
Un altro gruppo spettacolare che la perfida e gelida Albione ci ha regalato. O meglio, in teoria un gruppo, in sostanza un tizio, un meraviglioso enorme ciccione col rossetto di nome Robert Smith. Non per sminuire l'apporto degli altri membri (che comunque sono stati sostituiti diverse volte), ma è grazie allo zio Smith che i Cure sono passati dal post-punk al goth rock, dal bubblegum pop al brit-pop, vedendo ascendere e precipitare miti e mode; è stato lui a scegliere di volta in volta se adottare la forma dittatoriale-berlusconiana-facciotuttoio o se far contribuire alla scrittura (e soprattutto alle royalties) i componenti della band.
Ad ogni nuovo album Robert dice che sarà l'ultimo e, quasi come se volesse accumulare il numero di cazzate minimo per diventare presidente del consiglio, smentisce se stesso dopo circa tre ore, magari rendendosi conto che oltre che divertirsi con la musica ci incassa anche un bel po' di quattrini. Se dipendesse da me potrebbe continuare fino a 200 anni... vai Bobby!!!
Three
Imaginary Boys - Fiction, 1979





Michael Dempsey – bass, vocals
Robert Smith – guitar, vocals
Lol Tolhurst – drums
Porl Thompson – guitar
Spesso leggo le tristissime riviste musicali italiane (soprattutto l'inserto di Repubblica "Musica", dato che mio padre compra il quotidiano...) e devo dire che quando si parla di questo disco le lodi si sprecano... non riesco a capire perchè... nonostante non mi piacesse (ho cambiato idea stanotte: sono di buon umore, una cazzo di volta tanto) devo ammettere che questo è un buon esordio, ma ha degli evidenti difetti. Il primo e più mostruoso di questi è senza dubbio la produzione, che è veramente oscena: la chitarra ha un gran brutto suono in quasi tutto il disco, l'effetto eco spesso aggiunto alla voce in certi casi è abbastanza ridicolo, facendo suonare il tutto datato... ed è così lo-fi da fare sembrare i Pavement i paladini dell'alta fedeltà! In più i ragazzi hanno un livello tecnico ancora pietoso, soprattutto Lol Tolhurst alla batteria, che a tratti è insopportabile.
Il cazzeggio si spreca, dall'orripilante cover di Foxy Lady (con Paul Dempsey alla voce, inserita nel disco ad insaputa di Smith) a quella che potrebbe essere la prima ghost track della storia (non avrei modo di controllare se è vero o no), ma ci sono cose molto belle, come la title track e Fire In Cairo, ma onestamente non molto di più, nonostante lo pseudo-punk di alcune canzoni sia gradevole, tanto quanto lo pseudo-goth di alcune altre... Insomma non un capolavoro, ma semplicemente il punto di partenza di una grande band.
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Boys
Don't Cry -
Elektra, 1980





Robert Smith – Guitar, Vocals
Laurence Tolhurst – Drums
Tenete presente che è un otto molto, mooolto vicino al nove, per questo Ep col quale la Elektra ha cercato di monetizzare in America il micidiale singolo Boys Don't Cry... peccato che il resto delle canzoni non c'entrino una beata minchia con questa... è fottuta bubblegum music! Ed è la miglior cosa che Smitho ha fatto finora.
Praticamente ha tutte le canzoni migliori di TIB, depreda quelle brutte e aggiunge (oltre alla già citata title track) tre canzoni MICIDIALI, che sarebbero Plastic Passion, Killing An Arab (ispirata a "Lo Straniero" di Albert Camus, tanto per dire "sono figo anch'io come tutti gli intellettuali", ma che chiaramente fu fraintesa come una canzone razzista contro gli arabi... e dire che il testo è un riassunto del romanzo... mah) e Jumping Someone Else's Train, nello stesso stile delle esordio ma con una produzione che grazie a Dio non sembra fatta con il Canta Tu...
A proposito di Canta Tu... le due puttane che abitano sopra casa mia (tre, se conto la mamma) hanno la geniale abitudine di svegliarmi ogni Domenica con questo cazzo di marchingegno che sputa fuori sempre le stesse canzoni sulle quali cantano indecorosamente. Per risolvere questo problema, non è che qualcuno di voi ha un lanciafiamme da vendermi? Brutte puttane bastarde... se divento sindaco del mondo elimino il Canta Tu e chiudo per dieci mesi tutti quelli che lo utilizzano in un'Aula Magna di qualche scuola con Maurizio Mosca che gli racconta tutte le ultime novità di mercato (Tortura psicologica brevettata © Sick Boy 1989). Bah... sempre meglio degli zalli che ci abitavano prima... il marito giocava in una squadra di Prima Categoria per mantenersi (per i profani: non è un complimento "Prima Categoria", è una delle divisioni inferiori), la moglie ascoltava Gigi D'Alessio tutto il giorno e picchiava i (suoi) bambini, i bambini strillavano tutto il cazzo di giorno e il più piccolo pisciava dal balcone... quelli prima ancora sono scappati lasciando pure i mobili a casa perchè al marito è arrivato un avviso di garanzia ed in più lo volevano ammazzare... una notte è arrivato un tizio che cercava questo qua che ha incominciato ad urlare il suo nome (non me lo ricordo, ma certamente non lo scriverei qui... facciamo finta sia Franco) facendo "Unni minchia iè Francu, FACITILU NEEEEEESCIRIII!!!"
