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Scusate…  l’ospite

     N. 11                                                  Venerdì, 2 dicembre 2005    

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AN A RISCHIO ANNACQUAMENTO

Amare riflessioni

di un reduce affaticato

 

di Lello Rapisarda

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Sono un reduce affaticato, sono orgogliosamente passato attraverso la discriminazione degli anni bui, ma esaltanti, della destra, un consigliere comunale che si ostinava a fare politica, a partecipare a tutte le sedute consiliari, ad intervenire, a proporre, a battere i pugni sul tavolo quando era necessario, in pratica sempre, affiggere manifesti e pubblicare articoli. Sono un reduce del vecchio Msi, piccolo, agguerrito partito di opposizione che non contava una mazza. Ma c’eravamo, tutti ci conoscevano, ci odiavano o ci amavano. Tutti ci stimavano. Ma eravamo.

Poi, improvvisamente, sono venuti, chiamiamoli così, gli anni del consenso. Valanghe di voti, sorrisi a 36 denti e pacche sulle spalle da gente che il giorno prima ci aveva relegato fra il lebbrosi fascisti fuori dell’arco costituzionale. Alla acque di Fiuggi abbiamo lavato e candeggiato la logora camicia nera e gettato tutti quegli orpelli, ormai inutili, che però ci avevano consentito per quasi cinquanta anni di vivere, crescere, sperare e progettare un futuro. Ci siamo candidati al governo della Cosa Pubblica e una commissione esaminatrice composta di circa cinquanta milioni di membri, a maggioranza si, ma ci ha fatto promossi. Ora abbiamo bizzeffe di  assessori, sindaci, presidenti di province, di regioni, ministri e addirittura il vice-premier.

Quindi tutto fatto? Dispiace dirlo, ma rischio di avere ragione, An sta andando verso il nulla. Dispiace dirlo perché a quel tentativo politico avviato oltre dieci anni fa voglio continuare a crederci, nonostante tutto e al di la di ogni esperienza personale, che indurrebbe al contrario. Aggredita dalla Sindrome di Fiuggi, An sta percorrendo una via che porta ad un pericoloso annacquamento, se non all’ oscuramento delle proprie radici da un lato e dall’altro ad un becero “caporalato” di alcuni esponenti in carriera senza alcuna consistenza propria ed ancora ad uno scivolamento verso posizioni libertistiche-conservatrici assolutamente estranee alla nostra identità culturale, politica e sociale.

Ai tempi della buonanima del Msi, la “Federazione” era il centro propulsore di qualunque attività politica. C’era un dibattito acceso, fra le tante diverse anime del partito, sui temi importanti, ci si scontrava, anche violentemente e a volte volava qualche sedia producendo vistosi bernoccoli, ma alla fine usciva “La” posizione e questa all’esterno veniva da tutti strenuamente difesa anche, soprattutto,  dai titolari dei bernoccoli. Oggi non più.

La non più Federazione ma “Coordinamento Provinciale” conta come il due di coppe con briscola ad oro. Chi organizza incontri, convegni, dibattiti, chi elabora strategie elettorali e a volte percorsi politici sono le segreterie dei vari potentati, o presunti tali, per cui si arriva al paradosso che in assemblee istituzionali (e Biancavilla non sfigura in queste realtà) componenti di An assumono atteggiamenti politici profondamente contrastanti gli uni dagli altri. E a questo punto non si vede la ragione per cui gli elettori moderati e liberali, cattolici o ex missini debbano votare An che sempre più è una imitazione meno convincente di altri partiti e non scegliere gli originali rappresentati da Forza Italia, Udc o le varie liste per l’autonomia o addirittura la Margherita alla loro sbiadita copia. Il fenomeno, per fortuna, non ha ancora effetti elettorali anche se può avere effetti collaterali. E forse è ancora rimediabile, anche perché in An ci sono  persone limpide e di qualità. L’ebbrezza del potere di alcuni gerarchetti senza retroterra, rischia di accelerare il viaggio verso il nulla, imboccando una via un po’ caricaturale del craxismo. Certi metodi, certe manovre, rischiano di devastare An. Occorre, nei momenti di euforia, che qualcuno dica ai leader di An che si commette un grave errore a scommettere tutto su una, pur ottima persona e, come all’imperatore che tornava vincitore dalla battaglia: ricordati che sei soltanto un uomo. Aggiungendo a qualcuno: anzi, molto meno.

 

LELLO RAPISARDA. E' nato a Catania nel 1944. Già impiegato di banca, oggi è dirigente dell'Ancol, un ente di formazione professionale.

Figlio di Giovanni Rapisarda (tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano in provincia di Catania), inizia il suo impegno, nelle file della Destra, fin dai tempi liceali per proseguire con maggiore attivismo nel gruppo universitario "Fiamma", divenendo uno dei protagonisti di quelle aspre lotte politiche e contrapposizioni ideologiche che attraversano la Catania degli anni '70.

Sempre disponibile a candidature di servizio per la Provincia, la Regione e la Camera dei Deputati, è per diversi anni segretario del Msi di Biancavilla e consigliere comunale per tre volte consecutive a partire dal 1975, tutte attività che lo accreditano come uno degli uomini-simbolo della Destra biancavillese. 

 

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© Scusate il disturbo

Il primo blog dedicato a Biancavilla curato da Vittorio Fiorenza