Pearl Jam

 

Acclamati come l'ultima rock band esistente fino a dieci minuti fa (ora ci sono gli Strokes, i White Stripes, gli Hives... la stampa ha altro su cui concentrare le sue viscide attenzioni), questo gruppo di Seattle nasce dalle ceneri di due delle band più importanti della storia recente (anche no, ma come frase suonava bene) ovvero i Green River e i Mother Love Bone (che si sono sciolti per la morte del cantante, Andrew Wood, al quale è stato dedicato il disco Temple Of The Dog, altrove recensito su queste pagine... sentitemi, sembro un fottuto giornalista...), i Pearl Jam sono uno dei pochi gruppi aldifuori dall'underground ad aver conservato la dignità, cosa che R.E.M. e U2 non hanno fatto nemmeno per sbaglio.

Accusati in particolare da Cobain (che in seguito diventò amico di Eddie Vedder) ed in generale dalla comunità alternative di carenza di originalità e di essersi svenduti all'industria musicale, che gli aveva appiccicato l'etichetta di gruppo grunge (laddove di grunge non hanno mai avuto musicalmente quasi niente MA esteticamente adottavano come look camice di flanella e la città di provenienza era Seattle, elementi che come tutti sappiamo sono molto più importanti della musica), sono riusciti a redimersi dalle accuse attraverso le loro (o meglio di Vedder, il cantante) lotte contro Ticketmaster (agenzia che controlla la vendita dei biglietti in America, che non ha alcun tipo di concorrenza e tiene perciò i biglietti ad un prezzo spropositato) e con il loro rifiuto di pubblicare singoli e di girare video promozionali (sei video in tutta la carriera, quattro dei quali estratti da Ten, uno da Yield, un cartone animato disegnato dal popolare fumettista Marvel Todd McFarlane, e uno da Riot Act).

La musica? Cazzo, l'avevo dimenticata... la musica è il tuo rock n' roll convenzionale anni '70, con qualche occasionale stranezza imposta da Vedder... cazzo, avevo dimenticato anche lui... Eddie Vedder è uno dei migliori cantanti degli anni novanta con Thom Yorke e Jeff Buckley, nonchè una specie di attivista (serio, non come Bono degli U2) per ogni causa che egli ritenga meritevole di tutela, come il diritto all'interruzione della gravidanza, contro l'incredibile diffusione delle armi da fuoco in America, la già citata lotta contro Ticketmaster e dato che non mi ricordo più cosa stavo per scrivere, chiudiamola qui e andiamo avanti.


Ten - Epic, 1991 

* Jeff Ament – bass guitar, art direction/concept
* Stone Gossard – guitar
* Dave Krusen – drums
* Mike McCready – lead guitar
* Eddie Vedder – vocals, additional art

Ehhhm... come per in Guns N' Roses, anche stavolta devo ammettere di avere avuto la testa su per il culo.

Praticamente perfetto quest'album, nonostante le mie fasi di amore/odio/amore. Amore, quando l'ho sentito per la prima volta; odio più o meno nel momento in cui ho realizzato che gli Smashing Pumpkins e gran parte dei gruppi "alternativi" erano una bufala per vendere riviste, magliette , cappellini e ammenicoli vari ai teenager (hello, Machina!); amore, di nuovo, quando ho ascoltato dopo cent'anni questa meraviglia.

Obiettivamente, col grunge in se stesso non è che c'entri un granchè... ciònonostante la stampa e i media li incaprettarono nei cosiddetti Big Four: Nirvana, Alice in Chains, Soundgarden e... sì, PJ. Non è che c'entrino molto neanche fra loro, giusto per dire quanto la definizione che la cultura di massa ha di grunge non è che sia proprio chiara, comunque sia, mi sa che, nonostante l'indignazione di Vedder (per non dire di Cobain), a Gossard ed Ament non dispiacque affatto capeggiare su tutte le riviste del mondo sotto la bandiera grungistica.

Considerazioni etico-musicali a parte, quest'album fa parte di quella cerchia di miracoli per cui non c'è una singola défaillance (un giorno racconterò le peripezie che ho passato per trovare come si scrive questo cazzo di termine), non c'è un singolo punto morto, non c'è un momento di noia, non c'è altro che gran musica.

