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 L'INTERVISTA

                                                                                             Domenica, 6 maggio 2007 

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A COLLOQUIO CON SALVATORE PASTANELLA, SEGRETARIO DEI DS

Braccia aperte

«Il candidato a sindaco? Può anche non essere un diessino.

Nessuna preclusione per chi abbandona il Centrodestra.

Un merito di Mario Cantarella? Ci dovrei pensare un po'...»

 

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intervista di

Vittorio Fiorenza

 

Da poche settimane è segretario dei Ds, un incarico avuto in maniera unanime. Come si è arrivati alla sua scelta?
E’ stata una scelta condivisa da tutti, indipendentemente dalle mozioni sulle quali si è articolata la discussione. Anzi, questa è stata una mia condizione, altrimenti non avrei accettato. Credo che il segretario di un partito debba avere la funzione di unire le diverse anime che in un grande partito è normale che ci siano.
In che condizioni si trovano il suo partito e i suoi militanti?
E’ un partito in salute. E poi esiste una realtà giovanile corposa e piena di entusiasmo che ha le carte in regola per iniziare un’esperienza politica.
Lei è stato l’ultimo segretario del Pci di Biancavilla e sarà anche l’ultimo dei Democratici di sinistra, proiettati ormai alla costituzione, assieme alla Margherita, del Partito Democratico. Una svolta, la prima, vissuta drammaticamente da molti compagni. Una svolta, quest’ultima, che suscita forse qualche perplessità, soprattutto per l’identità che dovrà assumere la nuova formazione. Qui a Biancavilla, quali umori ha captato?
In quest’ultima esperienza non c’è la lacerazione (culminata con la scissione che ha portato a Rifondazione comunista) che ha caratterizzato il passaggio dal Pci al Pds. C’è certamente una propensione a mantenere l’identità della sinistra socialdemocratica. Su questo, la classe dirigente dei Ds di Biancavilla si dovrà scommettere per portare quanto più personale politico ci sia in modo da trasmettere questa identità al nascente Partito Democratico.
Al di là delle scelte nazionali, Biancavilla si avvicina alla scadenza elettorale per il rinnovo della giunta e del consiglio comunale. Inutile dire che il suo incarico sarà monotematico.
I temi sono due. Innanzitutto costituire anche a Biancavilla il Partito Democratico assieme alla Margherita e, mi auguro, con altri pezzi della società locale. E poi cercare di organizzare un’alleanza quanto più ampia possibile per costruire l’alternativa al Centrodestra.
In genere si ragiona in termini bipolari: centrosinistra e centrodestra. Ma è realisticamente convinto che, tra un anno, i candidati a sindaco in campo saranno espressione di soli due schieramenti? La storia recente e la frammentazione del panorama politico biancavillese inducono a ipotizzare il contrario… Se le elezioni fossero domani, avremmo non meno di sei candidati.
Credo che questo bisogna evitarlo. Dipende dalla classe dirigente. Se si metteranno avanti gli egoismi di partito, è uno scenario certo. Se invece ognuno saprà fare dei passi indietro, è un bene per tutti. Spero che il candidato del Centrosinistra sia uno. E’ per questo che lavorerò.
Nell’ottobre del 2005, proprio dalle pagine di questo blog, l’ex sindaco Manna ha lanciato per primo l’idea delle Primarie per la scelta del candidato sindaco. E Piero Fassino, dal congresso di Firenze, ha detto che proporrà l'inserimento, nello statuto del Partito Democratico, questo strumento di partecipazione per la scelta di cariche e candidati, già a partire dalle Amministrative del 2008. Ritiene possibile e utile applicare il metodo delle Primarie a Biancavilla?
