L'architetto Giuseppe Ugo Petrocchi, in forza al Comune di Tivoli, pittore dilettante, ha inaugurato sabato 1 ottobre 2005 una Mostra di pittura di olio su tela nella ex-Chiesa di S. Stefano ai Feri in vicolo dei Ferri a Tivoli. La Mostra è rimasta aperta ufficialmente fino al 15 ottobre 2005, anche se le tele sono rimaste esposte fino al dicembre 2005 in occasione di avvenimenti patrocinati dall'Associazione "I Cavalieri di Santo Stefano". Riporto la mia presentazione al catalogo:
E’ tutt’altro che facile e certamente rischioso cimentarsi in quella che occupa una posizione basilare e dominante nelle attività artistiche intese a produrre immagini: la pittura.
La produzione pittorica non rappresenta in verità immagini, ma le presenta, non prescindendo dall’esperienza della percezione, giacché non si può rendere qualcosa percepibile e nelle migliori condizioni se non si possiede un’esperienza approfondita della percezione stessa.
Questa percezione, che in gran, misura e insita nell’animo umano, deve essere però tirata fuori o meglio alcuni, e solo alcuni, riescono coraggiosamente ad esplicitarla in varie forme arte. Nasce cosi l’artista. Allora, anche se il punto di partenza, delle opere di Giuseppe Petrocchi può essere stato dato dalla sua conoscenza del patrimonio artistico mondiale, è ben evidente che la visione delle sue opere travalica l’opera di altri artisti o descrizioni trasmesse i manuali.
Giuseppe Petrocchi è un artista. E’ semplice a dirsi. Quando si ha il coraggio di cimentarsi, così come fa lui e, dando vita alle immagini, ottiene una. forza d’emozione che il paesaggio rappresentato non può avere, è un artista. Il tremolio, l'atmosfera semplice, ma incantata, proprio la “suggestione” che riesce a trasmettere l’ opera riprodotta in copertina sono un chiaro segno. Proprio il termine “suggestione” potrebbe pervadere e spiegare tutta I’opera del Petrocchi, proprio la “suggestione” che gli ispira il paesaggio e ci proietta nella magia e nell’anima del paesaggio stesso: anche in opere apparentemente descrittive come. La “La Rocca Pia(invincibile sentinella),l’ “ Acropoli” (commovente per la sua semplicità), “Il tempio d’ Ercole” (un Corot molto trasfigurato) che a buon diritto sono degne di entrare a far parte del patrimonio iconografico della nostra città. Esse (tra le innumerevoli tele di ogni tempo su Tivoli) presentano una propria marcata originalità e, confrontate con altre opere presenti nella Mostra, fanno subito riconoscere una mano ispirata e precisa.
L’ amore quasi fisico che abbiamo noi tiburtini per il patrimonio della nostra città, non può però nascondere l’emozione per le quasi monocromie blu notte, coraggiosamente eseguite, e che fanno accostare tali opere ad alcune correnti artistiche d’ oltre oceano, che sono più libere dal contatto con il nostro patrimonio millenario, che ci circonda da ogni lato e che, proprio per questo, possono permettersi di sperimentare ogni ricerca estrema. Su queste opere invitiamo a prestare la massima attenzione. Opere difficili, ma che rendono chiaro (non è un gioco di parole) l’ iter pittorico del nostro artista. Una pittura di immagini e di paesaggio, ispirata da Tivoli, dall’Umbria e dalle colline toscane ha trovato modo anche di arrivare a sublimare il paesaggio di partenza. La padronanza tecnica di Giuseppe Petrocchi, che già avevamo ammirato in precedenti acquarelli e che si cimenta ora nella tecnica principe della pittura, l’ olio su tela, gli ha permesso di arrivare a questo estremismo cromatico, con risultati certamente apprezzabili. La sua sperimentazione condurrà certamente a traguardi sempre più alti.
Titoli 1 ottobre 2005