SITO DELLA FEDERAZIONE DI CASERTA DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

RIFIUTI

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Pianificazione territoriale e questione ambientale

Di Giuseppe Messina
Una corretta pianificazione territoriale dovrebbe porre la questione ambientale, intesa come conoscenza preventiva del territorio/settore destinato alla pianificazione, propedeutica a qualunque tipo di intervento. Com’è noto una pianificazione si articola attraverso precisi passaggi conoscitivi: la normativa, la carta delle regole, la carta di progetto o di programma, le informazioni.
Senza volersi spingere in territori propri dell’urbanistica (almeno in Italia) la presente incursione ha lo scopo di ricordare l’importanza che hanno alcuni indicatori per aiutare a conseguire meglio gli obiettivi da raggiungere. Come afferma l’Osservatorio sulle Città Sostenibili,1 “gli indicatori (sono) necessari per saldare la conoscenza con la scelta politica, tramite quell’atto cruciale che è la valutazione delle prestazioni, in termini di sostenibilità dei sistemi che vanno governati e delle azioni di governo”.
I materiali del convegno di Campagna (SA) 20-24 febbraio 2008

Pubblicato da federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista

sabato 22 marzo 2008

Pastorano come Lo Uttaro

di Giuseppe Messina

Pastorano come Lo Uttaro: ancora una volta la Magistratura ferma il tentativo di disastro ambientale e la distruzione dell’agricoltura e della zootecnia casertana. Con una fulminea sentenza il TAR Campania, prima sezione, presidente dr. Antonio Guida, ha accolto il ricorso presentato da numerosi coltivatori e allevatori bufalini di Pastorano, difesi dall’avv. Pietro Romano di Caserta, ha annullato ogni atto che avrebbe trasformato una fondamentale area vocata all’agricoltura e alla zootecnia in uno stabilimento per la lavorazione di rifiuti tossici e nocivi. Addirittura la costituzione in giudizio della Regione Campania non è stata ammessa dai giudici napoletani. I fatti. La ditta Esogest Ambiente S.r.l. con una serie di atti “miracolosi” del comune, della Provincia e della Regione (ora tutti annullati) aveva ottenuto l’autorizzazione per realizzare su un terreno della curia di Capua e da una precedente autorizzazione per un’industria che avrebbe dovuto fabbricare pannelli fotovoltaici, ad un impianto complesso per lo stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali.

Ancora una volta le istituzioni locali – comune di Pastorano, Provincia di Caserta e Regione Campania per gli atti, pareri e valutazioni ritenute illegittime dal TAR e quindi nulli. L’impianto della Esogest che avrebbe lavorato i rifiuti industriali provenienti da ogni parte, dunque, non si farà. L’agricoltura e la zootecnia, prime vittime delle attività illecite, degli inquinamenti diffusi, della mancata programmazione o di scelte sbagliate, questa volta, insieme alla società civile, agli ambientalisti e di tutti quelli che vogliono il bene comune di questa povera terra, possono gioire e sperare. Gioire perché un danno si è evitato. Sperare perché le istituzioni ma anche gli imprenditori capiscano che la società civile non è più disposta a tollerare abusi, illegalità e violenze all’ambiente e alle risorse senza pagarne lo scotto. Chi sbaglia dovrà pagare ed ora sulla vicenda Esogest si aprirà l’accertamento sulle responsabilità penali e dove omissioni, abusi e quant’altro hanno consentito di passare senza colpo ferire da un’industria a nullo impatto ambientale (costruzione di pannelli fotovoltaici) a industria dei rifiuti tossici e nocivi. Ci si aspetta soprattutto una riflessione su quello che è accaduto e scelte consequenziali: le aree di produzione della mozzarella e dell’ortofrutta casertana devono essere salvaguardate, per la nostra salute e per l’economia di Terra di Lavoro, dove il settore agricolo contribuisce per oltre il 60% a formare la ricchezza di questa provincia. La vicenda diossina è una tragica conseguenza delle mancate scelte di politica economica e di mancato controllo del territorio. E’ bene che si ascolti chi protesta e propone o chi è costretto a fare lo sciopero della fame per far cogliere l’attenzione dei decisori politici e dell’opinione pubblica sui veri problemi di questa provincia: illegalità diffusa e mancanza di una progettualità - circa il futuro del territorio, di uno sviluppo locale ecosostenibile e dei suoi cittadini - che stanno mettendo in ginocchio l’intera economia. La cosiddetta emergenza rifiuti è concreta emergenza democratica e istituzionale. Non si può aspettare il prossimo governo e le promesse di sempre. La situazione emergenziale impone atti e azioni immediate da parte delle istituzioni locali. Occorrono segnali visibili ora ad iniziare dalla Provincia che deve proporre un piano provinciale del ciclo dei rifiuti e di atti che salvaguardino ora per il futuro l’agricoltura e la zootecnia casertana, nonché provvedimenti urgenti e definitivi che allontanino la presenza di funzionari e consulenti che non fanno l’interesse pubblico o che si sono dimostrati ampiamente incapaci. Così come il comune di Pastorano dovrà modificare la delibera di indirizzo del nuovo piano regolatore generale (PUC) affinché le uniche industrie che si potranno insediare nel territorio comunale dovranno essere indissolubilmente legate alle produzioni agro-zootecniche del territorio in una visione di sviluppo ecosostenibile sul piano ambientale.