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Seventeen
Seconds - Fiction, 1980





Matthieu Hartley - keyboards
Laurence Tolhurst - drums
Simon Gallup - bass
Qui è dove fratello Smith incomincia a buttare paranoia a grappoli, taaanta taanta tristezza atmosferica per la colonna sonora del teenager disagiato medio, che nella paranoia ci sguazza, ed è anche (credo) quello nel quale i giornalisti appiopparono ai Cure l'etichetta di "Dark" o "Goth", che per quello che me ne può sbattere vogliono dire la stessa cosa... cioè paranoia, vestiti scuri, rossetto sulle labbra dei maschietti, incapacità di picchiare i bulletti di periferia, unghie laccate di nero... sapete cosa vuol dire tutto questo secondo me?
Voglia di scopare. Nient'altro.
Ognuno si inventa il suo modo speciale per mascherarla, ma secondo me è solo quella. Poi, i media, quando si accorgono che un modo per mascherare questa voglia di scopare atroce che ha ogni teenager (e anche oltre...) è diventato popolare abbastanza da poterlo categorizzare e potergli dare un nome, si passa ai giornali con le copertine che parlano del nuovo "fenomeno". Che tristezza. Sono fermamente convinto che le etichette (così come le distinzioni razziali, culturali, e quant'altro) siano qualcosa che è utile ad una categoria superiore (solo a livello economico, beninteso) a noi, "il popolo". Restando in tema musicale, come categorizzi "Rain Dogs" di Tom Waits? Che etichetta gli appioppi? Che utilità può avere per me ascoltatore o per lui artista (serio)? Nessuna. Come categorizzi un tizio come me, che cena alle 2:30 di notte con una coscia di pollo fredda che ho trovato in frigo e due wurstel con la maionese che ho arrostito sulla piastra? Uno che ascolta in Nomeansno e i Frogs? Sono un alternativo? Ma che cazzo, mi piace Vasco, i Beatles, i Nirvana, guardo la Gialappa's, Fiorello e Bonolis, il Sabato sera se non esco mi annoio, alternativo A COSA? A chi serve dire che sono un alternativo? Alla gente che vende i 501 già strappati a prezzo clamorosamente pompato? I miei sono strappati perchè ce li ho da un casino di tempo e ci ho fatto la guerra... che cazzo me ne fotte di essere ALTERNATIVO se devo essere qualcosa che non sono e non mi interessa essere? Forse ascoltare Lindo-Ferretti e i suoi progetti del cazzo e mangiare macrobiotico potrà sembrare intelligente a qualcuno, ma non di certo a me... mah, torniamo ai Cure che mi sto facendo un po' retorico...
Non c'è una singola brutta canzone in quest'album e, anzi c'è pure un miracolo di nome A Forest, una canzone davvero micidiale, oltre alle bellissime Play For Today, Secrets, M e Seventeen Seconds.... l'aggiunta delle tastiere (soprattutto del piano, tutta opera dell'unica apparizione di Matthieu Hartley... avete notato che ho aggiunto la line-up? Quanto cazzo sono bravo?) ha giovato molto al suono del gruppo, che, nonostante sia passato solo un anno e mezzo dall'esordio, sembra molto più maturo, dalle parti vocali a quelle di chitarra, passando per la sezione ritmica.
Forse l'unica cosa che mi piace un po' meno è The Final Sound, che è un pezzo strumentale con il pianoforte con l'effetto eco, che fa un rumore tipo la ringhiera del balcone di casa quando ci sbatti sopra la scopa per staccare i brandelli di polvere fottendotene della signora del piano di sotto che ci ha tutte le lenzuola (un tempo) bianche stese ad asciugare.... BOANG BOANG BOANG BOANG.... se magari cercassero di tirare fuori una delle geniali melodie che popolano il resto dell'album al posto di percuotere il povero pianoforte, sarei più accondiscendente... comunque, buon album lo stesso...
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Faith
- Fiction, 1981





Robert Smith - guitar, keyboard, vocals
Laurence Tolhurst - drums
Il seguito più maturo del precedente, forse ancora più depressivo (eccezion fatta per il cazzonissimo e geniale singolo Primary) ma più ragionato e svariegato (come direbbe l'assessore Palmiro Cangini) nelle canzoni: dalla chitarra simil-flamenco di Other Voices, al puro goth di The Holy Hour (basso poderoso, linea di chitarra inquieta, synth d'atmosfera... da qui è partito tutto) all'eterea The Funeral Party (un titolo che è tutto un programma... che ci troveranno mai di bello 'sti tizi nel macabro proprio non lo capirò mai...) che pare un anticipo intelligente della deficienza atmosferica new age... alla rabbia post punk di Doubt... tutto molto bello...
