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< Maria rivela la delicatezza materna di Dio…per ognuno di noi >!
( S. Gabriele dell’Addolorata )
< Quando la tempesta del male ti sconvolge, nel mare della vita, non ti scoraggiare….Guarda alla Stella del mattino e chiama "Maria" >!
( S.Bernardo )
< I Misteri del Rosario sono paragonabili a delle finestre…attraverso le quali potete scorgere ed immergere lo sguardo sul " mondo di Dio "…>
( Servo di Dio Giovanni Paolo II )
< O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più…>!
( B. Bartolo Longo)
< La Vergine Maria offre una visione serena e una parola rassicurante; la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione nella solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e nausea…della vita sulla morte >.
(Servo di Dio Paolo VI)
< Maria è il nuovo principio della dignità della Donna, di tutte le Donne e di ciascuna: è nuova dignità e nuova vocazione, con Maria ogni Donna può ripetere "Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente…">.
(Servo di Dio Giovanni Paolo II, cfr. "Mulieris Dignitatem" , 5) |
| Un paese e un santo: San Sostene di Calcedonia |  |
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Dalla "Lettera" scritta da Corrado di Marburgo,
direttore spirituale di santa Elisabetta di Ungheria.
Elisabetta conobbe ed amò Cristo nei poveri. Elisabetta incominciò presto a distinguersi in virtù e santità di vita. Ella aveva sempre consolato i poveri, ma da quando fece costruire un ospedale presso un suo castello, e vi raccolse malati di ogni genere, da allora si dedicò interamente alla cura dei bisognosi. Distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne facevano domanda presso il suo ospedale, ma in tutti i territori dipendenti da suo marito. Arrivò al punto da erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di suo marito e da vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuirne il prezzo ai poveri. Aveva preso l'abitudine di visitare tutti i suoi malati personalmente, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Si prese cura diretta dei più ripugnanti. Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre in ogni attività di bene, senza mettersi tuttavia per questo in contrasto con suo marito. Dopo la morte di lui, tendendo alla più alta perfezione, mi domandò con molte lacrime che le permettessi di chiedere l'elemosina di porta in porta. Prima della morte ne ascoltai la confessione e le domandai cosa si dovesse fare dei suoi averi e delle suppellettili. Mi rispose che quanto sembrava sua proprietà era tutto dei poveri e mi pregò di distribuire loro ogni cosa, eccetto una tunica di nessun valore di cui era rivestita, e nella quale volle essere seppellita. Fatto questo, ricevette il Corpo del Signore. Poi, fino a sera, spesso ritornava su tutte le cose belle che aveva sentito nella predicazione. Infine raccomandò a Dio, con grandissima devozione, tutti coloro che le stavano dintorno, e spirò come addormentandosi dolcemente.
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Sant' Elisabetta d'Ungheria
Presburgo, Bratislava, 1207
Marburgo, Germania, 17 novembre 1231
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800 anni dalla nascita! |
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DECALOGO DEL SACERDOTE
1. È più importante come io vivo da sacerdote, di ciò che faccio in quanto sacerdote.
2. È più importante ciò che fa Cristo attraverso di me, di quello che faccio io.
3. più importante che io viva l'unità nel presbiterio, piuttosto che buttarmi a capofitto da solo nel ministero.
4. È più importante il servizio della preghiera e della Parola, di quello delle mense.
5. È più importante seguire spiritualmente i collaboratori, che fare da me e da solo quante più attività possibili.
6. È più importante essere presente in pochi ma centrali settori operativi, con una presenza che irradia vita, che essere presente ovunque, in fretta e a metà.
7. È più importante agire in unità con i collaboratori, che non da solo, per quanto capace io mi ritenga; ossia, è più importante la communio che la actio.
8. È più importante, perché più feconda, la croce, che non i risultati spesso apparenti, frutto di doti e di sforzi umani.
9. È più importante avere l'anima aperta sul tutto (comunità, diocesi, Chiesa universale), che non fissata su interessi particolari per quanto importanti mi sembrino.
10. È più importante che venga testimoniata a tutti la fede, anziché soddisfare a tutte le usuali pretese. |
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ICONA SGUARDO DELL’UOMO SU DIO,
SGUARDO DI DIO SULL’UOMO
Icona, dal greco eicòn = immagine, è il termine tecnico usato per indicare le immagini sacre nell'arte bizantina, designando specificamente la pittura su tavola, a differenza di quella su muro; ma l’immagine sacra in genere, sia nella tradizione occidentale che orientale, è un ponte verso il Trascendente e dell’Eterno verso l’uomo.
Scrive l’evangelista Giovanni: “E il Verbo si è fatto carne ed venne ad abitare in mezzo a noi”: con l’Incarnazione la proibizione di rappresentare Dio (nell'Esodo e nel Deuteronomio) non vale più non solo per Cristo; non vale neanche per sua Madre, per i suoi amici, le membra dei suo Corpo sacramentale. L'uomo creato "ad immagine" di Dio è predestinato a diventare «conforme all'immagine del Figlio suo» (Rm 8,29), «trasformato in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore» (2 Cor 3,18). Egli si deve rinnovare sempre «all'immagine del suo Creatore» (Col 3,10). Così scrive il teologo ortodosso francese Clément Olivier.
L'immagine è come una presenza che si propone al nostro sguardo, sia attraverso gli occhi materiali che attraverso "gli occhi del cuore", come una finestra aperta sul mistero per poter entrare in comunione con Cristo, con la Madre di Dio, con i Santi: una presenza che si fa accessibile per invitarci a realizzare nella nostra vita ciò che vediamo, dopo averlo rivissuto interiormente.
Scrive ancora O. Clément: «l'icona permette l'incontro degli sguardi (da cui l'importanza della pupilla dell'occhio, proprio come punto della trascendenza) in cui, più che guardare, sono io ad essere guardato».
Dopo queste introduzione, volevo far partire da queste pagine un’iniziativa: perché non riprendere la sana tradizione delle edicole sacre o icone o cone o capitelli o madonelle, così come vengono chiamate nelle varie regioni italiane.
Non molti mesi fa, nel cortile ho vissuto tutta la mia gioventù, ho promosso l’edificazione di una cappelletta mariana dedicata a Maria Regina della Famiglia (di cui allego immaginetta fatta per l’occasione). È stata un momento molto importante per le circa 120 famiglie del cortile: un segno dello sguardo di Dio sull’uomo!
È anche un segno di comunione! Ogni famiglia custodisce l’immaginetta nella propria casa, e quella stessa immagine trionfa nel cortile dove molto passano per recarsi al vicino cimitero cittadino e si fermano per pregare lasciando anche un fiore dal mazzo per i loro defunti. Quella ricerca di comunione diventa evangelizzazione!
Prima di concludere, due parole sul santino: raffigura la Vergine Maria venerata a Lourdes, perché qui ha detto “io sono l’Immacolata”, quindi si vuol riprendere nell'iconografia il saluto dell’Angelo (“piena di Grazia”), e poi sorregge nelle mani un chiave segno della casa (famiglia) ed è incoronata, per cui: Maria Regina della Famiglia. |
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