bisogna andare avanti con la Sinistra l'Arcobaleno, che nei fatti è ormai solo il simulacro di un progetto, né pensare che basterà richiuderci nel nostro fortilizio, avvolti nelle nostre bandire e resistere. Rifondazione Comunista deve continuare a vivere proprio perché è l'organizzazione che più ha pensato l'innovazione delle forme della politica, ed è indispensabile, oggi e domani.

C'è stato sempre, anche nel movimento operaio e comunista, chi di fronte ai cambiamenti epocali della composizione e dei rapporti di forza tra le classi, ha continuato a guardare, per quanto riguarda le forme della politica, al passato. E però alla fine l'ancoraggio al mitico “ieri” è stato superato nei fatti. All'inizio del secolo il partito dei rivoluzionari di professione si è dovuto sostituire alla rete associativa tipica dell'ottocento; nel secondo dopoguerra, di fronte agli spazi di democrazia e al sistema fordista-taylorista, ai grandi aggregati proletari, alla forza del movimento operaio, i partiti della sinistra di classe si sono dati una organizzazione di massa, del tutto diversa da quella di inizio novecento. Dalla fine degli anni '70 la composizione e i rapporti di forza hanno cominciato a mutare: dopo l'89 questo cambiamento ha subito una forte accelerazione. Il crollo del socialismo reale, la rivincita dell'imperialismo occidentale, la scomposizione tecnica delle figure produttive, la rivoluzione informatica presenta da tempo una situazione in cui l'organizzazione politica dei comunisti non può essere uguale alla fase precedente. Del resto le esperienze politiche in Europa dicono con chiarezza che non funziona né l'assemblaggio di ceti politici, come Izquerdia Unida in Spagna (molto simile alla nostra Sinistra l'Arcobaleno) né tanto meno va bene la deriva identitaria in Francia, scenario probabile se si prendesse la strada della chiusura settaria. In Germania la situazione è molto diversa: Die Linke nasce dalla fusione del PDS (Partito del Socialismo Democratico) tedesco e del movimento WASG (Lavoro e Giustizia Sociale – Alternativa elettorale), fondato da Oskar La Fontaine nel 2005. Il PDS tedesco (ex SED della Germania orientale) è un partito di ispirazione comunista ma profondamente contaminato, soprattutto dal 2000 in poi, dalle culture di movimento, organizzato in modo pluralistico “a rete” e aperto anche a tendenze culturali radicalmente diverse, come quelle dei punk. Il PDS si incontra nel 2005 con la WASG, movimento meno radicale ma con la medesima idea di partito aperto. Die Linke, che nasce definitivamente nel 2007, è un partito/non partito, una rete molecolare, plurale per forme organizzative e culture che è riuscita a rimettere al centro della politica tedesca la sinistra ed il vasto blocco sociale di riferimento imperniato sulle lavoratrici e i lavoratori dipendenti.

Che fare, in Italia? Le esperienze dei paesi a noi simili per composizione e rapporti di classe non devono naturalmente per forza essere presi a modello ne è detto che siano ripetibili. Ma certo sono indicativi. Sarà questo il cuore del dibattito nei prossimi mesi, dentro un percorso di confronto profondo sul passato e soprattutto sul futuro.

Ma che fare nell'immediato? Io penso che la sconfitta che abbiamo subito alle elezioni già pesantissima rischia di aggravarsi per il processo di dissoluzione politica dei gruppi dirigenti e per il disorientamento e la perdita di senso dell'impegno politico. Da questo punto di vista ho già avuto modo di dire che c'è bisogno di un grande senso di responsabilità. Ci aspetta un durissimo lavoro, perché dobbiamo ripensare daccapo tutto il processo di costruzione dell'alternativa di società e della sinistra. Siamo all'anno zero e dobbiamo ripartire. E non ci aiuta scaricare la nostra avversione rispetto al progetto di Veltroni di sterilizzazione politica della sinistra sugli enti locali: è esattamente quanto quello che vorrebbe il PD, o almeno parte di esso, ed è l'esatto contrario di quel che vogliono gli elettori che in questo sfacelo hanno comunque alle amministrative segnato una differenza e fatto sopravvivere la sinistra. In una situazione dove si affacciano tentazioni e derive autoritarie e un sicuro restringimento degli spazi di democrazia gli enti locali dovranno essere “presidi democratici” e la nostra presenza in essi è essenziale, anche perché adesso c'è bisogno di una svolta profonda nella loro gestione. D'altro lato non ci aiuta la babele delle proposte che arrivano a raffica e tra queste le due ipotesi opposte che oggi appaiono in campo, lo scioglimento dei partiti esistenti ed un nuovo partito della sinistra da un lato e dall'altro l’unità dei comunisti. Se andassero avanti sarebbero destinate a realizzarsi in parallelo ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla cultura politica dei soggetti stessi. Entrambi questi progetti prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza, di innovazione. Una scelta che, peraltro, non farebbe i conti con il problema del reinsediamento sociale della sinistra, con la crisi della politica e con le forme assai diversificate di militanza che caratterizzano la sinistra diffusa.

Al contrario io penso che in questa situazione terremotata si debba ripartire con laicità, con senso del limite, ma anche con passione e con intelligenza da Rifondazione Comunista. Rimettere, nel contesto di valorizzazione dei rapporti unitari a sinistra, in pieno funzionamento il nostro partito, come territorio aperto e accogliente. Ripartire senza rinchiuderci, sia come corpo collettivo, che come capacità di proporre un indirizzo politico grazie al quale uscire dal pantano. Con l'obiettivo di ricominciare a lavorare ad un processo di unità della sinistra senza scorciatoie politiciste ed organizzative, che metta in primo piano il lavoro di radicamento sociale e una lettura adeguata della società italiana. Io penso da tempo che Rifondazione Comunista, spogliata dal politicismo e dal settarismo, possa – come peraltro avevamo immaginato alla conferenza di Massa – reinventare l'essere partito dentro l'esperienza di contaminazione delle forme dell'associazionismo e del movimento. Dunque nessuno scioglimento, ma nemmeno nessuna conservazione o ibernazione: al contrario sperimentazione avanzata del superamento delle forme escludenti della politica e ricerca aperta dentro ma soprattutto fuori di noi, tra le associazioni, i movimenti, le/i singole/i; nelle piazze, nei quartieri, davanti ai luoghi di lavoro.

E per questo è bene in ogni caso attivare al più presto sedi di discussione politica dovunque, per ragionare collettivamente su quanto è successo, per evitare o quantomeno limitare il ripiegamento e il ritorno a casa delle compagne e compagni, con o senza tessera di partito. In questo senso propongo di cominciare subito, partecipando all'assemblea di Firenze di sabato 19 , promossa quasi un mese fa “per una sinistra unita e plurale” e che sarà il primo appuntamento a sinistra e di movimento, dopo il crollo elettorale del 13 e 14 aprile, e dunque un momento sicuramente importante.

Ripartire da Rifondazione Comunista e dal movimento, con laicità e passione, per ricominciare.

a giovedì, aprile 17, 2008 2 commenti


Anonimo ha detto...
ROBERTO ROTUNNO , Membro del direttivo provinciale di Rifondazione Comunista segretario dimissionario a Carinola condivide a pieno la disamina del compagno Giosuè Bove al quale manifesta tutta la solidarietà del caso.
Incolpevole come tutti ma responsabile come tutti è necessario dare un segnale che io in quanto segretario di Circolo colgo e faccio mio presentandomi alla prossima assemblea dimissionasrio per "responsabilità oggettiva" per parafrasare un termine calcistico.
La disfatta è senza precedenti e le colpe tuttte da ricercare nella fallimentare azione di Governo , dal quale prima e con forza dovevamo uscire per non avallare la messa all'angolo delle classi deboli a favore di un drastico risanamento che vede le tavole degli Italiasni vuote ancor prima della famosa metà del mese.
La verità è che i lavoratori, pensionati e i salariati non si sono sentiti tutelati e ci hanno voltato le spalle.Anche i piccoli imprenditori , come me hanno avuto serie difficoltà a gestire la profonda crisi in cui siamo aprofondati che ci ha portato , o perlomeno mi ha portato , sull'orlo del fallimento per non poter più far fronte agli impegni assunti.
Lo Stato di sinistra si è impegnato a scovare i piccoli evasori ,che hanno scelto tra mangiare o pagare le tasse , con un accanimento senza precedenti e per solo per fare un esempio mi autocito:
Una verifica fiscale ha stabilito che il reddito da me denunciato non era congruo e mi ha multato per 3.500 euro che devo pagare in 18 mesi togliendo il , ingiustamente il pane ai miei figli.
Rimango qui perchè ho una dignità da rispettare e non mi faccio incantare dalle sirene berlusconiane ma pretendo che il partito in cui milito prenda atto delle difficoltà della gente che si vanta di rappresentare e si faccia portavoce del disaggio.
Sono e sarò comunista sempre ma mai più equivoche alleanze con partiti elttari che fanno della lotta una cosa astratta fondata su principi spesso di comodo senza avvertire le necessità di una base più che sofferente.
Basta col pessimismo, mettiamoci sotto e riprtiamo da due anni e mezzo fà , quando la gente credeva in noi e ci ha premiato.
Coraggio e non tutto è perduto

19 aprile 2008 5.27

Anonimo ha detto...
perdiamo perchè ci perdimo in continui dibattiti di filosofie vogliamo essere intellettuali!
ma dovè finito quel partito che era in grado di dare risposte al popolo? lavorando con spirito di sacrificio sposando la "causa " la lotta operaia ne parliamo e discutiamo ma incapaci di coinvolgere gli stessi operai ,la lotta alle mafie questo partito ha avuto molti "martiri" e oggi ? se ne parla e poi? riappropiamoci della struttura che aveva il caro pc anzi ricostruiamola perche non ce più , ricominciamo dai circoli,e dalle amministrazioni ove siamo ancora. oltre a predicare aggiamo moviamoci ritorniamo a dare risposte oggettive al popolo della sinistra e agli italiani.

1 maggio 2008 11.38



domenica 6 aprile 2008

E ora nessuno potrà voltare la testa...

Lunedì scorso Michele è volato giù dal ponteggio, davanti a tutti, nel cuore della città, corso Trieste, Caserta. Ucciso, sul lavoro, dal lavoro insicuro. Il sangue di Michele ha disegnato una grande macchia rossa nel salotto buono della città. Tutte e tutti hanno visto, tutti hanno fatto i conti, di colpo, con l’assurdità di morire così a nemmeno quarant’anni, uscendo la mattina per andarsi a guadagnare il pane della giornata per i figli, per la famiglia. “Per recare il proprio contributo produttivo al Paese”, dando forma e concretezza all’adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà che la nostra Costituzione richiede, nella seconda parte dell’articolo 2, a ciascuna/o di noi, e vedendosi negati, per sempre, quei diritti inviolabili solennemente declamati nell’apertura dello stesso articolo. Questa volta, però, l’ennesimo “omicidio bianco”, di quella tragica lista che ogni anno si allunga di oltre un morto al giorno, senza contare gli infortuni più o meno gravi, non potrà essere ignorato, dimenticato, espunto, proprio perché è successo lì, davanti agli occhi di un’intera comunità. Nessuno potrà voltare la testa, perché chiunque ha visto cosa significhi una tavola di legno non fissata. Chiunque ha visto cosa vuol dire che manca la cintura salvavita, la rete di protezione, o altre misure analoghe. D’improvviso, chiunque ha incluso Michele nella tremenda contabilità del sangue sul lavoro, associandolo agli operai della Thyssenkrupp bruciati vivi e a tutti gli altri che hanno segnato nello stesso modo una geografia della “morte per profitto”, da Molfetta a Teramo, da San Candido a Mugnano, da Marcianise a Bergamo, da Macerata Campania a Taranto. Ora, inevitabilmente, l’elaborazione del lutto per l’intera collettività, a partire dalle istituzioni, dovrà fare i conti con ciò che facciamo e ciò che non facciamo per la sicurezza del lavoro. A nessuno sarà consentito chiamarsi fuori, perché ciò facciamo è davvero, scandalosamente, poco. Circa un anno fa, veniva presentato alla Camera dei Deputati il rapporto Eurispes intitolato «Infortuni sul lavoro: peggio di una guerra», in cui si sottolineava come gli incidenti sul lavoro in Italia avessero causato più morti della seconda Guerra del Golfo nei quattro anni dall’invasione americana in Iraq, così facendo balenare il tremendo pensiero che la “civiltà del lavoro” si riveli sovente come “civiltà di morte” alla stessa stregua del disvelamento della “civiltà d’occidente” come “civiltà di guerra”. Eppure, non più di qualche settimana fa, in occasione del varo definitivo del nuovo Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, i rappresentanti della più autorevole associazione imprenditoriale non hanno trovato di meglio che scagliarsi contro “sanzioni troppo punitive”. Incredibile, ma vero ! Da sole, tuttavia, le leggi non bastano. Anzi, non è questione di leggi, che ci sono e sono anche ben articolate e sanzionate, con l’entrata in vigore del citato Testo Unico, ben 304 articoli, corredato da oltre una quarantina di Allegati. Occorrono cinque cose essenziali, ed ogni istituzione, organizzazione, associazione deve fare la sua parte. Primo, occorre costruire fin dalle scuole e dall’insegnamento, la cultura e la formazione permanente della prevenzione e della sicurezza del lavoro. Secondo, occorre intervenire, scardinandolo, sul sistema ribassista degli appalti e dei subappalti, che generano malaffare, che sono di fatto un portafoglio della criminalità organizzata nonché uno dei varchi più frequentati di interscambio e reciproca regolazione di interessi con la malapolitica e la malamministrazione, sotto il nero dominio dell’irregolarità, dell’insicurezza e del sommerso. Terzo, occorre cooperazione tra le istituzioni politiche, amministrative, di controllo e repressive, affinché si realizzino e si implementino banche-dati, sistemi di monitoraggio sul territorio, programmazione e coordinamento di ispezioni e controlli, come già si sta facendo nel nostro territorio grazie al tavolo operativo di Prefettura, Procura, Provincia, AA.SS.LL., Direzione-Ispettorato del lavoro, Inps, Inail e forze dell’ordine. Quarto, bisogna dare poteri effettivi, sia di controllo che di intervento ostativo, ai lavoratori incaricati della funzione di “rappresentanti della sicurezza”, ma bisogna anche proteggerli da ricatti, minacce, condizionamenti e provvedimenti punitivi che troppo spesso imprenditori senza scrupoli gli scaricano addosso per impedirne di fatto l’attività: è evidente che nessun controllo sarà mai veramente efficace se non parte, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, dall’interno dei luoghi di lavoro, dei cantieri, delle fabbriche, e se non può vertere sulle fasi, sui ritmi, sui mansionari, sulla composizione e sulle modalità dei processi produttivi. Quinto, occorrono più controlli, più personale, più formazione, più risorse. Senza di ciò, ogni altro discorso è vano, e rischia di diventare puro esercizio retorico. Fatta base cento ad indicare la quantità necessaria di controlli nel nostro territorio (che pure in Campania ha conosciuto il più alto numero di cantieri sequestrati, soprattutto grazie all’intervento dei Carabinieri), oggi siamo a sette. Nel penultimo concorso, sotto il governo di centrodestra, di mille nuovi ispettori nessuno venne assegnato ai territori meridionali. Neppure gli ulteriori trecento, stavolta col governo di centrosinistra, sono destinati a varcare i confini meridionali, nonostante gli impegni assunti dal ministro competente. Stiamo letteralmente escogitando ogni possibile meccanismo che ci metta in condizione di formare nuovo personale per i controlli ed inviarlo in trincea. Non sappiamo ancora come riusciremo a farlo, mancando le necessarie risorse, ma sappiamo che occorre farlo, altrimenti, nelle condizioni date, la lotta è impari. Non bisogna arrendersi. Lo dobbiamo a Michele, ai suoi figli e alla sua compagna, e a tutti gli altri sacrificati sull’altare del profitto, italiani, tunisini, marocchini, pakistani, rumeni, di qualunque paese, cittadini del mondo, vittime di vili egoismi e di sistematica insicurezza. Ma soprattutto lo dobbiamo ai giovani che si affacciano oggi ad un lavoro disperatamente precario e insicuro, sottopagato anche quando allineato alle tabelle contrattuali, privato di dignità e diritti: glielo dobbiamo perché non è giusto che siano derubati della speranza, del futuro, della vita.

Caserta, 4 aprile 2008 Enrico Milani - Assessore al Lavoro e alla Formazione della Provincia di Caserta -


a domenica, aprile 06, 2008 0 commenti

venerdì 21 marzo 2008

STORIA DI UN LICENZIATO

Assunto il 10 aprile 1990 con contratto di formazione, riconfermato con contratto a tempo indeterminato dopo 24 mesi. rappresentante sindacale dal 1992 poi anche rappresentante per la sicurezza 626/94 dal 1995 fino alla data del licenziamento: il 5 novembre 2007. Queste le date della “storia di un licenziato”: e, in mezzo ad esse, la passione dell'impegno politico e sindacale, con la tessera di Rifondazione (giòà segretario del circolo di Capua, la sua città) e quella della Fiom sempre a portata di mano.

La situazione precipita a maggio 2007. Viene diagnosticata ad Angelo Vinciguerra, in seguito ad un malore in servizio dai medici del pronto soccorso una epicondilite omerale dell’arto destro (infiammazione tendinea causata dalle vibrazioni degli utensili in dotazione). Dopo innumerevoli richieste di visita, il medico competente (dichiaratosi incompetente in materia) gli prescrive una serie di accertamenti, che non screditano la diagnosi iniziale. Ciò nonostante lo stesso “medico competente” (pagato dall'azienda), pur riconoscendo la patologia, continua a negare che le cause siano legate al tipo di attività svolta. Angelo, a quel punto non ha altra scelta che fare ricorso, avverso il medico competente, al collegio giudicante dell’ASL, tre medici legali molto competenti, che non solo confermano la diagnosi ma obbligano anche l’azienda a ricollocarlo temporaneamente con una mansione diversa. Nel frattempo, a causa del ritardo della consegna di un certificato medico inerente la patologia in oggetto e relativo alla cura prescritta dal medico competente l’OMA SUD procede al licenziamento, in applicazione dell'articolo 25 lettera F del CCNL “assenze ingiustificate per oltre 4 giorni”. Eppure il certificato era stato consegnato ad un collega tempestivamente e per una mera dimenticanza da quest'ultimo non trasmesso all'azienda, come del resto testimoniato dall'invio della copia all'INPS. Eppure l'azienda era stata scrupolosamente avvisata telefonicamente del prolungamento della malattia. Eppure il medico legale dell’INPS aveva visitato di nuovo Angelo, su richiesta della stessa OMA SUD , confermando la necessità dell'ulteriore riposo.

Adesso ad Angelo, che già nel 2005 aveva avuto un grave infortunio sul lavoro che gli ha rovinato un piede, non resta che attendere il lento iter legislativo: al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere i ricorsi di urgenza sono complicati per i lavoratori e si rischia di perdere ogni possibilità di far valere i propri diritti e allora si è scelta la strada del ricorso ordinario. E così sta cercando di tirare avanti con la moglie e due bambini, un maschietto di 3 anni ed una femminuccia di 6 mesi: complicato farcela con un assegno di disoccupazione di 800 euro mensili che scade a luglio 2008. Mentre nell'OMA SUD il caso di Angelo è portato ad esempio, per terrorizzare chi osa protestare o far valere i propri diritti.