Inizia con questo album la tendenza a dilatare le intro delle canzoni, quasi come ad aspettare il momento GIUSTO per entrare nella canzone (tipiiiiica dei malati di OCD 'sta cosa... vuoi vedere che anche Robasmi' dei Chiure ha la mia stessa divertentissima disfunzione mentale?), di conseguenza le canzoni stesse si incominciano ad allungare rispetto a prima (sempre con l'eccezione di Primary) e non è affatto una cosa malvagia, anzi. Non proprio un miglioramento, semmai un'evoluzione, forse derivata dalla coscienza che a fare sempre le stesse cose non si dura poi tanto...
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Pornography
- Fiction, 1982





Simon Gallup - bass, keyboard (A Strange Day, Cold, Pornography)
Laurence Tolhurst - drums, keyboard (One Hundred Years)
La pornografia è un argomento che mi sta particolarmente a cuore, data la mia futura carriera di regista, anzi se conoscete mignotte disponibili, fatemi sapere... ovviamente per il primo film non le pago, ma il successo è dietro l'angolo... e in più posso offrire le mie rimarcabili prestazioni in natura! Fatemi sapere.
Ah, dove sarebbe il mondo senza la pornografia... quante volte ho visto "rispettabili" dottori, avvocati, liberi professionisti vari andare in edicola e infilare il pornazzo (o anche il porno-soft che rallegra la vita del quattordicenne, tipo Teletutto... esiste ancora?) in mezzo al Sole 24 Ore o al Corriere Della Sera... e il pornospam che arriva via e-mail? Ne vogliamo parlare? Siete soddisfatti delle dimensioni del vostro pene?
In questo contesto (le dimensioni del vostro pene) inseriamo il più pesante degli album dei Cure, l'emblema del goth-rock e la naturale involuzione della paranoia di 17 Seconds e Faith... Smith era totalmente fottuto, tanto da aver dichiarato di non ricordare per nulla le registrazioni dell'album, o di aver scritto alcuna delle canzoni, anche se, dice, adesso riesce perfettamente a capire a cosa si stesse riferendo nei suoi testi... io azzarderei un ipotesi... SUICIDIO? Un disco che incomincia con il verso "It doesn't I matter if we all die" e prosegue con "I Don't Need You, You're Nothing" e "One more day like today and I'll kill you" e ancora "I Will never be clean again"... di che parla? Rabbia, violenza, stanchezza di vivere ed altro... in più lo sfondo sonoro è stato definito (in maniera perfetta) da David Quantick del New Musical Express "Phil Spector all'inferno", con questo volendo ricordare il muro sonoro di questo, ricreato e riadattato alle esigenze di testi e melodie da Smith e compagni (aiutati enormemente dal produttore Phil Thornally); in più le melodie sono quasi sempre create da basso e batteria, con la chitarra di Smith che penetra a squarciare l'aere (minchia che poesia...).
Onestamente, a parte i due capolavori assoluti One Hundred Years e The Hanging Garden, io preferisco i due precedenti dischi, anche se i cultori del lato oscuro dei Cure e i fan della prima ora preferiranno questo a qualunque altro.
Commenti Dei Lettori
Elena
mortacci de te.... :)
la prima parte che dice:
La pornografia è un argomento che mi sta particolarmente a cuore, data la mia
futura carriera di regista, anzi se conoscete mignotte disponibili, fatemi
sapere... ovviamente per il primo film non le pago, ma il successo è dietro
l'angolo... e in più posso offrire le mie rimarcabili prestazioni in natura!
Fatemi sapere.
.......mi ha fatta pisciare sotto dalle risate!!!
senti, però Disintegration non me l'hai recensito.....insomma su...cazzu!
non deludermi!!
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Japanese
Whispers - Fiction, 1984 [1982-1983]




Lol Tolhurst - keyboards, drum machine
Steve Goulding - drums (Let's Go To Bed, Just One Kiss)
Phil Thornalley - bass (Speak My language, The Lovecats)
Andy Anderson - drums
Dopo la violenza dadaista di Pornography, Smith e soci praticamente si dissolvono: il nostro ciccione col rossetto fa parte di Siouxie and The Banshees (come aveva già fatto in passato) e Tolhurst passa dalla batteria alle tastiere, e Gallup abbandona tutto per un progetto solista. Ma il produttore/agente Chris Parry non ci sta a perdere la miniera di denari, e convince Smitto a fare un singolo dance-pop, Let's Go To Bed, che viene visto da tutti i gotici fan del gruppo come un brutale tradimento della depressione che li accompagna... sto coso raccoglie i singoli (con le rispettive B-side) usciti nel biennio 82-83 a nome Cure (con praticamente solo Smith e Tolhurst fissi e altri ospiti a completare la line-up).