Caserta, 21 marzo 2008

Giuseppe Messina - Legambiente

Pubblicato da federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista

sabato 9 febbraio 2008

11 documenti per uscire dall'emergenza

PROVINCIA DI CASERTA - ASSESSORATO ALL’AMBIENTE
TASK FORCE PER LA FUORIUSCITA DALL'EMERGENZA RIFIUTI

Idee, volantini, progetti (con tanto di grafici, computo metrico e capitolato) software e tanta voglia di uscire dall’emergenza rifiuti

1)descrizione sintetica della strategia da mettere in campo;
2)appello/manifesto per richiamo al senso di responsabilità;
3) lettera di trasmissione e modello di ordinanza sulla riduzione dei rifiuti e sulla limitazione al conferimento in strada e nota di accompagnamento;
4)volantino con consigli pratici per ridurre i rifiuti;
5)numero verde e sito di servizio dell’ANCI/UPI per i Sindaci;
6)modello di disciplinare tecnico per fare la raccolta differenziata monomateriale con la metodologia “porta a porta”;
7)un kit "natura viva" pronto e alcuni consigli per il compostaggio domestico (anche non avendo giardini e per la situazione emergenziale);
8) documenti progettuali (capitolati, grafici e computi metrici) per realizzare isole ecologiche e siti di trasferenza;
9) il piano economico e finanziario ed il regolamento per trasformare la tassa in tariffa e premiare i cittadini virtuosi;
10)schema di campagna di sensibilizzazione per la raccolta differenziata;
11) bando di gara per l’erogazione di contributi ai Comuni che effettueranno la riduzione e la raccolta differenziata.

