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Ricordo di Tito Picchi  
ultimo aggiornamento: 17-03-11    

Il presente omaggio a Tito Picchi è stato pubblicato sul NOTIZIARIO TIBURTINO, n. 5, maggio 2004, a pag. 45 con il titolo "Tito Picchi, artista e amico".

E' deceduto nel mese di aprile 2004 il carissimo amico Tito Picchi 1939-2004), che ebbi come docente per tanti anni nella Scuola Media Statale "Giuseppe Petrocchi" di Tivoli. Artista valentissimo, ma nello stesso tempo schivo, era dotato di una innata signorilità, che gli derivava non solo dalle sua visione del mondo, ma soprattutto dalla sua educazione nel senso più nobile del termine. Letterato finissimo, con una preparazione umanistica che illuminava come un  fondamentale corollario la sua arte. L'ho spesso spronato a cimentarsi sempre con l'arte della pittura e soprattutto del ritratto (non dimentichiamo che ebbe come maestro Renato Guttuso proprio nel “ritratto” nel Liceo Artistico di Via di Ripetta a Roma), ma egli accampava sempre scuse per lo "spazio mancante" e per il tempo. Effettivamente impegno e tempo costò al maestro Picchi il nuovo Gonfalone del SS. Sacramento per l’Arciconfraternita di Castel Madama di dimensioni 3,05 x 4,65, costato circa mille ore di lavorazione. Per la prima tela dedicata a S. Michele Arcangelo, il Picchi si ispirò al celeberrimo capolavoro di Guido Reni (1635). Non è un caso che Tito volle portare in evidenza proprio questo magnifico dipinto, a cui quasi nessuno presta attenzione. Esso raffigura l'arcangelo Michele nell'atto di schiacciare col piede la testa di Satana. L’originale è conservato nella Chiesa dei Cappuccini, alla fine di Via Vittorio Veneto, dove il cosiddetto cimitero attrae più delle opere d’arte come la nostra tela. E pochi conoscono che detta Chiesa abbia la dedica originaria  come S. Maria della Concezione, (ma che a Roma è più conosciuta, come dicevamo,  come "la chiesa dei Cappuccini). Ecco dunque giustificato filologicamente il retro del Gonfalone di Castel Madama con l’immagine della SS. Vergine Immacolata Concezione, iconografia ispirata al dipinto  del Murillo del 1678, conservato la Museo del Prado di Madrid. L’intero Gonfalone costò circa mille ore di lavoro, come ci sottolineava, il caro Tito, e le immagini furono dipinte ad olio di lino, trementina, vernici “damar” (vernice contenente varie resine naturali provenienti da piante delle zone australi molto usata soprattutto nel restauro), smalti, oro e argento e pigmenti acrilici. Il rigore filologico del Picchi brilla ancora nei personaggi in adorazione della SS. Vergine, che meritano di essere illustrati più compiutamente in altra occasione. Il Picchi era però tiburtino per nascita, per cultura e per attaccamento alla nostra città. Rimane perciò a tutti noi tiburtini, tra le altre cose, lo splendido ritratto di Giuseppe Petrocchi, che commissionai a Tito, con molte insistenze e che oggi, non essendo più la scuola media intitolata al suddetto, è ospitato nell'abitazione del nipote dello stesso Giuseppe Petrocchi. Rimane sempre ancora il bellissimo quadro raffigurante il campanile del Duomo da Via del Riserraglio che Picchi donò alla "Galleria degli Artisti Tiburtini", inaugurata, su iniziativa del sottoscritto, sempre in questa Scuola Media.

Mi piace chiudere ricordando, proprio perché parlavamo della valentia di Picchi nel ritratto, che lo stesso Giovanni Paolo II conserva (1) un ritratto dell’adorata madre Emilia Kaczorowska che gli fu donato il 30 maggio 1980 dall’autore (2). Questo poche note non fanno che accrescere il dolore che provoca la perdita di questo artista per l’arte tiburtina e vogliamo ricordare la sua nobile figura a tutti i suoi amici ed estimatori affinché lo ricordino anche nelle loro preghiere.

 

Tivoli, li 21 aprile 2004                                                                                    Roberto Borgia

(1) Purtroppo occorre ora utilizzare il tempo passato, per la scomparsa nel mese di aprile 2005 di Sua Santità Giovanni Paolo II.

(2) Le mie ricerche su tale ritratto non hanno avuto esito, vedi la raccolta foto.

Ho ampliato questo articolo, inserendo un elenco di opere del maestro Picchi  e un bellissimo ricordo scritto per lui dall'amico Umberto Passeretti        VAI AGLI ARTICOLI

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10 Maggio 1996. Il quadro di Tito Picchi, a sinistra, e quello di Umberto Passeretti nella Sala della Galleria degli Artisti Tiburtini, ospitata in una Sala del Niccolò Tommaseo a Viale Arnaldi, fino all'abbandono forzato della Scuola media Statale "Giuseppe Petrocchi" nel Convitto Nazionale.

 

 

 

10 maggio 1996. Inaugurazione della Galleria degli Artisti Tiburtini.

Tito Picchi, al centro tra il prof. Alcibiade Boratto, a sinistra e l'artista Giuseppe Porcelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10 maggio 1996. Inaugurazione della Galleria degli Artisti Tiburtini.

Tito Picchi, a destra. Da sinistra il maestro Antonio Moscioni (deceduto nel 2007) e  il prof. Alcibiade Boratto. Si intravede, a sinistra, la crocifissione, firmata da Giuseppe Porcelli.