Onestamente, a parte The Lovecats (il più grosso successo dei Cure fino a questo punto), che è una esuberante cazzata gioiosa e folle, molto jazzy e col contrabbasso a fare da guida, il resto è decente ma non memorabile, ed in più suona drammaticamente datato, come del resto la maggior parte del pop da classifica del periodo... attenzione: non è che faccia schifo, semplicemente non è al livello del resto.
Se le tastierine insulse dei primi Depeche Mode tipiche degli anni ottanta sono la vostra passione o se volete TUTTO di Smith e soci, sentitevi liberi di comprare Japanese Whispers, se no, passate al resto, che è meglio, come disse quel fottuto essere blu con gli occhiali. Che Gargamella lo inculi.
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The Top - Fiction, 1984




![]()
* Lol Tolhurst - drums, keyboards, other Instruments
Perso tra abusi, l'essere chitarrista per Siouxie Sioux ed un side project di nome "The Glove", abbandonato (già da due anni ormai) dal suo fedele amico Simon Gallup, Smitho decide di proseguire sulla via del pop anni '80 (ottima scelta, dato che eravamo a quei tempi nel 1984), sperimentando stavolta quanto più è possibile, insieme all'altro amico rimasto (in tanti sensi) Lol Tolhurst. Violini, flauti, tastiere, cagate psichedeliche... a me il risultato piace un casino.
Questo è uno di quei dischi universalmente disprezzati un po' come The Soft Parade dei Doors, ma a differenza di quest'ultimo, che condurrà ad un brusco (quanto azzeccato) ritorno al passato, questo disco apre definitivamente la pista per ciò che sarà poi la nuova strada dei Cure, in costante evoluzione. Questo perchè Morrison era sì fottuto dalla mattina alla sera, ma aveva anche un potere decisionale pari a quello di un bambino di otto anni capriccioso all'interno di una famiglia: ogni tanto gli si dà il contentino, ma le decisioni le prendono gli adulti. Smitho è invece non solo nettamente più fuori di testa di Morrison (ed allo stesso tempo più lucido), ma è anche in totale controllo della situazione: le decisioni, qui, le prende il bambino capriccioso.
Abbiamo ovviamente la delirante (e giuuuuoiooosa!!!) The Caterpillar, che è uno dei migliori singoli del gruppo di panzarossetto, abbiamo del semipunk con Give Me It, ci sono le classiche atmosfere Curiane che potremmo fare risalire a Faith... e abbiamo una coppia finale che grida "PSICOSIIIIIIIIII!!! AYEAAHHH!!! GUAAAAAAAAJDBHASIAKKKAJHHHHHAAAAHAHAHAH!!!!" (Bananafishbones e The Top).
Insomma, è fuori dalla mia comprensione come non si possa amare quest'album... è delirante!! Ed a questo punto mi sorprendo di come Smitho non abbia deciso di intingere le palle nella vernice acrilica per disegnare la copertina.
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Concert
- The Cure Live - Fiction, 1984






Porl Thompson - guitar, saxophone, keyboard
Andy Anderson - drums
Phil Thornalley - bass
Lol Tolhurst - keyboard
Lo dico ufficialmente qui: io agli europei tifo Olanda, e l'unico motivo che mi fa auspicare una vittoria dei nostri cazzoni in azzurro aderente è la possibilità di un pallone d'oro ar pupone de Roma. Trapattoni sei un cucuzzone incredibile. Sono sicuro che stai leggendo queste pagine (e chi non le leggerebbe?), quindi sentiti libero di rispondere.
Il bootleg. DOH!!! Lapsus freudiano!!! No,
non è un bootleg, è una grande raccolta di pezzi live, decisamente cruda nella
produzione, ma DAAAAAAAAARK!!! Niente sospiri giapponesi del cazzo, rock and
ROOOOOLLL!!! 'Cause I was made for lovin' you, babe!!!! You were made for lovin'
me!!!!
La scelta dei pezzi è ottima, prendendo da tutti gli album e aggiungendo un inedito (Charlotte Sometimes, nulla di che)... se dovessi giudicare The Top da Shake Dog Shake e Give Me It.... unz unz unz ayeeeeeeeeah! Micidiale!!! Viuleeeeeenza!!!
Come il parmacotto "Accattatevill' !", dimmi sai il mio nome? Si? E allora dillo...
Cooooo-gliooooo-ne!!!
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The
Head On The Door - Fiction, 1985






Laurence Tolhurst - keyboards
Porl Thompson - guitars, keyboards
Simon Gallup - bass guitars
Boris Williams - drums, percussion
Ron Howe – saxophone on "A Night Like This"
Allora, immaginate un tizio grasso e vestito
di nero in una stanza con le pareti nere e che piange lacrime di sangue. Immaginate
che questo tizio i metta a gridare "I will never be clean again" e che il
sangue delle lacrime (che scorre a fiumi) gli riempia la bocca. Fatto? Avete
ottenuto un Art Attack!!! No, sgheeeeeezzo. Ora, tenendo presente quello che
avete immaginato, pensate di uscire dalla stanza nera e rientrare dopo un
minuto. Ritrovate il ciccione di prima che danza felice e canta "But if i
had your faith, then i could make it safe and clean" e la stanza non è
più nera ma colorata e il sangue è diventato marmellata. Cosa
è successo? The
Head On The Door!!!
