Funziona cosi’ il meg ?

Sono passati quattro anni dall’uscita del primo brevetto del M.E.G. e dalle mie prime repliche usando lo schema di Naudin e poi quello originale di Bearden, entrambi falliti nell’ottenere overunity.Per quanto ostinate siano state le mie misure,tutte mi davano dei comportamenti normali e canonici e mai delle misure che si modificavano usando o meno il magnete.Quattro anni di test, ricerche e teorie varie di testi free energy come quelli di Bearden, Tesla, Grays, ….
Poi,finalmente, sono riuscito a trovare dei comportamenti anomali tramite l’uso di bobine non-induttive e l’utilizzo di segnali impulsivi:l’inserimento del magnete modificava realmente le fdo rilevate anche se mai in maniera tale da dire che il fenomeno sia sfruttabile e chiaro.A questo punto cercherò di dare le mie idee e supposizioni riguardo al mondo della free-energy dove mi appare chiaro esistere un unico filo conduttore che, più o meno, accomuna i vari dispositivi inventati ma mai prodotti in serie e nemmeno mai descritti in modo soddisfacente.

Il solitone

Vi è un’equazione di Schroedinger che permette un risultato particolare per cui un onda si può auto-mantenere e propagare senza "perdere" energia nel mezzo in cui si propaga. Ha inoltre particolari proprietà che, guarda caso, sono molto simili alle onde scalari. Il nome che attualmente è dato a questo tipo di onda dalla fisica non lineare, e’ solitone.
Riporto parte del testo di Giuseppe Gonnella tratto dal libro di Fisica non lineare.

Nel 1834 l’ingegnere scozzese Scott Russell, cavalcando lungo un canale nelle campagne di Edinburgo, osservo che all’arresto improvviso di una barca in navigazione corrispondeva la creazione di un’onda costituita da una grande elevazione solitaria di acqua, con forma ben definita, che iniziava il suo moto a partire dalla prua della barca e continuava la sua corsa lungo il canale senza cambiare di forma e variare la velocita.
Scott Russell segui l’onda, ne misuro la velocita, l’altezza e la larghezza.
In seguito ripete queste osservazioni in un laboratorio creato all’uopo cercando, invano, di dare una interpretazione del fenomeno osservato e del
fatto che la velocità dell’onda solitaria variava con l’altezza dell’onda. Soltanto nel 1895 due matematici olandesi, Korteweg e De Vries, riuscirono a dare per la prima volta una descrizione teorica del fenomeno riportato da Russell. Korteweg e De Vries ricavarono una equazione non lineare per la propagazione monodirezionale di onde sulla superficie di un canale .
Una caratteristica notevole di questo tipo di onde, che le differenzia dalle usuali onde soluzioni di equazioni lineari (le onde piane ad esempio), è la dipendenza della velocità dall’ampiezza, in accordo con le osservazioni di Russell.
Una trattazione più dettagliata delle questioni legate alla propagazione delle onde non lineari `e al di la degli scopi di queste dispense. Due altre proprietà importanti delle onde solitarie vanno comunque evidenziate. La prima è implicita nella forma d’onda: i solitoni sono onde non dispersive, la loro forma rimane inalterata nella propagazione. Va poi sottolineato il cosiddetto comportamento particellare di queste onde. Quando due onde solitarie che soddisfano l’equazione KdV collidono, esse non si disperdono o rompono ma si attraversano reciprocamente acquisendo soltanto una variazione di fase.
Questo comportamento è illustrato nella figura 1.7 che evidenzia che anche nella zona di collisione le ampiezze delle due onde non si sommano.


Da quanto letto si deduce che per creare un solitone basterebbe che l’ampiezza dell’onda sia relativamente alta rispetto alla sua durata. In pratica impulsi solitonici sono realmente utilizzati nella trasmissione dati in fibra ottica. Riporto qui un breve testo riguardate proprio lo sviluppo e caratteristiche della trasmissione solitonica in fibra.

