Per gentile concessione del prof. Vincenzo G. Pacifici pubblichiamo il saggio sulla storia dei primi anni del Liceo Ginnasio Statale "Amedeo di Savoia" di Tivoli, edita nel volume LXXVI, 2003, degli ATTI E MEMORIE DELLA SOCIETA' TIBURTINA DI STORIA E ARTE, pp.51-61.

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IL LICEO CLASSICO DI TIVOLI NEL PRIMO ANNO DELLA SUA REGIFICAZIONE (1895 - 1896) *

  Sin dagli anni immediatamente successivi al raggiungimento dell’Unità, come sappiamo, operano in Tivoli il ginnasio e la scuola tecnica, gestiti direttamente dal Comune [1].

  Nel 1889, a coronamento delle ripetute insistenze dell’amministrazione civica, il Regio Decreto 8 settembre, n. 6422, ne stabilisce la conversione in governativi [2].

  Sei anni più tardi un nuovo Regio Decreto (n. 566 dell’8 agosto 1895) istituisce due regi licei, uno a Roma e l’altro a Tivoli, “unito al regio ginnasio esistente nella città medesima” [3] .

  Con l’atto immediatamente successivo (n. 567 di pari data) si modificano le tabelle organiche A e B annesse alla legge 25 febbraio 1892, n. 71, sul personale degli insegnanti. Nel primo elenco sono aggiunti 1 preside di I classe ed 1 di II, 4 professori titolari di I classe, altrettanti di III e 6 reggenti, nel secondo, in numero di 2, macchinisti, bidelli ed inservienti custodi [4].

  Quest’ultimo decreto è quanto mai significativo, perché annulla definitivamente e senza equivoci le leggende erroneamente ed insistentemente circolate sulla subalternità del liceo ad altri istituti dipendenti dallo stesso ministero, esistenti a Tivoli, la cui funzione è stata sempre di supporto, neanche indispensabile.

  Sarebbe davvero lungo e francamente pleonastico ripercorrere le vicende relative alla vita, alla funzione e alle prospettive dell’istruzione classica “molto poco frequentata dagli storici italiani ed in particolare da quelli della scuola e dell’educazione” [5] , troppo spesso e volentieri tanto sensibili ad una valutazione sociologica e classista quanto disattenti alle radici storiche autentiche e alle motivazioni sostanziali [6].

  Rileggiamo comunque i binari legislativi sui quali si muove l’istituzione scolastica fino al varo della scuola media inferiore. L’articolo 188 della legge Casati del 13 novembre 1859, n. 3825, così individua gli obiettivi dell’istruzione classica : “ha il fine di ammaestrare i giovani in quegli studi, mediante i quali si acquista una cultura letteraria e filosofica, che apre l’adito a studi speciali, che menano al conseguimento dei gradi accademici nelle Università dello Stato”.

  Successivamente il Regio Decreto 6 maggio 1923, n. 1054, meglio conosciuto come “riforma Gentile”, all’articolo 39, ha fissato queste linee direttrici : “L’istruzione classica ha il fine di preparare alle Università e agli Istituti superiori. E’ di due gradi : di primo grado nei ginnasi, di secondo nei licei”. La norma successiva stabilisce la suddivisione del ginnasio in un corso inferiore di tre anni e in un corso superiore di due anni. L’articolo 23 della legge 1 luglio 1940, n. 899, crea la scuola media con conseguente soppressione del primo triennio del ginnasio.   

  Un illustre linguista, in un volume presentato nel 1988 e ripubblicato nel 2002, ha espresso giudizi critici, validi ed efficaci non solo per il passato ma anche per i nostri giorni, in cui si varano riforme basate sull’enfatizzazione dell’informatica e sull’esaltazione di una lingua straniera globalizzante e nello stesso momento avvilite ed immiserite nelle nebbie di anacronistici e talora arcaici programmi di “interesse regionale”.