In realtà non è che sia proprio un disco di Diana Ross and The Supremes o dei Beach Boys, ci sono pezzi che sono "tristi", ma dal "It doesn't matter if we all die" siamo passati a "I've made myself so sick, I wish i'd stayed asleep today" e i sintetizzatori (grazie all'anima della madonna) non sono più quegli obbrobriosi suoni che ti fanno gridare "OTTANTA!" con disperato disgusto, che neanche le pianole della casio ci hanno suoni peggiori, ma sono come quelli che animavano Faith e Seventeen Seconds.
Questo disco è uno spettacolo. Sembra un fottuto Greatest Hits!!! (scorri la freccetta...) E in più è molto vario! C'è il nuovo stile Cure (Inbetween Days, Close To Me), cioè un esuberante pop che non ti si schioda dalla testa MAI PIÚ, il vecchio stile Cure (Kyoto Song, Sinking, che curiosamente ricorda The Drowning Man su Faith... affondare / annegare... ) e c'è pure un fottuto flamenco (The Blood)!!! Aspetta, non c'era pure in Other Voices su Faith?
È stato definito dalla stampa dell'epoca un disco di "pop perfetto", e, ascoltandolo, non è difficile capire il perchè... Ciccio-Bob era disgustato della reazione dei fan a Japanese e a The Top (come se uno non potesse fare quello che cazzo vuole della propria carriera) e ha reagito facendo un disco che di gotico ha ben poco, riuscendo pure a tirare su un po' di carta moneta, che non fa mai schifo, e mantenendo la propria integrità intatta... E FINALMENTE UN CAZZO DI BATTERISTA DECENTE!!! Lol è infatti passato alle tastiere e Boris Williams (preso dai Thompson Twins) è alla batteria... ed è tornato Simon Gallup al basso!!! Ha Ha Ha (Ha Ha Ha) Eeeeheeo (Eeeeheeo) Gubba Gubba Gubba Gubba!!!
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Staring
At The Sea - The Singles - Elektra 1986






Lo so, lo so, mi lamento sempre dei greatest hits e gli do sempre voti altissimi, ma guardate le canzoni, siorri e siorre, guardate CHE canzoni!
Comunque resto convinto che un greatetstststs hits non serva ad una mazza con un gruppo del livello dei Cure, serve quando gli album fanno schifo e i singoli sono micidiali, e non mi sembra proprio il caso dei Cure.
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Kiss
Me, Kiss Me, Kiss Me - Elektra 1987





Simon Gallup – bass
Porl Thompson – guitar, keyboard, saxophone
Laurence Tolhurst – keyboard
Boris Williams – percussion, drums
Andrew Brennan – saxophone on "Icing Sugar" and "Hey
You!"
Allora, breve riassunto storico: i Cure si rinchiudono in una casa in campagna per 10 mesi (woah!) e Fat Bob decide che (dopo aver fatto tutto da solo in HOTD) è arrivato il momento che gli altri contribuiscano al disco con quante più idee sia possibile, votando le migliori. Il risultato è un mastodontico doppio album che racchiude un po' tutte le incarnazioni dei Cure fino a questo momento.
Problema: faccio una fatica boia a concentrarmi, molto probabilmente per il caldo e per il fatto che il mio fegato (e anche il colon, se proprio dobbiamo fare i pignoli) è a dir poco enorme, cosa che mi hanno detto essere portatrice di sonnolenza. Non concentrandomi, è IMPO-FOTTUTAMENTE-SIBILE scrivere una recensione, soprattutto di un doppio album... quindi vediamo che droghe trovo in giro in questi giorni e attendiamo i risultati insieme.
[...]
Non letteralmente. Fate un po' quello che cazzo volete. Torno presto (spero non dentro un sacco nero della spazzatura).
[Il giorno dopo]
Un consiglio: non mischiate mai alcool, antistaminici e antidolorifici. Giusto per non sbagliare, vediamo che cazzo ho combinato.
Antistaminico: per la mia
fottuta allergia che in questo periodo mi sta stuprando. Avrei dovuto smettere
di prenderlo, ma non l'ho fatto;
Antidolorifico: ho la mascella distrutta (pensavo fosse un pugno che ho
beccato da una ragazza, ma è passata una settimana; allora ho pensato che fosse
il dente del giudizio, ma quel frocio del dentista mi ha detto che non è lui -
e di giudizio non ne ho di certo);
Birra Media alla spina: stavo ad un compleanno e con la pizza ci vuole;
pessima qualità: penso fosse Kronemburg, con quel retrogusto di merluzzo;
Prosecco in brocca da ½ litro: l'hanno portata al tavolo, ed in pratica
me la sono scolata da solo;
Bottiglia di spumante: buon compleanno, Carletto!