Ma c'è qualcosa che fa ancora più male. Sul suo licenziamento è stato steso un silenzio assordante e Angelo alla fine, è rimasto solo. Nonostante il suo impegno di quasi venti anni nel sindacato e in politica, nonostante i proclami, i toni da comizio, gli impegni sbandierati nei primi giorni, davanti ai cancelli della fabbrica.

Non possiamo consentire che questa solitudine continui: è necessario rompere il silenzio, non lasciare solo Angelo e la sua famiglia, fare chiarezza sulle complicità politiche e sindacali che hanno consentito alla OMA SUD un così grave comportamento nei confronti di un delegato sindacale, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Perché Angelo possa tenere, come sempre ha fatto e continua a fare, la testa alta, e perché lo possano fare anche gli altri lavoratori.

PRIMI FIRMATARI

18/03/08 Amedeo La Peruta (delegato FIOM, segretario del circolo di Capua del PRC)

18/03/08 Giosuè Bove (iscritto FIOM, segretario della federazione provinciale di Caserta del PRC)

19/03/08 Maria Emilia Cunti (insegnante precaria, segreteria provinciale PRC)

19/03/08 Francesco Rozza, (insegnante, iscritto Cobas-scuola e al circolo di Caserta del PRC)

19/03/08 Norberto Nicola Celentano (precario, coordinamento provinciale di Caserta Giovani Comunisti)

19/03/08 Giovanni Capobianco (vicesindaco Capodrise, segreteria provinciale PRC)

19/03/08 Vincenzo Sisto (segretario del circolo Prc di Piedimonte Matese)

a venerdì, marzo 21, 2008 39 commenti


Aderisco all'appello. Venia Caramico

21 marzo 2008 6.58

esprimo tutta la mia solidarietà al compagno Angelo e non credo ci sia nulla da motivare se non la necessità di prendere coscienza da parte di tutta la sinistra della delicatissima fase politica e sociale che stiamo attraversando e di quanto siano importanti queste elezioni soprattutto per noi e per i lavoratori.
Mimmo Giuliano, precario, segretario cittadino PRC di Marcianise

21 marzo 2008 7.23

Ho già sottoscritto l'appello contro il "silenzio assordande" sul licenziamento di Angelo Vinciguerra (sebbene in verità, l'obiettivo di rompere "semplicemente" il silenzio mi sembra un po' sotto le righe). Ho voluto sottolineare ulteriormente la denuncia delle complicità sindacali e politiche che hanno consentito questa situazione.
Francesco Rozza, iscritto Cobas-scuola e al circolo di Caserta del PRC.

21 marzo 2008 7.27

GINO CARRANO ha detto...
è il segno dei tempi.....La solidarietà non basta, bisogna lottare contro la repressione nei posti di lavoro e contro l'omologazione dei partiti.
Gino Carrano

21 marzo 2008 7.51

Non si può non aderire all'appello ed esprimere tutta la solidarietà nei confronti del compagno...è l'ennesima brutta storia sintomatica della sempre maggior tracotanza ed arroganza datorialista...e non c'è da star allegri per quanto riguarda i tempi della giustizia...purtroppo per un ricorso ordinario di lavoro a Santa Maria CV di media passa un anno solo per ottenere la prima udienza (dal deposito del ricorso)...e qui scatterebbero mille e mille osservazioni sul significato ormai mortificato circa la tutela giursdizionale dei diritti (negati)ai lavoratori; ormai un lavoratore non può più far affidamento su una giustizia veloce e giusta anche in un caso di palese violazione del diritto e dei diritti...e anche chi opera dall'interno sente sempre più profondo ed assordante un silenzio ed una solitudine che fanno diventare normalità e quasi rassegnazione ciò che dovrebbe essre vissuto con sdegno, rabbia e voglia di cambiamento.
Un augurio e piena solidarietà ad Angelo
Roberto Ricciardi
Caserta

21 marzo 2008 8.20

Aderisco all'appello.
Giuseppina Sisto peppa0@hotmail.it
CPF - PRC Piedimonte Matese

21 marzo 2008 8.46

giancarlo di marco ha detto...
Adesione all'appello - Giancarlo Di Marco ( segretario PRC Sessa Aurunca

21 marzo 2008 9.01

aderisco all'appello
Adriana D'Amico, assessora politiche sociali e solidarietà, Comune di Caserta

21 marzo 2008 9.35

Aderisco all'appello. Daniel Donato programmatore web e ricercatore.

21 marzo 2008 10.29

Aderisco all'appello
Il licenziamento di Angelo non è altro che un aggressione ai lavoratori tutti.
E' sintomatico che non si sia colpito un lavoratore "normale" ma un delegato Fiom e Rappresentante per la Sicurezza.
Dobbiamo trasformare un "licenziamento esemplare" in una mobilitazione da esempio per tutti i lavoratori della nostra provincia.
Come delegato sindacale esprimo la mia totale solidarietà al compagno e la mia contrarietà al silenzio fin ora avuto su questa vicenda.
LOTTIAMO PER UN MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI LAVORO
LOTTIAMO PER UN SINDACATO IN GRADO DI DIFENDERE A PIENO I LAVORATORI

Lino Canta
Delegato RSU-Fiom Firema Trasporti

21 marzo 2008 11.54

Il compagno Angelo Vinciguerra è stato colpito indegnamente dall'arroganza aziendale e purtroppo contemporaneamente da una troppo debole risposta del sindacato.
L'aggressione ai lavoratori è da troppo tempo perpetuata inpunemente da parte delle imprese, brave a fare profitti salvo poi scaricare subito i "compagni scomodi".
Diamo forza all'appello promuovendo discussioni in cui si decidano i nuovi passi da fare.
Convinto che le peggiori battaglie si vincono con la forza dell'unità tra i lavoratori, sottoscrivo l'appello e mi auguro che anche il partito di Rifondazione riesca a smuovere la situazione e a promuovere una pratica politica e sindacale che riesca a dare risposte concrete e immediate sulle esigenze dei lavoratori, impugnando le sole rivendicazioni possibili in questo contesto:
Basta Arroganza padronale
Basta precarietà
Aumento dei salari con meccanismo tipo scala mobile
e sopratutto
Basta legare i salari alla produttività: I lavoratori tutti hanno gia dato, con i morti e i feriti sul lavoro.
E' ora che inizino a pagare i padroni( E IN CONTANTI!!!)
Gianluca Limatola
CPF-Rifondazione
Coordinamento Provinciale
Giovani Comunisti

21 marzo 2008 12.12

Aderisco all'appello.
Enzo Falco

P.S. Ho cercato di farlo attraverso il blog ma non ci sono riuscito.

22 marzo 2008 2.29

Aderisco all'appello, esprimendo la mia solidarieta al compagno Angelo
Vinciguerra. Nicola Cataletti

22 marzo 2008 2.35

Sottoscrivo l'appello in solidarietà ad Angelo Vinciguerra, bisogna creare un'occasione di mobilitazione provinciale di tutto il partito e della sinistra a sostegno di questa battaglia.

Giovanni Savino
coordinamento nazionale Giovani Comunisti

22 marzo 2008 6.27

Inutile dire che il compagno Vinciguerra ha l'appoggio pieno ed incondizionato di tutta la sinistra arcobaleno di Parete. Siamo pronti a sostenere tutte le azioni atte alla risoluzione del sua dramma personale e degli altri lavoratori della OMA.
Pietro Di Sarno

22 marzo 2008 7.13

Aderisco all'appello lanciato in favore del compagno Vinciguerra.

Domenico Cecere
(Segreteria Provinciale Sinistra Democratica Caserta)

22 marzo 2008 7.13


GRAZIE A TUTTE LE COMPAGNE E A TUTTI I COMPAGNI ANGELO VINCIGUERRA

22 marzo 2008 7.32

Dal Circolo PRC Valle di Suessola (S. Felice a C., S. Maria a V., Arienzo)
Un abbraccio solidale dai compagni della Valle di Suessola. Il segretario Claudio De Pietro

22 marzo 2008 10.12

la solidarietà al compagno angelo dal tutto il circolo prc di san marco evangelista. è l'ennisimo atto di violenza gratuita nei confronti della dignità di un lavoratore che lotta per i diritti.

Antonio Ferraiuolo segretario prc di San Marco Evangelista

22 marzo 2008 19.21

Questa vicenda puzza... L'avete lasciato solo due mesi e adesso spargete lacrime di coccodrillo (senza offesa per i coccodrilli). Con una fiom e una rifondazione legata mani e piedi alla CGIL che ti aspettavi, caro Angelo?
Sottoscrivo con disillusione

23 marzo 2008 1.03

Hai ragione, questi appelli puzzano. Basta con il sindacato delle poltrone e delle poltroncine. C'è bisogno di un sindacato dei lavoratori fatto dai lavoratori. Un altro lavoratore licenziato che nessuno ha protetto e protegge

23 marzo 2008 1.15

Il licenziamento di Angelo Vinciguerra dimostra ancora una volta la
solitudine in cui si trovanoi compagni che nelle fabbriche sono costretti a
lottare contro un padronato sempre più arrogante e con un sindacato sempre
più debole e spesso complice. Esprimo la mia solidarietà al compagno Angelo
e aderisco all'appello ma credo che sia necessaria una mobilitazione a
livello provinciale perchè questi sono attacchi contro tutti i lavoratori
che lottano per un lavoro più sicuro e più dignitoso.
Vittoria Maietta operaia serica in mobilità, iscritta CGIL

23 marzo 2008 1.19

Oggi è Pasqua. Hanno crocifisso un altro operaio con il licenziamento, e tanti altri con le morti bianche e con una vita di precarietà. Cristo, primo comunista nella storia umana, dove sei? La dignità umana sta dove c'è il vero dio. Ma quella che c'è oggi è solo una divinità falsa, è il dio denaro.Solo uniti si può vincere con una sola sinistra forte. Rivoglio il P.C.I, rivoglio le mie radici.
Dino Ruffo

23 marzo 2008 1.40

aderisco convintamente all'appello, a nome di tutti i compagni del circolo PRC di Aversa.
Gabriele Vedova,segretario circolo prc di aversa.

23 marzo 2008 2.21

Aderisco all'appelo in favore del compagno Vinciguerra

Domenico Cecere
(segreteria provinciale Sin. Dem.)

23 marzo 2008 2.45

questa di Angelo è una delle tante pagine tristi a cui ci stiamo abituando. Il diritto al lavoro ed al rispetto della propria dignità sembra qualcosa che appartiene ad epoche lontane. la situazione diventa insostenibile per questo credo che al di là della solidarietà, che fa sempre piacere, dobbiamo capire che non possiamo più attardarci in inutili discussioni ma dobbiamo riprendere quello che da sempre è stato il nostro ruolo. Dobbiamo riappropriarci della nostra identità e lottare per assicurare la difesa dei diritti per i deboli della società.
Carmela De Lucia iscritta PRC circolo Valle di suessola

23 marzo 2008 10.05

Solidarietà al compagno Angelo. Basta con i sindacati piegati alle esigenze dei padroni. Chiudiamo le sedi e riuniamoci in strada, davanti alle fabbriche, dentro i quartieri. Basta con i tavoli e le convention, con gli assessorati e le alleanze comode. L'esperimento è fallito. "Bandiera Rossa, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli". Riccardo Stravino, Comunista

23 marzo 2008 11.57

Sembra quasi che CGIL CISL E UIL stiano dalla parte di confindustria.
Ai lavoratori devono pensarci i comunisti e un nuovo sindacato di base da costruire.
GRAZIA CATERINA PIETROPAOLO, STUDENTESSA E INSEGNANTE PRECARIA

23 marzo 2008 11.59

Aderisco all'appello
LUCIA DELLA PERUTA, CASALINGA MADDALONI

23 marzo 2008 12.01

Siamo d'accordo con Graziella (Pietropaolo) e aderiamo all'appello.
CINO PASQUALE, LAVORATORE PRECARIO
DELLA PERUTA FRANCESCO, DISOCCUPATO

23 marzo 2008 12.05

Solidarietà ad Angelo Vinciguerra da Maddaloni.
FERDINANDO PIETROPAOLO (EDUCATORE)
BIAGIO DEL PRETE (INSEGNANTE PRECARIO)
ANTONIO D'ANGELO (STUDENTE)

23 marzo 2008 12.08

Aderisco all'appello, esprimendo piena solidarietà al compagno Angelo,
nella convinzione che dobbiamo fare di questa una battaglia "esemplare",
senza se e senza ma. Nei nostri territori dobbiamo riuscire a difendere
efficacemente "la nostra gente": solo così si ricostruirà fiducia e speranza
tra le lavoratrici e i lavoratori nella lotta e nella organizzazione
proletaria.
Enrico Milani (ass.re prov.lavoro/formazione)

23 marzo 2008 12.23

Ora Basta!
Bloccare questo licenziamento ora!
Fermare questo licenziamento è da considerarsi come un primo atto di una più articolata strategia per la difesa dell’occupazione e della salute nei luoghi di lavoro del nostro territorio.

Vogliamo l’incremento del salario legato all’inflazione reale mediant un meccanismo non dissimile alla "fu" scala mobile.
Bisogna salvaguardare il potere d’acquisto dei salari rientrando almeno nella media europea.
Molti anni sono passati da quel lontano 1992, la fase storica e’ cambiata e l’impoverimento percepito e’ reale. Questo è il momento di ristabilire un meccanismo automatico di recupero dell’inflazione.
No a meccanismi d’incremento legati alla produzione.
Andrea

24 marzo 2008 10.10


Aderisco all'appello.
Giovanna Farina

25 marzo 2008 13.27


Aderiamo all'appello.
Valentina Corsini e famiglia

26 marzo 2008 13.01


IN ATTESA DEL "PROCESSO" CERCO LAVORO: FLESSIBILE,PRECARIO,IN NERO,PART TIME,A CHIAMATA,JOB SHARING,A PROGETTO (VOSTRO),DIMENTICO NIENTE?????????MI SA CHE DEVO PARLARE CON IL BUON TIZIANO,MARCO SE NE ANDATO E'NON RITORNA PIU'. IL VOSTRO ANGELO.

28 marzo 2008 5.27


Anonimo ha detto...
Sottoscrivo con convinzione l'appello e condivido l'impegno a sostenere il compagno e afare chiarezza sulle responsabilità di ciò che è avvenuto. Gennaro Migliore

1 aprile 2008 23.59


Anonimo ha detto...
Sono con te, sono con voi in questa battaglia di giustizia, di civiltà e soprattutto di dignità. Tommaso Sodano

2 aprile 2008 0.00


Aderisco e sottoscrivo l'appello. Valerio De Rosa

8 aprile 2008 3.35



martedì 11 marzo 2008

Perché gli uomini e le donne siano liberate dalla crudele regola della testimonianza passiva

di Francesco dell'Ovo
Non voglio più essere un dirigente di Rifondazione Comunista.
Mi dimetto da questo incarico che per cinque anni ho rivestito con entusiasmo ma anche con difficoltà.
Non cerco “mostrine”, piuttosto voglio riconoscere il merito delle tante donne e uomini che hanno accompagnato l’esperienza politica sparanisana degli ultimi anni.
A loro dobbiamo l’ottenimento degli straordinari risultati elettorali, quello del referendum sull’art.18, delle primarie; il merito di avere eletto dopo anni un consigliere comunale e provinciale.
Con quegli stessi compagni però oggi mi ritrovo a condividere la scelta di lasciare la dirigenza del Partito.
Le mie dimissioni da segretario di circolo sono la reazione fisiologica di un vissuto politico nella mia Città; nient’altro che questo.
Non mi hanno mai appassionato quelle valutazioni pretestuose utilizzate contro i nostri rappresentanti istituzionali, sia provinciali che regionali. Se così avessi fatto avrei certamente ottenuto maggiori notizie rispetto al trasversalismo che prende piede anche nella nostra Città.
Credo di avere sempre rispettato, seppur non condividendo, le scelte della dirigenza del mio Partito anche quando si richiamava fuori da ogni sorta di responsabilità politica con la gestione commissariale dei rifiuti in Campania.
Tuttora, animato dalla stessa convinzione, rispetto la scelta di “preconfezionare” i candidati nelle liste della Sinistra l’arcobaleno.
Dovremmo però condividerne i propositi cercando di non esprimere contraddizioni.
Da anni contestiamo il vigente sistema elettorale. In ogni parte del Paese, anche nella nostra Città, con la “coniazione” di questa legge, ossessivamente voluta dalla destra, realizzammo iniziative che denunciavano la ricaduta verso una democrazia sottoposta alle regole dei partiti, alle loro insindacabili scelte.
Scendemmo nelle strade discutendo con le persone, “denunciando” che la deriva berlusconiana non avrebbe remore nel destabilizzare gli organi istituzionali del nostro Paese.
In questi giorni però l’organo nazionale del nostro Partito, scegliendo i nomi da collocare tra i primi posti delle liste, si è calato esattamente nella logica della preponderanza partitica.
Consapevole di aver avuto una responsabilità politica innanzitutto relativa al territorio di mia appartenenza, in questi giorni, ho consultato i compagni del circolo, riscontrando una “perdita di entusiasmo”.
Nessuno di noi ha fatto riferimento alla stupida visibilità politica che il Partito avrebbe dovuto concedere al nostro territorio, piuttosto alla particolare indifferenza del Presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano, verso le istanze ambientali da noi presentate.
Abbiamo parlato di discariche, diossina, ecoballe, centrali, elettrosmog cercando di convincere che il significato ambientale di questi progetti non appartiene soltanto al “target movimentista” di alcune zone del napoletano.
L’alto casertano in questi anni ha offerto l’opportunità per approfondire le condizioni ambientali persino con l’esistenza di una centrale nucleare da dismettere con i metodi sperimentali della SOGIN.
Nessuna qualificazione parlamentare è stata mai concessa.
Io, come molti altri, sono convinto che il gruppo parlamentare che produce istanze per la salvaguardia del “lupo italiano” dovrebbe richiamare la stessa sensibilità verso le comunità che vivono a ridosso di un ecomostro termoelettrico che emette milioni di tonnellate ogni anno di diossina.
Certamente con amarezza abbiamo appreso che l’unica posizione parlamentare contraria al malaffare delle lobby energetiche presenti nell’agrocaleno è stata assunta da Forza Italia e AN, particolarmente dal senatore Emidio Novi: lo stesso persecutore del movimento di lotta all’insediamento della centrale termoelettrica.
L’importanza di questi argomenti è stato persino richiamata da Roberto Saviano nei documenti pubblicati recentemente nel suo blog; così come risulta avere una crescente diffusione la notizia che nelle nostre zone esiste un tasso di incidenza tumorale dieci volte superiore quello nazionale.
Avverto certamente il dovere di esprimere la massima riconoscenza nei confronti del segretario Provinciale, Giosuè Bove, e del responsabile di area, Sergio Raucci, come coloro che hanno sempre manifestato la giusta vicinanza verso il nostro territorio.
Con loro però vorrei commentare che non è stato utile “tappare” la questione dell’agrocaleno nel dibattito provinciale. I fatti hanno costretto noi a meditare su questo inspiegabile silenzio.
Ho continuato a mettere in discussione il mio ruolo di dirigente di questo Partito quando, mesi fa, a torre dell’ortello ci hanno accusato di essere stati gli unici a non esprimere, dall’alto delle nostre competenze parlamentari, una autentica contrarietà a chi voleva realizzare una megadiscarica a ridosso delle aziende bufaline.
Sono straconvinto che il dibattito politico dell’agrocaleno sarà incentrato ancora una volta sugli stessi argomenti; le tematiche ambientali si ripresenteranno come i “nodi di sempre”, così come il giornalismo televisivo di questi giorni richiama l’appello di una intera comunità sottoposta ad una vera e propria iattura ambientale.
Ogni giorno vengono fornite occasioni e testimonianze di un territorio che sembra rassegnarsi nel credere che la politica può esprimere la più grave indifferenza rispetto alle problematiche collettive.
Insieme a Giosuè Bove vorrei condividere il desiderio che lui ha espresso qualche giorno fa: vedere il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo nelle liste della sinistra arcobaleno; e, infine, chiedere a questo Partito di imparare ad ascoltare affinché gli uomini e le donne siano liberate dalla crudele regola della testimonianza passiva.
Grazie di tutto
FRANCESCO DELL’OVO