Pubblicato da federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista

sabato 2 febbraio 2008

Il cosiddetto Piano De Gennaro e Ferrandelle

di Giuseppe Messina
A proposito del piano De Gennaro, del sito di stoccaggio provvisorio di Ferrandelle e delle osservazioni del presidente della provincia di Caserta nell’appoggio – fatte con il solito “garbo istituzionale”, si fa timidamente notare che le risorse economiche non sono infinite. Anzi. Già lo stesso commissario piange miseria (vedi Rai 3 del 29 gennaio 2008 e numerosi articoli apparsi sulla stampa). Sembrerebbe che le risorse attribuitegli siano allo stato pari a 20 milioni di euro (come dichiarato) e, per attrezzare il sito provvisorio di Ferrandelle di Santa Maria La Fossa, occorrerebbero (sempre da dichiarazione) circa 25 milioni di euro! Guardando con distacco la vicenda (ossia facendo finta che la scelta sia corretta, giusta e conveniente), sembrerebbe che il sito di Ferrandelle sia stato scelto dai tecnici del commissario di governo, per il suo substrato argilloso che dovrebbe consentire un approntamento veloce e minori spese di realizzazione. Considerato che la discarica di Parco Saurino, nelle immediate vicinanze, per una capacità ben maggiore (circa il doppio) è costata allo stesso commissario di governo p.t., meno di 4 milioni di euro, non si comprende in che modo i costi siano lievitati in tal misura! Forse dipende dall’assenza di una commissione tecnica (come vigeva all’epoca del prefetto Improta e seguenti, vedi preside facoltà di ingegneria di Napoli, prof. Volpicelli, ecc.) che rilasciava preciso parere, previa istruttoria tecnica-economica riportando i criteri di ammissibilità dell’iniziativa e congruità dei prezzi adottati? Forse dipende dal nugolo di ditte che ufficialmente o effettivamente si occuperanno, a vario titolo (intermediazioni, sub appalti mascherati, fornitura di automezzi, di materiali, ecc. ecc.)? O forse la verità è molto più banale ossia che il sito, come inutilmente detto da esperti di comprovata professionalità e di livello accademico, è assolutamente inidoneo anche sul piano tecnico oltre che territoriale e ambientale? La domanda è: “Che senso ha cambiare i commissari che, di fatto, privi di qualsiasi autonomia decisionale e di organizzazione tecnica idonea, (con responsabili delle amministrazioni provinciali, come nel caso di De Franciscis che brillano per l’assoluta inerzia giustificata da pseudo mancanza di poteri), sono costretti a seguire il piano scellerato dettato dal Ministero dell’Ambiente in una infinita triangolazione che vede assoluti protagonisti Napoli, Roma e Napoli con ramificazioni nelle varie province e poteri forti (concessionario unico, ecc.) che hanno ottenuto il ritiro prima della cordata italiana A.E.M. e A.S.M. Brescia e poi della multinazionale francese Evolia che avevano manifestato interesse, partecipando alla gara indetta dal commissario di governo, prefetto Pansa, volta a “sistemare”, completare e rendere idoneo l’inceneritore di Acerra e a modificare e messa a norma dei 7 impianti di vagliatura ex CDR? Appare quindi di tutta evidenza che il cosiddetto Piano De Gennaro, vero Pecoraro? Vero Mascazzini? è minato in partenza dalla certezza che l’inceneritore di Acerra non potrà entrare in funzione, sicuramente entro il 2008 e quindi anche se gli ex CDR diventassero effettivi cdr (per miracolo) non avrebbero dove smaltire e incenerire i prodotti in uscita. A questo disastro va aggiunto che le province e la regione non hanno elaborato alcun piano rifiuti, il cosiddetto piano Pansa è semplicemente una raccolta di dati sulla base di precedenti scelte già adottate, per cui è da ritenere che nell’imminenza di un nuovo governo sarà la FIBE che salverà la Campania con buona pace della trasparenza, della legalità, dell’ambiente, del territorio, dell’economia regionale, del futuro e di tutti i cittadini, associazioni, produttori, ecc. che si sono opposti “al progresso” e alla costruzione degli impianti avveniristici, figli della gara Rastrelli-Losco-Bassolino e che hanno osato chiedere la raccolta differenziata e la difesa del territorio e dell’economia locale. In conclusione questo tirare a campare a chi giova? Rileviamo, intanto, che le province in ginocchio sono Caserta e Napoli, ossia i territori che per 50 anni hanno smaltito tutti i rifiuti regionali (anche quelli della provincia di Avellino la cui prima discarica è stata aperta solo nel 1995 dal prefetto Improta!) ed extraregionali, di qualsiasi natura e provenienza. Queste stesse province spiccano per l’assoluta mancanza di pianificazione e realizzazione di impianti, isole ecologiche, raccolta differenziata, ecc. Le stesse province si dichiarano favorevoli per il riutilizzo delle eterne discariche di Pianura o Lo Uttaro, tranne a dover fare retromarcia per l’azione della Magistratura e/o sollevazioni popolari senza trasmettere la percezione di uno sbocco alla crisi. Bisogna, dunque, pretendere l’approntamento e la realizzazione di un piano ambientalmente corretto che veda l’attivazione sul territorio di un ciclo moderno di trattamento-smaltimento, partendo a livello comunale dalla raccolta differenziata porta a porta, isole ecologiche e scomparsa dei cassonetti; a livello comprensoriale realizzazione di stazioni di trasferenza, impianti di compostaggio, impianti TMB e, a livello regionale, riutilizzo nel ciclo edilizio di tutti i riutilizzabili, sfruttamento dei cementifici per la frazione combustibile da rifiuto non altrimenti riutilizzabile. In questa maniera anche il territorio interessato dall’inceneritore di Acerra potrebbe ritornare, previa bonifica, alla sua effettiva vocazione e Santa Maria La Fossa credere nel sogno di una valorizzazione agricola-zootecnica del territorio, così come la bonifica degli anni 30 prefigurava nello scenario della Campania Felix. Ovviamente la classe politica, una volta approvato tale strategia/piano, dovrebbe farsi da parte e non interferire nella fase attuativa, imponendo solamente il rispetto di siffatto piano e il controllo effettivo a cura delle province, ASL e ARPAC responsabilizzando e al limite commissariando gli enti locali inadempienti.
Caserta, 1 febbraio 2008 Giuseppe Messina