2 Jagermëister con Red Bull: inaugurazione del Filens... ci vuole,
cazzo;
Ho cagato acqua tutta la mattina, e non è affatto una bella cosa; grazie a dio la sbronza non è diventata molesta, ma stanca: non ho fatto danni al patrimonio altrui (art. 635 c.p.) e ho dormito a iosa. Appena sveglio ho pensato che, in ogni caso, non sarei stato nelle condizioni di poter ascoltare la più gigantesca opera dei Cure, ma, cazzo, mi sbagliavo: ce l'ho fatta finalmente, e ho pure capito il segreto di Smith: non si trucca, si sbronza. Occhiaie, non ombretto.
<===
Questo è il mio aggraziato occhio sinistro, e l'ho fotografato nel migliore
momento di oggi. Bah.
Bobby qui esagera un po': 17 canzoni, eccheminchia,
sono troppe se ne non sono tutte spettacolari, e, lasciatemi dire, queste non
lo sono. In più porta pure sfiga.
I momenti migliori sono una
rassegna della carriera dei Cure: The Kiss spruzza dolore come solo
Pornography faceva (Get it out get it out get it out / Get your fucking voice
/ Out of my head / I never wanted this / I never wanted any of this / I wish
you were dead), Just Like Heaven e Catch sono puro paradiso
pop, Hot! Hot! Hot!
e Why Can't I Be You sono la disco music che era fallita in Japanese
Whispers. È pur vero che c'è la prima canzone dei Cure che posso
definire davvero brutta: One More Time ha una tastiera che neanche
Radio Onda Blu... deplorevole, ma è l'unico episodio. Nel complesso
è un album che risulta eccessivamente penalizzato dalla durata, una
migliore scelta dei pezzi e avrebbe eguagliato il predecessore, ma Ciccio
Smith aveva appena scoperto una delle invenzioni più pericolose per
la creatività (i.e. rottura di coglioni
,
e quindi ci becchiamo trenta bei minuti di rottura di coglioni, oltre ai quaranta
e rotti che compongono il fulcro dell'album...
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Robert Smith - Guitar, Keyboards, Vocals, Producer, Engineer
Porl Thompson - Guitar
Boris Williams - Drums
Roger O'Donnell - Keyboards
Laurence Tolhurst - "Other Instruments"====> che in tempi recenti
è stato tradotto con "non ha fatto un cazzo"
Ora, le possibilità sono due: o non ci capisco un cazzo dei Cure (che è possibilissimo), o Disintegration non è un disco facilmente ascoltabile in estate e necessita di quelle giornate grigio chiaro con acqua a catinelle, cielo a pecorelle e tutte queste stronzate.
È sicuramente vero che io d'estate preferisco un tizio che urla "Save the complaints for a party conversation!!!" o un riff di due accordi della premiata ditta Young / Young con un Bon Scott che ci bestemmia sopra testi che riguardano sbronze e fiche, ma non mi aspettavo di certo di avere difficoltà ad ascoltare questo disco! Tutti i recensori di cui mi fido lo osannano, è uno dei dischi più amati dai fan, le canzoni che conoscevo sono tra le migliori del catalogo Smith & Wesson (Love Song, Lullaby, Pictures Of You, Fascination Street) e Kyle grida a Robert Smith nella puntata # 1-12 di South Park "Disintegration è un album fichissimo!"... o era Stan? (in realtà urla "Disintegration is the best album ever!!" rotti in culo traduttori) Non mi ricordo. Magari riscrivo la recensione in inverno ed i miei sentimenti saranno cambiati... non so.
Il fatto è che io mi aspettavo un capolavoro della forma canzone e invece mi sono ritrovato con un capolavoro dell'atmosfera, dove Rob ci mette un casino a sussurrare i suoi splendidi testi, dove le introduzioni di sintetizzatore e chitarra durano più di tre minuti.
Questo è proprio un disco dark, tanto che Smith lo ha definito "il seguito di Pornography" e, guardando la programmazione delle reti private in queste notti di studio del Diritto Penale, mi verrebbe da dirgli che la pornografia è proprio finita, tutt'al più fanno qualche telefono erotico o qualche commediola erotica all'italiana, ma pornografia proprio zero...
Ciò significa che se sei una ragazza figa che ama le borchie, vestirsi di nero e truccarsi pesantemente, oltre a dovermi SUBITO dare il tuo numero di telefono, ti piacerà un casino questo disco, ma se sei un tizio che non si fa la barba da settimane e che adora "It's A Long Way To The Top If You Wanna Rock N' Roll", probabilmente amerai Lovesong e Lullaby (che sono tra le migliori canzoni mai scritte da qualunque essere umano su questa terra e forse le più conosciute dei Cure... sicuramente Lovesong è quella che è arrivata più in alto in classifica dei singoli US... Dio. ma che cazzo succede al mio italiano? Queste frasi fanno ancora più schifo del solito...) ma il resto ti sembrerà tanto bello quanto noioso... è semplicemente troppo lungo... spero che i fan non me ne vogliano, ma Head On The Door è sicuramente più allineato alla mia cazzoneria... comunque otto non è mica poco...
