Scontro tra titani

Micro-Nikkor 105/2.8 VR vs Micro-Nikkor 85/2.8 PC vs Zeiss Makro-Planar T* ZF 100/2

© 2009-2010 Riccardo Polini

L’utilizzatore del sistema Nikon ha, oggi, una scelta sorprendentemente ampia di medio-tele macro. Oltre agli obiettivi di costruttori terzi, il fotografo Nikon può scegliere tra diverse ottiche come mai nel passato.

 

Fig. 1 Da oltre trent’anni Nikon produce validi medio-tele macro per reflex 35 mm. Ma mai come oggi l’utente Nikon ha avuto a disposizione una gamma così ampia e versatile, cui si affiancano alcuni gioielli dell’ ottica come lo Zeiss Makro-Planar T* ZF 100/2 e l’ormai introvabile Cosina-Voigtlander 125/2,5 Macro Apo-Lanthar SL.

 

Infatti, al momento in cui scrivo questo articolo (dicembre 2009), Nikon ha a catalogo un 105/2,8 AFS, di cui ho scritto recentemente (http://xoomer.virgilio.it/ripolini/AF105VR.pdf), e che nel 2004 sostituì la precedente versione AF-D. è ancora a catalogo il 105 macro a fuoco manuale, con luminosità f/2,8 e la cui produzione iniziò nel lontano 1983. E Nikon ha a catalogo - per motivi a me oscuri – entrambe le versioni dell’85/2,8 basculabile e decentrabile (disponibile dunque in versione PC e PC-E). E' da poco iniziata la commercializzazione di un Micro-Nikkor specificatamente concepito per il formato APS-C (DX): si tratta dell’AF-S DX Micro Nikkor 85/3,5G ED VR, indirizzato principalmente ad un’utenza amatoriale. Oltre a questi obiettivi “originali”, sono dotati di baionetta “F” vari obiettivi macro di lunghezza focale 90-105 mm di produttori terzi (Sigma, Tamron, Tokina, ecc.) e due obiettivi con messa a fuoco solo manuale, che citerò separatamente stante la loro elevata qualità: lo Zeiss Makro-Planar T* ZF 100/2 (presentato alla Photokina 2006) e il Cosina-Voigtlander 125/2,5 Macro Apo-Lanthar SL. Il primo è ancora in produzione, e verrà fornito, dalla primavera 2010, anche in versione “ZF.2”, con contatti elettrici e CPU per il dialogo completo con le reflex digitali Nikon di fascia bassa (entry-level). Il Cosina-Voigtlander iniziò la commercializzazione tra il 2001 e il 2002, e rimase sugli scaffali dei negozi fino al 2007. Da allora è scomparso ed è diventato un introvabile oggetto da collezione: se trovate un esemplare usato, preparatevi a sborsare cifre intorno ai 2000 dollari USA (quando fu presentato costava, nuovo, 95 mila Yen, ossia la metà!). La fama di questo obiettivo deriva dalla eccellente resa dello sfocato, nonché da una correzione apocromatica “vera”, che garantisce assenza di fringing e una qualità di immagine a livelli di assoluta eccellenza già a piena apertura. Poiché gli obiettivi Zeiss per 35 mm sono prodotti dalla stessa Cosina, la repentina scomparsa dal mercato del 125/2,5 Apo-Lanthar è plausibilmente imputabile ad accordi commerciali con Zeiss che hanno “suggerito” alla Cosina di interrompere la produzione di uno scomodo concorrente del 100/2 Makro-Planar. Ma torniamo adesso all’oggetto di questo articolo, che si propone di esaminare tre diverse opzioni per il fotografo interessato ad un medio-tele macro con attacco Nikon. Desideriamo infatti scoprire quale obiettivo sia preferibile tra tre possibilità dotate di diverso “carattere” e destinazione d’uso.