Pubblicato da federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista

A proposito del piano De Gennaro e di Ferrandelle

A proposito del piano De Gennaro, del sito di stoccaggio provvisorio di Ferrandelle e delle osservazioni del presidente della provincia di Caserta nell’appoggio – fatte con il solito “garbo istituzionale”, si fa timidamente notare che le risorse economiche non sono infinite. Anzi. Già lo stesso commissario piange miseria (vedi Rai 3 del 29 gennaio 2008 e numerosi articoli apparsi sulla stampa). Sembrerebbe che le risorse attribuitegli siano allo stato pari a 20 milioni di euro (come dichiarato) e, per attrezzare il sito provvisorio di Ferrandelle di Santa Maria La Fossa, occorrerebbero (sempre da dichiarazione) circa 25 milioni di euro! Guardando con distacco la vicenda (ossia facendo finta che la scelta sia corretta, giusta e conveniente), sembrerebbe che il sito di Ferrandelle sia stato scelto dai tecnici del commissario di governo, per il suo substrato argilloso che dovrebbe consentire un approntamento veloce e minori spese di realizzazione. Considerato che la discarica di Parco Saurino, nelle immediate vicinanze, per una capacità ben maggiore (circa il doppio) è costata allo stesso commissario di governo p.t., meno di 4 milioni di euro, non si comprende in che modo i costi siano lievitati in tal misura! Forse dipende dall’assenza di una commissione tecnica (come vigeva all’epoca del prefetto Improta e seguenti, vedi preside facoltà di ingegneria di Napoli, prof. Volpicelli, ecc.) che rilasciava preciso parere, previa istruttoria tecnica-economica riportando i criteri di ammissibilità dell’iniziativa e congruità dei prezzi adottati? Forse dipende dal nugolo di ditte che ufficialmente o effettivamente si occuperanno, a vario titolo (intermediazioni, sub appalti mascherati, fornitura di automezzi, di materiali, ecc. ecc.)? O forse la verità è molto più banale ossia che il sito, come inutilmente detto da esperti di comprovata professionalità e di livello accademico, è assolutamente inidoneo anche sul piano tecnico oltre che territoriale e ambientale? La domanda è: “Che senso ha cambiare i commissari che, di fatto, privi di qualsiasi autonomia decisionale e di organizzazione tecnica idonea, (con responsabili delle amministrazioni provinciali, come nel caso di De Franciscis che brillano per l’assoluta inerzia giustificata da pseudo mancanza di poteri), sono costretti a seguire il piano scellerato dettato dal Ministero dell’Ambiente in una infinita triangolazione che vede assoluti protagonisti Napoli, Roma e Napoli con ramificazioni nelle varie province e poteri forti (concessionario unico, ecc.) che hanno ottenuto il ritiro prima della cordata italiana A.E.M. e A.S.M. Brescia e poi della multinazionale francese Evolia che avevano manifestato interesse, partecipando alla gara indetta dal commissario di governo, prefetto Pansa, volta a “sistemare”, completare e rendere idoneo l’inceneritore di Acerra e a modificare e messa a norma dei 7 impianti di vagliatura ex CDR? Appare quindi di tutta evidenza che il cosiddetto Piano De Gennaro, vero Pecoraro? Vero Mascazzini? è minato in partenza dalla certezza che l’inceneritore di Acerra non potrà entrare in funzione, sicuramente entro il 2008 e quindi anche se gli ex CDR diventassero effettivi cdr (per miracolo) non avrebbero dove smaltire e incenerire i prodotti in uscita. A questo disastro va aggiunto che le province e la regione non hanno elaborato alcun piano rifiuti, il cosiddetto piano Pansa è semplicemente una raccolta di dati sulla base di precedenti scelte già adottate, per cui è da ritenere che nell’imminenza di un nuovo governo sarà la FIBE che salverà la Campania con buona pace della trasparenza, della legalità, dell’ambiente, del territorio, dell’economia regionale, del futuro e di tutti i cittadini, associazioni, produttori, ecc. che si sono opposti “al progresso” e alla costruzione degli impianti avveniristici, figli della gara Rastrelli-Losco-Bassolino e che hanno osato chiedere la raccolta differenziata e la difesa del territorio e dell’economia locale. In conclusione questo tirare a campare a chi giova? Rileviamo, intanto, che le province in ginocchio sono Caserta e Napoli, ossia i territori che per 50 anni hanno smaltito tutti i rifiuti regionali (anche quelli della provincia di Avellino la cui prima discarica è stata aperta solo nel 1995 dal prefetto Improta!) ed extraregionali, di qualsiasi natura e provenienza. Queste stesse province spiccano per l’assoluta mancanza di pianificazione e realizzazione di impianti, isole ecologiche, raccolta differenziata, ecc. Le stesse province si dichiarano favorevoli per il riutilizzo delle eterne discariche di Pianura o Lo Uttaro, tranne a dover fare retromarcia per l’azione della Magistratura e/o sollevazioni popolari senza trasmettere la percezione di uno sbocco alla crisi. Bisogna, dunque, pretendere l’approntamento e la realizzazione di un piano ambientalmente corretto che veda l’attivazione sul territorio di un ciclo moderno di trattamento-smaltimento, partendo a livello comunale dalla raccolta differenziata porta a porta, isole ecologiche e scomparsa dei cassonetti; a livello comprensoriale realizzazione di stazioni di trasferenza, impianti di compostaggio, impianti TMB e, a livello regionale, riutilizzo nel ciclo edilizio di tutti i riutilizzabili, sfruttamento dei cementifici per la frazione combustibile da rifiuto non altrimenti riutilizzabile. In questa maniera anche il territorio interessato dall’inceneritore di Acerra potrebbe ritornare, previa bonifica, alla sua effettiva vocazione e Santa Maria La Fossa credere nel sogno di una valorizzazione agricola-zootecnica del territorio, così come la bonifica degli anni 30 prefigurava nello scenario della Campania Felix. Ovviamente la classe politica, una volta approvato tale strategia/piano, dovrebbe farsi da parte e non interferire nella fase attuativa, imponendo solamente il rispetto di siffatto piano e il controllo effettivo a cura delle province, ASL e ARPAC responsabilizzando e al limite commissariando gli enti locali inadempienti.
Caserta, 1 febbraio 2008 Giuseppe Messina