a martedì, marzo 11, 2008 2 commenti



Mi verrebbe di risponderti con qualche verso di Brecht, o con una ricca e solenne citazione del Che. Potrei, ma non mi va. Nè voglio darti retoricamente ragione per poi chiederti di ripensarci. Il tuo è un grido di dolore, di quelli che fanno male e che vanno rispettati. So che stai sbagliando, che adesso siamo in trincea, che è in corso una "lotta per la sopravvivenza". E so anche che non riuscirai a "scappare": non per un ipocrita senso del dovere, semplicemente perché questa nostra storia collettiva di passioni e di egoismi, di amicizie profonde e di incredibili odi, di ipocrisie e di compromessi, è talmente parte di te e di noi, che non se ne può fare a meno.
Caro Francesco, ti voglio bene e non credo di sbagliarmi.
Tu lo sai che in questa difficile,forse tragica strettoia per noi, per la sinistra, per la stessa idea di eguaglianza e di giustizia sociale, non avevamo molte possibilità. E' vero: siamo in grande difficoltà con noi stessi, con la nostra identità, con il nostro popolo: sicuramente abbiamo commesso molti errori, anche grandi. Ma più grande di tutto è stata ed è la forza dell'avversario. Non che sia invincibile, anzi. Ma è necessaria una "lotta di lunga durata". E in questa ardua scalata ci sono dirupi, e tranelli, e frane. E a volte ti senti davvero perso, solo, come in una notte senza luna. Poi improvvisamente si aprono davanti ai tuoi occhi paesaggi meravigliosi, e puoi rifarti della fatica, pensando a quel mondo che può venire. Credo che tu sia ingeneroso verso Tommaso Sodano: come tutti può aver sbagliato, ma solo chi non fa non rischia di sbagliare. Noi saremo all'opposizione nella prossima legislatura, e so che persone come Tommaso staranno dalla parte giusta, mentre i tromboni reazionari come Novi invece di sparare cazzate suoneranno le cariche della polizia, come nel 2001 a Genova.
Noi saremo lì. E sono sicuro che ci sarai anche tu. Ci siamo visti nei giorni dei "cento moggi" e di "carabottoli" a difendere quella terra, la tua terra, che è al centro, proprio in questi altri giorni, dello sciopero della fame di alcuni agricoltori, tra cui Paola Fiore di Sparanise. E' una terra che difficilmente "sta zitta": e non c'è nessun nostro silenzio, stai tranquillo. Finanche gli allevatori che mi e ci conoscono, hanno confermato, a Caserta, in maniera pubblica la grande stima per il nostro pur malandato partito (pur avendo, la gran parte, ben altre fedi politiche).
E però siamo talmente pochi che è difficile fronteggiare quella distanza e quella diffidenza verso la politica e dunque anche verso di noi: eppure è la politica, non certo l'economia, l'unica arma degli oppressi.
Ci vorrà del tempo ma ci riusciremo a fare il nuovo "quarto stato"; c'è bisogno di quella virtù rivoluzionaria che è la pazienza. Per questo aspetterò di incontrarti e di abbracciarti. Spero prestissimo e pure senza fretta.
Ciao. Giosuè

12 marzo 2008 8.15


Anna
Le parole di francesco dell'ovo ed il commento di giosue' sono la perfetta cassa di risonanza delle tante parole che una neofita " attivista" come me sta ascoltando in questi giorni e negli ultimi mesi. Molti sono arrabbiati, alcuni sono disillusi, pochi sono alquanto malevoli. A questo punto della mia vita , ho quasi cinquant'anni, ho maturato la convinzione che l'Uomo resta uomo a qualsiasi attività si dedichi e con questo non intendo passare per il qualunquismo ma certo voglio richiamarmi all" errare è umano". Pertanto, ai tanti che mi raccontano, riportano etc etc io rispondo con la mia solita " manfrina ": vedrò, ascolterò, imparerò e , poi, giudicherò. Non voglio qui dare lezioni a nessuno ma ricordare ancora una volta che i giorni sono alquanto buii. La gente muore di lavoro, i soldati muoiono su fronti che non condividiamo, la terra si rivolta contro di noi per le offese che le arrechiamo. Occorre, ora, serrare i ranghi e chiamare i migliori alla pazienza ed alla presenza. Poi, ma non molto poi, questo partito deve convocare gli stati generali e la classe dirigente porsi in discussione affinchè cessi questo cicaleccio di "COMMARE" e gli uomini che tanto hanno lavorato,come Francesco, Vittoria, Arcangelo,Antonio .... possano andare oltre .Le liste per le candidature sono solo la punta di un iceberg che può solo farci male. Sempre che prima non ci faccia male il SIGNOR ELETTORE. Un abbraccio a tutti.
Anna

12 marzo 2008 23.00


sabato 8 marzo 2008

Il "voto utile" per la Sinistra l'Arcobaleno

di Silvio Izzo

Se sei tra quelli che vorrebbero votare la Sinistra arcobaleno ma pensano di sacrificarsi con un voto “utile” al Partito Democratico, allora è importante che tu legga questo articolo. Con questa legge elettorale non esiste “voto utile” che possa tenere Berlusconi lontano dal Governo della Repubblica Italiana. Non solo: per come è fatto il “Porcellum”, votare la Sinistra Arcobaleno in alcune regioni sottrae senatori al Popolo delle Libertà. I possibili esiti delle elezioni di aprile sono due: il Popolo delle Libertà vincerà in entrambe le camere, oppure ci sarà un pareggio perché al Senato mancherà una chiara maggioranza. Come insegna l’esperienza di Prodi, per governare non basta il premio di maggioranza alla Camera dei Deputati.

Riflettiamo un attimo sulla prima ipotesi. Il PD ha voluto “correre da solo” ed è partito con un abisso di voti che lo dividevano da Berlusconi. In queste settimane ha recuperato, ma i sondaggi sembrano confermare un distacco ancora molto ampio che difficilmente potrà essere colmato. Allora, visto che chi vince si prende il premio di maggioranza del 55 % e gli altri si spartiscono il resto, perché tapparsi il naso e dare i propri voti al Partito Democratico? Il PD si rafforzerebbe a scapito della Sinistra Arcobaleno e ciò sarebbe una beffa per chi ha fatto un “sacrificio” per cercare di salvare l’Italia da Berlusconi.

Passiamo all’altro esito possibile: il pareggio. Sul Sole 24 Ore del 26/02/2008 e del 02/03/2008 il professore Roberto D’Alimonte ha pubblicato due articoli nei quali spiega che, cifre alla mano, c’è una significativa probabilità che venga fuori un “Senato zoppo”. Scrive: “ In sintesi, la presenza di diverse liste fuori dai due poli principali, Pd-Idv e Pdl-Lega, cambia la natura della competizione mettendo ancor più a rischio il conseguimento di una vera maggioranza al Senato ”. Questo accade perché “ il risultato finale non dipende solo da quante regioni si vincono ma anche da come si perde nelle regioni in cui vincono gli altri ”. Berlusconi e Veltroni lo sanno e per questo un giorno si e uno no parlano di possibili larghe intese o grandi coalizioni dopo il voto. Ciò accadrebbe anche se il PD non riuscisse a guadagnare altri voti dagli indecisi e dipende dal fatto che il Pdl non ha più con sé il centro (UDC e Rosa Bianca).

D’Alimonte aggiunge che “ il vero rischio per il Cavaliere viene paradossalmente dalla Sinistra Arcobaleno ”, perché dove vincerà il PD il Popolo delle Libertà dovrà spartirsi il rimanente 45% dei seggi con la Sinistra e le altre forze che supereranno lo sbarramento. Quindi è anche importante che la Sinistra Arcobaleno superi la soglia dell’ 8% al Senato!

Ho sentito molti che sono indecisi tra ascoltare il cuore , e votare a sinistra, o la testa , votando il PD per fermare Berlusconi. Alcuni hanno cercato di convincere queste persone con altri argomenti, in questo articolo ci provo con freddi ragionamenti di meccanica elettorale. Ritengo però che quest’altre argomentazioni a favore del voto a sinistra siano altrettanto valide, come l’importanza della sopravvivenza della sinistra e la possibilità che un Arcobaleno forte possa influenzare le posizioni del PD (come sta avvenendo in Germania) o frenare eventuali “inciuci”. Se si mettono insieme tutti questi vari argomenti, non rimane alcun motivo per un “voto utile” al Partito Democratico: si può votare Sinistra Arcobaleno anche ascoltando la testa.

Sul blog della Sinistra Aurunca troverai il programma completo della Sinistra Arcobaleno, potrai partecipare al sondaggio sulla Sinistra Arcobaleno e partecipare alle discussioni

http://sinistraaurunca.blogspot.com/

a sabato, marzo 08, 2008 0 commenti

venerdì 29 febbraio 2008

Il programma e l'identità della sinistra e il rapporto con il PD

di Enrico Parente

La mia riflessione ruota intorno a tre questioni che ritengo, al momento prioritarie vale a dire:
il programma politico con il quale ci presentiamo alle elezioni politiche, la percezione e la realtà dell'identità politica del nostro partito e infine il rapporto con il Partito Democratico.
Cominciamo dalle elezioni, facendo però un passo indietro alla precedente campagna elettorale del 2006: In quell'occasione, la parola d'ordine cardine, era rappresentata efficacemente da un manifesto diffuso qualche tempo prima, che diceva suppergiù cosi" manca troppo stipendio a fine mese", rappresentando chiaramente, la difficile condizione economica e sociale di una consistente fetta della popolazione Italiana. Vi erano senz'altro altri temi importanti, dalla guerra ai diritti, ma non c'è dubbio che la questione economica era la principale. Su quello e su altro avemmo i consensi e l'obbligo morale di rappresentarli in Parlamento. Non sempre ciò è avvenuto, sia perché i rapporti di forza sono quelli che determinano poi i risultati delle battaglie politiche e sia perché non abbiamo in taluni casi individuato chiaramente le priorità che buona parte dell'elettorato che ci aveva scelti, riteneva fondamentali. E anche e non ultimo, perchè non abbiamo colto repentinamente i segnali che provenivano dalle forze politiche nostre alleate, già al momento della formazione del governo Prodi ( penso ad esempio che la scelta come Ministro dell'economia di Padoa Scioppa , avrebbe dovuto farci capire, che ancora una volta come nel 96, il presunto risanamento avrebbe preceduto l'ipotetica –sic- redistribuzione , inducendoci di conseguenza ad assumere comportamenti politici e parlamentari forse diversi). Perché dico questo? Perché è evidente che in questa campagna il tema della povertà e delle enormi difficoltà in cui versano una buona fetta delle famiglie, sia ancora il problema più drammatico, sul quale noi ,nella nostra esperienza di governo, abbiamo inciso troppo poco.
Forse, lo dico sommessamente, in alcuni casi abbiamo alzato la voce, per questioni che rappresentavano meno il malessere della società Italiana , andando ad incidere su target e fasce di popolazione minoritarie e non siamo stati in grado di imporre concretamente i drammi e i bisogni del lavoro e del salario, tranne con un tentativo di recupero nell'ultimo periodo della legislatura.
Adesso non è semplice recuperare il dialogo con chi continua a vivere nel disagio e non sente di essere stato sufficientemente rappresentato. Il programma quindi DEVE tener conto in primis dell'emergenza salari e della condizione di precarietà emotiva e relazionale come naturale conseguenza di quella economica ,di una fascia notevole di società Italiana ,soprattutto giovanile. I temi etici e delle libertà individuali , dell'ambiente, della pace,del rilancio della sanità e dell'Istruzione pubblica devono a mio avviso, rappresentare gli altri spunti programmatici delle nostre liste.
Tutto però, deve essere proposto con grande senso della realtà e della concretezza; battaglie possibili, perché la gente chiede dalla politica il miglioramento della propria condizione di vita e non discorsi e sogni che soddisfano l'ego e l'identità di qualcuno.
E proprio sull'identità che vorrei proporre delle considerazioni. Stiamo assistendo in questi giorni, al lamento di numerosi compagni riguardo all'assenza della falce e martello sul simbolo elettorale: La questione e allo stesso tempo seria e grottesca perchè muove i sentimenti e le emozioni di quanti si identificano con un logo e però contemporaneamente perdono di vista l'essenza delle cose. Nel secolo scorso il comunismo inteso sia come analisi teorica che come rappresentazione e governo delle dinamiche economiche e sociali, ha vissuto la sua parabola di nascita e piaccia o meno, di morte. Nel suo nome sono avvenute straordinarie battaglie di progresso e di civiltà, ma sono stati commessi anche ignominie senza fine. In ogni caso è un processo che si è inevitabilmente chiuso e che forse và lasciato alla valutazione storica più che politica.
La politica infatti è, o dovrebbe essere , la capacità di dare risposte con il bagaglio di idee e di proposte nel nostro caso di "sinistra" ai bisogni e ai problemi della gente. Le analisi peraltro spesso teoricamente forbite, che vengono proposte da compagni di grande spessore all'interno della nostra Federazione, non sempre mi convincono, sia sulle valutazioni che vengono fatte riguardo alle dinamiche sociali e sulle conseguenze di queste, e sia per quel che concerne i rapporti che il popolo di sinistra e le fasce sociali di riferimento principale per il PRC, hanno con la politica e le richieste che ad essa indirizzano. Credo che il miglioramento "QUI ED ORA" delle condizioni economiche e lavorative, la conquista di maggiori spazi di libertà individuale e relazionale e il miglioramento della qualità della vita, siano le effettive e prioritarie esigenze della popolazione.
La paura di perdere la propria identità, è legata psicoanaliticamente al terrore di crescere e di scoprire nuove possibilità. La falce e il martello e la loro simbologia taumaturgica possono e forse debbono, restare come una preziosa risorsa per capire il lungo filo che lega l'oggi alla nostra storia passata e come un emozione del cuore, ma dubito che possano servire da bussola per comprendere e rispondere alle ansie e ai bisogni delle persone e alla complessità dei rapporti macroeconomici e sociali, relazionali e in ultima analisi al desiderio di realizzazione personale.Il processo di costruzione di una SINISTRA che sappia guardare avanti e tentare di interpretare le contraddizioni che sono ancora più stridenti, paradossalmente,di un tempo (basti pensare al conflitto uomo-ambiente) ma che richiedono risposte e analisi affatto uguali , deve essere irreversibile. D'altro canto già da circa tre anni che le straordinarie spinte al cambiamento e al superamento di una identità di nicchia e nei fatti politicamente non utile alle classi subalterne, sono state rappresentate da Bertinotti e dalle sue analisi politiche, quali ad esempio il tema della non violenza, la scelta di assunzione di responsabilità di governo, la Sinistra Europea e quant'altro, fino a questa esperienza politico-elettorale della Sinistra arcobaleno. Andare avanti su questa strada, è necessario indipendentemente dal risultato delle urne, investendo in termini politici in un progetto che di fatto richiede tempi lunghi e il superamento di antistoriche forme di micro-partiti, ognuno di loro con l'unica ricetta vera in tasca. Dico questo, perché già vedo in atto tentativi di spiegare un'eventuale risultato elettorale deludente, come la logica conseguenza della scelta di concorrere al governo Nazionale e locale, tentando di fatto di sospingere nuovamente e stavolta credo fatalmente, verso la marginalità politica il PRC salvando però, le nobili anime di puristi e soloni.
Arrivo cosi a parlare dell'ultimo punto , cioè il rapporto con il P.D.. In questi giorni ho sentito delle analisi alcune giuste e condivisibili che rilanciano una legittima competizione programmatica con il PD, con l'obbiettivo più che dell'egemonia di Gramsciana memoria di cui si parla forse azzardatamene, perlomeno di indurre il popolo che guarda a Sinistra e in generale le nostre fasce di riferimento che in molti realtà non ci guardano affatto( basti pensare ai numerosi operai che al nord votano lega e con i quali bisogna dialogare) a considerare una diversa visione dello sviluppo economico e sociale e una diversa prospettiva di trasformazione sociale.. Altre valutazioni invece le ritengo profondamente sbagliate e nel solco del tentativo di cui sopra di riportare la Sinistra ad un ruolo di pura e inutile testimonianza. Arrivare ad affermare, come pure ho sentito che il PD è esclusivamente un partito di centro se non addirittura di centro-destra, credo sia sbagliato, e anche contraddittorio, rispetto alle iniziali richieste della la Sinistra Arcobaleno di allearsi con loro ( cosa che non avremmo neanche dovuto prendere in considerazione di allearci con un partito di centro.centro) e alle realtà dove siamo in maggioranza insieme nei Governi locali e Regionali e in ultimo, considerando anche che lo stesso Bertinotti non più tardi di alcuni giorni orsono, abbia rilanciato certo per il domani, un nuova possibile alleanza per governare i complessi processi delle società del xxi secolo.. Certamente le differenze programmatiche e anche di ricetta di società possibile sono divergenti, e quindi la battaglia politica è necessaria e strategica per riorganizzare un idea e una prospettiva di Sinistra autonoma, matura e forte, e soprattutto per parlare al popolo di Sinistra che vota per il PD, con al quale è necessario proporre un programma alternativo ma fattibile e chiaro, favorendo cosi la riflessione e una scelta di campo . la complessità della scena politica , non ci deve indurre a formulare analisi comode e non comprensibili.
La realtà e molto ma molto più articolata , di come spesso sento descrivere in alcuni settori di questo partito con analisi dogmatiche e che tentano di rassicurare chi le propone, più che di capire.
La laicità non è un concetto da declinare solo riguardo all'esperienza religiosa, ma è antitetica rispetto ad ogni palingenesi culturale e politica.

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Inoltra




a venerdì, febbraio 29, 2008 1 commenti


non condivido l'impostazione del ragionamento. In particolare sulla seconda parte, perché l'idea e il progetto della trasformazione radicale della società non può "morire" e non per fede religiosa o postulato ontologico, ma per il concretissimo fatto che non cessa di agire e di mostrare i suoi effetti la dinamica della contraddizione tra l'accumulazione del capitale, sempre più aliena all'umanità, ovvero agli individui, ai corpi, agli ambienti, e le possibilità di liberazione dalla necessità del lavoro che lo stesso capitalismo ha messo in moto. E nella terza parte credo che tu faccia l'errore di considerare il PD come un partito socialdemocratico. Io sono convinto che la teoria delle due sinistre sia stata sempre ambigua su questo, ma oggi, dopo la nascita del PD e la formalizzazione dichiarata del superamento della socialdemocrazia, sarebbe davvero fuori fuoco. Sebbene sia vero che la politica delle alleanze non si può ridurre a slogan a prescidnere dall'analisi concreta della situazione concreta. Ciao. Giosuè

29 febbraio 2008 4.48



giovedì 28 febbraio 2008

Ho provato a immaginare come vorrei che fossero le nostre liste. E mi è venuto in mente il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo

di Giosuè Bove

Giovedì 28 sera (alle 20,00) con la segreteria allargata e Venerdì pomeriggio (alle 18,00) con la conferenza dei segretari di circolo affronteremo la questione delle "nostre" candidature per la Sinistra l'Arcobaleno nella lista per la Camera per il collegio Campania 2 (Caserta, Benevento, Avellino e Salerno) e nella lista per il Senato nel collegio regionale della Campania. Come federazione dobbiamo esprimere dalle 4 alle 6 disponibilità per la lista alla Camera e dalle 3 alle 4 disponibilità per la lista al Senato: in complesso una decina di indicazioni. Le teste di lista, cioè la fascia delle candidature ai "primi" posti utili (considerando un risultato tra l'8% ed il 10%) saranno decise dal livello nazionale. L'ipotesi più probabile è la riconferma degli uscenti, nel rispetto, però, della democrazia paritaria di genere (una donna, un uomo), con l'eccezione di chi ha già svolto due legislature "piene" e la incompatibilità tra funzioni esecutive regionali e nazionali. A Roma dovrà essere composto un puzzle complesso, che dovrà tener conto, inoltre, dei rapporti tra i partiti costituenti (45% al PRC, 19% a verdi e pdci, 17% a SD). Ad eccezione, dunque, dei "gruppi di testa" (dai 3 ai 4 candidati) il resto delle liste saranno composte a livello regionale sulla base delle indicazioni delle federazioni provinciali.