 

Tre “caratteri” diversi

Tra i vari medio-tele macro attualmente disponibili abbiamo scelto quello più avanzato per insieme di caratteristiche tecnologiche (il 105 VR), quello più “specialistico” grazie alle possibilità di basculaggio e decentramento (85 PC), e quello di maggiore luminosità (ZF 100/2). Sono dunque tre i “titani” di cui analizzeremo le doti e di cui discuteremo la resa sul campo.

 

 

Fig. 2   I tre obiettivi in prova.

 

Il 105/2,8 VR è un condensato di tecnologia. L’obiettivo appare più ingombrante della precedente versione AF/AF-D, che sostituì nel 2006: la lunghezza del barilotto passò a quasi 12 cm; il diametro aumentò, come pure l’attacco dei filtri, che passò da 52 a 62 mm. Di conseguenza, il peso salì a 790 g, più di due etti in più rispetto alla precedente versione (560 g). Il nome particolarmente lungo dell’obiettivo rappresenta un tentativo di riassumere le principali caratteristiche introdotte dai progettisti in questo modello: messa a fuoco interna (IF) silenziosa e veloce con il motore silent wave (SWM), stabilizzatore di immagine (VR) che rende l’obiettivo particolarmente versatile nella ripresa di soggetti statici in condizioni di scarsa luce ambiente, e rivestimento a nanocristalli (nanocrystal coating) per una maggiore efficacia contro i riflessi parassiti (flare e ghosts). Come ho già discusso nell’articolo su citato, il 105 VR rappresenta un ottimo “compromesso” tra esigenze fotografiche diverse. Fa tante cose più che bene, senza eccellere in uno specifico campo, ma garantendo sempre risultati più che adeguati per un uso anche professionale. L’ 85/2,8 PC, che qui abbiamo provato nella prima versione (che impone di lavorare in stop-down anche con le fotocamere Nikon professionali), è un’ottica nata per lo still-life di piccoli oggetti, ma che fa tante altre cose. Infatti, gli obiettivi dotati di tilt (basculaggio) e shift (decentramento) permettono di superare i limiti imposti al fotografo dalla profondità di campo e dalla prospettiva. Il decentramento permette al fotografo di spostare il centro di prospettiva dell’obiettivo rispetto al centro di prospettiva dell’immagine. In tal modo è possibile correggere le linee convergenti che si vedono quando incliniamo la fotocamera rispetto al soggetto (ad esempio nella foto di architettura). Il basculaggio consente invece di inclinare il piano di messa a fuoco in modo da non farlo coincidere più con un piano perpendicolare all’asse ottico (o parallelo al piano sensibile).

Ciò produce una distribuzione “a cuneo” della profondità di campo (PDC), la cui ampiezza aumenta con la distanza dalla fotocamera. Il tilt pertanto non aumenta la profondità di campo, ma permette piuttosto al fotografo di adattare la disposizione spaziale della PDC ad una specifica situazione di ripresa. La Fig. 3 mostra proprio l’effetto del basculaggio e come questo abbia consentito di avere a fuoco entrambi i coperchi degli obiettivi, nonostante la loro diversa distanza dal piano sensibile e l’uso di un diaframma molto aperto (entrambi gli scatti dell'animazione di Fig. 3 sono stati ottenuti a tutta apertura).

 

 

Fig. 3 Mediante basculaggio è possibile inclinare il piano di messa a fuoco.

 

Un'applicazione interessante dello shift si ha nella fotografia panoramica. La Fig. 4 mostra come si possa ampliare l’inquadratura scattando tre immagini, una senza alcuno shift, una decentrando a destra, e la terza decentrando a sinistra. A differenza delle panoramiche realizzate con ottiche normali, le immagini sono ottenute senza necessità di rotazione della fotocamera attorno all’asse passante per la pupilla d’entrata dell’obiettivo. La composizione delle tre foto può poi effettuarsi mediante software (ad es. con la funzione Photomerge di Photoshop®). Si noti come l’incremento dell’area, e dunque del numero di pixel nell’immagine finale, nonché dell’angolo di campo inquadrato, risulti maggiore nel caso di fotocamere con sensore APS-C.