Onestamente, ha retto peggio di altri dischi dei Pijjiama al tempo, ma rimane sempre un grandissimo disco.

Certo, è sempre vero che senza Vedder sarebbe un'altra cosa, come sottolineano i detrattori (e come sottolineavo anch'io)... ma che cazzo di ragionamento è?

C'è Vedder?

Sì, punto e basta.

Imparata a suonare, anche Jeremy (che era la canzone che mi piaceva meno dell'album) mi è salita addosso, e ora I LIKE IT I LIKE IT! Come tutto il resto, del resto. Il resto? Un euro e settantascinque, prego. Non ce l'ha tre euri? Mi dispiace. Li deve cambiare al panificio. Sì, quello di fronte. No, a spisa a lassassi, chi c'aiu scrittu giocondo 'nda frunti?

[Vecchia rece]

E questo sarebbe grunge? Questi sono i fottuti Bad Company! Hard rock in tempo medio! Assoli di chitarra in stile Page! Un cantante che sembra Paul Rodgers! Sopravvalutato come disco, ma comunque molto buono. 

Insieme a Nevermind dei Nirvana, questo disco ha cambiato per sempre la faccia del rock americano e mondiale negli anni '90. Se Nevermind era ancora troppo punk, se non musicalmente almeno come attitudine e come rabbia, Ten è radio-ready a tutti gli effetti, e si infiltra sotto la pelle...
La ricerca delle case discografiche dei "nuovi Pearl Jam" è risultata vana quanto quella dei "nuovi Nirvana", del resto i Vedder ed i Cobain non crescono mica sugli alberi, ma l'incredibile serie di cloni Stone Temple Pilots -> Bush -> Candlebox -> Everclear -> Creed -> Alter Bridge -> Nickelback -> Staind, che sembra essere infinita e peggiora di qualità con ogni gruppo nuovo, ha generato introiti pari al prodotto interno lordo della Germania, e, abuso del mio ineffabile intuito supponendo che alle case discografiche interessi molto più questo che al qualità musicale di codesti gruppi. Greedy world we are in...

L'album. Per prima cosa qualunque frocio dice che questo è grunge ha la testa infilata nel culo: produzione pulitissima, canzoni calcolate nel minimo dettaglio e persino "l'animale" Eddie Vedder non ruggisce come farà in seguito. Ottime sono le canzoni più famose, Even Flow, la struggente ballad Black (non credevo che sarei mai riuscito ad utilizzare la parola "struggente" in vita mia...) e l'inno da stadio Alive (ooh, e c'è anche Jeremy, ma mi danza sul cazzo con estrema insistenza... potrebbe piacere a qualcuno, suppongo); oltre a quelle ci sono alcune ballad di marca Stipe (Release e Oceans, veramente splendide, tuttora tra le migliori cose dei Paaajaaaa) e tutto il resto è noia, no, non ho detto gioia, ma noia noia noiaaaaa, maledetta troia, con canzoni che promettono bene all'inizio ma che si perdono durante i quattro minuti della loro durata, come Deep o Porch.

I testi sono tutti di Vedder, e sono per la gran parte ispirati da storie di cronaca, cosa che mi infastidisce particolarmente, dato che, nonostante Eddie sia già un meraviglioso cantante, non è ancora in grado di scrivere testi che non sembrino film tv americani strappalacrime ad ogni costo, di quelli che trasmette Canale 5 il pomeriggio... una bambina rinchiusa in manicomio perchè beccata a fumare uno spinello, un ragazzino texano che, seviziato, decide di farsi saltare la testa in classe, un ragazzo a cui muore il padre, ha brutti rapporti con sua madre, diventa un serial killer e viene ammazzato (questa l'ho letta da qualche parte... non sono sicuro che Alive parli davvero di questo, ma voi fate finta che sia vero e andate a raccontarlo a tutti perchè l'avete letto su internet)... insomma ce n'è per tutti... e che PALLE!

