Da: Nulla sarà perduto (2004)

 

 

dalla sezione: Testimonianza

 

 

*

         Sarà un fremito

scoperto per caso nello specchio,

l'accostarsi dopo aver mentito

dell'ombra penitente

di un'ultima carezza.

Saranno briciole di pena

beccate con ingordigia

dal corvo del silenzio.

 

 

*

         Sarà un'orma

prestata alla terra dove

il cammino dà forma alla meta,

il desiderio ordine al paesaggio.

Sarà il grande vuoto della verità

che accoglie senza un lamento

dopo la ferita dell'epifania, dopo

il furore della testimonianza.

 

 

*

         Sarà un dono,

l'armonia dell'indulgenza,

perché mai del tutto si è nati

mai per chi ha saputo guardare.

Sarà il morire domestico

che cede calligrammi di ricchezza,

il grembo sonoro della vita in cui

a mani, occhi chiusi ammutolire.

 

 

dalla sezione: Tracce

 

 

*

Rimarranno nel risvolto di abiti

smessi frantumi di negazioni

per sopravvivere all'unico pugnale della vita.

 

Monetine nel cassetto riposeranno

come luce da nulla attraversata, tracce

ancora così testarde da intenerire.

 

 

*

Rimarranno pozzanghere di malinconia

dopo l'obliqua pioggia sull'altalena,

sulla sabbia in cui è sepolto un castello.

 

Le corse e le grida ancora si infileranno

nei cespugli per non sfiorire,

il pugno vittorioso per morire da solo.

 

 

*

Rimarranno da creare piccole cose,

ciò da cui abbiamo distolto lo sguardo,

la luce in una corsia di false partenze.

 

Il corpo in un nome, supereremo

di slancio il traguardo, senza fermarci

che per stringere al petto l'abisso.

 

 

 

dalla sezione: Nulla sarà perduto

 

 

*

Nulla sarà perduto

nulla di quanto rincorso e abbandonato

di quanto sparso nel dormiveglia

e non ritrovato nell'esercizio minuscolo

del mattino. Nessun addio, posato

sulle palpebre come unzione, così bugiardo

da concedere proroghe e nulla

delle molte voci che sino all'orlo riempiono

il silenzio sarà perduto.

 

 

*

Saremo dimora per tutti i pettirossi

stretti nel loro nome impronunciabile,

per il pulviscolo di voli che li soffoca.

Apriremo le mani prima del selciato

accogliendo l'elemosina del temporale

come grandine nell'incavo della gola,

saremo così vicini al nostro respiro da mutare

con un ordine generazioni di canti.

 

 

*

E infine delle stelle saremo parte

del loro assordante richiamo

che ci spalanca la bocca

come medicina autunnale,

del precipizio che annuncia la notte

e la srotola dove è impossibile

non calpestarla senza dolore.