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Scusate…  l’ospite

     N. 6                                                        Mercoledì, 6 luglio 2005    

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LONTANO DAI NOSTALGISMI

Il sindaco e la sua

impronta destra

 

di Placido Antonio Sangiorgio

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Avverto un certo imbarazzo nel dibattere un tema di politica locale. Lo confesso. Una valutazione serena sull'attività amministrativa sarebbe opportuna ed esaustiva allo scadere di un mandato. Poco più di due anni, nonostante l'arco temporale sia estremamente indicativo, è un lasso esiguo. Ogni riflessione è quindi parziale, perché relativa. Ma è pur vero che se stiamo oltre un monitor ad interrogarci, a crearci le ragioni, a sondare i perché, abbiamo un denominatore comune che ci lega alla nostra terra. Ed è con questo scopo che vogliamo confrontarci e dialogare.

Iniziamo da una considerazione semplice: Biancavilla è attualmente governata dal centro-destra; si colloca in un contesto geo-politico provinciale, regionale e nazionale di centro destra; ed internamente l' attuale giunta può contare su una maggioranza, che -nella storia del Comune etneo- nessuna coalizione ha (numericamente) mai raggiunto. In sintesi e sulla carta basterebbe poco, uno schiocco di dita (o bussare qualche porta), per risolvere annosi problemi, e progettare importanti realizzazioni. Ma l'altra faccia della medaglia vuole che Biancavilla non sia un paese semplice da

amministrare. Accondiscendere alle varie pretese significherebbe fomentarne lotte intestine, e rinchiudersi in un immobilismo collassante.

Il tema da affrontare in questa sede non è poi di facile lettura, ne d'immediata identificazione. Innanzitutto un sindaco non è un presidente del consiglio (o un capo di stato), le cui scelte di governo sono il frutto immediato di impronte ideologiche. Per amministrare, e amministrare bene un comune, non occorre avere tessere di partito o manuali di filosofia politica. Verrebbe quindi da porsi la domanda: è possibile sgomberarsi di una storia, che per anni è stata l'unica ragione di lotte e sacrifici? Si possono poi dimenticare le matrici di scelte difese strenuamente? E se cambiano i nomi dei partiti, cambiano pure i valori? Certamente no. Ogni storia è un patrimonio che si perpetua in tracce esistenziali ed azioni.

Banalmente si sente dire che l'attuale primo cittadino, a differenza di amministratori che l'hanno preceduto, non ami ricevere fuori dagli orari, o senza appuntamento. Gli ingenui saranno portati sillogisticamente a credere giusta l'equivalenza destra=chiusura. E, per deduzione, chiusura di porte. Ma entrare nel gabinetto del sindaco, trovando la porta aperta -per i "furbi" magari prendendo abbraccetto il consigliere x o l'assessore y, quali vestali della porta- avrebbe una a. Di anarchia, non di apertura.

Ritengo invece che siano altri gli atti amministrativi, seppur piccoli, che lasciano intravedere la matrice di destra di Cantarella. Di quella destra lontana dai nostalgismi e aperta alla salvaguardia dei valori e delle identità.

Andiamo per ordine:

- Era mentalità diffusa ottenere gratuitamente qualsiasi pubblicazione stampata dal Comune. Si reputava un atto dovuto, che portava taluni ad avere tanto, altri ad avere nulla. Oggi il prezzo sociale imposto ha permesso di consegnare le opere in mano ai cultori, e ha voluto introdurre la coscienza del servizio offerto. Un volume o un calendario è sempre un prodotto che porta alle spalle lavoro e dedizione. E' un dono (frutto d'una scelta amministrativa), mai un dovere acquisito aprioristicamente.

- Si è stabilito un rapporto di feconda complementarietà, nella distinzione dei ruoli, con le realtà religiose. Ciò ha portato ad incoraggiare i cantieri umani che crescono all'ombra delle parrocchie, col senso del rispetto civico e del vivere solidale.

- Si è avviato un processo che ha posto Biancavilla ad antesignana di eventi culturali di fama.

E’ pur vero che a volte si opera bene, e il messaggio non si riesce a veicolare. Una sorta di incomunicabilità serpeggiante, che occupa 10 spazio di mezza stanza: dallo schermo televisivo alla sedia. D'altronde il bene comune non si costruisce con i sorrisi e i trionfalismi, ma con la laboriosità giornaliera. E presuppongo che, nel silenzio, si stia operando al meglio per incrementare 10 sviluppo dei vari settori. Per l’opposizione è certo facile appigliarsi al tono dimesso della stagione teatrale, sbandierando che a molti spettacoli si poteva assistere gratuitamente a Catania, e da noi il biglietto era esoso. Ma non occorre fraintendere. Il cartellone paga lo scotto di una pubblicità inadeguata, e di una certa sproporzione nel gradimento di massa degli spettacoli. Si dovrebbe apprezzare, invece, la volontà propositiva, prima che positiva degli organizzatori.

