dalla sezione: Eurinome
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Volteggia sul paesaggio il tuo mantello di pioggia
disegna anche e spalle di fioriture ingorde ma
l'elsa di ogni goccia nasconde una mano esperta
il pugno senza unghie della tua violenta bellezza.
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Non esiste rifugio per la voracità della tua solitudine
o spazio non invaso dal mormorio dei tuoi desideri,
l'albero dalle radici più profonde non conosce che il tuo petto
la parte oscura del capezzolo da cui sgorga il mare.
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Riverso nell'oceano della mia sete animale
respiro attraverso lo stillare delle tue mani a coppa
onde e nubi urlano la grandine della loro gelosia
protese come ponti sul mio corpo inarrestabile.
dalla sezione: Demetra
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Hai lasciato la tua impronta
nel buio erboso che precede il mattino,
una calda innocenza si è chinata
sulle labbra della terra, senza fiato.
Le tue dita hanno arato il mio volto
nel dormiveglia della prima stagione
e ora ricordo il cuore della terra
farsi gonfio in un bulbo di giacinto.
*
Quale seme oscuro hai soffiato
nei miei occhi prima della partenza?
Quale dorso di foglia hai posato
sulle immagini che ridono di te?
Non ho passi sufficienti per raggiungerti
né bastoni gemmati a cui reggermi.
Sono ripidi prati i tuoi fianchi
il tuo ventre una radura nel vento.
*
Corre a oriente il respiro della luna
inseguita e mai raggiunta dal gelo.
Tuo è il richiamo che l’afferra
tua la maestria che la serra in un nido.
La luna in te si fa crosta di pane
rosicata dalle stelle, si fa cibo
di maree negli ultimi giorni d’inverno
colmi di pioggia sino alle lacrime.
dalla sezione: Ishtar
*
Con un coltello di luce
aprirai il costato del mattino
poi, neonata di neve, piangerai
i cristalli di tutti i risvegli.
Nessuno mi vorrà chiamare
dopo che tu avrai sciolto il nome
infisso nel mio corpo come
reliquia in una cattedrale.
*
Recherai ormeggi nel grembo,
attenti come feti addormentati,
li porgerai a chi ha vissuto la pena
la mia carezza ne scioglierà i nodi.
Lascerai, lascerai salpare le notti
come carcasse di uccelli marini
premerai alle mie scapole il tuo petto
insieme vedremo la terra figliare.
*
Morirai, nel tempo che occorre
per salutare ogni cosa, poi tornerai
fragile come zampa d’uccello
a zoppicare sui miei davanzali.
Allora, solo allora mi parlerai,
mi ingozzerai di parole e molliche
mi legherai i polsi con la tua nudità;
allora, solo allora mi ucciderai.