Ho provato a immaginare come vorrei che fosse la lista de La Sinistra l'Arcobaleno. E mi è venuto in mente il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Vorrei una lista così: nessun segretario, nessun assessore, nessun consigliere: ma piuttosto operai che stanno nelle lotte insieme ad altri operai, giovani che animano le lotte per gli spazi sociali, donne, studenti, precari, protagonisti delle lotte di comunità, pensionati. Una lista in cui, insomma, l'accento fosse messo sui rappresentati, cioè su coloro che devono essere protagonisti della politica altra, dell'alternativa di società, e non sui rappresentanti, che invece ci sono già dentro la politica, Con le facce, le parole, i pensieri di questa umanità, come in quella immagine che ha costituito un pezzo di storia del movimento operaio: non i dirigenti, ma le donne e gli uomini in carne ed ossa, con i loro drammi, le loro preoccupazioni, la loro umiltà ma anche la riconquistata dignità, la testa alta e gli sguardi fieri e la forza in quei passi fermati dall'olio. Una lista di lavoratori, precari, donne, studenti, pensionati: una lista di "persone normali" e "di parte". Che decidono di stare dentro un percorso importante di costruzione della sinistra, con spirito di servizio, disponibili a candidarsi anche all'ultimo posto, perché appunto coscienti di un progetto collettivo e della costruzione di una nuova comunità, sebbene su questa base sarà possibile una battaglia forte affinché proprio queste figure abbiamo una adeguata rilevanza.

Abbiamo vissuto in questi mesi un passaggio storico:: è saltato lo schema delle due sinistre, perché di fronte alla ricomposizione in basso della classe, il riformismo classico, quello che ha la testa rivolta verso la classe ma i piedi posati dentro il sistema capitalistico, non aveva già da tempo più spazio. E' costretto, anche suo malgrado, a declinare il verbo del liberismo e a sottomettersi anche formalmente alla grande borghesia. Questo processo, arrivato a piena maturazione, ha prodotto anche il suo passaggio formale con la nascita del PD.

Il PD non è un partito socialdemocratico non perché non vuole esserlo, ma perché non può esserlo. Innanzitutto perché c'è una impossibilità a redistribuire le briciole dei profitti e a integrare nel sistema pezzi consistenti delle classi subalterne. Oggi anche la rivendicazione salariale è "immediatamente" politica, perché mette in discussione il meccanismo della accumulazione generale. C'è da dire che proprio questa situazione rende improponibile anche l'interclassismo "buonista" inizialmente agitato da Veltroni e quella via "americana" basata sulla integrazione di alcuni e sulla esclusione totale di altri, modello che sta alle corde negli stessi USA in conseguenza della crisi economica. Sempre più il PD sarà costretto dai fatti a mettere l'accento sulla esclusione. E i prodromi si sono visti dall'entusiasmo "democratico" sul pacchetto sicurezza, che è il primo e più caratterizzante progetto di legge del loro programma. Del resto se si parla tanto, soprattutto nelle cupole dei poteri forti, della necessità della "grande coalizione" è proprio perché c'è timore che la dinamica della crisi costruisca le condizioni per un nuovo ciclo di lotte generali, in Italia e in Europa. E che, dunque, bisognerà blindare i governi ed avere il "pugno forte", meglio se "coperto" dalla dizione "democratico".

Il PD non può essere socialdemocratico perché, insomma, non c'è spazio sufficiente per la mediazione tra gli interessi senza mettere in discussione pezzi rilevanti della logica del sistema: la valorizzazione del capitale, come processo economico e sociale dipende sempre più dal sistema complessivo (infrastrutture, formazione, ricerca, sanità) che dalle ore immediatamente regalate dall'operaio al padrone; ed anzi lo sfruttamento non si limita all'orario di lavoro ma pervade i tempi di vita, gli affetti, i corpi, i territori, il consumo diretto dell'ambiente. Lo schiacciamento verso il basso delle condizioni economiche di tutti i settori del lavoro dipendente e la precarietà divenuta dimensione non più solo lavorativa ma pienamente esistenziale della grande parte della popolazione, sono oggi caratteristiche essenziali di un processo di proletarizzazione (non vi sono termini altrettanto efficaci per dirlo) e di polarizzazione sociale.

E però il proletariato, questo "nuova classe operaia", fatta di precari, pensionati, operai, impiegati, tecnici, insegnanti, medici precari, giovani, studenti, disoccupati, declinata sempre più (e molto più di prima) al femminile, aggregata sempre meno dalla fabbrica e sempre più dal territorio è comunque davvero orfana di un partito socialdemocratico. Su questa nostalgia si gioca la partita del voto utile. Nostalgia infondata, è vero, perché il PD sarà costretto ad essere sempre più il partito degli Ichino e dei Colaninno e la distanza con le destre si ridurrà proprio sul terreno della politica economica. Per la verità già oggi è estremamente ridotta, ed anzi quella del PD appare più "ferocemente" convinta del taglio alle spese sociali, delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni. Ma nostalgia sincera, passaggio necessario, perché una classe sociale deve provare fino in fondo l'impossibilità dello sforzo minimo per decidere, poi, il grande e complesso lavoro della trasformazione sociale.

Questa sinistra, la Sinistra l'Arcobaleno, può, deve provare ad essere una forza che supplisca all'assenza, che permetta "l'elaborazione del lutto": una rete con una trama chiara, con orizzonti definiti. Ha un patrimonio che nonostante tutto è vivo e che nel mese di ottobre ha attraversato quei 10 giorni, dal 10 al 20 che hanno visto di nuovo un protagonismo di massa e di piazza, dal referendum sull'welfare alla grande manifestazione di Roma. Una rete che sia di "sinistra": rinnovando il progetto della liberazione della persona umana, e che sia "di parte", con un legame reale con gli interessi proletari. Che abbia, o che almeno voglia avere, un profilo di massa, potenzialmente maggioritario nel mondo che intende rappresentare. E che però non pretenda di riproporre la forma partito tradizionale, proprio perché deve avere la possibilità di declinare i diversi linguaggi che la composizione sociale della classe propone e perché non deve diventare una prigione per le diverse identità e linee di ricerca, e dunque, per quanto ci riguarda, per il percorso della rifondazione comunista. E' assolutamente necessario che una forza dichiaratamente comunista viva ed operi nella sua forma organizzata e strutturata, perché essa è necessaria alla lotta di classe e alla storia dell'uomo: l'orizzonte di una società liberata dallo sfruttamento e di un pianeta salvato dalla distruzione dell'industria non si dà se non dentro il processo rivoluzionario che permette il cambio di passo della storia umana, sostituendo lo scambio con il dono.

Bisogna offrire sulle questioni decisive un punto di vista ed una forza in grado di portarlo avanti. Nel processo generale questa sinistra deve dare il suo contributo in positivo con lezioni di costume, creatività organizzativa, profondità culturale, autorevolezza propositiva: le nuove armi della critica sono queste. E alzare il tiro è l'unico modo per cogliere il bersaglio. Questo significa oggi stare dentro, pienamente dentro la discussione ed il percorso unitario de La Sinistra l'Arcobaleno senza rinunciare alla propria autonomia: anzi rilanciando la battaglia politica sui contenuti. Il purismo minoritario, che merita tutto il rispetto per il forte carico etico e politico, non ha in questa fase la possibilità di intercettare una dimensione tale da essere incidente e dunque utile alla lotta di classe. E' necessario, all'opposto, un fronte ampio, con una impostazione maggioritaria ed una "lotta di lunga durata": e dentro questo percorso la ricostruzione della possibilità, ma anche dell'attualità del comunismo.

Per questo confermo l'idea e la proposta: facciamo una lista che sia una istantanea dei mondi che intendiamo rappresentare. Per dare la maggiore forza possibile al progetto ed al percorso unitario, sottolineando la scelta di parte e di classe sulla quale investiamo.

Abbiamo un grande lavoro da fare: davanti alle fabbriche, nelle piazze, nelle università, nei luoghi del lavoro diffuso, nei bar e nelle case, riscoprendo i comizi ed il porta a porta. Per farlo abbiamo bisogno di tutti. La situazione è difficile e si misurano oggi i livelli reali di dirigenza e di militanza, le possibilità della innovazione. Da questa difficoltà può nascere, però, la grande opportunità di una rappresentanza autonoma della classe. Ce la dobbiamo mettere tutta.

a giovedì, febbraio 28, 2008 0 commenti

domenica 24 febbraio 2008

La sinistra contro il suo destino

"E' saltato il vetusto, e oscuro, schema delle due sinistre - scrive Mario Tronti - Si profila un partito di centro-sinistra e un partito di sinistra. Il partito della sinistra ha come compito primario quello di riportare il valore del lavoro al centro dell’agenda politica".

Ragioniamo su questo passaggio di crisi politica. Cerchiamo di individuarne le cause nascoste.

Spesso accade che si prendano per cause quelle che sono conseguenze e viceversa. Di qui, l’attuale confusione strategica, la vera madre di tutte le sconfitte tattiche. Sgombriamo il campo dalla tentazione di dire che siamo a un passaggio decisivo, che si tratta della crisi finale di qualcosa che c’è stato fin qui. Non è vero. Non c’ è nessuno stato d’eccezione. C’è una normalità che stancamente si ripete, senza che uno scarto, un’eccedenza, un esodo, un che di incomprensibile, irrompa sulla scena pubblica domandando di essere appreso col pensiero. E’, se possibile, sobriamente che dobbiamo ragionare. Ad esempio: questo terrore di un cambio di governo, francamente non riesce, con tutta la buona volontà, ad innescare qualcosa di oscuramente perturbante. Per lo stesso motivo per cui l’altra, appena trascorsa, esperienza di governo non ha suscitato qualcosa di particolarmente affascinante. Piuttosto dovremmo imparare a utilizzare i passaggi dentro una prospettiva, a strumentalizzare il momento per pensare l’altro da questo.

Insomma, per venire a parlare di cose comprensibili: è proprio vero che il nostro bipolarismo politico non funziona per via delle cattive leggi elettorali? Questa leggenda, che ci assilla da inizio anni Novanta, non sarebbe ora di mandarla in soffitta, insieme ai manichini dei referendari? Il bipolarismo non funziona, perché non ci sono i poli. Sono finti, sono virtuali, second life , nulla di socialmente reale, la prima vita delle persone sta fuori. Le coalizioni non sono troppo piene di sigle, sono troppo vuote di soggetti. Appunto, la causa non è la frammentazione politica, questa è la conseguenza di una frammentazione sociale. Le coalizioni la descrivono, la rappresentano passivamente, la subiscono territorialmente, senza la capacità di leggerla, interpretarla, ordinarla politicamente. Perché le coalizioni non sono “forze politiche,” come erano un tempo i partiti. Sono aggregazioni di interessi particolari, prima ancora che di ceti politici, di ceti sociali. Questa è una società cetuale. Con la scomparsa delle grandi classi, si è passati a una società di piccole caste, di corpi miniaturizzati, di famiglie-azienda in crisi. E’ la “mucillagine sociale”, di cui ci ha parlato l’ultimo Rapporto Censis, il “sociale selvaggio” di cui parla il più avvertito pensiero femminista, o la “coriandolizzazione” sociale che ha ripreso monsignor Bagnasco.

E’ un’altra leggenda quella della politica scollata e lontana dalla società. In verità, è troppo intrisa in essa e troppo da essa condizionata. Le somiglia troppo. La cosiddetta casta politica è anch’essa un prodotto di questo corporate capitalism in sedicesima. Corpi e strati sono diffusi, favori e privilegi sono richiesti, questa virtuosa società di individui è in realtà un aggregato frantumato e informe di corrosi particolarismi. La società va messa in forma, e in forma politica. E in una storia come la nostra di Stato debole, sono necessarie organizzazioni politiche forti. L’aveva capito quel ceto politico di eccellenza, che aveva scritto la Costituzione repubblicana. Non l’ha più capito questo ceto politico di risulta della cosiddetta seconda repubblica, che si è lasciato processare sulle piazze, dopo aver dilapidato un’eredità, quella eredità, senza investire nulla in qualcosa d’altro. La crisi attuale è grave perché va oltre la messa in questione del primato della politica, passa ad attaccare con successo l’autonomia della politica. Il combinato disposto di economia, finanza, tecnica e comunicazione si è saldato, qui da noi, con un devastante senso comune di massa antipolitico.

Badate. Questa è la conseguenza vera di quel cambio di egemonia culturale da sinistra a destra, che si è realizzato dalla seconda metà degli anni Ottanta. La crisi italiana della politica nasce lì. Perché, qui da noi, in un paese politicizzato al massimo, se non è presente sulla scena pubblica un’istanza di grande trasformazione, portata e praticata da una forza organizzata, la politica entra in crisi. E produce questo presente riduzionismo tecnicistico: la funzione dell’intellettuale ridotta a servizio di staff, l’attività politica ridotta a rito elettorale, la democrazia ridotta a conta quantitativa, per di più truccata da leggi-truffa. E non da ultimo, anzi per primo, l’azione di governo ridotta ad amministrazione di impresa. Se non mettiamo a tema che la crisi della politica, prima ancora che di carattere morale, è di carattere culturale, non riusciremo a riafferrare il bandolo della matassa.

La crisi grave chiede risposte serie. La soluzione non va cercata in una falsa coesione nazionale, ma in un buon conflitto sociale. Le alternative politiche devono ristrutturarsi su punti di vista alternativi circa il modello sociale che propongono. La competizione è su quale tra i punti di vista, parziali non particolari, sia in grado di dare rappresentazione di un interesse generale. Le proposte hanno oggi bisogno di essere prima di tutto chiare. Bene ha fatto il Partito democratico a decidere di andare da solo. Per una ragione di fondo: perché ha bisogno, qui e ora, di misurare la sua forza nel paese reale. Solo sulla base di questa verifica potrà progettare il senso, storico non solo politico, di una sua missione, se sarà in grado di darsene una. Credo che abbia il diritto della prova. E dobbiamo darglielo. Sia benvenuta la morte dell’insipido Ulivo parisiano e la fine della confusissima Unione prodiana. L’importante è che non si cambi solo schema elettorale, ma che si metta in campo una sfida strategica. La destra segue, un po’ oggi, un altro po’ domani. E che segua, è già un passo su quel cammino per un nuovo cambio di egemonia, che rimane l’obiettivo di fondo: forse più importante del risultato dell’immediato confronto elettorale. Tenere l’iniziativa conta di più che vincere di misura. E comunque: ristrutturare il campo delle forze politiche è l’unico varco che permette a questo punto di uscire, in avanti, da questa vera e propria crisi repubblicana. Chi saprà farlo prima, avrà un vantaggio più duraturo.

Questo vale, forse tanto più, per quello che si muove a sinistra del Pd. Salta il vetusto, e oscuro, schema delle due sinistre. Si profila un partito di centro-sinistra e un partito di sinistra. Non è una semplificazione, è una razionalizzazione più che mai opportuna. Non serve a nulla, e non fa capire nulla, dire polemicamente: quello è il centro, noi siamo la sinistra. Anche qui devono emergere le differenze vere. In quasi tutti i sistemi di occidente, una vocazione maggioritaria si declina ormai o come centro-destra o come centro-sinistra. Questa è la condizione – formale - che costringe la sinistra a ripensare se stessa. Deve differenziarsi da un centro che guarda a sinistra e da una sinistra che guarda al centro. Non è la stessa cosa che differenziarsi da una socialdemocrazia. E’ una condizione nuova. Lo spazio è più stretto. Ed è più stretto perché la condizione – materiale – spinge la sinistra ad arroccarsi, ad autoemarginarsi, a considerarsi residuale e testimoniale. Mentre costruisce il suo nuovo esperimento, la sinistra deve combattere contro questo “destino”. Il lavoro, che non è più universo ma pluriverso: è questa la difficoltà vera, dura, della sinistra politica, oggi. Sul punto, è necessario un grosso approfondimento, di analisi e di pensiero. Il lavoro è in frantumi, non più solo per la postazione del lavoratore singolo nel processo produttivo, ma per lo stato della

condizione lavorativa nel rapporto sociale. Un lavoro socialmente frantumato non è politicamente visibile. Bisogna farlo vedere. Questa è la visione di cui si deve far carico la nuova sinistra. Portare alla luce questo nascondimento della condizione umana del lavoratore.

Esattamente quello che il partito di centro-sinistra non può fare. Non è che non vuole farlo, non può. Per questo è partito democratico e non socialdemocratico. Con una sinistra che si rapporta al centro, vuole rappresentare, con molte ragioni di realtà, quell’opinione di sinistra, con consistenza di massa, che non ha più come riferimento il valore politico del lavoro. Questo ruolo gli va lasciato.

Però, allora, il partito della sinistra ha come compito primario quello di riportare il valore del

lavoro al centro dell’agenda politica. Per farlo, ha bisogno di riportarlo per prima cosa al centro del suo progetto politico. Questa non è una pratica escludente di tutti gli altri temi, e non è nemmeno includente. Si tratta di offrire un fuoco intorno a cui aggregare per articolare. Basta sapere a chi si parla, scegliere il proprio campo di ascolto, costruire soggettività sociali certe e con esse e per esse elaborare cultura politica alterativa. Sinistra unita, sì, ma in che senso plurale? Bisogna intendersi. La ricchezza di esperienze, movimenti, associazioni ha da trovare punti e spazi, magari inediti, di organizzazione, stabile, in lotta contro il tempo. La rete deve rendere visibile una trama. Anche qui, il pluriverso sociale va unificato politicamente. Non serve il circo Barnum. Bisogna offrire, sulle questioni decisive, un punto di vista e una forza in grado di portarlo.

Io non so se la prossima sarà una legislatura costituente. Mi pare di capire che la prossima sarà una campagna elettorale costituente. Si presentano forze politiche nuove in corso d’opera. E’ positivo che si presentino nella forma partito: un passo importante per cominciare a reagire alla, ripeto, devastante ondata antipolitica. Il confronto e il risultato saranno una sorta di monitoraggio per ognuno dei soggetti in campo. Dopo, ognuno saprà meglio come procedere. Nel processo generale, il partito della sinistra deve dare il suo contributo in positivo, con lezioni di costume, creatività organizzativa, profondità culturale, autorevolezza propositiva. Le nuove armi della critica sono di questo tipo. Alzare il tiro a volte è l’unico modo per cogliete il bersaglio.

