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Il giorno 25 aprile 2005 alla presenza di tutto il direttivo, della stampa e di alcuni esponenti della politica Abruzzese, è stata inaugurata in via Riccitelli 21 la nuova sede del Semper Fidelis Luci.
 

La sede è stata dedicata ad Enrico Mattei (nella foto qui a sinistra) che è stato uomo di grandi visioni strategiche e dotato dell'energia e del coraggio  necessari per portarle avanti, capace di muoversi nella giungla della politica italiana e pronto a dare fiducia al nuovo che si stava affacciando sulla scena mondiale..

                     

Enrico Mattei nasce ad Acqualagna, un paesino marchigiano con poche centinaia di abitanti, il 29 aprile 1906, primo di cinque fratelli. Enrico, che, dopo un periodo di relativo sbandamento e di noia profonda per la scuola (fra i tredici e i quindici anni egli si dedica soprattutto alla pesca alle trote nel fiume Esino), si impiega in una fabbrichetta di mobili in ferro con mansioni di verniciatore. Un anno dopo è fattorino alla "Conceria Fiore": qui il lavoro gli piace di più, e a diciassette anni diventa operaio, poi operaio specializzato, poi aiutante chimico; a diciannove anni è vicedirettore e a venti direttore.Mattei è sveglio e  intelligente, molto incuriosito dai misteri della chimica, molto bravo nel trasmettere a chiunque il suo entusiasmo giovanile e nello sfruttare al meglio il suo inconfutabile fascino personale. Nel ' 26 e Mattei si ritrova senza lavoro.Egli parte allora per Milano, dove non gli è difficile trovare un posto di venditore alla Max Mayer, già fornitrice alla conceria di Matelica di vernici, smalti e solventi per la lavorazione del cuoio. Mattei si iscrive ad una scuola serale e prende il diploma di ragioniere. Frequenta poi qualche lezione alla facoltà di Scienze Politiche e si avvicina alle dottrine di Roosevelt, di Gandhi, di Peron, di Franco e di Lenin. Nasce in quel periodo anche la sua passione per la pittura del ventesimo secolo, che lo porterà a collezionare molte opere interessanti. Nel 1943 si avvicina al Partito Popolare e grazie alle sue eccezionali doti di organizzatore nel marzo 1944 gli viene offerto da Orio Giacchi il posto di rappresentante DC nel comando militare del CLN, posto rimasto vacante dopo l'arresto di Galileo Vercesi. Non è facile per il giovane imprenditore decidere un passo come questo, che implica l'entrata in clandestinità, ma dopo averne vagliato attentamente i pro e i contro egli lascia la guida della sua azienda al fratello e accetta la proposta.Nel 1948 viene eletto deputato nella circoscrizione di Milano-Pavia dopo una campagna elettorale decisamente anticomunista: suo compito del resto era sempre stato quello di sottrarre alla sfera comunista-marxista le forze progressiste per avvicinarle invece all'area cattolica della democrazia cristiana. Quale premio per la sua intensa se pur breve azione nella resistenza, Mattei riceve un ben misero incarico: commissario speciale all'Agip (Azienda generale italiana petroli) col compito di chiudere tutte le attività dell'ente e svenderlo.Per Mattei però tale nomina è comunque importante. L'Agip era stata fondata in epoca fascista, e fino ad allora aveva dato solo dispiaceri al suo padrone: lo Stato italiano. Nata per "cercare, acquistare, trattare e commerciare petrolio", aveva scavato 350 pozzi non solo in Italia, ma anche in Albania, Ungheria e Romania, senza trovare niente, ed aveva finito per cedere per poco anche quelle piccole concessioni in Iran che avrebbero potuto darle qualche soddisfazione. Quando Mattei viene nominato commissario, l'Agip era divisa in due, come del resto la stessa Italia: A Roma era ancora in carica un consiglio di amministrazione dell'ente, mentre al nord Mattei aveva giurisdizione sulle attività relative all'Alta Italia: Premevano per la chiusura dell'Agip diverse forze economiche e politiche: innanzitutto gli americani, e in particolare le compagnie petrolifere anglo-statunitensi riunite nel cartello delle "7 sorelle", decise ad espandere il loro business sul territorio italiano che avevano appena liberato; in secondo luogo le aziende del settore a capitale privato, la Edison