"Educhiamoci con lo sport"

Primo incontro

PROF. CLAUDIO GHIDELLI

Giovedì, 29 aprile 1999.

Relazione sulla serata introduttiva tenuta dal professor Claudio Ghidelli.

Il professor Claudio Ghidelli, psicologo, psicoterapeuta, docente di psicopatologia alla Cattolica di Brescia, nonché esperto di problematiche giovanili legate alle attività sportive, è stato l'ospite del primo incontro, rivolto in primo luogo agli educatori, quindi genitori ed insegnanti, ma anche a tutti gli adulti che, in qualche modo, possono avvicinarsi al mondo dello sport.

I punti da cui ha preso avvio la discussione sono stati due: l'equilibrio tra la mente ed il corpo, visti come entità indivisibili l'una dall'altra; l'adolescenza come età simbolo del cambiamento corporeo e, conseguentemente, psicologico.

Il corpo è una realtà che, indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra consapevolezza, è in continua evoluzione.

Fin da quando nasciamo, il corpo cresce, si sviluppa fino all'età adulta, periodo in cui i cambiamenti sono meno evidenti, ma che proseguono con le variazioni delle attività metaboliche all'interno del nostro corpo, poi inizia a deteriorarsi e decade con l'arrivo della vecchiaia.

Quindi è indispensabile stabilire un continuo equilibrio tra il corpo che cambia il proprio aspetto e la mente, l'organo preposto al pensiero e che ci mette nelle condizioni di accettare o meno questo cambiamento.

L'equilibrio tra mente e corpo deve essere ricostituito ad ogni momento della nostra evoluzione e può esistere solo quando noi siamo in grado di accettare positivamente le variazioni fisiche cui andiamo incontro.

In caso contrario, subentra un distaccamento dalla realtà con un conseguente atteggiamento psicotico (non accettazione, ad esempio, della vecchiaia, vista come imbruttimento del corpo).

Con il secondo punto, il professor Ghidelli ha posto l'accento su quella che viene considerata l'età in cui i cambiamenti hanno un'influenza maggiore rispetto a tutte le altre.

Durante l'adolescenza è quindi di fondamentale importanza raggiungere l'equilibrio tra il corpo, che cambia sotto la spinta delle variazioni ormonali e non solo della crescita muscolare, e la mente, che deve riadattarsi alla nuova situazione fisica.

Su queste due premesse si inserisce il discorso dello sport visto come momento di educazione e maturazione per il bambino e l'adolescente, entità in crescita continua ed in equilibrio precario.

Lo sport non è solo un modo per potenziare l'apparato muscolare, ma deve diventare il mezzo per acquisire la capacità di stare insieme agli altri.

In questo senso, si può dire che, per i bambini e gli adolescenti, il gruppo sportivo, la squadra, possa rappresentare la società di cui l'adolescente farà parte una volta diventato adulto.

Sotto questo aspetto, lo sport raggiunge il suo scopo quando insegna a maturare e maturazione significa accettare i propri limiti, costruire il successo sulla fatica fisica, confrontarsi con gli altri con spirito critico, senza considerare l'avversario un nemico da offendere o umiliare.

Alla base di tutto, c'è la capacità di inserirsi ed identificarsi nel proprio gruppo.

Un ruolo fondamentale è giocato dagli adulti che più influenzano il bambino e l'adolescente, cioè gli insegnanti e, ancor più, i genitori.

L'educazione è un fatto conscio, perché si basa su valori, modelli, scelte che vengono esposti come messaggi tramite la parola.

Gli insegnamenti, però, che un bambino riceve dai genitori sono anche di altro tipo, meno consapevoli ma, non per questo, meno significativi.

Il motivo che spinge due adulti a fare un figlio è di fondamentale importanza in quanto determina la scelta, più o meno conscia, dello stile educativo.

Spesso, i genitori indirizzano i figli verso uno sport con l'unico scopo di ottenere un successo personale, non raggiunto mediante risultati positivi in campo scolastico dagli stessi figli.

In questo modo, si mortifica il bambino, per il quale lo sport diventa un mezzo necessario a comprare l'affetto dei genitori, solo nel caso in cui venga praticato con successo.

L'agonismo si trasforma, così, in aggressività nei confronti dell'avversario, non è più sano ed educativo.

Il professor Ghidelli ha messo in evidenza come le persone più aggressive, durante una competizione sportiva, siano proprio i genitori dei ragazzi che gareggiano. In questo ambito, non c'è spazio per la crescita matura del figlio, secondo i canoni di cui si parlava prima. Lo sport diventa una condanna per i figli ed il luogo di riscatto del narcisismo dei genitori.

L'agonismo sportivo è sano solo quando permette un confronto costruttivo nei confronti dell'avversario e dei propri limiti.

E' importante vincere, soprattutto in ambito professionistico, ma ancora più importante è capire che tutti devono poter fare sport, entrare in una squadra ed essere accettati, indipendentemente dai risultati raggiunti.

Solo così lo sport acquista una dimensione educativa che porterà il bambino ad imparare come inserirsi nella società, una volta cresciuto.

Alla fine del suo incontro, il professor Ghidelli ha evidenziato anche un altro aspetto, cioè la scarsa attenzione che si dedica allo sport nella scuola italiana.

Secondo il professore, infatti, sarebbe necessario un potenziamento delle strutture deputate all'attività sportiva, un aumento delle ore da dedicarsi allo sport ed una maggiore preparazione specifica delle persone che intendono occuparsi dell'educazione fisica.