Il titolo viene dal numero di maglia di Mookie Blaylock, ala piccola (se non ricordo male...) degli Atlanta Hawks, dato che il loro nome precedente era proprio quello del cestista di colore e che, per motivi di copyright (sul nome di un tizio? bah... strana l'America..) non hanno potuto usare.

Wo, wo, una cosa mi ero dimenticato: l'assolo di Alive è quello di She dei Kiss, che a sua volta è quello di Five To One dei Doors! Bella cosa la scala pentatonica...

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Vs. - Epic, 1993 


* Dave Abbruzzese – drums
* Jeff Ament – bass guitar
* Stone Gossard – guitar
* Mike McCready – lead guitar
* Eddie Vedder – vocals

Che io sia dannato se i Pearl Jam ripetono mai se stessi. Abbandonato Rick Parashar alla produzione i Jamma si affidano a Brendan O'Brien, per dare al disco un suono più ruvido rispetto alla precedente fatica di studio: fatto e strafatto, a parte alcune eccezioni sembra un live in studio.

Lo stile Bad Company sembra quasi scomparso, anche se in certe occasioni viene sostituito da un funk rock che non sempre è il mio genere preferito (traduzione = ha preso in affitto un appartamento sul mio cazzo) come in Glorified G e soprattutto in Blood, e agli inni da stadio tipo Alive si sostituiscono grida animalesche (Go, Animal, Leash), mentre in campo di ballad il modello viene sempre dalla Georgia e dal suo pelatone preferito, e i risultati sono sempre apprezzabili, con Daughter ed Elderly Woman pronte a diventare il momento da accendini allo stadio... Elderly Woman mi piace particolarmente perchè non sfrutta l'ormai logoro (anche se a soli due anni di distanza, ma ovviamente vecchio di decenni, se sapete cosa intendo) modello da Nirvana-song, piano/forte, urlo/sospiro, ma rimane acustica come è giusto che stia. Ma il vero gioiello del disco è la meravigliosa traccia conclusiva, Indifference, che ricorda i momenti migliori dei R.E.M. pur non essendone una  scopiazzatura, ed è in quest'album l'unica traccia a dimostrare che i Pearl Jam stanno crescendo.

C'è anche qualche esperimento, come il tribal rock di W.M.A. (non riuscito) e il  pop-rock di Rearviewmirror (riuscito, cazzo, riuscito!!! È 'nu babbà!) che mi fa venire i brividi ogni volta che la sento, in qualche passaggio ricorda gli Who (il riff iniziale, for example) e in qualche passaggio rico... sto guardando Colorado Cafè, e c'è quel tizio con la chitarra che fa scassare dalle risate. Questo per giustificare il fatto che non mi ricordo che stavo scrivendo senza dover obbligatoriamente menzionare il fatto che mi drogo.

Rats e Blood non mi dicono proprio niente in compenso, e Daughter non è questa gran canzone... sono tentato di abbassare il voto di un punto per la continua insistenza con il tema sociale da parte di Vedder: in Daughter appunto, ennesima storia di conflitto genitore / figlio, così come Leash (una sorta di seguito di Why Go... la ragazza rinchiusa torna a casa e la madre le rompe il cazzo.. e lei dice "Drop the fucking leash!"), WMA (White Male Asshole) contro lo stereotipo del maschio bianco americano, Dissident che parla di un immigrato denunciato da una tizia a cui poi rimorde la coscienza, Glorified G contro le pistole (come non essere d'accordo quando in America i bambini delle elementari vanno a scuola armati molto più della Digos?)... capito? Sarei pure d'accordo con i temi trattati, ma mi rompo i coglioni a sentire questi temi trattati in puro stile telefilm dai risvolti sociali, ed Eddie sa fare molto meglio di così, pure trattando temi scottanti.