Nel 1993 Masataka Nakawawa dei laboratori NTT dopo aver trasmesso un solitone per 180 milioni di chilometri in fibra annuncia che "non esistono più distanze" e che l’attenuazione può essere portata a zero. Linn Mollenauer dei Bell Labs lo stesso anno, usando un sistema solitonico, riesce ad inviare 10 miliardi di bit/sec. lungo 20.000 km di fibra. Controllare il solitone significa infatti poter disporre del moto perpetuo. Col solitone, l’onda anomala che si propaga indefinitamente senza decadere, entriamo nell’era dell’ottica non lineare.
Il solitone è in grado di trasportare energia o informazione senza disperderla ed è stato così chiamato per via della sua analogia di comportamento con le particelle elementari, che hanno in genere un nome che finisce in "one" (ad esempio elettrone).
I ricercatori dell’ateneo leccese, in collaborazione con ricercatori dell’università di Montpellier, hanno dimostrato nel 1988, l’esistenza dei solitoni localizzati anche a più dimensioni, , smentendo in tal modo una convinzione diffusa nella comunità scientifica e aprendo la strada a possibili nuove importanti applicazioni.
Il solitone, ad esempio, può descrivere sia un’onda in un canale che un impulso luminoso che si propaga lungo una fibra ottica. Quest'ultima applicazione può dare un’idea dell’importanza anche economica delle possibili applicazioni della Fisica Non lineare; oggi, infatti, le fibre ottiche sono utilizzate ancora prevalentemente nel cosiddetto "regime lineare", ma ormai è chiaro che solo l'utilizzo delle fibre ottiche in regime non lineare, quando il segnale luminoso viene trasmesso sotto forma di solitone, può permettere la trasmissione rapida e senza errori per lunghe distanze (oltre 12.000 Km) dell’enorme quantità di informazione necessaria per il funzionamento delle cosiddette "autostrade informatiche".

Quindi, fatto importantissimo, il solitone si comporta come una particella (pur essendo onda) e la fibra da mezzo non lineare (stessa cosa accade per l’acqua e il suo mezzo che e’ il canale).

Non solo, i solitoni possono essere associati anche ad altro,su wikipedia si puo’ leggere:" È un fenomeno tipico di alcuni fiumi come il Severn un fronte d'onda seguito da un treno di solitoni. Altre manifestazioni nelle onde interne sottomarine che si propagano nei termoclivi oceanici. Esistono anche dei solitoni atmosferici, come il fenomeno del Morning Glory Cloud in Australia, dove solitoni di pressione viaggianti in un piano di inversione di temperatura producono vaste nubi cilindriche."

Quindi la possibilità di poter creare un solitone elettromagnetico a frequenze di gran lunga inferiori (80Khz) e di propagarlo attraverso un mezzo idoneo (nucleo ferromagnetico), e’ fattibile. Voglio precisare che il solitone si propaga in fibra attenuandosi (a seconda dell’ attenuazione di fibra) ma mantenendo invariato l’aspetto sino a quando non decade ad onda lineare.

A questo punto faccio la mia prima supposizione dicendo che una bobina costruita in un certo modo e alimentata in maniera opportuna, possa creare un impulso elettro-magnetico con le caratteristiche del solitone e,questo, si possa propagare e contenere all’interno di un nucleo ferromagnetico.

L’effetto Aharonov-Bhom

 

Nel 1959 Aharonov e Bhom pubblicarono su 'Phisical Review' una teoria secondo cui il solo potenziale vettore A potrebbe (come il campo elettrico E o magnetico B) influire su delle particelle che passino nello suo spazio. La dimostrazione veniva realizzata tramite due esperimenti. Da un ‘cannone elettronico’ che lavorava nel vuoto, veniva sparato un fascio di elettroni coerenti che,passando attraversando due fenditure poste su uno schermo, andavano a colpire un visore dove si formava la figura d'interferenza tra le due onde.

 

Nel mezzo del cammino dei due raggi, veniva inserito un solenoide ideale. Ebbene, una volta alimentato il solenoide, la figura di interferenza si modificava in quanto il potenziale vettore A andava a modificare la fase della funzione d’onda degli elettroni. Questo non può essere spiegato tramite la fisica classica poiché, in un solenoide ideale, l'intero flusso B è contenuto all'interno di esso e nessun campo può essere presente all'esterno.Ricordo che si e' sempre saputo che sono i campi (elettrico o magnetico) i soli responsabili reali mentre i potenziali (vettore e scalare) sono delle derivate ad esso associate ma senza nessun valore reale(cioe'non tastabili fisicamente). In quegli anni si pensò che la cosa fosse dovuta ad errori o alla non perfetta tenuta del solenoide.
Poi però l'esperimento fu nuovamente replicato nel 1982 da Akiro Tonomura che per mezzo di superconduttori e del laser, dimostro che l'effetto era reale.
Ora è inutile che spieghi cosa sia il potenziale vettore A, il discorso sarebbe complicato e lungo, basti sapere che è ampiamente conosciuto e usato nelle equazioni di Maxwell ma non si era mai pensato che potesse esistere fisicamente .Dal disegno di cui sotto, si puo’ notare che il potenziale vettore A risiede esternamente rispetto al solenoide mentre il flusso magnetico B sta’ all’interno dello stesso.