Le Primarie fanno parte del nostro dna. Nel momento in cui non si riesce a trovare un accordo sulla leadership, è l’unico metodo che potrà mettere d’accordo tutti. Noi siamo favorevolissimi. Lo eravamo già nel 2003, se quel metodo non si è applicato è perché qualcuno ha posto dei veti.
Gli amanti della dietrologia ritengono che la vostra disponibilità alle Primarie più che manifestare un’apertura democratica, sia piuttosto una scelta tattica: sapete già, cioè, di vincere la partita, avendo una capacità di coinvolgimento (a cominciare dalla Camera del Lavoro) che nessun’altra forza di Centrosinistra possiede.
Se così fosse, siamo disponibili a mettere da parte questo metodo. Ovviamente non avanziamo nessuna pretesa, siamo disponibili a fare non uno ma dieci passi indietro, pur di trovare l’unità.
I vostri alleati, soprattutto la Margherita di Carmelo Randazzo, vi hanno accusato per un presunto decisionismo accentratore che non avrebbe lasciato nessuno spazio di dialogo nella scelta del candidato sindaco del 2003. Cosa rimprovera al suo partito nel comportamento tenuto in quella fase e quali “errori” andrebbero evitati nella prossima fase elettorale?
Senza dubbio gli errori ci sono stati. I problemi sorti allora con la Margherita ormai sono stati completamente superati e oggi c’è un buon rapporto politico. Sulla base di quell’esperienza, dobbiamo avere il buon senso di non guardare indietro ma proiettarci in avanti.
Un identikit del candidato a sindaco del Centrosinistra?
Un candidato che dovrà riuscire a far dialogare tra loro tutti i soggetti di Centrosinistra. Non necessariamente dev’essere espressione di questo o quell’altro partito. Può anche non avere tessere o appartenenza a soggetti politici. Dev’essere un candidato con la capacità di parlare ad una platea più ampia possibile. Chi ha queste qualità è un buon candidato.
Evitiamo di rimanere nel vago. Allo stato attuale, diciamolo pure, dovendo ipotizzare due nomi di possibili candidati, nell’ambito del Centrosinistra, ogni osservatore politico ne fa due: Pietro Manna e Pippo Glorioso, entrambi dei Ds.
No, non bisogna porre la questione in questi termini. Sia Manna che Glorioso sono risorse del partito. Ma non sono i soli. Altri esponenti, come Nino Benina, possono concorrere benissimo con questi due nomi. Ad ogni modo, mi rifiuto di pensare che la politica si possa fare solo attorno ad una persona. Si vince se c’è una squadra positiva e capace. Neanche Maradona sarebbe stato quel campione che riconosciamo, se non avesse avuto a fianco Giordano, Bagni e così via.
Ad onor di cronaca, va detto, però, che l’ex primo cittadino, già nell’intervista rilasciata a “Scusate il disturbo”, senza mezzi termini, non ha fatto e non fa mistero delle sue intenzioni ad avere un ruolo di primo piano, come una candidatura a sindaco.
Ma io non sto né includendo né escludendo. Quei nominativi che lei ha citato sono risorse del mio partito che potranno essere utilizzate, ma solo se tutti gli altri riterranno di utilizzarle. Aggiungo: non sono convinto che si vinca solo perché chi giuda la macchina è bravo. Si vincerà se siamo capaci di fare squadra. Per quanto ci riguarda, diciamo chiaramente che se la coalizione riterrà di vincere con un leader tesserato Ds, ci sta bene. In caso contrario, non ne faremo una tragedia, ma lavoreremo per vincere dopo cinque anni di malgoverno.
C’è il rischio, secondo lei, che Manna da risorsa del suo partito si possa trasformare in un ostacolo, in un problema? Spesso la sua figura viene percepita come “scomoda” per i Ds.
Assolutamente no. In questi argomenti c’è una voglia di dividere il primo partito del Centrosinistra, un partito che nella realtà ha dimostrato di sapere vincere e soprattutto governare. Ognuno tenta di mettere elementi di divisione.
Manna sostiene che il punto di partenza per il Centrosinistra debba essere l’esperienza amministrativa 1994-2003, «rimpianta dai biancavillesi». Secondo lei, bisogna puntare sul fattore “nostalgia”?