  Per Gian Luigi Beccaria, e non solo per lui, è

 “triste e povero quel mondo in cui si studiano soltanto le cose che servono ! Quello che ti dava lo studio ‘inutile’ di un greco lontano (in quella gemma didattica che fu in Europa il Liceo italiano) o dell’algebra che ci parve al primo impatto così astrusa, inutile, è infinitamente di più di quanto ti dà lo studio utilitaristico di un inglese a pronuncia perfetta per scopi turistici e pratici” [7] .

   Ci limitiamo, perciò, a ripercorrere, predisposte con un linguaggio piano ed accessibile, ben lontano dal confuso “burocratese” odierno, le disposizioni generali sui programmi varati il 24 settembre 1889 [8] ed in vigore negli anni in cui inizia l’attività del ginnasio - liceo tiburtino, intitolato dal 14 marzo 1890 [9] ad Amedeo di Savoia, duca di Aosta, terzogenito di re Vittorio Emanuele II e fratello di Umberto I, scomparso, non ancora quarantacinquenne, neanche due mesi prima (18 gennaio). 

 “ I. In ciascuna classe del ginnasio e del liceo è obbligatorio l’uso di un testo per ogni disciplina. E’ assolutamente vietato di dettare o far copiare, a scuola o a casa, lezioni o sunti di esse.

II.  La scelta dei libri per uso della scuola è lasciata al collegio dei professori ; il quale, anche nelle discipline dove sono indicati dai programmi, può sostituirne altri buoni e opportuni, fatta eccezione per gli autori che sono prescritti nelle singole classi. Al collegio appartiene altresì il loro coordinamento in ciascuna classe ed in tutte. Dove l’istituto classico comprende il ginnasio e il liceo, sulla scelta del libro di testo e sul loro coordinamento discute e delibera in comuni adunanze il collegio. A cura del preside o direttore l’elenco dei libri scelti sarà, dopo l’approvazione del consiglio provinciale scolastico, mandato subito al Ministero.

III. I lavori fatti in casa e nella scuola devono essere debitamente riveduti al professore, e, dopo le opportune osservazioni, anche a viva voce, consegnati ai giovani per le correzioni ; quindi, alla fine d’ ogni mese, dal professore medesimo saranno depositati nell’ufficio di presidenza o direzione.

IV. Nelle correzioni e classificazioni del lavori non solo d’italiano, ma di tutte le altre discipline, tanto letterarie quanto scientifiche, i professori devono sempre tener conto della buona elocuzione.

V. Il collegio dei professori e specialmente il preside o direttore avranno cura che le letture e i lavori in iscritto da farsi a casa siano distribuiti nella settimana per modo che i giovani non restino ora troppo alleggeriti, ora troppo aggravati” [10] .

   Rivestono anche vivo interesse le linee cardine per l’insegnamento delle tre materie tipiche e caratteristiche dell’intero corso scolastico, la lingua e le lettere italiane nel ginnasio e nel liceo [11] e la lingua e delle lettere greche nel ginnasio superiore e nel liceo [12].

  La posizione preminente dell’italiano, del latino e del greco è confermata - non esiste quasi il bisogno di rilevarlo - dalla tabella oraria. Nel ginnasio inferiore le prime due materie occupano 14 delle 20 ore settimanali di lezioni previste (è facoltativo l’insegnamento della lingua francese e del disegno). Nel ginnasio superiore insieme impegnano gli studenti per 14 delle 22 ore e al liceo per 13 delle 24 previste [13] .

  Il Regio Decreto dell’ 11 ottobre 1891, n. 695, apporta modifiche nei programmi di storia del ginnasio superiore e del liceo (inizia con il mondo conosciuto dagli antichi e conclude con una sommaria esposizione delle vicende politiche dell’Europa dal 1870 ai nostri giorni), della geografia (l’insegnante è tenuto, nell’ultima parte, ad impartire anche nozioni di educazione civica con l’esposizione delle “principali istituzioni politiche ed amministrative e come funzionino”), della storia naturale (dalla zoologia descrittiva del IV ginnasio alla geografia fisica e alla geologia del III liceo) e della fisico - chimica (dalle generalità fisiche sui tre stadi di aggregazione del I liceo alla elettricità atmosferica e ai parafulmini della classe finale) [14] .