 

Fig. 4   Inquadrature ottenibili mediante sovrapposizione (stitching) di tre immagini acquisite con 85 mm decentrabile e shift di 11 mm a destra e a sinistra.

 

Oltre a permetterci di giocare con la prospettiva e la profondità di campo, l’85 PC è anche un ottimo obiettivo da ritratto, con transizioni tonali tenui ed una resa dello sfocato di indubbia qualità. L’immagine seguente mostra la resa di questo vetro a tutta apertura, dove si ha un buon equilibrio tra nitidezza e contrasto. A tutta apertura non v’è necessità di chiudere il diaframma prima dello scatto e l’obiettivo si può usare con automatismo a priorità di diaframmi e come un qualsiasi vetro a messa a fuoco manuale.

NOTA: Il diaframma elettromagnetico degli obiettivi Nikkor decentrabili/basculabili della più recente serie PC-E (24/3.5, 45/2.8 e 85/2.8) si chiude automaticamente, al momento dello scatto, al valore preimpostato quando gli obiettivi sono usati con le fotocamere D300/D300s e D3/D3s/D3X.

 

Fig. 5 Immagine ripresa con reflex digitale 12 Mpix e Micro-Nikkor 85/2,8 PC a tutta apertura.

 

Lo Zeiss Makro-Planar T* 100/2 ZF fu presentato nel 2006 insieme al suo fratello minore (il Makro-Planar T* 50/2). Questi obiettivi nacquero con baionetta F (per Nikon, siglati ZF) e K (per Pentax, con sigla ZK) per fornire non solo una luminosità massima maggiore di quella dei diretti concorrenti, ma anche prestazioni ottiche superiori.

Il 4 dicembre del 2009 la Zeiss ha annunciato che questi obiettivi saranno anche prodotti con attacco EF per le fotocamere Canon. Il 100/2 Makro-Planar ha la peculiarità di uno schema ottico derivato dagli obiettivi dell’industria cinematografica. Infatti, i dati tecnici dell’obiettivo rivendicano il ricorso ad un’ottica ARRI/Zeiss, tipica dei costosi obiettivi per cinematografia che la ARRI sviluppa sin dal 1917. La Fig. 6 mostra un ARRI/Zeiss Distagon T* XP di focale 35 mm e luminosità massima f/1,3 per una messa a fuoco estremamente selettiva. ARRI e Zeiss condividono pertanto il know-how per la produzione di obiettivi di elevata luminosità e realizzati con materiali speciali per garantire sia una qualità ottica di prim’ordine, sia prestazioni costanti nel tempo. Il 100/2 ZF ambisce dunque ad inserirsi in questa tradizione: qualità, luminosità e durata sono le sue caratteristiche di targa. Per questi motivi, il 100/2 ZF può impiegarsi in una molteplicità di condizioni (dal paesaggio al ritratto e, ovviamente, in macro) fornendo risultati, almeno sulla carta, di alto livello. È effettivamente così?

 

Fig. 6  Ottica ARRI/Zeiss per cinematografia

(http://www.kryptonfilm.no/index.php?id=353)

 

Analisi comparata

I tre obiettivi in prova sono tutti dei macro. Come indicato in Tabella 1, solo il 105 VR permette di raggiungere il rapporto 1:1 senza accessori. Sia l’85/2,8 PC, sia il 100/2 ZF, si fermano al rapporto 1:2. Essi possono raggiungere il rapporto 1:1 con un opportuno tubo di prolunga. Particolarmente indicato il Nikon PN-11 in virtù del comodo collare per treppiede che consente di bilanciare le masse quando si lavora su stativo.

 

Tabella 1.