No, credo che la politica si debba fare guardando avanti. A Biancavilla bisogna dare un progetto nuovo, tenendo conto comunque che quell’esperienza è stata positiva e ha formato una classe dirigente che concretamente ha saputo governare.
Lei parla del Centrosinistra come di una realtà politica consolidata. Se si esclude il suo partito, però, la consistenza delle altre forze, soprattutto quelle centriste, appare incerta allo stato attuale.
No, non credo. Se analizziamo i dati delle ultime competizioni elettorali (Regionali e Politiche) notiamo un gap tra i due schieramenti. Questo è stato influenzato dalla presenza di candidati locali nel Centrodestra e dall’assenza di biancavillesi nel Centrosinistra. Ma alle Amministrative, tutto sarà azzerato. E poi i biancavillesi non ne possono più di questo Centrodestra fallimentare.
Allargare il vostro schieramento anche a forze politiche attualmente al di fuori del Centrosinistra è un tentativo che tutti riconoscono si debba fare. Quali interlocutori ritiene vadano contattati?
Tutti quei soggetti che in questi anni sono stati nel Centrodestra e ci sono stati con un certo malessere. Nel momento in cui, queste forze cominceranno a prendere le distanze politiche dall’amministrazione, diventeranno nostri interlocutori naturali e dovrà essere aperto un confronto, nella chiarezza.
In diverse occasioni, i Ds hanno avuto un rapporto privilegiato con i “calaciuriani”…
Si, storicamente, prima il Pci, poi il Pds e i Ds, hanno avuto con loro un rapporto di cordialità e di rispetto politico reciproco.
Ma un’intesa politica vera e propria con il suo schieramento (da tanti auspicata, da altrettanti temuta), non c’è mai stata…
Io non escludo niente, tutto è possibile. Ma per arrivare ad una realizzazione ci deve essere un confronto e una volontà di entrambe le parti.
Antonio Portale potrebbe ritrovarsi nuovamente tra i vostri alleati?
Questo dipenderà da come, nei prossimi mesi, il suo partito si muoverà. Se, come credo io, a causa del malessere a stare nel Centrodestra, comincerà a prendere le dovute distanze dalla coalizione, ritengo che possa essere un soggetto con cui tentare un dialogo.
Stiamo parlando, però, di soggetti politici inglobati nella Casa delle Libertà e finora non hanno dato nessun segnale pubblico di criticità sulla sindacatura Cantarella…
Certo. Infatti il dialogo nascerà necessariamente se alcuni soggetti politici inizieranno a intraprendere pubblicamente delle posizioni di contrasto con chi ha governato e governa la città. Con loro affronteremmo un discorso di prospettiva (che non significa obbligatoriamente la formalizzazione di un’alleanza). Con chi invece continuerà a stare al governo fino all’ultimo giorno, è chiaro che non ci potranno essere dei confronti.
Questo eventuale “rimescolamento” di posizioni rappresenterebbe un compromesso tra forze politiche finora avversarie o sarebbe un’operazione di innovazione nel panorama politico locale, i cui schieramenti sono sostanzialmente intatti da anni?
Oddio, chi fa politica deve pur fare compromessi, purché siano fatti alla luce del sole e vengano spiegati bene. Un accordo, tuttavia, non va considerato solamente una soluzione compromissoria, ma la speranza che si formi una nuova leadership a Biancavilla. E’ impensabile che passino gli anni e ci ritroviamo le stesse leadership. E’ normale che ci siano componenti della vecchia guardia, ma ci devono essere elementi innovativi per guardare al futuro, altrimenti non avrebbe senso fare politica.
I Ds (per la parte che vi compete) potrebbero valutare l’ipotesi di cedere la candidatura a sindaco a qualche esponente collocatosi finora fuori dal Centrosinistra, se la forza politica di riferimento di tale esponente dovesse siglare un accordo elettorale con il vostro schieramento?