Pubblicato da federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista

martedì 15 gennaio 2008

In Campania è fallita l'idea della "politica debole" e della delega totale all'impresa

Ci sono giorni destinati a pesare a lungo nella riflessione politica e addirittura, nella storia di una società. E noi ne stiamo vivendo alcuni, proprio adesso. Di fronte a noi non c'è semplicemente il fallimento di una ipotesi di gestione del piano dei rifiuti: c'è il crollo di una idea di “politica debole” che affida all'impresa il compito non solo di produrre ricchezza ma anche di realizzare il bene comune, di governare il territorio, di contrastare o convivere con la economia extralegale. C'è il fallimento dell'ideologia neo-liberista che avviene, peraltro, dentro il quadro di una delle frontiere avanzate della globalizzazione, la Campania, ponte del Mediterraneo, imbuto e incrocio dei mercati e delle merci dell'intero pianeta.

I grandi comparti della pubblica amministrazione di questa regione, con il beneplacito ed il concorso, negli ultimi 15 anni, dei governi nazionali sia di centro destra che di centro sinistra, sono stati tutti gestiti in maniera da lasciare non solo l'operatività ma la stessa regia nelle mani delle imprese,. Con esiti che sono sotto gli occhi di tutti: in Campania non solo i rifiuti, ma tutto il comparto "ambiente" è commissariato, dalle bonifiche alle acque. E in questa direzione si va anche per quanto riguarda la voragine apertasi nella sanità pubblica, mentre regna grande confusione rispetto alle assi di sviluppo economico.