  Nei nuovi calendari settimanali l’italiano ed il latino hanno dedicate 16 delle 22 ore del ginnasio inferiore e con il greco 17 delle 24 del superiore. Al liceo hanno riservate 13 ore in I, 12 in II ed in III, le altre 12 sono suddivise tra la storia (3), la matematica (4, 3 in II), la fisica e la chimica (2 ed 1 in III) e la filosofia (2) [15].

  Arriviamo ora alla relazione, inviata il 3 agosto 1896 dal rettore Nobile Accettella, che, nella prima fase della statizzazione, è incaricato di reggere la presidenza. Si tratta dello stesso funzionario, autore del rapporto sulla scuola tecnica, pubblicato nel precedente numero di questa rivista, che ripete, a conferma di limiti culturali piuttosto consistenti, errori grammaticali e sintattici.

  Il documento è trasmesso dopo 4 giorni dall’invio dalla prefettura di Roma, Consiglio per le scuole della provincia, alla competente divisione del Ministero della Pubblica Istruzione [16] .

 

Relazione generale per l’anno scolastico 1895 - 96

                                                                                    Eccellenza,

  dopo l’impianto del Liceo governativo il Liceo Ginnasio “Amedeo di Savoia” ha segnato un aumento sensibilissimo giacché è salito a 142 alunni.

  I 142 alunni inscritti si dividono come appresso. Frequentarono le classi ginnasiali e liceali 105 alunni (54 convittori e 51 esterni, fra i quali una signorina [Amelia Varchi]) [17] mentre altri 37 si presentarono per le ammissioni e per le licenze, e propriamente 15 per l’ammissione alla I ginnasiale, uno per l’ammissione alla V, 3 per conseguire la licenza ginnasiale, 16 per conseguire quella liceale.

  Dei 105 alunni effettivi 20 erano in I, 15 in II,15 in III, 23 in IV, 10 in V, fra i quali una signorina, 10 in I liceale, 8 in II e 4 in III.

  Tutti gli alunni inscritti al Ginnasio furono presenti al esami ; degli alunni inscritti in Liceo 2 non si presentarono agli esami [...].

  A seguito delle disposizioni da Vostra Eccellenza gli esami di luglio furono assolutamente rigidi specialmente per l’italiano, pel latino e per la storia, e dal quadro statistico che allego alla presente [18] potrà rilevare come anche alunni effettivi, quantunque approvati nello scritto, siano stati ritenuti nell’orale per obbligarli a mantenersi in utili attività anche nelle vacanze. E se il numero dei promossi a primo scrutinio è stato limitato lo si deve appunto alla ragione innanzi esposta.

  Massimamente però ha addolorato me e il collegio dei professori l’assoluta deficienza presentata da quasi tutti i privatisti inscrittisi per la licenza liceale e ginnasiale. Per molti presentarsi alla licenza è giocare un terno al lotto, perché negli esami si è potuto riscontare nella maggioranza non una poco esatta preparazione, non una insufficienza parziale in materie secondarie, ma una deficienza assoluta, deficienza non giustificabile ma appena perdonabile a chi per molti anni avesse abbandonato gli studi letterari.

  In I ginnasiale sopra 20 alunni nessuno risultò dispensato da tutti gli esami e 7 soltanto vennero promossi a primo scrutinio.

  In II su 15 alunni presenti agli esami nessuno venne promosso con dispensa assoluta e 7 risultarono promossi a primo scrutinio.

  In III sopra 15 alunni uno solo venne promosso con dispensa assoluta a seguito d’esame.

  In IV su 23 alunni effettivi ed un privatista 3 vennero promossi con dispensa assoluta e con media superiore agli otto decimi [...] ed altri 5 furono promossi a seguito d’esame mentre il privatista cadde in tutte le prove.

  In V sopra 10 alunni effettivi uno solo venne licenziato a primo scrutinio [...]. I privatisti fecero cattivissima prova.   