105 VR

85 PC

100/2 ZF

Schema ottico

(lenti/gruppi)

14/12

6/5

9/8

Lamelle diaframma

9

9

9

Peso (g)

750

775

680

Lunghezza x diametro (mm)

116x83

109x83

~ 90x76

Diametro filtri (mm)

62

77

67

Max rapporto di ingrandimento [1]

1:1

1:2

1:2

Messa a fuoco 1:2 (cm)

40

39

44

Distanza di lavoro a 1:2 (cm)

24

20

25

Messa a fuoco a 1:1 (cm)

31,4

34[2]

37,5[2]

Distanza di lavoro a 1:1 (cm)

15,4

11,5[2]

14,5[2]

Ingrandimento massimo con 500 D[3]

-

1:1,3

1:1,3

Distanza di maf minima con 500D

al massimo rapporto di ingrandimento

-

33

35,5

Distanza di lavoro con 500 D

al massimo rapporto di ingrandimento

-

13,5

15

[1] Senza accessori.

[2] Con tubo Nikon PN-11.

[3] Con la lente addizionale Canon 500 D (diam. 77 mm), senza tubi di prolunga.

Dei tre, solo il 105 VR ha la messa a fuoco interna: il suo barilotto non si allunga man mano che focheggiamo alle corte distanze. La Fig. 7 mostra i tre “titani” focheggiati all’infinito e a 1:2. All’infinito si apprezza la particolare compattezza del 100/2 ZF, il cui ingombro ricorda quello del vecchio Nikkor AI-S 105 mm f/1,8. A 1:2, nonostante l’allungamento del barilotto, la distanza di lavoro (working distance, WD) dello Zeiss è comparabile a quella del 105 VR (v. Tab. 1). Ciò è dovuto al fatto che il 105 VR riduce molto di più la sua lunghezza focale alle corte distanze. A 1:1 il 105 VR ha una WD leggermente maggiore (quasi 1 cm) rispetto allo Zeiss. Per quanto attiene la WD, l’85 PC mostra valori più bassi. Quest’obiettivo paga non solo lo scotto di una lunghezza focale minore, ma anche il maggiore ingombro della meccanica di tilt & shift.

 

Fig. 7 I tre obiettivi focheggiati all'infinito e a 1:2 (da sinistra: 105/2,8 VR, 85/2,8 PC e 100/2 ZF).

 

La realizzazione dello Zeiss è molto curata e la ghiera di messa a fuoco è frizionata in modo impeccabile, come si conviene per un’ottica a focheggiatura manuale di livello professionale. L’unica nota stonata del 100/2 ZF é il tappo anteriore: troppo sottile per i miei gusti. L’ho prontamente sostituito con un tappo Nikon di 67 mm.

Con il 100/2 ZF occorre una bella rotazione di 90° per passare dall’infinito a ~ 1 m. Con altri 90° di rotazione della ghiera si arriva a circa 60 cm (~ 1:4). Con quasi altri 180° di rotazione, lo Zeiss arriva a 1:2 (44 cm). Il 105 VR fa tutto questo in poco più di 90°! Di conseguenza, la focheggiatura manuale dello Zeiss è di estrema precisione (lo stesso non può dirsi per il 105 VR, che si comporta del resto come molti macro auto-focus). La ghiera di messa a fuoco dell’85 PC è sorprendentemente più simile a quella del 105 VR che non a quella  dello Zeiss. Con 90° di rotazione già si è scesi sotto il mezzo metro di distanza di messa a fuoco. Con ulteriori 60° di rotazione arriviamo a 1:2. 150° in tutto. Ciò è dovuto non solo al minore allungamento richiesto da un 85 mm per giungere a 1:2, ma anche ad una precisa scelta. I progettisti hanno dovuto realizzare un elicoide di messa a fuoco più semplice per non appesantire troppo la già complessa struttura meccanica dell’obiettivo. Ad ogni modo, la focheggiatura manuale con l’85 PC risulta senz’altro più agevole rispetto al 105 VR, senza giungere però ai livelli dello Zeiss.

 

Resa in macro

Come prima prova ho eseguito degli scatti a 1:2, ovvero al massimo rapporto di ingrandimento dell’85 PC (senza tiltshift) e del 100/2. Il soggetto è mostrato in Fig. 8. Le immagini sono state acquisite con la fotocamera (Nikon D300) su stativo, messa a fuoco mediante live-view sull’occhio del soggetto e sollevamento dello specchio prima dello scatto. La fotocamera era impostata con picture control “standard”, e nitidezza 3 (la scala va da 0 a 9).