 

Le conclusioni dei vari esperimenti sono a dir poco stupefacenti.Praticamente, in una zona dove non e' presente nessun campo elettrico E ne magnetico B (E=B=0), il potenziale vettore A può essere diverso da 0 modificando quindi il comportamento delle particelle che passano in quella regione.
A questo punto, usando le equazioni d'onda di Shroedinger della meccanica quantistica, che descrive il moto delle particelle, si possono ricavare dei potenziali.
L'effetto e' ampiamente documentato e ormai praticamente accettato da tutti, ma le sue possibili implicazioni non sono ancora ben definite. Alcuni hanno anche cercato di adottare le equazioni di Shroedinger per contemplare l'effetto ma con conseguenze matematiche ancora più bizzarre. Una alternativa è quindi quella di rivedere il concetto stesso di potenziale, cosa che appunto viene discussa ancora ora.
Comunque Aharanov e Anandan si spinsero ancora più avanti affermando che la modifica di fase è collegata alla fase geometrica (fase di Berry) ma è libera da costrizioni adiabatiche (cioè lo scambio di energia è ammesso).

Per completare il discorso informo che esiste il medesimo comportamento per il potenziale scalare.

Riassumendo diciamo che per notare l’effetto AB bisogna avere un flusso di particelle coerenti (come ad esempio gli elettroni o i fotoni che hanno il dualismo onda/particella) altrimenti la variazione di fase non sarebbe rilevabile.Fondamentale e' inoltre il fatto che le particelle abbiano la possibilita di passare attorno ad A seguendo due percorsi diversi(ad esempio sopra e sotto la bobina).

La mia seconda supposizione e’ questa :facendo transitare un solitone magnetico (onda elettro-magnetica con caratteristiche di particella) all’interno di un nucleo ferromagnetico dove sia avvolta una bobina che simuli il doppio percorso dell’effetto AB (quindi la sua induttanza totale sara’ uguale a zero,tipo la bobina di Smith) e dove sia presente un campo magnetico B costante( ad esempio un magnete), io suppongo che si possa ottenere una variazione di fase sulla tensione indotta,dal solitone, nella bobina stessa. Questa variazione di fase fa si che la tensione prodotta ai capi della bobina non sia uguale a 0 come altrimenti dovrebbe accadere per un’onda lineare (onda sinusoidale)

Il MEG e il Picco di Lenz

Ritorniamo ora a parlare del MEG e di vedere di sistemare le due supposizioni appena dette. Un’impulso solitonico si crea quando la sua ampiezza e’ di un determinato valore (elevato) rispetto al tempo/spazio in cui l’impulso si sviluppa(ricalca una secante iperbolica).Inoltre se l’ampiezza e’ maggiore a quella richiesta,il solitone si sviluppa ugualmente e l’energia superflua resta come componente lineare dell’onda (e quindi non piu’ in regime solitonico)

Questo comporta il fatto di alimentare una bobina tramite degli impulsi ad onda quadra che sono gli unici che possono facilitare la formazione del solitone. Ma Bearden parla del picco di Lenz, perche’? Il perche’ e’ proprio dovuto al fatto che nel momento di switch abbiamo dei picchi elettromagnetici altissimi (rispetto alla durata dell’impulso): piu’ essi saranno elevati e lunghi, e piu’ alto sara’ il valore energetico del solitone. Piu’ alto sara’ il valore energetico del solitone e piu’ energia ‘free’ potremo sperare di raccogliere.

La creazione del solitone e’ dunque resa piu’ semplice nel momento in cui togliamo alimentazione alla bobina,in quel istante abbiamo un picco elettromagnetico altissimo che ricalca le caratteristiche del solitone.Dalle prove che ho eseguito confermerebbero che sia proprio quello il momento in cui avvengono i fenomeni di AB.

