Ho ascoltato:
CTA-FCO:
http://www.youtube.com/wat ch?v=0aiJov2yjEo&feature=P layList&p=CE2F08784C3A7BDC &index=0&playnext=1
When in Rome:
http://www.youtube.com/wat ch?v=zol2MJf6XNE&feature=P layList&p=1B387CB79B66DBA7 &index=0&playnext=1
FCO-CTA:
http://www.youtube.com/wat ch?v=OqyozlO1VS0&feature=P layList&p=5CE2750B0F55A984 &index=0
Probabile che non ve ne freghi un cazzo. Sono comunque tre playlist da 11 brani l'una, quindi non le ascoltereste mai. O sì. O chi cazzo se ne fotte.

1. CATANIA / CTO – ROMA / FCO BV1775

Fa un cazzo di caldo porco in quest'aeroporto, specie di stanzone illuminatissimo e pieno di negozi che fa da anticamera ad un viaggio su dei giganteschi oggetti di ferro che, chiaramente, non possono volare. Spero di non esserci sopra in uno di quegli epici momenti nei quali il pezzo di ferro si ricorda di questo fondamentale principio della vita (“il ferro non vola”, fate un esperimento con una forchetta se vi sembro pazzo).

Dicevo, fa un cazzo di caldo porco, tanto da costringermi a spogliarmi del mio tanto vituperato giubbotto col pelo (capo di abbigliamento che amo alla follia), ed il caldo mi fa venire l'abbiocco. Ascolto le stronzate dei vicini ignari (come ogni volta) della assurda situazione: romanacci che parlano del noto terzino della Roma Winston Churchill, e della sua mirabolante prestazione in Coppa Italia contro la bidonville che hanno il coraggio di chiamare “squadra di calcio”; mamme che parlano a quegli stronzi moccolosi che si portano appresso come faccio io col ragazzo, rimasto a causa di questo viaggio solo in casa; vecchi ricoglioniti che si lamentano delle misure di sicurezza… è meraviglioso come nella loro inconsapevole noncuranza non si preoccupino del ferro che vola, delle forchette e di tutto il resto. Quasi li amo nella loro assurda serenità, con il loro odore di dopobarba dozzinale.

Un panzone con le venuzze rosse che fanno capolino sulle narici bruciate (if ya know what i mean) chiacchiera al cellulare con la moglie di chi sa che cazzo di casa in campagna: nessun accenno a forchette o alla forza di gravità.

La schifosa macchina da guerra che ho in testa poi mi porta ad una considerazione di una logicità quasi disarmante: perché non li fanno dello stesso materiale della scatola nera questi fottutissimi cosi? Senz'altro il materiale di cui è fatta la scatola nera condivide la stessa sorte del ferro per quanto riguarda le possibilità di volare… ma per lo meno quando cade…

Non ho nemmeno comprato un romanzo di Camilleri, il vecchio stronzo che ne sforna almeno uno l'anno, sempre di alto livello… in realtà avrei voluto, ma non l'ho fatto perché l'imbarco sarebbe avvenuto nell'arco di qualche minuto, e invece, ritardo su ritardo, a quest'ora sarei a metà dell'avventura del dottor Salvo Montalbano, commissario di polizia del comune di Vigata, provincia di Montelusa. Ecco, maledizione, l'ho fatto anche io, ho vagheggiato di libri, autori e romanzi, quando sto per salire su un tubo di ferro che galleggia in aria senza alcuna ragione plausibile.
Bisogna rimanere concentrati.

Una forchetta, se la lanci, fa un discreto tragitto in aria… ma diciamoci la verità: cade. E' leggera poi, e non ci sono persone sedute sopra, e non ci sono bagagli. Quanto minchia dovrebbe essere grosso il tizio che lancia sto tubo da qui a Roma? Naaah, non è plausibile, non è affatto plausibile.

Ho caricato nel lettore mp3 i presunti migliori album del 2009, scelti da un'elilte del fior fiore del gotha dei critici musicali, categoria (l'elite, non i critici) che ha la tendenza a privilegiare o le porcherie indie, tutte identiche e raramente memorabili, o produttori di spazzatura da ormai più di un decennio come gli U2, che infiniti lutti addussero ai miei neuroni (e qui sono un signore) quando pubblicarono quella raccolta di escrementi di babbuino che risponde al nome di “All That You Can't Leave Behind”… Alò alò, cas iu ghimmi som'fing ai chen fiiiil… fiiiil… avaja Bono, o cogghi pumadoru.

