Fleet Foxes
In questo folle mondo malato nel quale il compito di decidere chi sono i gruppi "hip" da quelli "out" (un po' come nella puntata dei Simpsons dei Re Acuti) è affidato all'illustre cumulo di sterco che risponde all'URL www.pitchfork.com, che di solito sceglie porcherie folk indie noiose come un programma di Papi al quale hanno sottratto le Vulvarelle (equivalente delle veline, ma con la vulva più in evidenza), immaginate la mia sorpresa quando mi accorsi che questo gruppo indie-folk scelto dal malefico URL era tutt'altro che noioso!
Avete notato come mettendo un punto esclamativo a fine frase sembra tutto più esaltante! ?
Vabbuò, stanno con i miei compari della Sub Pop (essendo di Seattle, sembra quasi scontato), e sono bravi. Beh, insomma chiunque odi gli hippy per me è già un idolo, figurarsi se fa musica di questo livello.
The Fleet Foxes - Sub Pop, 2008




![]()
![]()
* Robin Pecknold: band member, songwriter, arranger, design [uncredited: lead vocals, guitar]
* Skyler Skjelset: band member, arranger [uncredited: lead guitar]
* Nicholas Peterson: band member, arranger [uncredited: drums, percussion, vocals]
* Casey Wescott: band member, arranger [uncredited: keyboards, vocals]
* Craig Curran: band member, arranger [uncredited: bass, vocals]
* Gwen Owen: flute on "Your Protector"
Spesso e volentieri ci si trova scottati dalle cazzate che si sentono riguardo alle "nuove proposte", espressione molto sanremese che rende perfettamente l'idiozia dei proponitori (me compreso).
Non si ascolta in prospettiva, questa è la verità.
E talvolta la verità è ancora più putrida: lavori in qualche merdosa di rivista, sito, giornale, o quel cazzo che sia che tratta di musica, e ascolti talmente tante cagate che una cosa appena decente ti fa esaltare. Questo è ad esempio stato il caso degli Arctic Monkeys (almeno il mio caso con gli Arctic Monkeys), osannati davvero oltre ogni loro effettivo merito per il solo fatto di essere usciti in un momento molto drammatico per la situazione musicale mondiale.
Questi Fleet Foxes avevano (in una fase preventiva all'ascolto) alcuni pregi ed alcuni difetti evidenti: pregio di venire da Seattle ed essere con la Sub Pop, pregio di rilasciare interviste di rara intelligenza, pregio di odiare gli hippy bastardi e puzzolenti; tuttavia: unanimemente osannati dalla stampa mondiale (sì, è un difetto ed anche grave), sono degli hippy bastardi ma non credo puzzolenti, cantano con le armonie, sono paragonati a CSNY (Crosby, Stills, Nash & Young, ignoranti fottuti) ed ai Beach Boys, sono di Seattle e sono con la Sub Pop, che non ne becca una dal 1989.
Rendendomi conto della ambiguità della lista di pregi e difetti (e del fatto che probabilmente avrei sincero bisogno di medici e medicinali), ne ho concluso che la cosa più dannatamente logica era ascoltare 'sto cazzo di sequenza di 010010101000010 che comunemente chiamiamo MP3, bello, fresco e croccante di Mulo.
Incredibilmente ho scoperto che questi signori sono davvero davvero meritevoli.
Fondamentalmente acustici, con mandolini ed armonie in abundantia, echi sinceri di Neil Young e in qualche caso del signor Jeffrey Scott Buckley, che sono sicuro ritornerà in auge per una prossima festività, possibilmente natalizia, possibilmente sottoforma di cofanetto con 1 o 2 inediti.
Ad ogni ascolto quest'album guadagna punti: ti si stampa quella voce angelica nel cranio e ti dipinge perfettamente negli occhi la più delicata delle atmosfere rurali... Cristo santo, è questo che dovrebbero fare tutti quei bastardi di hippy.
Robin Pecknold, la angelica voce di cui sopra, è brillante, intelligente e di talento puro. Sentirlo parlare male degli hippy nelle interviste è davvero strano, dato che sembra uscito da un documentario sui figli dei fiori, ma è questa frase che mi ha fatto brillare gli occhi alla stessa maniera nella quale brillano la mattina quando vedo uno splendente culo in un paio di jeans attillati:
"Non è eccellente come gli "hippy" al giorno d'oggi si distinguono da quanti oggetti "strani" possiedono/riescono ad indossare alla volta e non da alcuna effettiva ideologia? E che questa sia solo una velata versione del consumismo rampante e senza significato?"
[intervista completa qui ]
A questo punto ho realizzato che questo signore (che, incidentalmente, sembra IL Signore, proprio quello delle immaginette, con tanto di faccia candida, pizzetto e barba... ignoriamo per il momento che Yeshua viveva in Palestina e che quindi l'immagine che conosciamo è un'improbabile sua rappresentazione grafica) doveva essere uno con i coglioni cubici, hippy o non hippy.
Poi sono arrivate alle mie orecchie quelle cazzo di armonie, questa specie di moderno canto gregoriano accompagnato da chitarra, questa meraviglia incredibile... ed il resto è storia.
Cioè... credo sia storia.
Cioè... levatevi dai coglioni, la recensione è finita.
Magari andate nel MySpAcE di 'sti Fleet Foxes.
The Fleet Foxes Demo - Self Released, 2006