 

Fig. 8 Il soggetto usato per l'analisi dei tre obiettivi, e ripreso con ingrandimento 1:2.

 

I file raw (NEF) sono stati aperti con Nikon Capture NX e i tre crop 100 %, ottenuti con ciascun obiettivo ad un dato diaframma, sono stati convertiti in Jpeg di qualità 100 ed esportati in Photoshop® CS4. I file finali ottenuti dall'unione dei vari crop sono stati salvati come Jpeg di qualità 12.

 

 

Fig. 9 Crop a f/2,8 (1:2). Cliccare per ingrandire.

Fig. 10 Crop a f/4 (1:2). Cliccare per ingrandire.

Fig. 11 Crop a f/11 (1:2). Cliccare per ingrandire.

 

I crop di Fig. 9 mostrano i risultati a f/2,8. Le immagini denotano l’ottima risolvenza e microcontrasto dello Zeiss. L’85 PC è poco distante come resa, mentre il 105 VR risulta più morbido e meno contrastato. A f/4 (Fig. 10) la resa del 105 VR migliora, ma tra i tre è lo Zeiss a detenere il primato come resa grazie ad un microcontrasto eccellente. Mano mano che chiudiamo il diaframma, le differenze si riducono. I crop a f/11 (Fig. 11) mostrano una sostanziale equivalenza di resa tra l’85 PC e il 105 VR, ma lo Zeiss ha un maggiore microcontrasto. La resa ad f/2 dello Zeiss alle corte distanze è decisamente buona: superiore a quella del 105 VR a f/2,8. Un ottimo risultato.

La Fig. 12 (pannello di destra) mostra proprio tre crop di immagini riprese a rapporto di ingrandimento 1:4 con lo Zeiss alle maggiori aperture: f/2 - f/2,8 - f/4 (cliccare sull'immagine per ingrandire).

 

Fig. 12  Immagine ripresa con il 100/2 ZF a 1:4 e crop a varie aperture: f/2 - f/2,8 - f/4. Cliccare l'immagine di destra per ingrandire.

 

La definizione, sul piano di messa a fuoco, è già buona a tutta apertura. Si noti il contrasto leggermente inferiore a f/2 (il nero è “meno nero”): una caratteristica che è senz’altro apprezzabile da chi intenda usare questo obiettivo anche per il ritratto. I crop evidenziano l’unico difetto del Makro-Planar: l’aberrazione cromatica longitudinale (Longitudinal Chromatic Aberration, LoCA) che produce sfrangiature cromatiche (fringing) nelle zone ad alto contrasto, di colore porpora e verde, rispettivamente avanti e dietro il piano di messa a fuoco. È un’aberrazione tipica delle ottiche molto luminose che non hanno una vera correzione apocromatica, e che tende a diminuire chiudendo il diaframma. Nel caso dello Zeiss il difetto sparisce a f/8 (è quasi impercettibile già a f/5,6).

La Fig. 13 mostra che tale aberrazione è presente anche nel 105 VR e nell’85 PC.

 

Fig. 13  Crop a 1:4 del telefono di Fig. 12 ripreso con 85 PC e 105 VR a tutta apertura. Cliccare per ingrandire.

 

La aberrazione cromatica longitudinale (LoCA) può in parte correggersi con l'apposita funzione di cui è dotato il software Nikon Capture NX2:

Ho scritto "in parte" perché tale comando agisce in modo più efficace su quelle sfrangiature cromatiche di minore ampiezza (in pixel); ho infatti notato che quando l'ampiezza delle sfrangiature è piuttosto importante, il software non riesce a correggere totalmente il difetto. In Fig. 14 sono riportati due esempi di crop al 100% di immagini scattate ad 1:4 (= 0,25 X) sia con il 100/2 ZF, sia con l'85/2,8 PC (cliccare per ingrandire). Le immagini mostrano l'effetto della correzione dell'aberrazione cromatica longitudinale apportata da NX2 (versione 2.2.4).