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Perry Bamonte – 6 string bass Fender VI, guitar, keyboard
Simon Gallup – bass, keyboard
Porl Thompson – guitar
Boris Williams – percussion, drums
Kate Wilkinson – viola in "To Wish Impossible Things"
Ecco, ecco: questo è più formacanzonato di Disintegratiòn de Cojòn, però è pur vero che i momenti alti magici del suddetto sono ineguaglafassafibili.
Onestamente ho fatto una fatica troia anche ad ascoltare questo per un paio di motivi:
1) Ho già detto che è ESTATE?
Ho bisogno dei miei Jane's Addiction! Sì, l'avevo detto.
2) Mi sono dato internazionale e mi devo dare Penale / Anale, così papino mi
compra il motorino (a vint'anni... ma fa troppo caldo per uscire in macchina,
ed io non lavoro, quindi non ho la moneta necessaria per pagare la rapina,
ooops.... deformazione professionale... volevo dire l'assicurazione), quindi
non sono molto attento a quello che succede, soprattutto se non ci sono cose
che catturano istantaneamente la mia attenzione, e quest'album non lo fa,
avendo anche lui i lunghi pezzi con atmosfera suicida di Disintegratiòn de
Maròn;
3) Stasera c'è l'Olanda e non sono concentrato, già l'Inghilterra è uscita,
quindi delle mie due squadre ne è rimasta una solo e DEVE vincere (l'Italia?
Per l'Italia ci tifo da adesso in poi che abbiamo un allenatore e quel
Trapporco se ne è andato... per l'europeo non contava)... Uh? Ok non è una
buona ragione.
Ma quanto wah-wah c'è in questo disco? È di
sicuro il disco più wahwahwizzato dei Cure, e devo dire che mi aggrada... ci
sono (come sempre dal 1985 in poi) i singoli di mostruoso successo, cioè Friday
I'm In Love e High (e credo che A Letter To Elise non scherzi
nemmeno come successo), ma sono canzoni HAPPY
e questo è un disco SAAAD
... Gesù Cristo,
ma sono così brutto davvero? Allo specchio non sembra... stavoi dicendoi chei
questi singoli non rappresantanoi affattoi il discoi... che è meglio
rappresentato dall'ossessiva End ("Please stop loving me / stop
loving me / I am none of these things..." Vistoi? SAAAD!) che chiude e da Open
che apre, con il suo riff da una nota e mezzo che non necessita
nient'altro... però c'è anche Doing The Unstruck che dice "Let's
get happy!".... si vabbè ma c'è anche Apart che dice " How
did we get / This far apart? / We used to be / So close together"... Naah, decisamente triste.
I testi continuano ad essere trés
jolìè (Lingua Francese (base) - 18 ===> niente militare!!!
Tanto avrei fatto l'obiettore... sai quanti giorni di cella di rigore mi facevo
io al militare.... tanto l'esame l'ho copiato tutto...), ma il problema della
lunghezza (del disco...) si fa sentire pesantemente anche qui... dopo i settanta
minuti di Disintegration qui sono sessantasei...
Un buon disco, ma... meno atmosfera e più canzoni, che però sono troppe... Boh, forse preferisco disintegration dopotutto... comunque sono due cose profondamente diverse, quello crea un mondo a parte, questo è un disco... naah, meglio questo... o no? NON LO SO! Mooolta confusion... e dal 1983 a questa parte Confusion Is Sex (Neutral, 1983)... quindi... forse è meglio chiudere 'sta rece eh? Sono molto annoiato, quindi immagino di no. O si? Potrei continuare per ore, tanto fa caldo e non ho voglia di studiare ma allo stesso tempo non posso andare a mare perchè devo fare finta di studiare. Sono davvero faticosi da ascoltare con questo caldo gli ultimi dischi dei Cure e sono anche difficili da descrivere. Molto difficili. Posso continuare davvero? Secondo me prima o poi mi annoierò a morte di quello che st
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Simon Gallup - bass guitar
Porl Thompson - guitar, keyboard
Boris Williams - drums
Perry Bamonte - guitar, keyboard
Mezzo fottuto Wish dal vivo e un po' di hits, di cui i più vecchi sono The Walk e Let's Go To Bed (che stanno solo nella versione in cassetta... comunque senza di questi la più vecchia è A Night Like This, 1985), per un album nel quale i Cure dimostrano di saper essere quasi chirurgici nell'esecuzione dei brani... sembrano versioni di studio... le uniche eccezioni sono Never Enough e Cut che eiaculano Hendrix di qui e di lì come se niente fosse.... però Friday I'm In Love perde un po', forse la dovevano fare durare meno dal vivo... ed in fin dei conti High è l'unico singolo dei Cure a non essermi mai piaciuto...