Tratto da "Il Manifesto", 10 febbraio 2008


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sabato 23 febbraio 2008

3 note per il Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi in visita a Caserta Martedì 26 febbraio

1. Sul Trasporto Pubblico Locale (TPL) su gomma. La nota dolente dell'ACMS (Azienda Consortile Mobilità e Servizi)
Il destino dell'ACMS, consorzio di enti pubblici (comuni e provincia) che gestisce il residuo trasporto pubblico in provincia di Caserta, era già segnato al suo atto di nascita: al momento dello scioglimento del precedente consorzio, nel 2001, data di costituzione del nuovo consorzio ACMS, alla "parte pubblica casertana" restarono solo le tratte meno remunerative, mentre il CTP (consorzio pubblico napoletano) assunsero la gestione delle tratte della zona a più alta intensità abitativa della provincia, quella aversana, mentre ben 20 privati si divisero le linee più appetitose, spesso anche in sovrapposizione a quelle offerte da ACMS. Nonostante la riduzione massiccia dei chilometri il personale rimase lo stesso e così il sistema dei servizi (manutenzione, assistenza, ricambi): il centro destra che allora governava la provincia gestì nella maniera più clientelare ed inefficace possibile questa fase. L'ACMS ha erogato così sempre in perdita un servizio praticamente inesistente e di scarsissima qualità, lasciando così un enorme spazio alla concorrenza dei privati e aprendo una vera e propria voragine economico-finanziaria. Tra il 2001 ed il 2007 ha accumulato 40 milioni di debiti, di cui 30 riguardano i lavoratori: 11 di mancati versamenti all'INPS e all'erario, ben 16 di TFR, e 3 per stipendi non pagati. Anche se pagassero tutti i creditori (ben 15 milioni di crediti verso i soci, provincia e comuni, che non pagano), resterebbero comunque 25 milioni di debiti: un record farlo in soli 5 anni.
Quando la gestione del centro destra dell'ACMS è arrivata al capolinea, dopo le elezioni del 2005, gli amministratori uscenti hanno tentato di nascondere l'indebitamento reale: si parlava a metà 2005 prima di 250 mila euro, poi di 2 milioni, poi 5 milioni, poi 6 milioni a fine estate 2006, all'inizio del 2007 di 40 milioni. Probabilmente dietro questo atteggiamento c'era superficialità forse vergogna, forse dolo. In quel periodo era insistente la voce di un inciucio in corso con settori dell'area moderata della coalizione: si puntava in sostanza ad uno “spezzatino” all'italiana: un bel “fallimento” e poi una equa divisione della torta: tante piccole ditte private, casomai amici e amici degli amici, che si prendono ciascuna una quota, anche piccola, del business, licenziando, frazionando il personale, spremendo i lavoratori e precipitando ancora più in basso la qualità del trasporto pubblico.
Di fronte a questo rischio, per bloccare il tentativo insidioso dello spezzatino, la coalizione di centro sinistra, all'inizio del 2007, prese finalmente in considerazione la proposta che invano la allora Sinistra Alternativa (prc, pdci, verdi e movimenti) aveva avanzato già dal 2005: raggruppare tutti i km di trasporto pubblico esercitati nella nostra provincia (Acms, CTP e ben 20 aziende private) in un nuovo piano di bacino e affidare il servizio ad un unico gestore. La nostra proposta, però, prevedeva un affidamento “in house” dell'intero bacino ad una holding pubblica regionale. In altri termini avevamo avanzato l'ipotesi di un salvataggio dell'ACMS attraverso la sua inclusione, insieme a CTP e ANM, nella holding regionale EAV (Ente Autonomo Volturno), proprietaria di Alifana, Circumvesuviana e Sepsa e con partecipazioni in altre società e agenzie strategiche del trasporto locale, come Campania Navigando, Logica e City Sightseeing Napoli. L'allargamento della holding al trasporto pubblico su gomma “periferico” avrebbe potuto consentire la costituzione di una nuova articolazione societaria della stessa holding finalizzata alla gestione per affidamento diretto “in house” del trasporto pubblico casertano.
La situazione dell'ACMS, molto più grave di quel che appariva nel 2005 e che solo nel 2007 si è potuto conoscere nei particolari, costituì un macigno sul percorso da noi immaginato. E dentro la maggioranza prese piede l'idea di una gara internazionale
Ciò nonostante continuammo a lavorare per una interlocuzione politica con la Giunta Provinciale e con l'Assessorato Regionale ai trasporti per esplorare possibilità per un affidamento diretto e “in house” alla holding regionale pubblica. E intanto ponemmo nella elaborazione della gara condizioni per scongiurare il rischio dello spezzatino e vincoli precisi di sostenibilità ambientale, sociale e occupazionale. Sostenibilità ambientale, garantendo investimenti per mezzi alimentati a metano e per navette elettriche: sostenibilità sociale, con il biglietto unico autobus-metrò anche per il bacino casertano, articolando pacchetti di gratuità e di agevolazioni per determinate categorie di persone; sostenibilità occupazionale, affinché il soggetto gestore debba farsi carico per legge di assumere tutti i dipendenti delle aziende che attualmente gestiscono il servizio (Acms, Ctp e privati).
La gara internazionale è stata indetta, con grande clamore, ma con risultati nulli. E' andata deserta, il termine è stato prorogato ma all'orizzonte (peraltro non lontanissimo, la gara scade alla fine del mese di marzo) non si vede una soluzione positiva e rischia di rientrare dalla finestra lo “spezzatino” che avevamo cacciato dalla porta. La gara deserta e l'incombente fallimento dell'ACMS possono portare in questa direzione.
Per questo è necessario rilanciare l'unica ipotesi difficile ma realistica, visto che la realtà si è incaricata di fare giustizia delle ipotesi apparentemente più semplici, ma nei fatti irrealizzabili. Si tratta oggi di rilanciare con forza l'ipotesi della holding regionale. E di organizzare su questo non solo l'interlocuzione politica, ma anche una mobilitazione dei lavoratori e degli utenti: per garantire il carattere pubblico dei servizi, l'occupazione ed una nuova qualità del trasporto pubblico.

2. Trasporto Intermodale Ferro-Gomma: integrare le aree interne
Il “Tavolo Tecnico” dell’Assessorato ai Trasporti e Mobilità della Provincia di Caserta sta operando, in sinergia con i Comuni e le Società proprietarie e di gestione competenti, per la definizione degli interventi già programmati e/o in corso di attuazione per il rilancio del trasporto intermodale ferro-gomma.
In relazione a ciò, è derivata la necessità di ridefinire con la Regione Campania (cui spettano, sempre in base alla L.R. 3/2002 , le competenze per il T.P.L. ferroviario) il Piano Regionale dei Trasporti attraverso un processo di investimenti (quali la costruzione della Metropolitana Leggera Capua – Grazzanise- Villa Literno- Aversa , il recupero del vecchio tracciato dimesso della Sparanise-Gaeta per la realizzazione della Metropolitana leggera Nord Occidentale Sparanise-Sessa Aurunca-Cellole-Baia Domizia , il completamento della parte superiore del Metro Campania Nord-Est- (ex-Alifana ) tale da ampliare ed integrare l’attuale assetto previsto per la Metropolitana Regionale , penalizzante per la nostra Provincia relativamente alla rete ferroviaria programmata , in modo da coinvolgere anche i territori (Area del Matese e del Monte Santacroce, ai confini rispettivamente con il Molise e con il Lazio, e l'area dell'agro Caleno e del Monte Maggiore) posti oltre la cd. “conurbazione casertana” interessata dalla Metropolitana Capua-Caserta-Maddaloni e portare in tal modo una reale integrazione del territorio provinciale con il Centro Capoluogo e rendere contemporaneamente disponibile e raggiungibile l’enorme patrimonio architettonico, artistico, ambientale e storico che rappresenta la vera risorsa economica della Provincia di Caserta.
Anche l'organizzazione intermodale potrebbe essere favorita da un maggiore protagonismo di una holding regionale per sua origine intermodale, in quanto partecipata anche da importanti aziende di trasporto su ferro.

3. Grandi Opere Logistiche: c'è una unica grande opera utile. La bonifica

Un tema sul quale restano perplessità e differenze è quello relativo alla reale utilità e validità delle grandi opere connesse alla logistica ed ai grandi corridoi Nord-Sud ed Est- Ovest, su cui è concentrata spesso l'attenzione sia delle Istituzioni che degli Operatori economici. Tali grandi opere, in parte già previste nella programmazione regionale e nazionale (l’ aeroporto di Grazzanise , l’interporto di Marcianise-Maddaloni , i collegamenti stradali quali la Telesina o il prolungamento del corridoio Adriatico-Tirreno attraverso l’ammodernamento della ex-SS 430 ecc) non hanno ad oggi le risorse necessarie per la loro ottimizzazione, e soprattutto rientrano in una logica che noi contestiamo alla radice: l'idea che la Campania ed in particolare la sua area settentrionale sia destinata ad essere sostanzialmente una piattaforma logistica. Questa idea è fortemente avversata dalla Sinistra l'Arcobaleno, che individua il possibile futuro della provincia nello sviluppo autocentrato dell'agricoltura e dell'industria leggera (alimentare, tessile e elettronica) il cui rilancio è possibile non se vi saranno più strade o snodi logistici o gigantesche aree commerciali, ma se, piuttosto, sarà realizzata la sola grande opera utile a questo territorio: la bonifica integrale dei regi lagni, del litorale e della piana campana.

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domenica 17 febbraio 2008

Le sirene del voto utile e la possibilità dell'alternativa

di Giosuè Bove

Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra Arcobaleno, rispondendo alla domanda di un giornalista, ha osservato che, si! è possibile che elettori di sinistra votino per il PD. Ed è così, perché la questione del "voto utile" sta penetrando in vaste aree di opinione pubblica. Anche tra lavoratori, pensionati, studenti, disoccupati, donne. Eppure mai come questa volta il voto al PD è sostanzialmente “inutile”, almeno se per "voto utile" si intende quello per battere la destra politica e sociale. Ci troviamo, infatti, dopo la rottura unilaterale e irresponsabile del PD con la sinistra, di fronte ad una formazione politica che ha rinunciato a qualsiasi contenuto di sinistra e ha imbarcato il giustizialismo ipocrita dell'Italia dei Valori, partito che a sua volta sta riassumendo (lo ha sempre avuto, ma era stato costretto parzialmente a nasconderlo) un volto sempre più di destra. Il PD è in sostanza, un partito di centro (dal punto di vista sociale) che guarda a destra (dal punto di vista politico ed elettorale), chiedendo però i voti a sinistra in nome di un antiberlusconismo che peraltro ripudia. Il programmi di PD e PDL sono fotocopie una dell'altro. Meno tasse e più salari, dicono entrambi: in concreto vuol dire che invece di dare ai salari togliendo a profitti e rendite con una tassazione sempre più efficace e giusta, si vogliono recuperare i soldi con i tagli alla spesa sociale (il PD lo ha detto chiaramente nei 12 punti): per i ricchi “no problem”; per lavoratori, pensionati e studenti “un guaio serio” perché oltre all'ingiustizia di qualche spicciolo in più in busta paga e invece milioni e milioni a padroni e redditieri, c'è pure la beffa dell'aumento delle spese per la scuola, la sanità, i trasporti. Senza considerare che in questo modo va a farsi friggere anche la speranza di dotare finalmente l'Italia di un sistema di ricerca, sviluppo e innovazione che sia degno di un paese civile. Sulla precarietà propongono entrambi di renderla “garantita permanentemente”: i 1000 euro al mese, lo sanno bene i precari, sono una bella fregatura, perché non aggiungono niente a chi ha già contratti interinali, anzi rischiano di ridurre i salari già erogati, e non affrontano la questione di fondo, che è la continuità del reddito e la lotta, soprattutto nel Mezzogiorno, contro il lavoro nero e la disoccupazione. In omaggio a sua maestà la confindustria PD e PDL non intendono aggredire il nodo vero della liberalizzazione del mercato del lavoro, e cioè la legge 30; meno che meno intendono ragionare di garanzia del salario ai disoccupati. Entrambi PD e PDL parlano più o meno allo stesso modo dello sviluppo economico, e i nuovi fedeli fanno a gara con i vecchi sacerdoti del "privato è bello", lasciando che le multinazionali del commercio distruggano ogni tessuto produttivo: basta guardare cosa sta succedendo da noi, in Campania, ma non è diverso anche in altre regioni. Non si distinguono certo sul terreno dei diritti: PD e PDL dicono in coro "non si parli della 194, delle coppie di fatto": una parola chiara significherebbe immediatamente per entrambi divisioni e imbarazzi. Sono uniti sulla idea della crescita sviluppista, che privilegia quantità e omologazione e distrugge l'ambiente: tav, ponti (forse anche sullo stretto), mega impianti di produzione di energia e altre tante grandi opere inutili, mentre la vera opera utile sarebbe organizzare una grande bonifica integrale dei territori devastati da questo modello di sviluppo, e non solo in Campania. E parlano nello stesso modo anche di politica internazionale: tutti schierati a fianco della grande superpotenza americana che di pace "eterna" se ne intende. Inciuciano ampiamente sulla riforma istituzionale e non intendono "scontrarsi" sul conflitto di interessi.

E allora, siamo condannati? PD o PDL è la stessa cosa, vincerà uno di loro e per noi saranno guai? Certo la situazione è difficile, ma possiamo dire che questo dipenderà da quanta forza avrà la sinistra arcobaleno. E non lo dico per fare propaganda: è così, nei fatti. Che peso avranno i lavoratori, di disoccupati, i precari, i pensionati, gli studenti, le donne, gli immigrati nelle politiche del futuro governo non dipenderà tanto, paradossalmente, da chi governerà, ma da quanta forza avrà la sinistra finalmente unita e quanta forza riusciremo a mettere nelle piazze. Anche rispetto alla stessa posizione del PD. L'esempio della Germania è davanti agli occhi di tutti: lì il partito di centro destra e quello di centro sinistra hanno fatto la grande coalizione, ma l'opposizione forte e decisa de La Sinistra (si chiama proprio così il corrispondente tedesco della sinistra arcobaleno italiana, Die Linke) è riuscita in Parlamento e nel paese a porre un argine all'offensiva del padronato e della destra. E alla fine lo stesso partito tedesco di centro sinistra, è stato costretto, suo malgrado, a fare concessioni alle classi sociali meno abbienti.

Dobbiamo, insomma, fare come in Germania: una sinistra unita e autonoma, che proponga una propria idea di società e che raccolga le forze, anche dall'opposizione, per costruire la prospettiva di un governo "per un alternativa di società". Oggi è tutto più difficile, per la scelta fatta dal PD. Ma è anche tutto più possibile.

a domenica, febbraio 17, 2008 0 commenti

sabato 16 febbraio 2008

Il resoconto delle riunioni di Venerdì 15 febbraio

Venerdì 15 febbraio si è svolta nel pomeriggio una riunione della segreteria provinciale del PRC a cui poi è seguita una riunione di gruppo di lavoro del comitato provinciale della sinistra arcobaleno sulla organizzazione della campagna elettorale.
Riportiamo in sintesi dibattito e conclusioni:
SEGRETERIA DELLA FEDERAZIONE PROVINCIALE DI CASERTA DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA:
Ente provincia. Rispondiamo con forza agli attacchi all'assessore Milani e rilanciamo: per la nuova giunta almeno 4 donne ed un rinnovato patto programmatico
1. Sugli attacchi subiti dall'assessore provinciale Milani in merito alle scelte relative allo staff e ai dirigenti dei centri per l'impiego si approvano i comunicati del 14 e del 15 febbraio (allegatO "POLEMICAMILANI.DOC") del segretario provinciale ed anche la scelta dei tempi di risposta, avvenuta dopo il chiarimento sul prosieguo della consiliatura e dunque fuori da ogni surrettizia interpretazione. Tali comunicati saranno inviati a tutti i compagni affinché siano informati e possano reagire nel migliore dei modi agli attacchi.
2. Sull'apertura della verifica in provincia la segreteria si dichiara d'accordo a proseguire nella linea già tracciata: non è possibile pensare di costruire la nuova giunta senza garantire la presenza di almeno 4 donne, rispettando l'impegno solennemente assunto da De Franciscis e da tutta la coalizione in campagna elettorale e, in ogni caso, il rimpasto non può "essere a freddo", ma deve essere conseguenza o perlomeno costruzione contemporanea della verifica del programma e della rifondazione, assolutamente necessaria, di un nuovo patto programmatico. Su questo si chiede al Segretario provinciale di intervenire pubblicamente in tempi brevi
Alla Regione, così come nei grandi Comuni lanciamo il cuore oltre l'ostacolo
3. Sul rimpasto in regione la segreteria esprime un giudizio di insufficienza: non è stato toccato il nervo scoperto della Sanità, lasciando l'attuale assessore al suo posto, né si è preso atto della fine del ciclo politico e della necessità di ridare "la parola al popolo" nei tempi possibili, dettati dal superamento della fase acuta dell'emergenza rifiuti e dalla costruzione di una prospettiva di alternativa delle forze democratiche e di progresso. E però vero che nella percezione diffusa, soprattutto dentro il partito, la fuoriuscita dalla maggioranza e dalla giunta in questo momento sarebbe poco comprensibile, rischierebbe, in una fase di grande difficoltà, di aggiungere ulteriori problemi piuttosto che risolverli. La nomina ad assessore all'ambiente di Walter Ganapini, presidente di Greepeace Italia; così come dell'economista neo-kenesiano Mariano D'Antonio al Bilancio, del sociologo Domenico De Masi al Turismo e ai Beni Ambientali, del ricercatore Nicola Mazzocca all'Università e della docente Alfonsina De Felice alle Politiche Sociale al posto di Andrea Abbamonte e Luigi Nocera coinvolti nell'inchiesta giudiziaria sull'Udeur, delle democratiche Rosetta D'Amelio e Teresa Armato che si candideranno al Parlamento e del socialista Marco Di Lello, il cui partito ha abbandonato la maggioranza in Consiglio Regionale, costituiscono indubbiamente una sfida a cui è difficile dire di no. E soprattutto appare oggi necessario "lanciare il cuore oltre l'ostacolo": dopo le elezioni politiche si aprirà un grande dibattito nel partito e nella sinistra, che culminerà, per quanto riguarda rifondazione, nel congresso di autunno. E lì che dovremo definire sulla base di una analisi approfondita, serena e che coinvolga davvero l'intero partito, il nostro posizionamento e la nostra strategia in questa Regione. Nell'immediato inoltre è necessario evitare di far precipitare le differenze di posizione e di giudizio che esistono, in un senso e nell'altro, tra i partiti della sinistra arcobaleno sul processo unitario: le scelte immediate ancora risentono del ciclo politico che si è appena chiuso, e non possiamo adesso pretendere una unica linea su tutto, né gli altri possono pretenderla da noi.
4. Sulle situazioni di sofferenza nei grandi Comuni si approva lo schema di ragionamento proposto dal segretario: nei luoghi dove il livello di degenerazione raggiunto dal partito democratico è irrecuperabile, ovvero dove è maturato un giudizio definitivo di inadeguatezza politica e amministrativa della attuale coalizione, bisogna avere il coraggio di dichiararlo con chiarezza e di lavorare ad aggregare intelligenze e forze democratiche e di progresso per costruire una prospettiva ed un orizzonte di alternativa. Dove invece è mutato il giudizio politico e vi fossero possibilità per continuare o riprendere il rapporto con il PD sulla base di novità importanti e percepibili chiaramente dai nostri iscritti, simpatizzanti e referenti sociali, va accettata la sfida. Cambiamenti di comportamento e di linea, in un senso o nell'altro, vanno discussi con l'intero corpo del partito e dei simpatizzanti, ma dopo le elezioni: come nel caso della Regione, va "lanciato il cuore oltre l'ostacolo", dando al congresso di autunno il senso anche di una verifica delle posizioni sul piano locale. Anche sul piano locale è assolutamente necessario evitare di far precipitare le differenze di posizione e di giudizio che esistono, in un senso e nell'altro, tra i partiti della sinistra arcobaleno sul processo unitario, né tantomeno lo devono chiedere gli altri a noi: le scelte immediate ancora risentono del ciclo politico che si è appena chiuso, e non possiamo adesso pretendere una unica linea, né gli altri possono pretenderla da noi. Se c'è totale condivisione, bene, altrimenti nella sinistra arcobaleno dobbiamo "fare liberamente insieme le cose che è possibile fare liberamente insieme", delineando liberamente insieme un giudizio ed una prospettiva. E, dove è necessario, costruire la prospettiva di una alternativa "democratica e progressista" al sistema di potere del PD.
Una segreteria provinciale sempre aperta per costruire partecipazione e militanza e misurare sul campo l'innovazione possibile
5. L'impossibilità di tenere il congresso e, adesso, la conferenza di organizzazione, ci ha privato di strumenti di discussione che avrebbero permesso di affrontare in termini definitivi il tema degli assetti politici ed organizzativi. Ciò nonostante è necessario intervenire immediatamente sul funzionamento della federazione provinciale in vista della campagna elettorale. Questa battaglia elettorale, estremamente difficile ed il cui esito è estremamente importante per la sopravvivenza di rifondazione e della sinistra in Italia, necessita la costruzione di un livello di elaborazione, partecipazione e militanza che sia adeguato all'altezza della sfida. Per questo si decide che la segreteria sarà riunita sempre, salvo casi eccezionali, in forma aperta, innanzitutto alle sensibilità di minoranza e poi a tutte/i le/i compagne/i che vorranno volontariamente contribuire al lavoro della federazione in questa campagna elettorale. In questo modo sul campo potremo misurare insieme la capacità di superare i problemi e la possibilità della innovazione.