 

senza correzione della LoCA

dopo correzione (100/100) della LoCA tramite NX2

Fig. 14  Immagini a 1:4 riprese con il 100/2 ZF e l'85/2,8 PC. Cliccare per visualizzare i crop al 100 %.

 

Il 100/2 Zeiss può ovviamente lavorare a ingrandimenti maggiori di 1:2. Per arrivare a 1:1 ho usato il tubo PN-11 (v. Tabella 1). Ho nuovamente fotografato la tastiera del telefono cordless, focheggiando il numero 5 (sempre con l’ausilio del live-view). La Fig. 15 mostra i crop a vari diaframmi.

 

Fig. 15  Immagine a 1:1 ripresa con il 100/2 ZF e crop 100 % a vari diaframmi. Cliccare l'immagine di destra per ingrandire.

 

I risultati confermano il minore contrasto a tutta apertura e la presenza della LoCA, che tende a diminuire con la chiusura del diaframma. Notevole la resa a f/5,6. È questo il diaframma migliore a 1:1, dove l’obiettivo mostra un ottimo dettaglio (che è già buono a f/2,8) e LoCA appena percettibile. Anche a quest'immagine ripresa ad 1:1 è stata applicata la riduzione della LoCA con NX2; cliccando sull'immagine seguente si aprirà un'animazione (gif) che mostra l'effetto della correzione. L'analisi di questa animazione sembra confermare la sensazione prima anticipata, ovvero che la correzione apportata dal software Nikon è tanto più efficace quanto meno ampia è la sfrangiatura cromatica.

 

cliccare per vedere l'animazione

 

Gli altri crop ai diaframmi più chiusi (non riportati qui) mostrano una maggiore profondità di campo a discapito della risolvenza: a questi ingrandimenti la diffrazione inizia a farsi vedere già da f/8 (che corrisponde ad un diaframma effettivo f/16).

 

Le proprietà dell’85 PC sono utili anche per le riprese macro sul campo. La Fig. 16 mostra due lepidotteri (Adscita sp.) su un’orchidea selvatica (Anacamptis pyramidalis). Ho basculato leggermente l’obiettivo per avere sullo stesso piano di messa a fuoco sia il maschio (a destra, con le antenne a pettine), sia la femmina (a sinistra). In tal modo ho potuto scattare con un diaframma piuttosto aperto (l’apertura effettiva era f/7,6) ed avere così uno sfondo uniforme. Buona la resa dell’85 PC sui tubi di prolunga. Con il tubo Nikon PN-11 (lungo 52,5 mm) si ottengono rapporti di ingrandimento leggermente superiori a 1:1 (v. Fig. 17).

 

Fig. 16  Lepidotteri su orchidea ripresi con 85 PC.

Fig. 17  Maschio di Adscita sp. ripreso con 85 PC e tubo di prolunga.

 

Resa all’infinito

 

Anche all'infinito il 100/2 ZF ha sfoderato prestazioni di alto livello. La nitidezza è elevata già a f/2! In Fig. 18 è mostrata la scena inquadrata per il test. La prima cosa che notiamo è la LoCA, visibile nei piani fuori fuoco, ma solo in zone ad alto contrasto, come nel caso del lampione di cui riportiamo il dettaglio nella stessa Fig. 18. Sul piano di messa a fuoco, però, lo Zeiss tira fuori le unghie. A tutta apertura risolve più dettaglio del 105 VR, nonostante lo stop in più di luminosità. A f/2,8 va ancora meglio: maggiore microcontrasto e minor LoCA rispetto al Nikkor.

 

Fig. 18  Immagine all'infinito ripresa con 100/2 ZF. A sinistra: crop del lampione a f/2. Si noti il dettaglio dei mattoni in basso a destra.

 

 

In Fig. 19 sono mostrati i crop ottenuti con i tre obiettivi in prova a due aperture: f/2,8 e f/8. Il 105 VR mostra sempre un po' di aberrazione cromatica (anche a f/8, si noti lo spigolo dell'edificio a sinistra), che Capture NX non riesce a correggere del tutto.