 

 

 

10 maggio 1996. Il professor Tito Picchi e il prof. Tito Capitani all'inaugurazione della Galleria degli Artisti Tiburtini.

 

Il dipinto ad olio su tela (cm. 60 x 80) raffigurante Giuseppe Petrocchi (1886-1959), che Tito Picchi eseguì da una foto in bianco-nero. E' firmato con lo pseudonimo "Hebron". Il quadro venne "inaugurato" il 19 maggio 1995 con una pubblica cerimonia alla quale intervenne il Vescovo di Tivoli Mons. Pietro Garlato. Per l'occasione fu stampato un pieghevole con la riproduzione del dipinto e la biografia del Petrocchi, a cura della Società Tiburtina di Storia e Arte. Venuta meno l'intitolazione della scuola media a Giuseppe Petrocchi, il nostro Tito Picchi portò via il quadro dallo scalone del Convitto Nazionale, dove è tuttora sistemata la ex scuola media "Giuseppe Petrocchi" (ora intitolata a Segrè) e lo portò al nipote del medesimo, architetto Giuseppe Ugo Petrocchi, nella cui abitazione è tuttora degnamente conservato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il coloratissimo retro di una cartolina inviatami da Tito il 15 marzo 2001, in occasione di un suo soggiorno a Parigi, la città,che più di tutte amava, proprio perché culla, patria e musa ispiratrice di artisti.

 

 

    Il disegno che Tito Picchi eseguì nel 1997, sempre firmandosi con lo pseudonimo di "Hebron", tratto da una mia  foto raffigurante la Chiesa dell'Annunziata a Tivoli. Utilizzammo il disegno per gli inviti del Natale di Tivoli 1997, nel quale fu commemorato dalla Scuola "Giuseppe Petrocchi" il poeta tiburtino Federico Fredi Panigi e per gli inviti del successivo anno 1998.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il disegno che Tito Picchi eseguì nel 1998 per il Quaderno n. 3 di "Contributi alla conoscenza del patrimonio tiburtino" dedicato alla commedia dialettale Alle scali de San Biaciu di Domenica Mannucci. Il disegno è molto ritoccato e fu eseguito soltanto dopo mie lunghe insistenze.

 

 

 

 

Nuovo Gonfalone dell'Arciconfraternita del SS. Sacramento di Castelmadama, benedetto il 27 settembre 1997  nella la Chiesa di S. Michele in Castelmadama. Prima tela (prospetto del Gonfalone) con l'immagine dipinta ad olio di lino, trementina, vernici "damar", smalti, oro e argento di S. Michele Arcangelo, patrono di Castelmadama. L'ispirazione è il quadro di Guido Reni del 1635.(Riprodotto negli "Annali del Liceo Classico" di Tivoli, vol. XVIII, 2005, pag. 174)

 

In questa bellissima foto l'artista Tito Picchi mentre è al lavoro sul Gonfalone con l'immagine di S. Michele Arcangelo. Questa foto è stata pubblicata a corredo dell'articolo pubblicato sul NOTIZIARIO TIBURTINO. (Riprodotta negli "Annali del Liceo Classico" di Tivoli, vol. XVIII, 2005, pag. 181)

 

Non è un caso che Tito volle portare in evidenza proprio questo magnifico dipinto, a cui quasi nessuno presta attenzione. Esso raffigura l'arcangelo Michele nell'atto di schiacciare col piede la testa di Satana. L’originale è conservato nella Chiesa dei Cappuccini, alla fine di Via Vittorio Veneto, dove il cosiddetto cimitero attrae più delle opere d’arte come la nostra tela. E pochi conoscono che detta Chiesa abbia la dedica originaria  come S. Maria della Concezione, (ma che a Roma è più conosciuta, come dicevamo,  come "la chiesa dei Cappuccini). Ecco dunque giustificato filologicamente il retro del Gonfalone di Castel Madama.

 

 

 

 

 

 

 

Seconda tela (retro del Gonfalone) con l'immagine dipinta ad olio di lino, trementina, vernici "damar", smalti, oro e argento, pigmenti acrilici con soggetto la SS. Vergine Immacolata Concezione, iconografia ispirata dal quadro del Murillo conservato nel Museo El Prado di Madrid. (Riprodotta negli "Annali del Liceo Classico" di Tivoli, vol. XVIII, 2005, pag. 175)

 

 

 

Ecco dunque giustificato filologicamente il retro del Gonfalone di Castel Madama con l’immagine della SS. Vergine Immacolata Concezione, iconografia ispirata al dipinto  del Murillo del 1678, conservato la Museo del Prado di Madrid.

 

 

 

 

 

 

In questa raccolta foto presento alcune immagini significative sull'opera e sulla vita del carissimo Tito. Saranno molto graditi riferimenti e documenti per arricchire il ricordo del nostro amico.

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Tito Picchi, Il Teatro Marittimo a Villa Adriana, 1956, acquarello, cm. 33 x 46,5. Collezione privata.

Mi scrive Tito Bambini, cugino di Tito, proprietario dell'acquarello: " Ricordo benissimo quando Tito, allora diciassettenne, riprodusse il Teatro Marittimo appena restaurato. Io ero presente, perché in quegli anni Tito mi portava sempre con lui. Ricordo in particolare un quadro ad olio con il panorama di Tivoli come sfondo e in primo piano degli olivi davanti al Santuario di Quintiliolo. In quei tempi Tito era solito regalare i suoi quadri a parenti ed amici. Infatti, come può vedere nella dedica sul retro del quadro, questo lo donò a mio padre."

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