Le polemiche di questi giorni contro la sinistra e gli ecologisti accusati di aver contestato questo piano dei rifiuti e la scelta dei termovalorizzatori, hanno il sapore di una arroganza disperata. Proprio la situazione campana con oltre 7 milioni di eco-balle che nessun termovalorizzatore potrà bruciare (almeno non per produrre energia e incassare gli incentivi CIP6), dimostrano con tutta evidenza che, anche se l'impianto fosse stato in funzione, sarebbe cambiato ben poco. Le balle di rifiuti, prodotte di fatto solo per aumentare le ragioni di credito di Fibe rispetto al sistema finanziario e utilizzate come proprietà immobiliari da mettere a garanzia, hanno intasato tutte le zone disponibili. Così, per favorire gli interessi di un privato, si è determinato un disastro senza precedenti.
Adesso il dramma ha sbattuto in faccia a ciascuno di noi l'insostenibilità di questo modello, e solo chi non vuol vedere stenta ad ammetterlo. Adesso per liberare le strade e avviare il ciclo della raccolta differenziata, che è la sostanza giusta del piano del Governo, o, nella sanità, per lavorare ad una ripresa dei livelli di qualità e l'estensione dei servizi, c'è bisogno di una "politica forte" che non deleghi all'impresa e che sia capace di far prevalere l'interesse pubblico su quello privato. Ma qui è il nodo: c'è bisogno di una politica che non sia quell'intreccio perverso di interessi lobbistici e carrierismo, che spesso oggi risulta essere, e che invece sia espressione di una vicinanza reale con le masse popolari.
La situazione impone oggi a tutti i responsabili di restare al proprio posto per la durata dell'emergenza. Ma poi bisognerà trovare, dentro lo stesso quadro politico di centro sinistra, il coraggio per avviare un percorso di innovazione e partecipazione. Si tratta di riannodare la trama, oggi lacerata, dei rapporti dentro la società, fosse anche attraverso una verifica elettorale anticipata. Non per ritrarsi, né per restare a guardare sgomenti un crollo che di fatto è già avvenuto, ma piuttosto per rimboccarci le maniche e cominciare a ricostruire subito, provando così ad evitare di consegnare completamente all'anti-politica e alle destre l'intera regione.


Giosué Bove (segretario della federazione provinciale di Caserta di Rifondazione Comunista)

Pubblicato da federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista

giovedì 10 gennaio 2008

Comunicato della segreteria provinciale di Caserta del PRC sugli ultimi provvedimenti del Governo Prodi sull'emergenza rifiuti