  Nel I corso liceale di 11 alunni presenti agli esami, 9 effettivi e 2 privatisti, solo 4 effettivi vennero promossi a primo scrutinio, ma alcuni furono ritenuti in solo greco e in solo latino ;  prova poco felice fecero i 2 privatisti.

  In II corso di 7 alunni effettivi presenti agli esami un solo venne promosso a primo scrutinio, ma degli altri 2 caddero in solo latino, uno in solo greco.

  In III corso di 4 alunni effettivi un solo prese la licenza a primo scrutinio [...], un altro cadde solo in greco [...].

  Dei 15 alunni per l’ammissione in I ginnasiale, 9 furono ammessi a primo scrutinio e dei 6 rimandati alcuni caddero in italiano orale.

  Fatta così l’esposizione generale dei risultati ottenuti a primo scrutinio vengo ora a trattare dei singoli insegnamenti e nel ginnasio e nel liceo.

  Il prof. Landi in I ginnasiale nel primo bimestre si occupò moltissimo dell’italiano, curando l’analisi logica e grammaticale, gli esercizi di lettura e di memoria e cominciando la spiegazione della morfologia. Nel quarto bimestre, compiuto per tale materia il programma, fece una vasta ripetizione.

  Il latino fu cominciato a studiare nel secondo bimestre ed il programma fu esaurito, ma in tale insegnamento il prof [essore] non si vide seguito dalla classe con la necessaria diligenza, perciò neppure la metà degli alunni raggiunse il profitto che l’insegnante avrebbe avuto diritto di conseguire tenuto conto della cura e del lavoro dedicato all’insegnamento.

  Per la geografia fu obbligato a trattenersi a lungo su quella matematica data l’immaturità della metà degli alunni e perciò fa voti perché i programmi d’un tale insegnamento siano modificati.

  Il prof. Boeri in II in italiano trattò della sintassi semplice sviluppando interamente il programma, fece leggere ed in parte mandare a memoria gli scritti del Gozzi [Gaspare][19], del Mestica [Giovanni] [20] e dell’antologia del Martini [Felice] [21] ; in scuola fece leggere quadri e ritratti del risorgimento italiano del Gotti  [Aurelio] [22] .

  In latino espletò il programma, fece tradurre sei vite di Cornelio Nipote [sic !] e 30 favole di Fedro, di cui alcune furono mandate a memoria ; fece pure tradurre molti brani dell’antologia latina del Cocchia [Enrico] [23].

  In geografia svolse e ripeté il programma facendo eseguire diverse carte geografiche. Si dichiara relativamente soddisfatto della classe.

  In III il prof. Mengacci ha fatto molti esercizi di componimenti italiani e nelle correzioni ha applicato con esercizi speciali alla lavagna la parte di sintassi che si studiava. Nella lettura del prosatore e del poeta ha esercitato gli alunni a riassumere e a commentare e stima di avere ottenuto dalla maggioranza di essi un profitto soddisfacente.

  In latino il programma di sintassi è stato svolto e ripetuto. Si è studiata la prosodia e la nozione del verso esametro e pentametro. Si sono tradotti 40 capitoli di Cesare, oltre esercizi fatti su Ovidio, Tibullo e Cicerone. Si è fatto un accenno alla storia letteraria dei latini e sono stati narrati i costumi civili, militari e famigliari dei romani.

  In geografia si è sviluppato interamente il programma, si è fatta un’accurata ripetizione e si sono eseguite diverse carte geografiche.

  In IV il prof. Amatucci fece leggere i Ricordi [autobiografici] del Duprè [24] e l’ Orlando Furioso, fece studiare la Rettorica e indugiò a lungo sulla metrica.

  Nelle altre materie come in italiano i programmi furono interamente svolti. Trovò la classe nella grande maggioranza ben preparata e composta di buoni elementi, e per cattivarsene l’affetto [...] con l’esempio e con una costante attività spinse anche i meno diligenti a ritrarre relativo profitto dall’insegnamento.

  Il prof [essore] si dichiara soddisfatto del risultato, avendolo ottenuto favorevole perfino nel greco. Per tutt’altro si riporta al suo programma particolareggiato ed a quanto direttamente risulta alla presidenza dalle ispezioni in classe.