Nessun pregiudizio. Nei confronti di chi ha le caratteristiche che elencavo prima e vorrà fare un patto di ferro con il Centrosinistra, nonostante possa non essere espressione di qualche soggetto di Centrosinistra o non abbia mai fatto politica o provenga da esperienze diverse, abbiamo il dovere di avviare un confronto. Non escludo questa possibilità, non possiamo chiuderci. Noi vogliamo che l’esperienza iniziata nel 1994 e interrotta in un modo violento nel 2003 sia riproposta con le innovazioni che i tempi ci chiedono.
Ma ci si vedrebbe lei -ci permetta un po’ di fantapolitica- in un’amministrazione o in una maggioranza con Antonio Portale, Pasquale Lavenia, Dino Pennini o altri personaggi che in questi anni hanno incarnato uno spirito alternativo alla Sinistra?
Non bisogna mai precludere nessuna esperienza. Per due motivi. Il primo è che è l’elettore a giudicare se un’esperienza sia valida o meno. Il secondo è che il mio partito, avendo una capacità politica forte, è in grado di confrontarci con chiunque.
E un polo centrista, costituito da gruppi moderati provenienti dalla Cdl e dall’Unione, lo ritiene possibile? E’ un progetto su cui ogni ex democratico-cristiano, sulla carta, si dice favorevole. E forse i tentativi per realizzarlo non mancheranno.
Non credo che, a Biancavilla, ci sia la forza per governare da parte di una coalizione esclusivamente centrista. Così come neanche l’intera Sinistra possiede questa forza. Non parliamo, poi, della Destra.
Ma tutte le forze centriste, raggruppate in un solo schieramento, rappresenterebbero un peso notevole.
Non credo che avrebbero la forza per vincere.
Quali avversari certi vede tra un anno?
Chi ha governato la città, si vorrà ricandidare. Probabilmente, qualche altro pezzo del Centrodestra si sgancerà per un percorso autonomo, quanto meno in prima battuta, per poi magari dialogare con noi.
Crede realmente, come ha detto Manna, che l’esperienza di Mario Cantarella si concluderà il prossimo anno?
Credo di sì perché è stata un’esperienza che ha toccato un fallimento incredibile. Nemmeno noi ci aspettavamo un così clamoroso flop, non solo sul piano politico ma anche su quello amministrativo. Una maggioranza fortissima che è partita con 14 consiglieri e che addirittura, nei primi mesi, è riuscita ad avere la simpatia di altri fino a toccare 15-16 consiglieri, la si vede evaporare così facilmente. Io ho una lunga esperienza politica e amministrativa, ma non ricordo una cosa simile. Forse, per trovare vicende analoghe, bisogna andare indietro nel tempo di vent’anni, quando la Dc si spaccava in due-tre pezzi e i sindaci duravano 3-4 mesi.
Diciamo, però, una cosa: nonostante innumerevoli momenti di turbolenza, il Centrodestra rimane unito e compatto. Certo, nei discorsi di strada, tutti gli esponenti della Cdl (assessori e segretari di partito) non fanno altro che dire “Mai più Mario Cantarella”. Ma sono discorsi fondati? Le grandi scelte, per una prassi del Centrodestra, si fanno a Catania, non qui. Come dire: si può parlare quanto si vuole, ma poi arrivano Firrarello e Lombardo e sistemano ogni faccenda…
Sono atteggiamenti che ci sono stati e ci sono. Ma non ritengo che siano sufficienti al Centrodestra per vincere. Ricordo che i nostri avversari hanno vinto le ultime Amministrative per 333 voti di differenza. Se non raggiungeranno un accordo ampio, al di là degli interventi dei personaggi che lei ha citato, non mi pare possano farcela. Quello che è successo a Paternò (forse lei allude a questo), qui a Biancavilla è difficile che sia determinante. Insomma, Mpa, Forza Italia e An non potranno mai vincere da soli, senza una serie di “cespugli”.