 

Fig. 1 Crop 100 % all'infinito ottenuti con i tre macro del test a f/2,8 (in alto) e a f/8 (in basso). Cliccare sulle miniature per le immagini in alta risoluzione.

 

Pertanto, neanche a f/8 il 105 VR riesce ad eguagliare le prestazioni dello Zeiss. Quest’ultimo mostra anche una bella resa cromatica, con una resa più fedele. Ottima anche la prestazione dell'85 PC. Infatti, quest'obiettivo mostra temperamento anche alle lunghe distanze: la riproduzione è abbastanza simile allo Zeiss. Mediante decentramento, e successivo stitching di tre immagini, l’85 PC permette di ottenere (con fotocamera APS-C) file di 25-30 Mpix con un dettaglio entusiasmante (per le dimensioni dei file nelle varie modalità si veda la Fig. 4). Per ottenere una buona resa fino ai bordi dell’immagine, in caso di shift occorre diaframmare almeno ad f/8-f/11. Ricordiamoci di operare con esposizione manuale, usando la stessa coppia tempo-diaframma per ciascuna immagine, e di non usare il bilanciamento del bianco automatico in quanto ciò potrebbe provocare diverse tonalità cromatiche dei vari scatti da comporre successivamente mediante software.

La Fig. 20 mostra una panoramica da tre immagini ottenute con l’85 PC. La fotocamera (una reflex digitale APS-C di 12 Mpix) era in orizzontale e anche lo shift è stato effettuato in orizzontale (~ 12 mm). Il file ottenuto dopo unione dei tre fotogrammi è di 25 Mpix, e può essere stampato fino a 75x25 cm (a 300 ppi). Possiamo ovviamente ottenere immagini panoramiche anche facendo ruotare la fotocamera. In Fig. 20 è mostrato lo stitching di sette immagini riprese col Makro-Planar 100mm f/2 ZF. La fotocamera era posizionata in verticale su treppiede, ed è stata ruotata in senso antiorario. L’immagine finale, anch’essa ottenuta mediante la funzione Photomerge di Photoshop®, è di ben 57 Mpix e può essere stampata con dimensioni di 115x36 cm (a 300 ppi). Le due immagini nelle Figg. 20 e 21 sono in scala tra loro.

 

Fig. 19  Immagine panoramica da 3 immagini ottenute con 85 PC e shift orizzontale (fotocamera DSLR APS-C).

 

Fig. 20  Immagine panoramica da 7 fotogrammi ripresi con il 100/2 ZF e reflex digitale APS-C in orientazione verticale.

 

Ritratto e medie distanze

 

Tutti e tre gli obiettivi in prova hanno un buon comportamento alle medie distanze.

Ho scattato varie immagini, come quella di Fig. 5, con gli obiettivi a tutta apertura. La “giovane modella” era la stessa. La Fig. 22 mostra i dettagli al 100 % ottenuti dai vari ritratti. Anche in questo caso la nitidezza della fotocamera (Nikon D300) era impostata sul valore 3. Tutti gli obiettivi hanno mostrato un buon dettaglio. Da sottolineare il fatto che l’apertura massima del Makro-Planar è di uno stop maggiore rispetto ai due Micro-Nikkor; notevole dunque la prestazione dello Zeiss a f/2, anche alle distanze da ritratto. Le leggere differenze che si notano dai crop qui mostrati sono dovute anche alla non perfetta coincidenza del punto di messa a fuoco. A queste aperture la profondità di campo è veramente poca, e anche un solo millimetro di variazione nella distanza di messa a fuoco (che in due casi su tre è stata effettuata manualmente) può far vedere più o meno a fuoco i capillari dell’occhio. Ad ogni modo, la nitidezza sul piano di messa a fuoco sembra privilegiare l’85 PC e lo Zeiss. Ciononostante, anche il 105 VR si dimostra un valido strumento per questo genere di ripresa; ottima infatti la resa dello sfocato, grazie al diaframma con 9 lamelle arrotondate.