![]()
![]()
Andrebbe prima di quell'altro, ma sti cazzi.
Debutto sotto forma di ep del nostro collettivo di zozzoni, prodotto da Phil Ek, esperto produttore di cagoni indie come i Built To Spill e blande mediocrità similari, e distribuito ai primissi concerti della band. C'è da dire che non si distacca molto dal calderone indie, nonostante sia di livello medio un po' più alto... solo la conclusiva Icicle Tusk lascia vagamente intravedere il futuro. Ignoratelo pure, non vi perdete ncazz.
Sun Giant ep - Sub Pop , 2008



![]()
![]()
* Robin Pecknold - [lead] vocals, various instruments [uncredited: guitar]
* Skyler Skjelset - various instruments [uncredited: lead guitar, mandolin, vocals]
* Casey Wescott - various instruments [uncredited: piano, keyboards, vocals]
* Christian Wargo - various instruments [uncredited: bass, guitar, vocals]
* Nicholas Peterson - various instruments [uncredited: drums, percussion, vocals]
Questi 18 e rotti minuti che costituiscono l'esordio su Sub Pop sono quelli che hanno portato alla ribalta 'sti capelloni del cazzo... e a differenza dell'esordio si incominciano a vedere quelli che saranno i tratti caratteristici dell'esordio su long playing: profusione di armonie vocali, cadenza quasi da gospel, epici intrecci di chitarra, gloriosi crescendo sonori.
Molto delicato, quasi atmosferico per buona parte (con l'eccezione di Mykonos, poi utilizzata senza motivo come singolo) e distribuito, che fa figo, dal sito della Subterrean Popular, che ve lo ascarricate tutto quanto quanto nell'ipod e poi ce lo fate sentire alla femminella, facendo i figacci che ascoltate la musica alternativa. Venuto fuori quasi contemporaneamente all'esordio, se vi è piaciuto quello gradirete questo... stessa solfa, bella gradevole affascinante. Un po' come la sorella un po' meno attraente di una strafiga che vi piace... se ve le potete trombare entrambe, rifiutate? Del resto è meno attraente, ma solo rispetto alla strafiga di sua sorella. Se la mettete accanto alle tipe che vi caricate di solito a casa le fa sembrare come dei mostri orribilmente sfregiati.
E poi, diobbuono, quando mai un file mp3 non ve la dà?
Torna in un luogo dove sarai rassicurato sul fatto che gli hippy fanno cagare.