L 'idea del "Carnevale più dolce di Sicilia" è una grande intuizione. Non fosse altro per lo sviluppo e la vetrina che si offre agli artigiani locali. Accoppiato a qualche evento di richiamo, costituirebbe una grande realtà. Mi piace puntualizzare, però, che -da quando il "Gran caffè Italia" negli anni '20 ne introdusse le varianti- Biancavilla è nota per gli spumoni e le tabelle. Se caratterizzata localmente, la manifestazione darebbe lustro alle produzioni tipiche, veicolandole a marchio culinario d'identità. E' risaputo che non si raggiunge oggi il centro di un paese lontano per averne un anonima porzione di dolce. L 'attesa è quindi di vedere quanto prima le specialità nostrane sui banchi carnascialeschi. E' la garanzia.

Non sono poi d'accordo con chi dice che a Biancavilla c'è poco. Ne sono un esempio, dal Neolitico ad oggi, i ritrovamenti del Castellucciano etneo (studiati da Orsi e Bernabò Brea), i vasi sicelioti del "Biancavilla painter", e la grande tradizione grafica e poetica in lingua e vernacolo (ci sono letterati biancavillesi tradotti nelle principali lingue europee, oggetto di attenzione della critica accademica di fama, per le particolarità linguistiche). Poi è la volta della grande storia misconosciuta: la rivoluzione giacobina della fine del XVIII secolo, i processi ad esponenti del clero sospettati di complicità con i gruppi carbonari, la rivolta del 1923 che scomodò il ministro Carnazza. Una cultura ricchissima e variegata, se il confronto si pone con le realtà a noi vicine. Una caratterizzazione del nostro comune, in tal senso, darebbe esisti ben lontani dal grigiore delle fibre di amianto, per le quali si è tristemente noti. Ho avuto alcune rassicurazioni della sensibilità amministrativa in questo campo, come ho molto apprezzato l'intervento di Pasquale Lavenia a favore delle bellezze artistiche. E' importante, tuttavia, individuare e non scaricarsi le responsabilità circa gli interventi di restauro e manutenzione delle pitture parietali e delle strutture di alcuni edifici religiosi. L'intervento è urgentissimo e non richiede indugi.

Il mio appello è quindi rivolto a quanti criticano pregiudizialmente l'operato amministrativo: creiamo un gruppo trasversale e di ampio respiro. Sediamoci ad un tavolo, volgiamoci verso lo sviluppo culturale e non solo. Apriamoci alle collaborazioni, cerchiamo -in sintesi- di essere propositivi. Dal mio canto metto quanto ereditato e raccolto a disposizione di ricerche e progetti. Chi mi conosce sa che non mi sono mai tirato indietro di fonte a richieste in tal senso, da qualsiasi parte provengano. E' un segnale forte che richiede l'ascolto e l'umiltà di tutti. Biancavilla non ha bisogno di ideologie, ma di idee per uscire dallo steccato. Sarà la volta di un satellite di qualità. Il rimanente periodo amministrativo darà la prova del nove dell'intrapreso cammino di sviluppo. Gli elettori saranno sovrani, e ne daranno ragione e conferme.

 

PLACIDO ANTONIO SANGIORGIO. Nato a Catania nel 1978, ha conseguito la maturità al Liceo classico "Giovanni Verga" di Adrano, il diploma magistrale all'Istituto "Francesco De Sanctis" di Paternò e il diploma di ragioniere all'Istituto Tecnico Commerciale "Pietro Branchina" di Adrano. Nel 2000 ha ottenuto il magistero in Scienze religiose all'Istituto "San Luca" di Catania, attualmente frequenta il corso di laurea in "Lettere classiche" presso l'università di Catania.

E' noto il suo impegno rivolto allo studio della figura e delle opere di Antonio Bruno, poeta e scrittore biancavillese di inizio '900, per il quale ha pubblicato diversi articoli e partecipato a varie conferenze su pagine inedite della vita e degli scritti dell'uomo di cultura, tra i primi siciliani ad aderire al Futurismo di Marinetti.

Ha collaborato a varie testate, tra cui Stilos, La Sicilia, Prospettive, Perelandra, nonché all'Annuario dei Beni culturali stampato di recente dal Comune di Biancavilla.

All'età di 16 anni ha cominciato la sua militanza politica, prima nel Fronte della Gioventù, poi in Azione Giovani, quindi in Alleanza Nazionale, per la quale ha prestato una candidatura di servizio nelle elezioni provinciali del 2003.

 

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Il primo blog dedicato a Biancavilla curato da Vittorio Fiorenza