Per massimizzare il fenomeno si potrebbe avvolgere una bobina di controllo tramite il metodo descritto da Tesla nel suo brevetto (bobina bifilare brevetto 512.340). Con quel metodo di avvolgimento la bobina presenta una capacità superiore rispetto a quella tradizionale e, quindi, riesce ad immagazzinare e cedere una energia maggiore .

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Ammettendo e sperando che il solitone possa essere stato creato, ipotizziamo che una delle due bobine d’uscita sia avvolta non nel metodo tradizionale, ma ad anello chiuso (proprio come nel caso dell’effetto Aharonov-Bohm) e cioè tipo una bobina di Smith .

Queste bobine sono fatte utilizzando 2 fili di rame diversi (A e B).I fili vengono avvolti contemporaneamente nel supporto ma con verso di avvolgimento opposto (A destrorso mentre B sinistrorso) :questo fa si che per ogni avvolgimento si abbiano 2 incroci.Alla fine avremo solamente due terminali poiche’ si dovranno collegare assieme i due terminali di partenza (partenza di A con partenza di B) e i due terminali di arrivo (finale di A con finale di B)

Se consideriamo questa bobina dal punto di vista elettrico tradizionale, non avremo nessun tipo di tensione indotta perchè la bobina possiede un valore equivalente di induttanza nulla e quindi la variazione del potenziale A (prodotta dalla repentina variazione del campo magnetico B, onda solitonica nel nostro caso), non crea nessuna tensione rilevabile.(le linee blu e viola mostrano il singolo contributo di ognuna delle due semibobine mentre la linea gialla e’ la sommatoria delle due e quindi la reale tensione misurata ai suoi capi).


Ora nel centro del nostro nucleo inseriamo un potente magnete che fornisce un campo magnetico B costante e quindi un potenziale vettore A esterno al nucleo (A elevato e costante dove viene a sommarsi un delta A, ma di gran lunga inferiore, creato dall’impulso magnetico del solitone).

Free energy ?

Analizziamo il circuito dal punto di vista dell’effetto Aharonov-Bhom. Dobbiamo tenere presente che una variazione del campo magnetico crea una tensione indotta in una bobina che sta nel circuito magnetico stesso (E=-dA/dt). Ora, la bobina di Smith ha un valore induttivo uguale a zero (idealmente) ma è comunque un circuito chiuso sul nucleo (quindi soddisfa l’effetto AB) ed e’ attraversato da un’onda solitonica.

Quindi un solitone che trova nella sua strada una bobina di Smith e per di più quando esiste un potenziale vettore A costante (magnete),puo’ far emergere una tensione che sarà proporzionale al numero di avvolgimenti della bobina, al valore energetico del solitone e al valore di A dato dal magnete permanente.
Se non avessimo il magnete permanente, il valore di A sarebbe solo quello del solitone (molto piccolo) e quindi lo sfasamento sarebbe quasi nullo e la tensione sarebbe inesistente.
Quindi è proprio il magnete che fornendo un elevato valore di A,riesce a sfasare i potenziali prodotti dalle 2 semibobine rendendo non piu’ nulla la loro somma.

Il grafico qui sopra mostra nuovamente il contributo di ognuna delle due semibobine ma,in questo caso, esse hanno subito una leggera modifica di fase (effetto AB) e quindi la loro somma non sara’ piu’ uguale a zero come l’esempio precedente.(in entrambi gli esempi ho usato un’onda sinusoidale e non la secante iperbolica del solitone,per meglio visualizzare il funzionamento)

 

Se riuscissimo a ottimizzare per bene il principio da me descritto sopra, ecco allora che lo schema di Bearden sarebbe perfetto. Infatti,usando due bobine di controllo, si riuscirebbe a creare una serie di solitoni su di un’onda sinusoidale (un solitone per ogni switch). Inoltre bisognerebbe utilizzare anche una bobina d’uscita tradizionale [29] in modo da regolare (tramite l’uso di un ulteriore carico variabile ad essa collegata [126] ) e riutilizzare parte dell’energia usata dal circuito, reinserendola nuovamente.[36]

Solo cosi facendo la tensione d’uscita raggiunta dal carico principale [44] potrebbe essere rafforzato sia dal normale funzionamento del trasformatore (switching) sia da quello dell’effetto AB .Un piu’ alto consumo del trasformatore aumenterebbe il valore raggiunto dal solitone(picco si Lenz piu’ alto a causa del maggior afflusso di corrente nelle bobine d’ingresso) che a sua volta farebbe aumentare la tensione presente nella bobina di Smith (Bearden parla di regauging a catena).

