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Enrico
Mattei nasce ad Acqualagna, un paesino marchigiano con poche
centinaia di abitanti, il 29 aprile 1906, primo di cinque fratelli.
Enrico, che, dopo un periodo di relativo sbandamento e di noia
profonda per la scuola (fra i tredici e i quindici anni egli si
dedica soprattutto alla pesca alle trote nel fiume Esino), si
impiega in una fabbrichetta di mobili in ferro con mansioni di
verniciatore. Un anno dopo è fattorino alla "Conceria Fiore": qui il
lavoro gli piace di più, e a diciassette anni diventa operaio, poi
operaio specializzato, poi aiutante chimico; a diciannove anni è
vicedirettore e a venti direttore.Mattei è sveglio e
intelligente, molto incuriosito dai misteri della chimica, molto
bravo nel trasmettere a chiunque il suo entusiasmo giovanile e nello
sfruttare al meglio il suo inconfutabile fascino personale. Nel ' 26
e Mattei si ritrova senza lavoro.Egli parte allora per Milano, dove
non gli è difficile trovare un posto di venditore alla Max Mayer,
già fornitrice alla conceria di Matelica di vernici, smalti e
solventi per la lavorazione del cuoio. Mattei si iscrive ad una
scuola serale e prende il diploma di ragioniere. Frequenta poi
qualche lezione alla facoltà di Scienze Politiche e si avvicina alle
dottrine di Roosevelt, di Gandhi, di Peron, di Franco e di Lenin.
Nasce in quel periodo anche la sua passione per la pittura del
ventesimo secolo, che lo porterà a collezionare molte opere
interessanti. Nel 1943 si avvicina al Partito Popolare e grazie alle
sue eccezionali doti di organizzatore nel marzo 1944 gli viene
offerto da Orio Giacchi il posto di rappresentante DC nel comando
militare del CLN, posto rimasto vacante dopo l'arresto di Galileo
Vercesi. Non è facile per il giovane imprenditore decidere un passo
come questo, che implica l'entrata in clandestinità, ma dopo averne
vagliato attentamente i pro e i contro egli lascia la guida della
sua azienda al fratello e accetta la proposta.Nel 1948 viene eletto
deputato nella circoscrizione di Milano-Pavia dopo una campagna
elettorale decisamente anticomunista: suo compito del resto era
sempre stato quello di sottrarre alla sfera comunista-marxista le
forze progressiste per avvicinarle invece all'area cattolica della
democrazia cristiana. Quale premio per la sua intensa se pur breve
azione nella resistenza, Mattei riceve un ben misero incarico:
commissario speciale all'Agip (Azienda generale italiana petroli)
col compito di chiudere tutte le attività dell'ente e svenderlo.Per
Mattei però tale nomina è comunque importante. L'Agip era stata
fondata in epoca fascista, e fino ad allora aveva dato solo
dispiaceri al suo padrone: lo Stato italiano. Nata per "cercare,
acquistare, trattare e commerciare petrolio", aveva scavato 350
pozzi non solo in Italia, ma anche in Albania, Ungheria e Romania,
senza trovare niente, ed aveva finito per cedere per poco anche
quelle piccole concessioni in Iran che avrebbero potuto darle
qualche soddisfazione. Quando Mattei viene nominato commissario, l'Agip
era divisa in due, come del resto la stessa Italia: A Roma era
ancora in carica un consiglio di amministrazione dell'ente, mentre
al nord Mattei aveva giurisdizione sulle attività relative all'Alta
Italia: Premevano per la chiusura dell'Agip diverse forze economiche
e politiche: innanzitutto gli americani, e in particolare le
compagnie petrolifere anglo-statunitensi riunite nel cartello delle
"7 sorelle", decise ad espandere il loro business sul territorio
italiano che avevano appena liberato; in secondo luogo le aziende
del settore a capitale privato, la Edison di Valerio e la
Montecatini, ben attente ad impedire la concorrenza di un ente
statale; infine le forze politiche legate al capitale privato e agli
aiuti economici americani, nonché i liberali, per principio
avversari di ogni intervento statale turbativo della libera