GRUPPO DI LAVORO DEL COMITATO PROVINCIALE DI CASERTA DELLA SINISTRA ARCOBALENO
Si è svolta venerdì 15 alle ore 19 la riunione del gruppo di lavoro aperto (costituito come numero minimo dai segretari provinciali e dai responsabili di organizzazione dei partiti della sinistra arcobaleno) in preparazione dell'assemblea del comitato provinciale della sinistra arcobaleno che si terrà Lunedì 18 febbraio, alle ore 18,00 c/o la sede della federazione provincaile di Caserta del PRC nella quale sarà approvato il calendario provvisorio delle assemblee territoriali per l'elaborazione della carta programmatica, la discussione dello statuto e l'elezione dei delegati alla riunione degli Stati Generali del 21 e 22 marzo, l'appello per un processo dal basso nel percorso unitario e le linee generali di organizzazione della campagna elettorale.
ASSEMBLEE TERRITORIALI
In merito alle assemblee territoriali si è deciso di dividere indicativamente la provincia in 10 distretti: Santa Croce (Teano-Mignano), Litorale (Mondragone, Cstelvolturno, Villa Literno), Monte Maggiore (Caiazzo-Alvignano), Capua e Agro Caleno, Aversa, Agro Aversano (da Lusciano a Casal di Principe), Maddaloni e Valle di Suessola, Marcianise e dintorni, Basso Matese (Piedimonte- Alife) e Alto Matese. Nonostante il tempo ristretto dovremmo mantenere l'impegno, con "laicità e senza isterismi" a discutere di statuto, dichiarazione d'intenti e carta programmatica, come momento di costruzione della stessa campagna elettorale (il cui elemento di novità, del resto, per noi è costituito esattamente dal profilo unitario della sinistra) ed eleggere i delegati alla riunione degli stati generali della sinistra arcobaleno del 21 e 22 marzo.
I responsabili di organizzazione dei quattro partiti si incontreranno lunedì 18 un ora prima della assemblea per definire il dettaglio della proposta di calendario, sentendo in questi 2 giorni i territori e verificando dove e quando tenere le iniziative. Sono già pervenute disponibilità ad organizzare iniziative a Castel Volturno il 28 febbraio, a San Marco Evangelista e a Orta di Atella.
Enzo Falco è stato incaricato di rivedere la bozza di carta programmatica, mentre Franco Nigro di redigere l'appello per un processo dal basso del percorso unitario anche dentro la definizione delle candidature e soprattutto dopo nella strutturazione dei canali di comunicazione con i rappresentanti.
CENTRALE OPERATIVA ELETTORALE
Si propone di organizzare una centrale operativa elettorale a Caserta, presso la sede della federazione provinciale PRC con un ufficio dotato almeno di 3 computer, 2 linee telefoniche fisse ed una serie di cellulari, un fax, 2 stampanti, di cui una f.to A3 a colori ed una fotocopiatrice (? FORSE NO, COSTA TROPPO). A lavorarci sarà n nucleo di base di 4 compagne/i, di cui una/un responsabile, che riceveranno un rimborso orientativo di 1500 euro cadauno oltre tutti i volontari disponibili, con il compito di coordinare l'intera campagna elettorale sia dal punto di vista informativo, con la messa a disposizione modulistica e istruzioni, gestione sito web dedicato, accompagnamento operativo che dal punto di vista organizzativo, con la costruzione rete mail ed sms di iscritti e simpatizzanti alla sinistra arcobaleno, gestione agenda, ufficio oratori, gestione sale e piazze, ivi incluso energia, palchi, amplificazioni, permessi. I responsabili di organizzaizone lunedì pomeriggio devono provvedere a segnalare le 4 persone che possono impegnarsi a tempo pieno ed i volontari. (VEDI PREVENTIVI ALLEGATI)
UFFICIO STAMPA PROVINCIALE
Alla centrale operativa sarà affiancato un ufficio stampa costituito da tutti gli operatori che volontariamente vorranno farne parte ed autogestito, con una direzione di garanzia in capo ai 4 segretari provinciali dei partiti, che curerà l'elaborazione di specifici contenuti programmatici locali e i rapporti con giornali, radio e televisioni.
CAMPER, FURGONI, AUTO
La distribuzione itinerante dei materiali e il punto di raccordo sui territori sarà costituito da 5 camper (o furgoni o auto attrezzate) con amplificazioni, tavolino, sedie, gazebo, che gireranno ognuno in 2 dei 10 distretti sotto individuati, coprendo ogni comune e raccogliendo contatti, informazioni, proposte che trasmetteranno immediatamente all'ufficio elettorale centrale.
SEI PER TRE E MANIFESTI DA-TZE-MBAU
Siamo riusciti a opzionare 20 cartelloni 6 x 3 con una spesa complessiva per 14 giorni di 2.400 euro (120 euro per localizzazione). Si propone il sei per tre allegato. Si è deciso inoltre di fare subito un manifesto tipo da-tze-mabau,(allegato in .doc ed in .pdf) che sarà fornito bianco per stampare contenuti autonomamente, scriverci sopra con il pennarello o attaccarci fotocopie ingrandite. Ne stampiamo 5000 (con la possibilità di stamparne altri, se servono) e di questi 500 già li ristampiamo con una cosa su 194 e coppie di fatto (allegato in .doc ed in .pdf). La prossima sarà su lavoro e precarietà.
PREVENTIVO DI SPESA
Per la campagna elettorale si è provvisoriamente stimato un budget provinciale di 15 mila euro per il funzionamento della centrale operativa e la realizzazione dei materiali preliminari (sei per tre e manifesto da-tze-bau). Quelli propriamente di campagna elettorale ci arriveranno dal nazionale dopo il 3 marzo. Restano da stimare i costi per camper (o furgoni o auto) attrezzate e delle persone che ci vanno dentro. Potrebbe essere conveniente più che fittare i mezzi coinvolgere compagne/i che hanno questi mezzi (camper, furgoni o auto grandi) attrezzandoli con amplificazioni e dotandoli dei materiali e prevedendo un rimborso adeguato per l'utilizzo del mezzo e per il tempo impiegato (intorno ai 3 mila euro cadauna squadra composta da 2-3 persone). Grosso modo siamo sull'ordine dei 15 mila euro. In totale la spesa dovrebbe ammontare a 30 mila euro, con un carico pro-quota di 7.500 euro. Si è deciso di utilizzare il conto corrente già utilizzato per la festa e cominciare a versare su quel conto ogni settimana 1000 euro cadaun partito, sperando che i 4 nazionali si muovano a pietà e che ci mandino qualcosa.

a sabato, febbraio 16, 2008 0 commenti


unedì 11 febbraio 2008

Il grande inciucio

Berlusconi e Veltroni uniti nella lotta per riconfermare il dominio di finanza, industria e vaticano sull'Italia. Non ci facciamo fregare: per difendere ambiente, lavoro e diritti c'è bisogno di una sinistra unita e plurale

La scelta da parte dei poteri forti (banche, confindustria, gerarchie vaticane) di interrompere il lavoro del Governo Prodi, proprio nel momento in cui poteva aprirsi la stagione del risarcimento sociale e dei diritti, con la detassazione dei salari e la tassazione delle rendite finanziarie, sta proiettando la sua logica sulla costruzione di questa campagna elettorale. Partito Democratico e Popolo delle Libertà sono entrambi facce di una medesima strategia e si uniscono nell'inciucio con l'obiettivo comune di ridurre al silenzio la sinistra che intende ancora rappresentare autonomamente le ragioni dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti, delle donne, delle comunità. Per questo utilizzeranno le armi del clientelismo e quelli della convinzione, parleranno entrambi all'unisono del voto utile, chiesto ufficialmente l'uno per sconfiggere l'altro, ma in realtà per ridurre la democrazia a simulacro dentro cui ricomporre le contraddizioni tra le classi dirigenti e proprietarie di questo paese, escludendo le classi subalterne.
E' un tentativo possente e per la sinistra la situazione diventa estremamente complessa e precipita verso un bivio: o la costruzione di un polo autonomo, ambientalista e di classe, legato cioè alle comunità territoriali e al mondo del lavoro, oppure la dissolvenza delle forme organizzate. E dentro questa alternativa netta c'è un ulteriore rischio: che, per fare in fretta, si butti via il bambino con l'acqua sporca e che si cancelli simbolicamente la storia delle lotte ambientali e del lavoro. La falce ed il martello sono un simbolo importante, non tanto per l'identità politica, ma per la carica alternativa e di antagonismo che esprime. Così come i simboli dell'ambientalismo e della democrazia. Smontare per via simbolica il tessuto militante sarebbe un errore simmetrico a quello opposto delle tentazioni settarie o del reducismo, che finirebbero per dividerci, rendere debole, inutile e marginale la presenza delle forze di sinistra. Bisogna al contrario unire dal basso gli attivisti, con un vero processo costituente, partecipato e democratico, per un soggetto unitario e plurale, che non soffochi identità e pratiche politiche.
Dobbiamo fare subito una federazione, insomma, che sia l'espressione di una unità vera e non la riproduzione stanca di un interpartitico dove contano solo i segretari ai vari livelli: per la sfida grande che abbiamo davanti sarebbe davvero insufficiente. C'è bisogno di chiarezza sui temi della laicità dello Stato e dei diritti civili (dai Pacs-Dico alla legge Bossi-Fini) su cui Veltroni tace, sui temi del salario, su cui Veltroni imbroglia (parla di più salari e meno tasse, ma se vuole ridurre, come dice, le tasse al profitto e alla rendita finanziaria. allora non ci saranno risorse per i salari), sui temi del risanamento ambientale, sui cui Veltroni mischia le carte (l'ultimo è il colpo di mano sui CIP6), sui temi della pace, su cui Veltroni è allineato agli americani che di pace (eterna) degli altri se ne intendono.
Bisogna offrire protagonismo ad una nuova soggettività politica: a partire dai lavoratori, abbandonati, strumentalizzati, presi in giro dal partito di Berlusconi e da quello di Veltroni, entrambi subalterni alle medesime logiche di confindustria. A partire dalle lotte delle comunità a difesa del territorio devastato dalle politiche neo-liberiste praticate da centro destra e, anche dal centro sinistra, come è evidente qui in Campania; a partire dagli studenti, dai pensionati, dalle donne.
In altri termini la Sinistra Arcobaleno, quella che chiamano la “cosa rossa”, deve immediatamente aprirsi, includere le rappresentanze sociali e quelle intelligenze che la sinistra, anche quella moderata, ha prodotto e che oggi sono emarginate dallo spostamento al centro del partito democratico, dalla sua fisionomia piegata agli interessi delle grandi lobbies finanziarie e industriali, dal profilo locale, quasi sempre baronale e clientelare. Nei luoghi dove il livello di degenerazione raggiunto dal partito democratico è irrecuperabile bisogna avere il coraggio di dichiararlo con chiarezza e di lavorare ad aggregare intelligenze e forze democratiche e di progresso per costruire una prospettiva ed un orizzonte di alternativa. Su questo ci possono essere ancora timidezze nei partiti, spesso influenzati dalle collocazioni all'interno di maggioranze amministrative: bisogna essere determinati e allo stesso tempo comprensivi, evitando di rompere sulle scelte immediate che ancora risentono del ciclo politico che si è appena chiuso, facendo insieme le cose che è possibile fare insieme e però, delineando insieme un giudizio ed una prospettiva. E dove è necessario essere e costruire l'alternativa al sistema di potere del PD.
Per farlo bisogna cogliere l'occasione di questa drammatica urgenza e con coraggio aprire la fase del tesseramento: non per gli iscritti ai partiti promotori, che sono automaticamente iscritti anche alla Sinistra Arcobaleno, ma per quelli che non hanno tessera e che però sono la gran parte del popolo della sinistra, quelli che hanno segnato con un milione di NO il referendum sull'welfare e che 10 giorni dopo hanno fatto grande la manifestazione di Roma del 20 ottobre.
Una campagna di adesione che sia promossa da comitati provvisori “aperti”, costituiti da rappresentanti dei partiti promotori, ma anche da individualità non legate ai partiti. Bisogna fare uno sforzo affinché questo percorso si articoli in tante assemblee territoriali, comunali o intercomunali, in cui si prendano in esame le carte costituenti (la bozza di statuto, la dichiarazione di intenti, la carta programmatica) e si discutano, si cambino, infine si approvino. E in cui si eleggano i delegati, su scheda bianca e voto segreto, a prescindere dalle appartenenze.
La grande assemblea che prevediamo di fare il 21 e 22 di marzo con l'inizio della primavera sarà, come è del tutto evidente, anche un evento elettorale. Ma deve restare necessariamente anche la riunione degli Stati Generali della Sinistra Arcobaleno, che nel fare concretamente il proprio dovere nella battaglia elettorale, fa nascere il nuovo soggetto unitario e plurale, polo autonomo della sinistra pacifista, ambientalista, di classe e di movimento.

a lunedì, febbraio 11, 2008 0 commenti

lunedì 4 febbraio 2008

Per un soggetto unitario e plurale adesso. Ad iniziare dalla prossima prova elettorale

Appello ai Segretari Nazionali di Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani.

La crisi politica apertasi con il voto di sfiducia al Senato della Repubblica apre una fase completamente nuova della vita politica del Paese. Non finisce solo un governo, né una maggioranza, ma si ridefiniscono tutti i termini lungo i quali si era finora dipanata la transizione politico-istituzionale iniziata tra il 1992 e il 1994. Le modalità con le quali si è giunti alla disarticolazione dell’Unione, rendono evidenti, infatti, sia la tentazione all’autosufficienza che permea il progetto del Partito Democratico, sia la sua illusione di poter imporre il bipartitismo, con l’eventuale sostegno di Forza Italia.
Contro questa prospettiva che nega alla radice la possibilità di un’autonomia ideale, politica e organizzativa della sinistra italiana, che consegna inevitabilmente alla destre il destino del Paese per molte delle prossime legislature, riteniamo più che mai opportuno non fermare, ma anzi rilanciare il processo per una sinistra unitaria e plurale, ponendoci immediatamente l’obiettivo di costruire una lista comune in vista delle prossime elezioni politiche. Riteniamo che questa decisione sia un passaggio obbligato: per dare continuità all’iniziativa federativa apertasi a Roma nello scorso dicembre, ma anche per allargarne i confini a tutte le forze di progresso, da quelle di ispirazione socialista, fino a quelle ambientalista e comunista, con l’ambizione — inoltre — di incrociare, attrarre, rappresentare le tante culture critiche, i soggetti associativi, i movimenti che animano la società italiana.
È giunto il momento, di uscire da se stessi, di mettere in campo un nuova partenza; di farlo con coraggio e volontà di contaminare le nostre diverse tradizioni, per rifondare le ragioni della liberazione umana, coniugando i valori di un nuovo umanesimo socialista, pacifista e ambientalista.
Non abbiamo piccole, esangui rendite di posizione, insignificanti nicchie da difendere. Abbiamo, invece, ancora l’ambizione di poter cambiare alla radice i rapporti tra gli uomini, le donne e il vivente non umano. Per farlo, però, è necessario avere il coraggio di affrontare un viaggio difficile e pericoloso, abbandonando cautele e riserve. Certo correndo il rischio di naufragare, ma anche quello di poter scoprire un nuovo mondo, nominandolo con le parole della libertà e dell’eguaglianza sociale.
Crediamo che sia una sfida che valga la pena di raccogliere, ad iniziare dalla prossima prova elettorale.

Primi firmatari
Giosué Bove (segr. prov. PRC)
Maria Carmela Caiola (assessore prov.le Caserta – Verdi – Sinistra Arcobaleno)
Gianni Cerchia (esecutivo prov.le Caserta Sinistra Democratica)
Giacomo De Angelis (Parlamentare PdCI)
Luca De Rosa (resp. Amiente e Territorio, segr. reg.le PdCI Campania)
Giuseppe Di Gregorio (segr. prov.le Caserta Sinistra Democratica)
Enzo Falco (segr. prov.le Caserta Verdi)
Mario Fusco (capogruppo Sinistra Democratica Mondragone - CE-)
Biagio Napolano (coordinamento prov.le Sinistra Democratica)
Francesco Nigro (segr. prov.le Caserta PdCI)
Amilcare Nozzolillo (consigliere prov.le Caserta PRC – Sinistra Arcobaleno)
Enzo Mataluna (consigliere prov.le Caserta PRC – Sinistra Arcobaleno)
Enrico Milani (assessore prov.le PRC- Sinistra Arcobaleno)
Angelo Papadimitra (segreteria CGIL Caserta)

a lunedì, febbraio 04, 2008 0 commenti

lunedì 28 gennaio 2008

Un ciclo politico si è chiuso. A Roma e a Napoli.