Caserta, lì 9 gennaio 2008
La segreteria provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista ha espresso, nella riunione del 9 gennaio, un giudizio condizionato e articolato sugli ultimi provvedimenti del governo. Essi, nella sostanza, costituiscono un riconoscimento, seppur tardivo, delle ragioni che sinistra ed ecologisti sostengono da anni: e cioè, in sintesi, che bisogna porre fine al commissariamento e che, al di là e a prescindere dalla impiantistica finale, è comunque necessaria la raccolta differenziata, per rendere efficace il ciclo. Se davvero il commissariamento durerà solo 4 mesi, aprendo la fase della provincializzazione del ciclo dei rifiuti; se si andrà fino in fondo nell'avvio della raccolta differenziata anche d'imperio, fino al commissariamento dei comuni inadempienti; se l'esercito sarà utilizzato non per ordine pubblico ma per ripulire le strade e per trasportare i rifiuti, sottraendo alla camorra questo pezzo di business; se, ancora, saranno sciolti quei carrozzoni clientelari inutili che sono i consorzi, questi provvedimenti avranno un segno prevalentemente positivo.
Ed è del tutto strumentale la polemica di questi giorni in primis del Governatore della Campania e poi della stampa, soprattutto di parte confindustriale, contro la sinistra e gli ecologisti che hanno contestato questo piano dei rifiuti e la scelta dei termovalorizzatori. Proprio la situazione campana con oltre 7 milioni di eco-balle che nessun termovalorizzatore potrà bruciare (almeno non per produrre energia e incassare gli incentivi CIP6), dimostra con tutta evidenza che, anche se il termovalorizzatore fosse stato in funzione, sarebbe cambiato ben poco. Le ecoballe di tal quale prodotte solo per aumentare le ragioni di credito di Fibe rispetto al sistema finanziario hanno intasato tutte le zone disponibili, e per favorire gli interessi di un privato, si è determinato un disastro senza precedenti.
Se saranno adottate misure efficaci dai Comuni (anche e soprattutto dal Comune di Napoli) per una raccolta differenziata seria (porta a porta e almeno secco-umido), se saranno realizzate comune per comune, in zone non urbane e non agricole, le isole ecologiche, per favorire il conferimento dei materiali differenziati e, in capannoni chiusi, i siti di trasferenza per l'umido (in direzione degli impianti di compost) e per il residuo indifferenziato (verso discariche controllate e impianti); se le provincie accompagneranno, coordineranno ed assisteranno i comuni fin da subito per l'avvio di una buona raccolta differenziata; se realizzeranno gli impianti di compostaggio (a partire dalla conversione dei capannoni degli impianti di CDR, che è meglio fermare, affinché non producano altre balle, altra frazione organica inquinata, altro disagio); se saranno realizzate, per il residuo indifferenziato, discariche controllate o impianti innovativi di trattamento dei rifiuti di ambito intercomunale o provinciale; se tutto ciò sarà fatto si renderà "de facto" superfluo il ricorso ai termovalorizzatori.
Non serve, insomma, una disputa ideologica sull'incenerimento: non è la soluzione, né tantomeno la priorità: la funzione degli impianti e delle discariche dipenderà dal livello di differenziazione, di riduzione e di riciclo dei rifiuti.
Anche sulla nomina di De Gennaro, tuttora inquisito per istigazione a false dichiarazioni sui fatti del G8 di Genova, non ci interessa polemizzare sul suo passato, il cui giudizio è affidato non solo alla Magistratura ma alla memoria della generazione politica che ha vissuto Genova, ma piuttosto su quello che farà: il problema dei rifiuti non si risolve con la militarizzazione del territorio o con la forza, ma con la capacità di creare consenso intorno alle soluzioni e mantenendo gli impegni assunti. In questo senso il governo ha fatto bene a non definire, come precedentemente aveva fatto il Commissariato e lo stesso Governatore, come unica strada la riapertura indiscriminata delle vecchie discariche, a partire da Pianura. Una scelta del genere sarebbe socialmente ingiusta. difficilmente applicabile, estremamente onerosa. Bisognerà verificare caso per caso; e comunque ci sarà bisogno dell'aiuto delle altre regioni e forse anche di altre nazioni, soprattutto per reperire impianti in grado di trattare i rifiuti tal quali.
Oltre l'orizzonte dell'emergenza anche in Campania è necessario affrontare il tema della riduzione dei rifiuti: ci vuole una legge regionale o nazionale che incentivi il "vuoto a rendere" e che penalizzi "l'usa e getta"; c'è bisogno di una critica pratica a quei modelli di consumo e di vita che sono alla radice di questa crisi di civiltà che attanaglia in particolare la Campania ed il Mezzogiorno, frontiere avanzate della modernizzazione neo-liberista e terreno più profondo della crisi della politica
La crisi campana è infatti una crisi complessiva e dentro e dietro l'emergenza rifiuti vi è una altrettanto permanente emergenza della crisi della politica, come separazione dagli interessi generali delle classi sociali e come egemonia del lobbismo. Una politica che, nell'ergersi a difesa di se stessa come ceto e come rappresentanza di interessi generalmente forti, non riesce a dare risposte credibili alla necessità di cambiamento che urge nella nostra regione. Non solo i rifiuti, ma tutto il settore ambientale è “commissariato” (bonifiche, acque, rifiuti) e in questa direzione si va per quanto riguarda la voragine apertasi nella sanità pubblica, mentre regna grande confusione rispetto alle assi di sviluppo economico. E di fronte a questa situazione che richiederebbe uno scatto d'orgoglio, una mobilitazione generale di popolo, un rilancio dei grandi significati della politica come partecipazione, si preferisce tirare a campare e gestire il pessimo stato di cose presenti. Oggi discutiamo dei rifiuti, ma domani dovremo affrontare, volenti o nolenti, la discussione sulla “altra emergenza” campana che è anch'essa, come si è visto in questi giorni, questione nazionale, e cioè la specifica crisi della politica campana e, soprattutto, la necessità di una novità urgente. La situazione impone oggi a tutti i responsabili di restare al proprio posto per la durata dell'emergenza. Ma poi bisogna trovare dentro lo stesso quadro politico di centro sinistra, il coraggio per avviare un percorso di innovazione e partecipazione, prevedendo, prima che lo impongano altri, una verifica elettorale in tempi realistici, e dimostrando rispetto per il giudizio democratico e popolare, provando ad evitare, così, di consegnare completamente all'anti-politica e alle destre l'intera regione.

Pubblicato da federazione provinciale di Caserta del partito della rifondazione comunista