 

Un piccolo trucco che ha usato Bearden per creare l’impulso solitonico, è nascosto nelle dimensioni delle bobine di controllo. Infatti per fare in modo che si potesse creare un’alta densità energetica (favorendo il solitone), la lunghezza delle bobine e’ molto ridotta.
Anche il numero molto alto di avvolgimenti sulle bobine d’uscita suggeriscono una maggiore possibilità di far emergere delle tensioni sfruttabili date dall’effetto AB.

A questo punto ci dobbiamo chiedere se la tensione/corrente cosi’ prodotta e’ veramente free-energy o meno. Da come la vedo io e’ il magnete che interagisce con il solitone modificandone la fase sul circuito indotto (bobina di Smith).Ma e’ anche vero che senza solitone non avremo una variazione di B e quindi una possibile tensione indotta. Dai miei test non sono riuscito a capire chi fornisce energia,se io o il magnete.L’unica possibilita’ e’ sperare di ottimizzare il circuito anche se rilevavo delle modifiche all’inserimento del magnete nel nucleo che mi lasciano ben sperare.

Chi ci aiuta?


Come appare chiaro, la teoria e il dimensionamento, come pure la realizzazione pratica, è molto ma molto complessa. Tutta la matematica che sta dietro ad ogni singolo effetto qui sopra menzionato è molto difficile da trattare e ancor di più metterla assieme per realizzare qualcosa di concreto: una scommessa difficile che io non posso nemmeno pensare di sviluppare. Io di prove ne ho eseguito ma, proprio per la complessita di ogni singolo ‘pezzo’, non sono riuscito a dimostrarmi chiaramente che le misure che ottenevo potessero essere la spiegazione di quello che ho affermato fino ad ora o, invece, dovuto a induttanze residue delle bobine non-induttive.
Se vogliamo che il progetto del M.E.G. possa continuare a svilupparsi su questo sito e questo forum, sarà necessario l’aiuto da parte di tutti .

Sandro Meg

Link utili:

- Spiegazione del potenziale vettore e le equazioni di Maxwell semplificate: http://albinoni.brera.unimi.it/Atti-Como-97/Guidone.pdf

- Fase di Berry su Aharonov-Bohr: http://www.quanics.com/BerryAB6.pdf
- L'effetto Aharanov-Casher e Aharonov-Anandan: http://plato.phy.ohiou.edu/~ulloa/611-612/612papers/Kendal%20Clark--Aharonov-Casher%20Effect.pdf
- Effetto Aharonov-bohm pubblicato su Phisical review: Per questo file inviare una mail di richiesta al seguente indirizzo email:
nuovenergie@email.it; il file è in formato pdf e pesa poco più di un mega.
- Effetto A-B spiegato da 'AIAS': http://www.aias.us/pub/a-bohm.pdf
- Sito di J Naudin, replica del MEG: http://jnaudin.free.fr/meg/megv21.htm


Documenti di Bearden:

-Explanation of the Motionless Electromagnetic Generator with O(3) Electrodynamics: http://www.cheniere.org/references/found%20phys%20letters/no%201%202001/index.html

-Explanation of the Motionless Electromagnetic Generator by Sach's Theory of Electrodynamics: http://www.cheniere.org/references/megsachs/index.htm

-Meg Paper: http://www.help4all.de/energy/MEGpaper.pdf

-Brevetto Meg: http://www.cheniere.org/references/MEG_Patent.pdf

Documenti testi e foto utilizzati:

Meg Paper -T.Bearden

Brevetto Meg -T.Bearden

Fisica non lineare -- Giuseppe Gonnella

Comunicato stampa di un convegno sui solitoni - Universita’ di Lecce

Feynman Physics Lectures -Feynman

Significance of Electromagnetic Porentials in th quantum theory -The Phisical Review .Aharanov-Bohm

Brevetto Tesla n. 512.340

Immagini tratte dal sito dei Jnlabs di J. Naudin (www.jnlabs.com)