A chi ci critica e ci considera irresponsabili perché in consiglio regionale abbiamo detto "presto alle urne", a chi si stupisce che a Caserta abbiamo detto: "o c'è una svolta, a partire dai rifiuti, oppure ce ne andiamo", rispondiamo che ci dispiace, ma che è necessario elaborare fino in fondo il lutto per un ciclo che si è chiuso definitivamente: a Napoli e in Campania sotto il peso dell'immondizia, a Roma sotto i colpi dei centristi e delle lobbies confindustriali e vaticane. E c'è un forte tratto in comune che non è costituito, semplicemente, dalle vicende giudiziarie di Mastella. Piuttosto da un impianto politico e programmatico che invece di puntare decisamente a dare risposte alla grande massa di popolo che vive di salari, stipendi e pensioni (l'80% degli italiani), ha provato la strada di un compromesso con la grande borghesia finanziaria e industriale.
A Napoli e in Campania questo compromesso ha assunto la sostanza di una gestione privatistica di settori vitali della pubblica amministrazione (rifiuti, bonifiche, acque, trasporti, sanità, programmazione economica...). I risultati sono sotto gli occhi di tutti: ottimi affari per le imprese interessate, un disastro per i cittadini. Immondizia dappertutto, commissariamenti a raffiche, voragini finanziarie, desertificazione industriale e gigantismo commerciale; e una politica troppo spesso ridotta solo a gestione clientelare della pubblica amministrazione.
A Roma il risultato del compromesso è stata prima una finanziaria lacrime e sangue che ha scontentato tutti e poi la timida apertura al tema della redistribuzione. Ma appena si è parlato concretamente di restituire, attraverso la detassazione un pò di reddito a salari e pensioni, il governo è immediatamente cascato. Così abbiamo fatto il lavoro scomodo di "risanare il paese" e rischiamo di consegnarlo bell'e pronto alle destre.I compromessi, quando si governa, sono generalmente necessari. Ma bisogna farli per costruire alleanze politiche e sociali affidabili. L'alleanza lobbistica con i centristi e con i poteri forti, l'abbiamo visto, è inaffidabile. Oggi è urgente un'altra alleanza: tra una politica che vuole tornare ad essere "forte e pulita" e che intende fare "riforme di struttura" e il "blocco sociale" di lavoratori dipendenti, pensionati, precari e disoccupati, piccoli artigiani e commercianti, lavoratori autonomi e partite iva, e, soprattutto nel sud, last but not least, contadini. Questo blocco sociale, naturalmente, non si costruisce con le chiacchiere ma spostando le risorse: detassando i salari e tassando le rendite, riducendo precarietà e insicurezza del lavoro, dando certezze previdenziali e ammortizzatori sociali alle figure del lavoro autonomo schiacciate dal gigantismo commerciale, proteggendo e rilanciando l'agricoltura.Per questo non è più il tempo di tergiversare. Né a Roma, né a Napoli, né a Caserta. Per questo c'è bisogno di un nuovo soggetto della sinistra, unitario e plurale, per il quale Rifondazione è impegnata fino in fondo.
Mercoledì 30 c'è il Consiglio Provinciale e il giorno prima c'è la riunione della maggioranza: noi ci aspettiamo che il lavoro già svolto dall'assessora provinciale all'ambiente, che non è poco, in merito alla emergenza rifiuti, venga innanzitutto valorizzato dentro un percorso che veda l'immediata attivazione di un tavolo permanente di crisi, composto dalle migliori risorse professionali della provincia , guidato dal Presidente e dalla stessa assessora e partecipato dai presidenti delle commissioni interessate. Si tratta di strutturare la Provincia rispetto al ritorno ai poteri ordinari, elaborando il piano provinciale dei rifiuti, accompagnando i comuni nell'applicazione della riduzione, nella raccolta differenziata, nel passaggio da tassa a tariffa e nella introduzione del bilancio ambientale, organizzando la gestione dell'umido e della frazione indifferenziata, con idonei impianti e lavorando ad un accordo di programma per le bonifiche e la depurazione delle acque. Ci aspettiamo un investimento adeguato di risorse economiche: abbiamo proposto 2 milioni di euro finalizzate al piano ma anche alla comunicazione di base, attraverso l'istituzione immediata di un numero verde e una campagna di informazione sul ciclo dei rifiuti, volta a coinvolgere i cittadini in una grande mobilitazione popolare.
Ci aspettiamo almeno questo.

a lunedì, gennaio 28, 2008 0 commenti

PRC: "In Campania presto alle urne e subito discontinuità". Ecco il documento finale del comitato politico regionale della Campania del PRC

Il comitato regionale campano del Partito della Rifondazione Comunista approva la relazione del segretario Peppe de Cristofaro e le conclusioni del compagno Francesco Ferrara. Si riconosce altresì nel contributo offerto alla discussione dal segretario nazionale Franco Giordano e redige il seguente dispositivo conclusivo, invitando tutte le organizzazioni del partito campano ad agire col massimo impegno in questi mesi decisivi, puntando ad un più ampio insediamento sociale e sviluppando con grande determinazione il processo unitario per la costruzione de “la sinistra, l'arcobaleno”.
DISPOSITIVO CONCLUSIVO
La situazione ambientale in Campania è estremamente grave: montagne di spazzatura ancora per le strade, altre migliaia e migliaia di tonnellate collocate in siti di trasferenza approntati alla meglio, milioni di ecoballe da riaprire e differenziare, centinaia e centinaia di ettari ancora da bonificare.
L'emergenza rifiuti è una minaccia reale e incombente per la salute pubblica. Essa impone come assolutamente prioritario lo sforzo per fronteggiare disastro. Un numero adeguato di discariche provvisorie deve essere attivato, dialogando con le popolazioni, fornendo garanzie tecniche precise e fissando con chiarezza tempi e quantità. Al tempo stesso, vanno urgentemente approntati idonei centri di compostaggio, anche prevedendo una riconversione degli attuali CDR, e soprattutto occorre avviare ovunque la raccolta differenziata porta a porta. Vanno anche predisposti interventi normativi per la riduzione a monte della produzione di rifiuti e agili meccanismi premiali per incentivare la filiera del riuso e del riciclaggio.
Il PRC si impegnerà a tutti livelli per contribuire a una soluzione positiva dell'emergenza rifiuti. Ma per sostenere, con possibilità di successo, una reale progressione in avanti è necessario ricostruire un clima di fiducia con le popolazioni della nostra regione, dando a tutti il senso di una nuova fase politica ed istituzionale. Il distacco sempre più grave fra cittadini e politica deve essere affrontato con parole chiare, offrendo una prospettiva credibile di ricostruzione del patto fiduciario tra istituzioni e popolo.
Questa consiliatura regionale non può muoversi con le dinamiche dei tempi normali. E’ nell'ordine delle cose che non proceda fino alla sua scadenza naturale. Noi lo diciamo apertamente, interpretando l'urgenza di risanare con il voto la frattura con la società, e pensiamo che vada pienamente recepita una simile intenzione politica. La restituzione della parola al popolo rappresenta l'architrave per un rilancio democratico e per la ripresa complessiva di una iniziativa politica all'altezza delle difficoltà che abbiamo di fronte.
Si lavori intanto, da subito, nell'attività immediata del governo regionale, ad individuare alcuni punti stringenti, non solo, come è ovvio, per quanto riguarda le tematiche ambientali, ma anche sui temi del lavoro, dei diritti e della trasparenza degli atti amministrativi. Un atto di necessaria discontinuità deve essere costruito, a nostro avviso, nella gestione della sanità in Campania, che deve essere sottratta alle logiche spartitorie, alle spinte privatistiche e, più in generale, alla drammatica crisi di qualità che è sotto gli occhi di tutti.
Occorre, inoltre, che tutti abbiano chiaro come la crisi della politica tragga continuo alimento, nella nostra regione, anche dalla sostanziale assenza di vere politiche di sviluppo. Alla sofferenza sociale non si può rispondere semplicemente con gli ipermercati e il gigantismo della distribuzione. Occorre invece una ripresa dell’intervento industriale e, soprattutto, una nuova, inedita capacità di connettere sviluppo economico e contenuti di civiltà, dando corpo a proposte realmente innovative: dal “ciclo breve” di produzione e consumo allo sviluppo di un piano complessivo per le energie ecosostenibili, dalla valorizzazione dei luoghi del sapere al rilancio del nostro enorme patrimonio ambientale e culturale.
In questa ridefinizione complessiva dell'azione del centrosinistra nella nostra regione, occorre anche dichiarare con nettezza la incompatibilità, con la nuova fase politica, dei comportamenti assunti dall’Udeur. La magistratura deve poter fare la propria parte senza condizionamenti; e per noi vale comunque la presunzione di innocenza. La questione che poniamo non è perciò giudiziaria, ma politica e morale. Una gestione della cosa pubblica che non metta al centro l’interesse generale è destinata a pesare come un macigno nel dialogo, già così difficile, con i cittadini campani. Il PRC è disponibile a dare il proprio contributo per una nuova fase. Ma la questione decisiva è che la fase deve essere effettivamente nuova: nei programmi come nei comportamenti.
Napoli, 25 gennaio 2008

a lunedì, gennaio 28, 2008 0 commenti

lunedì 24 dicembre 2007

Giovani comunisti: pratiche escludenti, formalismi di maniera, mancanza di democrazia e di coinvolgimento. Ecco perché incidiamo poco.

Sono rimasto molto colpito nell'aver letto che è stato approvato un documento dei Giovani Comunisti, io che a quel coordinamento ho partecipato.
Ho pensato allora di mettere a disposizione del dibattito dei GC e del partito queste mie riflessioni, che, se anche da non tutti condivisibili, fanno luce e chiarezza su alcuni aspetti della vita politica dei Giovani Gomunisti.
Il coordinamento di cui si è parlato si è svolto con gli stessi metodi di “de-costruzione” dei Giovani Comunisti degli ultimi anni.
Alla discussione erano presenti solo quattro compagni del coordinamento stesso, frutto ovviamente del fatto che le discussioni in quell'organismo sono spesso monche e prive di stimoli per gli stessi compagni che ne fanno parte.
Una discussione ed un documento che sono totalmente appiattiti su una visione solo organizzativa della nostra struttura giovanile.
I compagni che fanno riferimento all'area della coordinatrice sono spesso assenti, alcuni non li abbiamo mai visti.
Questo succede perchè come al solito, invece di pensare alla costruzione materiale e politica, alla costruzione di un sostrato di idee che possa far in modo che i Giovani Comunisti di tutta la provincia possano crescere e radicarsi nei luoghi di studio e di lavoro, si pensa di utilizzare alchimie organizzative come unico metodo per superare difficoltà che sono tutte politiche, e che ci teniamo a precisare vengono anche dalla gestione della scorsa conferenza dei GC basata ancora una volta solo sui numeri e non sulle idee.
La coordinatrice utilizza la cosiddetta seconda convocazione come una “clava ammazza-dibattito” ! Chiedo ai compagni che stanno leggendo queste righe: dove si è mai visto che viene indetta una prima convocazione, da cui, pur non essendo mai iniziata, scaturisce una seconda convocazione? Ma i compagni dell’area di maggioranza all’interno del coordinamento stanno scherzando, oppure ci stanno dando una esemplare lezione di democrazia?
Quando la coordinatrice lavora, le discussioni ovviamente non si fanno, ma quando invece le discussioni devono essere fissate in giorni e orari in cui si è consapevoli che non tutti possono venire, le riunioni vengono indette, incuranti delle esigenze dei 13 compagni del coordinamento. Questa cosa vale in maniera trasversale e colpisce molti dei compagni del coordinamento stesso.
Il documento che i compagni vogliono far passare come una nuova spinta per l’innovazione, è in realtà il frutto di pratiche politiche antidemocratiche che hanno come unica via di attuazione quella dell’eliminazione di una discussione franca e che parli ai bisogni dei giovani.
Un coordinamento di quattro compagni su tredici (nemmeno un terzo), con una discussione fissata con metodi escludenti, e sopratutto priva di ogni senso politico, NON PUO' ARROGARSI IL DIRITTO DI DECIDERE PER GLI OLTRE 300 ISCRITTI GC DI QUESTA PROVINCIA!
Alla votazione hanno partecipato 3 compagni perchè il sottoscritto, come unico presente che faceva riferimento all’area FalceMartello, pur essendo contrario, ha dichiarato prima che si votasse che quella votazione era completamente nulla e quindi di non poter votare!
Invece di proporre lo scioglimento ancora una volta di una qualche supposta capacità organizzativa e politica che dovremmo avere, inizino a proporre una discussione politica seria sui problemi dei giovani comunisti e da lì, anche tutti insieme potremmo lavorare per la crescita sui territori come a livello provinciale. Ci si chiede di accettare un documento che non dice, non analizza, non propone alcuna riflessione sul perché i giovani comunisti non sono in grado di incidere, nel partito e tra la popolazione della nostra provincia! I compagni dai circoli parteciperanno alle nostre iniziative solo se saremo in grado di lavorare insieme sui reali bisogni della gente.
La prossima conferenza di organizzazione sarà un momento alto di discussione e di confronto politico, in cui tutto il partito potrà imparare e crescere con se stesso. Spero vivamente che i compagni abbiano il coraggio di accettare il FATTO che questo documento è illegittimo e in quanto tale non valido, e che propongano se lo ritengono necessario, una discussione seria e speriamo risolutiva per quanto riguarda l’agire politico in questa provincia.
Finiamola con le barzellette, facciamo le persone serie che è l'unica cosa di cui le migliaia di giovani precari di questa provincia hanno bisogno!
Saluti Comunisti
Gianluca Limatola

a lunedì, dicembre 24, 2007 0 commenti

sabato 22 dicembre 2007

La sperimentazione come via per una reale innovazione

Il documento che segue è stato approvato giovedi' 20 dicembre dal coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti e vuole costituire un segnale in direzione della partecipazione, del decentramento e dell'innovazione, un tentativo di ampliare, migliorare, potenziare e far crescere il lavoro dei Giovani Comunisti sul territorio provinciale.
Non si è entrati nello specifico delle questioni politiche proprio perchè si è ricercata una possibilità di creare uno spazio pubblico dove la discussione in merito alle questioni politiche e la relativa pratica che ne consegue fosse sviscerata e condivisa con tutti i giovani comunisti del territorio, e non esaurita all'interno dell'autoreferenzialità del coordinamento (anch'esso in fase di innovazione). Questo documento sarà inoltre uno dei nostri contributi alla discussione della prossima conferenza di programma che a breve vedrà protagonista il nostro partito. Intanto, in attesa di quest'ultima, il LABORATORIO DEI/DELLE GIOVANI COMUNISTI/E inizierà già a funzionare con l'anno nuovo e sarà preceduto da un attivo provinciale dei/delle Giovani Comunisti/e in cui si darà il via a questa scommessa di democrazia che è il Laboratorio.

Documento del Coordinamento Provinciale dei/delle Giovani Comunisti/e di Caserta

La fase politica che la società tutta, e quindi anche il nostro partito, attraversa in questo momento storico è particolarmente delicata e quanto mai difficile da affrontare. La crisi della politica acuta come non mai, lo stato di atomizzazione del soggetto di classe e la relativa solitudine dell’individuo alienato dai suoi bisogni in un contesto di totalizzazione del rapporto di capitale, la guerra globale e permanente e, in definitiva, la generale ristrutturazione determinata dal passaggio del sistema fordista a post fordista hanno mutato radicalmente la natura del conflitto sociale e l’identità sociale stessa. Tale cambiamento non ha configurato un modello di conflitto ed una identità sociale ridefinita, ma gli stessi appaiono come processi in continua ridefinizione che assumono come perno centrale il ripensamento dei connotati fondamentali della democrazia nello stesso momento in cui mette in discussione l’insostenibilità del modello neoliberista. Dinanzi alla materialità degli eventi ed alla velocità con cui i processi la testimoniano, abbiamo bisogno di ricercare nuovi strumenti che rideclinino il nostro agire e lo rendano realmente efficace all’interno della storia. Insomma, abbiamo bisogno di reinventare noi stessi per continuare ad esistere e per farlo serve la determinazione e il coraggio del “qui ed ora” che un comunista dovrebbe avere dinanzi al processo dialettico della storia. Lo abbiamo cominciato a fare partendo da Seattle, Genova, dalla determinazione della politica della non violenza e dalla ridiscussione della democrazia di genere e dalla contaminazione coi movimenti. E’ ora però di dare concretezza strutturale a tutto ciò e per farlo c’è bisogno di indagare il passato e l’esistente ed interrogare il futuro abbandonando ogni residuo di separatezza dalla realtà e ogni presunzione di autoreferenzialità di cui purtroppo la politica è malata in particolar modo quando si manifesta nella forma partito.
I giovani comunisti sono una componente fondamentale di questo processo di innovazione. Essi hanno il dovere di porsi come spinta propulsiva del cambiamento, come realtà che ha in se le caratteristiche fondamentali per recepire l’evoluzione dialettica dello stesso e che ha il coraggio di trasformare il conflitto in pratica sociale non ideologizzata ma aderente alla storia. All’interno del nostro partito i giovani comunisti, sebbene limitatamente e a volte forse in maniera discontinua, hanno avuto il coraggio per primi di tentare di imparare la lingua dell’innovazione, e i vari inciampare e claudicare lungo il percorso non sono stati altro che la testimonianza dell’inizio del cammino. Sperimentazione è la parola d’ordine che ha consentito di poter dare gambe e voce al bruciante bisogno di tutti quei compagni e compagne che, consapevoli della urgente rilettura della realtà in cui la propria persona, la propria famiglia, i propri amici, i propri compagni, la propria vita si trovano ad esistere, avvertono il senso di sopraffazione derivante dall’inadeguatezza degli strumenti per cambiarla.
Ed è per questo che urge anche qui a Caserta la necessità di avviare la sperimentazione di una nuova forma di partecipazione dal basso, che non sia la mera riproposizione degli schemi propri della forma partito rigida, statica e anacronistica e che trova giustificazione in se stessa, ma un nuovo modo di interpretare l’agire politico rendendo il luogo della partecipazione uno spazio pubblico che abbia come protagonisti i territori. Ciò perché innovare non significa solo creare nuovi dirigenti su base anagrafica e di genere ma significa articolare un processo molto più complesso in cui la sfida da affrontare è principalmente quella di ripensare le forme di organizzazione ,creare strumenti efficaci che veicolino i contenuti e non aver timore della più ampia partecipazione possibile per riscrivere un nuovo alfabeto della politica.
Proponiamo perciò un tipo di organizzazione che nella sua ossatura contenga i germi del processo di cambiamento tutto da attuare. La differenza tra ieri ed oggi sarà che a decidere di questo processo non sarà più l’autoreferenzialità di pochi, ma la creatività e la volontà dei/delle giovani comunisti/e esistenti sul territorio.
Promuoviamo un LABORATORIO PROVINCIALE DEI/DELLE GIOVANI COMUNISTI/E che si riunirà su convocazione della portavoce provinciale su tematiche specifiche. I circoli saranno chiamati a delegare di volta in volta due compagni che parteciperanno alla discussione. I compagni delegati dai circoli dovranno essere coloro che si impegneranno a seguire la specifica tematica sul territorio. Il ruolo del coordinamento provinciale sarà quindi oltre a quello di promozione della discussione, anche quello di coordinamento della stessa.
Il Laboratorio si propone così di diventare un luogo pubblico dove convergeranno, si confronteranno, si promuoveranno e verranno verificati i lavori dei territori.

Coordinamento Provinciale GC Caserta

a sabato, dicembre 22, 2007 0 commenti

Conferenza straordinaria: commissioni e documenti utili

Commissione per il regolamento:
Adriana D'Amico, Maria Emilia Cunti, Angelo Papadimitra, Giovanni Savino, Umberto di Benedetto, Giovanni Capobianco, Franco Rozza. Ai lavori ha chiesto di partecipare Alessandro Conte di Villa di Briano (081 5041607)

Commissione politica:
Marina Zaccaria, Franco Rozza, Antonio Erpice, Enrico Parente, Giosuè Bove, Antonio Dell'Aquila, Luigi Grassia

Le commissioni sono convocate il giorno 9 gennaio 2008 per l'approvazione del regolamento e delle proposte di documenti da presentare al comitato politico del 11 gennaio 2008.

a sabato, dicembre 22, 2007 0 commenti


lunedì 17 dicembre 2007

Conferenza straordinaria programmatica e di organizzazione, percorso unitario, tesseramento al centro del CPF del 19 dicembre

Mercoledì 19 dicembre, alle ore 18,30 a Caserta preso la sede della federazione PRC si riunisce, in seconda convocazione, il comitato politico federale sugli ordini del giorno (1. nomina nuov@ tesorier@; 2. discussione e votazione nuovo regolamento per la gestione economica della federazione) non esauriti nella prima convocazione. Ma, e questa è la novità, preliminarmente verrà presentato un ordine del giorno "per una conferenza straordinaria programmatica e di organizzazione", Tale ordine del giorno, se eventualmente ricevesse la maggioranza dei voti, comporterebbe l'accantonamento dei due ordini del giorno "ufficiali" ereditati dall'ultimo CPF e che sarebbero rinviati al primo comitato politico utile dopo la conferenza di organizzazione.