Lei passa per politico spigoloso. Il sindaco Cantarella, per esempio, non le perdona un suo intervento, alla presenza di Pier Luigi Bersani, in un comizio in piazza Roma, in piena campagna elettorale nel 2003, in cui lo avrebbe insultato, utilizzando termini e modi che, a parere di alcuni, non c’entrano nulla con la dialettica e lo scontro politico.
Su questa storiella che ogni tanto qualcuno mi ricorda, rispondo che bisogna capire che in un comizio si possa lanciare un aggettivo pepato o una frase colorita. Altra cosa è l’istituzione, dove non mi sognerei mai di usare gli stessi toni. Sono due momenti diversi, che io tengo sempre in considerazione.
L’interessato, però, ha percepito la cosa come un insulto…
Ma anche nello scenario politico nazionale ci sono queste cose. Per una battuta, è un’esagerazione prendersela. Allora io che dovrei dire per certe frasi ricevute? Eppure non me la prendo mai come una questione personale.
Ritiene di dovere delle scuse a Mario Cantarella?
Non ritengo ci siano gli estremi per chiedere scusa. Stiamo parlando di espressioni colorite lanciate in un comizio. E i comizi, si sa, sono momenti nei quali si tenta di galvanizzare la propria gente. Magari si eccede, si esagera. Ma tutto è dettato da quella circostanza. Non a caso, lo ripeto, non farei altrettanto in un ambito istituzionale.
Nel concreto, che giudizio dà dell’attività svolta in questi anni dall’amministrazione comunale?
Non ho mai visto un atto prodotto con i criteri che la buona amministrazione dovrebbe avere. Un esempio? L’assunzione degli Lsu. Per trovare la conclusione di quell’iter, l’amministrazione ha impiegato un anno producendo quattro atti, l’uno che modificava l’altro. Contesto in toto l’aspetto politico di quella scelta: un governo di Centrodestra avrebbe dovuto introdurre elementi di meritocrazia, cosa che non è avvenuta per nulla, disattendendo un’impegnativa del programma elettorale. Basterebbe leggersi quelle quattro delibere per rendersi conto della “capacità” dell’amministrazione. Un altro atto che ritengo scandaloso è quello con cui si paga un direttore generale con 143mila euro annui più premi aggiuntivi, elargiti sulla base di una relazione che lui stesso si fa, senza che una commissione valuti gli eventuali obiettivi raggiunti. E’ veramente scandaloso costringere i cittadini di Biancavilla a pagare una persona, peraltro estranea al corpo organico dell’ente Comune, con tutti questi soldi, nemmeno fosse un manager di alto livello.
E come giudica il rapporto tra sindaco e cittadini?
Un rapporto distaccato. Ma immaginavo che andasse così. Un distacco tra chi governa e chi è governato, che si nota anche tra chi governa e la sua stessa maggioranza. Il paese ne soffre e si vede.
Il tormentone su cui Cantarella ha fatto leva in campagna elettorale è stato quello del cambiamento. Una promessa disattesa?
In effetti c’è stato. Ma è stato un cambiamento talmente in negativo che la gente lo ha percepito a tutti i livelli. E’ successo, per esempio, un fatto strano. Da quattro anni, cioè, nessuno parla di politica locale. Come se fossero stati chiusi i canali di comunicazione, per cui i cittadini non sanno completamente niente.
Il blog è un’oasi.
Certo. Purtroppo è un metodo di comunicazione limitato a chi ha un computer e a chi lo sa utilizzare. Ma al di là di questo, non c’è niente. Non c’è una voce di opposizione che ha la possibilità di esprimere la propria posizione, ma non c’è neanche una posizione di chi governa.
Non salva nulla dell’azione amministrativa? Sono stati avviati, per esempio, molte opere pubbliche.
Guardi, si tratta di opere pubbliche attivate per l’80% dall’amministrazione passata. Ma al di là di questo aspetto, è normale che con un bilancio corposo come quello del Comune di Biancavilla si produca qualcosa. Comunque troppo poco o quasi niente rispetto a quello che i biancavillesi erano abituati a vedere ai tempi dell’amministrazione Manna.
Quale è il settore su cui la coalizione di governo, secondo lei, ha maggiormente deluso?
