Da: Danza di nascite (2006)

 

dalla sezione: Eurinome

 

*

Volteggia sul paesaggio il tuo mantello di pioggia

disegna anche e spalle di fioriture ingorde ma

l'elsa di ogni goccia nasconde una mano esperta

il pugno senza unghie della tua violenta bellezza.

 

*

Non esiste rifugio per la voracità della tua solitudine

o spazio non invaso dal mormorio dei tuoi desideri,

l'albero dalle radici più profonde non conosce che il tuo petto

la parte oscura del capezzolo da cui sgorga il mare.

 

*

Riverso nell'oceano della mia sete animale

respiro attraverso lo stillare delle tue mani a coppa

onde e nubi urlano la grandine della loro gelosia

protese come ponti sul mio corpo inarrestabile.

 

dalla sezione: Demetra

 

*

Hai lasciato la tua impronta

nel buio erboso che precede il mattino,

una calda innocenza si è chinata

sulle labbra della terra, senza fiato.

 

Le tue dita hanno arato il mio volto

nel dormiveglia della prima stagione

e ora ricordo il cuore della terra

farsi gonfio in un bulbo di giacinto.

 

*

Quale seme oscuro hai soffiato

nei miei occhi prima della partenza?

Quale dorso di foglia hai posato

sulle immagini che ridono di te?

 

Non ho passi sufficienti per raggiungerti

né bastoni gemmati a cui reggermi.

Sono ripidi prati i tuoi fianchi

il tuo ventre una radura nel vento.

 

*

Corre a oriente il respiro della luna

inseguita e mai raggiunta dal gelo.

Tuo è il richiamo che l’afferra

tua la maestria che la serra in un nido.

 

La luna in te si fa crosta di pane

rosicata dalle stelle, si fa cibo

di maree negli ultimi giorni d’inverno

colmi di pioggia sino alle lacrime.

 

dalla sezione: Ishtar

 

*

Con un coltello di luce

aprirai il costato del mattino

poi, neonata di neve, piangerai

i cristalli di tutti i risvegli.

 

Nessuno mi vorrà chiamare

dopo che tu avrai sciolto il nome

infisso nel mio corpo come

reliquia in una cattedrale.

 

*

Recherai ormeggi nel grembo,

attenti come feti addormentati,

li porgerai a chi ha vissuto la pena

la mia carezza ne scioglierà i nodi.

 

Lascerai, lascerai salpare le notti

come carcasse di uccelli marini

premerai alle mie scapole il tuo petto

insieme vedremo la terra figliare.

 

*

Morirai, nel tempo che occorre

per salutare ogni cosa, poi tornerai

fragile come zampa d’uccello

a zoppicare sui miei davanzali.

 

Allora, solo allora mi parlerai,

mi ingozzerai di parole e molliche

mi legherai i polsi con la tua nudità;

allora, solo allora mi ucciderai.