di Valerio e la Montecatini, ben attente ad impedire la concorrenza di un ente statale; infine le forze politiche legate al capitale privato e agli aiuti economici americani, nonché i liberali, per principio avversari di ogni intervento statale turbativo della libera iniziativa in campo economico. Favorevoli al mantenimento in vita dell'Agip, oltre naturalmente ai suoi tecnici e alle sue maestranze, sono gli esponenti della sinistra democristiani, fra cui Gronchi e Dossetti, che sostengono la necessità dell'intervento dello Stato attraverso gli enti pubblici nell'industria e nella finanzia, e che sono decisamente contrari ai grandi monopoli privati. Mattei ha ormai già capito da solo che l'unico bene rimasto all'Agip è il valore dei suoi tecnici e la loro capacità nell'effettuare ricerche petrolifere. Una spinta in questa direzione gli viene anche da un'offerta di Giorgio Valerio, che si offre di acquistare per 60 milioni le attrezzature dell'Agip-Alta Italia. "Se Valerio offre tanto", ragiona Mattei, "allora significa che l'Agip vale molto di più. Forse a Caviaga c'è il petrolio!".Mattei, sempre più convinto che l'indipendenza politica passi per l'indipendenza economica, sempre più sicuro che lo sfruttamento dei giacimenti di un Paese spettino allo Stato e solo allo Stato in favore di tutta la popolazione, rimane sconvolto da questi progetti e si appella ad Ezio Vanoni, illuminato esponente in ascesa della sinistra democristiana. Questi a sua volta si rivolge direttamente al capo del governo, Alcide De Gasperi. In cambio dell'aiuto di Mattei alle vicine elezioni (la DC vincerà col 48% contro il 31% del Fronte Popolare), De Gasperi il 10 giugno 1948 fa eleggere un nuovo consiglio di amministrazione Agip: Mattei è vicepresidente, il suo amico Boldrini presidente. L'annuncio del ritrovamento petrolifero a Cortemaggiore giunge al momento giusto. "Il giacimento di Cortemaggiore", dichiara Mattei,"è di un'importanza rilevantissima. Sarebbe oggi difficile calcolarne il valore, che indubbiamente è molto rilevante". Gli dà una mano anche il Corriere della Sera, con articoli così entusiastici da far salire i titoli delle società Anic e Petroli, le due aziende del gruppo quotate in borsa.Tra il 1950 e il 1952 Mattei deve affrontare nuove battaglie a Roma per ottenere la costituzione dell' ENI (Ente nazionale idrocarburi), di cui diventa presidente nel luglio 1952. Vicepresidente è il suo maestro e amico Marcello Boldrini. Agip, Agip mineraria, Romsa e Snam sono le società guidate dall' ENI, e Mattei si occupa personalmente di ognuna di loro.Nel 1957 Mattei riesce a chiudere un sospiratissimo contratto con l'Iran: nelle trattative egli aveva offerto persino una visita ufficiale del presidente della Repubblica italiana in Iran e, pare, la mano di Maria Gabriella di Savoia per Reza Pahlavi. In Iran l' Eni può ora effettuare le sue ricerche in tre zone, anche se molto impervie, due addirittura in mare. Ma il vero successo di Mattei sta nell'aver fatto breccia nel sistema monopolistico anglo-americano, e questo egli lo sa bene. Anche se non riesce subito ad ottenere concessioni in Iraq e in Libia, si consola in Marocco, dove il re Maometto V intesse buoni rapporti con lui, e con le aperture che gli offrono i rivoluzionari algerini nel loro Paese. Nel 1958 arriva una piccola commessa anche in Giordania.
Nel 1961 la prima petroliera italiana carica di petrolio iraniano estratto dall'Agip attracca nel porto di Bari: è un grande successo personale per Mattei!Nel 1962 l' ENI dà lavoro a 55.700 persone, investe 209 miliardi, ne fattura 357, possiede 15 petroliere e guadagna 6 miliardi ufficiali, ma probabilmente più di 50. I debiti ammonteranno, nel 1963, a 700 miliardi di lire.
Si tratta di un colosso con interessi in mezzo mondo, guidato da un solo uomo, che ne tiene strettamente in pugno i destini.
Troppo potere, troppo denaro, troppi onori, troppi nemici.

Alle 18,55 del 27 ottobre 1962 l'aereo di Enrico Mattei, in avvicinamento all'aeroporto di Linate proveniente da Catania, si schianta al suolo vicino a Bascapé, in provincia di Pavia.Era ai comandi un esperto pilota, il comandante Bertuzzi, con Mattei dal 1958.