  In V il prof. Pranzetti riferisce che in italiano fu obbligato ad eccitare i giovani alla lettura perché scrivono male. Commentò i Ricordi di d’Azzeglio [sic !], il Saul e la canzone All’Italia del Leopardi. Svolse la parte di rettorica che riguarda i componimenti in prosa e poesia ; insegnò la metrica italiana e diede frequenti esercizi di versificazione.

  Il latino nell’interesse della classe rifece prima sommariamente il programma di IV e poi svolse quello di quinta. Fece tradurre i libri I e VIII dell’ Eneide, 15 capitoli del De Amicitia e la Catilinaria.

  In greco fece prima una ripetizione e poi svolse il programma spettante alla classe. Fece studiare brani dell’ Anabasi, dialoghi di Luciano, alcune Anacreontiche, alcune favole di Esopo.

  Per la storia e la geografia si attenne ai programmi, facendo che gli alunni si rendessero ragione di quello che studiavano, abituandoli a riassumere e a comparare.

  Il prof. Cappellano [25] nell’insegnamento del francese svolse interamente i programmi ed ebbe campo a ripeterli.

  In III dette molti esercizi di memoria, di dettato e di lettura ; in IV fece leggere, tradurre e commentare molti brani dell’antologia del prof. Molan ; in V usò nello stesso modo la France Litteraire, curò moltissimo la conversazione.

  In tutte e tre le classi ottenne risultati soddisfacenti.

  Il prof. Tartara [Eligio] nel riferire sull’insegnamento della matematica dichiara che trovò in tutte le classi poca preparazione e una certa inerzia per l’insegnamento affidatogli, che solo in base ad una attività costante vide scomparire.

  In I svolse interamente il programma ed ottenne un risultato relativamente soddisfacente, poté promuovere 10 alunni su 20.

  In II dové prima fare una larga ripetizione e poi svolgere il programma della classe e con soddisfazione qui trovò a lodarsi della grande maggioranza degli alunni : infatti ne dispensò 3 e ne promosse 9 per esame sopra 15.

  In III riassunse prima i programmi precedenti e poi sviluppò quello della classe. Anche qui, meno poche eccezioni, il profitto fu soddisfacente. Un alunno venne dispensato e 9 furono promossi a primo scrutinio.

  In IV dové rifarsi molto indietro. Non contento dal metodo adottato dal suo predecessore, riassunse tutto il programma del ginnasio inferiore e poi sviluppò il vero programma di IV. Come il prof. Amatucci, così il prof. Tartara trovò in questa classe buoni elementi, i quali lo seguirono e si avvantaggiarono della sua attività. Dei 23 costituenti la classe 3 furono promossi con dispensa dagli esami e 10 con esami.

  La V con il prof [essore] di matematica è stata la classe peggiore. In essa non solo nessun alunno venne dispensato dagli esami di matematica, ma sopra 10 alunni appena 3 vennero promossi a primo scrutinio.

  Il prof. Balestra nell’insegnamento di storia naturale trovò nella maggioranza volenterosa la IV, pochissimo preparata la V. In IV svolse e ripeté diffusamente il programma ; in V, avendo dovuto fare da capo il programma di IV, ebbe solo campo di sviluppare per intero quello di botanica e nei punti più importanti quello di zoologia. Il profitto raccolto nelle due classi è stato soddisfacente.

  Il signor Graziani nell’insegnamento della ginnastica si attenne sempre ai principi della pedagogia, dell’igiene e della fisiologia. Ottenne però risultati non molto efficaci perché ritiene che due lezioni settimanali siano scarse. Esercitò gli alunni del ginnasio inferiore più alla destrezza che alla forza ; alla forza ed alla destrezza quelli del ginnasio superiore.

  Gli esercizi furono principalmente di corsa, di marcia, di appoggi, di salita alle pertiche e alle corde, di salto in lungo ed in alto, di movimenti coi manubri e coi bastoni.