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Vitalogy - Epic, 1994 

* Dave Abbruzzese – drums
* Jeff Ament – bass guitar, standup, vocals, black and white photography
* Stone Gossard – guitar, vocals, mellotron
* Jack Irons – drums on "Hey Foxymophandlemama, That's Me"
* Mike McCready – guitar, vocals, slide guitar
* Eddie Vedder – vocals, guitar, accordion; credited as "e.v." for book concept, theory of Vitalogy, typist

La morte di Cobain scuote il suo sensibile amico, e ne risulta il disco migliore dei suoi Pearl Jam, finalmente adulti e finalmente consistenti. Infatti, escludendo l'ultima traccia (che vorrebbe essere qualcosa tipo Revolution 9 dei Beatles, ma in realtà è solo cacca con un tizio che picchia sulla batteria e del feedback), le canzoni sono tutte necessarie, nessun cazzo di riempitivo, niente canzoni con buoni ritornelli e con versi che fanno cagare, niente inutile commentario sociale, solo ROCK N' ROLL!!!

Una parte importante la fa la crescita di Eddie Vedder, mentre AmentGossardMcReady finalmente tirano fuori dei RIFF, per sostenere le canzoni. Numerosi esperimenti (il più riuscito dei quali è Bugs, di cui probabilmente Tom Waits va fiero) che tuttavia non incidono negativamente sull'album, dato che RIESCONO, creando una strana atmosfera che lo pervade per intero. È difficile segnalare una canzone sulle altre, perchè sono tutte eccezionali, dal rabbioso terzetto iniziale (con Spin The Black Circle vero e proprio inno al vinile), alle sghembe Tremor Christ e Satan's Bed, insieme alle ballad Better Man e Nothingman, passando per il rock cazzuto di Corduroy e Whipping e concludendo con la memoria di Kurt in Immortality, non gridata ma, da vero amico, appena evocata, non pubblicizzata ma quasi nascosta ad occhi indiscreti. Vado a nanna e continuo domani, che è tardi e poi scrivo cazzate.

[Dopo una notte di sonno zero...] Potevo continuare a scrivere, tanto scrivo cazzate anche quando non ho sonno, ed, in ogni caso, ho molto più sonno adesso che ieri notte... ora che rileggo.. cazzate, cazzate, cazzate... non c'è realmente la memoria di Kurt in Immortality, era già pronta quando Kurt è morto, ma è anche vero che le coincidenze testuali sono pesanti ("Cannot find the confort in this world" e "Some die just to live" che, se non aggiunte in extremis, fanno davvero paura) e il suo spirito aleggia su tutto il disco, dato che l'avvenimento ha realmente scosso Eddie, al punto da non voler quasi più continuare.

Questo è un calcio in culo all'industria musicale, rock diretto e duro... che ha venduto sei milioni di copie! Stranamente, come per i Radiohead, i fan continuano a comprare i dischi (almeno fino ad un certo punto), qualunque sia il tipo di esperimento che la band stia facendo... non che questo sia un cd di Brian Eno o Philip Glass, ma certamente non è quello che si aspettava il fan dei Pearl Jam medio dopo Ten e Vs....

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No Code - Epic, 1996 

* Jeff Ament – bass guitar, guitar, Chapman, vocals, Polaroids, black-and-white photography
* Stone Gossard – guitar, vocals, lead vocals on "Mankind"
* Jack Irons – drums
* Mike McCready – guitar, piano, Polaroids
* Eddie Vedder – lead vocals, guitar, harmonica, Polaroids; credited as "Jerome Turner" for layout, concept of No Code

Mi sono serviti non so quanti fottuti anni per realizzare che Frank Zappa ha davvero una quantità enorme di talento. Mi sono sempre rifiutato di ascoltare le sue "opere" per intero (eppoi, cazzo, ha tipo duecentosessantaseimila album ufficiali, per l'anima di Ferruccio Amendola) ma quel cazzo di Hot Rats (soprattutto Peaches In Regalia e Willie The Pimp) ha davvero quel qualcosa che ti fa dire "Oheeeeee!!!!". Forse mi sono sempre rifiutato perchè è un cazzone che offende più o meno tutto? No, cazzo, dovrebbe essere il mio idolo per quello. Forse perchè i suoi fan più sfegatati sono generalmente dei segaioli perdenti nati? Cazzo, forse è per questo. E comunque il fatto che abbia tutti quei fottuti dischi ufficiali non aiuta di certo la mia Obsessive-Compulsive Disease.

E questa è la mia recensione di No Code.