Il governo della città non ha saputo creare un rapporto né con la sua maggioranza (negando la possibilità di farla crescere) né con la minoranza. Nelle passate esperienze, invece, si tendeva sempre la mano alla minoranza e la si coinvolgeva. Ora si fa tutto nel silenzio più assordante, cercando di escludere tutti dalla politica.
Un merito del sindaco Cantarella?
Quello del cambiamento. E’ riuscito a cambiare quanto di positivo era stato creato prima…
Al di là dell’ironia, un merito lo indichi.
Ci devo pensare, ma sinceramente non riesco a trovarlo. Soprattutto se poi penso a come sono state fatte le selezioni per il servizio civile. Questa non l’ha detta nessuno, nemmeno in consiglio comunale…
No, “Scusate il disturbo” ha accennato qualcosa.
Ecco, io invito a dare un’occhiata ai cognomi (e non solo) delle persone selezionate (per carità, tutte persone perbene): tutte appartengono a personaggi che governano il paese.
Sia più chiaro.
Sono parenti, nipoti, cugini, zii di politici del Centrodestra. E addirittura si nega qualsiasi tentativo di trasparenza.
La risposta del sindaco alla sua osservazione sarebbe: “Se ci sono degli elementi dubbi, ci si rivolga alla magistratura”.
Ma io sono un segretario di partito e parlo di politica. Non sono né giudice né carabiniere. Sto sollevando una questione politica. Qui stiamo parlando di fondi dello Stato e fondi comunali, quindi un’amministrazione si deve preoccupare di garantire un minimo di trasparenza, cosa che mi pare non ci sia stata.
Cosa pensa della nomina ad assessore del prof. Alfio Petralia, suo ex segretario di partito?
Sinceramente non mi stupisce. Petralia, da parecchio tempo, non militava nella Sinistra. La cosa non mi interessa, sono fatti loro e loro devono dare conto di questi atteggiamenti di poca coerenza con la città.
La politica biancavillese è nel degrado: lo si diceva ai tempi di Manna, lo si dice ancora oggi. Qualunquismo, luogo comune o constatazione di una realtà?
Che ai tempi di Manna ci fossero, a volte, degli aspetti di volgarità con cui certi soggetti riuscivano a macchiarsi, non ci sono dubbi, lo condivido. Ma questo succedeva perché, nel bene o nel male, c’era un confronto politico. Ora più che degrado, c’è un’omissione della politica. Ci troviamo in un momento in cui l’impegno politico a Biancavilla è censurato, non perché un organo superiore lo abbia deciso, ma perché non si sa niente, non circola l’informazione e la comunicazione, al di là del blog. Eppure in questi quattro anni abbiamo avuto un addetto stampa che ogni mese abbiamo pagato noi cittadini. Cosa che ai tempi di Manna, per un paio di mesi nei quali si è avuta quest’esperienza, è stata additata scandalosa da certi personaggi che oggi sostengono l’amministrazione.
Grosso modo, ogni biancavillese, anche quello vagamente attento ai fatti politici, ritiene o percepisce come inesistente il ruolo avuto in questi anni dall’opposizione di Centrosinistra (il cui motore dovrebbe essere rappresentato dal suo partito).
E’ un'osservazione che contesto. Per esserci una buona maggioranza, ci deve essere una buona opposizione e viceversa. La difficoltà avuta dalla minoranza è stata questa: la mancanza di interlocutori. Un rapporto, un confronto, un conflitto tra maggioranza e minoranza non ci sono mai stati. Nonostante tutto, chi ha fatto opposizione in Consiglio Comunale ha fatto un buon lavoro: ha capito che la maggioranza, non avendo un’anima, era capace di farsi male da sé e, intelligentemente, l’ha lasciata per quattro anni nel suo autolesionismo.
Dovrà riconoscere, però, che l’opposizione ha rinunciato in questi anni alla controinformazione, alle controproposte…
