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Un artista che ha sempre collocato la sua arte dalla parte egli ultimi e che agli ultimi continua ad ispirarsi è Francesco Magli che esprime questa sua ispirazione di fondo anche nell’uso di materiali poveri ai quali  assumere la dignità di opere d’arte. Nella Sua stessa idea, tenacemente perseguita negli ultimi anni, di costruire a San Pietro in Amantea un MUSEO all’aria aperta, collocando in apposite nicchie nei vicoli e piazzette del paese le sue statuette di terracotta, vi è la scelta di fare uscire la fruizione dell’arte delle cerchie i poche elites, per consegnarla a tutti, anche a coloro che sono ritenuti non dotati della necessaria sensibilità per poter godere della rappresentazione del bello e per saper cogliere la poliedricità  all’assenza delle cose. Fedele ai suo canoni artistici Francesco Magli ha realizzato la  sua più recente provocazione dell’arte per tutti collocando in San Pietro, di fronte ala Chiesa di San Bartolomeo, tre bassorilievi in terracotta che rappresentano Michele Veltri “u piccirillu”,

un lavoratore della terra morto qualche anno fa  sconosciuto al di fuori della piccola comunità locale. Michele è stato un “uomo di giornata”, un bracciante agricolo che ha passato la sua intera esistenza insieme ad una zappa ed una “groccia”, godendo soltanto di un “mursiellu” quotidiano ed un bicchiere di vino rosso. La natura matrigna lo aveva costretto in un piccolo corpo nel quale però risiedeva una forza fisica che gli consentiva di lavorare nei campi ogni giorno dall’alba al tramonto. E Michele questo ha potuto fare, per tutta la vita, forse convinto che questo fosse il suo destino, che null’altro potesse chiedere ed avere dalla natura e dagli uomini.; egli è stato il simbolo vivente di colore che, pur naturalmente svantaggiati, lavorano in silenzio, con grande dignità ed umiltà, producendo ricchezza per gli altri, che poi pagano con moneta falsa cioè con ipocrisia ed apparente compassione. In una comunità di lavoratori e lavoratrici della terra quale è stata quella di San Pietro in Amantea, per secoli e fino alla recente distruzione dell’agricoltura di collina, Michele è stato il paradigma di ciò che dovrebbe segnare l’orgoglio della propria storia. ... continua


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