Da: Horus,
parola improvvisa (1993)
INVOCAZIONE AL PADRE
Sole che rubi la vista ai poeti
un segno sulla fronte a scandire il percorso
prosciuga il buio con cui ho avvolto
il senso ferito di parole animali
celebrerò per te l'infanzia del peccato
la golosità china a vegliare il fuoco
di mammelle tese come semi invernali
per te sarò l'ospite da sempre atteso
scenderò lungo l'alveo del fiume sotterraneo
gli occhi minatori di piacere volti
al filo che predica il ritorno, scioglierò
le mie ali al respiro della tua pietà
accetterò gli sguardi della tua nemica
la trascinerò lontano in periferie dove
la solitudine della sua ferocia si accanirà
sull'ombra che tu mi hai donato
ma tu riscalda questa mia vocazione
rendila pioggia e che nulla di meno
assoluto la conforti nella sua sazietà
accettami in te, parola improvvisa.
INVOCAZIONE ALLA MADRE
Luna di catene e sorsi golosi
pietra divelta ai bordi del confine
oscura di solida luce la mia certezza
smembrala nell'infedeltà della semina
sarò il richiamo delle sentinelle
da torre a torre, parole diverse
suoni senza collare graffiati lungo
le mura che proteggono la tua danza
mi chinerò sino al bacio da cui zampilli
insaziabile specchierò la mia sete
sarò l'ansia che pulsa nella pietra
l'ordine con cui frantumi i cristalli
obbedirò alla monotonia dei tuoi parti
siederò nel tuo giardino intricato, solo
a consumare come frammenti di pane
i lamenti deposti sul tuo ventre
ma tu allontana il luogo in cui riposo
confondilo nelle rughe della tua processione
ogni brano del tuo canto mi recherà in sé
sarò parola improvvisa che vorrai ignorare.