 

Fig. 22 Crop (100 %) di ritratti ottenuti a tutta apertura con i tre obiettivi (v. Fig. 5). Cliccare per scaricare il file a piena risoluzione.

 

A un paio di metri ...

Ho effettuato un ulteriore confronto tra 100 ZF e 105 VR (stavolta l'85 è rimasto in borsa); ho fotografato uno scaffale di libreria da circa 2 metri e mezzo di distanza ed alle maggiori aperture. La scena inquadrata  è visibile in Fig. 23:

 

Fig. 23 Scena inquadrata da circa 2,5 m (fotocamera APS-C) con 100 ZF e 105 VR. Il campo inquadrato con il 105 risulta leggermente più stretto.

La messa a fuoco è stata effettuata al centro, sempre mediante live-view. Per vedere i crop al 100 %, si può cliccare sulle caselle della Tabella 2:

 

 

Le immagini mostrano:

- l'aberrazione cromatica del 100/2 ZF, ben visibile a f/2, e che diminuisce fino a diventare trascurabile a f/4;

- la maggiore aberrazione cromatica del 105 VR;

- la maggiore pulizia del 100/2 ZF, con transizioni tra neri e bianchi molto più nette, senza sbavature.

 

 

Tiriamo le somme

 

La Tabella 3 riassume le mie valutazioni soggettive (espresse in decimi) sulla resa dei tre obiettivi in prova (su APS-C/DX).

 

Tabella 3 85 PC 100 ZF 105 VR
f/2,8 f/11 f/2 f/2,8 f/11 f/2,8 f/11
macro 7/10 9/10 7/10 8/10 10/10 6/10 8/10
1-3 m 8/10 9/10 8/10 9/10 10/10 7/10 8/10
infinito 7/10 9/10 8/10 9/10 10/10 6/10 7/10
media 7,3 9 7,7 8,7 10 6,3 7,7

Le valutazioni relative all'85 PC si riferiscono all'obiettivo senza alcun movimento di basculaggio o decentramento.

 

 

I tre “titani” rappresentano tre modi diversi di fotografare. Versatilissimo il 105 VR grazie alla presenza dell’AF silenzioso e dello stabilizzatore d’immagine. L’obiettivo copre bene tutte le situazioni di ripresa, ma senza eccellere in quanto penalizzato da una aberrazione cromatica che avrei preferito più corretta, soprattutto alle lunghe distanze. Non dimentichiamoci, però, che il 105 VR ha un prezzo pari a circa la metà degli altri due obiettivi.

Più complicato da usare l’85 PC, che nasce per lo still-life di piccoli oggetti (se dovete produrre un catalogo di orologi sapete cosa vi occorre …). Ma questo Micro-Nikkor decentrabile e basculabile può usarsi per il ritratto, come pure per la fotografia panoramica. È in grado di fornire grandi soddisfazioni in tutte le situazioni di ripresa. Non ha un microcontrasto particolarmente elevato, ma le immagini che produce hanno una “rotondità” del dettaglio che le rende molto gradevoli: non esito a confessare che la sua resa supera, almeno per il mio occhio, quella del 105 VR.

Per quanto attiene il Makro-Planar 100/2 ZF, c’è poco da dire: ritratto, paesaggi, macro, fa tutto ottimamente. Certo, se fosse autofocus e se fosse “apocromatico” (ovvero non mostrasse aberrazione cromatica longitudinale alle maggiori aperture, difetto comune anche ad altri obiettivi, inclusi i due Micro-Nikkor di questa prova) sarebbe il medio-tele perfetto. Ma la perfezione non è di questo mondo, e lo Zeiss raggiunge livelli difficilmente superabili in termini di resa a f/2, microcontrasto, pulizia generale dell'immagine e resa fedele dei colori e delle sfumature cromatiche. Chi volesse provare a superarne le prestazioni dovrà fare sforzi non indifferenti per ottenere tanta qualità ad un prezzo, tutto sommato, ancora sopportabile.

Mediante basculaggio è stato possibile avere a fuoco l'intero quadrante dell'orologio (85/2.8 PC @ f/5).

 

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