Molti non conoscono David
Purley, pilota inglese di F1 degli anni '70.
Eppure è stato un esempio
per tutti.
Non viene ricordato per quello che ha vinto anche
perché non ottenne grossi risultati, ma per un Gesto che rivaluta l’Uomo
come essere vivente.
David è nato nel West Sussex
il 26 Gennaio 1945, si arruola a 20 anni nei paracadutisti dell'esercito
reale, il corpo d'elite dei più coraggiosi al mondo.
Nel 1968 lascia l'esercito e
si dà alle corse, nel 1973 debutta in F1.
Siamo al
GP di Olanda, sul
circuito di Zandvoort.
Al settimo passaggio una
vettura esce di strada a causa del dechappamento di una gomma, urta un
terrapieno, si capotta e prende fuoco, incastrando al suo interno il pilota.

I commissari di percorso scaricano un estintore ridicolo, incapace di spegnere
le fiamme provocate dalle decine di litri della monoposto ancora a serbatoi
quasi pieni, né si avvicinano alla monoposto perché terrorizzati dalle fiamme.
Della drammatica situazione si
accorge David Purley.
Lui, che è un combattente nato, non ci pensa 2 volte e arresta la sua March
per soccorrere lo sfortunato collega: una situazione simile a quella che si
verificherà
tre anni più tardi con Niki Lauda e con Merzario, con la differenza che per
l'austriaco
le cose andranno diversamente. O come quella avvenuta pochi mesi prima a Kyalami nel GP
del Sudafrica, con Mike Hailwood che estrae Regazzoni dall'abitacolo in fiamme
della sua BRM.

Purley cerca di rovesciare da
solo la vettura e rimetterla sulle 4 ruote. Nulla da fare, troppo pesante.
Mentre lui armeggia, dei commissari se ne stanno in disparte senza dargli il
minimo aiuto.

Purley urla, si agita, strappa di mano un estintore e comincia ad inondare la
vettura di schiumogeno. Ma l’estintore è piccolo. Chiama il pubblico ad aiutarlo
ma, per paura che gli spettatori entrino in pista, arrivano anche dei cani per
scoraggiare un ingresso. E, nel frattempo, i commissari rimangono inermi.
Passano minuti e Purley è ancora lì a cercare di salvare un suo collega,
da solo, senza alcun aiuto. Cerca addirittura di fermare qualche pilota in corsa
poiché non è stata sospesa: rischia anche di essere investito, Cevert
lo schiva per miracolo.
Cercano di allontanarlo e lui oppone resistenza fino a che capisce che non c’è
più nulla da fare. Piangendo e disperandosi si allontana dal luogo
dell’incidente.

Il pilota nella vettura in
fiamme era Roger Williamson, giovane inglese di 27 anni, che correva su una
March di un’altra scuderia.
Purley dirà poi che Williamson
nella vettura dopo l'incidente era cosciente e urlava aiuto.
Per questo eroico gesto verrà
decorato dalla Regina Elisabetta con una Medaglia al Valore.
Nel 1977 Purley realizza la sua
F1, la LEC (il nome dell'azienda di famiglia produttrice di frigoriferi).
Al
GP del Belgio, nell'uragano,
tutti vanno ai box per cambiare le gomme, lui no. A un certo punto è terzo, ai
box nessuno ci crede, ma è vero. Poi viene riassorbito, ma resiste alla Ferrari
di Lauda e gli rovina la corsa. Niki è furibondo, nel dopo gara lo ferma
insultandolo.
Purley resta freddo: "Hai
faticato a passarmi, non sei degno di stare nel libro dei campioni"
Lauda risponde sprezzante:
"Coniglio!"
E lui disputa la gara successiva attaccando sulla sua
LEC l'adesivo di un coniglio.
Silverstone 1977
Gilles
Villeneuve debutta in F1, la Renault apre l'era del turbo con il suo V6, motore
che segnerà la storia dell'evoluzione tecnica in F1.
Durante le prequalifiche, a
causa di un guasto all'acceleratore che rimane bloccato a tavoletta, David
Purley esce di strada alla curva Beckett's e si schianta frontalmente con la sua LEC contro le barriere di protezione. David riporta 29 fratture alle
gambe, bacino e costato, 3 slogature, durante le operazioni di soccorso accusa 6
arresti cardiaci. Ma incredibilmente sopravvive.
Passa alla storia come il
pilota sopravvissuto a un incidente con la più alta decelerazione media mai
sopportata dal corpo umano: ha
stampato la macchina da 173 km/h a zero in soli 660 mm !
Con un semplice calcolo si
ottiene:
decelerazione = velocità ² / (2
s) = 1749,5 m/s ² pari a 178,3 g
Basta vedere l'immagine dei rottami della sua monoposto per rendersi conto della
spaventosa violenza dell'impatto, le ruote anteriori sono rientrate praticamente
all'altezza del roll-bar!


Ma David non molla:
"Tornerò, non bisogna arrendersi mai."
Ci riesce, nel 1979, tornando a
correre con la sua LEC di F1 nella serie Aurora.
Poi si dà agli aerei e trova la
morte il 2 luglio 1985 durante un'esibizione di volo acrobatico, a soli 40 anni.