E poi non so per quale assurdo motivo ho memorizzato la copertina di quell'album con un aereo sullo sfondo, cosa che ho poi scoperto non essere per nulla vera. Che fra l'altro non è che io abbia paura dei film con gli aerei (lì è normale che possa volare, è una cosa di fantasia), o delle immagini, o persino del rumore di quei cosi… magari in questo caso ho solo paura di Bono Vox (the biggest turd in the world [cit.]), chi può dirlo?
Una volta ho sboccato nel sonno sognando di volare sull'aereo… terribile, soprattutto perché ho sboccato sulla valigia, riposta accanto al letto.

Non sono nemmeno sbronzo, cosa che capita di rado già di suo, figurarsi quando devo salire su una trappola di ferro impossibilitata a volare e che invece si libra in cielo, con quelle sue orribili ali tozze. Penso che dormirò, come faccio sempre, già qualche minuto dopo il decollo, non prima di aver fatto ridere tutti gli ignari imbecilli che condividono il mio destino e aver tenuto la mano a qualche vecchietta che probabilmente finirà col volermi sposare.

Seduto per terra col mio quadernone e la bic rosicchiata, non posso comunque non notare come ogni benedetta volta, al momento dell'imbarco, tutti scappino rapidissimamente a fare la fila, come se poi non partissimo tutti insieme, né mi sfugge, nel delirio che mi ingorga la testa, come si facciano fottere come dei pivellini dal bus navetta: una prima volta alla partenza, intenti come sono a ciarlare di puttanate che nulla hanno a che fare con forchette e ferro volante (taaaac, punizione divina), ed una seconda, ben più gustosa, alla prima semi-frenata di assestamento del bus, quando i beoti mollano il proprio appoggio, per poi fare un saltino da coglioni degno di una comica.

Come ogni volta, la salita sul bus navetta determina l'inizio di quello che è qualcosa di simile ad un delirante trip da LSD, nel quale suoni, odori, colori, immagini e luci si dilatano e mi fanno sentire una mollichina di pane… nella mia goffaggine urto una mamma col passeggino, ma lei ignora le mie scuse, intenta com'è a parlare al cellulare, mentre le voci dei due bimbi, quello urlante sul passeggino ed il fratellino che lo consola (non si capisce bene da cosa), mi arrivano alle orecchie, ma da queste ultime vengono filtrate come se i condotti uditivi fossero pieni di ovatta.
Un forte profumo, probabilmente qualcosa di Chanel, mi stordisce un attimo, e finisco col non godermi a dovere il sobbalzo della simil-frenata finale… poi odore di torrone, probabilmente qualcuno vuole fare godere di quella delizia a qualche parente Romano de Roma, suppongo… mentre io grazie a quell'odore viru a Sant'Aituzza bedda, senza minni, tutta d'oru… e le chiedo se quel coso di ferro possa volare… lei giustamente mi risponde di aver fede, ma che ti aspetti? E' il suo lavoro… è come se una grassona chiedesse ad un commesso come le stanno quei fuseaux che ha appena comprato… “perfetti, signorina!”.

Nuovamente i beoti si affrettano a salire sul tubo con le ali, mentre mi passa davanti quella che suppongo da principio poter essere una giocatrice di una qualche squadra di rubgy femminile, non foss'altro per l'orrendo giubbottino che appare a prima vista come la giubba di una tuta acetata, e che ha l'effetto di farla apparire come una appena uscita da una corea della periferia di Edimburgo, di quei posti squallidi che il buon Welsh ci ha fatto amare. E mentre mi accorgo che si tratta solo di estremo cattivo gusto, arriva un altro dei classici trip pre-volo: il flashback dal passato, totalmente scollegato da qualunque stimolo esterno, tanto da riuscire sempre a sorprendermi, a calarmi le braghe.

Stavolta è il turno di Sattore che mi tira per il braccio, mentre una slavina di pietre mi trascina giù dalla montagnola sulla quale ci troviamo, certamente tirata su dai pastori per controllare il gregge… e mentre mi tira via vedo i due metri di rovi e pietra lavica che stanno sotto… ricordo che si trascina dietro, probabilmente per identità di luoghi e soggetti coinvolti, quella volta che ci hanno slegato contro i pastori tedeschi contro, i suddetti pastori, mentre sparavano (probabilmente in aria, ma non ho avuto l'ardire di girarmi a controllare) con la lupara caricata a sale, e noi correvamo come mai avevamo corso, chiedendoci perché minchia non eravamo rimasti a casa a vedere il wrestling su Italia uno invece che stare in giro a fare gli stronzi come al solito.