Se volete tagliare un po' di fuffa da Wish sappiate che questo sostituisce alla fuffa i pezzi "pop" più famosi del gruppo. "Allora perchè solo un sette?", dirà qualche lettore attento... PERCHÈ QUESTO È IL MIO SITO DEL CAZZO E CI FACCIO QUELLO CHE CAZZO MI PARE STUPIDO COGLIONE IMBECILLE, E POI IL GREATEST HITS C'È GIÀ, SCROLLA UN PO' LA PAGINA
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Simon Gallup - bass guitar
Porl Thompson - guitar
Boris Williams - drums
Perry Bamonte - keyboard, guitar
Un mese dopo aver pubblicato un doppio Lp dal vivo (da settantadue minuti) Rob ha pensato: "Troppo poco, troppo poco!"
Certo, Ciccio, ci sprechi 8/12 dell'album con Wish, è ovvio che resta poco spazio per il resto! Questo porta l'etichetta "Special 1992 concert featuring eclectic and early Cure songs" e metà delle royalties vanno pure alla Croce Rossa... ed è pure molto meglio di quell'altro! Lo ho comprato assieme a Show in cassetta a 3000 lire del vecchio conio ai magazzini Nannucci (per posta) e non me ne sono mai pentito... scelta dei pezzi veramente ottima che prende a mani basse dal periodo "dark" del ciccione col rossetto (anche se Close To Me e Catch non sono per niente dark... ) e performance molto più "live" dei pezzi...
Certo, altri due pezzi da Wish non è che fossero esattamente la definizione di "necessario", però sono belli e me li accollo. Lo sapete che Robbie somiglia sempre di più ad Aldo Fabrizi? È un complimento! C'è un pezzo di Catch, mi pare, dove fa "iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiih!" e sembra Fabrizi in Rugantino che fa a Bice Valori "Vieni bella bamboliiiiiiiiiiiiiiiiiiiihna!!!"
Ok, non ci somiglia, ma non è necessario sputare sul monitor.
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[Qui in mezzo ci sta Wild Mood Swings, l'unica canzone che conosco è The 13th, primo singolo estratto, per il resto, come disse il grande filosofo conosciuto come Martufello, er comico burino, di più nin zo].

Più che gli album dopo Head On The Door preferisco i singoli (anche se i Cure sono una band che va molto fiera dei propri album come opere) e questi sono davvero tutti, mi pare, compresi quelli di Wild Mood Swings (molto belli), un inedito (Strange Attraction) e il solo-su-singolo Never Enough che sembra suonato da Johnny Squire... C'è molta meno varietà stilistica rispetto alla precedente compilazione (come ai tempi del fascio... italianizziamo), gli unici divertissment sono il mariachi-pop di The 13th (che forse è la mia preferita) e Never Enough che ho già spiegato, il resto sono tutte meravigliose pop song e tutti sanno che I'm very happy because the pop is love....
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Robert Smith - guitar, keyboard, vocals
Perry Bamonte - guitar
Jason Cooper - percussion, drums
Simon Gallup - bass
Roger O'Donnell - keyboard
And you can send me bloodflowers every morning, send me bloodflowers by the mail, send me bloodflowers to my wedding... and I won't forget to put red roses on your grave... No, no un attimo, sto facendo un po' di confusione... in teoria un altro "ultimo album" dei Cure, ma immagino che Fat Bob non scherzasse dicendo di essere un bugiardo a livello patologico...
Quest'album è decisamente il migliore dei Cure sin dai tempi di The Head On The Door (o perlomeno il mio preferito) ed all'inizio mi sembrava davvero strano questo fatto, dato che, per ammissione di Rob, questo è il seguito di Disintegration, che per me è stato una specie di delusione (delusione causata da aspettative alle stelle, ma questo è tutto un altro problema...), ma poi ho fatto caso ad un dettaglio marginale... Disintegration: all songs by The Cure - Wish: all songs by The Cure - Bloodflowers: all songs by Robert Smith. Ecco! Out Of This World è davvero una canzone meravigliosa, assomiglia un po' a Bullet Proof dei Radiohead, ma non ne è affatto una copia, e Watching Me Fall sono undici minuti di depressione (un misto di Disintegration e Pornography.... uh ho già detto che 'sti tre dischi sono una trilogia? Ecco, lo sono) che esplodono in un boato... molto bella anche questa... certo non c'è niente di realmente innovativo, ma è difficile chiedere ad un gruppo di oltre vent'anni che non ha mai fatto un disco sotto la sufficienza ed è sempre stato originale e aldilà di ogni moda di essere ancora innovativo, l'importante è fare ancora bei dischi, e Bob ci riesce ancora con estrema tranquillità (anche se con la storia dell'ultimo disco ha un po' rotto il cazzo). Veramente belle tutte le canzoni, molto più guitar-oriented del recente passato, anche per il fatto che Robert ha scritto quasi tutto il disco con la sua chitarra acustica (cosa che non succedeva da lungo tempo).
Allora, per spiegare l'arcano dei tre otto, chiarifico: Disintegration è un 8,2, Wish un 8,3 e questo è un 8,6 ma siccome i numeri decimali sono un prodotto del diavolo utilizziamo gli interi e otto per tutti, ok?
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