  A norma di quanto venne da me stabilito in tutte le classi del ginnasio i prof [essori] di italiano, di latino e di greco, oltre i saggi bimestrali, prescritti dal regolamento, fecero saggi settimali [sic !] di giro e sopra tali saggi principalmente si stabilirono i criteri delle medie e delle dispense dagli esami.

  Anche il prof [essore] di francese fece eseguire saggi di classe, ma mensili.

  Il prof [essore] di matematica nell’interesse della IV e della V mi richiese una lezione straordinaria che io concessi nel sabato e di questa volontaria prestazione io qui ho il dovere di rendergli lode e di proporre a V.E. un’equa retribuzione, anche tenuto conto della esiguità dello stipendio che il prof [essore] in parola percepisce.

  Il prof. Balestra invogliò i giovani alle collezioni e per meglio addestrarli li condusse con molta utilità pratica ad erborizzare [26].

  Il prof. Amatucci per rendere più proficua la conoscenza delle antichità romane condusse la sua classe a Villa Adriana, ove con parola scultorea illustrò quanto egli aveva già spiegato a scuola.

  Tutti i professori furono animati da attività e buona volontà e tutti concorsero a mantenere alto il prestigio di questo R. Istituto, ma in particolare il dovere di segnare [sic !] all’ E.V. i prof [essori] Amatucci, Pranzetti e Tartara e di proporre per il Pranzetti che il comando nel ginnasio superiore sia trasformato in nomina definitiva.

  In V il prof. Pranzetti si è trovato in un ambiente molto più adatto ed ha potuto meglio esplicarvi la sua attitudine e la sua capacità. Con la franchezza che ho sempre usata dichiaro che il prof [essore] in parola ora è per me tornato quello che era nel prim’anno che venne a Tivoli e di ciò con lui mi congratulo.

                                                           

                                                                           Liceo

  Il prof. Baracconi nell’insegnamento dell’italiano svolse regolarmente i programmi in tutte e tre le classi. Si dichiara soddisfatto del profitto della I e della II, ma non di quello della III ove la preparazione era scarsissima ; spera un risultato di gran lunga superiore nel venturo anno.

  Il prof. Ussani [Vincenzo] [27] nell’insegnamento del latino e del greco svolse regolarmente i programmi quantunque trovasse mediocremente preparata la II, scarsamente la III.

  Il profitto per queste due classi non corrispose alle cure del professore, che, nell’impartire le sue lezioni, pose come sempre tutta l’anima.

  Il prof. Radiciotti [28] svolse interamente i programmi di storia e di geografia ed ebbe campo di fare anche sommarie ripetizioni. Dovette però superare diversi ostacoli nello sviluppo del programma. In I e in II per la vastità della materia e per la ristrettezza dell’orario, in III per le lacune del testo, eccellente per altri riguardi. In geografia molti alunni mancavano dei fondamenti e parecchi avevano difficoltà d’esposizione. E’ non pertanto soddisfatto del profitto e richiede pel nuovo anno le carte murali storiche. In I un solo venne escluso dagli esami, tutti gli altri furono promossi come in II e III.

  Il prof. Lozzi nell’impartire l’insegnamento della matematica trovò in I e in II molte lacune, in III molta impreparazione, pur non pertanto, in alcuni punti del programma rifacendosi a capo, in altri rinfrescano le cognizioni già acquisite, poté ottenere che tutte le classi lo seguissero con diligenza e con soddisfacente profitto. In I e in III vennero tutti promossi, in II due soli furono rimandati. Spera che rimossi i dissidi fra gl’insegnamenti letterari e scientifici la matematica anche nel liceo acquisti l’importanza che logicamente le spetta.

  Il prof. Cappello sviluppò completamente i programmi di filosofia ed ebbe agio di fare una sommaria ripetizione. E’ contento tanto della disciplina quanto del profitto avendo auto campo di poter promuovere tutti i suoi alunni.