Quel terribile risucchio che mi schiaccia sulla comoda poltrona di pelle, e che ormai mi impedisce di salire anche su giostre e scivoli, mi scoppia la bolla di sapone e mi fa notare come l'interno dell'aereo non sia di ferro: dovrei provare a ricoprire una forchetta di plastica e ripetere l'esperimento… magari se dovesse riuscire potrei riprovarlo una seconda volta, stavolta sedendomi sulla forchetta, palesemente più leggera dell'aereo ed altrettanto palesemente non in grado di volare.

Le luci di quel capolavoro di inquinamento e cemento armato che è la mia meravigliosa città mi distraggono per un attimo - del resto sin da piccolo non ho mai resistito alle luci - e le tette delle hostess mi distraggono una seconda volta – del resto sin da piccolo non ho mai resistito alle ghiandole mammarie – ma questo non basta ad evitare che io noti le scaffe dell'aria (un tubo di ferro pieno zeppo di coglioni coi bagagli e che non può volare urta scaffe che non esistono: perfetto, direi); e a quel punto incomincio a notare anche lo skinhead accanto a me (al quale non ho tenuto la mano), il quale probabilmente pensava a qualche sorta di fratellanza fascia nel difficile giorno della memoria… no, sacco di sterco, sono solo schifosamente pigro e odio pettinarmi i capelli.

Il trip è ormai bello che finito causa scaffe (e anche perché seduto con la cintura allacciata ed il finestrino chiuso gli stimoli non è che fiocchino esattamente dal cielo, sul quale peraltro non stiamo volando, contrariamente ad ogni apparenza), e quindi mi costringo a pensare a qualcosa (si, sempre quella a causa di quella storia della forchetta): la prima che mi viene in mente è che non vedrò Milan – Udinese di Coppa Italia, probabilmente nemmeno in differita, ed è la prima partita del Milan (amichevoli incluse) che salto da quell'agghiacciante scempio del calcio che fu Napoli – Milan 0-0 (22 Marzo 2009, posticipo), scempio al quale mi sono sottratto causa fregna… ma non basta nemmeno questo… arrivano infine in soccorso la stanchezza e la tensione accumulate, le quali riescono finalmente a farmi chiudere gli occhi.

La cara, vecchia, terronissima abitudine di applaudire al pilota al momento dell'atterraggio, ormai schifata perché poco chic, io la farei diventare legge costituzionale: questo povero stronzo non solo vola (e non potrebbe… ma che cazzo uso il condizionale… NON PUO'), ma per giunta mentre vola GUIDA, e ogni tanto capita pure che ci scappi la pompa dall'hostess, se ho imparato qualcosa da tutti quei film porno-aeronautici. Inoltre arriva per terra con grazia e delicatezza, a differenza di ciò che avviene nel notorio esperimento della forchetta.
Altro che applauso… se non gliela fa la hostess, ‘sta pompa, gli presento una tizia.



2. When in Rome…

“How long do you plan to stay?”
“Ho prenotato, sono due giorni”
“What?”
“Dio cristo, come what? Vabbè vah, I'm staying two days”.
“That would be 27 Euros”.

“Vuoi la pagnotta col cuoricino?”
“Guarda che er ragazzo sta caa ragazzetta, perché je devi fare menà?”

“A Catania la sera c'è sempre bordello, tutta la settimana”

“Are you done with the bathroom?”
“I think I am, let me check if I left any panties in there, I don't want to get you aroused this early in the morning, sweetie.”

“I think I had worse breakfasts than this… in France they gave you a tiny piece of bread and a tiny little thing with strawberry jam, and they did not allow you to take more than that.”

“Is that sugary thing orange juice?”
“They're red oranges form Sicily”
“Are you?”
“Well… yes I am! Is that so clear?”

“Una scatola di Oki per favore… ma… non avrebbe qualcosa di più forte? Sono abbastanza assuefatto a tutto”

“Capo! Capo! Volevo prende' n'paio de guanti… capo!”
“Daje ‘na capocciata, vedi come t'ascorta”

“No, non sono di qui, però all'ostello mi hanno dato una cartina… piazza Indipendenza… dovrebbe essere da quella parte”
“Sei di Catania?”
“Sì, si sente?”

“Senti, compro il caffè, ma mi sto davvero pisciando addosso, ho bevuto tre litri d'acqua nelle ultime due ore per smaltire la sbronza di ieri sera… ti prego, dimmi dov'è il bagno”
“Non era necessario dirmi che avresti preso il caffè”.

“Quando sono arrivata a Roma finalmente mi sono potuta togliere i guanti!”
“Minchia, io ne ho comprati un paio stamattina! Oops, scusa per il minchia.”