Uh?

Ok, ok.

Un disco veramente molto maturo, che si distacca profondamente dal canone grunge che Spin Magazine e compagnia cantante avevano imposto anni addietro, ispirato dalle esperienze che i Jamma hanno avuto durante i due anni che lo separano da Vitalogy: la collaborazione di Eddie con Nusrat Fateh Ali Kahn per la colonna sonora di "Dead Man Walking", lo sciaquamento di coglioni in acqua orientale dei Three Fish di Jeff Ament (non fraintendetemi, non ho mai sentito nulla di questo gruppo ma "sciaquamento di coglioni" ci stava davvero bene) e l'esperienza come backing band di Neil Young nell'album "Mirrorball" di cui tutti i ragazzi alla moda parlano insieme (o in-seme, come avevo erroneamente scritto prima, anticipando freudianamente la merda che sto per citare) a quella splendida Bachata che ogni simpatico amico con i neon azzurri sotto la macchina ha eletto ad inno della sua popolazione.

Il tono è molto più rilassato dei precedenti lavori, chiudendo addirittura con una ninna nanna (Around The Bend) che non ti aspetti di certo dalla band di Alive. Le rock song ci sono (la più memorabile è Hail, Hail) ma sono in minoranza, e Eddie non grida come al solito, ma canta in maniera quasi morrisoniana... parlando di Veddy Edder, avete idea di quanto mastodontico sia il suo contributo a questa band? No? Ascoltate Mankind, cantata da Stone Gossard e benedirete il giorno dell'arrivo di Eddie come se fosse Natale o qualche altra festa pagana (e non tentare di convincermi che Natale è una festa religiosa, perchè stai abbaiando all'albero sbagliato, cagnolone).

Questo disco segna inoltre il cambio del quarto batterista in quattro dischi, con Jack Irons (ex Red Hot Chili Peppers) a sostituire Dave Abbruzzese, licenziato per motivi imprecisati (e che, molto francamente, non mi interessano, dato che Jack è meglio di Dave, sia a livello tecnico che creativo).

Immagino che scrivere recensioni in una notte di pioggia ascoltando Hot Rats non sia poi una così buona idea dato che ho esami fra un mese e non ho studiato una mazza.

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Yield - Epic, 1998 

* Jeff Ament – bass guitar, photography, layout
* Stone Gossard – rhythm guitar, bass guitar; credited as "Carpenter Newton" for album concept
* Jack Irons – drums
* Mike McCready – guitar
* Eddie Vedder – vocals, guitar

Un "ritorno alle radici", dopo la sbandata orientaleggiante di No Code, almeno... questo è quello che ho letto dappertutto... ma quali Pearl Jam ho ascoltato fino ad ora se questo è un "ritorno alle radici"? È vero che ci sono due rockers come Brain Of J. e Do The Evolution (splendido attacco alla cosiddetta "evoluzione", che segna anche il loro ritorno al video promozionale), ma non sono per niente rock da arena con un paio di mila persone come erano Alive e Even Flow, ma sono veri e propri tributi al garage rock di Nuggets, con Vedder che strilla e strepita come una bestia in gabbia... e gli esperimenti non mancano di certo, a partire da Push Me, Pull Me alla splendida ghost track strumentale...

E che cazzo gli piglia alla gente quando dice che Given To Fly assomiglia a Going To California degli Zep? Io non la sento proprio 'sta somiglianza... forse un po' ballatona alla U2, e certamente pezzo scialbo se comparato a In Hiding (dedicata a Charles Bukowski!!! Charles "Fottuto" Bukowski!!! Lo zio Hank!!!) o a All Those Yesterdays, ma dire questo non mi sembra lo stesso che dire che somiglia a Going To California... [Dovevo essere fottuto... ci somiglia un bordello a Going To California...nd2008]

Un ottimo album nel complessivo, con pochissimi punti deboli e tantissimi punti forti, ulteriore dimostrazione che la crescita della band di Seattle non era una truffa prima della morte, ma una VERA evoluzione... e se questa è l'evoluzione... DO THE EVOLUTIOOOON!!! YEAH!!!