Questo senza dubbio. Ma quando si chiudono gli spazi della comunicazione e si interviene per uccidere l’informazione, diventa difficile fare opposizione. E poi dove si faceva? Nei confronti di chi? Di conseguenza -ma non voglio giustificare nulla- ogni attività per la minoranza è stata difficile farla.
Tre azioni significative di “opposizione” prodotte dai Ds.
Il lavoro che il gruppo dei Democratici di sinistra (ma farei un torto se non citassi anche i consiglieri Magra, Tomasello, Sangiorgio e Paternò) ha fatto nel bocciare il bilancio è stato eccellente. Seconda azione significativa è stata la bocciatura di alcuni emendamenti alle variazioni di bilancio dell’anno scorso. Poi la bocciatura delle delibere sull’edilizia sociale. Si tratta di tre momenti cruciali nei quali l’opposizione, “forte” di 7 consiglieri, è riuscita a piegare una maggioranza di 13 consiglieri: questo va riconosciuto.
Il sindaco le obietterebbe, forse, che non c’è nulla da vantarsi se si riesce a bocciare un bilancio, necessario alla città.
C’è da vantarsi e come. Era un dovere bocciarlo. In quel bilancio c’era tutto lo sperpero di questa amministrazione comunale: il direttore generale, l’esperto all’urbanistica, l’addetto stampa, oltre a una serie di incarichi. Risorse che potevano essere spese meglio, magari per fare fronte agli aumenti sulle tariffe dei rifiuti.
Le sedute del consiglio comunale che hanno riservato le performance più appassionate dei nostri consiglieri sono state quelle relative alla definizione di un’indennità di funzione o all’aumento dei gettoni di presenza. Non lo ritiene semplicemente vergognoso?
Si. Il Centrodestra, nella passata consiliatura, ha fatto una battaglia terribile sul gettone di presenza (ma la stessa cosa vale per il settimo assessore). Quegli stessi personaggi avrebbero dovuto imporre, una volta al governo, atti consequenziali. Non l’hanno fatto: un errore politico micidiale. Oggi, quindi, possiamo dire che quelle battaglie erano semplicemente strumentali.
Ma sulla possibilità dell’aumento del gettone di presenza (argomento legato alla gestione allegra delle commissioni consiliari), maggioranza e minoranza si sono trovate spessissimo in grande accordo.
No, Fiorenza, ritengo di no. I tempi e i modi della politica li detta la maggioranza.
Insomma, la minoranza ha avallato certi malcostumi…
No, non credo abbia avallato mai…
Sulla discutibilissima gestione delle commissioni consiliari, le ricordo che voi avete avuto una presidenza di commissione…
L’essere presidente di commissione, non significa essere presidente “politico” della stessa. L’agenda politica non l’ha dettata quel (nostro, ndr) presidente a cui lei allude, ma la maggioranza.
Lei, quindi, nega qualsiasi complicità della minoranza col Centrodestra su certi malcostumi…
Assolutamente si. Anzi non abbiamo mai fatto demagogia e strumentalizzazioni su queste questioni, cosa che avremmo potuto fare.
Nella prossima campagna elettorale, immaginiamo direte: “Votate noi perché Mario Cantarella è stato una delusione”. Un voto, quindi, richiesto per (presunti) demeriti altrui. Per quali vostri meriti, invece, l’elettorato dovrebbe scegliervi?
Intanto, il fallimento non è solo del sindaco. Va ricercato anche nell’incapacità di costruire una squadra in grado di fare sintesi e governare. Detto questo, i biancavillesi devono votarci per due ragioni. La prima è che, dal confronto di questi anni di amministrazione con quelli precedenti, si vede benissimo che la bilancia pende a nostro favore. La seconda, più importante, è che il Centrosinistra si proporrà come alternativa di innovazione per costruire un futuro per i biancavillesi, tenendo conto dell’esperienza passata, ma che sappia dare momenti di opportunità e di speranza per Biancavilla, attraverso la partecipazione di tutti, soprattutto dei giovani, ai quali diciamo che è possibile costruire un paese migliore.
 

 

  

 

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