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Scusate…  l’ospite

     N. 4                                                   Mercoledì, 22 giugno 2005    

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PERCHE' CERTI "COMPAGNI" SONO A DESTRA

Quel salto degli ex

col pugno chiuso

 

di Enzo Meccia

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Confesso che quando l’amico Vittorio Fiorenza mi ha invitato a scrivere qualcosa attorno ad un fenomeno che accade, da un po’ di tempo, nella sinistra biancavillese, sono stato particolarmente contento di accettare perché questo, di fatto, ha significato parlare del  mio passato di militante comunista a Biancavilla, militante sin dal lontano 1968, anno in cui mi iscrissi al Pci, proveniente dalla Fgci (Federazione Giovanile Comunista Italiana).

Parlare del Pci di Biancavilla significa riportare in vita episodi e avvenimenti che, nel bene o nel male, hanno avuto come protagonista la  mia  giovinezza, ed io potrei scrivere, a questo proposito, pagine e pagine su avvenimenti significativi accaduti durante la mia militanza nel Pci, ma, volendo essere quanto più vicino al tema proposto, cercherò di dissertare in generale  su un  problema, che, in verità, è sempre esistito nella sinistra a Biancavilla: l’allontanamento di molti compagni dal partito.

Nell’ultimo decennio si è assistito ad un incremento del fenomeno di allontanamento di diversi militanti comunisti o post-comunisti dalla sinistra biancavillese.   Per i normali militanti, e sono stati tanti, nessuno  ha “battuto ciglio” mentre per i militanti cosiddetti di spicco sono nate subito  critiche e duri giudizi (desidero chiarire che per ragioni di privacy non farò nessun nome).  

Certo, abbandonare un gruppo, un partito, quasi sempre significa non condividerne più le motivazioni, non accettarne più il ruolo, ma può significare anche una situazione di disagio nel dover accettare posizioni politiche che, magari, non si condividono e che vengono imposte lo stesso.

Del resto il momento di lasciare, il cosiddetto “punto del non ritorno”, spesso avviene dopo un travaglio faticoso e complesso che alla fine produce il distacco e l’abbandono da parte del militante, travaglio che magari dura anni.

Il Pci di Biancavilla, forse come tutti i partiti comunisti d’Italia (mi riferisco alle realtà delle singole sezioni), è stato sempre paragonato ad “una chiesa”, nel senso che chi vi vive ne è talmente geloso da diventarne, di solito senza farci caso, uno strenuo difensore, un guardiano ortodosso e, pertanto, a suo modo di vedere “tenutario della verità”.

Già “tenutario della verità”, di questo si tratta, cioè spesso chi ha portato all’interno del partito qualche ventata di novità è stato visto come uno che voleva stravolgere le regole, quindi facilmente condannabile come “eretico”.

Se poi prendiamo in considerazione “la cultura  del sospetto”, altra infelice “diavoleria” che a Biancavilla da sempre si pratica per denigrare i compagni che hanno avuto l’ardire di pensarla in modo diverso, siamo arrivati, si è toccato il fondo!

Tutto questo ha cozzato con i compagni che, invece, in buona fede hanno voluto, a torto o a ragione, portare all’interno del partito delle  novità migliorative.

Sono convinto, inoltre, che la decisione nazionale del cambio del nome del Pci in Pds (oggi Ds) abbia accelerato, come nel mio caso, la volontà di abbandonare il partito, partito che non è stato più riconosciuto come il proprio.

Oggi, paradossalmente, parecchi ex compagni si ritrovano “militanti” (si fa per dire) nel centrodestra. Sembrerebbe così, anche se, di fatto, occorre prendere atto che in una comunità municipale piccola, come quella di Biancavilla,  spesso i confini tra destra e sinistra sono molto labili e confusi. C’è da registrare, invece, la volontà di questi ex compagni di scommettersi ancora in politica, spesso, mettendo a disposizione degli altri la propria esperienza politica, frutto, per l’appunto, della lunga militanza in un partito, il glorioso Pci, che, rispetto a tanti altri, era un partito organizzato e serio.

Per concludere, nessun “salto”, ma semplicemente la voglia di ricominciare a far politica, la voglia di scommettersi ancora nella propria città, la voglia di dire ancora la propria, la voglia di continuare con gli altri a servire Biancavilla.

 

ENZO MECCIA. E' nato a Ventimiglia di Sicilia (in provincia di Palermo) nel 1950, ma abita a Biancavilla da sempre. Geometra, è direttore dei servizi generali e amministrativi del 1° Circolo didattico statale “Sante Giuffrida” di Adrano.

Appassionato e profondo conoscitore della storia patria biancavillese, è stato coordinatore di redazione di “Biancavilla Notizie” (organo di informazione ufficiale del Comune) ed è uno degli attuali redattori del periodico “Nuovo Callicari”.

Da qualche anno è coordinatore politico di Nuova Sicilia a Biancavilla. E’ stato anche  consigliere comunale del Pci dal 1983 al 1994 per tre consiliature, ha ricoperto la carica di assessore alla Pubblica Istruzione ed ai Beni culturali e Ambientali nella seconda giunta guidata dal sindaco Alfio Petralia, è stato componente del comitato federale provinciale del Pci.

 

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© Scusate il disturbo

Il primo blog dedicato a Biancavilla curato da Vittorio Fiorenza