iniziativa in campo economico. Favorevoli al mantenimento in vita
dell'Agip, oltre naturalmente ai suoi tecnici e alle sue maestranze,
sono gli esponenti della sinistra democristiani, fra cui Gronchi e
Dossetti, che sostengono la necessità dell'intervento dello Stato
attraverso gli enti pubblici nell'industria e nella finanzia, e che
sono decisamente contrari ai grandi monopoli privati. Mattei ha
ormai già capito da solo che l'unico bene rimasto all'Agip è il
valore dei suoi tecnici e la loro capacità nell'effettuare ricerche
petrolifere. Una spinta in questa direzione gli viene anche da
un'offerta di Giorgio Valerio, che si offre di acquistare per 60
milioni le attrezzature dell'Agip-Alta Italia. "Se Valerio offre
tanto", ragiona Mattei, "allora significa che l'Agip vale molto di
più. Forse a Caviaga c'è il petrolio!".Mattei, sempre più convinto
che l'indipendenza politica passi per l'indipendenza economica,
sempre più sicuro che lo sfruttamento dei giacimenti di un Paese
spettino allo Stato e solo allo Stato in favore di tutta la
popolazione, rimane sconvolto da questi progetti e si appella ad
Ezio Vanoni, illuminato esponente in ascesa della sinistra
democristiana. Questi a sua volta si rivolge direttamente al capo
del governo, Alcide De Gasperi. In cambio dell'aiuto di Mattei alle
vicine elezioni (la DC vincerà col 48% contro il 31% del Fronte
Popolare), De Gasperi il 10 giugno 1948 fa eleggere un nuovo
consiglio di amministrazione Agip: Mattei è vicepresidente, il suo
amico Boldrini presidente. L'annuncio del ritrovamento petrolifero a
Cortemaggiore giunge al momento giusto. "Il giacimento di
Cortemaggiore", dichiara Mattei,"è di un'importanza rilevantissima.
Sarebbe oggi difficile calcolarne il valore, che indubbiamente è
molto rilevante". Gli dà una mano anche il Corriere della Sera, con
articoli così entusiastici da far salire i titoli delle società Anic
e Petroli, le due aziende del gruppo quotate in borsa.Tra il 1950 e
il 1952 Mattei deve affrontare nuove battaglie a Roma per ottenere
la costituzione dell' ENI (Ente nazionale idrocarburi), di cui
diventa presidente nel luglio 1952. Vicepresidente è il suo maestro
e amico Marcello Boldrini. Agip, Agip mineraria, Romsa e Snam sono
le società guidate dall' ENI, e Mattei si occupa personalmente di
ognuna di loro.Nel 1957 Mattei riesce a chiudere un sospiratissimo
contratto con l'Iran: nelle trattative egli aveva offerto persino
una visita ufficiale del presidente della Repubblica italiana in
Iran e, pare, la mano di Maria Gabriella di Savoia per Reza Pahlavi.
In Iran l' Eni può ora effettuare le sue ricerche in tre zone, anche
se molto impervie, due addirittura in mare. Ma il vero successo di
Mattei sta nell'aver fatto breccia nel sistema monopolistico
anglo-americano, e questo egli lo sa bene. Anche se non riesce
subito ad ottenere concessioni in Iraq e in Libia, si consola in
Marocco, dove il re Maometto V intesse buoni rapporti con lui, e con
le aperture che gli offrono i rivoluzionari algerini nel loro Paese.
Nel 1958 arriva una piccola commessa anche in Giordania.
Nel 1961 la prima petroliera italiana carica di petrolio iraniano
estratto dall'Agip attracca nel porto di Bari: è un grande successo
personale per Mattei!Nel 1962 l' ENI dà lavoro a 55.700 persone,
investe 209 miliardi, ne fattura 357, possiede 15 petroliere e
guadagna 6 miliardi ufficiali, ma probabilmente più di 50. I debiti
ammonteranno, nel 1963, a 700 miliardi di lire.
Si tratta di un colosso con interessi in mezzo mondo, guidato da un
solo uomo, che ne tiene strettamente in pugno i destini.
Troppo potere, troppo denaro, troppi onori, troppi nemici.
Alle 18,55 del 27 ottobre 1962 l'aereo di Enrico Mattei, in
avvicinamento all'aeroporto di Linate proveniente da Catania, si
schianta al suolo vicino a Bascapé, in provincia di Pavia.Era ai
comandi un esperto pilota, il comandante Bertuzzi, con Mattei dal
1958.
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