Certe volte mi faccio un po' trasportare da quel cazzone di Vedder.

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Live On Two Legs - Epic, 1998 

* Jeff Ament – bass guitar, layout, black and white portraits
* Matt Cameron – drums
* Stone Gossard – rhythm guitar, lead guitar, vocals
* Mike McCready – lead guitar, rhythm guitar
* Eddie Vedder – vocals, guitar; credited as "Jerome Turner" for layout

Prima dell'abisso degli "official bootlegs", e dopo l'abisso del triplo singolo di Dissident, abbiamo il più normale dei live album, con la sua bella raccolta di successi, scarse sorprese , qualche assenza eccellente (la più evidente è Alive, la seconda è Jeremy), qualche cover (la classica Daughter-tag -che sarebbe una cover attaccata in coda alla suddetta canzuncella- è Rockin' In the Free World, e a fare da titolo di coda c'è Fuckin' Up, entrambe di Neil Young).

Ora non so se la raccolta sia particolarmente mal selezionata tra le più noiose performance dei nostri, non so se il tour del '98 sia stato noioso, non so se è colpa del mix, non so se semplicemente mi sono un po' rotto il cazzo dei PJ, fatto sta che ti annoi come una bestia per l'interminabile durata dei 71 minuti di trifolamento de cojones. Momento morto in particolare è No Code, che non è malaccio, ma non è esaltante, risultando perfino una rottura di cocumberos springsteeniana in alcune sue parti.

Tanta è la noia che ti metti a notare il fatto che molto probabilmente Eddie in alcuni pezzi è talmente in coma da biascicare in maniera alquanto scandalosa per gli acquirenti di questo microsolco... non per me. E ti ritrovi a pensare durante Elderly Woman alla qualità e quantità dell'erba possibilmente fumata da Vedder piuttosto che all'acusticità e a quant'altre cazzate si dovrebbe pensare durante una canzone del cazzo del genere.

Non mancano gli highlights (Better Man, come sempre, Even Flow, come sempre, Do The Evolution, come sempre), ma l'ascoltatore medio non fan non troverà un prodotto esaltante in questo disco.


Binaural - Epic, 2000 

* Jeff Ament – bass guitar, inside photography
* Matt Cameron – drums
* Stone Gossard – guitar
* Mike McCready – guitar
* Eddie Vedder – guitar, vocals, ukulele; credited as "Jerome Turner" for album concept

Dopo nove anni di carriera un'altro disco ESAGERATO del quale... ho veramente poco da dire...

I Pj sono ormai più che adulti e sono diventati simili ai R.E.M. migliori, solo che dove la band di Stipe ha come principali idoli e referenti i Velvet Underground e i Big Star, la band di Seattle preferisce i giubbotti di pelle dei Ramones e gli Who di Townshend... il risultato, curioso a dirsi, non è poi così drammaticamente opposto come può sembrare, ma certamente rende i Pearl Jam più "heavy" dei Georgiani.

Le cose migliori sono comunque le ballad malinconiche come il trio in sequenza Light Years - Nothing As It Seems - Thin Air, mentre le tre iniziali (che pompano di più) sembrano assolutamente meno originali, nonostante rimangano sempre nei limiti della gradevolezza... gli esperimenti rimangono confinati nella ghost track (condita da rumori di Windows! Il peggior fottuto sistema operativo della storia dell'umanità! Bill Gates deve morire MORENDO MORENDO, cazzo, putrido stronzo rotto in culo... Xp è il sistema operativo più -un attimo che cerco se la parola che stavo per scrivere vuol dire quello che penso - sì, può andare - ABIETTO che la storia dell'informatica ricordi... non va in crash, ma non si può giocare nè a Scudetto 4 nè a Worms Armageddon... CHE CAZZO DI SENSO HA AVERE UN COMPUTER?) Dov'ero rimasto? Maledetta parentesi nevrotica... ah, gli esperimenti ... sono rimasti solo in Typing e in Soon Forget, che più che un esperimento è una canzone di un minuto e quarantacinque con l'ukulele, resa splenAdidaS (pubblicità occulta) dalla voce di Eddie e BASTA.

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