La discussione, peraltro, non potrà limitarsi a questo: l'assemblea della sinistra e degli ecologisti tenuta a Roma l' 8 e il 9 dicembre e il documento che ne è scaturito (la lettera d'intenti) è al centro dell'attenzione delle compagne e dei compagni, e il dibattito sul percorso unitario, già avviato in diversi circoli e coordinamenti territoriali, oltre che in alcune specifiche iniziative, come quella di Alife, per la costituzione di comitati promotori de “La Sinistra, l'Arcobaleno” appare opportuno che si svolga anche nel Comitato Politico nei suoi termini generali e nelle sue articolazioni specifiche in provincia di Caserta. Infine bisognerà ricordare a tutti che il 31 dicembre finisce non solo il 2007 (prima sicuramente ci vedremo per il tradizionale brindisi di fine d'anno) ma anche il tempo per consegnare le tessere alla federazione provinciale, che entro il 15 gennaio deve a sua volta tassativamente spedirle al Regionale e al Nazionale.


La conferenza straordinaria programmatica e di organizzazione

Al centro della conferenza programmatica e di organizzazione i temi politici (il percorso unitario, la questione del governo e dei governi), programmatici (ambiente e rifiuti, sanità, trasporti e servizi pubblici, beni comuni e conoscenza, critica ai modelli di sviluppo e de-crescita, agricoltura, crisi industriali...) e organizzativi (decentramento, innovazione, democrazia di genere, separatezza dei gruppi istituzionali, cultura del fare, critica ed autocritica dei processi di autoriforma). Il dibattito dovrebbe partire subito dopo le feste, dopo l'approvazione del regolamento e dei documenti da parte del comitato politico federale, con le conferenze territoriali e tematiche e concludersi entro la metà di febbraio con una due giorni provinciale. Per il suo svolgimento si potrebbe prendere a riferimento il regolamento dell'ultima conferenza nazionale di organizzazione, ove applicabile, garantendo però la possibilità della presentazione di documenti anche diversi o contrapposti, brevi e sintetici che consentano il dibattito nelle conferenze ed una composizione per delegati della conferenza provinciale espressi dalle conferenze territoriali. Pur non avendo valore congressuale né potendo sostituirsi ai poteri sovrani garantiti statutariamente al comitato politico, la conferenza straordinaria programmatica e di organizzazione così organizzata esprimerà indicazioni politicamente incidenti sulla discussione successiva nel comitato politico sulla iniziativa politica ed istituzionale della federazione e sugli assetti politici ed organizzativi interni che il comitato politico vorrà darsi per affrontare la complessa fase politica ed il lungo periodo pre-congressuale.

La sinistra, l'arcobaleno
Partiti distinti, ognuno con i propri simboli e la propria organizzazione, si riconoscono reciprocamente dentro un percorso in cui, senza sciogliersi, danno vita ad un soggetto politico nuovo in cui potrà "contare" anche chi non ha tessera, e decidere democraticamente linea politica e gruppi dirigenti unitari, senza vincoli di appartenenza, partendo dalla valorizzazione delle esperienze e dai territori. Un soggetto politico unitario e plurale che dovrà essere di massa e di classe, perché in Italia si è riaperta la possibilità di una rappresentanza reale ed autonoma del proletariato, nella sua accezione più ampia. Un soggetto politico in cui all'interno si potrà e si dovrà lavorare alla unità dei comunisti e dei rivoluzionari, sapendo che la storia non è finita e che le condizioni per l'alternativa di società sono sempre più mature ed è dunque necessario non solo mantenere ma potenziare la soggettività che pensa al superamento del capitalismo e al comunismo del XXI secolo.
Su queste basi si potrebbe decidere di lanciare sul territorio provinciale, insieme alle altre forze promotrici (verdi, pdci e sinistra democratica), una campagna di adesione al progetto de “la sinistra, l'arcobaleno”, diretta in particolare a quelle compagne e compagni “senza tessera”, e articolata inizialmente con un manifesto provinciale (entro la fine del mese corrente), poi con una assemblea provinciale (gennaio 2008) che lanci una serie di assemblee territoriali (febbraio 2008), attraversate da attività e lavori di gruppo sulle piattaforme programmatiche (sanità, ambiente e rifiuti, agricoltura, beni comuni, carattere pubblico dei servizi ...); infine con gli stati generali della sinistra e degli ecologisti (da tenersi entro marzo 2008) che promuovano, tra l'altro, le liste unitarie alle prossime amministrative.

Il tesseramento
Le tessere vanno tassativamente consegnate entro il 31 dicembre 2007. Le consegne effettuate dopo tale data non avranno alcuna validità. Le tessere vanno pagate entro la medesima data: il mancato versamento della quota tessera comporta l'impossibilità a rilasciare la tessera stessa, ovvero l'annullamento di essa. Nel caso in cui le tessere fossero state pagate dagli iscritti al responsabile del circolo (segretario, tesoriere, responsabile di organizzazione o del tesseramento) e questo non avesse provveduto a consegnare l'importo alla responsabile del tesseramento provinciale, il responsabile del circolo sarà passibile di sanzioni di sospensione o allontanamento dal partito, mentre gli iscritti che hanno regolarmente pagato la tessera mantengono tutti i diritti previsti dallo statuto. Nel merito si raccomanda di verificare la quantità di tessere ricevute, consegnate pagate, non pagate e le eventuali giacenze riportate nel prospetto provvisorio del tesseramento. Vanno inoltre sanate le irregolarità relative al versamento delle quote tessere alla federazione da parte dei circoli negli anni precedenti, verificando la contabilizzazione dei crediti vantati dalla federazione e riportati nella nota allegata al bilancio consuntivo 2006 e definendo, in accordo con la responsabile provinciale del tesseramento e dell'organizzazione, un piano di rientro che deve azzerare le esposizioni dei circoli entro il mese di giugno del 2008, al fine di regolarizzare la situazione ed evitare antipatiche procedure disciplinari.

a lunedì, dicembre 17, 2007 0 commenti

Per una conferenza straordinaria programmtica e di organizzazione della federazione di Caserta

Ordine del giorno per il Comitato Politico federale del 19 dicembre 2007


Il comitato politico federale

PREMESSO

RITENUTO

che questi temi debbano invece rientrare in una discussione più complessiva in cui sia possibile determinare:

CONSIDERATO

INDICE

La conferenza straordinaria programmatica e di organizzazione della federazione di Caserta, articolata per conferenze territoriali, con assemblee di più circoli aggregati per zone omogenee, e conferenze tematiche, con una conferenza finale dei delegati eletti dalle conferenze territoriali, da tenersi indicativamente entro la fine di gennaio o l'inizio di febbraio 2008.


Tale conferenza, pur non avendo valore congressuale né potendo sostituirsi ai poteri sovrani garantiti statutariamente al comitato politico, esprimerà comunque indicazioni politicamente incidenti sulla discussione successiva, sulla iniziativa politica ed istituzionale della federazione e sugli assetti politici ed organizzativi interni che il comitato politico vorrà darsi per affrontare la complessa fase politica ed il lungo periodo pre-congressuale.

PROPONE

CHIEDE

alle compagne e ai compagni, alle segretarie e ai segretari di circolo, alle e ai componenti del comitato politico un impegno ed uno sforzo straordinario affinché questa discussione, sia allo stesso tempo un momento di bilancio politico, ma anche di rilancio della nostra iniziativa e della nostra organizzazione in questa fase complessa e difficile.


Giosuè Bove, Francesco Rozza, Antonio Erpice

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martedì 11 dicembre 2007

Le morti bianche

L'operaio capì che l'inferno è sulla terra e il paradiso sono quelle ali
che ti fanno volare sopra le miserie.
Dall'ultimo piano, il decimo piano, guardò il cielo, fece per toccare una nuvola con un dito e precipitò nel vuoto.
Le chiamano morti bianche come avvenissero senza sangue.
Sono morti inopportune che spesso avvengono quando l'informazione è già impegnata in altri eventi.
Sono cadaveri con vite banali, sono numeri decimali che non incidono sul bilancio.
Sono cani che hanno abbaiato nel qualunquismo per mestiere,
sono un nome nell'anagrafe che si cancella come un'impronta nel deserto in pieno vento,
sono i ricordi sbiaditi del giorno dopo.
Michael Santhers

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Pagherete caro, pagherete tutto

Nel 2007 finora 921 morti, in media 3 al giorno. Oltre 921 mila infortuni, oltre 25 mila nuovi invalidi. Come nel 2006, e ancora nel 2005 e prima ancora. Ogni anno 1000 morti, un milione di feriti, 30 mila invalidi. Una guerra.
“La lotta di classe è finita”, ci hanno detto. Ma era un imbroglio: i padroni (o come si chiamano adesso gli imprenditori) hanno continuato a farla riducendo salari, stipendi, diritti e sicurezza, imponendo ai governi (anche a questo governo) di tagliare lo stato sociale e di aumentare i finanziamenti per le imprese.
“Non esistono più le classi, non esiste più il lavoro”, ci hanno detto: e per convincerci, in questa società dell'informazione, hanno oscurato il lavoro e la sua maledizione. Le vite precarie ed invisibili delle lavoratrici e dei lavoratori acquistano per un attimo la notorietà, a volte per qualche istante superano anche quella dei gossip o dei litigi dei politici, a condizione di essere bruciate in un altoforno, schiacciate da un carrello, precipitate da una impalcatura. Sono le morti bianche, sono le vite invisibili della enorme maggioranza di questo nostro paese e di questo nostro pianeta. In Italia su 60 milioni di abitanti, ben 40 milioni fanno parte di famiglie che vivono grazie ai redditi da lavoro dipendente o da pensione e altri 10 milioni vivono in famiglie con redditi da lavoro autonomo di fatto subordinato: l'esercito delle partite Iva e dei piccoli artigiani.
Se fossimo uniti nella lotta per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori potremmo capovolgere le sorti di questa guerra che i padroni e quelli che li sostengono dicono di non fare ma che produce ogni anno precarietà, miseria, infelicità, morti, feriti, invalidi, orfani, sangue, dolore, tristezza...
L'equidistanza tra impresa e lavoro sbandierata a destra e a manca è un trucco: in una guerra o si sta di qua, o si sta di là. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, per costruire le ragioni e la forza di una alternativa di società, del socialismo del XXI secolo, del comunismo dove le ricchezze del lavoro restino a chi li produce, all'intera società, e non a chi in nome del profitto sfrutta, uccide, distrugge gli individui e l'ambiente.
E qui subito chiediamo intanto a questo governo: più ispettori del lavoro e più ispezioni nelle fabbriche e nei cantieri, più diritti e maggiori garanzie per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, meno precarietà nei rapporti di lavoro, più democrazia nelle elezione dei rappresentanti sindacali, più competenze alle municipalità e alle provincie nella organizzazione dei controlli sul territorio.
E chiediamo a tutti, alle lavoratrici, ai lavoratori, agli operatori della informazione, ma soprattutto a noi stessi, troppe volte avvolti da spirali di chiacchiere: non dimentichiamo nessuno di questi nostri fratelli morti. Per ognuno di essi dobbiamo fare giustizia!
LA LOTTA CONTINUA

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domenica 9 dicembre 2007

Cronaca di un (difficile) comitato politico

Caserta, 5 dicembre 2007. Comincia abbastanza presto, appena 45 minuti di ritardo rispetto all'orario previsto, (le 18,30). Sostanzialmente un record. L'introduzione del segretario è tutta sulle novità: il rinvio al prossimo autunno del congresso previsto a marzo, proposto dalla Direzione Nazionale (e che il 16 dicembre sarà con molta probabilità deliberato dal comitato politico nazionale) e l'intervista a Bertinotti, che ha dichiarato: “"Il progetto del governo è fallito. Noi siamo già oltre l'Unione", suscitando un vespaio ma anche diversi ed entusiastici “finalmente”. (prosegui la lettura)

a domenica, dicembre 09, 2007 0 commenti

giovedì 15 novembre 2007

Conferenza dei segretari di circolo: decentramento e innovazione senza imposizioni e forzature

Il percorso di decentramento e innovazione avviato da tempo nella federazione di Caserta e che è stato oggetto nella conferenza di organizzazione dello scorso febbraio di una importante riflessione, deve continuare con forza. La sperimentazione di questi anni ci consegna risultati importanti in termini di crescita del partito, di estensione della sua presenza territoriale e di protagonismo di nuovi gruppi dirigenti giovani.

Ma il decentramento e l'innovazione hanno funzionato lì dove erano sentiti come necessità dai circoli e dai territori, mentre hanno segnato il passo dove erano vissuti come imposizioni o forzature: i coordinamenti territoriali di circolo in alcuni casi sono stati interpretati come sovrastrutture dirigenziali “sui” circoli e semplice occasione di riconoscimento politico per le figure di coordinamento.

Pur segnalando, dunque, l'importanza dei processi di innovazione e decentramento la conferenza dei segretari di circolo ritiene opportuno sancire il superamento, avvenuto già di fatto, degli organismi che in maniera organizzativistica e volontaristica si determinarono, e cioè i coordinamenti di zona con i relativi referenti e la direzione e di rilanciare i processi attraverso il principio della costruzione volontaria, della produzione politica, del saper fare.

In particolare la conferenza ritiene necessario che la federazione sostenga i coordinamenti intercircolo zonali e tematici lì dove si svilupperanno in maniera volontaria su questioni territoriali o tematiche, come ad esempio il coordinamento della zona Aversana intervenuto a Taverna del Re sulla questione dei rifiuti, o come i coordinamenti che si potrebbero sviluppare sulla questione della crisi industriale tra circoli anche lontani (Marcianise, Sessa Aurunca, Aversa ...) o sulla questione del piano regionale per le cave (Caserta, Maddaloni, Monte Santa Croce ...), senza irrigidire tali esperienze in formule organizzativistiche permanenti “per forza”.

La stessa conferenza dei segretari di circolo che decide di riunirsi “su iniziativa” senza definire una periodicità precisa, può diventare un momento importante di decentramento e innovazione: ma non è né deve essere l'ennesimo organismo politico. Piuttosto un gruppo di lavoro, un ambito di dibattito aperto, volontario e “produttivo” dal punto di vista politico, che approfondisce i temi, istruisce ricerche, costruisce pezzi di programma, consente lo scambio delle “buone pratiche”, cioè del “saper fare”, aumentando la circolazione della conoscenza e della esperienza pratica.

Non dunque una sovrastruttura che sostituisce un altra, né altre occasioni di riconoscimento politico per singole figure: il suo ruolo come gruppo di lavoro sarà tanto più forte quanto maggiore sarà il grado di partecipazione volontaria, di approfondimento e di produzione (di pezzi di programma, di buone pratiche, di proposte specifiche).

D'altra parte l'intero partito è impegnato in una grande discussione sul processo unitario a sinistra, che costituisce una priorità assoluta in questa fase. Proprio dai territori e da queste esperienze di decentramento e innovazione possono venire interessanti spunti di riflessione e racconti veri di questo processo, che possono aiutare l'intero partito in questa impresa complessa, difficile, ma necessaria per le classi sociali subalterne.

a giovedì, novembre 15, 2007 0 commenti

domenica 11 novembre 2007

Per un partito dei circoli, motore del processo unitario della sinistra

... si avverte forte una necessità di cambiamento nel modo di fare la politica, anche dentro il nostro partito: dobbiamo confermare la centralità dei circoli e dei territori nella organizzazione, nella direzione, nella elaborazione della linea politica: non basta il dibattito periodico in federazione, bisogna decentrarlo sui territori, portare la federazione in ogni circolo, perché è nei circoli e nei territori che nascono le vertenze e i conflitti che coinvolgono; e lì che davvero le compagne e i compagni formano il loro essere comunisti. E al tempo stesso favorire il movimento inverso, dei circoli verso la federazione ... (leggi il documento)

a domenica, novembre 11, 2007 0 commenti


sabato 10 novembre 2007

Una proposta di legge regionale per i piccoli comuni

di Maria Grazia Valentino
In Regione Campania vi sono piccoli centri abitati, che non solo svolgono un'opera insostituibile di presidio e cura del territorio, ma sono portatori di cultura, saperi e tradizioni, e rappresentano al tempo stesso fattori di coesione sociale, di inclusione culturale, catalizzatori dei valori di pace e solidarietà. La presente proposta di legge è volta sia a tutelare l'ambiente e la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine che in questi centri vivono, valorizzando le risorse e il patrimonio d'arte e tradizioni che custodiscono, sia a ridurre lo spopolamento e l'impoverimento di queste piccole realtà territoriali. (a breve disponibile l'intero documento)

a sabato, novembre 10, 2007 0 commenti

venerdì 9 novembre 2007

La questione del governo e le alleanze: perché funzionino bisogna essere in due

Vorrei intervenire nel dibattito sul governo partendo dall’ovvia considerazione che le alleanze, così come i matrimoni e i fidanzamenti, si fanno in due. Perché mai dobbiamo essere solo noi a lacerarci nel dilemma: governo sì o no?
un articolo di Domenico Jervolino
(...) Il centro sinistra è un malato grave, ma porre il problema di una sua guarigione è un compito che riguarda le due gambe dell’alleanza. Guardando in giro per l’Europa, non ci sono altre strategie praticabili nei tempi brevi e medi, se si vuol evitare la deriva a destra: la situazione tedesca ci dice pur qualcosa. Forse là dove la Sinistra si è unita e qualcosa si muove nella Spd, si porrà fra qualche tempo la necessità di un’alleanza. (continua la lettura)

a venerdì, novembre 09, 2007 0 commenti

Da una discussione alla rilettura del saggio di Bertinotti sulla crisi della politica.

Appunti per una riflessione su governo e conflitto

di Giosuè Bove

Spesso nell'atteggiamento che assumiamo rispetto alle tematiche specifiche e generali pesa un pregiudizio (o forse un giudizio maturato senza una analisi generale), su noi stessi e sulla nostra supposta incapacità a governare. “Non siamo capaci, sappiamo fare meglio le lotte!”. Io credo che questa proposizione contenga alcuni elementi di verità immediate, ma che sia errato il processo di valutazione che lo supporta e soprattutto il giudizio sia sbagliato in prospettiva.(continua la lettura di "appunti su governo e conflitto")

In allegato: stralci del saggio:"le casematte del lavoro" di Fausto Bertinotti

a venerdì, novembre 09, 2007 0 commenti

Etichette: sinistra

mercoledì 7 novembre 2007

Sulle politiche sociali ed il budget di salute

Documento condiviso dal Cantiere della Sinistra (PRC, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica) di Maddaloni e presentato nel Consiglio Comunale di Maddaloni il 5 novembre 2007 da Rosario Cardillo

a mercoledì, novembre 07, 2007 0 commenti

Ordine del giorno sulla emergenza rifiuti e atto di indirizzo sulla raccolta differenziata

L'ordine del giorno presentato al Comune di Maddaloni il 5 novembre 2007 dai consiglieri per conto del Cantiere della Sinistra (PRC, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica) di Maddaloni

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