   Il prof. Balestra nell’insegnamento della fisica e della storia naturale, oltre la poca preparazione ritrovata nelle classi, ebbe a combattere una grandissima difficoltà : quella della mancanza di materiale scientifico ; pure seppe affezionare le classi ai suoi insegnamenti ed ebbe la soddisfazione di veder promossi tutti i suoi alunni. Sviluppò interamente il programma di storia naturale e per quello di fisica non ebbe tempo di trattare in II la cosmografia : lo farà nel venturo anno.

  Il sig. Graziani nell’insegnamento della ginnastica curò principalmente gli esercizi militari e quelli di forza. Esercitò i giovani alla mira e fece ginnastica polmonare. Il profitto però corrispose poco alle cure dell’insegnante.

  Nel ginnasio - liceo si fecero diverse passeggiate per squadre e due collettive.

  Tutti i prof [essori] del liceo corrisposero con capacità e buona volontà all’adempimento dei propri doveri, ma principalmente si distinsero i prof [essori] Ussani, Lozzi e Battista.

  I frutti veri per l’impianto del Regio Liceo si potranno ottenere realmente nell’anno scolastico 1897 - 98, perché allora soltanto il giro nell’insegnamento liceale potrà dirsi completo.

  Nel ringraziare vivamente Vostra Eccellenza del sussidio accordato a questo liceo per l’impianto del gabinetto, fo voti perché nel nuovo anno scolastico identica somma venga stanziata.

  Nella lusinga di aver saputo conservare, nell’adempimento del difficile mandato, la fiducia e la stima di Vostra Eccellenza con ogni ossequio riverisco.”

  E’ certo che il Liceo classico tiburtino abbia mantenuto per oltre un secolo, nonostante le mortificazioni subite con le “riforme” del secondo dopoguerra, serietà e capacità didattiche altissime, testimoniate dai tanti e tanti allievi, affermatisi nelle più diverse attività professionali tanto umanistiche quanto scientifiche, è auspicabile che la tradizione sia conservata anche nel terzo millennio a dispetto di quelle suggestioni conformistiche e di quelle meschine mode cosmopolitiche denunziate.

 

                                                                   VINCENZO G. PACIFICI  



 

·       Dedico questo lavoro alla memoria dell’amico carissimo dott. Bruno Ranieri, alunno, come me, del Liceo classico “Amedeo di Savoia” e tra i più affezionati e attenti soci del nostro sodalizio, scomparso il 26 ottobre 2002. Con lui ho condiviso la fede religiosa, gli ideali civili e la passione per la montagna.

 

[1] Nel 1880 risultano forniti di ginnasio comunale i Comuni di Veroli, Ceprano e Tivoli (Bollettino del Ministero della Pubblica Istruzione, 1880, p. 813, citato da MARIA TERESA TAMASSIA GALASSI PALUZZI, Scuola elementare, scuola secondaria e politica scolastica in Roma Capitale (1870 - 1880), in “Archivio della Società romana di storia patria”, XC (1967), p. 297).

[2] Pubblicato in “Gazzetta ufficiale” del 13 ottobre 1889, n. 243. Per il testo, v. il mio articolo L’istruzione tecnica a Tivoli negli ultimi decenni dell’Ottocento, in “Atti e Memorie della Società tiburtina di storia e d’arte”, vol. LXXV (2002), p. 33.

[3] E’ nella “Gazzetta ufficiale” del 14 settembre, n. 217.

[4] Ibidem.

[5] GAETANO BONETTA, L’istruzione classica nell’Italia liberale, in L’istruzione classica (1860 - 1910), a cura di G. BONETTA e GIGLIOLA FIORAVANTI,  Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1995, p. 17.

[6] In controtendenza rispetto alla linea abituale, fortunatamente in declino, è il saggio di ADOLFO SCOTTO DI LUZIO , Il liceo classico, Bologna, Il Mulino, 1999. Per analisi compiute su basi locali, v. FABRIZIA GURRERI, Il “Visconti” : un liceo romano in età liberale (1870 - 1911), in “Roma moderna e contemporanea”, III (1995), pp. 727 - 758 e  VINCENZO PIRRO, Il Liceo - Ginnasio di Terni : 1860 - 1915, in  “Memoria Storica”, n. 8 (1996), pp. 115 - 124.