“Noi Sardi non ci sentiamo oppressi, non ci sentiamo occupati, semplicemente non siamo italiani”.
“E' una questione di autodeterminazione”.
“Esatto, hai centrato la parola giusta, cazzu… autodeterminazione”

“Tu sei di Catania vero? Beccato subito”

“Mi hanno chiesto chi è il regista di Novecento…”
“Eh, è difficile sceglierne uno solo per tutto il novecento”
“Sei simpatico, tu!”

“Io non ho dormito un cazzo stanotte…”
“Per la tensione, no?”
“No, che tensione, per la sbronza di ieri… ormai non reggo niente, ogni sera mi risale quello della sera precedente, santo cielo.”

“Credo che i registi più rappresentativi di ciò che mi piace siano Gondry e Spike Jonze… e adoro i video di Aphex Twin, soprattutto quelli che ha affidato alle cure di Cunningham”
“Eh, lei mi cita la sacra triade”

“Questo è Nicola, è di Catania”
“Piacere, Mimmo mi chiamu… quantu veni, 4 e 40? Datemi 3 e 50”

“Aò, io sto a pulì, e sti stronzi ariveno e me nzozzano tutto de nuovo… ma li mortacci loro”

“When is the pizza party?”
“Ocho y media”

“I think I'm gonna check out that Chinese Restaurant down the road”
“Well, that's very italian of you!”
“Oh, it sure is darling… besides, I'm not gonna queue for a slice of pizza like a fucking beggar… can I see you after dinner?”
“Oh, sure… if anything you're better than those two Irish whales or than those Spanish guys… their feet smell like hell…”

“Hello”
“Ciao”
“Diu t'arringraziu, ammenu i cinisi parrunu in italianu na stu postu”.


Appoggio solo la testa, mezz'oretta… poi… poi mi alzo… raggiungo l'australiana… e beviamo qualcosa al bar… fottute camerate da otto… non credo che… però…


3. ROMA/FCO – CATANIA/CTA BV1776

Se mi scrivi su quel dannato monitor che il check-in è al 233, io al 233 vado.

Il mio essere malato fa sì che io mi avvicini alla gigantesca stangona bionda a chiederle se la fila fosse unica… mentre mi perdo nei suoi occhi azzurro ghiaccio e ascolto la sua soave voce arricchita da un accento crucco non eccessivamente marcato, la raggiungono quello che sembra suo marito, una specie di goffo cicciotto alla Briatore, e un'altra coppia, un signorotto brizzolato e piuttosto robusto e un'altra stangona, stavolta mora. Quest'ultima parla in un romanesco piuttosto cafone, e ha le labbra rifatte alla Nina Moric, con quel silicone così evidente sotto il naso; dalla canottiera bianca fanno breccia due giganteschi capezzoli a coronamento della quarta misura abbondante che sfoggia in tutta la sua plastica bellezza, capezzoli che prontamente copre con la pelliccia bianca di volpe quando vede che mi sta per scoppiare l'occhio sinistro: sarebbe un peccato se dovessi rincorrerlo come una biglia di vetro in giro per l'aeroporto.
Le loro valigie costano più o meno il triplo di quanto vale la mia macchina, e viaggiano con la Blue fottuta Express. Mah.

Compro il mio Montalbano, con l'intenzione di regalarlo… ma tanto so che non potrò fare a meno di leggerlo, d'un fiato, durante il volo.

Partendo di giorno noto in volo cose che non avevo mai notato: le nuvole, ad esempio.
Mi concentro su quelle cose bianche che sembrano panna montata, e penso che, cazzo, non sarebbe male cadere sulla panna montata, sarebbe morbido, sarebbe cremoso… e se proprio questo tubo deve scegliere un momento per capire che non può volare… beh, quando meglio di adesso? Mi piace la panna.

Un aereo sulla pista di Catania ha urtato un volatile (che immagino si sia incazzato perché un oggetto che non può volare gli ha usurpato quello che è il suo regno… per dio, persino le galline che hanno le ali non volano), quindi siamo costretti a volare in tondo sul golfo di Catania, e invece della panna osservo il mare, quel lercio mare dove ho passato un casino di giornate, dove mi sono fatto raggrinzire le dita e fatto diventare le labbra viola… beh, anche cadere qui potrei accettarlo.

D'improvviso l'aereo si volta, come incazzato, verso Catania… ed incomincia a calare… sempre di più… Cristo santo siamo ancora sopra l'acqua… perché sta scendendo? Si avvicina alla sabbia siaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa l'asfalto passiamo sopra una macchinaaaaaaaaaa cazzzzzzzzzzzzzzzzzzzo siamo atterrati. Dio, siamo atterrati… Ha-ha!

Scoppio in una risata fragorosa, tipo quella dei cattivi dei cartoni animati… mi guardano tutti un po' perplessi, ma chi cazzo se ne fotte, siamo a terra, diavolaccio.

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