[7] P.L. BECCARIA Italiano Antico e Nuovo, Cernusco sul Naviglio, Garzanti, ed. 2002, p. 292.

[8] Regio Decreto n. 6441 pubblicato in “Gazzetta ufficiale” del 21 ottobre, n. 250.

[9] Regio Decreto n. 6762 pubblicato in “Gazzetta ufficiale” dell’11 aprile 1890, n. 86. Per il testo v. V.G. PACIFICI, L’istruzione tecnica cit., p. 33.

[10] Si cita il testo pubblicato in “Leggi e decreti del Regno d’Italia”, vol. 95° (1889), p. 4037.

[11] Ivi, pp. 4038 - 4039.

[12] Ivi, p. 4050.

[13] Regio Decreto 24 settembre 1889, n. 6440, pubblicato in “Gazzetta ufficiale” del 21 ottobre, n. 250. V. in “Leggi e decreti” cit. p. 4033.

[14] Pubblicato in “Gazzetta ufficiale” del 4 gennaio 1892, n. 2. E’ citato nel testo presentato in “Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia”, parte principale, vol. IV (1891), pp. 4617 - 4644.

[15] Ivi, p. 4645.

[16] ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, Divisione Scuole Medie (1860 - 1896), b. 395.

[17] La distinzione tra convittori ed “esterni” è del tutto inesatta ed impropria, dal momento che il Liceo classico è istituto autonomo e distinto dal Convitto.

[18] Non pubblicato, in quanto semplicemente ripetitivo.

[19] G. GOZZI, Favole, novelle, lettere e descrizioni, scelte tra le più educative e dilettevoli ed annotate, con riguardo speciale all’arte del comporre, dal dott. Angelo Lerra, VI edizione, Torino, Paravia, 1895.

[20] G. MESTICA, Manuale della letteratura italiana nel XIX secolo, Firenze, Barbera, 1887.

[21] F. MARTINI Esempi insigni originali e tradotti di epica, lirica e drammatica : antologia per le scuole secondarie, Roma, Voghera, 1892.

[22] A. GOTTIQuadri e ritratti del risorgimento italiano, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1894.

[24] Giovanni Duprè, nato a Siena il 1 marzo 1817 e morto a Firenze il 10 gennaio 1882, pubblicò la prima edizione dell’opera nel 1879. Su di lui e sulle sue opere, v. ETTORE SPALLETTI, ad vocem, in “Dizionario biografico degli italiani”, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. XLII, 1993, pp. 60 - 66. 

[25] Fortunato Cappellano muore a Tivoli il 3 gennaio 1924. Nato a Racconigi il 17 agosto 1856, insegna per molti anni nelle scuole secondarie cittadine (v. il necrologio in “Atti e Memorie”, IV (1924), p. 103). 

[26] Il verbo “erborizzare” (dal francese herboriser) ha lo stesso significato di “erborare” ( = andare cercando per i campi, per i boschi o per i monti erbe per uso medicinale o per studio).

[27] Vincenzo Ussani (Napoli 1870 - Roma 1952) è il primo di una lunga serie di docenti, che, operato nel Liceo classico di Tivoli, sono poi diventati professori universitari (tra i più recenti non possono davvero essere dimenticati Michele Coccia ed Alberto Asor Rosa). Il filologo campano, infatti, dopo avere insegnato negli atenei di Messina, Palermo, Padova e Pisa, fu per lunghi anni ordinario nell’Università di Roma .

[28] E’ particolarmente vicino al nostro istituto, di cui primo Presidente. Nato a Jesi il 25 gennaio 1858, insegna dal 15 ottobre 1881, prima nelle classi inferiori del ginnasio comunale, poi dal 15 ottobre 1888 lettere italiane e filosofia ed infine dal 1 ottobre 1895 fino al 1922 la cattedra di storia. Muore il 4 aprile 1931. A lui è dedicato, con commossi, partecipati articoli di Vincenzo Pacifici e di Gino Tani, il vol. XI - XII (1931 - 32) degli “Atti e Memorie”.